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16 febbraio 2012

Post Graduation Party

Stamane sono entrato in ufficio con aria un po' mogia,
corrucciato dall'idea di aver innescato una bomba
all'interno del mio petto. Penso esploderà al
prossimo aperitivo tra colleghi, quando meno me lo aspetto,
tra la sedicesima e la diciassettesima oliva.
Un lieve scricchiolio della mandibola sarà l'unico,
tardivo ed osseo, segnale d'allarme.

" Le esperienze passate sono servite a comprendere cosa non voglio.
Sono molto esigente: analizzo e soppeso. Vuoi sapere come ho catalogato te?
Tu sei un omino basso, buffo e non bello. Insicuro, bisognoso,
incline alle dipendenze, emotivamente instabile: una checca isterica.
Per giunta possessivo, radicale, poco loquace e poco socievole.
Di te si salvano le mani, la voce e un bundle di cultura e abilità logiche.
Ammetto che la miscela di queste ultime cose fa abbastanza sesso,
ma il resto... Dio ce ne scampi e liberi. "

Bi pronuncerà tali parole, io ne loderò l'ammirevole, sacra sincerità
con impeccabile sorriso da truffatore professionista - c'è un giro
di scommesse molto attivo, in ufficio, è dura tener testa a Bi;
per non sfigurare e perdere è necessario "mostrarsi uomini"
(quando incontrerò il barbaro responsabile della creazione di tale locuzione,
giuro lo sevizierò con crudeltà inumana, inconcepibile),
ma mi mostrerò uomo una volta di troppo, per gli esigui margini garantiti
dal personale bonus vitale, e la bomba esploderà:
i miei polmoni marci andranno a decorare i cocktail dei partecipanti.

Dicevo: stamane sono entrato in ufficio.
F. mi ha salutato, carezzandomi la barba ispida,
e mi ha chiesto se mi fosse passata la sbornia.
Ma come poteva lei sapere che avevo trascorso
tutto il pomeriggio e la sera del giorno precedente
girovago (forse più "ondìvago") tra la cucina e il cesso,
in compagnia di diverse bottiglie di rhum?
Avevo staccato il citofono e spento il computer, il cellulare
e tutte le luci, tranne un faretto fioco, per strappare
alla totale oscurità giusto la strada dal frigo al bagno.
Nessuno poteva sapere dove fossi, cosa stessi facendo.
Liquefatto al punto di diventare trasparente? Improbabile.
Segni sotto gli occhi, sulle labbra, eccessivo pallore? Neppure.
L'ho allontanata maldestramente, bofonchiando:
"Nessuno strascico, per cui credo che rincarerò la dose, più tardi."
Ho preso a sfogliare distrattamente le solite carte,
in cerca di qualcosa da distruggere o da rinvigorire.
Ho pensato alle luci nell'autobus che mi aveva riportato
a casa, il pomeriggio prima. Di un blu elettrico, intensissimo,
che cozzando contro l'aria stanca dipingeva macchie inquietanti sui vetri,
e rendeva, di contrasto, ogni cosa all'esterno più rossa,
come in un primo speranzoso pomeriggio d'estate,
senza etichette da scrollarsi di dosso, nudo.

Alché, ho realizzato.

L'idea che qualcosa possa muoversi più veloce della luce
percorrendo per questo a ritroso il corso del tempo.
Non una particella, ma un frammento di empatia, di intuito,
che, nato oggi, possa recare nel passato un'immagine di
ciò che sarà - questa energia giunge a destinazione
quando viene colta, compresa. Nei casi in cui determini
un'effettiva svolta nel corso del tutto, da incentivo o deterrente,
un nuovo frammento inizia il suo percorso in senso inverso,
generando una biforcazione dell'intera linea temporale.
Ci siamo arrovellati per secoli circa l'esistenza
di civiltà extraterrestri, cullandoci con il pensiero
che queste fossero analoghe alla nostra, addirittura
geneticamente compatibili. Abbiamo indirizzato la nostra attenzione
verso la dimensione sbagliata! Sono venuto in possesso
di questo frammento del Grande Libro di Dio, ed ora mi è chiaro,
evidente, che ogni folgorazione, ogni eso-percezione,
è soltanto l'effetto della decodifica di un messaggio
proveniente da una zona inaccessibile: il futuro, appunto.
Dovrò trovare un modo di indagare sulla degradazione
dei segnali, per poter vivere più vite in una sola.

Vivere questo martirio, questo trambusto di ossa e pelle,
cambiare e stupire chiunque, per garantirmi umiliazione e dolore,
e, a millisecondi di distanza, salvezza e serenità.
Tener lontano il pensiero che esista una linea
entro la quale ogni impulso è del tutto impotente.
Questo farò.


24 ottobre 2011

San Francisco, Scott McKenzie

Scritto di getto, come insegna Kerouac...

Mentre la stavo ascoltando, sì: ascoltavo la sconfinata beatitudine della sinfonia, dell’aria, di effluvi, d’olezzi provenienti dalle praterie a me adiacenti: oh sì, proprio così, adiacenti a me che navigavo in quel momento nella più arcaica Cadillac, chissà a quanti chilometri di velocità, chissà da quante pianure oltrepassate, soppiantate e declassate ormai dietro di me, come segni del passato, un passato ugualmente sublime perché di tutto un quadro di luci, barlumi, soli rossastri e praterie irruvidite dal grano secco, che comprendeva quello stesso passato d’asfalto grigio, quello stesso presente d’aria infocata sul mio viso, quello stesso futuro che, chissà, sarebbe stato ancora meglio: anzi, lo era, perché poi diveniva presente, ed il presente, come detto, non poteva che essere Eterno. Scott allungò la vocale “a” di San Francisco, nel ritornello, ed io correvo sempre di più, non v’era sosta, né ostacoli, solo strada, liscia, pura, elementare, enorme, luccicante strada. Ed eccolo, al secondo minuto, che strepitava, sì che strepitava: “be sure to were”, ma solo se “vado a San Francisco” incitava, dopo che avevo attraversato orizzonti sbiaditi dal calore… e continuava, continuava a cantare, ed io ero sempre lì come perpetuamente immobile ma in costante movimento verso altri orizzonti, sempre più vividi, sempre più vicini, sempre più miei, sempre più Vita.

Finalmente mi sentivo vivo. Non ero strafatto e neanche ubriaco: ero semplicemente da solo, mentre ascoltavo quella canzone, che al quarantacinquesimo secondo sembrava raggiungere le vette dell’Himalaya e portarmi insieme ad essa, naturalmente: ma successivamente non terminava, perché riascoltandola poi si evinceva la chitarra psichedelica che istigava, anzi invogliava a Stare, ad emigrare dalla vita per rientrare in un’altra cosa che andava, sì, aldilà della vita stessa: era sulla strada, sulla strada c’era la pozione che più di ogni altra cosa svelava l’Essenza per regalartela, per sempre, nella mente e nel cuore, nelle vene dove quindi sgorgava impavida fino a Renderti.

9 luglio 2011

Rape Me

Vorrei esternare sul foglio bianco invece di urlare di rabbia, di gioia, di libertà al vento, vorrei comporre parole sull'amore, sulla vita, sulla felicità, disegnare la cosa più bella mai intarsiata con l'alfabeto e scagliare frasi che restino sullo stomaco, pesanti come sassi, nette come il sibilo di una freccia scoccata che si conficca dritta nell'anima per condividere tutto il malessere e l'incredibile bellezza della mia vita.

Vorrei, ma non ne sono capace. Le intenzioni si scontrano con i miei limiti, sbattono contro la realtà, cercano di aggirarla appigliandosi alla volontà di essere qualcosa di diverso, a quella di soddisfare delle convenzioni sociali e delle convinzioni diffuse. La verità è che nessun proponimento e nessuna risolutezza possono consentire di superare un limite fisico, perchè in definitiva quello che resta, nei fatti, è la fisica che li sostiene e li rende possibili e non l'anima, che nessun esame anatomopatologico ha del resto mai rivelato.

Non ne sono capace perchè non so scrivere, sono al più un goffo compositore di ciarpame; ma se anche le mie velleità fossero supportate da uno stile perfetto ed una fantasia irrefrenabile, dovrei misurarmi con l'altra atavica incapacità, quella di amare: non posso parlare dell'amore, perchè le mie sono solo sbiadite imitazioni del sentimento principe. C'è un'ontologica mancanza di coraggio che mi impedisce di far splendere la mia stella semplicemente pulsando con naturalezza, nei tempi e nei modi che io sento, e non in quelli in cui ci si incanala naturalmente, quelli che servono a giustificare in pubblico la propria essenza; ma a questo in fondo si può porre rimedio, il coraggio si impara, apprendendolo con gratitudine da coloro che ce lo insegnano, ed a me non mancano certo mentori e precettori.

Ciò che invece appare ineluttabilmente immutabile è proprio la naturalezza; per me, l'amore puro e spontaneo è quello che non si palesa, che non esiste, che non si vede: credo di non aver voglia di dire più un solo "ti amo" in tutta la mia vita. Del resto, serve forse a qualcosa usare un termine astratto per esprimere un'astrazione? c'è molta più empatia in uno sguardo, più partecipazione nello scambiarsi un chewin-gum, più trasporto persino in un calcio o un morso.
Per me l'amore è non fare promesse, che tanto le parole son buone al vento, anche se tutte quelle che ho pronunciato sono sempre state vere, nel momento in cui vivevano l'acme del loro significato terreno, sparendo nel nulla dopo la dispersione delle onde sonore.

Per me l'amore è non fare assolutamente nulla di diverso da quanto non farei normalmente, non offrire nulla di più di quanto non farei se non amassi, non rappresentare una compagnia migliore di quanto non sarei in una sera qualsiasi con persone qualsiasi. E' non fare un solo gesto irrazionale, perchè nell'amore, nel mio amore, anche i gesti più istintivi non riescono ad essere immotivabili.

Per me l'amore più puro è semplicemente non amare.

10 settembre 2010

Il treno ha fischiato




Era trascorso solo un quarto d'ora da quando il treno aveva lasciato l'enorme stazione di Milano, immersa nel grigio del cemento e del cielo, praticamente dello stesso colore. Eppure già filava per campi sterminati, distese variopinte di fiori, prati immensi di erba verdissima interrotti soltanto da qualche albero che bucava la luce del sole nella speranza di offrire un ombroso luogo di ristoro ai passanti.

Ma non c'era nessuno ad osservare tutto questo a parte noi. Soprattutto te, così splendida in quel vestito di seta che lasciava intravedere le tue forme sublimi. E ad un tratto non c'era più il vagone, non c'era più neppure il treno, c'eravamo solo noi due a rincorrerci in silenzio, ma stranamente immobili, e ricordo ancora la tua risata che suonava come un tintinnio, in quel vorticare di emozioni, di luci, di battiti.

Fu allora che, tenendoti per mano, chiusi gli occhi cercando di stampare nella mia memoria ogni profumo, ogni vibrazione di quel momento, immaginando me e te visti dall'esterno, come del resto avevo sempre fatto. Mi sembra ancora di sentire quell'esplosione di emozioni, vampate di caldo, folate di aria fresca che ti scompigliavano i capelli, la sensazione che da un attimo all'altro le nostre labbra si sarebbero toccate.

Mi sfiorasti delicatamente la spalla, ancora non aprii gli occhi nell'attesa di quel magico contatto.
Mi carezzasti il viso con infinita dolcezza ed io strinsi il collo alla ricerca di quell'inebriante mano aggraziata come cristallo trasparente.
Mi sussurrasti all'orecchio parole che non compresi, ma tutto questo non aveva più senso. Non sapevo cosa fare.
Mi chiamasti allora con voce gentile e ferma.

"Scusa..?"

Aprii gli occhi e vidi una splendida ragazza con lunghi e liscissimi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle ed occhi luminosi e sorridenti vestita di un'elegante giacca verde vicinissima a me, che mi fissava in un misto di curiosità e malcelata ilarità. Eri splendida, ma non eri tu.

"Io.. cosa..?"
"Va tutto bene?"

Accanto a me correvano i profili di palazzi tutti uguali, dominati da un cielo con lo stesso animo plumbeo delle strade e delle macchine e delle persone che camminavano a testa bassa. Del prato e del sole non c'era traccia, eppure erano stati così vicini..

"Sì, certo, grazie.. credo, solo.. credo di essermi addormentato"
"Non per colpa di quello, l'ho letto anche io e non sei affatto giustificato"

La ragazza indicava la copia de "L'ombra del vento" che mi aveva accompagnato nel viaggio docilmente appoggiato sul sedile accanto al mio. Mi sentivo quasi in colpa per averlo abbandonato dopo che lui aveva riversato in me la sua anima.

"No, infatti. Stanotte non ho dormito per finirlo ed ecco il risultato"
"Non mi stupisce allora aver impiegato 5 minuti buoni a svegliarti"
"Davvero? Mi spiace, stavo sognando, non mi sono reso conto di niente, sai.."

La ragazza mi fissava sempre più divertita, come se aspettasse un mio passo. Era slanciata, determinata, ironica e bellissima. Fu lei a rompere il silenzio per prima:

"Beh.."
"Sì?"
"Ora che ne pensi di farmi vedere il biglietto?"
"Il biglietto?"
"Sai, quel foglio di carta che ti dà il diritto di dormire su quel sedile. Al giorno d'oggi tutto ha un prezzo"

Solo allora vidi a lato della sua giacchetta verde il tesserino di riconoscimento, con un tipico cognome in -òn che giustificava il suo chiarissimo accento veneto.

"Oh, già, certo.. credevo.. no, ecco, tieni"
"Grazie, tesoro, alla prossima"

Sorridendo si allontanò con un occhiolino furbetto e canticchiando un motivo che non riconobbi. E mi sentii anche io, come il mio libro, vagamente abbandonato, perchè aveva rotto un incantesimo e sembrava che dovesse espiare la sua colpa conducendomi per mano verso un mondo ancora più incantato. Ma non stavo più sognando.

E, mentre mi sembrava di avere ancora addosso il tuo odore e di poter chiudere gli occhi e ritrovarti abbracciata a me su un prato assolato, mi resi conto con violenza che non c'eri, e non eri mai stata. E probabilmente non saresti stata mai.

22 giugno 2010

Accorrete, o Maturandi!

Le Saghe di Onan è lieta di presentare in anteprima assoluta le tracce dell'esame di maturità del 2010 che stanno turbando in queste ore le notti di tanti giovani maturandi. Spazio ad autori e tematiche emergenti che soppiantano padri della lingua come Dante, Foscolo e Leopardi. Ma bando alle ciance e veniamo ai titoli:

Tipologia A (analisi di un testo di un autore della letteratura italiana):

A Walter Veltroni

Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato

Commenta la poesia di Sandro Bondi: l'Italia di oggi è divisa da una politica dai toni sempre più accessi, in questo clima di barricata il poeta ci ricorda con il suo breve componimento che è ancora possibile dichiararsi trasversalmente ricchioni. Cosa vuole comunicare l'immagine di madre e figlio? Il rapporto tra i due è più incestuoso o pederasta? Il ritrovamento finale allude ad un ricongiungimento tra i due, noti voltagabbana vicendevoli ai tempi del PCI, o piuttosto ad una sublimazione di una tanto attesa sveltina nel cesso della Camera?


Tipologia B (tematica socio-economica):

Fino a quale età si può considerare legittimo il desiderio di appellarsi ad amici immaginari? Come si concilia questa necessità spirituale con quella pragmatica di penetrare gli sfinteri di giovani fanciulli? Secondo te, è più gradita al Signore la pedofilia, la pletora di reati economici vaticani o, alla luce della Sua reiterata ostinazione nel sottrarsi ad interviste pubbliche, non siamo in grado di comprendere il Suo volere? Commentare se gli ammonimenti del pastore tedesco, assurto a guida e maestro inconfutabile di vita, ci abbiano o no bastevolmente rotto i coglioni.


Tipologia C (tema storico-etnico):

Il grugnito, una forma di comunicazione primitiva eppure sempre attuale. Dai nostri antenati nelle caverne, passando per i gladiatori ed i francesi, fino a sparire dal linguaggio comune in quasi tutt'Italia escluse la Val Trompia e l'Aspromonte, per poi tornare prepotentemente in voga come comunicazione verbale immediata e fuori dagli schemi. Si racconti la sua storia e la sua evoluzione, ricordando correnti culturali e politiche economiche dovute al grugnito. Si portino esempi relativi ai grandi esponenti del suo utilizzo (Bossi, Gattuso, il sindaco di Vergate sul Membro), ricordando le influenze vicendevoli da essi esercitate e l'importanza dei graffiti della Val Camonica nella loro evoluzione.


Tipologia D (tema di attualità inerente ad un dibattito culturale in corso):

La Nazionale di calcio fatica contro squadre provinciali di raccoglitori di banane e allevatori di koala: ma siamo davvero così scarsi? Discutine, eventualmente ponendo l'accento sull'opportunità di pensionamenti anticipati ed in ogni caso suggerendo delle soluzioni praticabili, quali l'espatrio, la nazionalizzazione di Chuck Norris o travestire Gilardino da guardalinee

3 giugno 2010

Le vie dei canti

C'è stato un tempo in cui non sognavo mai. E non intendo dire che non mi ricordavo i sogni che facevo, perchè non è poi vero che nel sonno tutti hanno le loro belle visioni: è che proprio dal momento in cui cominciavo a dormire a quello in cui riaprivo gli occhi il pomeriggio successivo (questione di bioritmi) mi limitavo a vedere un enorme pannello nero. Il cervello si fermava, i pensieri evaporavano e quelle poche ore di sonno pesante come un mattone erano del tutto rigeneranti.

Certo, in realtà sognavo quando ero davvero piccolo. Ricordo che, quando iniziai le elementari, per diversi mesi venivo inseguito nel cortile di casa mia da un enorme quanto inetto tirannosauro e che per sfuggirgli con maggiore probabilità di successo entravo nella nostra macchina, che per l'occasione era gialla e senza tettuccio, e sgommavo con inevitabili partenze a razzo, risultato notevole per un'età nella quale le macchine notoriamente si azionano con una molla e si fermano schiacciandole con un piede, sino alla latteria all'angolo che, secondo il regolamento fra me ed il tirannosauro, era considerato limite invalicabile.

Era sempre lo stesso sogno, uguale in ogni dettaglio, forse per questo lo ricordo ancora perfettamente. Credo di dovere a Spielberg gran parte dei travagli della mia infanzia.

Invece, quando ero ancora più piccolo, in quel confuso dormiveglia che è la fase neonatale, non facevo altro che desiderare di succhiare tette, brama che del resto è tornata prepotentemente di moda alle superiori. E, sin qui, tutto normale.

Gli anni davvero imbarazzanti sono stati quelli successivi: la gente raccontava di sogni fantastici, faceva previsioni o sottili analisi psicologiche e riscontrava nei racconti degli altri similitudini ed analogie. Pare che tutti prima o poi sognino di cadere o scivolare, i miei compagni di classi raccontavano di mirabolanti avventure sessuali, le ragazze di principi venuti in sella ad un cavallo bianco. Io ascoltavo stando in disparte, pensando al mio bel 42" completamente nero che mi attendeva ogni notte.

Finchè una notte, in tempi assai recenti, sono caduto dal letto, ho messo le mani avanti per attutire il colpo e mi sono risvegliato dopo l'urto, ma ancora stabilmente sul mio letto.
Da allora sogno quasi tutte le notti: non voglio raccontarvi le storie e solo in parte perchè cercare di ricordare i sogni è come voler trattenere l'acqua con le mani. Scappa da tutti i pertugi e si resta inequivocabilmente all'asciutto. Però mi ricordo che vivo delle situazioni e che spesso mi sembrano talmente verosimili da sembrare vere.

Non ho ancora deciso se questo cambiamento repentino e radicale mi piaccia davvero. Da un lato riposo peggio, mi sveglio stanco e spesso con la fastidiosa sensazione di aver interrotto qualcosa di molto più bello della realtà. Dall'altro, i sogni sono l'unico espediente per ottenere quanto si desidera ardentemente e realizzare delle speranze inaccessibili, seppur in maniera aleatoria e fugace.

Adesso, pian piano, inizio addirittura a controllare i miei sogni, che del resto altro non sono che prodotti della mente. Non mi servono analisti, so perfettamente cosa voglio e perchè tutto questo compaia in modo ricorrente nelle mie notti. Arriva sempre uno stadio in cui mi rendo conto che si tratta solo di un sogno e, proprio mentre sto affondando nella delusione, il cervello si partiziona e si autoinganna, da una parte lasciando la ragione e la consapevolezza in attesa, dall'altra garantendo la prosecuzione del sogno su binari a me graditi.

Ed è davvero bellissimo autoingannarsi consapevolmente. In fondo, passiamo una larga fetta del nostro tempo dormendo. A me piace riuscire ad essere felice almeno per qualche ora. E' bello immaginare che la felicità semplice e genuina possa essere alla portata di tutti e garantita nient'altro che dalle scelte che facciamo.

Poi apro gli occhi e vedo che niente assomiglia ai mondi creati dalla mia immaginazione. Allora sopravvivo, in attesa di poter sognare di nuovo.

17 aprile 2010

Necrologi, Facebook della terza età.

Ho iniziato a notare le reazioni della gente comune su Facebook ogni volta che muore un VIP. Di solito si tratta di persone anziane e personaggi della televisione che svolgono nell'immaginario comune il ruolo di nonni adottivi o compagni di vita, in funzione dell'età.
Quando la grande consolatrice accoglie un altro volto noto fra le sue capienti braccia si scatena la nostalgia del popolo; ed è indipendente dallo spessore del personaggio che viene a mancare, molto spesso. Deriva piuttosto dai tormentoni che il defunto era riuscito a creare. E così bacheche popolate da gente affranta per la dipartita di Vianello, Mosca, del mitico giudice Licheri e via discorrendo..
E mi vengono in mente gli anziani che prendono in mano il giornale locale, danno una scorsa veloce ai titoli in prima pagina, ribadendo un "dove andremo a finire?" e poi corrono direttamente ai necrologi in cerca di vecchie conoscenze ed un barlume della giovinezza andata. Quando trovano qualcuno a loro noto dissimulano un dispiacere che lascia tuttavia intravedere un certo compiacimento per l'efficacia della loro memoria e soprattutto per aver superato qualcun altro, nella corsa contro la morte. C'è un "meglio lui che io" in ogni loro espressione, subito dopo. Quando al contrario, dopo aver accuratamente ispezionato ogni angolo della pagina, si rassegnano ad una mattinata senza commemorazioni chiosano con un sempreverde "e siamo qua".
Anziani non si nasce, ci si diventa. Ma il fatto che inevitabilmente lo diventino quasi tutti mi lascia intuire che nella natura umana ci sia una certa predisposizione a diventare vecchi nostalgici che vivono di basso pettegolezzo. D'altro canto è esattamente quello che capita ai miei coetanei che si intristiscono per la morte di Vianello (intendiamoci, non ce l'ho con lui, mi stava anche discretamente simpatico, sebbene interista e berlusconiano). Mi immagino quella stessa gente che spulcia fra le notizie degli altri e trema di belluino piacere nel sapere che qualcuno si fidanza, cambia città, ha figli, lavora, muore. Sono informazioni che non servono a nulla, se non magari a bullarsi con gli amici per la varietà delle proprie conoscenze, eppure la gente adora conoscere queste piccole cose. Voglio dire, anche io frequentavo una ragazza che ora lavora come modella, ma la cosa è del tutto ininfluente dato che a suo tempo rifiutò fermamente le mie patetiche avances. A voi importa?
Beh, se non altro adesso so perchè ho tutti questi amici, su Facebook. Stanno solo aspettando di sapere quando tirerò le cuoia.

(foto a caso, senza correlazione alcuna con il post)

24 marzo 2010

Il Milione

Sono abituato a considerare un milione come il doppio di cinquecentomila, dieci volte centomila o magari mille volte mille! Credo che un numero dovrebbe essere semplicemente una cifra per indicare una quantità n piuttosto che ripetere n volte 1. E' una pratica piuttosto comoda e semplice in definitiva.
Ma ci sono dei numeri che assumono altri significati: il numero 1 è un figo per eccellenza, lo 0 al contrario una cifra che non conta nulla, almeno così dicono. Il 4 è il voto standard di Felipe Melo. Il miliardo il sogno di ricchezza, almeno quando ero piccino, ora i tempi pare siano cambiati. Ma non sono certamente gli unici: 69, 451, 665 (la targa della mia auto).. ed, appunto, questo fantastico milione!
Sembra che sia l'unica cifra utile per raggiungere uno scopo: a me piacerebbe tanto che un giorno un politico salisse sul palco di una manifestazione affollata e gridasse, atteggiandosi a Dj: "Ehi ragazzi, siete tantissimi! 624.578! Ed avete anche i cappellini tutti uguali! Ora fate un urlo". Mi piacerebbe che Facebook andasse contro questa moda del milione, invece di incoraggiarla: "Scommetto che trovo almeno 425.931 persone cui la cucina inglese fa cagare a spruzzo".
Invece no: siamo sempre un milione. E se non lo siamo, lo diventiamo! Un milione a favore, un milione per, un milione contro. Un milione al concertone, uno alla giornata del silenzio. Altrimenti, a quanto pare, si risulta meno credibili.

Eppure è dall'epoca di Marco Polo che chi usa a ripetizione questa cifra fa la figura del pallonaro; certo, capita quando fra le ricchezze del Gran Kahn ti ostini ad annoverare draghi volanti e città fantastiche di porcellana.

-Dopo aver camminato per un milione di chilometri, vidi una fantastica città fra le montagne, popolata da un milione di uomini. Ed un milione di ippogrifi si aprì dinnanzi a me, indicandomi il sentiero!
-Si, Marco.
-E poi arrivai alle mura e mi offrirono un milione di bellissime e prosperose donne cinesi.
-Ma non erano solo un milione in città?
-Ehm, era una città di sole donne. E anche alte, eh!
-Si, Marco.
-A questo punto, dopo un milione di coiti, si videro giungere un milione di navi, a bordo della più grande delle quali c'era il Gran Kahn, lo strascico del cui vestito era sorretto da un milione di cortigiani.
-Un milione di navi in montagna?
-Ecco.. sono molto aerodinamiche!
-Si, Marco.

A me piacerebbe pensare che un politico possa davvero attirare in piazza un milione di persone: non per urlargli contro e per contestarlo, quello è semplice, ci può riuscire chiunque. Neppure per sostenerlo con bandiere e spillette stampate per l'occasione a spese sue e distribuite come ricordo del viaggio premio. Anche questo non è poi complesso. Ma vorrei vedere un milione di persone che celebrano un rappresentante in maniera del tutto disinteressata.

15 febbraio 2010

Come ti batto col pomodoro

Impossibile per chiunque abbia frequentato Facebook negli ultimi giorni non seguire le sorti della pagina "Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi". Un gruppo di ragazzi di Monza lancia questa sfida tanto simpatica quanto presumibilmente inutile ed in pochi giorni la pagina supera nettamente quella dei sostenitori virtuali del presidente del consiglio.


Mi vengono in mente una serie di considerazioni: certo, anche di battute più o meno scontate, chiaramente. Il pomodoro è più alto del nostro amato premier, ha più capelli in testa anche se pelato ed è molto più liscio senza bisogno di lifting alcuno.
Pensavo piuttosto che è alquanto singolare che un uomo che vanta di avere il 70% di consenso nel paese (nonostante in nessuna elezione abbia mai raggiunto la maggioranza relativa - fra i votanti e men che meno sul totale degli aventi diritto - neppure sommando i voti dei suoi alleati), al quale sono dedicati siti, striscioni, canzoni, libri e preghiere di stuoli di fedeli, ecco, un omuncolo, ma così famoso, pubblicizzato ed onnipresente, faccia fatica a raccogliere consensi online. O, per dirla correttamente, riesca a radunare cifre enormi di persone che sostanzialmente lo detestano senza sforzo alcuno. Il Fatto Quotidiano, giornale interessante, ma modesto e piuttosto ripetitivo (tralasciando lo stile e la grafica tutt'altro che rifiniti) ha una tiratura di 100.000 copie al giorno. La prima manifestazione del tutto popolare, il NoB Day, aiutata dai sindacalisti e dalle opposizioni che da qualche tempo hanno deciso che scendere in piazza è un'attività poco remunerativa per i vertici, contava un milione di partecipanti.


("Mi condisca" - slogan e immagine di Giovanni Guacci)

Con questo non voglio dire che le cifre siano del tutto falsate o che il consenso di Berlusconi sia quasi nullo: al contrario, credo che esso sia inestirpabile. La maggior parte degli elettori del centrodestra, a parte l'alta borghesia ed il mondo economico per ragioni sin troppo ovvie da esporre, sono persone alle quali della politica non importa nulla e che non sanno leggere ed argomentare di politica e si limitano a guardare il nano in adorazione sullo schermo. Questa gente, che pure usa Facebook, magari, non ha interesse alcuno a prendere parte a discussioni politiche o diventare fan di un politico. Si limita a mettere la crocetta quando è chiamata alle urne dai tromboni televisivi, possibilmente dopo aver sentito Berlusconi dire che abbatterà le tasse. Anche per questo, online la stragrande maggioranza dei siti, dei blog e delle iniziative è antigovernativa. Perchè si tratta di informazione da ricercare, e non da assumere passivamente, come quella televisiva, che infatti è del tutto controllata, ed in misura minore quella della carta stampata, che del resto è anch'essa in gran parte aggiogata. Questo male, la becera e grossolana indifferenza alla propria ignoranza, è causa di sè stesso e come tale inestirpabile per definizione.
Una ulteriore considerazione che ritengo interessante è lo sfregio verso le opposizioni. Centinaia di migliaia che si divertono a dare sostegno immaginario ad un pomodoro sono un segnale chiaro della ragione per cui i partiti di opposizione prendono gran parte dei proprio voti, ovvero per puro spirito di diversificazione dal berlusconismo. Se è vero che Berlusconi potrebbe agilmente riuscire a nominare senatore uno dei propri cavalli abilmente ammaestrati dal mafioso di turno di casa nelle sue scuderie, parimenti qualsiasi candidato premier in opposizione al nano raccoglierebbe milioni di voti per il solo fatto di essere un'alternativa a lui contrapposta. Chiunque. Veltroni, Rutelli, il mio panettiere. Persino un pomodoro, senz'altro più liberamente rosso di troppi finti oppositori, che d'altro canto vanta 20 volte i fan di Bersani, surclassato persino dagli apostoli della Scoccicoddu, vecchia pratica volta a colpire il collo ignudo di ignari amici distratti.
Questo è ciò che realmente manca all'opposizione. Un leader a tutto tondo, che piaccia a molti, umile, con le radici sporche di terra e l'animo, non solo la buccia, dichiaratamente rosso.

2 gennaio 2010

Una conversazione tripla con perno centrale

Le sinergie tra i laboratori di Che c'azzecca il mitocondrio e Le saghe di Onan hanno permesso di sviluppare questo esperimento: ecco cosa accade se due blogger comunicano via chat mentre uno è al cellulare.

Premesse sperimentali:
-Nomi, cognomi, sono stati sostituiti da pratici nickname di facile identificazione
-Non è stato possibile ricavare l'orario esatto delle comunicazioni telefoniche, a causa della mancanza di un apparecchio di registrazione Audio/Video.
-Le conversazioni telefoniche sono state ricostruite basandosi sulla memoria delle cavie. Non si tutela la totale corrispondenza ai discorsi originali. I concetti riportati sono tutti originali.

Si ringraziano le cavie, Facebook, Telecom Italia, Tim tribù per il sostegno.

23:12 Hugo88
che dice la fanciulla?
23:13 Gennarobat
ancora devo telefonarla
io son molto lento a fare le cose
vabbè in realtà m'ero scordato, ecco
23:13 Hugo88
non avevo dubbi
Fanciulla
Pronto Gennarobat, m'hai chiamato per una volta!
23:15 Gennarobat
uuh mi ha risposto subito
Gennarobat
Guarda, io ti chiamo e tu subito inizi a fare allusioni, avrei dovuto lasciarti soffrire, così mi chiamavi tu, e non c'era tutto 'sto casino.
Fanciulla
Sisi, ma tu di dire qualcosa in modo normale no, eh?
23:16Hugo88
se provo a farti ridere mentre parli con lei?
così le ridi in faccia al telefono?
non è cosa buona e giusta?

Gennarobat si sente offeso, accetta inconsciamente la proposta di Hugo88

GennaroBat
Adesso m'offendi pure. Si vede che non mi vuoi proprio bene. Mi sento offeso.
23:16 Gennarobat
cazzo! non dire 'ste cose
.. ok fallo!
Fanciulla
Tu subito te la prendi, sei proprio un bimbo
Gennarobat
però il tuo bimbo soltanto
Fanciulla
(Sorride) ti voglio bene
Gennarobat
Anch'io, lo sai che non riesco ad arrabbiarmi con te
23:17 Hugo88
fallo!
qual parola migliore di questa per iniziare una conversazione con la ridarella?
"perchè ridi?"
"sto parlando di falli con un siciliano, sta tranquilla"
mi vien sempre da ridere alle partite di calcio, ogni tanto c'è qualcuno che urla "era fallo da dietro, espulsione"
di solito è la cosa più bella che accade al bar mentre vedo le partite
anche perchè sono juventino (con amarezza)
Fanciulla
Ma se è la prima cosa che hai fatto quando hai telefonato?
Gennarobat
Nono, aspetta. Sei stata tu a iniziare, che non capisco da dove t'esca tutto 'sto sarcasmo. E' difficile lo sai.
Fanciulla
Cos'è che è difficile?
Gennarobat
E' difficile capire cosa stiano pensando gli altri, se quello che facciamo sia la cosa esatta o meno. Io... Io non so come comportarmi, cosa fare.
Fanciulla
Ma nessuno lo sa, che ti credi. Però con me dovresti sapere che fare, ecco.
Gennarobat
Nessuno è troppo grande come concetto, capiscimi. Si tratta di dire "tutti". E non è vero. E poi ci sta un motivo, se non ci riesco. E che sei troppo, troppo bella, quando penso a te, mi perdo.

(GennaroBat legge i messaggi di Hugo88, proprio mentre stava sviscerando tutta la sua vena romantica. Nasce una spontanea risata)

Fanciulla

Ma stai bene? Tu mi dici delle cose e poi ti metti a ridere. Io veramente non lo so cosa hai questa sera. Ma hai bevuto?
23:19 Gennarobat
cazzo non vale, mi ha preso x 'mbriaco
il fallo da dietro non dovevi!
ecco, ora dice che la sto sfottendo
aspe che mi apparo (N.d.T. aggiusto la situazione) e continuo
23:19 Hugo88
adesso potrei parlarti della nobile arte dell'ingoio
che come avrai sospettato non si riferisce all'abilità nel degludire andando a mensa con il Bronx, lì servono i muscoli nell'esofago
ma si tratta invece di una pratica vecchia come il mondo atta ad assurgere nutrimento proteico
Gennarobat
No, quando mai, credimi. E che sono con uno che fa il comico, e fa battute troppo potenti. Davvero, credimi!
Fanciulla
Ma se io non sento niente? A quest'ora poi?
Gennarobat

(mentendo spudoratamente) Si, è un club nuovo, poi ti ci porto, ieri c'era un complesso jazz, stasera sono tornato e c'era il comico, non è un granché eh. Ce, solo una battuta ha fatto buona, e quando non doveva.
Fanciulla
Si, ma io non ti sento, cosa stai a fare?
Gennarobat
(arrabbattando con disinvoltura) Sto al club, non senti un cazzo perché ho l'auricolare bluetooth.

Gennarobat non sa se l'auricolare bluetooth abbia il potere di eliminare il rumore di fondo, sta di fatto che riesce nell'opera di depistaggio. Legge i nuovi messaggi di Hugo88, non gli fanno alcun effetto.

23:21 Gennarobat
le sto raccontando che conosco un comico famosissimo che mi sta facendo ridere da tre ore
23:21 Hugo88
oh, a scuola mi conoscevano tutti :P
alla fine dell'ultimo anno il mio compagno di banco si è ricordato il mio nome!
certo, era perché gli avevo inculato la ragazza
inculato in senso lato, stavolta
però se l'è ricordato

Gennarobat legge i messaggi di Hugo88, inizia nuovamente a ridere.

Gennarobat
Hahaha. che cazzo. Hahaha
Fanciulla
Sisi, ma quale club? tu chissà che stai a fare. E come stai combinato poi. Che ti sei bevuto?
Gennarobat
Ma no, cosa dici... io...
Fanciulla
Vabbe' ja (N.d.T. dai), non è cosa. Cia' strunz.

La Fanciulla attacca il telefono, Gennarobat si dispera.

23:22 Gennarobat
ecco, mi ha attaccato il telefono in faccia
23:22 Hugo88
davvero?
23:22 Gennarobat
si, mi è uscito "cazzo", perché nn riuscivo più a distringuere le mani dalla lingua,
mi ha detto che non stavo bene e mi ha chiuso
23:23 Hugo88
ti spiace se rido?

29 dicembre 2009

L'insostenibile leggerezza dell'essere provole

Per proseguire, mi sembra corretto soffermarmi su un altro aspetto del ragazzo sfigato medio, ossia l’incredibile incapacità di riuscire a rimorchiare non le ragazze conosciute, ma quelle non ancora conosciute. Si approccia sempre via chat, ovviamente. Delle altre tipologie di provolamento me ne occuperò se avrò tempo e/o voglia in un prossimo futuro (leggete “mai”).


La chiacchierona

Solitamente questa è una categoria che si addice ad una fascia di età piuttosto bassa (14-16 anni) e si distingue per una notevole velocità di risposta e apparente disponibilità surrogata però da una totale assenza di argomenti, risposte secche, domande pressoché inesistenti, punteggiatura nulla.

Carming Man: ciao
Lei: ciao
CM: come va?
Lei: bene
CM: quanti anni hai?
Lei: non si chiede
CM: ho capito, non ti va di parlare… scusa il disturbo
Lei: voglio parlare con te, mi piaci (cambiando la sua frase personale in: voglio parlare)
CM: allora se provo ad indovinare quanti anni hai tu mi dici sì o no, ok?
Lei: ok
CM: 17?
Lei: no
CM: 16?
Lei: no
CM: di più o di meno? non sono meno di 14 vero? (preoccupato dalla possibilità di un natale dietro le sbarre)
Lei: non lo so
CM: …
Lei: …
CM: che stai facendo?
Lei: niente

Charming si volta sconsolato verso l’amico Hugo, che nel frattempo si sta scaccolando con il plettro della sua chitarra elettrica, e poi si lamenta che li perde facilmente, provate a farlo starnutire, chiedendogli consiglio. Ed arriva una sentenza sbrigativa: "ma prendila un po’ per il culo, dai, avrà 12 anni!" (ma una volta non era così, Hugo, l’ho visto persino piangere, giuro! Ma non ditelo in giro, potrebbe denunciarmi)

CM: io sto andando a caccia di cinghiali
Lei: bello
CM: non per i cinghiali, l’altra volta ne ho sgozzati 12. Uno mi aveva pure chiesto l’amicizia su facebook.
Lei: come scusa?
CM: sì, perché era prematurato leggermente a destra, non so se hai presente..c ome se fosse antani..
Lei: ah ok
CM: tu pure sbriruleggi a sinistra?
Lei: a volte
CM: io solo a giovedì alterni
Lei: capito
CM: che begli occhi *_*
Lei: grazie
CM: mi piacciono i tuoi occhi *_*
Lei: grazie
CM: sono belli i tuoi occhi *_*
Lei: già detto
CM: scusa devo andare, ho la cruccia in doppia fila
Lei: ciao


La spaesata

Questa categoria racchiude invece solitamente un target piuttosto vario di ragazze (17-25) che scocciata dal dovere continuamente rispondere a maschi in cerca di pelo, decide alla fine di liquidare il malcapitato, il quale però non si arrende facilmente, mettendo a repentaglio l’intero sistema nervoso della fanciulla

CM: ciao!
6 ore di nulla
CM: si, hai ragione, lo so che "ciao" è un messaggio che scrivono tutti però non posso contattarti la prima volta con un "al fuoco" oppure "buon compleanno". Ti dico "ciao", ma magari sono un tipo interessante lo stesso, no?
Lei: ciaooooo
CM: buon compleanno!!!
Lei: nn è il mio compleanno
CM: vale per tutti i tuoi compleanni che ho saltato, una 20ina giusto?
Lei: sì ma chi sei? Ci conosciamo?
CM: non ancora, infatti mi presento. Piacere, sono Charming, un povero blogger che morirà misero e pazzo sotto un ponte qualsiasi di una statale qualsiasi
Lei: quindi non ti conosco..
CM: parli solo con la gente che conosci?
Lei: no, però siccome mi hai detto “buon compleanno” credevo mi conoscessi..
CM: era per scriverti qualcosa, o preferivi “al fuoco”?
Lei: però non ti conosco
CM: vediamoci domani e mi conoscerai!

Lei si è disconnessa (per sempre)


L’infastidita

Scrive che vuole parlare, innamorarsi, viaggiare, volare con la fantasia. Ma quando la contatti le porte (e le cosce, soprattutto) restano chiuse.

CM: ciao! Piacere charming!
Lei: non mi seccare, scocciatore.
CM: che accoglienza! Hai il ciclo?
Lei: si dice “hai le tue cose?”, ignorante.
CM: ognuno ha le proprio cose, in effetti. Ma non mi piace questa mania politically correct per dare un nome alle cose, è roba da filosofi da quattro soldi.
Lei: faccio filosofia
CM: e siete tutte così acide lì? Tromba di più!
Lei: non essere volgare con me, porco ***
CM: amen


La baitta

Rientri in questa categoria, dal nome intraducibile tipicamente messinese, se hai meno di 17 anni, vai ad uno dei licei classici della città e tuo padre senza fare nulla di utile prende dai 20mila euro in su. Snob si nasce, baitti si diventa.

CM: ciao!
Lei: ciao! Che macchina hai?
CM: l’slk 320 della mercedes, è un regalino del papi..
Lei: in che università vai?
CM: giurisprudenza, sarò un grande notaio..come il mio papi
Lei: quante case hai?
CM: 7, se escludiamo l’attico a new york e la palafitta in Indonesia che ancora devono terminare.
Lei: sei l’uomo della mia vita, lo vuoi il mio numero?
CM: ...
Lei: ti amo!


La parsimoniosa

Se si è in presenza di questo esemplare di ragazza vi sono due sintomi inconfondibili: 1) leggendo le risposte vi sembrerà di essere ad una puntata de “la ruota della fortuna” e vi chiederete: ma perché diavolo non comprano una cazzo vocale? 2) per capire dovreste utilizzare il traduttore di google in versione antico runico-italiano

CM: ciao! Ti va se parliamo un po’?
Lei: k6 n vgl prlr cn te
CM: eh?
Lei: m h cpt bnssmo
CM: sei simpatica!
Lei: fncl
CM: come un riccio nelle mutande..


E poi ci sono anche le ragazze che ci stanno. Quelle di Hugo, ad esempio.

Hugo88: ciao, rispondi in fretta che non ho tempo da perdere!
Lei: ciao bello! Me lo daresti il numero?
Hugo88: 34*******0
Lei: ci vediamo in centro per le 8?
Hugo88: forse ho da fare, mi vedo con quella che ho contattato prima di te. Facciamo domani?
Lei: va bene, fatti sentire eh

Ce ne sono poi altre che sono di larghe vedute e disposte al dialogo; ma presumibilmente sono tua sorella e la tua ex, ma solo se ne sei ancora innamorato. Ed ovviamente, non dialogano con te.

(Ps: per qualunque ragazza volesse il numero di Hugo mi mandi un pm privato e vedrò di farle avere il numero. Il mio numero si intende.
PPS: sì Hugo, ti sto usando per rimorchiare.)

L'insostenibile leggerezza dell'essere pirla

C'era una volta, e forse c'è ancora, un momento nella vita di ogni ragazzo prima del quale riuscire ad interagire con l'altro sesso, ed intendo a livello elementare, per poi magari soffermarsi su aspetti più edonistici, risulta praticamente impossibile. Non ci sono motivi particolari, come una bruttezza ancestrale accompagnata da pessimismo leopardiano, oppure leggende su quel brutto scolo che proprio non accenna a sparire ed anzi sembra annunciare gaiamente il prossimo incombere della sifilide; si tratta di uno stadio di oggettiva incapacità e mancanza di fascino nelle pubbliche relazioni, condizione che presenta il vantaggio di poter essere facilmente curata quando la prima ragazzetta, impietosita, vi spiegherà senza bisogno di parlare i rudimenti dell'arte della conquista, ovvero la fiducia in sè stessi. Fiducia che si premurerà di far scorrere dentro di voi soffiandola direttamente nelle vostre cavità, ma mi rendo conto che una frase del genere funziona bene solo in inglese, diciamo quindi che una fanciulla che si intrattiene con la sala giochi può essere considerata un buon innesto di autostima. Anche se ha 12 anni di meno, si intenda, ma lei è donna e non ha bisogno di imparare nulla.
Insomma, un buon modo per capire quanto il destino possa essere benigno consiste nell'accedere sulla chat di Facebook o su messenger, contattare tutte le ragazze della propria lista, che poi è tutta gente conosciuta, in teoria, quindi amiche che potrebbero persino essere felici di salutarvi, ed osservare le reazioni. A seconda della gentilezza ognuna:
a) disconnetterà all'istante, dopo aver emesso davanti al proprio pc un grugnito di fastidio.
b) risponderà "Scusa devo andare" e disconnetterà. Forse ricomparirà dopo 6 mesi, possibilmente scrivendo da una nuova nazione.
c) scriverà "Non mi scocciare, abominio"
d) scriverà "Cazzo, di nuovo! Ma sei de coccio!"
e) bestemmia in bacheca
f) vi denuncia

C'è poi una casistica di gente che risponde abbastanza prontamente, e si tratta solitamente di:
i) ragazze di rara bruttezza che per la disperazione pregano ogni sera di poter arrivare a contrarre lo scolo.
ii) ragazze molto carine, ma in quel caso la risposta sarà "Che piacere sentirti, sai che sono fidanzata da 6 mesi con un lottatore di wrestling a 3 ante? E' molto geloso ed odia i blogger"
iii) sorelle, cugine,
iv) maschi con il nome che termina in A contattati per sbaglio (Andrea, Luca e Nicola sono perfetti per questo)

Ignorare su internet è molto più semplice che dal vivo, anche se infastidire via chat presenta il notevole effetto di elevare al quadrato la faccia di bronzo, che come si è detto risulta fondamentale per raggiungere qualsiasi obbiettivo.
La cosa positiva di tutto questo è che si evitano le onnipresenti fastidiose risatine delle amiche, almeno quelle a viso aperto, fra di loro rideranno allegramente, non dubitate.

21 novembre 2009

Parla con uno stereotipo

Impazza ultimamente su Facebook la moda, consentita da un'applicazione che raccoglierei in fascine insieme a centinaia di altre, compresa quella per scorreggiare sui profili altrui e quella per fare 200 caffè al giorno (oh si, anche quella zio, dovrai trovarti un'occupazione :P), dicevo, la moda di consultare il "parla chi", che ti butta lì una frase di un personaggio a scelta.
L'idea in realtà potrebbe risultare intelligente se questi personaggi fossero circoscritti a filosofi, pensatori, autori e cose del genere, ma chiunque può creare il proprio personaggio e per renderlo operativo non bisogna caricare troppe frasi e queste non vengono vagliate in funzione del loro valore. Per cui chiunque si sbizzarrisce consultando per divertimento il proprio panettiere di fiducia, che sforna più frasi fatte che sfilatini, o bidelli, professori (cazzo, tutti hanno almeno 3 professori che dicono stronzate, pensate quante frasi inutili fanno) e financo amici, scemi del villaggio e passanti.
Ma con queste condizioni la cosa conserva aspetti vagamente interessanti, dato che chiunque può dire qualcosa di simpatico o persino di interessante. Il problema vero sono i personaggi immaginari.
Lì puoi far dire davvero quello che vuoi. E siccome tutti hanno questa mania del voler far ridere il prossimo a tutti i costi perchè non hanno altre maniere per risultare simpatici (lo faccio anche io con questi post, mi privo del sonno finchè non scrivo qualcosa che penso possa fare ridere sperando che un giorno fra i commenti di Sciuscia e di tutti voi altri cui voglio molto bene e cui sono affezionato ne spunti uno con scritto qualcosa come "mi eccita così tanto leggere i tuoi post, perchè non vieni qui a spiegarmeli di persona?" con allegata mail e foto ammiccante) bisogna caricare delle frasi che possano piacere a tutti quelli che vanno a consultare il tuo personaggio, e le frasi che hanno maggiore successo sono banalità.
Questa moda diventa lo strumento per un'interessante analisi psicologica dei desideri delle masse quando il personaggio è la donna o l'uomo ideale. Ho visto centinaia di persone perdere del tempo e intralciare la mia pagina per pubblicare le loro dotte conversazioni con il partner ideale. Ne ho tratto alcune conclusioni.
Gli uomini hanno le idee chiarissime ed uguali per tutti. La donna ideale è una strafiga, non importa fatta come di preciso, ma una strafiga la sappiamo riconoscere tutti, noi, non rompe i coglioni ponendo alcun tipo di interrogativo a parte chiedere delucidazioni sul fuorigioco (non farò battute su questo punto), adora girare per la casa in abiti succinti e sembra avere una particolare predilezione per il sesso orale. Ogni tanto cucina, possibilmente praticando una fellatio e premurandosi che le due attività stiano alla giusta distanza.
Al contrario, le mie amiche che si sono rivolte all'uomo ideale l'hanno fatto con almeno quattro modelli diversi. Questi forniscono risposte per esigenze che, nemmeno a dirlo, sono tutte profondamente differenti fra loro, a parte il possibile punto in comune che sono tutte prive di divertentissimi riferimenti al sesso orale, da cui si potrebbe dedurre che certo sollazzo non è un'esigenza per voi donne. Il che (la cosa dei diversi ideali, dico) potrebbe essere una prova della mia teoria secondo la quale voi non avete modelli universalmente condivisi nemmeno sul profilo estetico, figuriamoci poi se le frasi di un uomo possono andar bene per tutte.
Si passa dal modello vagamente intellettuale con classico maglioncino dolcevita grigio che dice frasi romantiche, mielose, melense e basta. Certo, espresse in perfetto italiano, ma non sa fare altro e non ha altri interessi a parte praticare un'adulazione sfrenata e zuccherosa.
C'è poi il modello "donna delle pulizie" che invece non fa altro che suggerire pietanze o mostrarsi desideroso di stirare pile di vestiti o lavare piatti. Al più pratica massaggi ai piedi, ma non parla mai.
Quello che mi sento di augurarvi, escluso, assodato che non lo volete, un camionista muscoloso che sappia regalarvi una notte nella quale infrangere l'ultimo record di Priapo, è il ripiego dell'"amico gay". Vi accompagna a fare shopping e discute di vestiti, vi fa qualche piccolo apprezzamento ogni volta che perdete 3 etti, discute di vestiti, adora parlare al telefono, discutere di vestiti e suggerire ricette. E poi se ne intende molto anche di vestiti.
C'è poi un ultimo modello, quello che preferisco io. L'ha creato qualcuna che senz'altro incarna tutti i luoghi comuni sulle donne. In sostanza questo tizio passa il tempo a rassicurare sul fatto che lei non ingrassa mai, è sempre bella e simpatica, sa parcheggiare e piange opportunamente per ogni film. Persino i suoi peti profumano d'incenso, assicura. E' di un'accondiscendenza tale che sfiora il ridicolo, tant'è vero che l'effetto che ne risulta è di un tizio che, armato di ironia, deride il suo stesso creatore.


Ecco, per me l'uomo ideale potrebbe essere qualcosa del genere. Ideale per me, chiaramente.

PS. so che volete scrivere un commento anonimo con quella roba del leggere il post a casa, sappiate che vi rintraccio e vi sbuco davvero a casa a leggervi qualcosa in mutande, e poi vediamo chi ride di più. Se proprio volete farlo, allegate la foto di qualche donna ideale, per favore, almeno inizio a fare come Faina e raccogliere foto di sgnacchere sul blog.

26 ottobre 2009

Quando ti lascia una donna, cerca aiuto su Google!

Alla luce delle numerosissime visite ricevute dal blog per merito di Quando ti lascia una donna, breve pamphlet dedicato all'analisi di alcune situazioni-tipo al momento della rottura, ritengo opportuno ampliare il discorso risolvendo così alcuni dei dubbi espressi dai nostri cortesi occasionali lettori.
Stavolta però non voglio analizzare le donne, delle quali si è discusso e certamente non mancherà occasione per screditarle ulteriormente, ma loro, questi gentili questuanti dirottati da zio Gugol. Provo a dividerli secondo alcune categorie esemplificative.

Curiosi e metodisti
La fetta più consistente sono proprio loro. Vogliono capire come sia possibile essere lasciati da una donna e superano lo stadio di iniziale sorpresa inabissandosi in quello dell'analisi delle cause. Bramano sapere perchè una donna lascia e soprattutto cosa bisogna dire e fare in queste occasioni. La mia personale soluzione sarebbe quella di mostrarsi vagamente sorpresi e dal giorno dopo festeggiare con quattro amici ed un puttan-tour (versione revisitata di "Notte prima degli esami"). Dopodichè cercarne un'altra e lasciarla prima voi. Suvvia, non siate fragili, ci sono milioni di ragazze in età da marito da incantare prima del matrimonio. Il loro, matrimonio.

Cinici e rassegnati
Anch'essa categoria piuttosto affollata, ma questi uomini sono disillusi, al più intristiti, che tuttavia conoscono il mondo: se una donna ti lascia è per sempre è un concetto che pare andare per la maggiore. Ad un tipo che entra cercando quando una donna lascia, lascia temo di non poter insegnare nulla. Al massimo gli offrò un caffè senza zucchero, o meglio un bel boccale di cicuta.

Sospettosi
Alcuni individui dotati di un'elevata autostima, non riuscendo ad accettare che una pulzella possa appiedarli senza un motivo, apparente o meno come abbiamo visto, cercano all'esterno della coppia il colpevole. C'è chi spocchiosamente ci svela la sua versione dall'alto di un piedistallo di indifferenza: quando una ragazza lascia senza senso ha un'altro, con grazioso apostrofo superfluo. Non sono troppo d'accordo, magari ti considera uno stronzo. Più dubitativo quest'altro visitatore: c'è sempre un altro quando una donna lascia? No, non sempre. Solo quando devi chinarti per passare dalle porte.

Speranzosi
Senz'altro la categoria più tenera, ingenua e forse per questo meno affollata. quando una donna ti lascia è per sempre? chiede con la voce rotta quest'anima in pena. Mettiamola così, se ti preoccupi di lei, come evidentemente si evince da queste tue affannose ricerche online, si, allora è per sempre. Ignorala, c'è la possibilità che torni. Al contrario, quando donna lascia e poi cerca non illudersi, significa solo che bisogna pagarle gli alimenti.

Genio Risolutore
Non credo di poter fare di meglio copincollando la chiave di ricerca:




22 settembre 2009

Cry Station

Esistono pochi modi gradevolmente futili quanto la play station per scaricare l'ansia di un esame imminente, festeggiare momenti di gaudio e libertà, dedicarsi amenamente al gusto della competizione con gli amici. Insomma, un bel torneo a ProEvolution a furor di popolo è l'acme del cazzeggio e della spensieratezza.
Tuttavia il Bronx persiste nell'utilizzare l'Inter (lo so, lo so, ma è uno dei suoi pochi difetti, però è un interista ragionevole (so anche che questo suona vagamente ossimorico, ma davvero, garantisco (ma si può mettere una parentesi dentro un'altra parentesi?))), che sulla play station non produce più gioco che dal vivo, ma non essendo fra i pixel coadiuvata da fattori come un allenatore che protesta anche contro la forma delle luci degli spogliatoi o i gusti musicali di Lippi oppure guardialinee strabici, ed invece essendo la probabilità di botta di culo esprimibile con una gaussiana (per i profani: al 50% avrai fortuna, al 50% non l'avrai, e quantopiù raro sarà avere molta o poca fortuna) prende tanti di quei gol che al termine della partita il portiere accusa mal di schiena per i palloni raccolti in fondo alla rete.
Dunque io ed il Bronx decidiamo di addentrarci per mari inesplorati: giocheremo insieme contro il computer, cazzo, sarà solo un computer. Mondiali di calcio, girone con squadre di medio-basso livello e poi elimazione diretta sino in finale. Usiamo la Spagna perchè ne approviamo il colore rosso delle magliette e la svolta socialista di recente attuazione (e perchè Svezia e Islanda non hanno Torres e Villa, d'accordo).

1° tentativo:
L'esordio ci vede affrontare la temibile Svizzera. Risultiamo impacciati nei movimenti ed arriviamo alla mezz'ora senza aver capito chi dei due controlla il joypad numero 1. Nel secondo tempo capiamo che la Svizzera gioca in rosso e che noi indossiamo una seconda maglia di un giallo osceno e che solo il livello imbarazzante della nostra avversaria ci evita una sonora batosta. Segnamo a casaccio, poi gli elvetici ci raggiungono con uno schema formidabile: tre attaccanti placcano il portiere su calcio d'angolo ed un quarto segna indisturbato di testa col portiere a terra pieno di ematomi (giuro, non sto enfatizzando!). Rinvigoriti da questa ingiustizia troviamo il gol della vittoria dopo 12 rimpalli ed un palo nella stessa azione.
Seconda partita cinica ma ben giocata. Lasciamo che gli StatiUniti si sfoghino nel primo tempo, ma vinciamo senza patemi. Terza partita contro l'Argentina: dopo 10' loro contano due espulsioni per dei falli commessi senza alcuna ragione. Ridendo per la passeggiata che si prospetta, segnamo due gol nel primo tempo e cominciamo a sbeffeggiare la difesa dei sudamericani con finte immotivate ed uscite del portiere fino a metà campo. Ovviamente vinceremo solo 2-1 con una fatica immensa che ci insegnerà a limitare la nostra tracotanza a squadre più scarse.
Ottavi contro la Bulgaria, ma ormai siamo una macchina da guerra: lanci da 60 metri perfetti al millimetro, possesso palla e gioco impeccabile, attaccanti veloci e sempre in forma. 4-0!
Galvanizzati, affrontiamo il Brasile nei quarti di finale; controlliamo la partita, molte occasioni, ma nessun gol. I carioca passano la metà campo e segnano su dormita della nostra difesa, ma non tireranno più. Incattiviti, attacchiamo con rinnovato vigore fino al 90', ma lo specchio della porta brasiliana non si rompe. Prendiamo un palo ed una traversa con schema su angolo a seguito del quale testimoni odono un'imprecazione sommessa, secondo fonti attendibili diretta a San Pasquale. I sudamericani vendicano l'Argentina e ci eliminano. Andiamo a dormire bofonchiando minacce incomprensibili e borbottando contro gli esami imminenti.

2° tentativo:
Sconfitto il prof., ritentiamo, stavolta liberi con la mente e col cuore pieno di fiducia e meno astioso nei confronti del Brasile. Vinciamo nettamente il girone, e schiantiamo gli avversari negli ottavi (non ricordo chi fossero, probabilmente il Pizzighettone). Quarti di finale, ancora contro una sudamericana, ma stavolta l'Argentina gioca in 11. Descrivere la partita mi causa quasi dolore fisico; perdiamo con un tiro non irresistibile di Tevez sul palo del portiere, che viene prontamente maledetto e sostituito; il dettaglio è che la palla non era in realtà entrata, ma fermata sulla linea: l'arbitro convalida. Gli assedi successivi non portano a nulla, Negli ultimi 20' il Bronx si demoralizza e guarda la partita sconsolato cercando di impiccare i nostri giocatori sulle gradinate ed organizzando una fucilazione contro il portiere.

3° tentativo:
Subito dopo ritentiamo, andare a letto con un'altra mesta eliminazione in saccoccia è una sconfitta troppo grande per il nostro ego. Bronx si alza per prendere le birre fingendo di non accorgersi che sto mettendo tutte le squadre sudamericane dall'altra parte del tabellone pur di non incontrarle ed imposto il tempo delle partite al minimo ("tanto contro questi brocchi segnamo facile"); vinciamo contro gli Emirati Arabi, impresa non semplice, a causa dei crampi allo stomaco per eccesso di risa. Encomiabile l'attaccante arabo che, solo davanti al portiere, crossa lateralmente dove non c'è nessuno. 0-0 contro la Bulgaria ("forse impostando le partite così veloci non facciamo in tempo a segnare per vincerle") e rischiamo l'eliminazione affrontando la terza partita rimpinzati di tarallucci e vino (i giocatori, non noi).
Ottavi tranquilli, ma stavolta ai quarti ci tocca l'Italia. Gli azzurri segnano con un appoggio in scivolata di Quagliarella su un pallone che era stato crossato abbondantemente da fuori del campo (in ogni caso, molto più fuori del gol di Tevez), ma l'arbitro convalida. Bronx comincia a piangere nel primo tempo, ma troviamo una zampata che ci porta sino ai rigori. Non ne paro neppure uno, ma la freddezza del Bronx e le doti di Gattuso fanno il resto. Sfatiamo il tabù dei quarti e via in semifinale.
L'Olanda è una squadra veloce e tecnica. La mia previsione ("attenzione ad Heitinga, guarda che è forte") viene confermata al quinto minuto, quando proprio Heitinga abbate un nostro giocatore in area, si fa ammonire e ci regala l'1-0. A questo punto si scatena l'Olanda, che segna dapprima in contropiede e poi su punizione dopo un fallo da espulsione commesso dal computer. Bronx maledice il processore, ipotizzando affascinanti congiure ("dai, è palese, gli ha fatto fallo per poter tirare la punizione e farci vedere quanto è bravo"). In inferiorità numerica ed in svantaggio, ci affidiamo alla mia esperienza (leggasi: "e che cazzo, se continuo a vagare in area e cambiare direzione prima o poi Heitinga lo farà un fallo, no?"). Altro rigore, infatti, e 2-2. Di nuovo lotteria dal dischetto, Bronx è un cecchino, ma Heitinga, sempre lui, calcia fuori il suo rigore. Andiamo a Berlino!
In finale troviamo l'Inghilterra: non facciamo in tempo a rallegrarci per non aver incrociato sudamericane che ci accorgiamo che tutti i nostri giocatori migliori sono in condizioni penose. La partita è combattuta, tiri da entrambe le squadre, un espulso per parte, portieri protagonisti insieme a San Pasquale, che infila i guantoni e si piazza sulla linea di porta della perfida Albione. Passiamo a 15' dalla fine, ma proprio agli sgoccioli gli inglesi riacciuffano la partita, e San Pasquale scopre che gli epiteti a lui rivolti possono raggiungere livelli insospettati.
Ancora una volta, si decide tutto ai rigori. Stavolta Bronx non è impeccabile sul dischetto, ma riesce con fredda determinazione a scagliare potenti maledizioni contro i tiratori inglesi ("dai, guarda questo, ma ti pare uno che sta per segnare un rigore? per me finisce fuori") finchè non otteniamo la vittoria!
Mentre Bronx esulta stappando un crodino, io piango in silenzio per l'emozione., ma soprattutto perchè 4 ore di play station tendono a far saltare gli occhi con facilità.
Sul monitor appare "SPAGNA campione del mondo!".
E, più in basso, un'altra scritta: "Jo soi, El Samorante!"