L'aspetto più bello dell'andare in spiaggia è osservarne la fauna. E non parlo di quella subacquea, limitata a qualche alga o medusa, mi riferisco ai lumaconi che si arenano invece fuori dall'acqua.
Al mare c'è un micromondo che rappresenta una campionatura del genere umano. Solo, senza vestiti, quindi priva delle impressioni di primo acchito. In sostanza, siamo tutti in mutande, nudi e scoperti in un ambiente pubblico.
Mi piace osservare la gente quando sono in spiaggia, nascosto dietro i miei occhiali da sole. Talora mi sembra anche di poterne indovinare le storie senza conoscere nulla delle persone se non il loro grado di abbronzatura, qualche dettaglio fisiognomico ed il modo di muoversi. Con presunzione, forse ci azzecco anche piuttosto spesso.
C'è chi si guarda intorno, come alla perenne ricerca di qualcosa, o nella speranza di individuare un bel paio di natiche per ravvivare la propria giornata, e chi invece resta chino sulle parole crociate o le riviste scandalistiche per ore. Chi invece dà il meglio di sè, ovvero scopre le proprie, di natiche, non avendo altro da offrire.
Una folla infinita di gente che sembra preoccuparsi soltanto di migliorare la propria abbronzatura, ostentando un amor proprio ed una sensibilità verso il bello insospettati alla vista di tutti questi corpi flaccidi, grassi o, talora, improbabilmente gonfiati da mesi di sudore in palestra.
C'è uno spaccato di mondo, si diceva: branchi di ragazzi fastidiosi che scagliano palloni ovunque, gridolini di ragazzette inabili a qualsiasi attività a parte slegarsi il costume per uniformare l'abbronzatura, isterismi intolleranti di donne di mezz'età verso ambulanti, ragazzi, sole, vento, nuvole, figli e mariti, bambini incapaci di camminare senza sollevare dune di sabbia. Eppure le giovani donne verso di loro sono sempre molto più tolleranti: il loro malcelato fastidio, talora del tutto palese, verso qualche schizzo portato da un pallone calciato da chiassosi adolescenti scompare se un pargolo calpesta le loro stuoie, calcia le loro borse o le colpisce con svariati giocattoli. Viene, anzi, accolto da sorrisi benevoli e materni.
Mi piace osservare la gente, ma per al più un paio di giorni. Poi, non potendo tornare bambino, mi rifugio soltanto in spiagge deserte, declinando l'offerta gratuita di uno spettacolo troppo farsesco.
La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. (Charles Bukowski)
Al mare c'è un micromondo che rappresenta una campionatura del genere umano. Solo, senza vestiti, quindi priva delle impressioni di primo acchito. In sostanza, siamo tutti in mutande, nudi e scoperti in un ambiente pubblico.
Mi piace osservare la gente quando sono in spiaggia, nascosto dietro i miei occhiali da sole. Talora mi sembra anche di poterne indovinare le storie senza conoscere nulla delle persone se non il loro grado di abbronzatura, qualche dettaglio fisiognomico ed il modo di muoversi. Con presunzione, forse ci azzecco anche piuttosto spesso.
C'è chi si guarda intorno, come alla perenne ricerca di qualcosa, o nella speranza di individuare un bel paio di natiche per ravvivare la propria giornata, e chi invece resta chino sulle parole crociate o le riviste scandalistiche per ore. Chi invece dà il meglio di sè, ovvero scopre le proprie, di natiche, non avendo altro da offrire.
Una folla infinita di gente che sembra preoccuparsi soltanto di migliorare la propria abbronzatura, ostentando un amor proprio ed una sensibilità verso il bello insospettati alla vista di tutti questi corpi flaccidi, grassi o, talora, improbabilmente gonfiati da mesi di sudore in palestra.
C'è uno spaccato di mondo, si diceva: branchi di ragazzi fastidiosi che scagliano palloni ovunque, gridolini di ragazzette inabili a qualsiasi attività a parte slegarsi il costume per uniformare l'abbronzatura, isterismi intolleranti di donne di mezz'età verso ambulanti, ragazzi, sole, vento, nuvole, figli e mariti, bambini incapaci di camminare senza sollevare dune di sabbia. Eppure le giovani donne verso di loro sono sempre molto più tolleranti: il loro malcelato fastidio, talora del tutto palese, verso qualche schizzo portato da un pallone calciato da chiassosi adolescenti scompare se un pargolo calpesta le loro stuoie, calcia le loro borse o le colpisce con svariati giocattoli. Viene, anzi, accolto da sorrisi benevoli e materni.
Mi piace osservare la gente, ma per al più un paio di giorni. Poi, non potendo tornare bambino, mi rifugio soltanto in spiagge deserte, declinando l'offerta gratuita di uno spettacolo troppo farsesco.
La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. (Charles Bukowski)


