Visualizzazione post con etichetta Hugo88. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hugo88. Mostra tutti i post

17 febbraio 2012

Belen di giorno

Ho fatto vedere a mia madre il video porno di Belen. E' rimasta pietrificata.

Mia madre invece si è messa a battere sul computer credendo che si fosse inceppato.

Mi incuriosisce la gente che ha bisogno di guardare il festival, ma come spaccato della società, è chiaro. Nessuno di loro guarda mai un consiglio dei ministri, eppure anche lì ci sono delle troie inette circondate da unticci vecchi imbalsamati.

E, anche lì, quello che tira le redini è coprofago.

Ma mentre questo freddo pungente metteva in ginocchio l'Italia e quindi io perdevo tempo a scegliere la migliore battuta possibile sui pompini per aprire un post su Alemanno, magari sfruttando anche la mancata convergenza dei suoi occhi per insinuare dubbi sulle sue attività, QdG, o come minchia si chiama adesso, postava il suo semestrale concentrato di sagacia comica con il tempismo di una scossa sismica, soprattutto mentre qualcuno sta praticando il coito interrotto.

Pensateci, statisticamente deve pur essere accaduto: "Terremoto a L'Aquila. 12 nati"

Il solito dissacrante post denso di fine umorismo, come disse qualcuno a proposito dell'umorismo che non c'è; se non aizzasse a pisciare sui calabresi ormai non varrebbe neppure più la pena leggerlo.

Immagino questo viscido non troppo ragazzo che aspetta quella sera ogni 6 mesi in cui non è tenuto per le palle dalla sua donna o non sta aggiornando il suo personale database di youporn per partorire qualche battuta nel suo stile sperando di concupire una troietta 14enne. E tutto questo solo perché mi ha preceduto per una stupida battuta sui pompini. Di Alemanno.

In realtà mi piace QdG, ma ho la sensazione che a lui piaccia essere insultato. E' come quelle che godono gridando "dimmi che sono la tua troia, baby". Sto solo cercando di accontentarlo.

Non so cosa ne pensiate voi, ma credo che per praticare del buon sesso orale occorrano sensibilità e perspicacia: e Alemanno ha l'aria di uno che non saprebbe risolvere un sudoku neppure in codice binario.

Tale personale convinzione è maturata dai racconti svogliati del nostro compagno che riuscì a farsi la bella del liceo; tutti, con molto tatto, gli chiedemmo se, come le premesse estetiche lasciavano intuire, i di lei soffoconi fossero effettivamente memorabili. Lui smentì, probabilmente per sfoggiare un'esperienza che nessuno di noi aveva, dicendo: "Macchè, è troppo stupida, non capisce cosa deve fare". Questo non bastò a liberarla dal suo soprannome storico, "11 settembre": era pratica di doppie penetrazioni.

Insomma, da allora sono felice di credere che ricevere del pessimo sesso orale sia la punizione per i buzzurri cui si appigliano le soubrette dello star-system.

E che perdere 20 minuti con un pessimo video porno sia la giusta punizione per chi guarda il festival di Sanremo.

1 febbraio 2012

Neve Mind (the Bollocks)

Piace a tutti l'immagine della neve che si ferma silenziosa sui tetti e sulle strade, come se invece che un addensato casuale di frattali ghiacciati fosse una calda coperta per l'anima.

Stronzate, Lucio.

Quando cade, la neve, fa un sacco di rumore, invece: si accumula fra folate di vento, cigolii, tonfi. Come la tristezza, che trova nel freddo circostante il terreno più fertile sul quale depositarsi e quindi si condensa in dolorose scaglie.

E' un fastidio, è il disagio dei fiocchi che si infilano nelle maniche, nelle orecchie, negli occhi e nel naso: è la strada ormai inspessita da una lastra di ghiaccio scivoloso, è il guanto inzuppato con cui hai pulito il parabrezza, è l'impossibilità di muoversi.

E' la folla che condivide pessime foto sfocate di strade di suburbana miseria nelle quali ci riduciamo a vivere, trattando la normalità come una festa, pascendoci di quotidianità priva di slanci, idee e novità.
E' la moltitudine di stati su facebook che esulta per la neve, quella che si lamenta di quelli che esultano per la neve, quella che invoca il caldo e fra 6 mesi aspetterà di nuovo l'inverno, in un costante modaiolo desiderio di inadattamento e pervicace inflazionata autocommiserazione.

Sono io che su facebook stanotte ho ritrovato me stesso, e mi sono rifiutato l'amicizia.

29 dicembre 2011

Ognuno conosce i suoi Pollock

Ogni tanto i critici d'arte fanno come i filosofi: s'incontrano e si mettono a discutere.
"Se prendiamo qualcuno a caso e lo spacciamo per grande artista, tutti tranne noi diranno: non abbiamo capito un cazzo di arte! Scegliamo un cialtrone e decidiamo che è sublime così la gente penserà che nell'arte c'è qualcosa che solo noi critici possiamo capire. Così avremo ancora un lavoro anziché andare a vendere fazzoletti agli incroci come dovrebbe fare chiunque non sia in grado di produrre arte ma sostenga di lavorare in campo artistico come noi parassiti!"

Pollock è l'emblema del frutto di un accordo acritico tra critici.

Rappresenta l'ultimo stadio della pittura: nel corso dei secoli siamo passati dal dipingere la realtà come dei bambini ritardati, che vivono in R^2, poi come delle persone brave col pennello. Poi ad esternizzare stati d'animo sulla tela, dopo ancora a tentare di dar vita alle idee. Pollock non dipinge nulla di tutto questo: il significato più profondo delle sue tele è che da qualche parte c'è un BRICO il cui reparto vernici ha fatto un sacco di soldi.

In realtà sono forse un po' troppo crudo: perlomeno gli va riconosciuto il grande merito di aver sdoganato la sborra come materiale artistico. Ecco infatti la sua celeberrima opera "Giovine donna dopo un bukkake":


Il suo stile è inconfondibile e si divide in due fasi: nella prima si dispiega con accortezza la tela sul pavimento. Nella seconda, la si cosparge di qualsiasi sostanza organica fino ad ottenerne un'equidistribuzione.

Il problema del consacrare con la critica gente del genere è che poi la faccenda degenera, la gente non capisce più nulla e non è in grado di riconoscere la vera arte.
Prendete ad esempio questo blog, era un posto rispettabile prima che tutti questi terroni molesti la trattassero come una tela di Pollock; l'hanno stesa per terra e poi cagato sopra, seppellendo i miei vecchi post!

Non è vero, ma mi serviva un paragone calzante. Tutto sommato il ciarpame che c'è qui sopra è arte vera, rispetto ad un'eiaculazione di Pollock: pensateci, se tutte le sue opere fossero date alle fiamme l'umanità non perderebbe in termini di arte, ma di sputacchiere.

In compenso è semplice poter organizzare mostre con le sue opere, basta un capannone, rigorosamente privo di servizi igienici. E' il concetto di arte che si evolve o, se preferite, di interazione con il pubblico.

La speranza è che Pollock fosse nient'altro che un gran burlone. Uno che passava il tempo a cagare sulle tele e poi, quando la critica lo trattava come un maestro della pittura, ridere segretamente. Il problema è che, stando alle sue dichiarazioni, era un idiota fiero, se davvero riteneva che i suoi quadri fossero prodotto del suo inconscio. A meno che "inconscio" in inglese non significhi "intestino".

Quello che accomuna Pollock ai grandi è una violenta morte precoce, in circostanze mai troppo gradite: si schiantò con la sua auto. Fu quella la sua ultima opera d'arte:


31 ottobre 2011

Metodi alternativi di rivoluzione

Il giorno successivo alla manifestazione di Roma spopolava in rete questa significativa vignetta di Marilungo:


L'avevo personalmente interpretata come una frecciata al giornalismo, o piuttosto all'assenza di esso, ma moltissimi l'hanno condivisa ponendo l'accento sulla rilevanza mediatica degli scontri piuttosto che degli argomenti del corteo e di come la violenza, termine che non metto fra virgolette solo perchè le considero un'aberrazione lessicale, abbia spostato i termini del confronto, qui ancora le virgolette non sarebbero parse poi fuori luogo, e soffocato la voce ai tanti pacifici passeggiatori.
Allora mi sono chiesto come sarebbe stata la vignetta sulla manifestazione degli indignati se non fosse degenerata ed il risultato è questo:














Insomma, la mia opinione è che, semplicemente, non se ne sarebbe parlato. Del resto qualcuno di voi ha forse sentito del corteo di ieri, sempre a Roma, con la stessa affluenza di quello del 15 ottobre? Sapete cosa reclamava quella gente? Qualcuno si è invece accorto che ho iniziato questo post parlando di una generica manifestazione e tutti avete capito a quale ci si stava riferendo? Così mi sono permesso di adattare la vignetta:



Non discuterò oltre delle violenze, del loro fine (perché, ebbene, temo che vada riconsiderata l'ipotesi che la guerriglia sia solo un mezzo). Mi permetto di suggerire alcune opzioni per cambiare il futuro di questa nazione così allo sbaraglio; tutti insieme, incuranti dei 15 milioni che da vent'anni votano ininterrottamente Berlusconi, ce la faremo:

i) la prima via è puramente democratica. Possiamo scegliere di votare il più grosso partito di opposizione dopo esser stati informati dai principali canali televisivi di quale esso sia. E' importante concentrarsi su quello, per estromettere tutti gli altri partiti più piccoli dal parlamento anche se ci rappresentano meglio, senza farsi demotivare dalle statistiche, secondo cui una larga fetta degli onorevoli cambia partito durante la legislatura.

ii) la seconda strada ricalca l'ostruzionismo economico. Basta reti Mediaset, possiamo guardare quelle RAI, capitanate da uomini asserviti ai partiti di governo o altre reti di imprenditori noti o emergenti. Basta spesa al supermarket, acquisti in libreria. Da adesso vivremo di sola aria, che è gratis!

iii) questa terza opzione spazia nell'innovativa opposizione psicologica. Gufiamo tutti intensamente il Milan, confidando che qualche sconfitta improvvisa dei rossoneri causi un colpo al re Silvio, risolvendo così d'un colpo gli annosi problemi della seconda repubblica.

iv) l'ultima proposta sembrerà la più semplice. Scendiamo in piazza, sfiliamo allegri, colorati, compagnoni. Beviamoci sopra, viviamo la giornata come una gita, passeggiamo per il centro di Roma bussando porta a porta per illustrare le nostre ragioni. Sull'esempio della Libia, dove la deposizione del tiranno è avvenuta al fatale grido di "chi non salta Gheddafi è".



ps: non c'è stata nessuna manifestazione ieri, è stata 3 giorni fa, ma avrei potuto dire qualsiasi cosa. Inoltre uno striscione della seconda vignetta inneggia alla figa, ma eravate troppo occupati a guardare Avetrana per accorgervene.

29 settembre 2011

Neutrinity

Pensare che basti la misurazione accidentale della velocità di un fascio di neutrini, creature che non si capisce bene se siano più piccole o insignificanti, per stravolgere le leggi della fisica mi lascia vagamente perplesso. D'accordo, la fisica è spesso fondata su assiomi che per pura comodità o intuizione vengono supposti veri: duemila anni fa gli oggetti cadevano con accelerazioni proporzionali al loro peso, poi il calore si trasmetteva tramite fluido, poi la massa ha iniziato a cambiare in funzione della velocità e adesso, a quanto pare, il record non ce l'hanno più i fotoni, per cui bisognerà pensare a qualcos'altro, prendendo intanto per buono tutto questo, come sempre è stato. Mi piace pensare alle teorie della fisica come dei record mondiali che possano essere costantemente migliorati, instabili ed affascinanti; tuttavia, mi permetto di esprimere qualche riserva su questa vicenda dei neutrini; voglio dire, stiamo parlando di 60ns, un tempo che se fosse un milione di volte più grande sarebbe ancora ordini di grandezza al di sotto di un battito di ciglia. Pare un po' strano che questa supposta velocità limite venga superata in maniera così risicata; giusto per dare un'idea, la luce avrebbe impiegato

0.002435018 secondi

mentre questi eroici neutrini hanno tagliato il traguardo in

0.002434958 secondi

il che significa che la massima velocità raggiungibile, 299792458 m/s, diventa 299799845 m/s.
O, se vogliamo essere brutali, resta 300000 km/s, come sempre ci hanno insegnato.

La cosa che mi ha davvero colpito è come, tutto sommato, basti molto poco per sradicare le nostre convinzioni, per minare le fondamenta delle teorie su cui si basa il nostro modo di agire. E, cosa ancora più incredibile, piuttosto che ammettere di fronte all'evidenza sperimentale che tutto il nostro sistema di valutazione è fallace si preferisce affogare nella prudenza, nel conservatorismo, irritati dalla necessità di dover mutare opinione dinnanzi ai fatti, accogliendo con fastidio il cambiamento e la diversità di vedute. Ecco, è così che mi piace immaginare i neutrini, come lampi luminosi che possano spaccare l'inamovibilità di chi non ha mai dubbi.

26 agosto 2011

Se sei Gesù e tu lo sai batti le mani


Il rinomato "Cristo perculato", volgarmente "non solo ebreo, pure negro", del santuario di Vergate sul Membro.


-Gesù, andiamo a farci un giro.
-Vieni con noi?
-...
-Sei proprio un guastafeste.
-Già, non ti sganci mai, eh?
-...
-Su, non prenderlo in giro. E' orfano di padre.
-Bella forza, è lui suo padre!
-Quindi si dà la paghetta da solo?
-Certi hanno tutte le fortune!
-Comunque Gesù, noi andiamo a pescare per farci la grigliata, ci accompagni?
-Sai che una volta ho preso un pesce grande così?
-Io ne ho preso uno anche più grande. E tu, Gesù?
-...
-Che spaccone!
-Sarà per quella storia della moltiplicazione dei pesci. Siamo tutti bravi così.
-La tua ironia è desolante, fai cascare le braccia.
-Beh, lui non ha di questi problemi.
-...
-La smetti di deriderlo? Non sai che lui ti ama?
-Ah! Ebreo, negro e ora pure ricchione? Non c'è da stupirsi che si sia fatto un sacco di nemici.
-Andiamo a pescare?
-E basta, ma c'hai il chiodo fisso!
-...
-Insomma, non gli va di andare a pescare, finisce sempre col pescare uomini, deve essere piuttosto scocciante. Facciamo una partita a poker, piuttosto.
-No, io non gioco con lui a poker, sa già le mie carte.
-Gesù non bara, come puoi non fidarti?
-Non dico questo. Però non sa giocare, ha le mani bucate.
-...
-Davvero, l'ultima volta che ho puntato 30 denari ha dato di matto.
-Va bene. Allora diamoci a qualcosa di più classico. Nascondino?
-Facciamo la conta.
-Tu non tiri il tuo numero, Gesù?
-...
-Ti hanno mai detto che sei un asociale, Gesù?
-E' vero. Vai in giro a lavare i piedi e poi tante storie per giocare a nascondino.
-Comincia tu a contare, Gesù.
-Però copriti gli occhi.
-Con le mani, così non bari.
-...
-Gesù, sei proprio di scarsa compagnia.
-Già, una vera spina nel fianco.
-...
-Piuttosto, Gesù, avrei una domanda. Ma se un ricco deve spogliarsi di tutte le sue sostanze per ambire alla felicità eterna, non condanna il povero cui regala tutto alla dannazione?
-Ma no, bisogna dividere equamente con tutti i poveri.
-...
-Gesù, ebreo, negro, ricchione e si scopre che sei pure comunista?
-Dai, andiamo via. E' solo un povero cristo.

19 luglio 2011

Feliciotteri

Prima di andare a fare da sostegno ad un sacco di bizzarri animali, le zampe restano tutte insieme, ma non semplicemente accatastate come oggetti d'arredamento: interagiscono fra loro, perchè, qualunque cosa si possa pensare, è nelle zampe che ha sede l'intelligenza animale (da cui l'espressione arcinota "ragionare con i piedi"). E del resto non è che le bestie siano poi così dotate nelle attività d'intelletto: il mio cane, per esempio, studia ingegneria aerospaziale, ma è fuoricorso.

Insomma, ci sono queste zampe che parlano fra loro: immaginate una minuscola zampa di rana, pronta alla frittura, che chiacchera con delle pantagrueliche zampe d'elefante, ormai decimate dalla moda dell'avorio e da quella degli anni '80. Oppure un silenzioso arto felino che si intrattiene con una zampa di gallina, prima che questa vada ad abbellire il faccino di qualche deflorata donzella.
Parlano fra loro e stringono amicizia, talora sino a decidere di voler restare insieme anche nel mondo animale, incuranti delle esigenze delle povere bestie; pensate all'ontologica inattitudine masturbatoria del tirannosauro o anche a palesi scherzi della natura come l'ornitorinco, vittima di zampe molto poco serie.

Un giorno due di queste zampe, di dimensioni e forme molto diverse fra loro, diciamo una grossa, bassa e tozza e l'altra snella, lunga e affusolata, divenute ormai grandi amiche, decidono di andare in coppia a svolgere il proprio compito. Il risultato fu che si attaccarono al corpo di un uccello, rendendolo una creatura sgraziata, inabile al volo, al decollo e persino alla riproduzione (perchè vorrei vedere voi, accettare di accoppiarvi con un uccello zoppo e patetico). Non starò qui a tediarvi con insulse faccende legate alla selezione naturale: sappiate solo che l'uccello in questione tentò il suicidio dapprima tagliandosi le vene e poi, non riuscendo a trovarle, ingerendo grosse quantità di benzodiazepine.

Così, in punto di morte, vide un vaporoso uccello rosa che gli si avvicinava, ma lo ignorò, credendo che fosse un'allucinazione dovuta al suo abuso di stupefacenti, fin quando l'uccello gli si posò proprio vicino e notò che affondava nel terreno una sola zampa. Allora lo interrogò:

-Come riesci a sopravvivere con una sola zampa? Come riesci a trovare l'equilibrio? Perchè non poni fine alle tue sofferenze anche tu, che sei uno sgorbio tanto quanto lo sono io?

Allora l'altro uccello, che del resto non aveva capito nulla di quell'insieme stridente di versi strascicati di una creatura morente, poso l'altra identica zampa per terra e volò via.

Morale #1: per quanto ci si possa stiracchiare e deformare le proprie caratteristiche si arriva ad un limite. Questo, in meccanica, possiamo nomarlo "punto di rottura".

Morale #2: la cosa figa dei fenicotteri è che sembra abbiano una zampa, invece ne hanno due identiche, che lavorano in simbiosi e separatamente. E trovano l'equilibrio anche su una sola, ed anzi, proprio in quei momenti l'altra, apparentemente indipendente, sta lavorando per il buon funzionamento di tutto l'organismo.

Morale #3: i fenicotteri sono molto kitsch, ma quel colore gli dona.

9 luglio 2011

Rape Me

Vorrei esternare sul foglio bianco invece di urlare di rabbia, di gioia, di libertà al vento, vorrei comporre parole sull'amore, sulla vita, sulla felicità, disegnare la cosa più bella mai intarsiata con l'alfabeto e scagliare frasi che restino sullo stomaco, pesanti come sassi, nette come il sibilo di una freccia scoccata che si conficca dritta nell'anima per condividere tutto il malessere e l'incredibile bellezza della mia vita.

Vorrei, ma non ne sono capace. Le intenzioni si scontrano con i miei limiti, sbattono contro la realtà, cercano di aggirarla appigliandosi alla volontà di essere qualcosa di diverso, a quella di soddisfare delle convenzioni sociali e delle convinzioni diffuse. La verità è che nessun proponimento e nessuna risolutezza possono consentire di superare un limite fisico, perchè in definitiva quello che resta, nei fatti, è la fisica che li sostiene e li rende possibili e non l'anima, che nessun esame anatomopatologico ha del resto mai rivelato.

Non ne sono capace perchè non so scrivere, sono al più un goffo compositore di ciarpame; ma se anche le mie velleità fossero supportate da uno stile perfetto ed una fantasia irrefrenabile, dovrei misurarmi con l'altra atavica incapacità, quella di amare: non posso parlare dell'amore, perchè le mie sono solo sbiadite imitazioni del sentimento principe. C'è un'ontologica mancanza di coraggio che mi impedisce di far splendere la mia stella semplicemente pulsando con naturalezza, nei tempi e nei modi che io sento, e non in quelli in cui ci si incanala naturalmente, quelli che servono a giustificare in pubblico la propria essenza; ma a questo in fondo si può porre rimedio, il coraggio si impara, apprendendolo con gratitudine da coloro che ce lo insegnano, ed a me non mancano certo mentori e precettori.

Ciò che invece appare ineluttabilmente immutabile è proprio la naturalezza; per me, l'amore puro e spontaneo è quello che non si palesa, che non esiste, che non si vede: credo di non aver voglia di dire più un solo "ti amo" in tutta la mia vita. Del resto, serve forse a qualcosa usare un termine astratto per esprimere un'astrazione? c'è molta più empatia in uno sguardo, più partecipazione nello scambiarsi un chewin-gum, più trasporto persino in un calcio o un morso.
Per me l'amore è non fare promesse, che tanto le parole son buone al vento, anche se tutte quelle che ho pronunciato sono sempre state vere, nel momento in cui vivevano l'acme del loro significato terreno, sparendo nel nulla dopo la dispersione delle onde sonore.

Per me l'amore è non fare assolutamente nulla di diverso da quanto non farei normalmente, non offrire nulla di più di quanto non farei se non amassi, non rappresentare una compagnia migliore di quanto non sarei in una sera qualsiasi con persone qualsiasi. E' non fare un solo gesto irrazionale, perchè nell'amore, nel mio amore, anche i gesti più istintivi non riescono ad essere immotivabili.

Per me l'amore più puro è semplicemente non amare.

3 luglio 2011

Sweet Home, Disagio.


Rubare nei supermercati, trafugare negli asili, non darsi per vinti, farsi per venti, venti ore, ventuno e busso, porte che si serrano, porte della percezione, porte che si schiudono e porte che non si riaprono, siete riusciti a entrare? porte che ti tagliano fuori, travolti dalla spontaneità, soffocati dai rumori della notte, visti, non visti, imprevisti, venere in pelliccia, venere in costume, eroina in circolo, anfetamine non assunte, anfetamine percepite, arroccarsi, turlupinare con comode litoti, la maggioranza non l'ha capito, la maggioranza ha sempre torto, se ha ragione ce l'ha per caso, la maggioranza nel dubbio se ne fotte. Guidare come un pazzo, ma a fari accesi anche di giorno, perchè voglio vedere dove vado, perchè in fondo anche vivere non è poi così difficile. Siete riusciti a entrare? Siete riusciti a uscire? It's my life, it's my wife, bisogno di sonno, metodi di privazione del senno, senno di poi, poi, una notte di luglio, ma non è buio, tanto tardi da non sembrare neppure presto, rimbalzi fraudolenti, nuvole e lenzuola. Rien de rien, mine de rien, come se nient anfuss, wagliù.

28 giugno 2011

Spellare

Alla fine ho spellato.
Nonostante la mia terronaggine manifesta, la mia sottesa resistenza al sole, la mia ostentata sbruffonaggine nel deridere coloro che sono rimasti scottati per un unico pomeriggio di mare, nonostante tutto questo, anche io sto perdendo la pelle come un serpente che fa la muta.
Pensiamo a Pannella, che rinuncia ai suoi tradizionali scioperi della fame adducendo l'evidente motivazione di non riuscire più fisicamente a sopportarli; anche Vasco Rossi ha compreso, sebbene con un ritardo di qualche lustro, che non è in grado di fare rock e di regalare emozioni con l'antica naturalezza. Si fanno da parte, perchè sono due ruderi, perchè si sono accorti di essere meno che morti, ma solo dei fantocci impregnati di patetismo.
Così anche la mia pelle, secca e morta, ma incollata saldamente sulle spalle, s'è lentamente arresa ed inevitabilmente sgretolata per lasciar posto alla pelle nuova già pronta a sostituirla con prepotenza, con freschezza e naturalezza, esattamente così come deve essere.

19 giugno 2011

Beati gli ignoranti, poiché essi vivono felici

Sul muro della mia classe campeggiavano tantissime scritte, colorate, sconce, banali. Le classiche scritte con insulti, dichiarazioni d'amore, giochi ed aulico nonsense. E poi ce n'era una vagamente isolata che recitava, senza orpelli nè ghirigori, semplicemente "beati gli ignoranti poichè essi vivono felici".

Questo è ciò che mi passa per la testa a sprazzi e che, nel successivo istante di lucidità, respingo fermamente. Io dico che, se consideriamo la felicità come sommo appagamento della nostra ambizione, allora quella frase è valida solo se l'ambizione più alta è sopravvivere e basta. Considerare lo star bene come una mutua esclusione non tanto della sofferenza, quanto della stessa capacità di provarla.

Beh, continuo a credere che possedere la sensibilità per soffrire, o anche solo per provare disagio o porsi degli interrogativi, sia forse la migliore strada per vivere lontani dalla felicità, ma al contempo l'unica strada per riconoscerla ed avvicinarvisi, per vivere in generale con una brama, un fuoco, una passione ad alimentare il senso dell'esistenza.

Goditi i tuoi doni. Goditi te stessa.

11 giugno 2011

Fifteen Cent

Lattina di birra da 15 centesimi, non fa nemmeno così schifo. Poi ti ci abitui, al piscio frizzante, cominci a sorprenderti quando senti il sapore del malto, del nettare che scende come miele giù per la gola. Fin quando ritieni uno sforzo eccessivo spendere quei pochi pesantissimi euro per regalarti l'attimo di godimento, il bere puramente edonista, l'antitesi della bottiglia in mano per mera abitudine. A questo stadio non si distinguono neppure i sapori, non ci sono birre che non si è disposti a bere, e poi ci sono quelle genericamente buone.

Sperare che la gente vada a votare perchè tutto resti esattamente com'è, mentre a Palermo la gestione del servizio idrico è in mano ad un'azienda privata con contratto trentennale dopo una gara d'appalto con la partecipazione della sola ditta vincitrice. Gioire per il meno peggio mentre dentro qualcosa muore.

Pensare che vorrei sul serio le centrali nucleari, poi che mi farebbero una paura fottuta perchè tanto lo sappiamo tutti come funziona qui e poi che è proprio per questo che le vorrei davvero, e che esplodano mentre qualche città abusiva del cazzo viene rasata al suolo da un terremoto, per far vedere alla gente quale scempio provoca l'indifferenza, la supinità, l'ostentato disinteresse. Pensare ad uno storpio sardo che diceva esattamente queste cose mentre moriva, ma non dentro, perchè un cervello può non smettere di funzionare.

Pulsare attraverso le frequenze di una piazza che festeggia per il rinnovamento sotto la madonnina di Milano e dover riporre la speranza nel nuovo nell'assessorato di un vecchio democristiano filoberlusconiano. Concludere che in fondo non me ne frega un beneamato.

Sentirsi a disagio nel camminare sulla pubblica piazza, senza nessun altro motivo, perchè gli unici reati che ho eventualmente commesso li ho divisi dietro gli striscioni con migliaia di persone e non avevo il volto nascosto. Perchè ci sono sbirri, ma non solo quelli col cazzo apparentemente duro, quelli sfigati della municipale, che ora si chiama polizia, ma i collaboratori scolastici a casa mia si chiamano ancora bidelli, i minus habens menomati e loro sono sempre i vigili. Riflettere che bere birra da 15 centesimi seduto sulle scale, eventualmente intonando qualche canzone al ritmo di un mi minore, deve essere ritenuto turpe dalla comunità.

Spiegare le vele al vento, ma vedere che il vento non capisce un cazzo.

Inseguire l'iperuranio con la speranza che le idee non divengano ombre proiettate, ma si mantengano vive, pure, splendenti e luminose. Il prezzo è la solitudine totale in quella quintessenza del vuoto e del pensiero puro; ma è lo stesso isolamento di passiva emarginazione del barbone che si abbandona fra i cunicoli delle metropolitane, pur in mezzo alla gente, pur sferzato dalle correnti d'aria, ma del tutto inerte e solitario. Ma possibilmente con in mano una lattina di birra da 15 centesimi.

1 giugno 2011

Relazione Binaria

Mi piace immaginare le persone come parole. O come lettere, o anche linee che si dipanano in un grafico ad n-dimensioni, che si incrociano, si inseguono fino a convergere o divergere, appiattirsi o innalzarsi verso l'infinito.

Variabili in grado di comporre arte e finezze su piano cartesiano come un pittore su una tela ancora intonsa. Penso agli estremi del campo di esistenza di queste variabili come nascita e morte, come limiti fisiologici: nonostante questo, mi esalta parlare di dominio, trovo sia un termine potente ed affascinante. Il tempo è nostro, lo spazio è nostro. Questo è il nostro dominio. Penso all'indipendenza, all'assenza di vincoli.

E poi penso alla Y. Per convenzione la Y dipende, se ne deve verificare l'esistenza solo in funzione di un'altra variabile, una libera, appunto, indipendente. I suoi limiti sono molto meno interessanti: non si parla di dominio, che mi evoca l'immagine di un conquistatore di terre sterminate. E' un misero codominio, termine che ricorda piuttosto un umiliante confinamento fra quattro mura domestiche in un quartiere privo di attrattive.

Guardo il mondo e penso a quante variabili nascono e muoiono dipendenti, senza uno slancio, con ogni spostamento frutto dei capricci di un'altra variabile spensierata. Un'esistenza stretta, senza neppure la dignità di un'identificazione che faccia trasparire libertà: funzione di x, f(x), come uno schiavo nato già in catene.

Piango l'irrinunciabile sofferenza delle X in un mondo di miserabili e collose Y.

24 maggio 2011

Death Shaped Box

Mi sono svegliato nel cuore della notte. E' ancora tutto buio e fuori non c'è neppure la luce della luna ad illuminare la stanza e far riflettere lo spirito. Solo una coltre di scuro profondissimo e totale.

Mi sembra di dormire da troppo tempo e nonostante questo aver ancora necessità di chiudere gli occhi e riaddormentarmi fino al completo annichilirsi della spossatezza. Ma non ho più voglia di stare sdraiato, e mi sento scomodo, ho fame, sete e bisogno di muovere le gambe. Ho deciso. Mi alzo, mangio, bevo ed esco e gustarmi l'aria della notte, il sapore della libertà di poter vagare a caso, senza meta e senza orari.

Mi sollevo e cozzo violentemente il capo nell'oscurità, ricado all'indietro e sbatto la schiena contro il materasso, cosa diavolo c'è lì sopra? e poi mi accorgo che il materasso non è morbido e poi perchè sto dormendo di schiena? Mi sposto sul materasso, stordito dal colpo, ed urto anche con la spalla. Muovo le braccia e colpisco materiale duro in ogni direzione. I tonfi sono sordi, senza eco.

A questo punto sono completamente sveglio; sento il mio respiro affannoso, percepisco l'ansia che monta come una bestia infuriata, mi accorgo che il cervello sta elaborando migliaia di pensieri cupi mentre tenta ancora disperatamente di nascondermi la verità.

Mi tranquillizzo, sto sognando, mi sdraio ancora, chiudo gli occhi, aperti solo per abitudine, respiro con calma. Il materasso sembra tornare ad essere quello morbido di sempre.

Riapro gli occhi, ma continuo a non vedere nulla. Non ci sono suoni, sembra tutto ovattato come sotto una campana di vetro. Non c'è neppure caldo o freddo, l'aria sembra carica di umidità e contemporaneamente secca, pare vuota, priva di ogni linfa. Non ci sono odori, nè sapori.

C'è la consapevolezza, l'assurda verità che diventa l'unica soluzione, la spiegazione di giorni di totale vuoto e di assenza di memoria che si fa strada lucidamente, tremendamente. C'è la disperazione.

C'è il nulla.

4 maggio 2011

Gli Sgarbi di Mourinho

Il Real di Mourinho è uscito, prevedibilmente, dalla Champions League. Non è uno scandalo sportivo se una squadra viene eliminata da una competizione, specialmente quando la sua avversaria gioca nettamente meglio e realizza il 75% di possesso palla in due partite. Non ci sono scandali sportivi, l'anno scorso questa cosa l'ha vinta l'Inter, insomma! Il buon senso vorrebbe che tutta la discussione si esaurisse qui, magari illudendoci, in uno slancio di stoltezza, che l'allenatore perdente riconoscessi i meriti di quello vincente.

Ma qui c'è Mourinho, lo Sgarbi del pallone. Li trovo spaventosamente simili: sono entrambi personaggi costruiti a tavolino, intelligenti e competenti, possibilmente bellocci, che cambiano partito in continuazione professandosi ogni volta naturalmente predisposti verso quello in cui militano al momento, ma mantengono lo stesso sostrato di paraculaggine e la stessa stronza ostentata supponenza. Entrambi coi loro modi peggiorano il loro mondo e se ne compiacciono, osannati da una folla di pezzenti.

Infatti, un anno dopo, a S.Siro fanno ancora la pinolada quando l'arbitro assegna una rimessa laterale dubbia all'avversaria dell'Inter.

La differenza è che Mourinho non grida fino allo sfinimento, al posto suo lo fanno, come da programma, le televisioni ed i media.

Il risultato è che si costruisce un clima di guerra e tensione ed odio per ogni partita importante, questo sommato al secolare astio campanilistico, politico, sociale e sportivo fra Real e Barcellona. E, sempre come da copione, in campo non si gioca a calcio, ma ci si addentra per terreni inesplorati financo dalle arti arziali. I catalani si adeguano, col tipo che centrato da un capello si rotola per terra come se gli fosse arrivato un mattone sui coglioni. E Mourinho si lamenta del clima che lui stesso ha creato per impedire agli avversari di asfaltarlo di legnate, lui, che è così scorretto che si sparerebbe ad un piede pur di accusare gli altri.

E poi Mou difende Pepe, che è uno che io espellerei a prescindere. Perchè tu non sai cosa ha fatto, ma lui sì. Nel Real lui e Sergio Ramos mi danno proprio un'idea materazzica.

Sapete che da quando Ramos è passato al Real il tasso di criminalità a Siviglia è sceso del 27%? Ne ha uccisi più lui del cancro.

E' il giocatore più espulso della storia del Real ed ha ancora 25 anni. Le sue potenzialità sono a dir poco Monteriane. Se continua così sarà secondo solo alla grande peste del 1346. Gli avversari fanno come con Dracula, gli mostrano il crocifisso e si fanno il segno della croce quando arriva.

Abbiamo finalmente scoperto perché i Mori si son ritirati dalla Spagna: per non giocare contro Sergio Ramos. Anche la colonizzazione spagnola comunque era solo un modo per trovare qualcosa di meno violento da fare a Sergio Ramos.

Infatti il ritorno non l'ha saltato per squalifica, non può giocare fuori casa perchè è ai domiciliari al Berbabeu. Del resto è inevitabile, quando scendi in campo convinto di essere un messo del Tetro Mietitore.

Ma torniamo a Mourinho.

Quello che volevo dire, insomma, è che godo come un riccio per la sua eliminazione. Impara a far giocare a calcio le tue squadre, Mou. Intanto, puppa.

29 aprile 2011

Teorema di Dio

Il Teorema di Ferradini sull'amore è piuttosto chiaro: comportarsi da irredimibile bastardo aiuta ad ottenere la dedizione di una donna.

Non è certo mia intenzione spendere parole per smentire l'evidenza sperimentale.

Tuttavia, mi sono chiesto, nel rapporto con Dio, che dicunt rappresenti l'amore per eccellenza, qual è la strategia vincente da seguire per ammaliarlo ed ottenerne quindi gli sterminati favori?

Pregare una donna parrebbe controproducente, ma pregare Dio? Dio potrebbe inoltre essere donna, anche se nell'iconografia classica è visto come un vecchio barbuto; del resto lo sperma ha un pessimo sapore.

Sempre dicunt, chiaramente.

Secondo quel luminare del CNR che occupa il suo posto perchè scelto da forze politiche e non certo per le sue capacità nella ricerca, Dio punisce con fame, carestie e album di Vasco Rossi quelle civiltà che si allontanano dal suo messaggio. A mio parere, ed il mio parere conta quanto il suo, con la differenza che nel mio mondo non ci sono amici invisibili, funziona esattamente al contrario: dedicare la propria vita al signore porta sfiga (e, sempre secondo la tradizione, probabile morte violenta). Pensiamo alle facce delle suore, barbute anch'esse, o a Ronaldo, che dopo 6 mesi di infortunio al ginocchio rientra in campo facendosi tre volte il segno della croce e dopo 6 minuti bela a terra col crociato in frantumi. Mi dicono dalla regia che mentre scrivo queste righe un tornado sta distruggendo l'Alabama: vedete? Dio esiste ed è donna.

Una recente ricerca ha rivelato che bestemmiare aiuta a sopportare dolori e fastidi. Ma non solo perchè aiuta a sfogarsi, ma soprattutto perchè il nostro Dio-donna si affeziona a questi maltrattamenti.

A questo punto, per il clero diventerebbe conveniente rivedere le pratiche per le beatificazioni: da adesso in poi diventeranno santi coloro che, invocati con epiteti ingiuriosi, riusciranno a compiere atti miracolosi. O, per semplificare ulteriormente le cose, visto che non esiste nessun miracolo, diventeranno santi tutti coloro con cui sarà possibile tirar su un po' di grano.

Del resto, con Dio non si butta via niente.
Dicunt, eh!

31 marzo 2011

Beati gli ultimi

Da piccolo, nel sentire recitare la manfrina "beati gli ultimi, poichè saranno i primi", perlopiù da amici irrimediabilmente destinati ad essere superati senza pietà nelle corse in bicicletta come nei voti a scuola ed incapaci di usare la parola "poichè" in altre frasi di senso compiuto, mi venivano in mente le Minardi, che chiudevano regolarmente ogni GP di formula 1 dell'epoca fra doppiaggi e sberleffi.

Sempre, in ogni circuito, le Minardi erano lì, a prendersi le ultime due posizioni senza mai ottenere un punto; dopo qualche giro non venivano neppure più inquadrate, solo rapidamente sul finale, quando si trascinavano stancamente oltre il traguardo, come a ricordare che l'importante è partecipare; questo prima di indugiare per ore sullo champagne destinato ai piloti sul podio. Mi facevano pena e mi piaceva immaginare che a metà gara, ad un fortissimo segnale acustico convenuto, le macchine avrebbero dovuto fare inversione e cominciare a correre nell'altro verso, con le Minardi finalmente in testa a resistere strenuamente all'inevitabile ritorno delle altre vetture.

Ecco, così quella storiella avrebbe avuto un senso, senza contare che si sarebbero risolti in un colpo solo anche gli annosi problemi della F1 per evitare di addormentarsi al terzo giro.

Invece nella vita reale gli ultimi sono sempre gli stessi: i barboni, i poveracci, gli umili, i perdenti, la Juve (in ogni caso l'Inter di turno). E oggi come allora fatico a comprendere perchè ci si dovrebbe beare nella sconfitta, nel disagio e nell'umiliazione, ma percepisco ovunque una tale esaltazione della mediocrità e della grettezza, dell'incapacità e dell'amorfismo da non esser più sorpreso che la gente ami citare questa massima pur, come sempre, senza sforzarsi di coglierne un qualsiasi significato.

Probabilmente anche la vita è una gara, solo che il traguardo è la sconfitta certa e, sebbene molti amino convincersi che questa giostra potrà continuare per sempre, la nostra corsa non conduce da nessuna parte. Eppure, pur sapendo che la gara verrà sospesa, per uno spirito innato si vuol correre ed arrivare prima, senza curarsi di osservare le tracce di questo percorso, senza migliorarlo, senza lasciarne di nuove.

Solo una folle corsa all'autocompiacimento, per mostrare la propria velocità agli altri prima di piombare nell'abisso. Non capisco ad esempio come ci si possa ritrovare ad 80 anni con più soldi accumulati di quanti se ne possano spendere in dieci vite, usando gli spiccioli per illudersi di ottenere l'affetto e l'amore e l'immortalità del corpo, ma consci che il destino per un animo vuoto è l'oblio perpetuo e per uno nero la cronica condanna.

Forse vivere è respirare l'aria e sentirla più a fondo, percepirne la libertà sin dentro i più piccoli alveoli, guardare la luce sino a farla brillare di più ed illuminarci la mente. Sarò ultimo in ogni gara, ma non vedrò mai il traguardo.

Che queste siano le chiavi del paradiso?

17 febbraio 2011

Oh, pretty women!

E' stato entusiasmante domenica vedere così tante donne in piazza. Notevole che affinché la presenza femminile raggiunga finalmente il 50% in una qualsiasi iniziativa pubblica sia necessario indire una manifestazione apposta.

Che poi, solo un gruppo femminista può organizzare un corteo nel bel mezzo dei campionati di calcio: a me sembra una scelta radical-chic che non tiene conto delle reali esigenze del paese. Ho visto un uomo alto, nerboruto e baffuto con un cartello appeso al collo che recitava "Sono una donna e non sono in vendita" ed un auricolare nascosto alla moglie celato sotto il cappello. Il momento di gran lunga più triste, a parte quando dal palco hanno invocato l'urlo della piazza con un sempreverde "facciamoci sentire" ottenendo in risposta non un boato, bensì un accavallarsi di gridolini estatici ed isterici che nemmeno alla prima di Titanic.

Però è stato entusiasmante assaporare la novità delle donne in piazza per migliorare la propria condizione: da domani saranno messe in vendita soltanto padelle ignifughe.

No, davvero, anche la polizia non sapeva come comportarsi: nessun agente voleva estrarre il manganello per paura che risultasse il più piccolo, così han cercato di disperdere la folla mettendo fra i negozi dei vistosi cartelli "SALDI".

Un milione di donne in piazza; a chiedere scusa, suppongo, visto che l'elettore medio di Berlusconi è la casalinga over50. Non vedo il problema femminile, sinceramente; o meglio, lo ritengo un sottocaso dell'enorme immobilismo sociale e culturale che si chiama Italia. Le donne, come gli italiani, hanno esattamente quello che si meritano.

Per esempio, questo festival di Sanremo: nell'impareggiabile corsa al ribasso della televisione pubblica, in un contesto di musica mediocre, comici da bagaglino e pubblico ammaestrato come da tradizione, le vallette sono due inette che considero meno che prostitute, e che per questo piacciono a tutti.

Vorrei almeno vedere Morandi, che perlomeno è stato l'unico a dedicare al Papa "immagina non esista nè il paradiso nè la tua fottuta religione", anche se non certo volontariamente, che suona "Anarchy in UK", spacca la chitarra su quella noiosissima scalinata e se ne va gridando "questa è musica, stronzi".

Ve l'immaginate?

Neanch'io. Tenetevi Al Bano, donne.

31 gennaio 2011

Papa-San


Giovanni Paolo II sarà beatificato nel giorno della festa del lavoro per aver guarito una suora dal Parkinson.

Estraendo dalle sue chiappe flaccide un vibratore di 28cm con TurboPower impiegato dalla religiosa per sopportare la mortificazione del proprio corpo inflitta dall'appartenenza ad un'associazione che ritiene deplorevole sollazzarsi con un altrui glande. Rendiamo grazie a Cristo.

(e tutto questo potrebbe ancora sembrare verosimile, se soltanto Giovanni Paolo II non fosse risultato morto ormai da diversi mesi. Un cadavere dotato di proprietà taumaturgiche: in effetti può crederci solo un cattolico. O un fan di Harry Potter)

Raccontata così sembra l'esordio di un post di QualcosadelGenere, se soltanto non fosse privo dell'adorabile venatura antifrastica tanto di moda su quel blog per far apparire l'autore un anticonformista di terza generazione (cioè un anticonformista non conforme all'anticonformismo di quelli che snobbano l'anticonformismo dilagante) e di qualche poco credibile aneddoto sulle sue esperienze sessuali.

A meno che QualcosadelGenere non sia Giovanni Paolo II, naturalmente. Nel qual caso, fra le chiappe della suora avrebbe trovato anche un simpaticissimo scoiattolo.

Però il resto è vero. GP2 avrebbe guarito una suora dal Parkinson.
..
L'uomo che ha perfettamente funto da sismografo durante il terremoto dell'Aquila pur trovandosi in un'altra città avrebbe guarito qualcuno dal Parkinson.
L'unico individuo che risultava meno comprensibile di Umberto Bossi alla sagra del rutto libero avrebbe guarito qualcuno dal Parkinson.

E' un po' come se Amauri vincesse il pallone d'Oro alla carriera per aver insegnato a giocare a calcio a Messi, o come se Britney Spears entrasse nella Rock and Roll Hall of Fame per aver ispirato i Pink Floyd.

Secondo me questa pagliacciata è un test della chiesa cattolica per valutare sino a che punto possono spingersi con gli allocchi che gli vanno dietro.

-Sua Santità, ci hanno creduto.
-No, dai, qualcuno avrà detto qualcosa?
-Nulla, Santità.
-Incredibile. Il prossimo mese proviamo con Gesù che trasforma acqua in vino col pensiero.
-Ehm, l'abbiamo già fatto.
-Sul serio? Allora diffondiamo la notizia che si può essere vergini anche se incinta. Sarà utile ad un sacco di ragazzine per risolvere qualche problema coi genitori.
-Abbiamo già fatto anche questo.
-Davvero? Allora diciamo che Dio aiuterà la Juventus a vincere lo scudetto.
-Non credo che ci cascheranno in molti.
-Sta tranquillo. Anche per quello c'è un sacco di gente che si appella alla fede, respingendo l'ovvia realtà. Vedrai che non se ne accorgerà nessuno.

18 gennaio 2011

Mattina

Mi spiace, ma stavolta non me la sento proprio di prendermela col presidente.

E non perchè non mi interessi della sua vita privata, sono una casalinga pettegola e adoro grufolare nelle vite degli altri e se fosse diffuso un video di Berlusconi che si fa frustare da due minorenni marocchine col colbacco e falce e martello in testa me lo godrei mangiando pop-corn. E neppure perchè si possano trovare decine di motivi migliori per accusarlo e mandarlo finalmente a cagare: ogni mezzo è buono, dalla telefonata all'esposivo.

No, il vero motivo per cui mi sento di poter essere addirittura solidale è che, essendo consentito fare sesso con minorenni ed essendo oltretutto assolutamente legale pagare persone per ottenere prestazioni sessuali, contestare il reato di prostituzione minorile ad un uomo che paga Ruby per scoparsela rasenta il farsesco.

Parto dalla pura supposizione, secondo me largamente condivisa anche dall'opposizione, che Ruby abbia visto più cazzi di me che gioco a calcio due volte la settimana e faccio la doccia in ogni occasione con entrambe le squadre per festeggiare il risultato (ma non si sta parlando di me adesso).

E tralasciamo l'odiosa abitudine delle ragazze di considerarsi donne navigate sin dalla tenera età della prima mestruazione, che sembra costringerle per superare l'evidente immaturità dei coetanei dell'altro sesso a trovar rifugio fra le braccia del maggiorenne rappresentante d'istituto, quello rigorosamente più stupido, seguito per i corridoi della scuola da una pletora di 13enni disposte a concedergli le più astruse profondità della propria vulva. E parallelamente costringere i sopracitati coetanei maschi a sprecare i primi anni delle proprie erezioni in maratone onanistiche ai danni di soubrette dello star sistem. Alla luce di tutto questo i criteri per la determinazione della maggiore età sessuale potrebbero essere effettivamente rivisti.

La verità pura e semplice è che la maggior parte degli uomini ha effettivamente pagato per ottenere affetto. E non parlo di sesso con le prostitute, che peraltro costa molto meno del sesso familiare, visto quanto Silvio deve passare a Veronica di alimenti, che nemmeno una squadra di rugby incazzata consumerebbe tutto quel cibo.

Parlo del fatto che a tutti noi è capitato di dover invitare fuori delle giovani, sin dalle quindicenni ai tempi della scuola, offrire loro il gelato o il cinema o la cena, nella speranza che l'evidente scrocco le inducesse a maturare sensi di colpa espiabili con un sano pompino. E molto spesso succede così.

Bando alle ipocrisie: su Facebook c'è un gruppo con 50mila ragazze che sostengono di "considerare un congiuntivo più sexy di un orologio di lusso". A parte la stravaganza del paragone (anche io considero un congiuntivo più sexy di una trave, per esempio), credo che se andassi da loro recitando "ma se io adesso ti chiedessi di farmi un pompino, tu accetteresti?", risulterei ben poco sexy, anche se nell'ultimo periodo ho impiegato ben due congiuntivi. Ma credo parimenti che almeno qualcuna accetterebbe un orologio in dono.

Anche a me non piace, ma è così: il sesso si ottiene tramite una trafila di pratiche burocratiche, meccanismo che sappiamo può essere facilmente oliato dalla conoscenza diretta e dai soldi.

Mi sembra di vedere le vostre facce scandalizzate, le stesse espressioni che le cozze acide ed in evidente carenza di membro virile riservavano a scuola a Claudia, rea di essere troppo bella e troppo disponibile. Con lei quella trafila si saltava a piè pari e per questo era soprannominata "Mattina". Non perchè le sue fattezze suggerissero versi romantici: si trattava del tempo necessario a convincerla a seguirci e condurla in qualche spiaggia deserta, ove giunti ci pensava lei ad illuminarci d'immenso.

Discografia consigliata:
Rapput - Claudio Bisio & Rocco Tanica