Piace a tutti l'immagine della neve che si ferma silenziosa sui tetti e sulle strade, come se invece che un addensato casuale di frattali ghiacciati fosse una calda coperta per l'anima.
Stronzate, Lucio.
Quando cade, la neve, fa un sacco di rumore, invece: si accumula fra folate di vento, cigolii, tonfi. Come la tristezza, che trova nel freddo circostante il terreno più fertile sul quale depositarsi e quindi si condensa in dolorose scaglie.
Stronzate, Lucio.
Quando cade, la neve, fa un sacco di rumore, invece: si accumula fra folate di vento, cigolii, tonfi. Come la tristezza, che trova nel freddo circostante il terreno più fertile sul quale depositarsi e quindi si condensa in dolorose scaglie.
E' un fastidio, è il disagio dei fiocchi che si infilano nelle maniche, nelle orecchie, negli occhi e nel naso: è la strada ormai inspessita da una lastra di ghiaccio scivoloso, è il guanto inzuppato con cui hai pulito il parabrezza, è l'impossibilità di muoversi.
E' la folla che condivide pessime foto sfocate di strade di suburbana miseria nelle quali ci riduciamo a vivere, trattando la normalità come una festa, pascendoci di quotidianità priva di slanci, idee e novità.
E' la moltitudine di stati su facebook che esulta per la neve, quella che si lamenta di quelli che esultano per la neve, quella che invoca il caldo e fra 6 mesi aspetterà di nuovo l'inverno, in un costante modaiolo desiderio di inadattamento e pervicace inflazionata autocommiserazione.
Sono io che su facebook stanotte ho ritrovato me stesso, e mi sono rifiutato l'amicizia.
E' la folla che condivide pessime foto sfocate di strade di suburbana miseria nelle quali ci riduciamo a vivere, trattando la normalità come una festa, pascendoci di quotidianità priva di slanci, idee e novità.
E' la moltitudine di stati su facebook che esulta per la neve, quella che si lamenta di quelli che esultano per la neve, quella che invoca il caldo e fra 6 mesi aspetterà di nuovo l'inverno, in un costante modaiolo desiderio di inadattamento e pervicace inflazionata autocommiserazione.
Sono io che su facebook stanotte ho ritrovato me stesso, e mi sono rifiutato l'amicizia.
2 commenti:
Io ho sempre odiato l'estate, preferito sin da piccolo l'inverno. Vuoi per le mie origini africane e per l'"esotico" candore della neve, vuoi per un comportamento che da alcune persone (in scala maggiore, di sesso femminile: quello che si elegge a genere più romantico mentre alla fine son solamente pruriti della vulva) è stato definito da "orso". Il problema è che d'estate sudo. E puzzo. Anche d'inverno, ma ho più tempo per rimanere a casa e non farlo notare a nessuno.
Hai dimenticato "è il simpaticone che ti fa esplodere una palla di neve sulla nuca, bagnandoti per giunta la sigaretta".
Che però in genere non è così male come cosa, specie perché il simpaticone di solito sono io.
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