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5 aprile 2012

Venere e Marte

Una percezione alternativa dei contorni della vita può essere ottenuta disallineando gli occhi. Quando la distanza si fa troppo ridotta, la presenza ciclopica dell'Altro è tanto nitida da sfocare la semantica della parole. Ma se ci si ferma appena prima, sono i dettagli dell'iride a rivelare il nostro scorrere, e sobbalzare, in rami paralleli del tempo, ed è naturale interrogarsi su cosa fossimo, da entità ancora congiunte, quando la linfa scorreva in un unico tronco. Si era privi di sesso, e l'albero non manifestava alcuna pulsione a piegare il circondario ad una legislazione morale mutevole e contraddittoria. Si era nel corso principale della storia, quello dove ogni riflusso determina una biforcazione, ma non altera il destino.
Vi chiederete forse a chi spetti la corona, alla morte del corso principale. Io non ne ho idea. Ho solo percepito, attraverso gli occhi e il fremito dei tendini.
Alla giusta distanza, le pupille di Bi convergono verso l'apice del naso, conferendole un'aria spaurita, smarrita, fanciullescamente affettuosa, trepidante. Se ne può forzare la dolcezza lasciandola giocare. Ma si sa, non c'è niente di meglio di una partita a carte per rivangare vecchi rancori, come essersi impegnati, piegati e spezzati, ma recando ancora addosso segni e macchie di un lungo vizio. "Mi ricordo di quell'episodio" - mi ricordo anch'io, e vorrei non fosse parte di me. "Dobbiamo procedere adagio, perché giunti al termine, non ci sarà più nulla" - ma ciò è falso: lo testimonia la resurrezione di mille civiltà sulle ceneri e le macerie delle precedenti, nella stessa storia che sorride alla morte e attraverso le virili mani del coraggio scrive: "daccapo".
Ti tengo per mano col solo mignolo, disallineo gli occhi sull'orizzonte - il destro, appena più in alto del sinistro, all'affannosa ricerca del secondo, terzo, quarto passo in avanti, per strappare una certezza dai contorni e le rughe che il tempo non ha ancora scolpito - il sinistro bada: quanto sei vicina, quale dei mille tuoi sensi mi avvolge. Da bambino avevo un flipper, credo provenisse dallo stabilimento balneare dove mio padre e i suoi amici trascorrevano le estati della loro giovinezza. Una notte sognai che applicando la giusta forza sulle leve del flipper, e contraendo i muscoli della braccia, potessi staccarmi dal suolo per un tempo indefinito, in una sorta di volo condizionato unicamente dalla permanenza del contatto col gioco.
Quel sogno ha condizionato l'intera mia esistenza.
Più volte ho sospettato di essere effettivamente riuscito a sovvertire il naturale equilibrio gravitazionale: d'altronde, ho sempre avuto delle braccia piuttosto forti, anche quando sono stato gracile, anche quando ho trascorso sei mesi ubriaco. I processi di innovazione e sradicamento sono reciprocamente funzionali - è un verità millenaria, impressa nei piccoli cerchi dello Yin e dello Yang. Così, quando pochi giorni fa ho visto per strada una ragazza con un bastone da cieca - inconfondibile, bianco e rosso - che pur cieca non era, per il rapido incedere e l'abilità nello schivare i proiettili metallici del nervoso traffico cittadino, sono rimasto inquietato dalla parodia, e l'iperbole, di me stesso. Sognavo pure di vincere la timidezza, leggendo qualcosa di imprescindibile ad alta voce, dinanzi a tutti. Magari la domenica, nel prato vicino alla torre. Sono stato risoluto per tre volte e per tre volte ha piovuto, a dirotto, alché ho desistito.
Poco più tardi, il rovescio del mondo ha voluto che leggessi all'interno di una trasmissione radiofonica. Di domenica.
Questi numi hanno un senso dell'umorismo da squilibrati: mi piace, mi piace da impazzire.
Penso correrò a giocare con la mia Stella,
e mi riporterò sul podio dei vanagloriosi, a questuare attenzioni.


9 febbraio 2012

Ogni cosa al suo posto ed ogni posto nel gorgo, muto.

Subito dopo la proclamazione e il bando tutti mi chiesero
quale dovesse essere il pubblico. Io risposi nel mio metro,
dalle ventuno alle ventiquattro sillabe, che diviene musicale
solo ripensandolo, sezionandolo, spingendolo in profondità
parentetiche da cui riemergere affamati d'aria,
lungo i tappeti di spine che si srotolano implacabili
e dividono dagli appuntamenti con la carne dei sogni.
Il pubblico sarà quello più esigente, che squadra in un guizzo
i risvolti nauseabondi e cestina, senza pietà. Il pubblico
sarà il tempo, il tempo lungi da venire.
Il generale chiese agli astanti di scegliere tra lui
e la terra d'Atlantide: seguì le indicazioni fornite
da un'unica voce, tonante, nella compatta disarmonia del coro.
Disarmante manifestazione di un disordine rosso, rossissimo,
inconfutabile. Pensare che da piccolo mi sentivo confortato
dal sapere che, a tavola, il posto in prossimità della finestra
spettava a mia madre, quello centrale era mio e quello
vicino alla porta era per mio padre. Ricordo ancora
quanto spiazzante, forse persino umiliante, fu, alla sera,
trovare il letto sfatto, quando alla mattina mi ero destato
accanto a un amico. "Come puoi violare così quanto predichi,
e sbraiti?" rivolsi a mio padre, solo attraverso gli occhi.
Egli si voltò, e andò via. La prima colazione a letto
me la portò A., circa dieci anni più tardi.
Fui sorpreso e incapace di gratitudine. Un evento del genere
avrebbe ben figurato nel novero dei miei primordiali slanci
d'architettura del mondo: tutti dettagli nitidi, unici e incausali.
Ogni mattoncino poteva giustapporsi ad uno analogo in almeno
quattordici modi: ciò garantiva margini apparentemente buoni
di riuscita dell'iniziativa. Nei momenti di smarrimento,
era sufficiente una rapida occhiata alle figure,
un destro calco dal Libro della conoscenza.
Per il bambino, ciò non era né forzare, né barare.
Passò sotto silenzio, rimase così.

Crebbi perciò ignobile, freddo, mostruoso,
ebbro di ambizioni che credevo esistenti, tangibili,
ebbro di contatto fisico con la carne dei sogni.

Sulla strada che divideva da uno svago geometrico e dal caffè
mi imbattei in A., che fremeva, per un bacio.
Glielo diedi, quello e molti altri. Troppo freddo, inumano,
negarsi, di fronte ad un palpito così puro.
Alla prima folata di vento che ci divise per più di un palmo,
realizzai di trovarmi sull'orlo di un baratro.
Qualcuno urlò: "La leggerezza è un crimine!"
ed io la rincondussi alla sua città, fornendole indicazioni
per distinguere i mostri ed i ladri, specie quelli che,
contro la loro stessa natura, si reputano abili e santi.
Le raccontai poi del taglio sulla mano, così come feci con Bi,
ma ad A. lo raccontai per incutere timore. Ebbi successo.
Il giorno dopo mi scrisse "tu non hai amore, hai solo morte"
donandomi questa immagine funebre di me che depongo a terra
un trofeo senza vita, candido e delicatamente agghindato.
Promise di non far menzione del nostro incontro
ma disattese la promessa.

Mi sento vile! - per aver scientemente sovrapposto, limato
e confuso le iniziali e i percorsi di due donne diverse.
Non i luoghi, no: per gli architetti del tempo, i luoghi sono sacri.
La scappatoia che mi salva dalla totale abiezione è che per i morti
ogni luogo, ed ogni tempo, è il medesimo.
Mi incammino così verso casa di Bi, anch'essa prossima al greto,
gravando con tutto il peso sul piede sinistro,
debilitato da un bruciante senso di colpa.
Il paesaggio è spoglio, privo di costruzioni, silenzioso.
Le parole "scegli me" giacciono spente sul fondo del mio stomaco.


20 novembre 2011

Zen

C: Word è doppiogiochista,
io ho un bel taccuino:
export,
che m ispira e mi fa scrivere queste stronzataggini
che comunque servono solo a farmi mangiare il cazzo.

G: Hahaha.
E perché?

C: perché non mi pare servano ad altro,
non credi?
Quindi mi mangio il cazzo.

G: mmm, certe volte la roba vecchia può tornare utile!
Metti che tieni una tra le mani e le dici:
io sono scrittore!
Beh, vuoi dimostrarglielo?

C: Sì, le mostro come uno scrittore sappia mangiarsi bene il cazzo.
hai ragione.

G: Esatto... e poi le dici: visto? Adesso prova tu!


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15 luglio 2011

Sui binari

Mi trovavo con Lei, l’uno di fronte all’altro, nel treno metafora della vita. Correva veloce, quasi come se maree e maree di gente muscolosa e forzuta lo spingessero all’infinito, senza sosta, senza meta, senza sapere, forse, neanche perché andasse in quella direzione, in quel verso e con quale criterio accompagnasse e trasportasse tutti quei personaggi che lo riempivano e che riempivano e che riempiono e che riempiranno la vita, le vite. Correva veloce, di fianco a paesaggi di ogni genere, marittimi, montuosi, collinari, pianeggianti, con alberi, frutti, animali, forse esseri umani. Correva veloce, lasciando poche tracce di sé, probabilmente alcuna, e forse una scia luminosa che biancheggiava l’eterno passato appena serpeggiato e vissuto. Correva veloce perché aveva fretta di arrivare a destinazione, semmai ci fosse, poiché la sua anima intrinseca riteneva necessario terminare tutto e subito, cancellando definitivamente l’inizio e il durante. Correva, ed io osservavo Lei e non il paesaggio, non le montagne ed il verde: era Lei la mia ragione di vita, i suoi occhi ingenui, di fronte a me, lucidi, piccoli come una noce – e teneri, languidi, che osservavano quel giallo e quel rosso e quella moltitudine infinita di colori sulla sua destra che cambiava continuamente aspetto senza alcuna ragione – e poi riscopriva la sua bocca, la colmava di saliva, si toccava il naso, si guardava attorno, dava un’occhiata ai miei occhi spenti ma ancora in grado di scrutare, esaminare ed immaginare e ritornava ad osservare il mondo pieno, limpido ma infinitamente finito di fianco a Lei. La sognavo nuda, proprio in quel preciso istante, nuda e vogliosa di buttarsi sul mio membro e farne ciò che voleva; la immaginavo proprio così, coi capelli scuri come le sue sopracciglia ed i suoi occhi, con le labbra sempre più sottili e sempre più incantevoli, sopra al collo e le scapole odorose e sottili, davanti alla schiena ossuta, piena di pelle rosa e morbida e pronta a subire eterni baci assassini. La immaginavo così com’era, col seno piccolo e ricco di bellezza, col pancino sempre più bianco come la neve e come la pace e come il paradiso. Pensavo che il sesso in quel treno metafora della vita sarebbe potuto essere migliore di qualunque altra cosa; ed al mio fianco un posto vacante, forse perché al mio fianco il posto vacante è presente dalla nascita. Poi di fianco a Lei c’era l’uomo dell’Est, ma italiano, col labbro gonfio, una maglietta rossa che incuteva terrore, jeans, birra, pochi capelli sopra una fronte spaziosa per occhi assonnati ma sensuali. Anche lui aveva fantasie erotiche, forse sulla moglie, sulla madre, sulla sorella, sulla ragazza, o su di Lei – perché la osservava, di tanto in tanto, osservava quella schiena e quelle ossa sporgenti della mia Lei. Chissà a cosa pensava mentre sulla destra mia c’era il tipico uomo ignoto, di cui non saprei descrivere nulla se non il suo aspetto fisico, con barba precisa, alla moda, ed occhi fissi nel nulla per ben due ore. Proprio perché di fronte a lui c’era l’esperta signora che tutti vorrebbero scopare, a telefono con il figlio, forse, o con il parente che avrebbe dovuto prendersi cura del figlio durante la sua assenza; e dopo la telefonata lei che s’insospettiva, ansiosa, forse dopo aver ricevuto notizie sconfortanti, tanto sconfortarti da perturbare la sua psiche colta ed intelligente ma non abbastanza da scacciare ogni male da ogni pensiero. Ma lei manteneva il suo entusiasmo ed il suo essere sensuale, con le spalle di fuori e le ossa ad accompagnare collo e braccia, tanto erotiche e passionali quanto la voglia di scoparla all’infinito. Una donna anziana, non così tanto, le faceva compagnia senza conoscerla, senza sapere neanche il suo nome: era la donna che non guarderesti mai e poi mai, perché tanto inutile quanto grande era la sua bruttezza ed il suo squallore di vita borghese e precisa. Forse anche lei viveva quel treno metafora della vita senza alcun motivo concreto, forse pure lei aveva sassi da togliere dalle scarpe per vivere nuove esperienze in grado di farle dimenticare la miseria e la povertà di trasgressione e di vita e di amore della sua esistenza. Due donne, poi, proprio di fronte a me, dietro la donna matura e ferocemente attraente sulla mia destra: era una bionda, con un seno enorme, ed un neo abbastanza grande accanto ad un altro neo abbastanza piccolo: erano i nei dell’erotismo, quelli che leccheresti mentre distruggi il suo organo primario e mentre palpi le sue mammelle grandi quanto la tua brama di saziare le tue passioni; di fianco, un'altra lei, la sua compagna, amica, ignota, senza se e senza ma, con occhiali scuri che francamente avrei tolto per vedere il viso forse splendido forse inquietante. Passano persone che non hanno significato, s’incamminano lungo i vagoni del treno metafora della vita, passando evanescenti tra le mie brame, le mie considerazioni ed il mio riposo e le mie riflessioni impure e pure. Correva veloce, lungo i binari trucidi e marroni, consumati dalle sue continue corse veloci e lente, ma pur sempre corse. Correva senza pietà, non lasciava scampo per chi volesse scendere perché anche costoro avevano di fronte a sé la fine di quel tragitto lungo e breve, proprio come una vita. Correva mentre qualcuno leggeva, ascoltava musica o sentiva un amico col cellulare, per ingannare il tempo in mille modi diversi e dimenticare il continuo scorrere del treno metafora della vita e del suo eterno correre verso l’oscuro e verso la fine di tutto. Null’altro poteva dare significato a quella corsa scatenata e folle, null’altro, nemmeno le sognate scopate con la donna matura o quella prosperosa, nemmeno le caduche esperienze mondane che si sarebbero potute vivere con esse, nemmeno la ricerca degli sguardi degli altri, dell’uomo dell’Est, dell’uomo ignoto, della donna anziana ed insensata, nemmeno lo scorgere dei loro occhi e scovare le loro profonde anime per poi scoprire di trovare uomini e donne estremamente interessanti, estremamente grandi e più grandi di me. Provvisorie gioie, precari appagamenti sessuali o di altro genere, temporanei ed instabili attimi di felicità nei loro occhi o nel loro sesso. Provvisorie, precarie, temporanee azioni, basse e di poco conto che distraggono me e gli altri dalla corsa pazza e sempre più veloce del treno metafora della vita, fatto di passeggeri colti, disinvolti, ignoranti, belli, brutti, assassini, ladri, mentecatti, bugiardi, ipocriti, entusiasti, bambini, voluttuosi, piccoli perché piccoli davanti a qualcosa che da solo può essere eterno, ben più grande e ben più infinito di loro, piccoli uomini e piccole donne, piccoli davanti a qualcosa che da solo può essere eterno perché corrispondente a Lei, sempre di fronte a me, mentre riflettevo su tutti questi argomenti, mentre mi lasciavo catapultare in tante fantasie, mentre mi lasciavo incantare da simili corbellerie, mentre proprio Lei osservava sempre il paesaggio, i fiumi e i laghi, proprio mentre i suoi occhi in sintonia con la sua mente pensavano che io fossi il suo unico uomo, l’unico ad amarla ora e per sempre, l’unico essere vivente pronto a finire quel percorso nel treno metafora della vita insieme a Lei. Perché scesi da lì, ci tenevamo per mano, come se non fosse successo niente, come se il treno, seppur arrivato e finito e trascorso, avesse concluso tutte le esistenze di quei personaggi fittizi e reali, senza concludere però la nostra storia, la nostra vita, la nostra amalgamazione tra noi stessi e con l’eterna realtà a cui saremo ancorati per sempre. Io e Lei.

17 febbraio 2011

Oh, pretty women!

E' stato entusiasmante domenica vedere così tante donne in piazza. Notevole che affinché la presenza femminile raggiunga finalmente il 50% in una qualsiasi iniziativa pubblica sia necessario indire una manifestazione apposta.

Che poi, solo un gruppo femminista può organizzare un corteo nel bel mezzo dei campionati di calcio: a me sembra una scelta radical-chic che non tiene conto delle reali esigenze del paese. Ho visto un uomo alto, nerboruto e baffuto con un cartello appeso al collo che recitava "Sono una donna e non sono in vendita" ed un auricolare nascosto alla moglie celato sotto il cappello. Il momento di gran lunga più triste, a parte quando dal palco hanno invocato l'urlo della piazza con un sempreverde "facciamoci sentire" ottenendo in risposta non un boato, bensì un accavallarsi di gridolini estatici ed isterici che nemmeno alla prima di Titanic.

Però è stato entusiasmante assaporare la novità delle donne in piazza per migliorare la propria condizione: da domani saranno messe in vendita soltanto padelle ignifughe.

No, davvero, anche la polizia non sapeva come comportarsi: nessun agente voleva estrarre il manganello per paura che risultasse il più piccolo, così han cercato di disperdere la folla mettendo fra i negozi dei vistosi cartelli "SALDI".

Un milione di donne in piazza; a chiedere scusa, suppongo, visto che l'elettore medio di Berlusconi è la casalinga over50. Non vedo il problema femminile, sinceramente; o meglio, lo ritengo un sottocaso dell'enorme immobilismo sociale e culturale che si chiama Italia. Le donne, come gli italiani, hanno esattamente quello che si meritano.

Per esempio, questo festival di Sanremo: nell'impareggiabile corsa al ribasso della televisione pubblica, in un contesto di musica mediocre, comici da bagaglino e pubblico ammaestrato come da tradizione, le vallette sono due inette che considero meno che prostitute, e che per questo piacciono a tutti.

Vorrei almeno vedere Morandi, che perlomeno è stato l'unico a dedicare al Papa "immagina non esista nè il paradiso nè la tua fottuta religione", anche se non certo volontariamente, che suona "Anarchy in UK", spacca la chitarra su quella noiosissima scalinata e se ne va gridando "questa è musica, stronzi".

Ve l'immaginate?

Neanch'io. Tenetevi Al Bano, donne.

8 gennaio 2011

Gesù mi ha soffiato la ragazza

- Voglio essere vergine come Maria.
- Ma scherzi, Maria del bar?

- No, la Madonna.
- Madonna!

- Calma, la Madonna era pura.
- Sì ma comunque ha avuto Gesù no?

- Esatto. Ma è rimasta vergine.
- Se vuoi ci proviamo anche noi...

- Non funzionerà.
- Hai poca fede.

- Sei blasfemo.
- Anche tu mostri scarso rispetto per il mio dio preferito.

- Sarebbe?
- Priapo.

- Non so chi sia.
- Non importa. Comunque, secondo me sei confusa.

- Perché?
- Come molte ragazze italiane, vivi un conflitto tra le tue esigenze sessuali e la cultura in cui sei cresciuta.

- Ma io non ho esigenze sessuali, mi piace solo il cazzo! E poi la cultura è così noiosa...
- Hanno diviso il tuo corpo in zone, ognuna con delle regole, e ti hanno insegnato a rispettarle.

- Fammi un esempio.
- Tu non sei padrona delle tue labbra.

- Non è vero guarda (mi bacia).
- Brava, ora baciami il cazzo.

- Fottiti.
- Lo faccio con frequenza, vorrei solo sentirmi meno solo! In ogni caso la regola più accettata prevede che io e chiunque altro
possiamo disporre liberamente e senza ritegno del tuo corpo, quanto meno alla vista, ma devi serrare le cosce fino alla prima notte di nozze. E se trasgredisci nasconditi e pentiti, esserne fiera sarebbe disdicevole.

- Lo trovo giustissimo.
- E' questo il problema.

- Non ti riconosco, sei così materiale! Prima mi dicevi tutte quelle cose dolci.
- Perché, sono incompatibili col fatto che vorrei infilartelo in gola? Ora ho preso anche preservativi alla fragola...

- Che schifo.
- Cocco? Limone? Tuttifrutti?

- Non hai capito il punto della questione.
- Sentiamo.

- Ci sono cose più importanti del sesso nella vita, Gesù è una di queste.
- Quindi hai un altro... Potevi almeno cercarlo col nome decente.

- Gesù è grande.
- E poi le dimensioni non contanto.

- Gesù può fare tutto.
- Chiedigli di convicerti a darmela.

- Gesù è dentro di me.
- Ah ecco. A lui sì e a me no.

- Ora ho perso la pazienza. Sei un ipocrita, un apostata, una prostata, un emostatico, un emo stitico, vieni dal paleolitico e col tuo sorriso granitico induci in me uno scompenso elettrolitico! Che tu possa diventare cianotico dopo un lungo stato ipnotico, al quale segua un tuo risveglio etico. Eretico!
- E io che mi accontentavo di uno scappellamento a destra...

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20 dicembre 2010

La cosa migliore delle idee

La cosa migliore delle idee è che, in un modo o nell’altro, se ne vale la pena, riesci sempre a portartele a letto, e perfino con quelle scadenti almeno una doccia ce la fai. Tutti sanno che la mattina, mentre si è sotto l’acqua, con la testa leggera e le palpebre ancora pesanti, il cervello inizia a oliare gli ingranaggi e spesso sfoga le prime energie del nuovo giorno correndo libero per praterie inesplorate, prima di chiudere i rubinetti e tornare costretto nel recinto della quotidianità, pressato insieme a tantissimi altri cervelli bisognosi di libertà, stretti come animali in un allevamento. Mugugnando ci infiliamo nei nostri accappatoi e lanciamo un’occhiata fuori dalla finestra per scegliere i vestiti più adatti a uscire, mentre l’idea che ci è piovuta dentro la testa insieme al getto d’acqua calda, ammaliante e attraente più che mai, si va a nascondere in qualche angolo della testa, aspettando un momento più opportuno. Rimane lì, la piccola seduttrice, aspettando un’altra occhiata per catturarti di nuovo lo sguardo. Tu lo sai, cerchi di non degnarla di attenzione mentre sei impegnato al lavoro, perché sai che anche solo uno sguardo fuori dal tuo recinto potrebbe esserti fatale: il sogno di libertà ti impedirebbe di concentrarti sul tuo ruolo per l’intera giornata. E purtroppo, la propria maschera bisogna saperla indossare, per cui non ci si possono permettere distrazioni.
Ultimamente, sono diventato solo maschera, niente distrazioni per me. Che stia imparando a indossarla fin troppo bene? Fatto sta che pesa troppo per i miei gusti. Non ci sono più piccole idee birichine, niente fatine magiche e seduttrici nella mia testa, solo il grigiore del recinto. Questo mi distrugge. E’ terribile tornare a casa, ed essere così solo dentro la tua testa. Non intendo “solo” in quanto senza compagnia, solo dentro, come posso spiegarlo? Nessuna con cui fare la doccia, nessuna con cui andare a letto. Un vuoto cosmico.
Forse la mia epoca d’oro è finita. Una volta dentro la mia testa c’era sempre una folla, ed era sempre un’orgia di idee. Che abbia sprecato troppe energie allora ed adesso sia rimasto prosciugato? Non credevo di durare così poco, tutto sommato. Evidentemente dovrò ricredermi, perché è troppo tempo che non scrivo niente di significativo, niente di niente, nemmeno una riga, nemmeno un’ombra o uno straccio di storia che valga la pena di esser raccontata. Aspetto ogni mattina quella sensazione di amorevole complicità con te stesso, quando ti dedichi al tuo lavoro “vero” - che poi è tutto un mondo di maschere, finto come cartapesta – ma intanto coccoli amorevolmente quella giovane principessa che, dentro il tuo cranio, aspetta di diventare regina sulla carta.
La chiamo “principessa” non tanto perché ne abbia un particolare rispetto, quanto perché so che le principesse vanno educate con molta attenzione, non bastano i nobili natali per aspirare alla corona. A una giovane idea, occorre impartire un’istruzione da monarca, insegnarle ad avere il giusto portamento e i giusti modi per conquistare la sudditanza del lettore. A chi piacerebbe farsi governare da una regina che si comporta come una sguattera?
Spesso queste giovani e speranzose fanciulle non durano che il tempo di un giorno, e spariscono all’aurora, travolte dalla responsabilità di dover guidare un regno da sole. A volte non gliene importa nulla, e basta loro di passare una notte insieme a te, per poi defilarsi all’alba come ogni amante occasionale, forse spaventate dal fatto che tu possa trovarle brutte non appena illuminate dalla luce del giorno, o forse pronte a presentarsi, da lì a pochi minuti, nella doccia di qualcun altro, sicure di sedurlo col loro sguardo complice e malizioso.
Ma quando arriva quella giusta, te ne accorgi immediatamente.
Al mattino, la passione non si è ancora spenta, né in te né in lei. La sera prima sembrava ancora timida e innocente, ma era solo una raffinata tattica femminile per incuriosirti e spingerti a invitarla a ballare. La musica la sceglie quasi sempre lei, ma poi tocca a te insegnarle i passi giusti, perché per quanto sfrontata è ancora inesperta. E così alcune volte ti ritrovi sulle note di un tango o di una danza ungherese, altre volte su note più moderne, ma in ogni caso è a quel punto che capisci se lei ci sta o no. Se si lascia guidare, se si muove con disinvoltura, se senti quel calore speciale mentre le stringi la mano, allora ti attende una notte magica, amico mio, e un po’ ti invidio. Ma certo, non sarà un regalo che ti farà, quella prima notte insieme, perché dopo la dovrai curare, amare e rispettare, e soprattutto insegnarle a navigare da sola senza paura. Avrà bisogno di tanto affetto e comprensione, di essere ascoltata e confortata, e ovviamente di imparare a sostenere il peso di quella corona che, ormai lo sai, l’attende. A questo punto, potresti essere tu a tirarti indietro. Ma bada, bisogna essere veramente senza cuore per metterla alla porta - dopo che ti si è perfino concessa - soltanto perché non hai il tempo di occuparti di lei. Se hai fatto la scelta giusta, allora da quel momento in poi te la porti dentro, ovunque tu vada. A quel punto non ci rinunceresti mai, ormai state insieme.
Purtroppo, non è tutto rose e fiori. E’ vero, le idee sono più facili delle donne, ma una donna si può avere per sempre, un’idea ha una scadenza. Anche se le vuoi tanto bene, sai già che non appena sulla tua tastiera sarà stata composta l’ultima parola, allora lei sarà irraggiungibile e perfetta come una regina, o una stella. Potrai talvolta correggere i piccoli errori e le sbavature, ma lei ormai sarà stata consegnata alla storia, o al firmamento, e ogni volta che oserai disturbarla ti guarderà con uno sguardo comprensivo e nostalgico, sapendo che non riesci proprio a scordarti di quanto siate stati felici insieme. Ma per lei sarà acqua passata, e ti accetterà non più come un amante focosamente desiderato, ma come un paggio, al massimo un sarto che le sistemi l’orlo del vestito. Ti permetterà, alle volte, di starle vicino e sospirare, ma solo per poco, e per riconoscenza più che per amore. Non saprei dirti da chi avrà imparato, ma lei a quel punto sarà in verità diventata più saggia di te, e tu dovrai capire cosa il suo atteggiamento stia a significare: ella saprà che là fuori ce ne sono tante altre come lei, che aspettano solo la gioia del tuo entusiasmo, l’intelligenza dei tuoi ammaestramenti, la passione del tuo cuore, e l’arte delle tue mani e delle tue parole, per dargli un viso e un corpo, un carattere e un’anima, per danzare sempre più su, di parola in parola, di pagina in pagina, per diventare stelle o regine.

19 ottobre 2010

Mi piace sulla lavatrice accesa.

Se siete soliti utilizzare Facebook vi sarete accorti della moda di recente sostenuta da molte donzelle di scrivere nel proprio stato il posto dove sono solite mettere la borsa rientrando a casa, o almeno questo è ciò che sostiene un articolo del Corriere, a quanto pare con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica in occasione del mese di prevenzione contro il cancro alla bitumata con scappellamento a destra.
Un articolo così interessante che già mi sono scordato di quale fosse l'obiettivo della campagna, avrete notato, e sono certo che molti di quelli che fra voi sanno di cosa parlo hanno saltato a piè pari la mia altrettanto noiosa introduzione (a ripensarci, non sono così sicuro che nell'articolo del Corriere non ci fossero supercazzole).

Non sono poi così convinto che queste manifestazioni pubbliche servano davvero a qualcosa; oltre naturalmente a crearmi fastidio sulla bacheca di Facebook e farmi passare per insensibile alla causa, come se scrivere che rientrando a casa adoro appoggiare la borsetta sulla tavoletta del cesso renda i fondi per la ricerca contro il cancro magicamente infiniti, per quanto tutto questo serva a farsi un'idea ulteriore sulla banalità delle proprie amicizie. E rendere pubblico che uso quotidianamente una borsetta tigrata che appoggio sulla tavoletta del cesso appena rientrato a casa. E dare una visione chiara dei miei problemi di metabolismo, oltre che di identità sessuale.

Insomma, mi sembra significativo che molte nostre donne trovino la voglia di aderire a sciocche manifestazioni solo apparentemente di parte (come se il problema della mancanza di fondi alla ricerca fosse limitato alle patologie femminili, ma potrei fare lo stesso discorso coi diritti della donna, ovviamente) lasciando correre sui ben più fastidiosi limiti loro imposti dalla visione prettamente utilitarista che larga parte della società, donne comprese, ha del corpo femminile. E, difatti, vedete, parlo di corpo e non di donna nella sua interezza, questo mi sembra già esemplificativo come esempio.

Soprattutto, mi fa ridere che si scelga come punto d'incontro della femminilità la borsa, come se quella fossa la caratteristica ontologica per eccellenza. E forse è davvero così.
Ma per mostrare la mia solidarietà all'universo femminile, che grazie al cielo è composto anche da donne che per loro disgrazia sono vittime non solo della stronzaggine e dell'indifferenza degli uomini, ma anche dell'idiozia delle donne stesse, voglio creare un'iniziativa analoga per noi uomini, in modo tale da svilire anche la nostra parte con orrende iniziative stereotipate. E cosa è caratteristica ontologica per eccellenza di tutti gli uomini, più ancora del calcio o della capacità di parcheggiare all'americana? Esatto, ci siete arrivati da soli.

Siete arguti.

Avevo pensato in un primo momento di invitare i miei 4 lettori abituali (compresa mia madre e mia sorella) a scrivere solo un numero che indicasse segretamente le dimensioni (eventualmente anelate) del proprio membro, ma converrete con me che questo avrebbe in breve tempo scatenato un'asta (letteralmente) al rialzo priva di qualsiasi credibilità.

Così, per sensibilizzare l'opinione pubblica all'annoso e mai risolto problema dell'astinenza maschile, causa abituale di nervosismi repressi, calli da masturbazione eccessiva e assassini di familiari, suggerisco di cambiare il proprio stato su Facebook con un "Mi piace + posto dove vorreste fare sesso violento proprio in questo istante".


Il che, oltre a fungere da valvola antistress e da richiamo per tutte le donne fra i vostri contatti, può servire a spiegare anche il titolo del post.

18 giugno 2010

La verità è che non mi piaci abbastanza

Giuro che ci ho provato.

Interrompere una relazione, anche se mai iniziata o clamorosamente vissuta solo dalla controparte, è oltremodo difficile. Una volta, più o meno mille anni fa, le cose erano piuttosto semplici. Trovavi una moglie, te la sposavi, procreava i tuoi figli, e poi se non ti andava più bene la cambiavi, più o meno come con la macchina. Ti ci affezioni magari, ma dopo che inizia ad avere addosso il peso degli anni, come si può resistere ad una rossa fiammante tutta cuore sportivo di nuova generazione? *_* (lo ammetto, pensando alla macchina mi sono emozionato).
Ma comunque, dicevo, era una pratica di una facilità estrema cambiare donna per propria volontà, perchè era un bene su cui vige il diritto di proprietà. Se una cosa è mia, ci faccio quello che voglio, altrimenti non è mia, mi sembra chiaro. Se voglio buttarla, lo faccio. Se qualcuno se ne appropria, lo uccido e non subisco pene particolarmente pesanti, perchè ho come attenuante che uccido un ladro. Tutto piuttosto lineare, anzi meglio. Se per sbaglio ti fossi trovato ad essere un re, anche se brutto e grasso e malato di gotta, potevi farti una religione tutta tua e far decapitare le tue mogli, ma per questo effettivamente bisognerà aspettare ben 500 anni di progresso (per info cercare Enrico VIII su Wikipedia). Poi il buio, e tutto cambiò. Ecco, questo dimostra che non sempre nel mondo si sono fatti dei passi avanti, anzi le cose sono peggiorate, e di molto. Anche se mi rendo conto che sarebbe improponibile al giorno d’oggi una simile attuazione.

Ma non è dei controversi passi avanti mossi dal progresso per la condizione femminile che voglio discutere, giacchè mi sembra che nonostante tutto la donna continui ad essere seduta sulla sua principale fortuna, ma di come riuscire ad allontanare col dovuto garbo una donzella cui, ahimè, bisogna pur fornire qualche tipo di giustificazione.

La verità è che non mi piaci abbastanza.

Ma le donne si sa, hanno un cervello che funziona (questa era la migliore del post, lo ammetto) in maniera abbastanza particolare. Dopo una frase del genere poche si arrendono, le restanti invece, galvanizzate per essere state maltrattate, analizzano a fondo la frase:

La verità è che:
Per gli uomini: sto definendo e specificando che quello che segue è assolutamente vero, requisito fondamentale per la chiarezza.
Per le donne: il fatto che abbia fatto questa specificazione indica che in passato ha detto anche cose non vere, di conseguenza anche quello che sta per dire non è vero. E poi la sua sincerità è così eccitante!

non mi piaci:
Per gli uomini: ecco, l’ho detto. È il concetto base della frase, è impossibile che non capisca
Per le donne: impossibile, ho due tette e buchi sparsi per il corpo, sono qui per lui, cosa può volere di più?

abbastanza:
per gli uomini: mitigo il concetto di prima per evitarle una brutalità immotivata. Poi magari pensa di essere un cesso e si deprime.
Per le donne: il fatto che specifichi quanto non gli piaccio indica che comunque almeno un po' gli piaccio, quindi vuole solo mettermi alla prova.

Stando a questo, la frase perfetta per interrompere una relazione interpersonale sarebbe:
"Mi fai ribrezzo."

Ma capite bene che non è una soluzione preferibile. Ragion per cui è necessario cercare delle alternative.

Per questo interviene Hugo, lui sì che sa come lasciare una donna. A dire il vero questo non lo so, ho solo testato sulla mia pelle tempo addietro che sa come farti rimettere con la tua ex, ma Hugo ancora non mi ha mai lasciato. Però suppongo sappia anche come distruggere qualcosa che non è ancora nato o costruito, visto che questa pratica la esegue quasi ciclicamente ogni volta che una ragazza non è per lui particolarmente interessante, cosa che avviene nella quasi totalità dei casi. Dunque, nota la sua schiettezza a fronte della mia amorevole premura, avevo pensato di trovare un compromesso: lo pago, e se ne occupa lui. Magari dai, non lo pago proprio, diciamo che lo stimerò un po' di più.

CM: Hugo, sono nella rizza (n.d.t.: rete. Espressione del lessico parlato siciliano che indica che ci si sente come tonni in trappola in una tonnara)
Hugo: Cos’è successo?

CM si avventura in una breve spiegazione dell’accaduto

Hugo: (consolatore per antonomasia) posso ridacchiare?
CM: Fai pure. (stronzo!)
Hugo: Ti ho sentito..
CM: L’ho solo pensato.
Hugo: Ah, scusami..

A questo punto la soluzione migliore che mi viene è quella di fare una bella chiaccherata a 3, ma so già come andrebbe a finire. Con Hugo che appoggia la ragazza mettendomi ulteriormente in difficoltà per puro divertimento.

CM: ..e quindi, non possiamo andare avanti
Lei: Ma perchè?
Hugo: Già, perchè?
CM: Non mi piaci abbastanza, tutto qui.
Hugo: Ma dai! È una ragazza carina, dalle una chance
Lei: Hugo sì che sa come trattare una donna…

Ma c’è sempre un’altra strada:

Lei: Ma perchè?
CM: Sono gay.
Dopo 10 sec di silenzio
Hugo: E non ho intenzione di lasciartelo, baby!

4 giugno 2010

Abbandoni indolenti

*nonostante il titolo, non si tratta di una ficton di Rete4

"Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io".


Da piccolo amavo sollazzarmi a pensare come avrebbero risposto allenatori e giocatori alle domande scomode che gli venivano poste poco prima dei bigmatch: restavo deluso, rispondevano non rispondendo.
1) Giornalista: che partita si aspetta?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.2) Giornalista: con quante punte giocherà?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
3) Giornalista: senza 5 vostri titolari, il bomber, il massaggiatore e l’addetto stampa avete quale possibilità di vincere?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
4) Giornalista: pare che Snejider e Cambiasso vadano dallo stesso tricologo, quanto inciderà sul match?All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
5) Giornalista: ha visto l’ultimo film di woody allen?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.
Poi arrivò lui, Mourinho. Una vera rivoluzione nel mondo del pallone, perchè Mourinho è come una bella gnocca in un locale per gay che ti si avvicina ammiccando: non sai mai se ti sta prendendo per il culo. Ma lasciando stare questo (i gay, non la gnocca né Mourinho) bisogna riconoscergli grandissimi meriti.

1) ha creato lo sfottò “zeru tituli” un tormentone che farà storia, un po’ come “ET, telefono casa” negli anni 90 o Mastrota che ti incita: "Alza la cornetta, Mondialcasa ti aspetta!”.
2) ha dimostrato che anni e anni passati a giocare a Scudetto o Football Manager potrebbero essere una risorsa utile per il futuro, sempre se dovesse fallire l’ambizione di diventare il padrone assoluto del mondo. Amo mou perchè è proprio come me, abbiamo la stessa preparazione calcistica da videogame. Se perdo o pareggio clicco su cambia tattica ed inserisco tutte le punte che ho in panca; se vinco invece imposto tieni possesso palla, e/o rallenta l’azione, e metto 2-3 difensori o centrocampisti incontristi negli ultimi 30-25 min.
3) ha gettato una pietra miliare del cabaret post-moderno adducendo il suo gesto della manette come una manifestazione non di protesta, ma di incitamento (alla protesta). Solo che forse si è dimenticato di dire la parte tra parentesi.
4) ha fatto vincere tutto all’Inter, non il Real o Barca o il Manchester..l’I-N-T-E-R, lo zimbello di tutta Italia da quando il calcio si chiama calcio, lo sbarco in Normandia ha avuto successo, è finita la guerra fredda, o semplicemente sono nato io.
5) ha dato prova che la fortuna non è importante nel calcio, è decisamente tutto.
Mourinho è un po’ come la mia ex (leggere “media donna comune”). Affascinante, seducente, pelosa al punto giusto.. ditelo che ci eravate cascati eh..
Davvero, è molto simile a lei, ma non fisicamente per quel che ormai ricordi. Cinico e intelligente come pochi, riesce a farsi dare ragione anche se palesemente in torto e ad evitare che qualcuno gli faccia notare le cazzate che va dicendo. E soprattutto, una volta ottenuto il massimo dai suoi ragazzi, li abbandona per cercare nuovi stimoli e portandosi dietro ciò che ritiene più utile alla causa. Ma il loro forte è decisamente la tempistica, roba da Guinness. Mou in lacrime per la vittoria e triste perchè sa che lascerà l’inter (scelta decisa non da lui , immagino, piange proprio per questo. Sarebbe stato assassinato altrimenti. Da chi? da ET, offeso per il suo tormentone scalzato?), tanto triste che la sera stessa resta a Madrid per brindare con Florentino Perez ed il giorno dopo, approfittando della ormai assodata e di lunghezza indefinita ebbrezza di Moratti, annuncia in mondovisione “Inter resterai per sempre l’unica nel mio cuore. Restiamo in buoni rapporti, se non mi metti i bastoni fra le ruote”. Lei, invece, in lacrime per quanto mi ama e triste perchè sa che mi lascerà (scelta a cui è stata costretta da mastro Geppetto), tanto triste che in 48 ore ne trova un altro e qualche giorno dopo mi confida candidamente: “Sei speciale, forse ho sbagliato tutto. Però sto bene adesso.”
Unica consolazione, almeno nel calcio non sono interista.
Anche se io non mi sono divertito per un anno intero, prima di essere abbandonato.

28 aprile 2010

Metodi improbabili di corteggiamento

Farsi respingere non è poi troppo difficile.
Essenzialmente perchè non esistono nè un insieme di caratteristiche fisiche e intellettive nè tantomeno una sequenza perfetta di gesti da compiere per riuscire ad essere certi di ingraziarsi una donzella. Meglio così, del resto, altrimenti la vita si ridurrebbe ad un insieme di banalità; mi piace pensare che un superuomo con l'aspetto di Brad Pitt, il cervello di Stephen Hawking e la brillantezza di Fiorello possa non riuscire a far cadere ai suoi piedi qualunque donna, è rassicurante.

Ma in effetti viene da pensare che se la combinazione vincente non esiste per definizione, una perdente (non so, diciamo l'aspetto di Sandro Bondi, il cervello di Paolo Brosio e la vitalità di Carlo Ancelotti) parte di per sè sufficientemente sconfitta.
Allora ci si potrebbe appellare all'arma cui tutte le donne dicono di non poter resistere: lo sfrenato romanticismo. Beh, non funziona neppure quello, per di più si fa la figura dei buffoni anacronistici. Non scordate del resto che il film che le vostre donne di casa insistono per vedere tutti gli anni, paralizzandosi in lacrime davanti al televisore e sognando una storia d'amore spensierata e spontanea come quella, si chiama Pretty Woman. Lo sapete tutti qual è la frase chiave grazie alla quale l'affascinante brizzolato uomo d'affari entra nelle grazie della bella Julia?
Esatto, "Quanto vuoi?"

In definitiva, quel che vedo in giro è una sequela di combinazioni vincenti e perdenti che ottengono successi in funzione del solo parametro F(c), che chiameremo Faccia di Culo. Grazie ad esso, e soprattutto alla legge dei grandi numeri, secondo la quale se ci provi con 1000, allora 100 mostreranno interesse, 10 accetteranno di uscire con te e una te la darà, tutto il resto se ne va amenamente, e con la buona compagnia di Richard Gere, a puttane.

Ma oggi, cari lettori, vi suggerisco in anteprima un metodo che sfiora il 10% di probabilità di successo. Il concetto alla base è molto semplice: la sindrome di Stoccolma.
Perchè spendere tempo e denaro per convincere una giovine ad uscire con voi? Tutto per ottenere, all'enorme costo di una cena o di un biglietto del cinema, uno stampino che la sollevi dai rimorsi per avervi indebitamente scroccato la serata.
Rapitela!
Perchè aspettare mesi per ottenere i favori sessuali di una fanciulla troppo pudica?
Violentatela.

Poi, qualche mese dopo, scendete nella cantina dove l'avete previdentemente rinchiusa e bendata, e raccontatele piangendo che avete passato un'infanzia terribile, che gli altri bambini vi sceglievano sempre per ultimo nelle partite di pallone e che le ragazzette vi prendevano in giro per i vostri vestiti lisi e consunti. Che vostro padre non veniva mai a guardare le vostre partite di baseball e vostra madre ha insistito perchè vi iscriveste in una facoltà della quale non vi importa nulla.
Giocatevi bene le vostre chances e lei sarà vostra!
Altrimenti, beh, potete sempre riprovare dieci anni dopo.

10 marzo 2010

Il principe azzurro


Trovo profondamente inappropriata la valenza cui assurge la figura del principe azzurro. In primis, per le aspettative che le donne possono nutrire verso il genere maschile o piuttosto per lo stereotipo dell'uomo perfetto che si forgia: in realtà poi, in tutte le storie Disney in cui questo principe-deusexmachina fa la sua apparizione egli si limita a rivelarsi un pirla, certo, anche un principe, ma pur sempre un pirla. Come altro classifichereste un tizio che gira casa per casa peggio dei testimoni di Geova facendo provare scarpe di materiali improbabili a tutte le donzelle del reame? E soprattutto, dove aveva guardato il principe per tutto il ballo se questo è il modo che ha giudicato più opportuno per riconoscere la sua fanciulla?
E non ascrivereste forse alla categoria dei necrofili il principe azzurro della bella addormentata, che non trova di meglio che limonare con la sua amata mentre questa è stesa su una lastra di pietra? Per non parlare poi del principe di Biancaneve, la cui apparizione nel cartone animato è circoscritta agli ultimi 28 secondi, in cui passava di lì e si prende la ragazza. Magari è uno stronzo, ma non importa, è il principe azzurro.
E mi da fastidio il classismo di fondo: un cacciatore mette a repentaglio la propria vita, nonchè la propria carriera (e di questi tempi un posto da cacciatore non è per nulla semplice da trovare), sgozzando un cinghiale al posto della ragazza, ma alla fine della storia passa un principe a casaccio e se la porta nel suo castello. E se fosse stato un operaio rosso, invece? (d'accordo, pessimo esempio, gli operai rossi sono estinti) Allora, diciamo, un avvocato giallo? Un falegname nero? Per non parlare di quell'altro termine in -ismo che conierei per l'occasione che indica la discriminazione fra i colori. Se in Cenerentola il principe fosse stato vestito di verde l'avrebbero trattato peggio del giullare di corte, altro che matrimonio.
E ce l'abbiamo anche noi il nostro principe azzurro, qui in Italia: e non parlo di quel rampollo che si mette in ridicolo a mesi alterni ballando, cantando e pubblicizzando l'unico ortaggio che non gli farei assumere per via rettale. Parlo di quell'altro, il re che preferisce non farsi appellare "monarca", perchè lui è uno del popolo, giovane e avvenente. Non fa pesare differenze di altezza, capigliatura, potere e neppure reddito. Non ne ha bisogno lui, perchè il suo affetto è sincero, lui ama le donne, tutte; sincero come quello delle sue ammiratrici, perchè le donne non sono stupide, non si sposano per denaro. Si innamorano davvero dei principi milionari, prima di concedersi ad essi. E' anche azzurro, il nostro principe, così azzurro che quando si pensa a quel colore lo identifichiamo automaticamente con lui; prima che Celentano ci immaginiamo il principe che sorride su un cartellone largo 12 metri.
Ma vi ricordo che sono diffidente verso i principi azzurri, donne: e allora vi prego, smettete di festeggiare la data simbolo delle vostre sconfitte storiche; è ridicolo, o peggio masochista. Gli interisti il 5 maggio non si riuniscono per cantare l'inno della repubblica slovacca. Oppure avete mai visto un ebreo il 27 gennaio ballare fino all'alba in un locale a luci rosse pagando per lo streap di avvenenti signorine bionde vestite da generali SS? (anche se Max Mosley ha cercato di proporre questa soluzione innovativa, con scarsi risultati)
Cercate invece di non sostenere questi principi, perchè i princìpi dei prìncipi sono deleteri; i personaggi come loro sono la causa di ogni discriminazione e se nel XXI secolo siamo qui a discutere del fatto che il 50% della popolazione è letteralmente seduto sulla propria fortuna e quella fortuna, per crogiolarmi nell'eufemismo, diventa l'unico tratto che distingue un esemplare da un altro, forse potrebbe essere colpa vostra, oltre che della Disney. Almeno per un giorno.

2 gennaio 2010

Una conversazione tripla con perno centrale

Le sinergie tra i laboratori di Che c'azzecca il mitocondrio e Le saghe di Onan hanno permesso di sviluppare questo esperimento: ecco cosa accade se due blogger comunicano via chat mentre uno è al cellulare.

Premesse sperimentali:
-Nomi, cognomi, sono stati sostituiti da pratici nickname di facile identificazione
-Non è stato possibile ricavare l'orario esatto delle comunicazioni telefoniche, a causa della mancanza di un apparecchio di registrazione Audio/Video.
-Le conversazioni telefoniche sono state ricostruite basandosi sulla memoria delle cavie. Non si tutela la totale corrispondenza ai discorsi originali. I concetti riportati sono tutti originali.

Si ringraziano le cavie, Facebook, Telecom Italia, Tim tribù per il sostegno.

23:12 Hugo88
che dice la fanciulla?
23:13 Gennarobat
ancora devo telefonarla
io son molto lento a fare le cose
vabbè in realtà m'ero scordato, ecco
23:13 Hugo88
non avevo dubbi
Fanciulla
Pronto Gennarobat, m'hai chiamato per una volta!
23:15 Gennarobat
uuh mi ha risposto subito
Gennarobat
Guarda, io ti chiamo e tu subito inizi a fare allusioni, avrei dovuto lasciarti soffrire, così mi chiamavi tu, e non c'era tutto 'sto casino.
Fanciulla
Sisi, ma tu di dire qualcosa in modo normale no, eh?
23:16Hugo88
se provo a farti ridere mentre parli con lei?
così le ridi in faccia al telefono?
non è cosa buona e giusta?

Gennarobat si sente offeso, accetta inconsciamente la proposta di Hugo88

GennaroBat
Adesso m'offendi pure. Si vede che non mi vuoi proprio bene. Mi sento offeso.
23:16 Gennarobat
cazzo! non dire 'ste cose
.. ok fallo!
Fanciulla
Tu subito te la prendi, sei proprio un bimbo
Gennarobat
però il tuo bimbo soltanto
Fanciulla
(Sorride) ti voglio bene
Gennarobat
Anch'io, lo sai che non riesco ad arrabbiarmi con te
23:17 Hugo88
fallo!
qual parola migliore di questa per iniziare una conversazione con la ridarella?
"perchè ridi?"
"sto parlando di falli con un siciliano, sta tranquilla"
mi vien sempre da ridere alle partite di calcio, ogni tanto c'è qualcuno che urla "era fallo da dietro, espulsione"
di solito è la cosa più bella che accade al bar mentre vedo le partite
anche perchè sono juventino (con amarezza)
Fanciulla
Ma se è la prima cosa che hai fatto quando hai telefonato?
Gennarobat
Nono, aspetta. Sei stata tu a iniziare, che non capisco da dove t'esca tutto 'sto sarcasmo. E' difficile lo sai.
Fanciulla
Cos'è che è difficile?
Gennarobat
E' difficile capire cosa stiano pensando gli altri, se quello che facciamo sia la cosa esatta o meno. Io... Io non so come comportarmi, cosa fare.
Fanciulla
Ma nessuno lo sa, che ti credi. Però con me dovresti sapere che fare, ecco.
Gennarobat
Nessuno è troppo grande come concetto, capiscimi. Si tratta di dire "tutti". E non è vero. E poi ci sta un motivo, se non ci riesco. E che sei troppo, troppo bella, quando penso a te, mi perdo.

(GennaroBat legge i messaggi di Hugo88, proprio mentre stava sviscerando tutta la sua vena romantica. Nasce una spontanea risata)

Fanciulla

Ma stai bene? Tu mi dici delle cose e poi ti metti a ridere. Io veramente non lo so cosa hai questa sera. Ma hai bevuto?
23:19 Gennarobat
cazzo non vale, mi ha preso x 'mbriaco
il fallo da dietro non dovevi!
ecco, ora dice che la sto sfottendo
aspe che mi apparo (N.d.T. aggiusto la situazione) e continuo
23:19 Hugo88
adesso potrei parlarti della nobile arte dell'ingoio
che come avrai sospettato non si riferisce all'abilità nel degludire andando a mensa con il Bronx, lì servono i muscoli nell'esofago
ma si tratta invece di una pratica vecchia come il mondo atta ad assurgere nutrimento proteico
Gennarobat
No, quando mai, credimi. E che sono con uno che fa il comico, e fa battute troppo potenti. Davvero, credimi!
Fanciulla
Ma se io non sento niente? A quest'ora poi?
Gennarobat

(mentendo spudoratamente) Si, è un club nuovo, poi ti ci porto, ieri c'era un complesso jazz, stasera sono tornato e c'era il comico, non è un granché eh. Ce, solo una battuta ha fatto buona, e quando non doveva.
Fanciulla
Si, ma io non ti sento, cosa stai a fare?
Gennarobat
(arrabbattando con disinvoltura) Sto al club, non senti un cazzo perché ho l'auricolare bluetooth.

Gennarobat non sa se l'auricolare bluetooth abbia il potere di eliminare il rumore di fondo, sta di fatto che riesce nell'opera di depistaggio. Legge i nuovi messaggi di Hugo88, non gli fanno alcun effetto.

23:21 Gennarobat
le sto raccontando che conosco un comico famosissimo che mi sta facendo ridere da tre ore
23:21 Hugo88
oh, a scuola mi conoscevano tutti :P
alla fine dell'ultimo anno il mio compagno di banco si è ricordato il mio nome!
certo, era perché gli avevo inculato la ragazza
inculato in senso lato, stavolta
però se l'è ricordato

Gennarobat legge i messaggi di Hugo88, inizia nuovamente a ridere.

Gennarobat
Hahaha. che cazzo. Hahaha
Fanciulla
Sisi, ma quale club? tu chissà che stai a fare. E come stai combinato poi. Che ti sei bevuto?
Gennarobat
Ma no, cosa dici... io...
Fanciulla
Vabbe' ja (N.d.T. dai), non è cosa. Cia' strunz.

La Fanciulla attacca il telefono, Gennarobat si dispera.

23:22 Gennarobat
ecco, mi ha attaccato il telefono in faccia
23:22 Hugo88
davvero?
23:22 Gennarobat
si, mi è uscito "cazzo", perché nn riuscivo più a distringuere le mani dalla lingua,
mi ha detto che non stavo bene e mi ha chiuso
23:23 Hugo88
ti spiace se rido?

29 dicembre 2009

L'insostenibile leggerezza dell'essere provole

Per proseguire, mi sembra corretto soffermarmi su un altro aspetto del ragazzo sfigato medio, ossia l’incredibile incapacità di riuscire a rimorchiare non le ragazze conosciute, ma quelle non ancora conosciute. Si approccia sempre via chat, ovviamente. Delle altre tipologie di provolamento me ne occuperò se avrò tempo e/o voglia in un prossimo futuro (leggete “mai”).


La chiacchierona

Solitamente questa è una categoria che si addice ad una fascia di età piuttosto bassa (14-16 anni) e si distingue per una notevole velocità di risposta e apparente disponibilità surrogata però da una totale assenza di argomenti, risposte secche, domande pressoché inesistenti, punteggiatura nulla.

Carming Man: ciao
Lei: ciao
CM: come va?
Lei: bene
CM: quanti anni hai?
Lei: non si chiede
CM: ho capito, non ti va di parlare… scusa il disturbo
Lei: voglio parlare con te, mi piaci (cambiando la sua frase personale in: voglio parlare)
CM: allora se provo ad indovinare quanti anni hai tu mi dici sì o no, ok?
Lei: ok
CM: 17?
Lei: no
CM: 16?
Lei: no
CM: di più o di meno? non sono meno di 14 vero? (preoccupato dalla possibilità di un natale dietro le sbarre)
Lei: non lo so
CM: …
Lei: …
CM: che stai facendo?
Lei: niente

Charming si volta sconsolato verso l’amico Hugo, che nel frattempo si sta scaccolando con il plettro della sua chitarra elettrica, e poi si lamenta che li perde facilmente, provate a farlo starnutire, chiedendogli consiglio. Ed arriva una sentenza sbrigativa: "ma prendila un po’ per il culo, dai, avrà 12 anni!" (ma una volta non era così, Hugo, l’ho visto persino piangere, giuro! Ma non ditelo in giro, potrebbe denunciarmi)

CM: io sto andando a caccia di cinghiali
Lei: bello
CM: non per i cinghiali, l’altra volta ne ho sgozzati 12. Uno mi aveva pure chiesto l’amicizia su facebook.
Lei: come scusa?
CM: sì, perché era prematurato leggermente a destra, non so se hai presente..c ome se fosse antani..
Lei: ah ok
CM: tu pure sbriruleggi a sinistra?
Lei: a volte
CM: io solo a giovedì alterni
Lei: capito
CM: che begli occhi *_*
Lei: grazie
CM: mi piacciono i tuoi occhi *_*
Lei: grazie
CM: sono belli i tuoi occhi *_*
Lei: già detto
CM: scusa devo andare, ho la cruccia in doppia fila
Lei: ciao


La spaesata

Questa categoria racchiude invece solitamente un target piuttosto vario di ragazze (17-25) che scocciata dal dovere continuamente rispondere a maschi in cerca di pelo, decide alla fine di liquidare il malcapitato, il quale però non si arrende facilmente, mettendo a repentaglio l’intero sistema nervoso della fanciulla

CM: ciao!
6 ore di nulla
CM: si, hai ragione, lo so che "ciao" è un messaggio che scrivono tutti però non posso contattarti la prima volta con un "al fuoco" oppure "buon compleanno". Ti dico "ciao", ma magari sono un tipo interessante lo stesso, no?
Lei: ciaooooo
CM: buon compleanno!!!
Lei: nn è il mio compleanno
CM: vale per tutti i tuoi compleanni che ho saltato, una 20ina giusto?
Lei: sì ma chi sei? Ci conosciamo?
CM: non ancora, infatti mi presento. Piacere, sono Charming, un povero blogger che morirà misero e pazzo sotto un ponte qualsiasi di una statale qualsiasi
Lei: quindi non ti conosco..
CM: parli solo con la gente che conosci?
Lei: no, però siccome mi hai detto “buon compleanno” credevo mi conoscessi..
CM: era per scriverti qualcosa, o preferivi “al fuoco”?
Lei: però non ti conosco
CM: vediamoci domani e mi conoscerai!

Lei si è disconnessa (per sempre)


L’infastidita

Scrive che vuole parlare, innamorarsi, viaggiare, volare con la fantasia. Ma quando la contatti le porte (e le cosce, soprattutto) restano chiuse.

CM: ciao! Piacere charming!
Lei: non mi seccare, scocciatore.
CM: che accoglienza! Hai il ciclo?
Lei: si dice “hai le tue cose?”, ignorante.
CM: ognuno ha le proprio cose, in effetti. Ma non mi piace questa mania politically correct per dare un nome alle cose, è roba da filosofi da quattro soldi.
Lei: faccio filosofia
CM: e siete tutte così acide lì? Tromba di più!
Lei: non essere volgare con me, porco ***
CM: amen


La baitta

Rientri in questa categoria, dal nome intraducibile tipicamente messinese, se hai meno di 17 anni, vai ad uno dei licei classici della città e tuo padre senza fare nulla di utile prende dai 20mila euro in su. Snob si nasce, baitti si diventa.

CM: ciao!
Lei: ciao! Che macchina hai?
CM: l’slk 320 della mercedes, è un regalino del papi..
Lei: in che università vai?
CM: giurisprudenza, sarò un grande notaio..come il mio papi
Lei: quante case hai?
CM: 7, se escludiamo l’attico a new york e la palafitta in Indonesia che ancora devono terminare.
Lei: sei l’uomo della mia vita, lo vuoi il mio numero?
CM: ...
Lei: ti amo!


La parsimoniosa

Se si è in presenza di questo esemplare di ragazza vi sono due sintomi inconfondibili: 1) leggendo le risposte vi sembrerà di essere ad una puntata de “la ruota della fortuna” e vi chiederete: ma perché diavolo non comprano una cazzo vocale? 2) per capire dovreste utilizzare il traduttore di google in versione antico runico-italiano

CM: ciao! Ti va se parliamo un po’?
Lei: k6 n vgl prlr cn te
CM: eh?
Lei: m h cpt bnssmo
CM: sei simpatica!
Lei: fncl
CM: come un riccio nelle mutande..


E poi ci sono anche le ragazze che ci stanno. Quelle di Hugo, ad esempio.

Hugo88: ciao, rispondi in fretta che non ho tempo da perdere!
Lei: ciao bello! Me lo daresti il numero?
Hugo88: 34*******0
Lei: ci vediamo in centro per le 8?
Hugo88: forse ho da fare, mi vedo con quella che ho contattato prima di te. Facciamo domani?
Lei: va bene, fatti sentire eh

Ce ne sono poi altre che sono di larghe vedute e disposte al dialogo; ma presumibilmente sono tua sorella e la tua ex, ma solo se ne sei ancora innamorato. Ed ovviamente, non dialogano con te.

(Ps: per qualunque ragazza volesse il numero di Hugo mi mandi un pm privato e vedrò di farle avere il numero. Il mio numero si intende.
PPS: sì Hugo, ti sto usando per rimorchiare.)

L'insostenibile leggerezza dell'essere pirla

C'era una volta, e forse c'è ancora, un momento nella vita di ogni ragazzo prima del quale riuscire ad interagire con l'altro sesso, ed intendo a livello elementare, per poi magari soffermarsi su aspetti più edonistici, risulta praticamente impossibile. Non ci sono motivi particolari, come una bruttezza ancestrale accompagnata da pessimismo leopardiano, oppure leggende su quel brutto scolo che proprio non accenna a sparire ed anzi sembra annunciare gaiamente il prossimo incombere della sifilide; si tratta di uno stadio di oggettiva incapacità e mancanza di fascino nelle pubbliche relazioni, condizione che presenta il vantaggio di poter essere facilmente curata quando la prima ragazzetta, impietosita, vi spiegherà senza bisogno di parlare i rudimenti dell'arte della conquista, ovvero la fiducia in sè stessi. Fiducia che si premurerà di far scorrere dentro di voi soffiandola direttamente nelle vostre cavità, ma mi rendo conto che una frase del genere funziona bene solo in inglese, diciamo quindi che una fanciulla che si intrattiene con la sala giochi può essere considerata un buon innesto di autostima. Anche se ha 12 anni di meno, si intenda, ma lei è donna e non ha bisogno di imparare nulla.
Insomma, un buon modo per capire quanto il destino possa essere benigno consiste nell'accedere sulla chat di Facebook o su messenger, contattare tutte le ragazze della propria lista, che poi è tutta gente conosciuta, in teoria, quindi amiche che potrebbero persino essere felici di salutarvi, ed osservare le reazioni. A seconda della gentilezza ognuna:
a) disconnetterà all'istante, dopo aver emesso davanti al proprio pc un grugnito di fastidio.
b) risponderà "Scusa devo andare" e disconnetterà. Forse ricomparirà dopo 6 mesi, possibilmente scrivendo da una nuova nazione.
c) scriverà "Non mi scocciare, abominio"
d) scriverà "Cazzo, di nuovo! Ma sei de coccio!"
e) bestemmia in bacheca
f) vi denuncia

C'è poi una casistica di gente che risponde abbastanza prontamente, e si tratta solitamente di:
i) ragazze di rara bruttezza che per la disperazione pregano ogni sera di poter arrivare a contrarre lo scolo.
ii) ragazze molto carine, ma in quel caso la risposta sarà "Che piacere sentirti, sai che sono fidanzata da 6 mesi con un lottatore di wrestling a 3 ante? E' molto geloso ed odia i blogger"
iii) sorelle, cugine,
iv) maschi con il nome che termina in A contattati per sbaglio (Andrea, Luca e Nicola sono perfetti per questo)

Ignorare su internet è molto più semplice che dal vivo, anche se infastidire via chat presenta il notevole effetto di elevare al quadrato la faccia di bronzo, che come si è detto risulta fondamentale per raggiungere qualsiasi obbiettivo.
La cosa positiva di tutto questo è che si evitano le onnipresenti fastidiose risatine delle amiche, almeno quelle a viso aperto, fra di loro rideranno allegramente, non dubitate.

24 dicembre 2009

Quando ti lascia una donna - 2

Strano caso del destino ma alla fine mi ritrovo sempre qui, volente o nolente, a sparare cazzate, magari belle per carità, ma pur sempre cazzate, sul nostro amato (?) gentil (?) sesso (qui niente punto interrogativo, marpioni). Tra le immense variabili da considerare ce n'è una, ovvero l’essere cornuti di professione, talmente esilaranti quando accade un evento drammatico del genere da indurre il Giustissimo (?) ad utilizzarti come diversivo per allietare i pomeriggi barbosi del Paradiso, che ti fa esclamare: ma perché proprio a me?

Ore 15:00 in paradiso di un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque di un secolo qualunque ecc ecc

Dio: San Pietro, potresti accendermi la tv?
SP: (borbottando) onnipotente eh? (ad alta voce) certamente mio Signore!
Dio: cosa fanno in tv quest’oggi?
SP: (borbottando) onnisciente eh? (ad alta voce) quello di ieri alla stessa ora, Signore.
Dio: che palle!
SP: vuole che le metta l’ultima serie di Nip/Tuck?
Dio: Ma per Me! L’ho scritta io, vuoi che non la ricordi?..

..il silenzio pervade l’atmosfera..

Dio: Ho trovato. Come si chiamava quel tipo simpatico, quello che ho creato dopo la siesta pomeridiana una ventina di anni fa?
SP: no, ancora lui no..
Dio: abbiamo di meglio da fare?
SP: …
Dio: suvvia, lo faccio per scrupolo di scienza!
SP: charmingman..
Dio: ecco, lui! Perfetto!

Dopo una rapida occhiata verso il basso sporgendosi dal suo divano..

Dio: mmm.. si è ripreso però.. mmm.. è un tipo testardo, va punito. Via la donzella!
SP: ma, o Misericordioso, non mi sembra gius……
Dio: hai detto qualcosa per caso? Sento una strano bisbiglio.. Hai idea che palle sia poter avere tutto quello che si vuole e se non si ha, poterselo creare? È una vita difficile la mia, vuoi togliermi questi piccoli piaceri? Vuoi che ti metta a far compagnia a Caronte, laggiù a dirigere il traffico?
SP: ..no, no, signore, certo! Cosa metto nella voce “motivazioni”?
Dio: nulla, lascia in bianco che ti importa..fai iniziare lo spettacolo. ADESSO!


Ebbene sì. Di nuovo. Punto. E a capo. Ma analizziamo le possibili soluzioni..

1) Munirsi di calendario, possibilmente di un anno bisestile (se le cose si fanno, vanno fatte bene), e cominciare ad assegnare ai santi riconosciuti appellativi poco invidiabili. Provato e non funziona.

2) Passare direttamente al grado successivo, al Fattore. Provare a fare il record mondiale di bestemmie a tono e in rima nell’arco di mezz’ora tenendo a mente che Dio e Gesù sono considerate due entità distinte e che lo Spirito Santo vale doppio. Eventuali combo prevedono almeno un trittico in rima baciata. Provato e non funziona.

3) Prendere a pugni e calci qualsiasi cosa capiti a tiro, compresa la testa della tua lei magari, cercando al limite di frantumarti la mano contro un muro. Provato e, a parte un persistente dolore, non funziona.

4) Tirarsi una bella sega. Provato e, a parte un effimero sollievo, non funziona.

5) Giocare a qualsiasi sport conosciuto per svagare la mente, anche il Chinlone (variante cinese del calcio) o la lotta libera con cetacei di grosse dimensioni. Provato, e non funziona.

6) Contattare qualunque esse vivente di sesso femminile e limonarci anche chiudendosi gli occhi o tappandosi il naso, se necessario.
Nota bene: la dizione “essere” include eventualmente anche l’enorme cetaceo nominato al punto 5.
Nota bene: la dizione “vivente” esclude gli oggetti inanimati dotati di fori, comprese le bambole gonfiabili.
Provato e non funziona.

7) Ubriacarsi e/o stonarsi fino a non ricordarsi il proprio nome e/o se si è di destra o di sinistra per un considerevole numero di sere consecutive. Provato e non funziona.

8) Piangere disperatamente finchè i bulbi oculari nn invocano pietà chiedendo i danni per l’inondazione. Possibilmente di notte, al buio, con singhiozzi annessi. Provato e non funziona.

9) Provare a capire i motivi, il perché. Tornare sconfitti e sconsolati al punto 1. Provato e non funziona.

10) Stappare una bottiglia di champagne ed essere coscienti che non ci sono soluzioni. Non provato, chissà se funziona.

21 novembre 2009

Parla con uno stereotipo

Impazza ultimamente su Facebook la moda, consentita da un'applicazione che raccoglierei in fascine insieme a centinaia di altre, compresa quella per scorreggiare sui profili altrui e quella per fare 200 caffè al giorno (oh si, anche quella zio, dovrai trovarti un'occupazione :P), dicevo, la moda di consultare il "parla chi", che ti butta lì una frase di un personaggio a scelta.
L'idea in realtà potrebbe risultare intelligente se questi personaggi fossero circoscritti a filosofi, pensatori, autori e cose del genere, ma chiunque può creare il proprio personaggio e per renderlo operativo non bisogna caricare troppe frasi e queste non vengono vagliate in funzione del loro valore. Per cui chiunque si sbizzarrisce consultando per divertimento il proprio panettiere di fiducia, che sforna più frasi fatte che sfilatini, o bidelli, professori (cazzo, tutti hanno almeno 3 professori che dicono stronzate, pensate quante frasi inutili fanno) e financo amici, scemi del villaggio e passanti.
Ma con queste condizioni la cosa conserva aspetti vagamente interessanti, dato che chiunque può dire qualcosa di simpatico o persino di interessante. Il problema vero sono i personaggi immaginari.
Lì puoi far dire davvero quello che vuoi. E siccome tutti hanno questa mania del voler far ridere il prossimo a tutti i costi perchè non hanno altre maniere per risultare simpatici (lo faccio anche io con questi post, mi privo del sonno finchè non scrivo qualcosa che penso possa fare ridere sperando che un giorno fra i commenti di Sciuscia e di tutti voi altri cui voglio molto bene e cui sono affezionato ne spunti uno con scritto qualcosa come "mi eccita così tanto leggere i tuoi post, perchè non vieni qui a spiegarmeli di persona?" con allegata mail e foto ammiccante) bisogna caricare delle frasi che possano piacere a tutti quelli che vanno a consultare il tuo personaggio, e le frasi che hanno maggiore successo sono banalità.
Questa moda diventa lo strumento per un'interessante analisi psicologica dei desideri delle masse quando il personaggio è la donna o l'uomo ideale. Ho visto centinaia di persone perdere del tempo e intralciare la mia pagina per pubblicare le loro dotte conversazioni con il partner ideale. Ne ho tratto alcune conclusioni.
Gli uomini hanno le idee chiarissime ed uguali per tutti. La donna ideale è una strafiga, non importa fatta come di preciso, ma una strafiga la sappiamo riconoscere tutti, noi, non rompe i coglioni ponendo alcun tipo di interrogativo a parte chiedere delucidazioni sul fuorigioco (non farò battute su questo punto), adora girare per la casa in abiti succinti e sembra avere una particolare predilezione per il sesso orale. Ogni tanto cucina, possibilmente praticando una fellatio e premurandosi che le due attività stiano alla giusta distanza.
Al contrario, le mie amiche che si sono rivolte all'uomo ideale l'hanno fatto con almeno quattro modelli diversi. Questi forniscono risposte per esigenze che, nemmeno a dirlo, sono tutte profondamente differenti fra loro, a parte il possibile punto in comune che sono tutte prive di divertentissimi riferimenti al sesso orale, da cui si potrebbe dedurre che certo sollazzo non è un'esigenza per voi donne. Il che (la cosa dei diversi ideali, dico) potrebbe essere una prova della mia teoria secondo la quale voi non avete modelli universalmente condivisi nemmeno sul profilo estetico, figuriamoci poi se le frasi di un uomo possono andar bene per tutte.
Si passa dal modello vagamente intellettuale con classico maglioncino dolcevita grigio che dice frasi romantiche, mielose, melense e basta. Certo, espresse in perfetto italiano, ma non sa fare altro e non ha altri interessi a parte praticare un'adulazione sfrenata e zuccherosa.
C'è poi il modello "donna delle pulizie" che invece non fa altro che suggerire pietanze o mostrarsi desideroso di stirare pile di vestiti o lavare piatti. Al più pratica massaggi ai piedi, ma non parla mai.
Quello che mi sento di augurarvi, escluso, assodato che non lo volete, un camionista muscoloso che sappia regalarvi una notte nella quale infrangere l'ultimo record di Priapo, è il ripiego dell'"amico gay". Vi accompagna a fare shopping e discute di vestiti, vi fa qualche piccolo apprezzamento ogni volta che perdete 3 etti, discute di vestiti, adora parlare al telefono, discutere di vestiti e suggerire ricette. E poi se ne intende molto anche di vestiti.
C'è poi un ultimo modello, quello che preferisco io. L'ha creato qualcuna che senz'altro incarna tutti i luoghi comuni sulle donne. In sostanza questo tizio passa il tempo a rassicurare sul fatto che lei non ingrassa mai, è sempre bella e simpatica, sa parcheggiare e piange opportunamente per ogni film. Persino i suoi peti profumano d'incenso, assicura. E' di un'accondiscendenza tale che sfiora il ridicolo, tant'è vero che l'effetto che ne risulta è di un tizio che, armato di ironia, deride il suo stesso creatore.


Ecco, per me l'uomo ideale potrebbe essere qualcosa del genere. Ideale per me, chiaramente.

PS. so che volete scrivere un commento anonimo con quella roba del leggere il post a casa, sappiate che vi rintraccio e vi sbuco davvero a casa a leggervi qualcosa in mutande, e poi vediamo chi ride di più. Se proprio volete farlo, allegate la foto di qualche donna ideale, per favore, almeno inizio a fare come Faina e raccogliere foto di sgnacchere sul blog.

14 novembre 2009

Love me do

Conservo molti ricordi, alcuni parecchio confusi, del mio primo bacio. Certamente ero alla fine della quinta elementare con i miei 10 anni già in tasca e con l'aria appagata, come se raggiunta la doppia cifra il mondo avesse ancora ben poco da insegnarmi. E magari era vero, intendiamoci. Seduto su un pullman al rientro da una gita di un giorno, non ricordo da dove, ma sapere che il mio primo bacio non ha una precisa collocazione spaziale mi inorgoglisce un pò. Calda serata, in verità non ricordo il clima, tuttavia ero in maglietta e per quanto potessi essere un matto, se mia madre avesse ritenuto opportuno che io indossassi qualcos'altro, magari una tuta, che tanto ai bambini l'estetica del vestiario interessa ben poco, certamente sarei uscito imbottito come un materasso di piume.
Ovviamente mi ricordo di lei, in quei meravigliosi tempi in cui si crede nell'amore idealizzato e non solo ti piace una bambina per volta, ma ritieni impossibile che qualcun'altra ti potrà mai attirare per tutto il resto della tua vita e che tutte le altre possano avere qualcosa di anche solo vagamente interessante. Sono arrivato alle scuole medie per capire che una ragazza non è per sempre e che ce ne sono molte abbastanza carine in verità, e poi "guarda quella come mi sorride", alle superiori per rendermi conto che ci sono altre fanciulle oltre le proprie compagne di classe e all'università per preferire le sconosciute. E sono fortunato, molti miei coetanei sono fermi al primo passaggio.
Però in quinta elementare c'è una sola ragazzina, che piace a tutta la classe. Non ricordo bene perchè fossimo così interessati, dato che riguardando le foto di allora faccio fatica persino a distinguere i maschietti dalle femminucce, come si diceva: in fondo nessuno pensava che con una ragazzina si potesse scambiare qualcosa più di qualche bacio sulle labbra, a parte forse le figurine di Volpi e Poggi, ma questa è un'altra storia; non esistevano i concetti di coccole, lingua, seno (quest'ultimo a prescindere dal concetto, tutte le compagne erano ovviamente piatte come sogliole), carezze, Volpi e Poggi. A posteriori, credo fosse semplicemente una moda, e cercare di attirarsi le sue attenzioni significava far bella figura di fronte a tutti, crescere e ritenersi un gradino più in alto degli altri.
Aveva dei fantastici capelli castani, tanto lunghi che le arrivavano alla cinta, due occhi vispi ed intelligenti e tirava calci negli stinchi giocando a pallone nel cortile della scuola come nessun altro. Cosciente che serenate ne han già scritte tante, in tanti, con sentimenti e intenti differenti, ancora oggi, quando ascolto il Red Album dei Beatles, che è stato il mio unico rifugio musicale sino all'avvento dell'Adsl (se vogliamo escludere i Lunapop, ed io voglio farlo), ripenso a quei giorni, al ritorno a casa dopo la gita e alla notte successiva, piena di sogni e di confusione.
Ricordo che eravamo seduti dietro alle maestre, ma non so dire perchè scattò quella scintilla. Lei non era mai stata interessata a me, escludendo magari qualche esercizio di matematica. Forse girava LSD su quel pullman. Ma che la baciai, questo sì, lo ricordo, col cuore ormai sulle labbra, e fu un fugace momento di gioia e realizzazione, ci staccammo e ci guardammo negli occhi a lungo. Assaporai quel suo sapore deciso ed agrodolce, come se baciandola avessi morso una fragola; ricordo ancora perfettamente quel sapore e non l'ho più trovato da nessun'altra parte. Poi lei disse: "Mmh, discreto".
Il giorno dopo entrò in classe per mano con il suo primo fidanzatino. Ovviamente non ero io.


Discografia essenziale:
Love me do - The Beatles

Maria maria - Articolo31

Un malato di cuore - Fabrizio De Andrè

All my loving - The Beatles

26 ottobre 2009

Quando ti lascia una donna, cerca aiuto su Google!

Alla luce delle numerosissime visite ricevute dal blog per merito di Quando ti lascia una donna, breve pamphlet dedicato all'analisi di alcune situazioni-tipo al momento della rottura, ritengo opportuno ampliare il discorso risolvendo così alcuni dei dubbi espressi dai nostri cortesi occasionali lettori.
Stavolta però non voglio analizzare le donne, delle quali si è discusso e certamente non mancherà occasione per screditarle ulteriormente, ma loro, questi gentili questuanti dirottati da zio Gugol. Provo a dividerli secondo alcune categorie esemplificative.

Curiosi e metodisti
La fetta più consistente sono proprio loro. Vogliono capire come sia possibile essere lasciati da una donna e superano lo stadio di iniziale sorpresa inabissandosi in quello dell'analisi delle cause. Bramano sapere perchè una donna lascia e soprattutto cosa bisogna dire e fare in queste occasioni. La mia personale soluzione sarebbe quella di mostrarsi vagamente sorpresi e dal giorno dopo festeggiare con quattro amici ed un puttan-tour (versione revisitata di "Notte prima degli esami"). Dopodichè cercarne un'altra e lasciarla prima voi. Suvvia, non siate fragili, ci sono milioni di ragazze in età da marito da incantare prima del matrimonio. Il loro, matrimonio.

Cinici e rassegnati
Anch'essa categoria piuttosto affollata, ma questi uomini sono disillusi, al più intristiti, che tuttavia conoscono il mondo: se una donna ti lascia è per sempre è un concetto che pare andare per la maggiore. Ad un tipo che entra cercando quando una donna lascia, lascia temo di non poter insegnare nulla. Al massimo gli offrò un caffè senza zucchero, o meglio un bel boccale di cicuta.

Sospettosi
Alcuni individui dotati di un'elevata autostima, non riuscendo ad accettare che una pulzella possa appiedarli senza un motivo, apparente o meno come abbiamo visto, cercano all'esterno della coppia il colpevole. C'è chi spocchiosamente ci svela la sua versione dall'alto di un piedistallo di indifferenza: quando una ragazza lascia senza senso ha un'altro, con grazioso apostrofo superfluo. Non sono troppo d'accordo, magari ti considera uno stronzo. Più dubitativo quest'altro visitatore: c'è sempre un altro quando una donna lascia? No, non sempre. Solo quando devi chinarti per passare dalle porte.

Speranzosi
Senz'altro la categoria più tenera, ingenua e forse per questo meno affollata. quando una donna ti lascia è per sempre? chiede con la voce rotta quest'anima in pena. Mettiamola così, se ti preoccupi di lei, come evidentemente si evince da queste tue affannose ricerche online, si, allora è per sempre. Ignorala, c'è la possibilità che torni. Al contrario, quando donna lascia e poi cerca non illudersi, significa solo che bisogna pagarle gli alimenti.

Genio Risolutore
Non credo di poter fare di meglio copincollando la chiave di ricerca:




18 ottobre 2009

Le dimensioni non contano

E' sorprendente soffermarsi a pensare alle enormi potenzialità del World Wide Web. L'aspetto più affascinante è che non solo si possono trovare informazioni, contatti, immagini e documenti su qualsiasi genere di corbelleria venga in mente di cercare, ma anche, e soprattutto, la realtà si presenta a noi illustrata in faccende non di nostro interesse o di cui avremmo altrimenti ignorato l'esistenza. Certo, senza internet non conoscerei la musica e sarei fortemente limitato nel mio seguire la politica e l'attualità, però credo che sarei vissuto benissimo pur senza aver mai visto video di animali che sanno suonare il piano o neonati che ridono in maniera forsennata, o senza saper giocare a WordChallenge. Resta il fatto che una prepotente offerta di roba non richiesta è ascrivibile alla pornografia, di facile accesso persino quando non la si va a cercare.
Ora, sarà che la mia prima e-mail fu creata su Libero, che probabilmente supera qualsiasi altro portale italiano in quanto a naked-gossip, anche se bisogna aggiungere che gran parte del materiale erotico che ho visto stava in prima pagina sulla barra laterale di Repubblica, e sarà anche vero che non disdegno visite a siti pornografici, se capita, però sono certo di non aver mai chiesto che tutte le mie caselle di posta elettronica fossero intasate da offerte di allungare il mio batacchio o acquistare stock da 200 confezioni di pillole blu. Inoltre non potrei permettermi nessuna delle due cose.
Capisco che ci siano tante aziende di questi prodotti e che la pubblicità sia l'anima del commercio e che nessun rivenditore di Viagra otterrebbe successo sul mercato mettendo dei volantini sotto i tergicristalli delle automobili o lasciandoli alle portiere dei condomini ed è vero che secondo statistiche recenti (tanto recenti che le ho appena inventate) l'80% degli uomini ha ammesso di visitare regolarmente siti erotici ed il 20% mente, però, cazzo, mi piacerebbe che quando ricevo delle mail ce ne sia almeno una di qualche persona vera, non necessariamente una bella donzella. Mi basta un amico, un professore o un passante che mi insulta dandomi del comunista. E non invece due al giorno di Sarah e Samantah che mi invitano ammiccando a vedere cosa accade se acquisto a prezzo di favore le loro pasticche blu.
Ma quello che mi lascia davvero perplesso sono le offerte di intervento chirurgico per l'allungamento del pene. Trovo che poche cose potrebbero essere inutili come sottoporsi a questo genere di operazione, a meno che non si disponga di una nerchia talmente miserrima che persino quel paio di centimetri guadagnati potrebbero rappresentare una scossa per la propria autostima. Ed intendiamoci, non vi farò il discorso da femminuccia moralista che finge di considerare le dimensioni un insignificante dettaglio. Provate a chiedere ad una ragazza (ubriaca ed in compagnia di almeno altre tre amiche in stato di eccitazione da alcool, altrimenti mentirà a sè stessa prima che a voi) qualsiasi e vi dirà che le dimensioni contano eccome, e non solo quelle favolette sull'"importante è il romanticismo". Però, aggiungono, "usato bene, questo romanticismo".
Semplicemente, se una donna è arrivata a conoscere le dimensioni del vostro viril membro vuol dire che non è più in tempo per tirarsi indietro. Non funziona come per noi, che prima dei giochi abbiamo un'idea piuttosto precisa del prodotto, per loro c'è una grossa (o meno grossa) componente casuale dato che ci pescano da una delle tre categorie, in ordine decrescente: "Ommioddio", "normale" e "Ommioddio". Ma ripeto, in ogni caso sarà troppo tardi ed una volta tolto il turbante tocca inchinarsi al cospetto del sultano. Certo, tutto questo potrebbe pregiudicare il buon esito della serata, ma non ho mai sentito di qualcuna che si sia tirata indietro con le deluse aspettative in saccoccia.

-Tadàn!
-Ommioddio! E quello cosa significa?
-Beh, non siamo qui per guardare la tv no?
-No, certo, è che mi immaginavo..
-Cosa?
-Niente, dai, facciamo in fretta che arrivano i miei.
-Ma siamo a casa mia!
-Non conosci mio padre, è un uomo pieno di risorse. Lui.

Qualcuno potrebbe obiettare che le voci girano e che forse la donzella potrà accontentarsi per una sera, ma poi ve la siete giocata per sempre. Ed in parte sarà vero, ma allo stesso modo non ho mai sentito di una ragazza che lascia il proprio fidanzato perchè il di lui augello non è all'altezza (e mai espressione fu più appropriata). O forse vivo in un mio mondo idealizzato. O magari ancora, più probabilmente, lo hanno fatto in tante ma raccontando invece di intesa che manca, di lui che è uno stronzo o che le trascura. Non è abbastanza romantico. E ci credono davvero.