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17 febbraio 2012

Belen di giorno

Ho fatto vedere a mia madre il video porno di Belen. E' rimasta pietrificata.

Mia madre invece si è messa a battere sul computer credendo che si fosse inceppato.

Mi incuriosisce la gente che ha bisogno di guardare il festival, ma come spaccato della società, è chiaro. Nessuno di loro guarda mai un consiglio dei ministri, eppure anche lì ci sono delle troie inette circondate da unticci vecchi imbalsamati.

E, anche lì, quello che tira le redini è coprofago.

Ma mentre questo freddo pungente metteva in ginocchio l'Italia e quindi io perdevo tempo a scegliere la migliore battuta possibile sui pompini per aprire un post su Alemanno, magari sfruttando anche la mancata convergenza dei suoi occhi per insinuare dubbi sulle sue attività, QdG, o come minchia si chiama adesso, postava il suo semestrale concentrato di sagacia comica con il tempismo di una scossa sismica, soprattutto mentre qualcuno sta praticando il coito interrotto.

Pensateci, statisticamente deve pur essere accaduto: "Terremoto a L'Aquila. 12 nati"

Il solito dissacrante post denso di fine umorismo, come disse qualcuno a proposito dell'umorismo che non c'è; se non aizzasse a pisciare sui calabresi ormai non varrebbe neppure più la pena leggerlo.

Immagino questo viscido non troppo ragazzo che aspetta quella sera ogni 6 mesi in cui non è tenuto per le palle dalla sua donna o non sta aggiornando il suo personale database di youporn per partorire qualche battuta nel suo stile sperando di concupire una troietta 14enne. E tutto questo solo perché mi ha preceduto per una stupida battuta sui pompini. Di Alemanno.

In realtà mi piace QdG, ma ho la sensazione che a lui piaccia essere insultato. E' come quelle che godono gridando "dimmi che sono la tua troia, baby". Sto solo cercando di accontentarlo.

Non so cosa ne pensiate voi, ma credo che per praticare del buon sesso orale occorrano sensibilità e perspicacia: e Alemanno ha l'aria di uno che non saprebbe risolvere un sudoku neppure in codice binario.

Tale personale convinzione è maturata dai racconti svogliati del nostro compagno che riuscì a farsi la bella del liceo; tutti, con molto tatto, gli chiedemmo se, come le premesse estetiche lasciavano intuire, i di lei soffoconi fossero effettivamente memorabili. Lui smentì, probabilmente per sfoggiare un'esperienza che nessuno di noi aveva, dicendo: "Macchè, è troppo stupida, non capisce cosa deve fare". Questo non bastò a liberarla dal suo soprannome storico, "11 settembre": era pratica di doppie penetrazioni.

Insomma, da allora sono felice di credere che ricevere del pessimo sesso orale sia la punizione per i buzzurri cui si appigliano le soubrette dello star-system.

E che perdere 20 minuti con un pessimo video porno sia la giusta punizione per chi guarda il festival di Sanremo.

11 febbraio 2012

300 giorni di Sole

Quando la mia età era compresa tra i 16 e i 17 anni, nell’assenza di miti generazionali che uno che s’esaltava a leggere Kant potesse venerare, feci dell’impavido Marco Travaglio - o era Roberto Saviano? - il mio idolo, e mi decisi a intraprendere la carriera di giornalista.

E’ facile intraprendere la carriera giornalistica: cominciate a tampinare un giornalista qualsiasi - se non avete alcun contatto fisico col mondo non vi amareggiate, ne trovate a pacchi anche su facebook - e prima o poi egli vi darà qualcosa da fare. Poi pubblicherà il vostro articolo col suo nome, voi non guadagnerete né la gloria né una lira, ma intanto avrete compiuto il primo passo verso un futuro di merda.

Un dì il mio vate mi chiese d’andare a fare un giro a Castelvolturno, per scriverci su una storia, e così il giorno dopo partii per la provincia sud di Caserta. Non è necessario che vi spieghi quanto faccia schifo il luogo, ci pensa già la fazione rossa dei giornalisti Rai; in loop più o meno tutti i martedì, i giovedì e le domeniche sera. Una cosa che mi preme raccontarvi, però, perché nessuno la dice ed è vergognoso, è che all’entrata del famigerato Villaggio Coppola si trova un decadente e inquietante cartello arrugginito, stile Silent Hill, che vi dà il benvenuto a Fontana Bleu: la città con 300 giorni di sole all’anno. Una vera chicca per tutti gli hipster con una reflex; se appartenete alla categoria andateci, mi raccomando! (spero che una tribù di nordafricani locali vi stupri mentre vi accingete a fingere di far dell’arte).

Ai giovani: sono molti i motivi per cui vi sconsiglio anche solo di tentare di fare i giornalisti, troppi perché possa risultarmi piacevole elencarli, vi basti dunque sapere soltanto che il sito de Il Fatto Quotidiano, che mi pare sia l’unico a non esser controllato da qualche potente lobby, dunque l’unico dove potreste, forse, scrivere quello che cazzo vi pare, sempre che vogliate fare del giornalismo per qualche nobile ideale e non perché siete degli inetti in qualsiasi espressione dell'intelletto umano che trascenda la capacità di scrivere - in quel caso andate a zappare, vi donerà ispirazione per deliziosi componimenti bucolici - titola le varie sezioni con esilaranti tag quali Politica e Palazzo, Giustizia e Impunità, Media e Regime e così via. Io, purtroppo, come dice *, sono ironico-leso, e dunque invece di compiacermi, a leggerli, mi faccio triste e penso: “che populismo”.

L'altro giorno, * mi ha detto che dobbiamo assolutamente andare in Spagna, “perché sulla costa del sol ci sono 300 giorni di sole all’anno!” Le ho proposto di andare a Castelvolturno; mi ha guardato in tralice. Se n’è andata via indispettita, non lo trovava divertente.

31 ottobre 2011

Metodi alternativi di rivoluzione

Il giorno successivo alla manifestazione di Roma spopolava in rete questa significativa vignetta di Marilungo:


L'avevo personalmente interpretata come una frecciata al giornalismo, o piuttosto all'assenza di esso, ma moltissimi l'hanno condivisa ponendo l'accento sulla rilevanza mediatica degli scontri piuttosto che degli argomenti del corteo e di come la violenza, termine che non metto fra virgolette solo perchè le considero un'aberrazione lessicale, abbia spostato i termini del confronto, qui ancora le virgolette non sarebbero parse poi fuori luogo, e soffocato la voce ai tanti pacifici passeggiatori.
Allora mi sono chiesto come sarebbe stata la vignetta sulla manifestazione degli indignati se non fosse degenerata ed il risultato è questo:














Insomma, la mia opinione è che, semplicemente, non se ne sarebbe parlato. Del resto qualcuno di voi ha forse sentito del corteo di ieri, sempre a Roma, con la stessa affluenza di quello del 15 ottobre? Sapete cosa reclamava quella gente? Qualcuno si è invece accorto che ho iniziato questo post parlando di una generica manifestazione e tutti avete capito a quale ci si stava riferendo? Così mi sono permesso di adattare la vignetta:



Non discuterò oltre delle violenze, del loro fine (perché, ebbene, temo che vada riconsiderata l'ipotesi che la guerriglia sia solo un mezzo). Mi permetto di suggerire alcune opzioni per cambiare il futuro di questa nazione così allo sbaraglio; tutti insieme, incuranti dei 15 milioni che da vent'anni votano ininterrottamente Berlusconi, ce la faremo:

i) la prima via è puramente democratica. Possiamo scegliere di votare il più grosso partito di opposizione dopo esser stati informati dai principali canali televisivi di quale esso sia. E' importante concentrarsi su quello, per estromettere tutti gli altri partiti più piccoli dal parlamento anche se ci rappresentano meglio, senza farsi demotivare dalle statistiche, secondo cui una larga fetta degli onorevoli cambia partito durante la legislatura.

ii) la seconda strada ricalca l'ostruzionismo economico. Basta reti Mediaset, possiamo guardare quelle RAI, capitanate da uomini asserviti ai partiti di governo o altre reti di imprenditori noti o emergenti. Basta spesa al supermarket, acquisti in libreria. Da adesso vivremo di sola aria, che è gratis!

iii) questa terza opzione spazia nell'innovativa opposizione psicologica. Gufiamo tutti intensamente il Milan, confidando che qualche sconfitta improvvisa dei rossoneri causi un colpo al re Silvio, risolvendo così d'un colpo gli annosi problemi della seconda repubblica.

iv) l'ultima proposta sembrerà la più semplice. Scendiamo in piazza, sfiliamo allegri, colorati, compagnoni. Beviamoci sopra, viviamo la giornata come una gita, passeggiamo per il centro di Roma bussando porta a porta per illustrare le nostre ragioni. Sull'esempio della Libia, dove la deposizione del tiranno è avvenuta al fatale grido di "chi non salta Gheddafi è".



ps: non c'è stata nessuna manifestazione ieri, è stata 3 giorni fa, ma avrei potuto dire qualsiasi cosa. Inoltre uno striscione della seconda vignetta inneggia alla figa, ma eravate troppo occupati a guardare Avetrana per accorgervene.

11 giugno 2011

Fifteen Cent

Lattina di birra da 15 centesimi, non fa nemmeno così schifo. Poi ti ci abitui, al piscio frizzante, cominci a sorprenderti quando senti il sapore del malto, del nettare che scende come miele giù per la gola. Fin quando ritieni uno sforzo eccessivo spendere quei pochi pesantissimi euro per regalarti l'attimo di godimento, il bere puramente edonista, l'antitesi della bottiglia in mano per mera abitudine. A questo stadio non si distinguono neppure i sapori, non ci sono birre che non si è disposti a bere, e poi ci sono quelle genericamente buone.

Sperare che la gente vada a votare perchè tutto resti esattamente com'è, mentre a Palermo la gestione del servizio idrico è in mano ad un'azienda privata con contratto trentennale dopo una gara d'appalto con la partecipazione della sola ditta vincitrice. Gioire per il meno peggio mentre dentro qualcosa muore.

Pensare che vorrei sul serio le centrali nucleari, poi che mi farebbero una paura fottuta perchè tanto lo sappiamo tutti come funziona qui e poi che è proprio per questo che le vorrei davvero, e che esplodano mentre qualche città abusiva del cazzo viene rasata al suolo da un terremoto, per far vedere alla gente quale scempio provoca l'indifferenza, la supinità, l'ostentato disinteresse. Pensare ad uno storpio sardo che diceva esattamente queste cose mentre moriva, ma non dentro, perchè un cervello può non smettere di funzionare.

Pulsare attraverso le frequenze di una piazza che festeggia per il rinnovamento sotto la madonnina di Milano e dover riporre la speranza nel nuovo nell'assessorato di un vecchio democristiano filoberlusconiano. Concludere che in fondo non me ne frega un beneamato.

Sentirsi a disagio nel camminare sulla pubblica piazza, senza nessun altro motivo, perchè gli unici reati che ho eventualmente commesso li ho divisi dietro gli striscioni con migliaia di persone e non avevo il volto nascosto. Perchè ci sono sbirri, ma non solo quelli col cazzo apparentemente duro, quelli sfigati della municipale, che ora si chiama polizia, ma i collaboratori scolastici a casa mia si chiamano ancora bidelli, i minus habens menomati e loro sono sempre i vigili. Riflettere che bere birra da 15 centesimi seduto sulle scale, eventualmente intonando qualche canzone al ritmo di un mi minore, deve essere ritenuto turpe dalla comunità.

Spiegare le vele al vento, ma vedere che il vento non capisce un cazzo.

Inseguire l'iperuranio con la speranza che le idee non divengano ombre proiettate, ma si mantengano vive, pure, splendenti e luminose. Il prezzo è la solitudine totale in quella quintessenza del vuoto e del pensiero puro; ma è lo stesso isolamento di passiva emarginazione del barbone che si abbandona fra i cunicoli delle metropolitane, pur in mezzo alla gente, pur sferzato dalle correnti d'aria, ma del tutto inerte e solitario. Ma possibilmente con in mano una lattina di birra da 15 centesimi.

17 febbraio 2011

Oh, pretty women!

E' stato entusiasmante domenica vedere così tante donne in piazza. Notevole che affinché la presenza femminile raggiunga finalmente il 50% in una qualsiasi iniziativa pubblica sia necessario indire una manifestazione apposta.

Che poi, solo un gruppo femminista può organizzare un corteo nel bel mezzo dei campionati di calcio: a me sembra una scelta radical-chic che non tiene conto delle reali esigenze del paese. Ho visto un uomo alto, nerboruto e baffuto con un cartello appeso al collo che recitava "Sono una donna e non sono in vendita" ed un auricolare nascosto alla moglie celato sotto il cappello. Il momento di gran lunga più triste, a parte quando dal palco hanno invocato l'urlo della piazza con un sempreverde "facciamoci sentire" ottenendo in risposta non un boato, bensì un accavallarsi di gridolini estatici ed isterici che nemmeno alla prima di Titanic.

Però è stato entusiasmante assaporare la novità delle donne in piazza per migliorare la propria condizione: da domani saranno messe in vendita soltanto padelle ignifughe.

No, davvero, anche la polizia non sapeva come comportarsi: nessun agente voleva estrarre il manganello per paura che risultasse il più piccolo, così han cercato di disperdere la folla mettendo fra i negozi dei vistosi cartelli "SALDI".

Un milione di donne in piazza; a chiedere scusa, suppongo, visto che l'elettore medio di Berlusconi è la casalinga over50. Non vedo il problema femminile, sinceramente; o meglio, lo ritengo un sottocaso dell'enorme immobilismo sociale e culturale che si chiama Italia. Le donne, come gli italiani, hanno esattamente quello che si meritano.

Per esempio, questo festival di Sanremo: nell'impareggiabile corsa al ribasso della televisione pubblica, in un contesto di musica mediocre, comici da bagaglino e pubblico ammaestrato come da tradizione, le vallette sono due inette che considero meno che prostitute, e che per questo piacciono a tutti.

Vorrei almeno vedere Morandi, che perlomeno è stato l'unico a dedicare al Papa "immagina non esista nè il paradiso nè la tua fottuta religione", anche se non certo volontariamente, che suona "Anarchy in UK", spacca la chitarra su quella noiosissima scalinata e se ne va gridando "questa è musica, stronzi".

Ve l'immaginate?

Neanch'io. Tenetevi Al Bano, donne.

18 gennaio 2011

Mattina

Mi spiace, ma stavolta non me la sento proprio di prendermela col presidente.

E non perchè non mi interessi della sua vita privata, sono una casalinga pettegola e adoro grufolare nelle vite degli altri e se fosse diffuso un video di Berlusconi che si fa frustare da due minorenni marocchine col colbacco e falce e martello in testa me lo godrei mangiando pop-corn. E neppure perchè si possano trovare decine di motivi migliori per accusarlo e mandarlo finalmente a cagare: ogni mezzo è buono, dalla telefonata all'esposivo.

No, il vero motivo per cui mi sento di poter essere addirittura solidale è che, essendo consentito fare sesso con minorenni ed essendo oltretutto assolutamente legale pagare persone per ottenere prestazioni sessuali, contestare il reato di prostituzione minorile ad un uomo che paga Ruby per scoparsela rasenta il farsesco.

Parto dalla pura supposizione, secondo me largamente condivisa anche dall'opposizione, che Ruby abbia visto più cazzi di me che gioco a calcio due volte la settimana e faccio la doccia in ogni occasione con entrambe le squadre per festeggiare il risultato (ma non si sta parlando di me adesso).

E tralasciamo l'odiosa abitudine delle ragazze di considerarsi donne navigate sin dalla tenera età della prima mestruazione, che sembra costringerle per superare l'evidente immaturità dei coetanei dell'altro sesso a trovar rifugio fra le braccia del maggiorenne rappresentante d'istituto, quello rigorosamente più stupido, seguito per i corridoi della scuola da una pletora di 13enni disposte a concedergli le più astruse profondità della propria vulva. E parallelamente costringere i sopracitati coetanei maschi a sprecare i primi anni delle proprie erezioni in maratone onanistiche ai danni di soubrette dello star sistem. Alla luce di tutto questo i criteri per la determinazione della maggiore età sessuale potrebbero essere effettivamente rivisti.

La verità pura e semplice è che la maggior parte degli uomini ha effettivamente pagato per ottenere affetto. E non parlo di sesso con le prostitute, che peraltro costa molto meno del sesso familiare, visto quanto Silvio deve passare a Veronica di alimenti, che nemmeno una squadra di rugby incazzata consumerebbe tutto quel cibo.

Parlo del fatto che a tutti noi è capitato di dover invitare fuori delle giovani, sin dalle quindicenni ai tempi della scuola, offrire loro il gelato o il cinema o la cena, nella speranza che l'evidente scrocco le inducesse a maturare sensi di colpa espiabili con un sano pompino. E molto spesso succede così.

Bando alle ipocrisie: su Facebook c'è un gruppo con 50mila ragazze che sostengono di "considerare un congiuntivo più sexy di un orologio di lusso". A parte la stravaganza del paragone (anche io considero un congiuntivo più sexy di una trave, per esempio), credo che se andassi da loro recitando "ma se io adesso ti chiedessi di farmi un pompino, tu accetteresti?", risulterei ben poco sexy, anche se nell'ultimo periodo ho impiegato ben due congiuntivi. Ma credo parimenti che almeno qualcuna accetterebbe un orologio in dono.

Anche a me non piace, ma è così: il sesso si ottiene tramite una trafila di pratiche burocratiche, meccanismo che sappiamo può essere facilmente oliato dalla conoscenza diretta e dai soldi.

Mi sembra di vedere le vostre facce scandalizzate, le stesse espressioni che le cozze acide ed in evidente carenza di membro virile riservavano a scuola a Claudia, rea di essere troppo bella e troppo disponibile. Con lei quella trafila si saltava a piè pari e per questo era soprannominata "Mattina". Non perchè le sue fattezze suggerissero versi romantici: si trattava del tempo necessario a convincerla a seguirci e condurla in qualche spiaggia deserta, ove giunti ci pensava lei ad illuminarci d'immenso.

Discografia consigliata:
Rapput - Claudio Bisio & Rocco Tanica

13 gennaio 2011

Vita da cani

Chiunque abbia letto Jack London sa bene che la pura disperazione, quella indotta dalla fame nera senza apparenti ancore di salvezza, spinge i cani a mugolare apparentemente indifferenti sotto i colpi delle bastonate inferte dai padroni pur di riuscire a mettere sotto i denti qualche galletta.

Bestie senza senno ed amor proprio, ma anche prive dell'intelligenza necessaria per riuscire ad ottenere il proprio sostentamento senza doversi sottoporre a massacranti impieghi e sottostare alle angherie di chi è unico proprietario della loro forza, del loro tempo, della loro dignità.


Ecco, io mi auguro che tali siano le privazioni, le bastonate e la fame che molti di questi cani si tramutino celermente in feroci lupi:

"Non aveva mai visto cani simili: con le ossa che quasi scappavano fuori dalla pelle, veri scheletri avvolti in sudicie pellicce, con occhi fiammeggianti e la bava alla bocca. Ma la fame li rendeva paurosi ed irresistibili. Non era possibile opporsi a loro" (J.L.)

Dogs - Pink Floyd

8 ottobre 2010

I say I want an evolution

Il problema del leggere i giornali è la legge che regola domanda e offerta, ovvero che se la gente chiede merda, allora questa viene loro fornita, anche perchè ha un costo di produzione piuttosto trascurabile. Per cui, in effetti, lo spazio dedicato alle notizie viene scelto in funzione delle esigenze e dei pruriti del pubblico.

Sì, sapete anche voi di cosa sto per parlare, è stata la notizia del giorno ieri e presumibilmente resterà sulla cresta dell'onda almeno fino al prossimo pagliaccio che si schianta col paracadute o fino a quando uno sguattero del potere non verrà assalito nell'androne di casa sua da Batman.

Insomma, Tiziano Ferro ha dichiarato di essere omosessuale.

Scusate, ma mi sono perso qualcosa negli ultimi dieci anni?

L'avevo sempre dato per scontato, ma non perchè l'avessi intuito, l'aveva già dichiarato, o me lo sono sognato? Mi sento come il personaggio di Orwell che ripensa al taglio della cioccolata, in barba alle chiacchere del regime. Cazzo, è da quando andavo alle medie che Tiziano Ferro è omosessuale, ma la cosa mi importerebbe solo se fosse resuscitato Freddy Mercury. In ogni caso, non mi sembra proprio una news, ecco, un po' come se venisse fuori che Balotelli è nero, che Moccia è dislessico e che Capezzone è stato picchiato da piccolo.

Notevole anche osservare come siano del tutto scomparse le tracce delle campagne di solidarietà a favore di Sakineh. Semplicemente perchè il giorno dopo che si scopre che una bambina è stata scannata e violentata non è più molto di moda schierarsi contro la pena di morte. Almeno fino a quando a suggerirlo non saranno i musi gialli o i negri o quegli inferiori degli islamici. Ma anche qui niente di nuovo.

La novità è la mia opinione, davvero, perchè non usarla anche noi la pena di morte? Voglio dire, c'è un sacco di traffico e problemi di parcheggio in giro, per non parlare della fila alle poste o alle casse dei supermercati. I benefici in fondo sono evidenti, e facciamo anche contenti tutti quelli che vogliono risparmiare sulle enormi spese sociali che comporta un carcerato, ma poi sono ben felici di pagare decine di guardie del corpo ad un senatore che invece in carcere ci dovrebbe stare davvero (anche se io, a questo punto, lo farei fuori più che volentieri).

Insomma, notavo le graziose intersezioni fra gli insiemi "cristiani cattolici apostolici decaffeinati" (cit.) e "ammazziamo lentamente questo pezzo di merda dopo avergli concesso la cittadinanza rumena e se non siete d'accordo con me spero che stuprino lo vostre sorelle così potrete essere d'accordo con me". Effettivamente potrebbe essere un grande gesto di amore, di comprensione e di perdono finire un mentecatto con evidenti problemi mentali a colpi di badile. D'accordo, facciamolo allora; ma le regole le stabilisco io.

Catone, in uno slancio di originalità incomprensibile ai giorni nostri disse che "i ladri delle cose private passano la vita in catene, quelli della cosa pubblica vivono nell'oro e nella porpora". Allora, supposto che un assassino o un borseggiatore mi recheranno danno personale solo nell'improbabile caso che colpiscano direttamente me fra 60 milioni di italiani, diciamo che creiamo un paio di campi di raccolta per tutti quelli che evadono tasse, esibiscono finti tagliandi degli handicappati, truffano le assicurazioni e fondano partiti. E, poichè 20 milioni di proiettili sono troppo onerosi, lasciamoli morire di fame.

Bene, questa era la prima scrematura. Poi voglio considerare un bene non procurato, per accidia o mancanza di responsabilità, come un danno a tutti gli effetti. Voglio dire, questo vale a tutti i livelli, basti pensare allo sport: se perdi significa che non vinci, a meno che tu non sia particolarmente onesto, nel qual caso puoi vincere anche perdendo per 15 anni. Allora via dalle palle tutti i non lavoratori, tutti quelli che non sanno leggere e scrivere, tutti quelli che non entrano a scuola per andare ad infrattarsi in qualche piazza lontana da occhi indiscreti. E quindi quelli che per ignoranza sostengono un governo che peggiora le condizioni economiche. Via, fuori tutti dalle palle.

Poi abbattiamo quelli che scoreggiano rumorosamente, quelli che non usano il deodorante ed infine tutti quelli col raffreddore, che sono una evidente minaccia sociale.

Mi piace, sì, la pena di morte come solving del problema "umanità".

25 settembre 2010

Mors Tua

Quello che mi dà veramente fastidio della morte è constatare quanto l'uomo sia poco avvezzo a considerarla come parte integrante della propria natura. Non so se sia per paura, ignoranza, tradizione religiosa (questo supposto che le tre non coincidano), ma credo che ci si soffermi sempre troppo poco a pensare alla fine nella sua essenza, e non come avvenimento parte di un disegno più grande, sia esso divino o meramente umano. Credo che se avessimo un rapporto più naturale con la morte, tenendo sempre presente che si tratta dell'unica certezza della vita, forse non correremmo il rischio di incappare in evidenti distorsioni.
Per esempio, cosa davvero ha creato tanto scalpore in merito alla condanna di Sakineh? Probabilmente il fatto che una nazione si arroghi il diritto di sottrarre la vita, che in definitiva è l'unica cosa che abbiamo, in funzione di leggi più o meno eque. Forse anche, all'occidente non piace pensare che possa essere uccisa una donna a pietrate, ma io non credo che il metodo faccia molta differenza: sarebbe assurdo protestare per modificare la proceduta dell'esecuzione. Certamente, la necessità di pulirci le coscienze immaginando che basti dichiararsi contrari ad un atto barbaro ogni due o tre mesi per considerarci a ragion veduta candidi di spirito.
Il problema è che la morte, appunto, assurge al ruolo di massima carnefice, interpreta il ruolo della cattiva per eccellenza. Forse per questo, nel momento in cui sopraggiunge, siamo pronti a schierarci dalla parte di chi viene da essa abbattuto, compatendolo e lavandone i torti e dimenticando gli atti compiuti in vita, che dovrebbero essere gli unici rilevanti nel giudizio dell'individuo.
Eppure, quando non sono ormai più in vita, fioriscono statisti, eroi, simboli. Qualche tempo fa avevo scritto, mi cito testualmente, che "la morte raccontata non ha una causa, ma soltanto un fine, sia esso mostrare la generosa solidarietà di un governo verso i suoi figli o piuttosto vituperare popoli, razze, etnie nel nome di esigenze politiche".
In sostanza, che Sakineh sia una barbara omicida piuttosto che una povera donna incastrata dal maschilismo dei fanatici iraniani, diventa del tutto irrilevante. Ed intendiamoci, non sarò certo io a sostenere che se fosse appurata la sua natura di omicida allora meriterebbe la condanna. Al contrario, mi rendo conto che non è questo il motivo di tanta risonanza, non può esserlo, non si può essere contrari alla pena di morte solo per i presunti innocenti, o per le donne.
Già, ma allora, se non si tratta delle modalità ed il punto non è la revisione del processo, allora perchè soffermarsi sul caso di Sakineh in maniera così reiterata e non, per esempio, sulla donna uccisa oggi negli Stati Uniti, peraltro dotata di un QI di 70 (cioè più basso di quello di Forrest Gump e di Gasparri. No, forse di Gasparri no)? O sulle altre 52 donne americane che attendono l'esecuzione?
Perchè stavolta il ruolo della signora con la falce lo vogliamo attribuire ad una nazione in particolare, trasferendo quindi la frustrazione verso questa morte così invalicabile su qualcosa di tangibile: uno stato, una cultura, un popolo. Credo che sia tanto odioso dover compatire un omicida quanto ammettere che il capo di uno degli stati più barbari del mondo, l'Iran, ha ragione nell'affermare che tutta questa mobilitazione non è nulla più che un complotto inscenato dall'occidente, USA in testa. E stiamo attenti, perchè il nostro cieco buonismo, anche se impiegato per una causa nobile, diventa semplicemente uno strumento per amplificare le differenze fra popoli. Perchè quello che emerge dalla storia di Sakineh non è l'assurdità della pena di morte, ma che questi arabi del cazzo conservano delle usanze da cultura inferiore. Raccontate la storia a 60 milioni di italiani e provate a immaginare quanto l'impressione di voler fare a meno degli immigrati, questa gente così rozza, si sedimenterà ulteriormente nelle menti di questo popolo. Rendendo di fatto legittimato un governo che agli immigrati va incontro sparando loro prima che possano mettere piede nel nostro paese.
Con tanti saluti alla pena di morte, maledetti negri.

7 settembre 2010

Il cielo non esiste

Tramonti rossi colorivano file infinite di palazzi tutti uguali. Un quartiere popolare come tanti altri, di quelli dove il cielo può essere osservato in tutte le sue sfumature, ma privato della forza di un sole che nasce, della consolazione del sole che muore. I raggi rossi del tramonto colorivano mura vuote, dietro il quale esistevano persone. Dell’universo si intravedeva solo l’esistenza, il tutto pareva seppellito dall’insanabile pazzia di un malato. Non c’era spazio alla bellezza in quel luogo, tutto sorgeva per interesse, e tutto l’interesse che gravava sul cemento e dilagava nel nero del catrame ingoiava la bellezza che, forse, un tempo, aveva in qualche modo abitato quel luogo. Di certo, ora, l’unica cosa che avrebbe voluto vedere era il rosso del sole, e ingorde strutture coprivano la stella.

Il sole che tramonta, ricordava, doveva essere la cosa più bella che si potesse vedere, come un bambino idealizzava ciò a cui non poteva assistere e dimenticava l’essenza reale di quella visione a cui tanto ambiva. Dimenticava che il tramonto è solo la fine di una percezione, l’inizio di una nuova più chiara visione.
Ma neanche di quella lucida visione dell’universo che è la notte egli poteva prender coscienza, tanto le luci elettriche che intermittenti iniziavano ad accendersi ravvivavano i colori sulla sua testa, lontani dal nero del vuoto cosmico, dall’azzurro degli astri lontani.

Gli uomini stentano a comprendere cosa sia davvero importante perché hanno smesso di guardare il cielo. Un ammasso informe di luce grava sulla loro testa, senza che esso abbia altro valore, oltre che regolare il ciclo delle attività di cui riempiono le vite. Si dedicano ai propri interessi come fosse in loro il senso di tutto ciò che esiste, senza rendersi conto della ridicola dimensione, e del ridicolo tempo, che occupano in tutta la realtà che s’estende oltre il tetto che inconsapevolmente hanno fatto del cielo. E nella stupidità di credersi re della piccola zolla di terra che calpestano tentano invano di aumentare ancora di più la loro ricchezza per soddisfare bisogni assurdi che non hanno, di masticare e sputare ogni pecora innocente posta sulla loro stessa via, di consumare ogni singolo dono che il caso gli porga, di surclassare gli altri stupidi maiali che frequentano, cercando di vivere in eterno nel ricordo, pensando che possa sopperire alla loro cronica insoddisfazione, senza rendersi conto del fatto che il cielo che hanno in testa neanche esiste, che la loro fama è vana quanto il soffio di un matto sul granaio in fiamme, breve quanto il tempo che impiegano a chiedersi se sono felici.

Non sapeva ancora cosa fosse, o non fosse, il cielo, ma in quel momento amava il tramonto. Lo amava perché gli ricordava lei, quando gli chiese di non pensare tanto a cosa sarebbe accaduto, di cosa avrebbe fatto, quanto di quello che avrebbe desiderato, di quello che c’era di bello da vivere ora, come il sole che cade, per non finire come il sole che cade anzitempo. Amava il tramonto perché in esso vedeva lei, le sue parole, e sentiva nel cuore il desiderio di vederla, anche solo per parlarle ancora, anche solo per vederla sorridere. Capiva che l’unica cosa per cui valeva fermarsi fosse ciò che è bello, ciò che si ama, che si è troppo piccoli nell’infinito che ci circonda per poter solo immaginare di dover dimostrare qualcosa ai cani di questa fattoria.

Discografia essenziale.


19 luglio 2010

Devo davvero dare un titolo?


Sì, fa caldo, le temperature sono alte e l'umidità è insopportabile. E non so dove andremo a finire perchè non ci sono più le mezze stagioni. Noi giovani d'oggi probabilmente ce le siamo fatte fuori per drogarci.

Vi do una notizia: siamo a metà luglio. E' piuttosto probabile che si sudi come maiali in orgasmo, e sappiate che l'orgasmo del maiale dura 28 minuti.

Porca di quella troia, spero che li aboliscano i TG, ma anche i quotidiani ed i giornali online. Odio questa fottuta mania di riempire le persone di notizie inutili solo per abbassarsi al loro livello; sembra che senza parlare del tempo non si sia in grado di imbastire nessuna discussione. Sull'autobus, fra amici, ora anche nel proprio salotto.
Sempre le stesse notizie, le medesime fotografie a correlare gli articoli, persino i termini usati identicamente nelle solite melmose espressioni abusate di "dialoghi auspicati" ed "impegni profusi".

Tutta questa fastidiosissima plebe che usa espressioni comuni per lamentarsi del caldo estivo e che invoca il rigore invernale. La stessa gente che ha passato gli ultimi 6 mesi a scartavetrare la minchia perchè non smetteva mai di piovere ed in gennaio ha osato nevicare, poffare!

Odio l'abitudine di definire statisti quei porci che sono morti da abbastanza tempo. Mussolini resta un fascista, Andreotti un mafioso, Craxi un ladro, Berlusconi la combinazione delle tre.

Vaffanculo! E scusate lo sfogo, sarà il caldo. Non so se lo sapevate, ma è estate.

6 luglio 2010

La fattoria degli italioti

Negli ultimi tempi in molti, fra il serio ed il faceto, mi hanno fatto notare che scrivo sempre più raramente di politica e questo non va bene per un blog che chiama il suo indirizzo "la fattoria degli italiani", che in effetti suona di per sè come una dichiarazione di intenti.

La verità è che sono per mia natura (cioè la condizione di chi scrive perchè ne ha voglia e non perchè deve essere retribuito e puntare ad un target di lettori possibilmente da ampliare) restio ad usare il blog come un giornalaccio di quart'ordine in cui raccogliere gli scempi che fa il governo e riassumere in poche righe i disordini morali che con tanta semplicità si trovano in giro. Non mi interessa riportare una notizia che tutti quelli che leggono blog già conoscono correlandola magari con un paio di insulti più o meno ben articolati ai nostri rappresentanti.

In parte perchè trovo che le cause siano essenzialmente sociali e che tutto il disgusto che si legge sulle prime pagine dei giornali o dei siti di informazione non sia che un riassunto di quello che si vede in giro, che ne è conseguenza ma soprattutto causa. E poi perchè se non ho approfondimenti da fare o commenti che possano risultare vagamente innovativi e non ho nulla da dire sulle leggi vergogna o sui politici corrotti, semplicemente non la dico.

Non mi interessa parlare della legge bavaglio raccontandovi che ci stanno tappando la bocca e raccogliere qualche non-commento di "che schifo" o "vergogna" o "dove andremo a finire?" o "non ci sono più le mezze stagioni". Sapete, non me ne frega nulla di questa legge, perchè mettere il bavaglio ad un muto non è cosa poi così dannosa, ma piuttosto inutile. D'accordo, non leggerò nel dettaglio come Berlusconi penetra analmente le sue concubine, ma credo che potrò ancora resistere alla fortissima tentazione di votarlo.

E non mi importa che la Cassazione abbia sancito che Dell'Utri è un mafioso, lo sappiamo tutti da 20 anni e non c'è nulla di cui meravigliarsi. Andate a leggerlo su Repubblica, che si è venduta alla mediocrità riportando quel gorilla di Taricone come prima notizia e andate a chiedere a quei 300mila che sono diventati da un giorno all'altro suoi fan su facebook. Per inciso, non m'importa nemmeno di Taricone, nè di sua moglie o sua figlia, nè dei bambini che muoiono in Africa e di cui non parla nessuno per dare spazio ad un gorilla (perchè vivo o morto, resta sempre un fastidioso gorilla) e non mi dispiace che sia morto. E, tranquilli, non perdo il mio tempo a mandare macumbe per fare sfracellare degli inutili ammassi di muscoli, state pur certi che con le mie maledizioni se cadi col paracadute diventi un fenomeno di orogenesi; fai una buca così profonda che Satana non deve nemmeno mandare qualcuno a prendere la tua anima, arrivi direttamente a casa sua. Semplicemente, non me ne frega nulla.

Quindi, grazie, ma scrivo del cazzo che mi pare. Vogliatemi bene così.

30 giugno 2010

C'è più gusto ad essere italiani

Il vero dramma dell'eliminazione italiana dalla coppa del mondo non è tanto l'insoddisfazione per una mancata vittoria quanto l'odiosa presunzione degli allenatori che spuntano come funghi a fornire la loro, non richiesta, opinione.

Capisco i commentatori sportivi, che del resto han scelto di recitare per mestiere il ruolo di divoratori di carcasse, ma ci sono 60 milioni di persone che invece ripetono meccanicamente copioni che non capiscono.

Voglio dire, il bersaglio preferito del post-eliminazione, soprattutto nei mondiali, è il commissario tecnico. E fin qui posso anche essere d'accordo, anche se personalmente l'errore più vistoso che mi sento di imputare a Lippi è la mancata stretta di mano all'allenatore avversario dopo l'eliminazione (cui peraltro, a mio parere, dovremmo essere grati per averci evitato di guardare orripilati per 90' Robben irridere Criscito e Cannavano).

Senz'altro Lippi avrebbe potuto fare meglio convocando (l'avrei fatto, intendiamoci) quello che è tanto intelligente da far sfigurare Renzo Bossi, non gioca nella sua squadra ed oltre metà degli italiani non considera connazionale se non nel momento in cui le sue gambe negre potrebbero mettersi al servizio della nostra patria. Nulla di nuovo. O magari avvalendosi dei lampi di genio di Mr.-non-ho-MAI-fatto-un-gol-decisivo-nella-mia-carriera-ma-posso-conquistarti-con-la-mia-efferata-acne (questo non l'avrei fatto). Avrebbe potuto far giocare diversamente e meglio.

Il fatto è che criticare le scelte di un allenatore che ha vinto la coppa dei campioni con la Juve di Torricelli e Padovano ed ha già alzato la coppa del mondo mi sembra quantomeno una sparata fuori misura, dal momento che abbiamo perso contro Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda; che non sono proprio come il Brasile, che vince le partite giocando 10 minuti su novanta nei quali 6 giocatori scambiano la palla tanto da andarla a parcheggiare nella porta avversaria e gli altri 5 ballano la samba.

Se una squadra nettamente più forte perde tre volte contro compagini più deboli, il problema non sta nella formazione e nelle convocazioni. State parlando del sesso degli angeli. E' tutto psicologico, ambientale. E soprattutto sociale.

Avevo già detto che le nazionali sono lo specchio del paese che rappresentano. E la nostra Italia, storicamente dal potenziale altissimo in molti campi, gioca oggi più che mai con la palla al piede del menefreghismo dei suoi cittadini, che millantano un orgoglio nazionale da manifestare ogni 4 anni per i Mondiali, ma mai ogni 5 per le elezioni. Siamo noi i vecchi, i conservatori, quelli senza speranze. Ridotti a brandelli da istituzioni scelte da noi che cancellano il futuro e scoraggiano i giovani. Che rifiutano quel 10% di italiani non d'origine, quasi tutti ragazzi.

Così, mentre il nostro giocatore più forte marcisce in panchina e potrebbe finire per trasferirsi all'estero in squadre che magari non vincono nulla, ma sicuramente eccellono in ciò che nessun club o nazionale italiano riesce a fare, cioè giocare a pallone senza far venire il latte alle ginocchia, i vecchi leader, quelli che giocano e quelli che comandano, stanchi, appagati e con le poltrone intonse, mangiano e prosperano fin quando tirano, in senso sportivo, le cuoia. E sono talmente demotivati che si contentano di perdere anche la faccia invece di aggredire le occasioni con fame di vita e di vittoria.

8 maggio 2010

Blocco intestinale

La merda, nonostante le smorfie di diniego dei borghesucci cui dà fastidio persino l'impiego di questa parola, è il tratto distintivo dell'essere umano per eccellenza, insieme all'inizio e alla fine della creatura stessa; ricordo ancora gli studi di biologia per i quali l'essere vivente è tale se nasce, defeca e muore.
Tutti noi abbiamo a che fare con la merda e la produciamo regolarmente. Persino mia madre, che apre la finestra del bagno per due ore ogni volta, come se così il resto del mondo potesse convincersi che lei non ne fa o, piuttosto, che la sua è inodore.

La merda è caratteristica ontologica dell'individuo e della società, nella quale è insita a tutti i livelli. Il nostro compito, come voi sapete benissimo a meno che non siate inglesi, è tenere la merda il più possibile lontana dalle nostre case. Perchè la merda è sinonimo di sporcizia, di cattivo odore, di degrado e squallore. Ed è anche completamente inutile, se non dovete invitare a cena Gianni Morandi.

Sì, lo so che state pensando al concime, ma io non ho mai visto un contadino che invece di spargere il letame dei propri animali, al mattino, dopo la colazione, va per i campi e si cala le braghe. Anche perchè non credo che le mucche soffrano di stitichezza. Ma magari ho viaggiato poco.

Insomma, la società va epurata dalla merda, perchè se essa prende il sopravvento e ci travolge come un'onda la preoccupazione principale non può essere più rimuoverla, bensì limitarsi a tenere il naso fuori dalla marea e a sigillare la bocca. A meno che voi non siate Gianni Morandi.

Va epurata perchè così deve essere, non può essere considerato un diritto spargere merda per le strade e per le case. Anche perchè la merda ci ha davvero sommerso per un bel po' prima che riuscissimo a sconfiggerla e isolarla. Diciamo per un ventennio. E' morta tanta gente soffocata da quella merda, per averla ingerita ed inalata e per averla combattuta. E nessuno deve avere il diritto di infangare, o smerdare, visto il contesto, le nostre città e di manifestare nelle nostre piazze per sostenere la merda; nessuno può contestare il sommo diritto del nostro paese di voler fare a meno della merda.

L'unico diritto che si può concedere alla merda è di rendersi riconoscibile, per aiutarci ad evitarla. Perchè a me la merda fa schifo persino pestarla.

Ps: se non ne avete ancora abbastanza di sentir parlare di merda, vedetevi questo.

6 maggio 2010

Oh, no! C'ho la scajola!

Ma dai, ragazzi, non sarete davvero stupiti per questa faccenda degli appartamenti sottopagati? Voglio dire, è da 15 anni che andiamo dicendo che i berluscones sono cretini o in malafede e ora che abbiamo trovato un caso di uno che incarna entrambe le caratteristiche scoppia 'sto casino?

Che poi Scajola a me non sembrerebbe davvero un pirla, la sua vera condanna è il cognome che si porta, una specie di mix fra la scabbia ed il vaiolo. Ogni volta che lo sento nominare mi immagino un tizio identico a Brunetta ma pieno di pustole rosse.

Beh, il fatto è che non c'è davvero niente di sconvolgente nella faccenda. Se ti pagano l'appartamento e non hai la dignità morale di rifiutare cortesemente la gentilezza ci hai guadagnato una casa, in questo caso bella e di valore. Lo faccio anche io, quando qualcuno vuole offrirmi una birra, accetto e ci guadagno una birra; penso sempre che sia disinteressata, ma in realtà nessuno fa niente per niente. Cercano tutte di farmi ubriacare per portarmi a letto. Ma con la birra, o magari con l'assunzione di più di una, posso tranquillamente fingere di essermene scordato e dare la colpa all'alcool. Convengo con voi che per un vasto appartamento la dimenticanza possa apparire vagamente meno credibile.

Ma il punto è che alla fin fine si tratta di spiccioli. Stiamo parlando di meno di un milione di euro: l'associazione per delinquere comunemente chiamata "Camera dei deputati" costa mille volte tanto. Per restare a Scajola, l'aeroporto di Albenga che sta in piedi esclusivamente per farlo volare agiatamente fino a Roma, rappresenta una voce di spesa parecchio più onerosa.

Il buon Claudio ha, con le dovute proporzioni, applicato lo stesso criterio che adottano tutti nella vita per le altre faccende, quelle ordinarie. Il tabaccaio ti consegna 5 euro di resto in più, li guardi, li intaschi e te ne vai. Il professore ti propone un 28 che spettava ad un tuo omonimo, firmi e te ne vai. La Figc ti assegna uno scudetto che non hai vinto? Te lo cuci sulla maglietta e possibilmente fai anche il gradasso.

Trovi 12 ragazze bellissime a pranzo a casa tua che sembrano fremere dalla voglia di saltarti addosso e succhiartelo? Goditi il tuo harem senza chiedere quale mano le abbia prezzolate per stare lì a concupire un vecchio tignoso con lo scolo. Anzi, bullati per le tue abilità di Don Giovanni.

Quello che davvero mi rende perplesso è la linea difensiva del ministro: ha implicitamente ammesso di essere un cretino, cosa che dovrebbe giustificarlo. Di solito questi commedianti da due soldi si limitano ad alzare polvere, urlare e nascondere le prove, dando a noi radical chic la matematica certezza che si tratta di corrotti. Invece stavolta Scajola s'è alzato in piedi e ha detto: "Ragazzi, non me ne sono accorto che mi pagavano la casa, davvero, sono un cretino".

Ed io sono sul serio sorpreso e confuso: sono arrivato a soprassedere sul fatto che un ministro della Repubblica arrivi a ricevere donazioni che puzzano di tangenti per un milione di euro. Non mi va di chiedermi chi e perchè lo abbia fatto, mi concentro solo sul fatto che hanno cambiato strategia di difesa.
E se lui va a casa facendo la bella figura del dimissionario, con un aeroporto a pochi km da casa ed un appartamento da 200mq al Colosseo ed a me che lo guardo viene da ridere, evidentemente deve essere una strategia che paga.

30 aprile 2010

Know your Rights

This is a public service announcement
WITH GUITAR:


Tu hai il diritto di non essere ucciso.
L'omicidio è un crimine!
A meno che non sia commesso da un poliziotto.


Tu hai diritto al denaro per il sostentamento.
Purchè, naturalmente, non ti dispiaccia un po' di umiliazione.


Tu hai il diritto di parlare liberamente,
sempre che non ti venga tappata la bocca mentre ci provi


Scendi in strada.

Corri


Listen to this
Run

PS. ma secondo voi il titolo su Bocchino è stato fatto apposta?
PPS. buon primo maggio.

23 aprile 2010

Voi siate pure Fini, io vi mando a fanculo.


Quello che mi preoccupa davvero del clamore del polverone alzato ieri da Fini alla direzione del Pdl è il clamore stesso. Vedo tanta gente che dice di interessarsi alla politica e che possibilmente si definisce anche di sinistra inneggiare a Fini come fosse il salvatore della patria, la speranza per il futuro; qualcuno per cui parteggiare.

A me viene solamente da pensare che chi combatte dall'interno, o dice di farlo, perchè a me non risultano in questi anni di governo prese di posizione che abbiano effettivamente mutato le sorti di una votazione in parlamento, è già complice.
Dal 1994 sino ad ora Fini è sempre stato alleato di Berlusconi, ne ha appoggiato le battaglie e le vergognose iniziative per la sua persona, ha promulgato delle leggi col suo nome che vanno contro qualsiasi diritto civile e soprattutto ha contribuito a consolidare il consenso del premier facendo confluire l'immagine della destra italiana nel grande partito popolare.

Contemporaneamente a questa unificazione in una destra reazionaria, perchè di questo si tratta e non di altro, il fronte dell'opposizione si spaccava autonomamente. All'inizio, senza promulgare leggi che frenassero Berlusconi ed i conflitti d'interesse ha di fatto dato il definitivo via libera alle infiltrazioni di bassa moralità nel quadro politico. Poi ha cercato di appiattirsi su posizioni di destra, in modo da attirarsi il voto del popolino italiano, giungendo al risultato contrario di perdere piuttosto i consensi dei veri elettori di sinistra e del proletariato. Poi ha accettato e confermato una legge elettorale con premio di maggioranza contraria a qualsiasi buonsenso in un paese che non nasce bipolare: in pratica, ha regalato il dominio assoluto ad una coalizione che non ha neppure la maggioranza relativa.
La strada verso la mediocrità e verso destra continua col PD che riesce a cancellare la sinistra dal parlamento proprio inneggiando a quella sciagurata legge. Solo un anno dopo, l'Italia diventa l'unica nazione a non avere rappresentanti di centrosinistra nel parlamento europeo, ma solo liberali, popolari e nazionalisti.
Tutto questo, legittimata dal voto di quella che mi piace considerare la sinistra del meno peggio.

Ora siamo al passo successivo: l'opposizione è collocata nel partito di maggioranza. In sostanza, il quadro politico italiano è il Pdl e null'altro. E la gente tifa per Fini.
Ecco, siamo arrivati alla condizione in cui la gente di sinistra mostra il suo trasporto verso un fascista storico, attuatore visibile della devastazione in atto nel nostro paese. Questo è peggio dello scegliere il meno peggio. Si tratta di cieca idiozia e di ontologica inadeguatezza alla democrazia. Mangiatevi queste ghiande sporche di letame, non meritate altro.

1 aprile 2010

Pigs on the Wing

Oggi è l'1 aprile, e l'1 aprile non ho mai voglia di parlare di pesci, a meno di non volerli usare come eufemismo per discutere delle ultime elezioni.
Voglio parlarvi di altro genere di animali, quelli che votano e soprattutto quelli che vengono eletti. Perchè proprio il primo aprile di qualche anno fa, nel 1933, iniziava il boicottaggio verso le attività degli ebrei in Germania, grazie a leggi che garantivano l'impiego nel pubblico servizio ai soli ariani. Niente di stravolgente, come non è neppure rivoluzionario chiudere i kebabari e suggerire le assunzioni nell'istruzione in base al diritto di nascita, regionale, oltre che nazionale. E' solo un piccolo ulteriore passo verso il degrado morale della nostra nazione.
Ma tranquilli, l'Italia non arriverà mai a decimare un popolo; essenzialmente perchè è un paese secondo tradizione così poco decisionista che si limiterà a gonfiare partiti di trogloditi vivendo nel terrore degli stranieri, dei terroni, dei comunisti, causando solo morti passivi, affogati dai barconi e assiderati nei deserti del Senegal, e ghettizazzione de facto.
Guardatevi dal contagio, tenete la testa alta, perchè questi porci sono sopra di voi pronti a schiacciarvi.


If you didn't care what happened to me,

And I didn't care for you,

We would zig zag our way through the boredom and pain

Occasionally glancing up through the rain.

Wondering which of the buggars to blame

And watching for pigs on the wing.

Discografia consigliata:

album "Animals" - Pink Floyd

30 marzo 2010

Medea rossobianconera

Forse come tutti i blogger dovrei fare una piccola analisi del voto di oggi. Credo sia questo che il pubblico si aspetta da me: una piccola palata di merda contro il solido muro eretto dalla mediocrità del mio paese. Ma vedete, stasera, come a seguito di ogni tornata elettorale, mi auspico il ritorno della guerra fredda con corsa agli armamenti annessa e possibilmente ripetuto sgancio di ordigni nucleari sul belpaese. Una presa di posizione che mi sembra sufficientemente chiara, senza dovermi attardare a descrivere quali strumenti di tortura userei sui contadini dell'astigiano.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.

(nella foto, Felipe Melo prega che la sinistra raggiunga il quorum)

5 marzo 2010

Silvio's Lists


Diciamocelo, questa faccenda della bocciatura delle liste è niente che più che una simpaticissima farsa. Simpatica perchè rende perfettamente l'idea di quanto il rispetto delle regole sia scaduto in basso, se neppure per garantirsi i posti necessari per mangiare tutti ai danni del paese ci si presenta puntuali a tavola.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.