Forse come tutti i blogger dovrei fare una piccola analisi del voto di oggi. Credo sia questo che il pubblico si aspetta da me: una piccola palata di merda contro il solido muro eretto dalla mediocrità del mio paese. Ma vedete, stasera, come a seguito di ogni tornata elettorale, mi auspico il ritorno della guerra fredda con corsa agli armamenti annessa e possibilmente ripetuto sgancio di ordigni nucleari sul belpaese. Una presa di posizione che mi sembra sufficientemente chiara, senza dovermi attardare a descrivere quali strumenti di tortura userei sui contadini dell'astigiano.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.

2 commenti:
Come spesso accade, sono completamente d'accordo con te, caro buon Marco. Vince chi va più indietro, in Italia. Le risposte da paleolitico della Lega trionfano sulle risposte da Medio Evo del PD.
Meno male che c'è l'AS Roma Calcio.
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