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30 dicembre 2011

Rapsodia anarchica

Tesi: nel primo movimento si manifesta la proprietà.
Si aggiungono strumenti e dissonanze,
fino a bearsi di ciò che si possiede,
di ciò che si ottiene e di ciò che si estorce.
Nel primo movimento si descrivono vita e passioni dei ladri.

Antitesi: il secondo movimento è la comparsa di un demone.
Questo si manifesta sulla via dell'ispirazione,
ai confini dell'empirico. È un ribaltamento.
Sbarazzarsi di ciò che si ha.
Per non esserne posseduti, o per cavarne piacere.
Il samaritano esaltava unicamente la propria grandezza,
accorciando le distanze tra atarassia ed edonismo,
nirvana e apocalisse. Nel secondo movimento si descrivono
vita e passioni dei martiri, nonché l'abbandono degli oggetti.

"... mi stimava, a tratti mi comprendeva, cercava di rendermi più socievole.
E avrei trascorso tutta la vita addosso a lei. È una motivazione sufficiente?
Non lo so, ma per me lo è."

Qui la necessità di aggiungere un paragrafo incidentale.
Assecondare quella inestinguibile bramosia ludica
di frugare tra le scartoffie - l'ordine è sopravvalutato,
so orientarmi alla perfezione nel caos da me generato,
o nello sconfinato e torrido deserto, costretto all'esilio
dal sangue del mio sangue. C'è un unico nemico.
La scala delle priorità, quando la biochimica è debitamente imbrigliata,
poggia sui propositi ritenuti adatti a travalicare la grettezza dell'avversario:
parlo del tempo, come sempre.
La frase musicale, ricca di pause, lo lascia ben intendere.

Sintesi: il terzo movimento - "Epoché" - si apre con un'interminabile apnea,
brusco risveglio tra sudori freddi. La terra non appartiene ai demoni.
La terra non appartiene a nessuno. Vi sono le labbra di una donna,
tutto quello che è inanimato è perso, il resto è rosso.
Ciò evidenzia la presenza di un cuore pulsante.
Ogni cosa è perciò, parallelamente, nera,
imbrattata dal lercio di troppe battaglie.
Il terzo movimento potrebbe avere come sottotitolo "Damage".

Vorremmo tutti mescolare poesia e prosa, zucchero e coltelli,
saper riconoscere i segni come Poe e dire "stavi pensando a questo",
"hai preso questa risoluzione per questa ragione"
non essere cuccioli rabbiosi e fradici in fondo ad una strettoia,
gravidi di risentimento, alla strenua ricerca di calore,
e di una mano che accudisca, nettata dal sangue dei martiri.

Ci donano un urlo, un pianto, un tetto, delle abitudini e dei pregiudizi.
Il processo di conversione dei colori natali può richiedere tutta la vita.
Che sia rossa o nera, una volta compiuta,
la liberazione non offre garanzie d'alcun genere.

All'opzione Bi non piace essere seconda nel cuore di un uomo.
Come biasimarla, se moriranno tutti.
Risuona un colpo di pistola, cala il sipario.


29 agosto 2011

Memories

Quando ricevette quella telefonata una frazione di allucinazione scheggiò la sua mente annebbiata, riposata, in quel momento raccolta verso altre mete e orizzonti, ancorata coi piedi saldi per terra e spesso sui pedali del suo camion veicolo adibito al suo lavoro, mai stato soddisfacente e gratificante bensì solamente una scappatoia ragionevole per arrangiarsi ed arrangiare i suoi genitori. Marion Keisker gli comunicò il lieto avviso ossia quello di presentarsi il giorno seguente alla stessa ora, allo stesso luogo e magari pure con lo stesso entusiasmo con cui si propose giorni prima; una visione, dunque, nei suoi pensieri: per un attimo riuscì a prevedere con la perfezione più assoluta tutto ciò di cui sarebbe stato riempito, adorato, osannato e fu capace di predire un futuro e una vita la quale forse neanche un vecchio uomo, prossimo al decesso, sarebbe stato in grado di scorgere; quella telefonata significò per lui questi pensieri preveggenti e probabilmente in quel momento assurdi o forse presuntuosi, esagerati e già troppo tracotanti; ma lui ebbe l’allucinazione, il sogno, che lo portava ad essere ciò che poi fu, che lo indirizzò verso quella gloriosa via e che assunse le sembianze di profetica e motivante guida se non quelle di un manuale già scritto e predestinato dal principio, da Dio, e di cui lui, in quella frazione misera e piccola di miraggio, ne era pienamente a conoscenza. In quell’abbaglio conobbe il suo futuro: la telefonata sarebbe stato un primo passo verso l’immortalità tra la folla; s’interruppe il moto terrestre e senza alcun senno di logica la popolazione mondiale si paralizzò proprio mentre la visione gli decantava tutte le sue avventure e fame e lodi che saranno e della sua perpetuità che sarà, come segno divino o forse come semplicemente pura autocoscienza giunta in sopravvento su egli stesso tanto brava da essere in grado di fornirgli nozioni e informazioni giuste e azzeccate su quello che sarebbe poi stato. Seppe dei fan che a squarciagola avrebbero salmodiato il suo nome, della loro follia o forse crepacuore o forse suggestione, della svincolata devozione incondizionata irrazionale imparziale e del numero cospicuo di “adepti al suo cospetto”; scorse le pillole, gli umori grigi e radiosi, le liti e i falsi amici, la madre amata più di ogni altra cosa e morta mentre lui sarebbe risieduto lontano chilometri dalla sua patria, le donne, il successo, e anche la sua stessa morte. L’attimo d’allucinazione che lo colse alla sprovvista gli saltò addosso come un caimano e forse fu l’istante più bello della sua vita ancor più della vita stessa rivelatagli proprio da quell’attimo per questo motivo eccezionale; ebbe nozione che sarebbe stato il più grande di tutti i tempi, l’uomo ribelle eversivo sovversivo alla società del tempo ma sempre inconsciamente, perché dalla sua inconsapevolezza nacque la sua abilità e la sua verve e la sua passione estrema e la bravura e un’illimitata bellezza; seppe dei due miliardi di popolazione che un giorno di gennaio si sarebbe accinta ad osservarlo muovere gambe e grinta in ogni sillaba gorgheggiata dalla bocca spalancata sempre più, impressionante ed esosa e stratosferica proprio come la sua celebrità, il suo charme e la sua eccellenza di primo, primissimo piano nell’universo; venne a conoscenza della sua lenta ascesa e del suo sequenziale declino e proprio in quella minifrazione di attimo in ipnosi, millesimo di istante parte di un batter di ciglia intero anch’esso impercettibile, gli sfuggì meccanicamente, ancora ipnotizzato, una lacrima nella quale veniva racchiuso il suo esorbitante peso degli ultimi anni, ormai inerte dopo non esserlo stato per vent’anni di amori, gloria, dopo vent’anni sul trono del pianeta. Il baleno stava per terminare e nell’ultima minifrazione di attimo in trance ci fu posto anche per le considerazioni a freddo: la sua spropositata grandezza gli venne in sogno mentre era ad occhi aperti, questo è vero, ma la sua mente la quale momentaneamente aveva posseduto la sua anima e tutte le sue forze comandò anche di chiudere quell’allucinazione con un infausto finale: la morte, perché sarebbe stato proprio l’ultimo sonno a rompere quella grandezza e renderla degna d’immortalità, consacrarla, definirla per darle un nome e cognome ed omaggiarla del premio maggiore possibile, seppur con sacrificio appunto, ossia la riconoscenza assoluta dal genere umano. Ma in quel momento l’inconscio ormai suo padrone capii che non sarebbe stata la riconoscenza dal genere umano il premio maggiore: solo la morte e la fine di quell’illusione lunga quarantadue anni avrebbe messo fine a quello strazio di notorietà suprema, gli avrebbe regalato finalmente la prima vera beatitudine e pienezza, il primo effettivo premio. L’istante finì ed Elvis Presley ritornò cosciente come poco prima: - La ringrazio sig.ra Keisker, sarò puntualissimo e ben lieto di sfruttare quest’opportunità! Questo mio primo disco vorrei regalarlo a mia madre, mi auguro che il sig. Phillips potrà apprezzare il mio talento! –

15 maggio 2011

Ricordi

No, niente, volevo scrivere che fu Dicembre, una volta, e noi si faceva la rivoluzione.

E ricordo che avevamo occupato la piazza bianca, ed era tutta nostra. E ricordo che io, che non ho tanto amore per le folle, le adunate, e la gente che segue altra gente, stavo là, in alto, e parlavo, e mi si ascoltava.
Io ricordo, lo ricordo chiaramente, che c'era quella bionda, che era la madre di qualcuno, e ricordo che io la mandai affanculo. E mi venne un sacco di tristezza, devo dire, perché se la cattiveria si può esprimere in qualche modo sarà il non interessarsi degli altri. Ed ecco, lei era là a fottersene apertamente, e a denigrarci.

Ora, tutto questo mi è ritornato in mente perché dal player è uscita questa canzone.

E tutto questo mi serve semplicemente per dire una cosa. Capita che uno, un giorno, s'alza, va in una scuola e vota al comune. E capita che passando tra orde di vecchie senza denti, di donne incinte in minigonna e disoccupati col rolex al polso e i bigliettini elettorali di camorristi e parenti nella mano, si ponga una questione imprescindibile: ma perché questi, che so' feccia, che so' cattivi, che so' immorali, devono valere quanto me? Ma perché io devo essere solo un numero?

Se qualcuno un giorno dovesse chiedermi, di nuovo, cosa 'sto a fare là, a prendere il freddo, che tanto non cambia niente, io non gli parlerò di idee, di migliorare le cose, di fare la rivoluzione... tanto son solo sogni quelli. Io gli dirò, semplicemente, che io sto là per distinguermi da loro, che sono indifferenti, che sono morti. Io gli dirò che sto là, ad ammalarmi, perché i sogni non si vendono. Io gli dirò che sto là, a morire, perché loro vengano seppelliti insieme a me.

7 settembre 2010

Il cielo non esiste

Tramonti rossi colorivano file infinite di palazzi tutti uguali. Un quartiere popolare come tanti altri, di quelli dove il cielo può essere osservato in tutte le sue sfumature, ma privato della forza di un sole che nasce, della consolazione del sole che muore. I raggi rossi del tramonto colorivano mura vuote, dietro il quale esistevano persone. Dell’universo si intravedeva solo l’esistenza, il tutto pareva seppellito dall’insanabile pazzia di un malato. Non c’era spazio alla bellezza in quel luogo, tutto sorgeva per interesse, e tutto l’interesse che gravava sul cemento e dilagava nel nero del catrame ingoiava la bellezza che, forse, un tempo, aveva in qualche modo abitato quel luogo. Di certo, ora, l’unica cosa che avrebbe voluto vedere era il rosso del sole, e ingorde strutture coprivano la stella.

Il sole che tramonta, ricordava, doveva essere la cosa più bella che si potesse vedere, come un bambino idealizzava ciò a cui non poteva assistere e dimenticava l’essenza reale di quella visione a cui tanto ambiva. Dimenticava che il tramonto è solo la fine di una percezione, l’inizio di una nuova più chiara visione.
Ma neanche di quella lucida visione dell’universo che è la notte egli poteva prender coscienza, tanto le luci elettriche che intermittenti iniziavano ad accendersi ravvivavano i colori sulla sua testa, lontani dal nero del vuoto cosmico, dall’azzurro degli astri lontani.

Gli uomini stentano a comprendere cosa sia davvero importante perché hanno smesso di guardare il cielo. Un ammasso informe di luce grava sulla loro testa, senza che esso abbia altro valore, oltre che regolare il ciclo delle attività di cui riempiono le vite. Si dedicano ai propri interessi come fosse in loro il senso di tutto ciò che esiste, senza rendersi conto della ridicola dimensione, e del ridicolo tempo, che occupano in tutta la realtà che s’estende oltre il tetto che inconsapevolmente hanno fatto del cielo. E nella stupidità di credersi re della piccola zolla di terra che calpestano tentano invano di aumentare ancora di più la loro ricchezza per soddisfare bisogni assurdi che non hanno, di masticare e sputare ogni pecora innocente posta sulla loro stessa via, di consumare ogni singolo dono che il caso gli porga, di surclassare gli altri stupidi maiali che frequentano, cercando di vivere in eterno nel ricordo, pensando che possa sopperire alla loro cronica insoddisfazione, senza rendersi conto del fatto che il cielo che hanno in testa neanche esiste, che la loro fama è vana quanto il soffio di un matto sul granaio in fiamme, breve quanto il tempo che impiegano a chiedersi se sono felici.

Non sapeva ancora cosa fosse, o non fosse, il cielo, ma in quel momento amava il tramonto. Lo amava perché gli ricordava lei, quando gli chiese di non pensare tanto a cosa sarebbe accaduto, di cosa avrebbe fatto, quanto di quello che avrebbe desiderato, di quello che c’era di bello da vivere ora, come il sole che cade, per non finire come il sole che cade anzitempo. Amava il tramonto perché in esso vedeva lei, le sue parole, e sentiva nel cuore il desiderio di vederla, anche solo per parlarle ancora, anche solo per vederla sorridere. Capiva che l’unica cosa per cui valeva fermarsi fosse ciò che è bello, ciò che si ama, che si è troppo piccoli nell’infinito che ci circonda per poter solo immaginare di dover dimostrare qualcosa ai cani di questa fattoria.

Discografia essenziale.


12 luglio 2010

Ma lo zingaro è un trucco

Qualcuno ha detto che il cinema imita la vita reale. Eppure i film, anche quelli più riusciti e geniali e con i risvolti e le battute più imprevedibili hanno una caratteristica che, per fortuna, li colloca in un contesto ben diverso da quello delle esistenze di noi mortali.

I film hanno, sempre ed invariabilmente, una trama. Magari sciatta e prevedibile, ma c'è. In un paio d'ore si condensano ragioni sociali, lezioni di vita, espedienti d'amore, esaltazione del coraggio o quant'altro il regista voglia, ma non esiste un film che non abbia niente da dire. Forse la società moderna non è pronta a pagare svariati euro per entrare al cinema e guardare le riprese di una telecamera da città, che osserva il passeggio delle formiche ed il traffico delle auto e immortala incessantemente il nulla, a meno di improbabili eccezioni.

Nei film romantici c'è sempre qualche grande storia, un insieme di battute indimenticabili, emozioni trasmesse, coincidenze svelate e l'esaltazione dell'amore. Sembra che i personaggi abbiano in mano il loro destino e lo stiano tracciando, accelerato, sotto gli occhi di noi spettatori, che ridiamo o sogniamo alle loro spalle.

Il problema è che nella realtà non capita mai nulla del genere. Dunque accade che la vita vera crede davvero che il cinema, popolato da attori fantastici che recitano storie perfette, sia una proiezione in qualche modo veritiera. E così il cinema imita la vita reale che imita il cinema. O, possibilmente, imita la tv che a sua volta imita il cinema che imita la vita reale. In sostanza, la vita reale si imita, passando per vari livelli di squallore.

Ho visto tanti film con partite di poker, ad esempio. Ineluttabilmente, il nostro (perchè in ogni film c'è un nostro) ha in tutte le mani decisive di tutti i film con una partita a poker delle carte che io, in una vita spesa dietro i vecchi dei circoli di mezza Italia, non mi sono mai neppure vagamente sognato.
Scale reali servite, poker che entrano con facilità inverosimile, full, assi e cuori ovunque.

Nella mia vita, ma mi azzarderei a supporre anche in quella di troppi altri, non ci sono scale reali servite. Ci sono due carte in mano, magari un bellissimo A di cuori, che spunta come prima carta, per invogliarti a metterti in gioco, e poi un lurido 2 di fiori che ti guarda con sdegno. Quel due di fiori è la vita vera, e nella vita vera ci sono solo 4 assi in un mazzo di 52 carte. E si gioca in 5, magari, e devi avere la meglio sugli altri, su tutti loro.
Poi per terra ci sono altre 5 carte coperte, che si scoprono lentamente e che hanno già scritto il tuo destino. Magari ci sono gli altri 3 assi, ma non funziona mai così. Bisogna lottare, intuire, capire quando ritirarsi e quando invece affondare il colpo. Bisogna forzare il destino altrui per rendere migliore il proprio. E per vincere bisogna giocare, anche se sono notoriamente un pokerista prudente.

Adesso in mano ho una insolita coppia. Questo fantastico asso di cuori che mi spinge a continuare a vedere, scoprire una, poi due carte. Poi tre, quattro. Andare sino alla fine e puntare un sacco di soldi per cercare qualche altro asso, una corrispondenza meravigliosa ed invincibile.
E quell'insignificante due di fiori che mi farà compagnia sino alla fine, inutile. Anche se uscisse un altro 2, non sarebbe una coppia buona nemmeno con la polenta. E sono sicuro che vedremo qualche bel 2, magari di picche, come sommo sfregio.

Oppure potrei ritirarmi, invece di continuare a spendere tutte le mie fishes in questo gioco al massacro, nella speranza di trovare degli assi che non escono e di vincere una mano impossibile. Una mano talmente impossibile che mi sistemerebbe per tutta la vita. Una mano, purtroppo, solo da film.

Discografia essenziale:
Rimmel - Francesco De Gregori
Hey, that's no way to say goodbye - Leonard Cohen
You can't always get what you want - The Rolling Stones
Get Lucky - Mark Knopfler

30 aprile 2010

Know your Rights

This is a public service announcement
WITH GUITAR:


Tu hai il diritto di non essere ucciso.
L'omicidio è un crimine!
A meno che non sia commesso da un poliziotto.


Tu hai diritto al denaro per il sostentamento.
Purchè, naturalmente, non ti dispiaccia un po' di umiliazione.


Tu hai il diritto di parlare liberamente,
sempre che non ti venga tappata la bocca mentre ci provi


Scendi in strada.

Corri


Listen to this
Run

PS. ma secondo voi il titolo su Bocchino è stato fatto apposta?
PPS. buon primo maggio.

1 aprile 2010

Pigs on the Wing

Oggi è l'1 aprile, e l'1 aprile non ho mai voglia di parlare di pesci, a meno di non volerli usare come eufemismo per discutere delle ultime elezioni.
Voglio parlarvi di altro genere di animali, quelli che votano e soprattutto quelli che vengono eletti. Perchè proprio il primo aprile di qualche anno fa, nel 1933, iniziava il boicottaggio verso le attività degli ebrei in Germania, grazie a leggi che garantivano l'impiego nel pubblico servizio ai soli ariani. Niente di stravolgente, come non è neppure rivoluzionario chiudere i kebabari e suggerire le assunzioni nell'istruzione in base al diritto di nascita, regionale, oltre che nazionale. E' solo un piccolo ulteriore passo verso il degrado morale della nostra nazione.
Ma tranquilli, l'Italia non arriverà mai a decimare un popolo; essenzialmente perchè è un paese secondo tradizione così poco decisionista che si limiterà a gonfiare partiti di trogloditi vivendo nel terrore degli stranieri, dei terroni, dei comunisti, causando solo morti passivi, affogati dai barconi e assiderati nei deserti del Senegal, e ghettizazzione de facto.
Guardatevi dal contagio, tenete la testa alta, perchè questi porci sono sopra di voi pronti a schiacciarvi.


If you didn't care what happened to me,

And I didn't care for you,

We would zig zag our way through the boredom and pain

Occasionally glancing up through the rain.

Wondering which of the buggars to blame

And watching for pigs on the wing.

Discografia consigliata:

album "Animals" - Pink Floyd

3 febbraio 2010

Panic!

Riconoscere la bellezza non è semplice: occorrono buon gusto e sensibilità, doti rare e spesso compresenti. Si può persino sostenere che il bello non è oggettivo: Clint Eastwood disse che le opinioni sono come le palle, ciascuno ha le sue. Io credo che il bello si possa trovare in buona parte per esclusione: insomma, d'accordo esprimere una preferenza, ma il brutto è palese, non solo esteriore, si dirama fino al midollo e all'anima: una sorta di Kalokagathia al contrario, se volete. E badate che non parlo di bellezza fisica. Mi riferisco dell'arte, sublime espressione della bellezza per l'uomo.
Per apprezzare l'arte occorre conoscerla. Il genio non è sempre pubblicizzato o a portata di mano; spesso anticipa il suo tempo e sopravvive ad esso, nascondendosi nella mediocrità della propria epoca, aspettando la glorificazione del posteri che lo eleveranno a creatura immortale. La sensibilità, l'unico strumento che permette all'arte di emozionarci, si sviluppa, si affina, si perfeziona.
Non pretendo che tutti gli uomini possano avvicinarsi all'arte, ma mi basterebbe sapere che non venga fatto scempio della bellezza, con la troppo comune esaltazione di opere di bassa lega, definite capolavori da stuoli di inesperti.
Eh si, perchè ignorare è prassi, ma millantare conserva un fascino irresistibile. L'arte viene così vissuta dalle folle belanti come isterismo collettivo, non emozione, ma piuttosto tratto distintivo.
E così troviamo una schiera infinita di persone che leggono Moccia, per dirne uno, e trova del tutto naturale che nella propria esistenza si possa sopravvivere con 2-3 libri di un autore che si è premurato di assemblare qualche centinaio di pagine copincollando sms di 14enni mestruate. Schiera che non soltanto disconosce personaggi come Wilde e Dostojevski, ma che ha la presunzione di definire "Ho voglia di te" il romanzo più bello. Qui torniamo precisamente al mio problema, l'esaltazione dell'ignoranza, il considerare attendibile una fonte che non ha i mezzi per esprimere un parere.
Badate che non è un dettaglio da nulla; molte arti si tutelano, non sono accessibili se non da un pubblico che volontariamente voglia avvicinarvisi. La letteratura è parzialmente salva da queste invasioni barbare, che suonano come stupri al buon senso. In fondo nessuno, neppure il suo più strenuo lettore, considera Moccia il miglior scrittore dei cinque continenti.
Ma c'è un'arte che viene assunta perlopiù passivamente: accompagna nei viaggi in macchina, detta i tempi ai programmi televisivi, nobilita i cellulari. La musica diventa pericolosamente una moda. Ed ecco che lo stuolo di pecore cui accennavo prima, quello che non è capace di distinguere un apostrofo da una lacrima, si esalta! Oh si, quasi tutti dicono di ascoltare musica e che, oh!, vivono per questo o quel cantante e cazzo, stasera in disco voglio proprio uscirmene di testa, l'hai visto quello quant'è bello, troppo stile, troppo togo.. ma a quanti viene il dubbio che la propria prediletta sia musica di bassa lega?
Ti fanno sentire un diverso se non sei come loro, perchè tu no, tu non sei alla moda. E nascondono tutto dietro il generico "questione di gusti" per giustificare le proprie scelte, renderle valide, non sottoporle a discussione. Ma cazzo, non sono gusti, semplicemente io ho ragione e tu torto, che parte non è chiara?
Intendiamoci, non mi riferisco ai generi: sono quelle le famose palle di Clint Eastwood! Io, giusto per fare degli esempi, posso eccitarmi sessualmente con un assolo di chitarra o certi spaccati di musica classica, mentre il melodico mi annoia a morte e considero la lirica nulla più che i tentativi di un tenore di scoparsi il soprano, in barba al baritono (questa non mi ricordo chi l'abbia detta). Ma questo è un mio limite che non mi impedisce di riconoscerne la bellezza, di abbracciare l'emozione che sa causare. Perchè conosco la storia di quest'arte, che venero più di qualsiasi altra, e vedo la grandezza di generi anche a me non congeniali. Un Dj che fa ruotare un disco per scagliare compulsivamente tre suoni che non sono nemmeno note ad intervalli di due secondi per trecento volte, non è arte, non è storia. Non dà emozione, dà isteria.
E si finisce per osannare personaggi televisivi più che artisti, con stuoli di ragazzine che impazziscono per dei bellocci, o per Morgan, uno che stupra la storia della musica ad intervalli regolari, spacciandosi per grande pensatore perchè conosce Battiato (non è il solo, ad essere sinceri, sembra quasi che coi CD del buon Franco alleghino una laurea in Filosofia in bianco a giudicare dalla spocchia di troppi suoi estimatori). O per riconsiderare la musica classica grazie ad Allevi, niente più che un grazioso ridisegnatore di accordi.
Credo che questa intolleranza sia solo un'altra forma di misantropia. Per stavolta però la chiudo qui, lasciandovi a chi, almeno un pò, deve pensarla come me.



Burn down the Disco
Hang the blessed Dj
Because the music they constantly play
It says nothing to me about my life.

9 gennaio 2010

Rock DJ

Il gioco è semplice: domande sparate a caso da qualche cialtrone di passaggio e risposte scelte dal DJ dell'iTunes, che ho provveduto a sostituire quando inadatte o dai titoli non evocativi o quando mi vergognavo di farvi vedere che fra la mia musica si insidia anche Jesse McCartney. A voi:

1. SE QUALCUNO TI CHIEDE COME STAI, COSA RISPONDI?
Johnny B. Good- Chuck Berry (yeah!)

2. COME DESCRIVERESTI TE STESSO?
A pugni col mondo - Articolo 31 (o.O)

3. COSA TI PIACE IN UNA RAGAZZA O UN RAGAZZO?
The garden - Guns N' Roses (vi proibisco di fare commenti)

4. OGGI COME TI SENTI?
Child in time - Deep Purple (puffunghè..)

5. QUAL E' LO SCOPO DELLA TUA VITA?
All the small things - blink182 (siamo sul filosofico, noto)

6. QUAL E' IL TUO MOTTO?
If I had a hammer - Trini Lopez (non sapevo nemmeno di avere sta canzone)

7. COSA PENSANO DI TE I TUOI AMICI?
C'è chi dice no - Vasco Rossi (manica di bastardi che siete)

8. COSA PENSANO DI TE I TUOI GENITORI?
Brown eyed girl - Van Morrison (devo fare a mia madre una lezione sulla cicogna, mi sa..)

9. A COSA PENSI SPESSO?
Ain't it fun - Guns N' Roses (devo essere proprio una persona triste)

10. COSA PENSI DEL TUO MIGLIORE AMICO?
Dio è morto - Francesco Guccini (conosco gente importante)

11. QUAL E' LA STORIA DELLA TUA VITA?
Born to run - Bruce Springsteen (che du' palle.. sono un sedentario, io!)

12. COSA FARAI QUANDO SARAI PIU' GRANDE?
Let it Be - The Beatles (della serie.. "fatti i cazzi toi")

13. COSA PENSI QUANDO VEDI UNA PERSONA CHE TI PIACE?
Mezz'ora - Zero Assoluto (beh, se mi piace molto anche di più, però..)

14. COSA BALLERAI AL TUO MATRIMONIO?
La banda del sogno interrotto - Modena City Ramblers (e fu così che fu evirato alla prima notte di nozze)

15. COSA SUONERANNO AL TUO FUNERALE?
Impressioni di settembre - PFM (ok, ho imbrogliato, ma era uscita prima Brit.. ce la vedete al mio funerale?)

16. QUAL E' IL TUO PASSATEMPO PREFERITO?
Free bird - Lynyrd Skynyrd (se ridete vi denuncio)

17. QUAL E' LA TUA PAURA PIU' GRANDE?
Photograph - Def Leppard (si, ma solo col flash.. e tremo pensando a cosa sarebbe accaduto se la precedente fosse finita qui)

18. QUAL E' IL TUO SEGRETO PIU' NASCOSTO?
Let me live - Queen (fischiettando)

19. COSA STAI FACENDO ADESSO?
Happy hour - Ligabue (non è una canzone, è un consiglio)

20. COSA PENSI DEI TUOI AMICI?
Zombie - The Cranberries (diciamocelo, non è che siate bellissimi)

21. COME TI IMMAGINI A 35 ANNI?
Clint Eastwood - Gorillaz (non credo di dover aggiungere altro)

22. COSA FAI QUANDO TI SENTI ANNOIATO?
Whiskey bar - The Doors (and don't ask why)

23. COSA ESCLAMERESTI SE INCONTRASSI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO?
Cult of personality - Living Color (anche "il budello di tu mà" sarebbe una valida alternativa)

24. COSA FAI SE SCOPRI CHE IL TUO CANE HA ORINATO SUL CUSCINO DEL TUO LETTO?
Grazie mille - 883 (si, e poi glielo faccio ingoiare. E farei lo stesso sulla sua cuccia)

25. COSA FAI SE USCENDO LA MATTINA TROVI DAVANTI CASA IL BANCHETTO DI UN FIORISTA ABUSIVO CHE IMPEDISCE L'USCITA?
Looking out my back door - Creedence Clearwater Revival (non l'ho scelta io, vi giuro! è uscita da sola!)

26. COSA FAI OGNI MATTINA APPENA TI DESTI?
Hysteria - Muse (prendo la sveglia con filosofia. E la scaglio per terra)

27. COSA FAI QUANDO UN VENDITORE AMBULANTE CERCA IN MODO MOLTO INSISTENTE DI PIAZZARTI LA SUA INSULSA MERCE?
Leaving, on a Jet plane - Chantal Kreviazuk ("e sono molto di fretta, fratello, scusami")

28. COSA FAI SE SALTA LA CORRENTE PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI, TRAMITE MSN, STAVI ORGANIZZANDO UN APPUNTAMENTO CON LA RAGAZZA PIU' BELLA CHE TU ABBIA MAI CONOSCIUTO?
Hallelujah - Leonard Cohen (giusto perchè quella di Guccini era giù uscita, suppongo)

29. COSA ESCLAMA UNA RAGAZZA QUANDO VEDE IL TUO PACCO PER LA PRIMA VOLTA?
For the love of God - Steve Vai (questo conferma che la mia teoria è valida anche fra gli anglofoni. Di solito canta "74-75")

30. COME SI CONCLUDE, SOLITAMENTE, UN'USCITA A DUE CON UNA RAGAZZA?
Please, please, please - James Brown (una tipa difficile eh? ma non sono così insistente, dai! La sua risposta è la 27.)

31. COSA ESCLAMA SOLITAMENTE UNA RAGAZZA IN SEGUITO AD UNA FOCOSA NOTTE CON TE?
Paint it black - The Rolling Stones (vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai neri, ma bimba, il nero snellisce!)

32. E COSA LE DICI TU, INVECE, DOPO AVERLA DELUSA?
Quello che non ho - Fabrizio De Andrè (ma chi manovra il mio iTunes???)

33. SALUTA I LETTORI DEL BLOG
Don't go away - Oasis (davvero *_* vi voglio bene!)

1 dicembre 2009

Il triangolo nei bermuda

C'è qualcosa di sadicamente affascinante nel modo in cui gli oggetti tecnicamente inanimati si dispongono nella maniera più scomoda possibile, di modo che, al momento in cui fra il ciarpame che decora le nostre case si elegge a strumento utile un solo diabolico elemento, quello si trova nel luogo più improbabile, raggiungibile solo con l'aiuto di un machete e del proprio santo di fiducia. Troppo spesso capita di imbattersi in oggetti di cui neppure si conserva la memoria, che attendono fedelmente di essere evocati, oppure di averne sempre fra le scatole degli altri, che previdentemente provvedono a rifugiarsi in angusti cassetti proprio quando ci servono. Magari non si trovano proprio nel momento del bisogno, ma tutti questi oggetti tendono a saltar fuori, prima o poi. Tutti, tranne uno.
Chiunque suoni la chitarra lo sa, ci sbatte la testa e poi impara la lezione, si arrende e si adegua; e per chitarristi non intendo necessariamente gente che suoni Jimi Hendrix con le dita dei piedi e con una benda sugli occhi, ma anche persone come me che iniziano con tre accordi per strimpellare malamente le canzoni di Battisti davanti ad un falò e finiscono con gli stessi tre accordi a canticchiare, sempre malamente, qualche classico del Liga per ammaliare le ragazzette. Lo sappiamo tutti, nello stesso modo: i plettri spariscono.
Approfittando delle loro esigue dimensioni, questi piccoli arnesi di plastica si volatilizzano non appena persi di vista. E' solo una questione di tempo, ma sono destinati a mancare tutti, uno dopo l'altro, per non comparire mai più, anche se una legge fondamentale della fisica spiega che nulla si crea o distrugge, al più qualcosa si trasforma. Posso supporre che si sacrificano per aiutare l'amplificazione della mia chitarra elettrica a disturbare il vicinato, disintegrandosi per diventare energia pura, perchè altrimenti non si spiega. In casa ogni chitarrista perde decine, centinaia, di plettri e non ne ritrova mai neppure uno. Talora ne salta fuori qualcuno senza nome nè volto da posti nei quali non poteva in nessun modo essere stato riposto, come il presepe, il barattolo con i Canestrelli, il pendolo o il bicchiere degli spazzolini, per poi tornare poco dopo nell'oblio degli oggetti perduti.
Chiunque abbia suonato una chitarra per più di 5 minuti, sa che appoggiare il plettro su un qualsiasi piano, magari per pizzicare le corde con le dita o per bere un bicchiere d'acqua o rispondere al telefono, significa con buone probabilità non rivederlo mai più. E' così che i chitarristi imparano a fare gli arpeggi senza guardare la chitarra, per non dover staccare gli occhi dal plettro che innocentemente attende il momento propizio, sia esso uno starnuto o un battito di ciglia protratto troppo a lungo, per fuggire in dimensioni a noi ignote.
Tuttavia, ancora mi viene da piangere nel constatare che questi miei piccoli sadici amici diminuiscono costantemente ed ineluttabilmente. Una volta, in bagno, me ne cadde uno da una tasca interna di un pantaloncino che avevo appena usato per un'intera partita di pallone, pantaloncino che peraltro prima di quel giorno non aveva mai avuto tasche, interne o esterne che fossero. Felice per l'inconsueto ritrovamento mi attardo sotto la doccia per poi uscire e scoprire che nel bagno, chiuso a chiave, ero rimasto da solo. Mi piace immaginarlo mentre si tuffa nelle tubature e festoso finisce nell'Arno, a pizzicare i baffi dei pesci-gatto prima di terminare la sua corsa nell'enormità del mare, alla ricerca di qualche mistero più grosso del suo.


PS. dato che novembre è finito, piove e si parla di chitarre, vi lascio in compagnia di qualcosa che, anche a causa delle continue sparizioni, non sarò mai in grado di emulare.

14 novembre 2009

Love me do

Conservo molti ricordi, alcuni parecchio confusi, del mio primo bacio. Certamente ero alla fine della quinta elementare con i miei 10 anni già in tasca e con l'aria appagata, come se raggiunta la doppia cifra il mondo avesse ancora ben poco da insegnarmi. E magari era vero, intendiamoci. Seduto su un pullman al rientro da una gita di un giorno, non ricordo da dove, ma sapere che il mio primo bacio non ha una precisa collocazione spaziale mi inorgoglisce un pò. Calda serata, in verità non ricordo il clima, tuttavia ero in maglietta e per quanto potessi essere un matto, se mia madre avesse ritenuto opportuno che io indossassi qualcos'altro, magari una tuta, che tanto ai bambini l'estetica del vestiario interessa ben poco, certamente sarei uscito imbottito come un materasso di piume.
Ovviamente mi ricordo di lei, in quei meravigliosi tempi in cui si crede nell'amore idealizzato e non solo ti piace una bambina per volta, ma ritieni impossibile che qualcun'altra ti potrà mai attirare per tutto il resto della tua vita e che tutte le altre possano avere qualcosa di anche solo vagamente interessante. Sono arrivato alle scuole medie per capire che una ragazza non è per sempre e che ce ne sono molte abbastanza carine in verità, e poi "guarda quella come mi sorride", alle superiori per rendermi conto che ci sono altre fanciulle oltre le proprie compagne di classe e all'università per preferire le sconosciute. E sono fortunato, molti miei coetanei sono fermi al primo passaggio.
Però in quinta elementare c'è una sola ragazzina, che piace a tutta la classe. Non ricordo bene perchè fossimo così interessati, dato che riguardando le foto di allora faccio fatica persino a distinguere i maschietti dalle femminucce, come si diceva: in fondo nessuno pensava che con una ragazzina si potesse scambiare qualcosa più di qualche bacio sulle labbra, a parte forse le figurine di Volpi e Poggi, ma questa è un'altra storia; non esistevano i concetti di coccole, lingua, seno (quest'ultimo a prescindere dal concetto, tutte le compagne erano ovviamente piatte come sogliole), carezze, Volpi e Poggi. A posteriori, credo fosse semplicemente una moda, e cercare di attirarsi le sue attenzioni significava far bella figura di fronte a tutti, crescere e ritenersi un gradino più in alto degli altri.
Aveva dei fantastici capelli castani, tanto lunghi che le arrivavano alla cinta, due occhi vispi ed intelligenti e tirava calci negli stinchi giocando a pallone nel cortile della scuola come nessun altro. Cosciente che serenate ne han già scritte tante, in tanti, con sentimenti e intenti differenti, ancora oggi, quando ascolto il Red Album dei Beatles, che è stato il mio unico rifugio musicale sino all'avvento dell'Adsl (se vogliamo escludere i Lunapop, ed io voglio farlo), ripenso a quei giorni, al ritorno a casa dopo la gita e alla notte successiva, piena di sogni e di confusione.
Ricordo che eravamo seduti dietro alle maestre, ma non so dire perchè scattò quella scintilla. Lei non era mai stata interessata a me, escludendo magari qualche esercizio di matematica. Forse girava LSD su quel pullman. Ma che la baciai, questo sì, lo ricordo, col cuore ormai sulle labbra, e fu un fugace momento di gioia e realizzazione, ci staccammo e ci guardammo negli occhi a lungo. Assaporai quel suo sapore deciso ed agrodolce, come se baciandola avessi morso una fragola; ricordo ancora perfettamente quel sapore e non l'ho più trovato da nessun'altra parte. Poi lei disse: "Mmh, discreto".
Il giorno dopo entrò in classe per mano con il suo primo fidanzatino. Ovviamente non ero io.


Discografia essenziale:
Love me do - The Beatles

Maria maria - Articolo31

Un malato di cuore - Fabrizio De Andrè

All my loving - The Beatles

7 settembre 2009

Non dire gatto..

Mi piacerebbe avere qualcosa di interessante da scrivere, davvero. Presentarmi in maniera brillante ad accattivante, esaltare il vasto auditorio (i miei amici si scrutano attorno perplessi e poi tornano a guardarmi con facce accondiscendenti intrise di un vago sorriso) e fare di Hugo88 un nuovo personaggio di soli pixel.
Invece non sono bravo a parlare di me, non in termini propagandistici, intendiamoci, perchè parlare dei fatti miei risulta molto più semplice. Potrei assaporare una sigaretta cercando l'ispirazione, ma in effetti, ahimè, non fumo. Anche dormire potrebbe essere un'opzione interessante e sarebbe persino attuabile se il mondo non manifestasse un certo risentimento nei miei confronti.

Ora, non sono la persona più tollerante del mondo, tuttavia comprendo come gli esseri viventi possano avere delle necessità fisiche, dei bisogni e siano portati a lamentarsi per cercare di soddisfarli o nell'impossibilità di farlo. Ma i gatti, bastardi, sono molto più intelligenti di noi e sanno perfettamente che i loro martorianti miagolii fracassano i coglioni sino a indurci ad usare ogni genere di violenza, non sono giustificabili.
 Puttana Eva, ho avuto anche io quei momenti con gli zebedei duri e grossi come noci nei quali avrei voluto trovare una o più pollastrelle, mostrare loro il turbante del sultano ed infrangere ogni legge fisica alesandone qualsiasi foro, ma non per questo mi sono mai neppure lontanamente sognato di andare in balcone e frignare "Voglio scopareeeee" con quanto fiato la mia gola consenta ad intervalli di 20 secondi!


..
D'accordo, una volta l'ho fatto, ma non ho ottenuto nessun risultato positivo, anche se so di alcuni amici che sono riusciti con lo stesso metodo.
 E comunque a me non hanno tirato nessuna vecchia pantofola.


All'inizio ho provato ad essere comprensivo con queste bestie, mi dicevo "loro non hanno delle discoteche in cui ammassare il testosterone e fingere di essere interessati a movenze prive di significato per cercare di rimediare la vagina" e quindi ho cercato di aiutarli procurando loro delle gatte gonfiabili. Il problema dei felini sta nell'insana abitudine di tirar fuori le unghie per mostrare la propria possenza, nonchè quell'altra strana usanza di mordere il collo della femmina mentre se la ingroppano (giuro che lo fanno, sono cresciuto in campagna), causando piccole sporadiche esplosioni ed esaurendo le mie scorte di gatte gonfiabili.
 Se vi state chiedendo perchè mai io abbia una scorta di gatte gonfiabili la lacunosa risposta sarà che "possono sempre tornare utili".
 L'infausto quadro è completato dalla mia gatta che incuriosita cerca in ogni modo di uscire sul terrazzo per indagare sulle cause di tutta quella agitazione: comprenderete come sarebbe assai meno rischioso far entrare un bambino vestito da Betty Boop in un conclave oppure un senegalese laureato ad un convegno di Forza Nuova piuttosto che accontentarla, eppure gliel'ho concesso, speranzoso che la sua presenza potesse placare gli altri gatti. Neppure offrire la propria bestiola come vittima sacrificale è servito allo scopo; quei bastardi la snobbano, non so se perchè vergine o sterilizzata, sta di fatto che il coro esasperante continua.
 Resta l'ultima soluzione, mentre le luci dell'alba si intensificano rendendomi di fatto impossibile prendere sonno:

 "Adoro l'odore del napalm al mattino. Ha il sapore della vittoria. E di una giornata di merda"


Colonna sonora della battaglia: Apocalypse Now - Suzie Q (CCR)