L'origine del tremore basale è nel consolidato abuso di eccitanti.
La relativa importanza dell'aspetto sessuale sta nella contrapposizione
tra la "semplice ginnastica", dunque l'opinione,
propria anche di mia madre, per cui foia e foga
siano sopravvalutate, e il giunto tra Eros e Thanatos,
dove la necessità della violenza
è la necessità di provarsi in grado di sopravvivere,
alla numerosità e all'intensità degli shock.
Il mondo delle donne è sorretto da un titano di cartapesta:
tonnellate di richieste, cui è indispensabile prestare attenzione,
essere all'altezza. Certe gru dai colori sfavillanti
vorrebbero nascondere la testa sotto la sabbia,
o solo sfregare il proprio lungo collo contro un altro,
più morbido. Prevalgono invece, talora a distanza di lustri,
i biechi propositi meccanici per cui una gru nasce
solo per sorreggere carichi.
Tu, giovane, non puoi semplicemente ignorare la tecnica del tuo tempo.
Dovrai seguire la tecnica che delineerà l'età di tuo figlio,
non potrai semplicemente bollarlo come un inetto,
perché non sa giocare ai cavalli ed approfittare delle occasioni.
Maleducato, mi dice. Maleducato, irrispettoso, insensibile.
Chi mai mi avrebbe dovuto rendere conforme all'etichetta,
incline a prostarmi, empatico e facile alle lacrime?
Non le raccogli, tu, le parole? Lasci che fuggano impazzite
o anneghino in un bicchiere di whiskey?
Ora che sto per andarmene, le pareti di questo posto
mi sembrano i confini inviolati di un posto nuovo.
Me ne sto con la sigaretta al vento buio e gelido,
maturando propositi che non hanno possibilità di compimento,
ora. Non ridi mai, dice lei.
Penso alle occasioni in cui ho regalato una rosa,
o me ne hanno fatto dono. La simbologia dei fiori è semplice:
ciò che non sarà, il frutto, o che è appena stato reciso, il gambo.
Attorno a me si affollano i discorsi frivoli
di chi non ha ancora le spalle al muro.
"Cinque e mezzo, Ramirez, alla prossima. Eh, ma le gambe."
Ci sono le scale di casa tua
che mi infondono lo stesso senso di smarrimento
e totale dedizione.
Ci sono le parole "tua madre sarebbe fiera"
come pure una manifesta, inattesa approvazione
morale di un volto severo, che senza tremori
afferma "potresti essere sprecato, o pentirtene.
Non è semplice tornare sui propri passi.
Per istigarti a riflettere, ti porgerò ora un dono enorme."
Di nuovo in balia del vento.
Premurati di sincerare che chi lo conosce,
lo sappia interpretare davvero.
Nuova boccata di fumo.
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
(Alda Merini)
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25 gennaio 2012
14 novembre 2011
Il teorema della scatola cinese
La tierra giró para acercarnos,
giró sobre sí misma y en nosotros,
hasta juntarnos por fin en este sueño,
como fue escrito en el Simposio.
Pasaron noches, nieves y solsticios;
pasó el tiempo en minutos y milenios.
Una carreta que iba para Nínive
llegó a Nebraska.
Un gallo cantó lejos del mundo,
en la previda a menos mil de nuestros padres.
La tierra giró musicalmente llevándonos a bordo;
no cesó de girar un solo instante,
como si tanto amor, tanto milagro
sólo fuera un adagio hace mucho ya escrito
entre las partituras del Simposio.
giró sobre sí misma y en nosotros,
hasta juntarnos por fin en este sueño,
como fue escrito en el Simposio.
Pasaron noches, nieves y solsticios;
pasó el tiempo en minutos y milenios.
Una carreta que iba para Nínive
llegó a Nebraska.
Un gallo cantó lejos del mundo,
en la previda a menos mil de nuestros padres.
La tierra giró musicalmente llevándonos a bordo;
no cesó de girar un solo instante,
como si tanto amor, tanto milagro
sólo fuera un adagio hace mucho ya escrito
entre las partituras del Simposio.
(E. Montejo)
- Ricordati di scrivere del tempo che si ripiega.
Nel sogno del ragazzino imberbe, questi si desta di soprassalto, preso da un gran prurito in volto. Sgattaiola nel gelido algido bagno del secondo piano, fa scattare l'interruttore con la nocca del dito medio. Nello specchio, due piccoli e sgraziati occhi rossi. Sulle gote, sul mento e sul collo chiazze irregolari di barba ispida, fulva, orribile, spaventosa. Un chiaro monito: un tempo deve compiersi.
Tra poche ore bisognerà tornare tra i banchi del liceo. Non fosse per le dottrine blaterate, sarebbe una quotidianità piacevole. Volta ad abbracciare G, K oppure E.
Ho bisogno di un rasoio. Non perché mi curi spasmodicamente del mio aspetto. Tutt'altro. Appaio genericamente trasandato, allo scopo di lasciar filtrare il solito messaggio: non è questo, il punto. Ho scarso successo.
- D'Aurizio, tu sei l'emblema del completo fallimento del nostro sistema educativo. Un elemento di grandi capacità ed ampli orizzonti, ma che nessuno si sognerebbe mai di definire "scolare" o "scolarizzato". Radicale (per non dire "criminale"), pazzo e violento, questo sei.
Trovo un rasoio, lo utilizzo con perizia ed elimino lo scempio facciale. Tornato giovane, ecco che angoscia si sovrappone ad angoscia. L'indomani dovrò prendere un treno all'alba, raggiungere Pisa e sostenere un esame, ossia compensare un'abissale ignoranza con una dose equivalente di faccia tosta ed abilità nell'improvvisazione. Questo so fare: spacciare metadone, glorificare surrogati.
Così quest'oggi non è un giorno qualunque, da contemplarsi con lentezza.
Dopo quest'oggi potrei non avere più alcun contatto con G, K o E.
Ogni melensa prospettiva futura è recisa da una ghigliottina.
Devo lasciare un segno eclatante. Che siano loro, ad avvertire il bisogno, se non di preservare intatte le potenzialità, quantomeno la memoria. Essere trovato, disseppellito, come un reperto del precambriano o un'ascia di guerra, è una delle migliori approssimazioni di felicità che io conosca. Venite a prendermi!
Come quello volta che la Prof e il suo cane mi scovarono a leggere e fumare nel parchetto cittadino.
Triste, scompagnato e nient'altro.
- E il grande progetto delle scelte sovrapposte?
I soggetti meno dotati non si interrogano in merito al tempo. Quelli più dotati arrivano a percepire la continuità. Ma sono le condizioni marginali le più interessanti. Nel caso del giovane, questi sembra avvertire la rottura e la ripresa di tre o quattro differenti linee temporali, concomitanti. Sembrerebbe, inoltre, che questi spezzoni posseggano un'origine comune, da individuarsi nella presa di coscienza della, senza inutili reticenze, grande tragedia personale: la malattia della madre. Mi sento perciò di datare al 1994 questa inconsueta "ramificazione": all'epoca, il soggetto aveva appena dieci anni.
I genitori si seccarono presto dell'eccessiva loquacità e della totale assenza di pudore del figlioletto. Fu così che le ultime bravate, un furto in un negozio di dischi e una truffa telematica ben più ingente, gli fruttarono il riformatorio attraverso un iter giudiziario quasi lapidario.
Il riformatorio era una struttura dalla facciata d'asilo, o di colonia estiva, e dai ritmi del carcere. Il processo di rieducazione era incentrato sull'etica del lavoro. E sulle botte, mai lesinate. D'altro canto, gli educatori erano ripescati, su base biennale, dall'ampio bacino di disoccupati che il recente fallimento di un colosso metalmeccanico aveva provveduto a rinverdire. Non era richiesta alcuna esperienza, non c'erano test di sbarramento. I muscoli andavano più che bene.
All'interno del riformatorio conobbi Z. Aveva la mia età, un fisico esile e degli occhi verde brillante, incessantemente guizzanti. Quando lo sguardo di Z si posava su qualcuno, questi ne risultava trapassato, quasi per effetto di una spada o di una impalpabile, inappellabile condanna.
Inutile dire che tutti mantenevano debite distanze. Pareva si trovasse lì per aver partecipato ad un assassinio politico; alcuni vociferavano fosse proprio lui l'esecutore materiale. Fatto sta che era esentato dalle ore di falegnameria. E trascorreva quasi tutto il suo tempo leggendo. Io, da parte mia, ero esentato dalle ore di informatica: temevano mi ficcassi in qualche altro pasticcio. E così, fu Z a prendermi in simpatia, percependo forse un'informe inquietudine, simile alla sua, il cui sintomo primo consisteva nel non dormire mai più di tre o quattro ore a notte. Mi illuminò sulle barriere tra percezione e realtà, individuo e sistema.
Ad un certo punto, nonostante fosse per me impossibile negare la sua grandezza e influenza spirituale, io me ne stancai. Avvertii rigetto. E compresi. Non l'attuabilità di un omicidio in conformità all'etica, ma qualcosa di basso e animalesco: che magari lo stesso era capitato a chi aveva conosciuto me. Z non meritava il mio tradimento, così come io non meritavo d'esser tradito. Ma non c'erano autentiche opzioni. Non c'era alcunché da ponderare o scegliere.
In simili occasioni, tutta la scienza della biblioteca d'Alessandria non eguaglia l'intuito di un singolo uomo. Optai per la fuga. Non era la prima volta, e non sarebbe stata l'ultima. Un fuga precipitosa e non pianificata: anche per questo, completamente imprevedibile, sottile come uno stiletto.
Abbandonare il riformatorio, per rifugiarmi proprio in casa mia, mi fu facile. Ero pur sempre un ladro. Mi premeva tuttavia non allarmare i miei genitori con la mia prematura dipartita. Trascorsi così un paio di giorni segregato in camera mia. Chiusi la porta dall'interno e cercai di non produrre alcun rumore.
Utilizzavo il bagno solo nelle ore durante le quali la casa era vuota, e approfittavo di queste occasioni anche per depredare la dispensa di poche cose da sgranocchiare. Trascorse quasi una settimana prima che mia madre mi scovasse.
Non parve minimamente sorpresa.
Eppure avevo vissuto da parassita nella mia stessa vita, nella mia stessa casa.
Dalla raccolta del materiale onirico del soggetto emergono diversi elementi di rilievo. Copresenza latente di senso di colpa e tendenze autolesionistiche, emotività schizo-paranoide, sindrome da abbandono. Il soggetto, tuttavia, esibisce una inusuale cosciente consapevolezza delle proprie aberrazioni. Risponde spesso a domande con domande, non esita nell'esposizione. Nell'ultima seduta, è riuscito ad inquietarmi più del solito.
- Dottore, ha mai pensato a cosa potrebbe essere la sua vita, la mia vita, la vita di chiunque, se posti dinanzi ad un bivio potessimo imboccarne simultaneamente ogni biforcazione?
Il tempo è un vincolo rettilineo, unidirezionale, intollerabile.
Accetto l'esistenza della morte. L'ho pure tenuta in braccio.
Ma non poter tornare ad agire sulle cause, è questo che mi manda in bestia. E' come doversi accontentare di lenire i sintomi, piuttosto che curare, una malattia.
Quando mi crebbero i primi capelli bianchi, Z mi chiese: "E tutto il resto?"
Ma non esiste tutto il resto, non esiste più. Inaccessibile.
Leggo ridotto over 60 e mi chiedo se riuscirò ancora ad essere qui,
custode di futili colonne d'Ercole, con la stessa compostezza
e la medesima rigidità negli addominali,
frutto di una disciplina marziale ormai interiorizzata.
Per sognare un mondo che muova i suoi passi all'unisono coi miei.
Trovo ci sia qualcosa di sacrilego nell'asciugarsi le scarpe sul simbolo della supremae dignitatis. E qualcosa di grandioso negli sterminati spazi che si aprono dal basso di una piazza, dal risvolto del cielo il cui peso grava sui tuoi denti e li spezza, giorno dopo giorno. Puoi avvertirne la ruvidezza mentre ingoi. E quel sapore metallico, è solo sangue.
Titolo: C'era una volta in piazza. Sottotitolo: il sangue freddo non ha portato fortuna.
Nonostante la bellezza della gran figa francese, la romantica risolutezza del killer sentimentale di Sépulveda, gli artisti poliedrici come Angela Baraldi.
Quo Vadis, Baby?
Nel sogno del ragazzino imberbe, questi si desta di soprassalto, preso da un gran prurito in volto. Sgattaiola nel gelido algido bagno del secondo piano, fa scattare l'interruttore con la nocca del dito medio. Nello specchio, due piccoli e sgraziati occhi rossi. Sulle gote, sul mento e sul collo chiazze irregolari di barba ispida, fulva, orribile, spaventosa. Un chiaro monito: un tempo deve compiersi.
Tra poche ore bisognerà tornare tra i banchi del liceo. Non fosse per le dottrine blaterate, sarebbe una quotidianità piacevole. Volta ad abbracciare G, K oppure E.
Ho bisogno di un rasoio. Non perché mi curi spasmodicamente del mio aspetto. Tutt'altro. Appaio genericamente trasandato, allo scopo di lasciar filtrare il solito messaggio: non è questo, il punto. Ho scarso successo.
- D'Aurizio, tu sei l'emblema del completo fallimento del nostro sistema educativo. Un elemento di grandi capacità ed ampli orizzonti, ma che nessuno si sognerebbe mai di definire "scolare" o "scolarizzato". Radicale (per non dire "criminale"), pazzo e violento, questo sei.
Trovo un rasoio, lo utilizzo con perizia ed elimino lo scempio facciale. Tornato giovane, ecco che angoscia si sovrappone ad angoscia. L'indomani dovrò prendere un treno all'alba, raggiungere Pisa e sostenere un esame, ossia compensare un'abissale ignoranza con una dose equivalente di faccia tosta ed abilità nell'improvvisazione. Questo so fare: spacciare metadone, glorificare surrogati.
Così quest'oggi non è un giorno qualunque, da contemplarsi con lentezza.
Dopo quest'oggi potrei non avere più alcun contatto con G, K o E.
Ogni melensa prospettiva futura è recisa da una ghigliottina.
Devo lasciare un segno eclatante. Che siano loro, ad avvertire il bisogno, se non di preservare intatte le potenzialità, quantomeno la memoria. Essere trovato, disseppellito, come un reperto del precambriano o un'ascia di guerra, è una delle migliori approssimazioni di felicità che io conosca. Venite a prendermi!
Come quello volta che la Prof e il suo cane mi scovarono a leggere e fumare nel parchetto cittadino.
Triste, scompagnato e nient'altro.
- E il grande progetto delle scelte sovrapposte?
I soggetti meno dotati non si interrogano in merito al tempo. Quelli più dotati arrivano a percepire la continuità. Ma sono le condizioni marginali le più interessanti. Nel caso del giovane, questi sembra avvertire la rottura e la ripresa di tre o quattro differenti linee temporali, concomitanti. Sembrerebbe, inoltre, che questi spezzoni posseggano un'origine comune, da individuarsi nella presa di coscienza della, senza inutili reticenze, grande tragedia personale: la malattia della madre. Mi sento perciò di datare al 1994 questa inconsueta "ramificazione": all'epoca, il soggetto aveva appena dieci anni.
I genitori si seccarono presto dell'eccessiva loquacità e della totale assenza di pudore del figlioletto. Fu così che le ultime bravate, un furto in un negozio di dischi e una truffa telematica ben più ingente, gli fruttarono il riformatorio attraverso un iter giudiziario quasi lapidario.
Il riformatorio era una struttura dalla facciata d'asilo, o di colonia estiva, e dai ritmi del carcere. Il processo di rieducazione era incentrato sull'etica del lavoro. E sulle botte, mai lesinate. D'altro canto, gli educatori erano ripescati, su base biennale, dall'ampio bacino di disoccupati che il recente fallimento di un colosso metalmeccanico aveva provveduto a rinverdire. Non era richiesta alcuna esperienza, non c'erano test di sbarramento. I muscoli andavano più che bene.
All'interno del riformatorio conobbi Z. Aveva la mia età, un fisico esile e degli occhi verde brillante, incessantemente guizzanti. Quando lo sguardo di Z si posava su qualcuno, questi ne risultava trapassato, quasi per effetto di una spada o di una impalpabile, inappellabile condanna.
Inutile dire che tutti mantenevano debite distanze. Pareva si trovasse lì per aver partecipato ad un assassinio politico; alcuni vociferavano fosse proprio lui l'esecutore materiale. Fatto sta che era esentato dalle ore di falegnameria. E trascorreva quasi tutto il suo tempo leggendo. Io, da parte mia, ero esentato dalle ore di informatica: temevano mi ficcassi in qualche altro pasticcio. E così, fu Z a prendermi in simpatia, percependo forse un'informe inquietudine, simile alla sua, il cui sintomo primo consisteva nel non dormire mai più di tre o quattro ore a notte. Mi illuminò sulle barriere tra percezione e realtà, individuo e sistema.
Ad un certo punto, nonostante fosse per me impossibile negare la sua grandezza e influenza spirituale, io me ne stancai. Avvertii rigetto. E compresi. Non l'attuabilità di un omicidio in conformità all'etica, ma qualcosa di basso e animalesco: che magari lo stesso era capitato a chi aveva conosciuto me. Z non meritava il mio tradimento, così come io non meritavo d'esser tradito. Ma non c'erano autentiche opzioni. Non c'era alcunché da ponderare o scegliere.
In simili occasioni, tutta la scienza della biblioteca d'Alessandria non eguaglia l'intuito di un singolo uomo. Optai per la fuga. Non era la prima volta, e non sarebbe stata l'ultima. Un fuga precipitosa e non pianificata: anche per questo, completamente imprevedibile, sottile come uno stiletto.
Abbandonare il riformatorio, per rifugiarmi proprio in casa mia, mi fu facile. Ero pur sempre un ladro. Mi premeva tuttavia non allarmare i miei genitori con la mia prematura dipartita. Trascorsi così un paio di giorni segregato in camera mia. Chiusi la porta dall'interno e cercai di non produrre alcun rumore.
Utilizzavo il bagno solo nelle ore durante le quali la casa era vuota, e approfittavo di queste occasioni anche per depredare la dispensa di poche cose da sgranocchiare. Trascorse quasi una settimana prima che mia madre mi scovasse.
Non parve minimamente sorpresa.
Eppure avevo vissuto da parassita nella mia stessa vita, nella mia stessa casa.
Dalla raccolta del materiale onirico del soggetto emergono diversi elementi di rilievo. Copresenza latente di senso di colpa e tendenze autolesionistiche, emotività schizo-paranoide, sindrome da abbandono. Il soggetto, tuttavia, esibisce una inusuale cosciente consapevolezza delle proprie aberrazioni. Risponde spesso a domande con domande, non esita nell'esposizione. Nell'ultima seduta, è riuscito ad inquietarmi più del solito.
- Dottore, ha mai pensato a cosa potrebbe essere la sua vita, la mia vita, la vita di chiunque, se posti dinanzi ad un bivio potessimo imboccarne simultaneamente ogni biforcazione?
Il tempo è un vincolo rettilineo, unidirezionale, intollerabile.
Accetto l'esistenza della morte. L'ho pure tenuta in braccio.
Ma non poter tornare ad agire sulle cause, è questo che mi manda in bestia. E' come doversi accontentare di lenire i sintomi, piuttosto che curare, una malattia.
Quando mi crebbero i primi capelli bianchi, Z mi chiese: "E tutto il resto?"
Ma non esiste tutto il resto, non esiste più. Inaccessibile.
Leggo ridotto over 60 e mi chiedo se riuscirò ancora ad essere qui,
custode di futili colonne d'Ercole, con la stessa compostezza
e la medesima rigidità negli addominali,
frutto di una disciplina marziale ormai interiorizzata.
Per sognare un mondo che muova i suoi passi all'unisono coi miei.
Trovo ci sia qualcosa di sacrilego nell'asciugarsi le scarpe sul simbolo della supremae dignitatis. E qualcosa di grandioso negli sterminati spazi che si aprono dal basso di una piazza, dal risvolto del cielo il cui peso grava sui tuoi denti e li spezza, giorno dopo giorno. Puoi avvertirne la ruvidezza mentre ingoi. E quel sapore metallico, è solo sangue.
Titolo: C'era una volta in piazza. Sottotitolo: il sangue freddo non ha portato fortuna.
Nonostante la bellezza della gran figa francese, la romantica risolutezza del killer sentimentale di Sépulveda, gli artisti poliedrici come Angela Baraldi.
Quo Vadis, Baby?
6 ottobre 2011
Morto Steve Jobs, Si Fa Un Altro Fiasco (Rossi)
Questo post è ispirato principalmente ad altri due post del blog di Wu Ming, per la precisione: questo e questo. Si consiglia di leggerli onde evitare vagonate di insulti da parte dell'autore.
Avevo intenzione di introdurre questo post con una frase zeppa di retorica che più retorica non si può, ovvero: Avevo intenzione di introdurre la mia carriera di blogger de "Le Saghe di Onan" partendo da qualche stupidata, tipo una serie di racconti brevi. Poi, dato gli ultimi avvenimenti di questi giorni, come la sospensione di Nonciclopedia prima, e Wikipedia poi, decorata con il trapasso di Steve Jobs, mi hanno fatto cambiare idea.
Ecco. Volevo iniziare così. Però, sapete, queste riflessioni da ciabattaro nerd che sente l'onnipotenza tastando come una scimmia i caratteri di una tastiera del computer sperando che ne esca un discorso serio e logico(cit.) mi stanno leggermente stufando. I tempi stanno cambiando e le modalità di scontro in una discussione sono rimasti sempre gli stessi: le strategie di combattimento sono immutate da secoli, cambiano solo i mezzi. Così ti capita, in un giorno di fine scuola media, sentirti dire da una professoressa di italiano "Le guerre oramai non sono più scontro corpo a corpo, che magari prima erano più meritevoli: ora basta premere un bottone per fare una quantità di danni che nel Medioevo impiegavano forse decenni". La questione non è questa, benché io preferisca il napalm all'ascia vichinga, basta saper usare entrambi con intelligenza; il problema fondamentale è la totale mancanza di voglia nel mettere in discussione le proprie opinioni e avvalorarle con idee di fondo e riferimenti al mondo esterno: aria fritta, insomma.
Ti ritrovi così a dover leggere vagonate di insulti sulla bacheca della pagina di Vasco Rossi privi di senso (sia chiaro, ho scritto anche io sulla bacheca di Vasco Rossi tre giorni fa, ma il mio commento era più un resoconto nostalgico e rassegnato per un artista che poteva dare tanto è ha preferito tornare in auge con minchiatine come bloccare Nonciclopedia o tirare fuori neologismi a caso presi in prestito da un inglese fatto di tre parole di quattro caratteri ciascuna come web-rocker) e constatare che la pagina Salviamo Nonciclopedia è stata aperta da un'agenzia di studio sulle nuove forme di comunicazione: in pratica ci studiano come fossimo macachi in cerca di un culo da pulire. La cosa inizia a puzzare subito dopo aver preso considerazione che il blocco non era proprio un blocco, ma una sospensione per protesta in risposta a una querela partita già un anno prima; inizia a puzzare quando la querela viene ritirata dopo due giorni di tafferugli su Internet che nemmeno le manifestazioni di destra a Reggio Calabria han saputo fare di meglio; inizia a puzzare talmente tanto da sentire il cadavere nascosto sotto il parquet quando, alla riapertura di Nonciclopedia, sussegue la sospensione a tempo indeterminato di Wikipedia per protesta sulla legge bavaglio che si, fa schifo al cazzo, ma il senso di questi eventi mi riporta al punto precedente: ci studiano come fossimo scimmie in cerca di un culo da pulire.
E in effetti un po' scimmie lo siamo. La comunità di Internet, che vorrebbero premiare col Nobel per la Pace, quella comunità multietnica e tollerante altro non è che la solita accozzaglia di bombardamenti informativi casuali e ingestibili, che spesso sfociano nella locura e nel turpiloquio. In Italia siamo zeppi di questi esempi, basti ricordare il video dove venivano raccolti i commenti presenti nella bacheca del gruppo "Lasciate lo zio di Sarah alla folla", una delle cose più atroci che ho visto negli ultimi anni. Non solo per la qualità dei commenti, ma anche per il geniale accostamento delle facce sorridenti degli autori di commenti come "Fiaccole e forconi. AL ROGOOO!"" oppure "Torturato ma sempre tenuto in vita, altrimenti gli farebbero solo un favore!".
Decantiamo tanto la nostra capacità di distinguerci dagli animali che saremmo capaci di scannare chiunque dica il contrario. Da questo punto di vista, anche Internet ha fallito: lo strumento che azzera le distanze e permette un bombardamento di informazione mai visto in precedenza nella storia dell'umanità, è ora ridotto a semplice bagarre e accozzaglia di inutili commenti dove gli autori non fanno altro che rimarcare le proprie opinioni senza nessuna voglia di sostenerle con basi accettabili e, magari, convincenti.
Ora sono veramente stufo di battere a caso, il mio discorso logico, da brava scimmia quale sono, l'ho fatto. Ora è tempo di tornare sull'albero a mangiare qualche pidocchio.
Mai frase, e titolo di un'opera, furono più azzeccati.
P.S.: E' morto Steve Jobs, evidentemente le reti anti-suicidio con lui non hanno funzionato alla grande.
Avevo intenzione di introdurre questo post con una frase zeppa di retorica che più retorica non si può, ovvero: Avevo intenzione di introdurre la mia carriera di blogger de "Le Saghe di Onan" partendo da qualche stupidata, tipo una serie di racconti brevi. Poi, dato gli ultimi avvenimenti di questi giorni, come la sospensione di Nonciclopedia prima, e Wikipedia poi, decorata con il trapasso di Steve Jobs, mi hanno fatto cambiare idea.
Ecco. Volevo iniziare così. Però, sapete, queste riflessioni da ciabattaro nerd che sente l'onnipotenza tastando come una scimmia i caratteri di una tastiera del computer sperando che ne esca un discorso serio e logico(cit.) mi stanno leggermente stufando. I tempi stanno cambiando e le modalità di scontro in una discussione sono rimasti sempre gli stessi: le strategie di combattimento sono immutate da secoli, cambiano solo i mezzi. Così ti capita, in un giorno di fine scuola media, sentirti dire da una professoressa di italiano "Le guerre oramai non sono più scontro corpo a corpo, che magari prima erano più meritevoli: ora basta premere un bottone per fare una quantità di danni che nel Medioevo impiegavano forse decenni". La questione non è questa, benché io preferisca il napalm all'ascia vichinga, basta saper usare entrambi con intelligenza; il problema fondamentale è la totale mancanza di voglia nel mettere in discussione le proprie opinioni e avvalorarle con idee di fondo e riferimenti al mondo esterno: aria fritta, insomma.
Ti ritrovi così a dover leggere vagonate di insulti sulla bacheca della pagina di Vasco Rossi privi di senso (sia chiaro, ho scritto anche io sulla bacheca di Vasco Rossi tre giorni fa, ma il mio commento era più un resoconto nostalgico e rassegnato per un artista che poteva dare tanto è ha preferito tornare in auge con minchiatine come bloccare Nonciclopedia o tirare fuori neologismi a caso presi in prestito da un inglese fatto di tre parole di quattro caratteri ciascuna come web-rocker) e constatare che la pagina Salviamo Nonciclopedia è stata aperta da un'agenzia di studio sulle nuove forme di comunicazione: in pratica ci studiano come fossimo macachi in cerca di un culo da pulire. La cosa inizia a puzzare subito dopo aver preso considerazione che il blocco non era proprio un blocco, ma una sospensione per protesta in risposta a una querela partita già un anno prima; inizia a puzzare quando la querela viene ritirata dopo due giorni di tafferugli su Internet che nemmeno le manifestazioni di destra a Reggio Calabria han saputo fare di meglio; inizia a puzzare talmente tanto da sentire il cadavere nascosto sotto il parquet quando, alla riapertura di Nonciclopedia, sussegue la sospensione a tempo indeterminato di Wikipedia per protesta sulla legge bavaglio che si, fa schifo al cazzo, ma il senso di questi eventi mi riporta al punto precedente: ci studiano come fossimo scimmie in cerca di un culo da pulire.
E in effetti un po' scimmie lo siamo. La comunità di Internet, che vorrebbero premiare col Nobel per la Pace, quella comunità multietnica e tollerante altro non è che la solita accozzaglia di bombardamenti informativi casuali e ingestibili, che spesso sfociano nella locura e nel turpiloquio. In Italia siamo zeppi di questi esempi, basti ricordare il video dove venivano raccolti i commenti presenti nella bacheca del gruppo "Lasciate lo zio di Sarah alla folla", una delle cose più atroci che ho visto negli ultimi anni. Non solo per la qualità dei commenti, ma anche per il geniale accostamento delle facce sorridenti degli autori di commenti come "Fiaccole e forconi. AL ROGOOO!"" oppure "Torturato ma sempre tenuto in vita, altrimenti gli farebbero solo un favore!".
Decantiamo tanto la nostra capacità di distinguerci dagli animali che saremmo capaci di scannare chiunque dica il contrario. Da questo punto di vista, anche Internet ha fallito: lo strumento che azzera le distanze e permette un bombardamento di informazione mai visto in precedenza nella storia dell'umanità, è ora ridotto a semplice bagarre e accozzaglia di inutili commenti dove gli autori non fanno altro che rimarcare le proprie opinioni senza nessuna voglia di sostenerle con basi accettabili e, magari, convincenti.
Ora sono veramente stufo di battere a caso, il mio discorso logico, da brava scimmia quale sono, l'ho fatto. Ora è tempo di tornare sull'albero a mangiare qualche pidocchio.
Perché una parola d'ordine così "innocua" e "naturale" come quella della "libertà di critica" è per noi un vero grido di guerra? - Vladimir Il'ič Lenin - Che Fare?
Mai frase, e titolo di un'opera, furono più azzeccati.
P.S.: E' morto Steve Jobs, evidentemente le reti anti-suicidio con lui non hanno funzionato alla grande.
11 giugno 2011
Fifteen Cent
Lattina di birra da 15 centesimi, non fa nemmeno così schifo. Poi ti ci abitui, al piscio frizzante, cominci a sorprenderti quando senti il sapore del malto, del nettare che scende come miele giù per la gola. Fin quando ritieni uno sforzo eccessivo spendere quei pochi pesantissimi euro per regalarti l'attimo di godimento, il bere puramente edonista, l'antitesi della bottiglia in mano per mera abitudine. A questo stadio non si distinguono neppure i sapori, non ci sono birre che non si è disposti a bere, e poi ci sono quelle genericamente buone.
Sperare che la gente vada a votare perchè tutto resti esattamente com'è, mentre a Palermo la gestione del servizio idrico è in mano ad un'azienda privata con contratto trentennale dopo una gara d'appalto con la partecipazione della sola ditta vincitrice. Gioire per il meno peggio mentre dentro qualcosa muore.
Pensare che vorrei sul serio le centrali nucleari, poi che mi farebbero una paura fottuta perchè tanto lo sappiamo tutti come funziona qui e poi che è proprio per questo che le vorrei davvero, e che esplodano mentre qualche città abusiva del cazzo viene rasata al suolo da un terremoto, per far vedere alla gente quale scempio provoca l'indifferenza, la supinità, l'ostentato disinteresse. Pensare ad uno storpio sardo che diceva esattamente queste cose mentre moriva, ma non dentro, perchè un cervello può non smettere di funzionare.
Pulsare attraverso le frequenze di una piazza che festeggia per il rinnovamento sotto la madonnina di Milano e dover riporre la speranza nel nuovo nell'assessorato di un vecchio democristiano filoberlusconiano. Concludere che in fondo non me ne frega un beneamato.
Sentirsi a disagio nel camminare sulla pubblica piazza, senza nessun altro motivo, perchè gli unici reati che ho eventualmente commesso li ho divisi dietro gli striscioni con migliaia di persone e non avevo il volto nascosto. Perchè ci sono sbirri, ma non solo quelli col cazzo apparentemente duro, quelli sfigati della municipale, che ora si chiama polizia, ma i collaboratori scolastici a casa mia si chiamano ancora bidelli, i minus habens menomati e loro sono sempre i vigili. Riflettere che bere birra da 15 centesimi seduto sulle scale, eventualmente intonando qualche canzone al ritmo di un mi minore, deve essere ritenuto turpe dalla comunità.
Spiegare le vele al vento, ma vedere che il vento non capisce un cazzo.
Inseguire l'iperuranio con la speranza che le idee non divengano ombre proiettate, ma si mantengano vive, pure, splendenti e luminose. Il prezzo è la solitudine totale in quella quintessenza del vuoto e del pensiero puro; ma è lo stesso isolamento di passiva emarginazione del barbone che si abbandona fra i cunicoli delle metropolitane, pur in mezzo alla gente, pur sferzato dalle correnti d'aria, ma del tutto inerte e solitario. Ma possibilmente con in mano una lattina di birra da 15 centesimi.
Sperare che la gente vada a votare perchè tutto resti esattamente com'è, mentre a Palermo la gestione del servizio idrico è in mano ad un'azienda privata con contratto trentennale dopo una gara d'appalto con la partecipazione della sola ditta vincitrice. Gioire per il meno peggio mentre dentro qualcosa muore.
Pensare che vorrei sul serio le centrali nucleari, poi che mi farebbero una paura fottuta perchè tanto lo sappiamo tutti come funziona qui e poi che è proprio per questo che le vorrei davvero, e che esplodano mentre qualche città abusiva del cazzo viene rasata al suolo da un terremoto, per far vedere alla gente quale scempio provoca l'indifferenza, la supinità, l'ostentato disinteresse. Pensare ad uno storpio sardo che diceva esattamente queste cose mentre moriva, ma non dentro, perchè un cervello può non smettere di funzionare.
Pulsare attraverso le frequenze di una piazza che festeggia per il rinnovamento sotto la madonnina di Milano e dover riporre la speranza nel nuovo nell'assessorato di un vecchio democristiano filoberlusconiano. Concludere che in fondo non me ne frega un beneamato.
Sentirsi a disagio nel camminare sulla pubblica piazza, senza nessun altro motivo, perchè gli unici reati che ho eventualmente commesso li ho divisi dietro gli striscioni con migliaia di persone e non avevo il volto nascosto. Perchè ci sono sbirri, ma non solo quelli col cazzo apparentemente duro, quelli sfigati della municipale, che ora si chiama polizia, ma i collaboratori scolastici a casa mia si chiamano ancora bidelli, i minus habens menomati e loro sono sempre i vigili. Riflettere che bere birra da 15 centesimi seduto sulle scale, eventualmente intonando qualche canzone al ritmo di un mi minore, deve essere ritenuto turpe dalla comunità.
Spiegare le vele al vento, ma vedere che il vento non capisce un cazzo.
Inseguire l'iperuranio con la speranza che le idee non divengano ombre proiettate, ma si mantengano vive, pure, splendenti e luminose. Il prezzo è la solitudine totale in quella quintessenza del vuoto e del pensiero puro; ma è lo stesso isolamento di passiva emarginazione del barbone che si abbandona fra i cunicoli delle metropolitane, pur in mezzo alla gente, pur sferzato dalle correnti d'aria, ma del tutto inerte e solitario. Ma possibilmente con in mano una lattina di birra da 15 centesimi.
31 marzo 2011
Beati gli ultimi
Da piccolo, nel sentire recitare la manfrina "beati gli ultimi, poichè saranno i primi", perlopiù da amici irrimediabilmente destinati ad essere superati senza pietà nelle corse in bicicletta come nei voti a scuola ed incapaci di usare la parola "poichè" in altre frasi di senso compiuto, mi venivano in mente le Minardi, che chiudevano regolarmente ogni GP di formula 1 dell'epoca fra doppiaggi e sberleffi.
Sempre, in ogni circuito, le Minardi erano lì, a prendersi le ultime due posizioni senza mai ottenere un punto; dopo qualche giro non venivano neppure più inquadrate, solo rapidamente sul finale, quando si trascinavano stancamente oltre il traguardo, come a ricordare che l'importante è partecipare; questo prima di indugiare per ore sullo champagne destinato ai piloti sul podio. Mi facevano pena e mi piaceva immaginare che a metà gara, ad un fortissimo segnale acustico convenuto, le macchine avrebbero dovuto fare inversione e cominciare a correre nell'altro verso, con le Minardi finalmente in testa a resistere strenuamente all'inevitabile ritorno delle altre vetture.
Ecco, così quella storiella avrebbe avuto un senso, senza contare che si sarebbero risolti in un colpo solo anche gli annosi problemi della F1 per evitare di addormentarsi al terzo giro.
Invece nella vita reale gli ultimi sono sempre gli stessi: i barboni, i poveracci, gli umili, i perdenti, la Juve (in ogni caso l'Inter di turno). E oggi come allora fatico a comprendere perchè ci si dovrebbe beare nella sconfitta, nel disagio e nell'umiliazione, ma percepisco ovunque una tale esaltazione della mediocrità e della grettezza, dell'incapacità e dell'amorfismo da non esser più sorpreso che la gente ami citare questa massima pur, come sempre, senza sforzarsi di coglierne un qualsiasi significato.
Probabilmente anche la vita è una gara, solo che il traguardo è la sconfitta certa e, sebbene molti amino convincersi che questa giostra potrà continuare per sempre, la nostra corsa non conduce da nessuna parte. Eppure, pur sapendo che la gara verrà sospesa, per uno spirito innato si vuol correre ed arrivare prima, senza curarsi di osservare le tracce di questo percorso, senza migliorarlo, senza lasciarne di nuove.
Solo una folle corsa all'autocompiacimento, per mostrare la propria velocità agli altri prima di piombare nell'abisso. Non capisco ad esempio come ci si possa ritrovare ad 80 anni con più soldi accumulati di quanti se ne possano spendere in dieci vite, usando gli spiccioli per illudersi di ottenere l'affetto e l'amore e l'immortalità del corpo, ma consci che il destino per un animo vuoto è l'oblio perpetuo e per uno nero la cronica condanna.
Forse vivere è respirare l'aria e sentirla più a fondo, percepirne la libertà sin dentro i più piccoli alveoli, guardare la luce sino a farla brillare di più ed illuminarci la mente. Sarò ultimo in ogni gara, ma non vedrò mai il traguardo.
Che queste siano le chiavi del paradiso?
Sempre, in ogni circuito, le Minardi erano lì, a prendersi le ultime due posizioni senza mai ottenere un punto; dopo qualche giro non venivano neppure più inquadrate, solo rapidamente sul finale, quando si trascinavano stancamente oltre il traguardo, come a ricordare che l'importante è partecipare; questo prima di indugiare per ore sullo champagne destinato ai piloti sul podio. Mi facevano pena e mi piaceva immaginare che a metà gara, ad un fortissimo segnale acustico convenuto, le macchine avrebbero dovuto fare inversione e cominciare a correre nell'altro verso, con le Minardi finalmente in testa a resistere strenuamente all'inevitabile ritorno delle altre vetture.
Ecco, così quella storiella avrebbe avuto un senso, senza contare che si sarebbero risolti in un colpo solo anche gli annosi problemi della F1 per evitare di addormentarsi al terzo giro.
Invece nella vita reale gli ultimi sono sempre gli stessi: i barboni, i poveracci, gli umili, i perdenti, la Juve (in ogni caso l'Inter di turno). E oggi come allora fatico a comprendere perchè ci si dovrebbe beare nella sconfitta, nel disagio e nell'umiliazione, ma percepisco ovunque una tale esaltazione della mediocrità e della grettezza, dell'incapacità e dell'amorfismo da non esser più sorpreso che la gente ami citare questa massima pur, come sempre, senza sforzarsi di coglierne un qualsiasi significato.
Probabilmente anche la vita è una gara, solo che il traguardo è la sconfitta certa e, sebbene molti amino convincersi che questa giostra potrà continuare per sempre, la nostra corsa non conduce da nessuna parte. Eppure, pur sapendo che la gara verrà sospesa, per uno spirito innato si vuol correre ed arrivare prima, senza curarsi di osservare le tracce di questo percorso, senza migliorarlo, senza lasciarne di nuove.
Solo una folle corsa all'autocompiacimento, per mostrare la propria velocità agli altri prima di piombare nell'abisso. Non capisco ad esempio come ci si possa ritrovare ad 80 anni con più soldi accumulati di quanti se ne possano spendere in dieci vite, usando gli spiccioli per illudersi di ottenere l'affetto e l'amore e l'immortalità del corpo, ma consci che il destino per un animo vuoto è l'oblio perpetuo e per uno nero la cronica condanna.
Forse vivere è respirare l'aria e sentirla più a fondo, percepirne la libertà sin dentro i più piccoli alveoli, guardare la luce sino a farla brillare di più ed illuminarci la mente. Sarò ultimo in ogni gara, ma non vedrò mai il traguardo.
Che queste siano le chiavi del paradiso?
12 agosto 2010
Il paradosso della sicura
Nel paradosso del gatto di Schrodinger si cerca di illustrare con un semplice esempio come sia impossibile determinare la condizione di un certo sistema senza osservarlo. In sostanza, nulla conosciamo dello stato delle cose sino al momento in cui non ci sbattiamo le corna per sapere come sono fatte. Questo semplice paradosso (e qualcos'altro, ok) procurò a Schrodinger il nobel per la fisica, grazie al cui premio in denaro riuscì a fronteggiare le spese processuali per le querele delle associazioni animaliste.
C'è però uno stadio successivo a questo esperimento che non solo ci mostra come sia impossibile conoscere la condizione di un sistema, ma persino che siamo noi stessi, con la nostra osservazione e solo con essa, a determinarla.
Il paradosso che sto per esporvi non si limita a spostare verso l'alto la frontiera delle conoscenze scientifiche, ma tenta persino di dare risposta all'ultima fra le domande fondamentali dell'essere umano:
-Chi siamo?
-Dove andiamo?
-Ho chiuso la macchina?
Come tutti voi certamente saprete, non appena la porta dell'ascensore si chiude alle vostre spalle, verrà in mente l'atavica questione. Ora, vi sono due strade percorribili: ignorare la domanda, aprirsi una birra e sedersi sul divano a guardare la televisione, oppure, ancora armati di pacchi e con quel fastidioso bisogno di urinare trascinatosi ormai da un'ora, tornare indietro a controllare la macchina.
Nel primo caso, è scientificamente dimostrato che la macchina era aperta. Il caso vuole che a questa combinazione faccia seguito la presenza del frontalino della radio in bella vista e del cellulare dimenticato sul sedile. Altrimenti, tornando indietro a controllare, si noterà la sicura ben abbassata e le portiere ben sigillate.
Il paradosso della sicura non è banale: la posizione della sicura risulta effettivamente determinata dal nostro agire e come corollario possiamo affermare che tornando alla macchina in un tempo breve avremo la certezza che questa era chiusa.
Altrimenti, la realtà si prefigura simile a quella del paradosso del gatto: esso è contemporaneamente vivo o morto e così la sicura sarà sospesa in un limbo fra un parcheggio tranquillo ed un'ecatombe di bestemmie.
Notiamo anche come nel caso in cui la domanda non venga in mente la macchina risulterà regolarmente chiusa. Ricordate tuttavia che non è possibile ingannare la scienza fingendo di non averci pensato o abbozzando un dietrofront solo per qualche istante: nell'esatto istante in cui ci si pensa la sicura scatta verso l'alto per poi abbassarsi docilmente al nostro arrivo.
Adesso beh, per vincere un nobel dovrei capire a cosa serve questo paradosso.
C'è però uno stadio successivo a questo esperimento che non solo ci mostra come sia impossibile conoscere la condizione di un sistema, ma persino che siamo noi stessi, con la nostra osservazione e solo con essa, a determinarla.
Il paradosso che sto per esporvi non si limita a spostare verso l'alto la frontiera delle conoscenze scientifiche, ma tenta persino di dare risposta all'ultima fra le domande fondamentali dell'essere umano:
-Chi siamo?
-Dove andiamo?
-Ho chiuso la macchina?
Come tutti voi certamente saprete, non appena la porta dell'ascensore si chiude alle vostre spalle, verrà in mente l'atavica questione. Ora, vi sono due strade percorribili: ignorare la domanda, aprirsi una birra e sedersi sul divano a guardare la televisione, oppure, ancora armati di pacchi e con quel fastidioso bisogno di urinare trascinatosi ormai da un'ora, tornare indietro a controllare la macchina.
Nel primo caso, è scientificamente dimostrato che la macchina era aperta. Il caso vuole che a questa combinazione faccia seguito la presenza del frontalino della radio in bella vista e del cellulare dimenticato sul sedile. Altrimenti, tornando indietro a controllare, si noterà la sicura ben abbassata e le portiere ben sigillate.
Il paradosso della sicura non è banale: la posizione della sicura risulta effettivamente determinata dal nostro agire e come corollario possiamo affermare che tornando alla macchina in un tempo breve avremo la certezza che questa era chiusa.
Altrimenti, la realtà si prefigura simile a quella del paradosso del gatto: esso è contemporaneamente vivo o morto e così la sicura sarà sospesa in un limbo fra un parcheggio tranquillo ed un'ecatombe di bestemmie.
Notiamo anche come nel caso in cui la domanda non venga in mente la macchina risulterà regolarmente chiusa. Ricordate tuttavia che non è possibile ingannare la scienza fingendo di non averci pensato o abbozzando un dietrofront solo per qualche istante: nell'esatto istante in cui ci si pensa la sicura scatta verso l'alto per poi abbassarsi docilmente al nostro arrivo.
Adesso beh, per vincere un nobel dovrei capire a cosa serve questo paradosso.
17 aprile 2010
Necrologi, Facebook della terza età.
Ho iniziato a notare le reazioni della gente comune su Facebook ogni volta che muore un VIP. Di solito si tratta di persone anziane e personaggi della televisione che svolgono nell'immaginario comune il ruolo di nonni adottivi o compagni di vita, in funzione dell'età.
Quando la grande consolatrice accoglie un altro volto noto fra le sue capienti braccia si scatena la nostalgia del popolo; ed è indipendente dallo spessore del personaggio che viene a mancare, molto spesso. Deriva piuttosto dai tormentoni che il defunto era riuscito a creare. E così bacheche popolate da gente affranta per la dipartita di Vianello, Mosca, del mitico giudice Licheri e via discorrendo..
E mi vengono in mente gli anziani che prendono in mano il giornale locale, danno una scorsa veloce ai titoli in prima pagina, ribadendo un "dove andremo a finire?" e poi corrono direttamente ai necrologi in cerca di vecchie conoscenze ed un barlume della giovinezza andata. Quando trovano qualcuno a loro noto dissimulano un dispiacere che lascia tuttavia intravedere un certo compiacimento per l'efficacia della loro memoria e soprattutto per aver superato qualcun altro, nella corsa contro la morte. C'è un "meglio lui che io" in ogni loro espressione, subito dopo. Quando al contrario, dopo aver accuratamente ispezionato ogni angolo della pagina, si rassegnano ad una mattinata senza commemorazioni chiosano con un sempreverde "e siamo qua".
Anziani non si nasce, ci si diventa. Ma il fatto che inevitabilmente lo diventino quasi tutti mi lascia intuire che nella natura umana ci sia una certa predisposizione a diventare vecchi nostalgici che vivono di basso pettegolezzo. D'altro canto è esattamente quello che capita ai miei coetanei che si intristiscono per la morte di Vianello (intendiamoci, non ce l'ho con lui, mi stava anche discretamente simpatico, sebbene interista e berlusconiano). Mi immagino quella stessa gente che spulcia fra le notizie degli altri e trema di belluino piacere nel sapere che qualcuno si fidanza, cambia città, ha figli, lavora, muore. Sono informazioni che non servono a nulla, se non magari a bullarsi con gli amici per la varietà delle proprie conoscenze, eppure la gente adora conoscere queste piccole cose. Voglio dire, anche io frequentavo una ragazza che ora lavora come modella, ma la cosa è del tutto ininfluente dato che a suo tempo rifiutò fermamente le mie patetiche avances. A voi importa?
Beh, se non altro adesso so perchè ho tutti questi amici, su Facebook. Stanno solo aspettando di sapere quando tirerò le cuoia.

E mi vengono in mente gli anziani che prendono in mano il giornale locale, danno una scorsa veloce ai titoli in prima pagina, ribadendo un "dove andremo a finire?" e poi corrono direttamente ai necrologi in cerca di vecchie conoscenze ed un barlume della giovinezza andata. Quando trovano qualcuno a loro noto dissimulano un dispiacere che lascia tuttavia intravedere un certo compiacimento per l'efficacia della loro memoria e soprattutto per aver superato qualcun altro, nella corsa contro la morte. C'è un "meglio lui che io" in ogni loro espressione, subito dopo. Quando al contrario, dopo aver accuratamente ispezionato ogni angolo della pagina, si rassegnano ad una mattinata senza commemorazioni chiosano con un sempreverde "e siamo qua".
Anziani non si nasce, ci si diventa. Ma il fatto che inevitabilmente lo diventino quasi tutti mi lascia intuire che nella natura umana ci sia una certa predisposizione a diventare vecchi nostalgici che vivono di basso pettegolezzo. D'altro canto è esattamente quello che capita ai miei coetanei che si intristiscono per la morte di Vianello (intendiamoci, non ce l'ho con lui, mi stava anche discretamente simpatico, sebbene interista e berlusconiano). Mi immagino quella stessa gente che spulcia fra le notizie degli altri e trema di belluino piacere nel sapere che qualcuno si fidanza, cambia città, ha figli, lavora, muore. Sono informazioni che non servono a nulla, se non magari a bullarsi con gli amici per la varietà delle proprie conoscenze, eppure la gente adora conoscere queste piccole cose. Voglio dire, anche io frequentavo una ragazza che ora lavora come modella, ma la cosa è del tutto ininfluente dato che a suo tempo rifiutò fermamente le mie patetiche avances. A voi importa?
Beh, se non altro adesso so perchè ho tutti questi amici, su Facebook. Stanno solo aspettando di sapere quando tirerò le cuoia.
(foto a caso, senza correlazione alcuna con il post)
29 dicembre 2009
L'insostenibile leggerezza dell'essere provole
Per proseguire, mi sembra corretto soffermarmi su un altro aspetto del ragazzo sfigato medio, ossia l’incredibile incapacità di riuscire a rimorchiare non le ragazze conosciute, ma quelle non ancora conosciute. Si approccia sempre via chat, ovviamente. Delle altre tipologie di provolamento me ne occuperò se avrò tempo e/o voglia in un prossimo futuro (leggete “mai”).
La chiacchierona
Solitamente questa è una categoria che si addice ad una fascia di età piuttosto bassa (14-16 anni) e si distingue per una notevole velocità di risposta e apparente disponibilità surrogata però da una totale assenza di argomenti, risposte secche, domande pressoché inesistenti, punteggiatura nulla.
Carming Man: ciao
Lei: ciao
CM: come va?
Lei: bene
CM: quanti anni hai?
Lei: non si chiede
CM: ho capito, non ti va di parlare… scusa il disturbo
Lei: voglio parlare con te, mi piaci (cambiando la sua frase personale in: voglio parlare)
CM: allora se provo ad indovinare quanti anni hai tu mi dici sì o no, ok?
Lei: ok
CM: 17?
Lei: no
CM: 16?
Lei: no
CM: di più o di meno? non sono meno di 14 vero? (preoccupato dalla possibilità di un natale dietro le sbarre)
Lei: non lo so
CM: …
Lei: …
CM: che stai facendo?
Lei: niente
Charming si volta sconsolato verso l’amico Hugo, che nel frattempo si sta scaccolando con il plettro della sua chitarra elettrica, e poi si lamenta che li perde facilmente, provate a farlo starnutire, chiedendogli consiglio. Ed arriva una sentenza sbrigativa: "ma prendila un po’ per il culo, dai, avrà 12 anni!" (ma una volta non era così, Hugo, l’ho visto persino piangere, giuro! Ma non ditelo in giro, potrebbe denunciarmi)
CM: io sto andando a caccia di cinghiali
Lei: bello
CM: non per i cinghiali, l’altra volta ne ho sgozzati 12. Uno mi aveva pure chiesto l’amicizia su facebook.
Lei: come scusa?
CM: sì, perché era prematurato leggermente a destra, non so se hai presente..c ome se fosse antani..
Lei: ah ok
CM: tu pure sbriruleggi a sinistra?
Lei: a volte
CM: io solo a giovedì alterni
Lei: capito
CM: che begli occhi *_*
Lei: grazie
CM: mi piacciono i tuoi occhi *_*
Lei: grazie
CM: sono belli i tuoi occhi *_*
Lei: già detto
CM: scusa devo andare, ho la cruccia in doppia fila
Lei: ciao
La spaesata
Questa categoria racchiude invece solitamente un target piuttosto vario di ragazze (17-25) che scocciata dal dovere continuamente rispondere a maschi in cerca di pelo, decide alla fine di liquidare il malcapitato, il quale però non si arrende facilmente, mettendo a repentaglio l’intero sistema nervoso della fanciulla
CM: ciao!
6 ore di nulla
CM: si, hai ragione, lo so che "ciao" è un messaggio che scrivono tutti però non posso contattarti la prima volta con un "al fuoco" oppure "buon compleanno". Ti dico "ciao", ma magari sono un tipo interessante lo stesso, no?
Lei: ciaooooo
CM: buon compleanno!!!
Lei: nn è il mio compleanno
CM: vale per tutti i tuoi compleanni che ho saltato, una 20ina giusto?
Lei: sì ma chi sei? Ci conosciamo?
CM: non ancora, infatti mi presento. Piacere, sono Charming, un povero blogger che morirà misero e pazzo sotto un ponte qualsiasi di una statale qualsiasi
Lei: quindi non ti conosco..
CM: parli solo con la gente che conosci?
Lei: no, però siccome mi hai detto “buon compleanno” credevo mi conoscessi..
CM: era per scriverti qualcosa, o preferivi “al fuoco”?
Lei: però non ti conosco
CM: vediamoci domani e mi conoscerai!
Lei si è disconnessa (per sempre)
L’infastidita
Scrive che vuole parlare, innamorarsi, viaggiare, volare con la fantasia. Ma quando la contatti le porte (e le cosce, soprattutto) restano chiuse.
CM: ciao! Piacere charming!
Lei: non mi seccare, scocciatore.
CM: che accoglienza! Hai il ciclo?
Lei: si dice “hai le tue cose?”, ignorante.
CM: ognuno ha le proprio cose, in effetti. Ma non mi piace questa mania politically correct per dare un nome alle cose, è roba da filosofi da quattro soldi.
Lei: faccio filosofia
CM: e siete tutte così acide lì? Tromba di più!
Lei: non essere volgare con me, porco ***
CM: amen
La baitta
Rientri in questa categoria, dal nome intraducibile tipicamente messinese, se hai meno di 17 anni, vai ad uno dei licei classici della città e tuo padre senza fare nulla di utile prende dai 20mila euro in su. Snob si nasce, baitti si diventa.
CM: ciao!
Lei: ciao! Che macchina hai?
CM: l’slk 320 della mercedes, è un regalino del papi..
Lei: in che università vai?
CM: giurisprudenza, sarò un grande notaio..come il mio papi
Lei: quante case hai?
CM: 7, se escludiamo l’attico a new york e la palafitta in Indonesia che ancora devono terminare.
Lei: sei l’uomo della mia vita, lo vuoi il mio numero?
CM: ...
Lei: ti amo!
La parsimoniosa
Se si è in presenza di questo esemplare di ragazza vi sono due sintomi inconfondibili: 1) leggendo le risposte vi sembrerà di essere ad una puntata de “la ruota della fortuna” e vi chiederete: ma perché diavolo non comprano una cazzo vocale? 2) per capire dovreste utilizzare il traduttore di google in versione antico runico-italiano
CM: ciao! Ti va se parliamo un po’?
Lei: k6 n vgl prlr cn te
CM: eh?
Lei: m h cpt bnssmo
CM: sei simpatica!
Lei: fncl
CM: come un riccio nelle mutande..
E poi ci sono anche le ragazze che ci stanno. Quelle di Hugo, ad esempio.
Hugo88: ciao, rispondi in fretta che non ho tempo da perdere!
Lei: ciao bello! Me lo daresti il numero?
Hugo88: 34*******0
Lei: ci vediamo in centro per le 8?
Hugo88: forse ho da fare, mi vedo con quella che ho contattato prima di te. Facciamo domani?
Lei: va bene, fatti sentire eh
Ce ne sono poi altre che sono di larghe vedute e disposte al dialogo; ma presumibilmente sono tua sorella e la tua ex, ma solo se ne sei ancora innamorato. Ed ovviamente, non dialogano con te.
(Ps: per qualunque ragazza volesse il numero di Hugo mi mandi un pm privato e vedrò di farle avere il numero. Il mio numero si intende.
PPS: sì Hugo, ti sto usando per rimorchiare.)
La chiacchierona
Solitamente questa è una categoria che si addice ad una fascia di età piuttosto bassa (14-16 anni) e si distingue per una notevole velocità di risposta e apparente disponibilità surrogata però da una totale assenza di argomenti, risposte secche, domande pressoché inesistenti, punteggiatura nulla.
Carming Man: ciao
Lei: ciao
CM: come va?
Lei: bene
CM: quanti anni hai?
Lei: non si chiede
CM: ho capito, non ti va di parlare… scusa il disturbo
Lei: voglio parlare con te, mi piaci (cambiando la sua frase personale in: voglio parlare)
CM: allora se provo ad indovinare quanti anni hai tu mi dici sì o no, ok?
Lei: ok
CM: 17?
Lei: no
CM: 16?
Lei: no
CM: di più o di meno? non sono meno di 14 vero? (preoccupato dalla possibilità di un natale dietro le sbarre)
Lei: non lo so
CM: …
Lei: …
CM: che stai facendo?
Lei: niente
Charming si volta sconsolato verso l’amico Hugo, che nel frattempo si sta scaccolando con il plettro della sua chitarra elettrica, e poi si lamenta che li perde facilmente, provate a farlo starnutire, chiedendogli consiglio. Ed arriva una sentenza sbrigativa: "ma prendila un po’ per il culo, dai, avrà 12 anni!" (ma una volta non era così, Hugo, l’ho visto persino piangere, giuro! Ma non ditelo in giro, potrebbe denunciarmi)
CM: io sto andando a caccia di cinghiali
Lei: bello
CM: non per i cinghiali, l’altra volta ne ho sgozzati 12. Uno mi aveva pure chiesto l’amicizia su facebook.
Lei: come scusa?
CM: sì, perché era prematurato leggermente a destra, non so se hai presente..c ome se fosse antani..
Lei: ah ok
CM: tu pure sbriruleggi a sinistra?
Lei: a volte
CM: io solo a giovedì alterni
Lei: capito
CM: che begli occhi *_*
Lei: grazie
CM: mi piacciono i tuoi occhi *_*
Lei: grazie
CM: sono belli i tuoi occhi *_*
Lei: già detto
CM: scusa devo andare, ho la cruccia in doppia fila
Lei: ciao
La spaesata
Questa categoria racchiude invece solitamente un target piuttosto vario di ragazze (17-25) che scocciata dal dovere continuamente rispondere a maschi in cerca di pelo, decide alla fine di liquidare il malcapitato, il quale però non si arrende facilmente, mettendo a repentaglio l’intero sistema nervoso della fanciulla
CM: ciao!
6 ore di nulla
CM: si, hai ragione, lo so che "ciao" è un messaggio che scrivono tutti però non posso contattarti la prima volta con un "al fuoco" oppure "buon compleanno". Ti dico "ciao", ma magari sono un tipo interessante lo stesso, no?
Lei: ciaooooo
CM: buon compleanno!!!
Lei: nn è il mio compleanno
CM: vale per tutti i tuoi compleanni che ho saltato, una 20ina giusto?
Lei: sì ma chi sei? Ci conosciamo?
CM: non ancora, infatti mi presento. Piacere, sono Charming, un povero blogger che morirà misero e pazzo sotto un ponte qualsiasi di una statale qualsiasi
Lei: quindi non ti conosco..
CM: parli solo con la gente che conosci?
Lei: no, però siccome mi hai detto “buon compleanno” credevo mi conoscessi..
CM: era per scriverti qualcosa, o preferivi “al fuoco”?
Lei: però non ti conosco
CM: vediamoci domani e mi conoscerai!
Lei si è disconnessa (per sempre)
L’infastidita
Scrive che vuole parlare, innamorarsi, viaggiare, volare con la fantasia. Ma quando la contatti le porte (e le cosce, soprattutto) restano chiuse.
CM: ciao! Piacere charming!
Lei: non mi seccare, scocciatore.
CM: che accoglienza! Hai il ciclo?
Lei: si dice “hai le tue cose?”, ignorante.
CM: ognuno ha le proprio cose, in effetti. Ma non mi piace questa mania politically correct per dare un nome alle cose, è roba da filosofi da quattro soldi.
Lei: faccio filosofia
CM: e siete tutte così acide lì? Tromba di più!
Lei: non essere volgare con me, porco ***
CM: amen
La baitta
Rientri in questa categoria, dal nome intraducibile tipicamente messinese, se hai meno di 17 anni, vai ad uno dei licei classici della città e tuo padre senza fare nulla di utile prende dai 20mila euro in su. Snob si nasce, baitti si diventa.
CM: ciao!
Lei: ciao! Che macchina hai?
CM: l’slk 320 della mercedes, è un regalino del papi..
Lei: in che università vai?
CM: giurisprudenza, sarò un grande notaio..come il mio papi
Lei: quante case hai?
CM: 7, se escludiamo l’attico a new york e la palafitta in Indonesia che ancora devono terminare.
Lei: sei l’uomo della mia vita, lo vuoi il mio numero?
CM: ...
Lei: ti amo!
La parsimoniosa
Se si è in presenza di questo esemplare di ragazza vi sono due sintomi inconfondibili: 1) leggendo le risposte vi sembrerà di essere ad una puntata de “la ruota della fortuna” e vi chiederete: ma perché diavolo non comprano una cazzo vocale? 2) per capire dovreste utilizzare il traduttore di google in versione antico runico-italiano
CM: ciao! Ti va se parliamo un po’?
Lei: k6 n vgl prlr cn te
CM: eh?
Lei: m h cpt bnssmo
CM: sei simpatica!
Lei: fncl
CM: come un riccio nelle mutande..
E poi ci sono anche le ragazze che ci stanno. Quelle di Hugo, ad esempio.
Hugo88: ciao, rispondi in fretta che non ho tempo da perdere!
Lei: ciao bello! Me lo daresti il numero?
Hugo88: 34*******0
Lei: ci vediamo in centro per le 8?
Hugo88: forse ho da fare, mi vedo con quella che ho contattato prima di te. Facciamo domani?
Lei: va bene, fatti sentire eh
Ce ne sono poi altre che sono di larghe vedute e disposte al dialogo; ma presumibilmente sono tua sorella e la tua ex, ma solo se ne sei ancora innamorato. Ed ovviamente, non dialogano con te.
(Ps: per qualunque ragazza volesse il numero di Hugo mi mandi un pm privato e vedrò di farle avere il numero. Il mio numero si intende.
PPS: sì Hugo, ti sto usando per rimorchiare.)
21 novembre 2009
Parla con uno stereotipo
Impazza ultimamente su Facebook la moda, consentita da un'applicazione che raccoglierei in fascine insieme a centinaia di altre, compresa quella per scorreggiare sui profili altrui e quella per fare 200 caffè al giorno (oh si, anche quella zio, dovrai trovarti un'occupazione :P), dicevo, la moda di consultare il "parla chi", che ti butta lì una frase di un personaggio a scelta.
L'idea in realtà potrebbe risultare intelligente se questi personaggi fossero circoscritti a filosofi, pensatori, autori e cose del genere, ma chiunque può creare il proprio personaggio e per renderlo operativo non bisogna caricare troppe frasi e queste non vengono vagliate in funzione del loro valore. Per cui chiunque si sbizzarrisce consultando per divertimento il proprio panettiere di fiducia, che sforna più frasi fatte che sfilatini, o bidelli, professori (cazzo, tutti hanno almeno 3 professori che dicono stronzate, pensate quante frasi inutili fanno) e financo amici, scemi del villaggio e passanti.
Ma con queste condizioni la cosa conserva aspetti vagamente interessanti, dato che chiunque può dire qualcosa di simpatico o persino di interessante. Il problema vero sono i personaggi immaginari.
Lì puoi far dire davvero quello che vuoi. E siccome tutti hanno questa mania del voler far ridere il prossimo a tutti i costi perchè non hanno altre maniere per risultare simpatici (lo faccio anche io con questi post, mi privo del sonno finchè non scrivo qualcosa che penso possa fare ridere sperando che un giorno fra i commenti di Sciuscia e di tutti voi altri cui voglio molto bene e cui sono affezionato ne spunti uno con scritto qualcosa come "mi eccita così tanto leggere i tuoi post, perchè non vieni qui a spiegarmeli di persona?" con allegata mail e foto ammiccante) bisogna caricare delle frasi che possano piacere a tutti quelli che vanno a consultare il tuo personaggio, e le frasi che hanno maggiore successo sono banalità.
Questa moda diventa lo strumento per un'interessante analisi psicologica dei desideri delle masse quando il personaggio è la donna o l'uomo ideale. Ho visto centinaia di persone perdere del tempo e intralciare la mia pagina per pubblicare le loro dotte conversazioni con il partner ideale. Ne ho tratto alcune conclusioni.
Gli uomini hanno le idee chiarissime ed uguali per tutti. La donna ideale è una strafiga, non importa fatta come di preciso, ma una strafiga la sappiamo riconoscere tutti, noi, non rompe i coglioni ponendo alcun tipo di interrogativo a parte chiedere delucidazioni sul fuorigioco (non farò battute su questo punto), adora girare per la casa in abiti succinti e sembra avere una particolare predilezione per il sesso orale. Ogni tanto cucina, possibilmente praticando una fellatio e premurandosi che le due attività stiano alla giusta distanza.
Al contrario, le mie amiche che si sono rivolte all'uomo ideale l'hanno fatto con almeno quattro modelli diversi. Questi forniscono risposte per esigenze che, nemmeno a dirlo, sono tutte profondamente differenti fra loro, a parte il possibile punto in comune che sono tutte prive di divertentissimi riferimenti al sesso orale, da cui si potrebbe dedurre che certo sollazzo non è un'esigenza per voi donne. Il che (la cosa dei diversi ideali, dico) potrebbe essere una prova della mia teoria secondo la quale voi non avete modelli universalmente condivisi nemmeno sul profilo estetico, figuriamoci poi se le frasi di un uomo possono andar bene per tutte.
Si passa dal modello vagamente intellettuale con classico maglioncino dolcevita grigio che dice frasi romantiche, mielose, melense e basta. Certo, espresse in perfetto italiano, ma non sa fare altro e non ha altri interessi a parte praticare un'adulazione sfrenata e zuccherosa.
C'è poi il modello "donna delle pulizie" che invece non fa altro che suggerire pietanze o mostrarsi desideroso di stirare pile di vestiti o lavare piatti. Al più pratica massaggi ai piedi, ma non parla mai.
Quello che mi sento di augurarvi, escluso, assodato che non lo volete, un camionista muscoloso che sappia regalarvi una notte nella quale infrangere l'ultimo record di Priapo, è il ripiego dell'"amico gay". Vi accompagna a fare shopping e discute di vestiti, vi fa qualche piccolo apprezzamento ogni volta che perdete 3 etti, discute di vestiti, adora parlare al telefono, discutere di vestiti e suggerire ricette. E poi se ne intende molto anche di vestiti.
C'è poi un ultimo modello, quello che preferisco io. L'ha creato qualcuna che senz'altro incarna tutti i luoghi comuni sulle donne. In sostanza questo tizio passa il tempo a rassicurare sul fatto che lei non ingrassa mai, è sempre bella e simpatica, sa parcheggiare e piange opportunamente per ogni film. Persino i suoi peti profumano d'incenso, assicura. E' di un'accondiscendenza tale che sfiora il ridicolo, tant'è vero che l'effetto che ne risulta è di un tizio che, armato di ironia, deride il suo stesso creatore.

Ecco, per me l'uomo ideale potrebbe essere qualcosa del genere. Ideale per me, chiaramente.
PS. so che volete scrivere un commento anonimo con quella roba del leggere il post a casa, sappiate che vi rintraccio e vi sbuco davvero a casa a leggervi qualcosa in mutande, e poi vediamo chi ride di più. Se proprio volete farlo, allegate la foto di qualche donna ideale, per favore, almeno inizio a fare come Faina e raccogliere foto di sgnacchere sul blog.
Ma con queste condizioni la cosa conserva aspetti vagamente interessanti, dato che chiunque può dire qualcosa di simpatico o persino di interessante. Il problema vero sono i personaggi immaginari.
Lì puoi far dire davvero quello che vuoi. E siccome tutti hanno questa mania del voler far ridere il prossimo a tutti i costi perchè non hanno altre maniere per risultare simpatici (lo faccio anche io con questi post, mi privo del sonno finchè non scrivo qualcosa che penso possa fare ridere sperando che un giorno fra i commenti di Sciuscia e di tutti voi altri cui voglio molto bene e cui sono affezionato ne spunti uno con scritto qualcosa come "mi eccita così tanto leggere i tuoi post, perchè non vieni qui a spiegarmeli di persona?" con allegata mail e foto ammiccante) bisogna caricare delle frasi che possano piacere a tutti quelli che vanno a consultare il tuo personaggio, e le frasi che hanno maggiore successo sono banalità.
Questa moda diventa lo strumento per un'interessante analisi psicologica dei desideri delle masse quando il personaggio è la donna o l'uomo ideale. Ho visto centinaia di persone perdere del tempo e intralciare la mia pagina per pubblicare le loro dotte conversazioni con il partner ideale. Ne ho tratto alcune conclusioni.
Gli uomini hanno le idee chiarissime ed uguali per tutti. La donna ideale è una strafiga, non importa fatta come di preciso, ma una strafiga la sappiamo riconoscere tutti, noi, non rompe i coglioni ponendo alcun tipo di interrogativo a parte chiedere delucidazioni sul fuorigioco (non farò battute su questo punto), adora girare per la casa in abiti succinti e sembra avere una particolare predilezione per il sesso orale. Ogni tanto cucina, possibilmente praticando una fellatio e premurandosi che le due attività stiano alla giusta distanza.
Al contrario, le mie amiche che si sono rivolte all'uomo ideale l'hanno fatto con almeno quattro modelli diversi. Questi forniscono risposte per esigenze che, nemmeno a dirlo, sono tutte profondamente differenti fra loro, a parte il possibile punto in comune che sono tutte prive di divertentissimi riferimenti al sesso orale, da cui si potrebbe dedurre che certo sollazzo non è un'esigenza per voi donne. Il che (la cosa dei diversi ideali, dico) potrebbe essere una prova della mia teoria secondo la quale voi non avete modelli universalmente condivisi nemmeno sul profilo estetico, figuriamoci poi se le frasi di un uomo possono andar bene per tutte.
Si passa dal modello vagamente intellettuale con classico maglioncino dolcevita grigio che dice frasi romantiche, mielose, melense e basta. Certo, espresse in perfetto italiano, ma non sa fare altro e non ha altri interessi a parte praticare un'adulazione sfrenata e zuccherosa.
C'è poi il modello "donna delle pulizie" che invece non fa altro che suggerire pietanze o mostrarsi desideroso di stirare pile di vestiti o lavare piatti. Al più pratica massaggi ai piedi, ma non parla mai.
Quello che mi sento di augurarvi, escluso, assodato che non lo volete, un camionista muscoloso che sappia regalarvi una notte nella quale infrangere l'ultimo record di Priapo, è il ripiego dell'"amico gay". Vi accompagna a fare shopping e discute di vestiti, vi fa qualche piccolo apprezzamento ogni volta che perdete 3 etti, discute di vestiti, adora parlare al telefono, discutere di vestiti e suggerire ricette. E poi se ne intende molto anche di vestiti.
C'è poi un ultimo modello, quello che preferisco io. L'ha creato qualcuna che senz'altro incarna tutti i luoghi comuni sulle donne. In sostanza questo tizio passa il tempo a rassicurare sul fatto che lei non ingrassa mai, è sempre bella e simpatica, sa parcheggiare e piange opportunamente per ogni film. Persino i suoi peti profumano d'incenso, assicura. E' di un'accondiscendenza tale che sfiora il ridicolo, tant'è vero che l'effetto che ne risulta è di un tizio che, armato di ironia, deride il suo stesso creatore.

Ecco, per me l'uomo ideale potrebbe essere qualcosa del genere. Ideale per me, chiaramente.
PS. so che volete scrivere un commento anonimo con quella roba del leggere il post a casa, sappiate che vi rintraccio e vi sbuco davvero a casa a leggervi qualcosa in mutande, e poi vediamo chi ride di più. Se proprio volete farlo, allegate la foto di qualche donna ideale, per favore, almeno inizio a fare come Faina e raccogliere foto di sgnacchere sul blog.
30 ottobre 2009
Papafobia

Non pensavo di avere fobie particolari, ma dopo aver letto questo articolo di Repubblica mi sono dovuto ricredere. E credo che ogni persona intelligente debba avere un po' paura del Papa, soprattutto se il Papa ha una faccia così...
26 ottobre 2009
Quando ti lascia una donna, cerca aiuto su Google!
Alla luce delle numerosissime visite ricevute dal blog per merito di Quando ti lascia una donna, breve pamphlet dedicato all'analisi di alcune situazioni-tipo al momento della rottura, ritengo opportuno ampliare il discorso risolvendo così alcuni dei dubbi espressi dai nostri cortesi occasionali lettori.
Stavolta però non voglio analizzare le donne, delle quali si è discusso e certamente non mancherà occasione per screditarle ulteriormente, ma loro, questi gentili questuanti dirottati da zio Gugol. Provo a dividerli secondo alcune categorie esemplificative.
Curiosi e metodisti
La fetta più consistente sono proprio loro. Vogliono capire come sia possibile essere lasciati da una donna e superano lo stadio di iniziale sorpresa inabissandosi in quello dell'analisi delle cause. Bramano sapere perchè una donna lascia e soprattutto cosa bisogna dire e fare in queste occasioni. La mia personale soluzione sarebbe quella di mostrarsi vagamente sorpresi e dal giorno dopo festeggiare con quattro amici ed un puttan-tour (versione revisitata di "Notte prima degli esami"). Dopodichè cercarne un'altra e lasciarla prima voi. Suvvia, non siate fragili, ci sono milioni di ragazze in età da marito da incantare prima del matrimonio. Il loro, matrimonio.
Cinici e rassegnati
Anch'essa categoria piuttosto affollata, ma questi uomini sono disillusi, al più intristiti, che tuttavia conoscono il mondo: se una donna ti lascia è per sempre è un concetto che pare andare per la maggiore. Ad un tipo che entra cercando quando una donna lascia, lascia temo di non poter insegnare nulla. Al massimo gli offrò un caffè senza zucchero, o meglio un bel boccale di cicuta.
Sospettosi
Alcuni individui dotati di un'elevata autostima, non riuscendo ad accettare che una pulzella possa appiedarli senza un motivo, apparente o meno come abbiamo visto, cercano all'esterno della coppia il colpevole. C'è chi spocchiosamente ci svela la sua versione dall'alto di un piedistallo di indifferenza: quando una ragazza lascia senza senso ha un'altro, con grazioso apostrofo superfluo. Non sono troppo d'accordo, magari ti considera uno stronzo. Più dubitativo quest'altro visitatore: c'è sempre un altro quando una donna lascia? No, non sempre. Solo quando devi chinarti per passare dalle porte.
Speranzosi
Senz'altro la categoria più tenera, ingenua e forse per questo meno affollata. quando una donna ti lascia è per sempre? chiede con la voce rotta quest'anima in pena. Mettiamola così, se ti preoccupi di lei, come evidentemente si evince da queste tue affannose ricerche online, si, allora è per sempre. Ignorala, c'è la possibilità che torni. Al contrario, quando donna lascia e poi cerca non illudersi, significa solo che bisogna pagarle gli alimenti.
Genio Risolutore
Non credo di poter fare di meglio copincollando la chiave di ricerca:
Curiosi e metodisti
La fetta più consistente sono proprio loro. Vogliono capire come sia possibile essere lasciati da una donna e superano lo stadio di iniziale sorpresa inabissandosi in quello dell'analisi delle cause. Bramano sapere perchè una donna lascia e soprattutto cosa bisogna dire e fare in queste occasioni. La mia personale soluzione sarebbe quella di mostrarsi vagamente sorpresi e dal giorno dopo festeggiare con quattro amici ed un puttan-tour (versione revisitata di "Notte prima degli esami"). Dopodichè cercarne un'altra e lasciarla prima voi. Suvvia, non siate fragili, ci sono milioni di ragazze in età da marito da incantare prima del matrimonio. Il loro, matrimonio.
Cinici e rassegnati
Anch'essa categoria piuttosto affollata, ma questi uomini sono disillusi, al più intristiti, che tuttavia conoscono il mondo: se una donna ti lascia è per sempre è un concetto che pare andare per la maggiore. Ad un tipo che entra cercando quando una donna lascia, lascia temo di non poter insegnare nulla. Al massimo gli offrò un caffè senza zucchero, o meglio un bel boccale di cicuta.
Sospettosi
Alcuni individui dotati di un'elevata autostima, non riuscendo ad accettare che una pulzella possa appiedarli senza un motivo, apparente o meno come abbiamo visto, cercano all'esterno della coppia il colpevole. C'è chi spocchiosamente ci svela la sua versione dall'alto di un piedistallo di indifferenza: quando una ragazza lascia senza senso ha un'altro, con grazioso apostrofo superfluo. Non sono troppo d'accordo, magari ti considera uno stronzo. Più dubitativo quest'altro visitatore: c'è sempre un altro quando una donna lascia? No, non sempre. Solo quando devi chinarti per passare dalle porte.
Speranzosi
Senz'altro la categoria più tenera, ingenua e forse per questo meno affollata. quando una donna ti lascia è per sempre? chiede con la voce rotta quest'anima in pena. Mettiamola così, se ti preoccupi di lei, come evidentemente si evince da queste tue affannose ricerche online, si, allora è per sempre. Ignorala, c'è la possibilità che torni. Al contrario, quando donna lascia e poi cerca non illudersi, significa solo che bisogna pagarle gli alimenti.
Genio Risolutore
Non credo di poter fare di meglio copincollando la chiave di ricerca:
22 ottobre 2009
Pensiero politicamente scorretto - 4
Ma come mai la gente di sinistra in Italia ha difficoltà ad andare a votare mentre quella di destra riesce così facilmente ad identificarsi in Berlusconi, oppure in qualche fascista della Lega o delLa Destra?
E' un problema di mediocrità di pensiero politico, nel senso che essere di destra prevede d'ufficio che tu sia uno sporco criminale, oppure un liberale che sia anche una persona per bene, come Montanelli o Travaglio, vota un partito di centrodestra che non sia emblema della devastazione della democrazia, ad esempio PD o IdV? E come si sente, in tutto questo?
E' un problema di mediocrità di pensiero politico, nel senso che essere di destra prevede d'ufficio che tu sia uno sporco criminale, oppure un liberale che sia anche una persona per bene, come Montanelli o Travaglio, vota un partito di centrodestra che non sia emblema della devastazione della democrazia, ad esempio PD o IdV? E come si sente, in tutto questo?
18 ottobre 2009
Le dimensioni non contano
E' sorprendente soffermarsi a pensare alle enormi potenzialità del World Wide Web. L'aspetto più affascinante è che non solo si possono trovare informazioni, contatti, immagini e documenti su qualsiasi genere di corbelleria venga in mente di cercare, ma anche, e soprattutto, la realtà si presenta a noi illustrata in faccende non di nostro interesse o di cui avremmo altrimenti ignorato l'esistenza. Certo, senza internet non conoscerei la musica e sarei fortemente limitato nel mio seguire la politica e l'attualità, però credo che sarei vissuto benissimo pur senza aver mai visto video di animali che sanno suonare il piano o neonati che ridono in maniera forsennata, o senza saper giocare a WordChallenge. Resta il fatto che una prepotente offerta di roba non richiesta è ascrivibile alla pornografia, di facile accesso persino quando non la si va a cercare.
Ora, sarà che la mia prima e-mail fu creata su Libero, che probabilmente supera qualsiasi altro portale italiano in quanto a naked-gossip, anche se bisogna aggiungere che gran parte del materiale erotico che ho visto stava in prima pagina sulla barra laterale di Repubblica, e sarà anche vero che non disdegno visite a siti pornografici, se capita, però sono certo di non aver mai chiesto che tutte le mie caselle di posta elettronica fossero intasate da offerte di allungare il mio batacchio o acquistare stock da 200 confezioni di pillole blu. Inoltre non potrei permettermi nessuna delle due cose.
Capisco che ci siano tante aziende di questi prodotti e che la pubblicità sia l'anima del commercio e che nessun rivenditore di Viagra otterrebbe successo sul mercato mettendo dei volantini sotto i tergicristalli delle automobili o lasciandoli alle portiere dei condomini ed è vero che secondo statistiche recenti (tanto recenti che le ho appena inventate) l'80% degli uomini ha ammesso di visitare regolarmente siti erotici ed il 20% mente, però, cazzo, mi piacerebbe che quando ricevo delle mail ce ne sia almeno una di qualche persona vera, non necessariamente una bella donzella. Mi basta un amico, un professore o un passante che mi insulta dandomi del comunista. E non invece due al giorno di Sarah e Samantah che mi invitano ammiccando a vedere cosa accade se acquisto a prezzo di favore le loro pasticche blu.
Ma quello che mi lascia davvero perplesso sono le offerte di intervento chirurgico per l'allungamento del pene. Trovo che poche cose potrebbero essere inutili come sottoporsi a questo genere di operazione, a meno che non si disponga di una nerchia talmente miserrima che persino quel paio di centimetri guadagnati potrebbero rappresentare una scossa per la propria autostima. Ed intendiamoci, non vi farò il discorso da femminuccia moralista che finge di considerare le dimensioni un insignificante dettaglio. Provate a chiedere ad una ragazza (ubriaca ed in compagnia di almeno altre tre amiche in stato di eccitazione da alcool, altrimenti mentirà a sè stessa prima che a voi) qualsiasi e vi dirà che le dimensioni contano eccome, e non solo quelle favolette sull'"importante è il romanticismo". Però, aggiungono, "usato bene, questo romanticismo".
Semplicemente, se una donna è arrivata a conoscere le dimensioni del vostro viril membro vuol dire che non è più in tempo per tirarsi indietro. Non funziona come per noi, che prima dei giochi abbiamo un'idea piuttosto precisa del prodotto, per loro c'è una grossa (o meno grossa) componente casuale dato che ci pescano da una delle tre categorie, in ordine decrescente: "Ommioddio", "normale" e "Ommioddio". Ma ripeto, in ogni caso sarà troppo tardi ed una volta tolto il turbante tocca inchinarsi al cospetto del sultano. Certo, tutto questo potrebbe pregiudicare il buon esito della serata, ma non ho mai sentito di qualcuna che si sia tirata indietro con le deluse aspettative in saccoccia.
-Tadàn!
-Ommioddio! E quello cosa significa?
-Beh, non siamo qui per guardare la tv no?
-No, certo, è che mi immaginavo..
-Cosa?
-Niente, dai, facciamo in fretta che arrivano i miei.
-Ma siamo a casa mia!
-Non conosci mio padre, è un uomo pieno di risorse. Lui.
Qualcuno potrebbe obiettare che le voci girano e che forse la donzella potrà accontentarsi per una sera, ma poi ve la siete giocata per sempre. Ed in parte sarà vero, ma allo stesso modo non ho mai sentito di una ragazza che lascia il proprio fidanzato perchè il di lui augello non è all'altezza (e mai espressione fu più appropriata). O forse vivo in un mio mondo idealizzato. O magari ancora, più probabilmente, lo hanno fatto in tante ma raccontando invece di intesa che manca, di lui che è uno stronzo o che le trascura. Non è abbastanza romantico. E ci credono davvero.
Ora, sarà che la mia prima e-mail fu creata su Libero, che probabilmente supera qualsiasi altro portale italiano in quanto a naked-gossip, anche se bisogna aggiungere che gran parte del materiale erotico che ho visto stava in prima pagina sulla barra laterale di Repubblica, e sarà anche vero che non disdegno visite a siti pornografici, se capita, però sono certo di non aver mai chiesto che tutte le mie caselle di posta elettronica fossero intasate da offerte di allungare il mio batacchio o acquistare stock da 200 confezioni di pillole blu. Inoltre non potrei permettermi nessuna delle due cose.
Capisco che ci siano tante aziende di questi prodotti e che la pubblicità sia l'anima del commercio e che nessun rivenditore di Viagra otterrebbe successo sul mercato mettendo dei volantini sotto i tergicristalli delle automobili o lasciandoli alle portiere dei condomini ed è vero che secondo statistiche recenti (tanto recenti che le ho appena inventate) l'80% degli uomini ha ammesso di visitare regolarmente siti erotici ed il 20% mente, però, cazzo, mi piacerebbe che quando ricevo delle mail ce ne sia almeno una di qualche persona vera, non necessariamente una bella donzella. Mi basta un amico, un professore o un passante che mi insulta dandomi del comunista. E non invece due al giorno di Sarah e Samantah che mi invitano ammiccando a vedere cosa accade se acquisto a prezzo di favore le loro pasticche blu.
Ma quello che mi lascia davvero perplesso sono le offerte di intervento chirurgico per l'allungamento del pene. Trovo che poche cose potrebbero essere inutili come sottoporsi a questo genere di operazione, a meno che non si disponga di una nerchia talmente miserrima che persino quel paio di centimetri guadagnati potrebbero rappresentare una scossa per la propria autostima. Ed intendiamoci, non vi farò il discorso da femminuccia moralista che finge di considerare le dimensioni un insignificante dettaglio. Provate a chiedere ad una ragazza (ubriaca ed in compagnia di almeno altre tre amiche in stato di eccitazione da alcool, altrimenti mentirà a sè stessa prima che a voi) qualsiasi e vi dirà che le dimensioni contano eccome, e non solo quelle favolette sull'"importante è il romanticismo". Però, aggiungono, "usato bene, questo romanticismo".
Semplicemente, se una donna è arrivata a conoscere le dimensioni del vostro viril membro vuol dire che non è più in tempo per tirarsi indietro. Non funziona come per noi, che prima dei giochi abbiamo un'idea piuttosto precisa del prodotto, per loro c'è una grossa (o meno grossa) componente casuale dato che ci pescano da una delle tre categorie, in ordine decrescente: "Ommioddio", "normale" e "Ommioddio". Ma ripeto, in ogni caso sarà troppo tardi ed una volta tolto il turbante tocca inchinarsi al cospetto del sultano. Certo, tutto questo potrebbe pregiudicare il buon esito della serata, ma non ho mai sentito di qualcuna che si sia tirata indietro con le deluse aspettative in saccoccia.
-Tadàn!
-Ommioddio! E quello cosa significa?
-Beh, non siamo qui per guardare la tv no?
-No, certo, è che mi immaginavo..
-Cosa?
-Niente, dai, facciamo in fretta che arrivano i miei.
-Ma siamo a casa mia!
-Non conosci mio padre, è un uomo pieno di risorse. Lui.
Qualcuno potrebbe obiettare che le voci girano e che forse la donzella potrà accontentarsi per una sera, ma poi ve la siete giocata per sempre. Ed in parte sarà vero, ma allo stesso modo non ho mai sentito di una ragazza che lascia il proprio fidanzato perchè il di lui augello non è all'altezza (e mai espressione fu più appropriata). O forse vivo in un mio mondo idealizzato. O magari ancora, più probabilmente, lo hanno fatto in tante ma raccontando invece di intesa che manca, di lui che è uno stronzo o che le trascura. Non è abbastanza romantico. E ci credono davvero.
5 ottobre 2009
Pensiero politicamente scorretto - 1
Si, credo davvero che per votare Berlusconi ed i suoi compari si debba essere necessariamente dotati di abissale ignoranza o di sfrontata malafede. Di due, almeno una: incompetente o criminale. Un buon riassunto potrebbe essere "testa di minchia".
14 settembre 2009
Sull'unicità del pensiero
L'altro giorno, mentre masticavo avidamente la mia bistecca, ero intento ad ascoltare la voce di un commentatore sportivo che narrava l'ultima peripezia occorsa a Raikkonen, al quale sembra che manchi soltanto la scoperta di un nido di topi nel motore ed una banana nel tubo di scappamento, quando va bene, per completare al meglio le sue ultime stagioni espiando probabilmente le colpe non solo dei padri ma anche delle prossime sette generazioni. Bene, in questo contesto ho sentito un rumore esterno provenire dalla stanza, qualcosa di preventivabile ed accademico come un disturbo telefonico o un'imprecazione al Signore in un circolo ARCI. Mi volto verso la fonte del rumore e dopo svariati secondi realizzo che si tratta di mia madre e che il suono era la sua richiesta di un eventuale interesse per l'insalata che teneva in mano. Dopo ulteriori attimi di silenzio in cui il mio cervello si allontanava dalle macumbe finlandesi, annuisco vagamente stordito e prendo la scodella.
A quel punto scoppia la solita discussione sulle capacità maschili di svolgere più attività contemporaneamente, con le consuete frecciate sessiste e le mie risposte fredde e velenose:
-Sempre così voi uomini, non riuscite a fare due cose insieme!
-Mamma, ti faccio notare che sto mangiando ed ascoltando la televisione.
-Io riesco anche a parlare, com'è che tu no?
-Perchè io la televisione la ascolto davvero, non come te che la guardi con occhi vacui fino a farti rimbambire.
-Ancora con questa storia? Io capisco perfettamente tutto quello che dice (Pausa. Ivan Capelli spiega perchè i nuovi deviatori di flusso aiuteranno la Ferrari a gestire i vortici di fondo per aumentare la downforce con una terminologia che abbisogna di due lauree, di cui almeno una in ingegneria aerospaziale, per essere appieno compresa)
-Capisci così bene che finisci per votare Veltroni.
(segue rissa)
In realtà la faccenda non va presa sottogamba: è palese che vi sono delle differenze nelle sfere ricettive e nella comunicazione fra i sessi. Tuttavia, non facendo parte della categoria che può ottenere appagamento sessuale schioccando le dita in una piazza affollata, l'analisi ritengo mi prema non poco.
Una parte del problema si riconduce all'esempio precedente; l'uomo dedica una larga fetta della sua concentrazione ad eventi che per la donna sono di dubbio o nullo interesse. Pertanto, alla seconda o terza attività vitale richiesta (bisogno primario, nutrirsi, ascolto, deambulazione) l'uomo utilizza il multitasking rallentando notevolmente ed in maniera visibile. Il cambio di contesto spaesa l'individuo inducendolo a tagliare o posticipare le attività ritenute secondarie.
Esempio:
Ore 20:43, lui in sala davanti al televisore che trasmette le formazioni della finale di coppa, che vede la di lui squadra del cuore in campo. Lei in cucina, con un vago broncio perchè all'annuncio pomeridiano "Cara, stasera niente cena, c'è la Coppa dei Campioni" credeva che lui l'avrebbe portata in un ristorante giapponese o avesse comperato una coppa di gelato della Sammontana.
(dall'altra stanza) -Caro, che ti preparo per cena?
(suoni di telecronaca in sottofondo) -...
(camminando verso il salone. Lui ha la sciarpa della propria squadra arrotolata in testa a mò di bandana, le ciglia battono una volta al minuto e la bocca è semiaperta come quella di una suora in estasi) -Va bene una minestrina?
(senza distogliere gli occhi dallo schermo) -Certo amore.
-Sicuro? guarda che a te non piace.
(idem) -Si cara.
-Posso prendere la tua carta di credito? ho visto un così bel vestitino!
(idem, la sciarpa gli scivola dientro l'orecchio destro) -Sisi, fai fai..
(mentre suona la musichetta della Champion's) -Sono al terzo mese.
(idem, ma con sguardo sognante) -Bellissimo
Ore 3:27
(destandosi di colpo) -Cazzo hai detto?!?!
Notare come il caso di inceppamento da attività predominante sia quasi sempre dovuto a gare sportive, videogiochi, sfottò con gli amici ed in generale contesti che raramente obbligano ad una conversazione con la donna, sia essa madre, partner o quel che vi pare. Insomma, noi saremo pure dei rincoglioniti, ma voi siete delle grattuge per zebedei e dovreste lasciarci in pace.
Nella vita di tutti i giorni si presenta tuttavia un altro genere di discussione nella quale il maschio fa la figura del farlocco ma per ragioni totalmente diverse. Egli infatti non deve solo ascoltare e parlare, ma soprattutto sforzarsi di interpretare cosa la donna voglia veramente ed abbozzare una risposta adatta.
Esempio:
Coppia passeggia mano nella mano ed incrocia una ragazza fuori concorso, una di quelle che non se la può permettere neppure Tom Cruise o il presidente del consiglio pagandola con un ministero a scelta. Lui, allenato a spostare le pupille solo all'interno dell'iride per non dare segnale di alcun movimento, la scruta celermente senza chinare il capo nè accelerare il battito cardiaco. La coppia continua tranquillamente a passeggiare.
(5 minuti dopo) -L'hai guardata?
Panico! Dire la verità è un suicidio, mentire quindi, ma come? Esitare equivale ad un'ammissione di colpa. Così sgorga un temporeggiante:
-Ma chi?
-Non fare lo stupido, sai benissimo di cosa parlo!
-Non capisco.
-Quella ragazza che è passata prima, che tra l'altro era pure anoressica, con i denti storti ed un pessimo gusto nel vestire. L'hai guardata, vero? (mentre intanto lui alza le sopracciglia e spalanca la bocca pronto a liberare un "che cazzo dici?", subito sedato)
Lui pensa "Lei sa" e capisce che mentire è controproducente e peggiora la situazione. Continua a perdere tempo riflettendo. Chiude la bocca e poi digrigna un decoroso:
-Le ho dato un'occhiata si.
Errore clamoroso, lei adesso ha le prove della vostra colpevolezza. Ma del resto qualsiasi risposta avrebbe comportato la catastrofe:
Variante 1:
-Non l'ho nemmeno notata!
-Certo, le donne nemmeno le guardi, per questo sei così freddo a letto.
Variante 2:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Ma no cara, nessuna è meglio di te. Ma era vestita in modo così stravagante... (alla fine la convince)
-Sai cosa mi dispiace? Non il fatto che tu l'abbia guardata, ma il fatto che tu mi abbia mentito.
Variante 3:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Beh, è passata davanti, e così insomma.. ma scusa, forse tu non guardi gli uomini per strada?
-Da adesso, eccome se mi guarderò in giro.
Variante 4:
-Si, certo e l'ho guardata a fondo, lei ha due tette che tu te le sogni, ed io con te, ed un fisico mozzafiato. E se critichi ancora il suo modo di vestire ti brucio tutte le borse del mercato, compresa quella verde a pallini viola che ti piace tanto.
Lei potrebbe persino mettersi a dieta.
A quel punto scoppia la solita discussione sulle capacità maschili di svolgere più attività contemporaneamente, con le consuete frecciate sessiste e le mie risposte fredde e velenose:
-Sempre così voi uomini, non riuscite a fare due cose insieme!
-Mamma, ti faccio notare che sto mangiando ed ascoltando la televisione.
-Io riesco anche a parlare, com'è che tu no?
-Perchè io la televisione la ascolto davvero, non come te che la guardi con occhi vacui fino a farti rimbambire.
-Ancora con questa storia? Io capisco perfettamente tutto quello che dice (Pausa. Ivan Capelli spiega perchè i nuovi deviatori di flusso aiuteranno la Ferrari a gestire i vortici di fondo per aumentare la downforce con una terminologia che abbisogna di due lauree, di cui almeno una in ingegneria aerospaziale, per essere appieno compresa)
-Capisci così bene che finisci per votare Veltroni.
(segue rissa)
In realtà la faccenda non va presa sottogamba: è palese che vi sono delle differenze nelle sfere ricettive e nella comunicazione fra i sessi. Tuttavia, non facendo parte della categoria che può ottenere appagamento sessuale schioccando le dita in una piazza affollata, l'analisi ritengo mi prema non poco.
Una parte del problema si riconduce all'esempio precedente; l'uomo dedica una larga fetta della sua concentrazione ad eventi che per la donna sono di dubbio o nullo interesse. Pertanto, alla seconda o terza attività vitale richiesta (bisogno primario, nutrirsi, ascolto, deambulazione) l'uomo utilizza il multitasking rallentando notevolmente ed in maniera visibile. Il cambio di contesto spaesa l'individuo inducendolo a tagliare o posticipare le attività ritenute secondarie.
Esempio:
Ore 20:43, lui in sala davanti al televisore che trasmette le formazioni della finale di coppa, che vede la di lui squadra del cuore in campo. Lei in cucina, con un vago broncio perchè all'annuncio pomeridiano "Cara, stasera niente cena, c'è la Coppa dei Campioni" credeva che lui l'avrebbe portata in un ristorante giapponese o avesse comperato una coppa di gelato della Sammontana.
(dall'altra stanza) -Caro, che ti preparo per cena?
(suoni di telecronaca in sottofondo) -...
(camminando verso il salone. Lui ha la sciarpa della propria squadra arrotolata in testa a mò di bandana, le ciglia battono una volta al minuto e la bocca è semiaperta come quella di una suora in estasi) -Va bene una minestrina?
(senza distogliere gli occhi dallo schermo) -Certo amore.
-Sicuro? guarda che a te non piace.
(idem) -Si cara.
-Posso prendere la tua carta di credito? ho visto un così bel vestitino!
(idem, la sciarpa gli scivola dientro l'orecchio destro) -Sisi, fai fai..
(mentre suona la musichetta della Champion's) -Sono al terzo mese.
(idem, ma con sguardo sognante) -Bellissimo
Ore 3:27
(destandosi di colpo) -Cazzo hai detto?!?!
Notare come il caso di inceppamento da attività predominante sia quasi sempre dovuto a gare sportive, videogiochi, sfottò con gli amici ed in generale contesti che raramente obbligano ad una conversazione con la donna, sia essa madre, partner o quel che vi pare. Insomma, noi saremo pure dei rincoglioniti, ma voi siete delle grattuge per zebedei e dovreste lasciarci in pace.
Nella vita di tutti i giorni si presenta tuttavia un altro genere di discussione nella quale il maschio fa la figura del farlocco ma per ragioni totalmente diverse. Egli infatti non deve solo ascoltare e parlare, ma soprattutto sforzarsi di interpretare cosa la donna voglia veramente ed abbozzare una risposta adatta.
Esempio:
Coppia passeggia mano nella mano ed incrocia una ragazza fuori concorso, una di quelle che non se la può permettere neppure Tom Cruise o il presidente del consiglio pagandola con un ministero a scelta. Lui, allenato a spostare le pupille solo all'interno dell'iride per non dare segnale di alcun movimento, la scruta celermente senza chinare il capo nè accelerare il battito cardiaco. La coppia continua tranquillamente a passeggiare.
(5 minuti dopo) -L'hai guardata?
Panico! Dire la verità è un suicidio, mentire quindi, ma come? Esitare equivale ad un'ammissione di colpa. Così sgorga un temporeggiante:
-Ma chi?
-Non fare lo stupido, sai benissimo di cosa parlo!
-Non capisco.
-Quella ragazza che è passata prima, che tra l'altro era pure anoressica, con i denti storti ed un pessimo gusto nel vestire. L'hai guardata, vero? (mentre intanto lui alza le sopracciglia e spalanca la bocca pronto a liberare un "che cazzo dici?", subito sedato)
Lui pensa "Lei sa" e capisce che mentire è controproducente e peggiora la situazione. Continua a perdere tempo riflettendo. Chiude la bocca e poi digrigna un decoroso:
-Le ho dato un'occhiata si.
Errore clamoroso, lei adesso ha le prove della vostra colpevolezza. Ma del resto qualsiasi risposta avrebbe comportato la catastrofe:
Variante 1:
-Non l'ho nemmeno notata!
-Certo, le donne nemmeno le guardi, per questo sei così freddo a letto.
Variante 2:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Ma no cara, nessuna è meglio di te. Ma era vestita in modo così stravagante... (alla fine la convince)
-Sai cosa mi dispiace? Non il fatto che tu l'abbia guardata, ma il fatto che tu mi abbia mentito.
Variante 3:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Beh, è passata davanti, e così insomma.. ma scusa, forse tu non guardi gli uomini per strada?
-Da adesso, eccome se mi guarderò in giro.
Variante 4:
-Si, certo e l'ho guardata a fondo, lei ha due tette che tu te le sogni, ed io con te, ed un fisico mozzafiato. E se critichi ancora il suo modo di vestire ti brucio tutte le borse del mercato, compresa quella verde a pallini viola che ti piace tanto.
Lei potrebbe persino mettersi a dieta.
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