10 giugno 2012
Identità
Quel momento
arriva sempre
ogni volta più lento,
ma veloce come una lepre.
Le identità sociali
cambiano,
non siamo più quelli
e tutto è stato invano.
Siamo qualcosa, lo sento,
ma non è presente
definizione per questo stato,
dunque non siamo niente.
Libero nell' aria è l' amore reale,
non di una persona sola,
che se fosse naturale
non esisterebbe questa parola.
A poco a poco
cresce il disgusto
per ciò che è normale,
per questo gioco
di ciò che è giusto
o solo convenzionale.
8 giugno 2012
Tanti auguri
Costruiremo ragioni di muratura
o getteremo la memoria in un fossato?
Incapaci di compatire l'altro
ci limiteremo a un "mai più"
in remissione dei nostri peccati.
Scarichiamo colpe su chi è stato
come si scaricano i rifiuti
nella campagna che non guardiamo.
Immersi in una livida contraddizione
ci diremo vittime dell'egoismo,
di grossolane valutazioni.
Siamo colpevoli, uguali a quelli
cui una volta dicevamo fieri:
"Noi non saremo come voi".
Ed ora cosa siamo?
3 giugno 2012
03/06/2012
Lo scheletro dell'acciaieria
lasciato a consumarsi sul mare
è un monito a quelli che saranno
i vostri piacevoli bagni tossici.
Come quando all'ombra di un albero
marcato dal piscio dei cani
ti troverai ad amare
solo per scoprire che essere felici
è tale e quale a sentirsi niente.
Come 30 righe di un foglio strappato
insozzato di versi mediocri
solo per scoprire che essere soli
è tale e quale a sentirsi tutto.
I fumi neri della campagna
fatti di impronunciabili tossine
colorano un cielo di carta sottile
per invitarmi ad avvelenarmi, ogni tanto,
di piacevoli, vuote, malinconie.
.
6 maggio 2012
Satelliti
La luna in perigeo
Gli ottomila secondi di un semaforo rosso
6 aprile 2012
Caduto Nel Silenzio Del Cosmo Perduto
Voglio i toni, lo sguardo, la faccia. Ché tra i solchi di un cranio si intendono le parole.
io che ho viaggiato nei secoli come da una stanza a un’altra
io che ho avuto pieno controllo sul tempo e i suoi rami
potevo tagliarne il fusto, spezzarne le radici
ora non sono che una piccola parte
di un cumulo di polvere
fra miliardi di stelle.
fra questi colori stagliati nel cielo
è lui che allietava i miei tormenti
nutrendo le mie ambizioni;
e seduto fra questa erba selvaggia
mi chiedo per chi suonerai ancora
se il tuo nome è ancora una pietra miliare
o caduto nel silenzio del cosmo perduto.
5 aprile 2012
Venere e Marte
Vi chiederete forse a chi spetti la corona, alla morte del corso principale. Io non ne ho idea. Ho solo percepito, attraverso gli occhi e il fremito dei tendini.
Alla giusta distanza, le pupille di Bi convergono verso l'apice del naso, conferendole un'aria spaurita, smarrita, fanciullescamente affettuosa, trepidante. Se ne può forzare la dolcezza lasciandola giocare. Ma si sa, non c'è niente di meglio di una partita a carte per rivangare vecchi rancori, come essersi impegnati, piegati e spezzati, ma recando ancora addosso segni e macchie di un lungo vizio. "Mi ricordo di quell'episodio" - mi ricordo anch'io, e vorrei non fosse parte di me. "Dobbiamo procedere adagio, perché giunti al termine, non ci sarà più nulla" - ma ciò è falso: lo testimonia la resurrezione di mille civiltà sulle ceneri e le macerie delle precedenti, nella stessa storia che sorride alla morte e attraverso le virili mani del coraggio scrive: "daccapo".
Ti tengo per mano col solo mignolo, disallineo gli occhi sull'orizzonte - il destro, appena più in alto del sinistro, all'affannosa ricerca del secondo, terzo, quarto passo in avanti, per strappare una certezza dai contorni e le rughe che il tempo non ha ancora scolpito - il sinistro bada: quanto sei vicina, quale dei mille tuoi sensi mi avvolge. Da bambino avevo un flipper, credo provenisse dallo stabilimento balneare dove mio padre e i suoi amici trascorrevano le estati della loro giovinezza. Una notte sognai che applicando la giusta forza sulle leve del flipper, e contraendo i muscoli della braccia, potessi staccarmi dal suolo per un tempo indefinito, in una sorta di volo condizionato unicamente dalla permanenza del contatto col gioco.
Quel sogno ha condizionato l'intera mia esistenza.
Più volte ho sospettato di essere effettivamente riuscito a sovvertire il naturale equilibrio gravitazionale: d'altronde, ho sempre avuto delle braccia piuttosto forti, anche quando sono stato gracile, anche quando ho trascorso sei mesi ubriaco. I processi di innovazione e sradicamento sono reciprocamente funzionali - è un verità millenaria, impressa nei piccoli cerchi dello Yin e dello Yang. Così, quando pochi giorni fa ho visto per strada una ragazza con un bastone da cieca - inconfondibile, bianco e rosso - che pur cieca non era, per il rapido incedere e l'abilità nello schivare i proiettili metallici del nervoso traffico cittadino, sono rimasto inquietato dalla parodia, e l'iperbole, di me stesso. Sognavo pure di vincere la timidezza, leggendo qualcosa di imprescindibile ad alta voce, dinanzi a tutti. Magari la domenica, nel prato vicino alla torre. Sono stato risoluto per tre volte e per tre volte ha piovuto, a dirotto, alché ho desistito.
Poco più tardi, il rovescio del mondo ha voluto che leggessi all'interno di una trasmissione radiofonica. Di domenica.
Questi numi hanno un senso dell'umorismo da squilibrati: mi piace, mi piace da impazzire.
Penso correrò a giocare con la mia Stella,
e mi riporterò sul podio dei vanagloriosi, a questuare attenzioni.
28 febbraio 2012
Credo mi occorra
Che non contenga espressioni come "c'è tempo" -
- sto raccogliendo molto materiale a riguardo,
vorrei che una volta cucito, suscitasse
quell'esatta sensazione di apnea
che sto sperimentando ora -
o "ci spiace, ma è così" -
magari seguita da una dicotomia
d'opzioni egualmente castranti e impraticabili.
Quel che esiste, ha delle modalità storiche,
di affermazione e dibattito.
Il potenziale omicida che è nella bramosia
di ciò-che-non-esiste, invece, può essere
avvistato solo divincolandosi dall'accademia,
dalla coerenza, dall'empatia, dalla biochimica, dal branco,
e compiendo tre o quattro passi in direzione del baratro.
È per questo percorso in terra straniera e ostile,
che vorrei una guida.
Dedicato anche a Puccio e Mati di All90sLong,
che in teoria non avrebbero alcuna ragione per farlo, ma pare mi vogliano bene.
16 febbraio 2012
Post Graduation Party
corrucciato dall'idea di aver innescato una bomba
all'interno del mio petto. Penso esploderà al
prossimo aperitivo tra colleghi, quando meno me lo aspetto,
tra la sedicesima e la diciassettesima oliva.
Un lieve scricchiolio della mandibola sarà l'unico,
tardivo ed osseo, segnale d'allarme.
" Le esperienze passate sono servite a comprendere cosa non voglio.
Sono molto esigente: analizzo e soppeso. Vuoi sapere come ho catalogato te?
Tu sei un omino basso, buffo e non bello. Insicuro, bisognoso,
incline alle dipendenze, emotivamente instabile: una checca isterica.
Per giunta possessivo, radicale, poco loquace e poco socievole.
Di te si salvano le mani, la voce e un bundle di cultura e abilità logiche.
Ammetto che la miscela di queste ultime cose fa abbastanza sesso,
ma il resto... Dio ce ne scampi e liberi. "
Bi pronuncerà tali parole, io ne loderò l'ammirevole, sacra sincerità
con impeccabile sorriso da truffatore professionista - c'è un giro
di scommesse molto attivo, in ufficio, è dura tener testa a Bi;
per non sfigurare e perdere è necessario "mostrarsi uomini"
(quando incontrerò il barbaro responsabile della creazione di tale locuzione,
giuro lo sevizierò con crudeltà inumana, inconcepibile),
ma mi mostrerò uomo una volta di troppo, per gli esigui margini garantiti
dal personale bonus vitale, e la bomba esploderà:
i miei polmoni marci andranno a decorare i cocktail dei partecipanti.
Dicevo: stamane sono entrato in ufficio.
F. mi ha salutato, carezzandomi la barba ispida,
e mi ha chiesto se mi fosse passata la sbornia.
Ma come poteva lei sapere che avevo trascorso
tutto il pomeriggio e la sera del giorno precedente
girovago (forse più "ondìvago") tra la cucina e il cesso,
in compagnia di diverse bottiglie di rhum?
Avevo staccato il citofono e spento il computer, il cellulare
e tutte le luci, tranne un faretto fioco, per strappare
alla totale oscurità giusto la strada dal frigo al bagno.
Nessuno poteva sapere dove fossi, cosa stessi facendo.
Liquefatto al punto di diventare trasparente? Improbabile.
Segni sotto gli occhi, sulle labbra, eccessivo pallore? Neppure.
L'ho allontanata maldestramente, bofonchiando:
"Nessuno strascico, per cui credo che rincarerò la dose, più tardi."
Ho preso a sfogliare distrattamente le solite carte,
in cerca di qualcosa da distruggere o da rinvigorire.
Ho pensato alle luci nell'autobus che mi aveva riportato
a casa, il pomeriggio prima. Di un blu elettrico, intensissimo,
che cozzando contro l'aria stanca dipingeva macchie inquietanti sui vetri,
e rendeva, di contrasto, ogni cosa all'esterno più rossa,
come in un primo speranzoso pomeriggio d'estate,
senza etichette da scrollarsi di dosso, nudo.
Alché, ho realizzato.
L'idea che qualcosa possa muoversi più veloce della luce
percorrendo per questo a ritroso il corso del tempo.
Non una particella, ma un frammento di empatia, di intuito,
che, nato oggi, possa recare nel passato un'immagine di
ciò che sarà - questa energia giunge a destinazione
quando viene colta, compresa. Nei casi in cui determini
un'effettiva svolta nel corso del tutto, da incentivo o deterrente,
un nuovo frammento inizia il suo percorso in senso inverso,
generando una biforcazione dell'intera linea temporale.
Ci siamo arrovellati per secoli circa l'esistenza
di civiltà extraterrestri, cullandoci con il pensiero
che queste fossero analoghe alla nostra, addirittura
geneticamente compatibili. Abbiamo indirizzato la nostra attenzione
verso la dimensione sbagliata! Sono venuto in possesso
di questo frammento del Grande Libro di Dio, ed ora mi è chiaro,
evidente, che ogni folgorazione, ogni eso-percezione,
è soltanto l'effetto della decodifica di un messaggio
proveniente da una zona inaccessibile: il futuro, appunto.
Dovrò trovare un modo di indagare sulla degradazione
dei segnali, per poter vivere più vite in una sola.
Vivere questo martirio, questo trambusto di ossa e pelle,
cambiare e stupire chiunque, per garantirmi umiliazione e dolore,
e, a millisecondi di distanza, salvezza e serenità.
Tener lontano il pensiero che esista una linea
entro la quale ogni impulso è del tutto impotente.
Questo farò.
9 febbraio 2012
Ogni cosa al suo posto ed ogni posto nel gorgo, muto.
quale dovesse essere il pubblico. Io risposi nel mio metro,
dalle ventuno alle ventiquattro sillabe, che diviene musicale
solo ripensandolo, sezionandolo, spingendolo in profondità
parentetiche da cui riemergere affamati d'aria,
lungo i tappeti di spine che si srotolano implacabili
e dividono dagli appuntamenti con la carne dei sogni.
Il pubblico sarà quello più esigente, che squadra in un guizzo
i risvolti nauseabondi e cestina, senza pietà. Il pubblico
sarà il tempo, il tempo lungi da venire.
Il generale chiese agli astanti di scegliere tra lui
e la terra d'Atlantide: seguì le indicazioni fornite
da un'unica voce, tonante, nella compatta disarmonia del coro.
Disarmante manifestazione di un disordine rosso, rossissimo,
inconfutabile. Pensare che da piccolo mi sentivo confortato
dal sapere che, a tavola, il posto in prossimità della finestra
spettava a mia madre, quello centrale era mio e quello
vicino alla porta era per mio padre. Ricordo ancora
quanto spiazzante, forse persino umiliante, fu, alla sera,
trovare il letto sfatto, quando alla mattina mi ero destato
accanto a un amico. "Come puoi violare così quanto predichi,
e sbraiti?" rivolsi a mio padre, solo attraverso gli occhi.
Egli si voltò, e andò via. La prima colazione a letto
me la portò A., circa dieci anni più tardi.
Fui sorpreso e incapace di gratitudine. Un evento del genere
avrebbe ben figurato nel novero dei miei primordiali slanci
d'architettura del mondo: tutti dettagli nitidi, unici e incausali.
Ogni mattoncino poteva giustapporsi ad uno analogo in almeno
quattordici modi: ciò garantiva margini apparentemente buoni
di riuscita dell'iniziativa. Nei momenti di smarrimento,
era sufficiente una rapida occhiata alle figure,
un destro calco dal Libro della conoscenza.
Per il bambino, ciò non era né forzare, né barare.
Passò sotto silenzio, rimase così.
Crebbi perciò ignobile, freddo, mostruoso,
ebbro di ambizioni che credevo esistenti, tangibili,
ebbro di contatto fisico con la carne dei sogni.
Sulla strada che divideva da uno svago geometrico e dal caffè
mi imbattei in A., che fremeva, per un bacio.
Glielo diedi, quello e molti altri. Troppo freddo, inumano,
negarsi, di fronte ad un palpito così puro.
Alla prima folata di vento che ci divise per più di un palmo,
realizzai di trovarmi sull'orlo di un baratro.
Qualcuno urlò: "La leggerezza è un crimine!"
ed io la rincondussi alla sua città, fornendole indicazioni
per distinguere i mostri ed i ladri, specie quelli che,
contro la loro stessa natura, si reputano abili e santi.
Le raccontai poi del taglio sulla mano, così come feci con Bi,
ma ad A. lo raccontai per incutere timore. Ebbi successo.
Il giorno dopo mi scrisse "tu non hai amore, hai solo morte"
donandomi questa immagine funebre di me che depongo a terra
un trofeo senza vita, candido e delicatamente agghindato.
Promise di non far menzione del nostro incontro
ma disattese la promessa.
Mi sento vile! - per aver scientemente sovrapposto, limato
e confuso le iniziali e i percorsi di due donne diverse.
Non i luoghi, no: per gli architetti del tempo, i luoghi sono sacri.
La scappatoia che mi salva dalla totale abiezione è che per i morti
ogni luogo, ed ogni tempo, è il medesimo.
Mi incammino così verso casa di Bi, anch'essa prossima al greto,
gravando con tutto il peso sul piede sinistro,
debilitato da un bruciante senso di colpa.
Il paesaggio è spoglio, privo di costruzioni, silenzioso.
Le parole "scegli me" giacciono spente sul fondo del mio stomaco.
5 febbraio 2012
La Crisi
25 gennaio 2012
La Questione Bombieri
La relativa importanza dell'aspetto sessuale sta nella contrapposizione
tra la "semplice ginnastica", dunque l'opinione,
propria anche di mia madre, per cui foia e foga
siano sopravvalutate, e il giunto tra Eros e Thanatos,
dove la necessità della violenza
è la necessità di provarsi in grado di sopravvivere,
alla numerosità e all'intensità degli shock.
Il mondo delle donne è sorretto da un titano di cartapesta:
tonnellate di richieste, cui è indispensabile prestare attenzione,
essere all'altezza. Certe gru dai colori sfavillanti
vorrebbero nascondere la testa sotto la sabbia,
o solo sfregare il proprio lungo collo contro un altro,
più morbido. Prevalgono invece, talora a distanza di lustri,
i biechi propositi meccanici per cui una gru nasce
solo per sorreggere carichi.
Tu, giovane, non puoi semplicemente ignorare la tecnica del tuo tempo.
Dovrai seguire la tecnica che delineerà l'età di tuo figlio,
non potrai semplicemente bollarlo come un inetto,
perché non sa giocare ai cavalli ed approfittare delle occasioni.
Maleducato, mi dice. Maleducato, irrispettoso, insensibile.
Chi mai mi avrebbe dovuto rendere conforme all'etichetta,
incline a prostarmi, empatico e facile alle lacrime?
Non le raccogli, tu, le parole? Lasci che fuggano impazzite
o anneghino in un bicchiere di whiskey?
Ora che sto per andarmene, le pareti di questo posto
mi sembrano i confini inviolati di un posto nuovo.
Me ne sto con la sigaretta al vento buio e gelido,
maturando propositi che non hanno possibilità di compimento,
ora. Non ridi mai, dice lei.
Penso alle occasioni in cui ho regalato una rosa,
o me ne hanno fatto dono. La simbologia dei fiori è semplice:
ciò che non sarà, il frutto, o che è appena stato reciso, il gambo.
Attorno a me si affollano i discorsi frivoli
di chi non ha ancora le spalle al muro.
"Cinque e mezzo, Ramirez, alla prossima. Eh, ma le gambe."
Ci sono le scale di casa tua
che mi infondono lo stesso senso di smarrimento
e totale dedizione.
Ci sono le parole "tua madre sarebbe fiera"
come pure una manifesta, inattesa approvazione
morale di un volto severo, che senza tremori
afferma "potresti essere sprecato, o pentirtene.
Non è semplice tornare sui propri passi.
Per istigarti a riflettere, ti porgerò ora un dono enorme."
Di nuovo in balia del vento.
Premurati di sincerare che chi lo conosce,
lo sappia interpretare davvero.
Nuova boccata di fumo.
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
(Alda Merini)
12 gennaio 2012
Occhi cavi
Il nostro antieroe, il nostro tafano kafkiano,
si riprende rattrappito da un sonno troppo breve,
raggiunge il bagno a tentoni, accende la luce
(la sua prima parola, tra poco ogni pragmatica
verrà distrutta, ogni capriccio smobilitato)
e indaga, con l'ausilio dello specchio,
riguardo quel fastidioso prurito alle palpebre.
Nonostante le labbra riarse, da malato terminale,
la sete che lo consuma incessantemente,
ora sono le palpebre, sul prioritario piedistallo.
"Non puoi più evitare il problema.
Quando hai deciso di voler ammettere,
hai reso irreversibile la situazione."
Le orbite sono cave. Vuote. Buie.
Eppure egli vede!
Si precipita in strada, in cerca d'aiuto.
Corre disperato e veloce, con le mani sugli occhi,
o, per meglio dire, sul nulla che li ha sostituiti.
Non teme per la menomazione, dato che, per l'appunto,
egli vede.
Forse il danno estetico, ma neppure.
Dove ha origine, allora, questa frenesia?
Non ce n'è traccia, nel grande libro.
Egli si dimena come un ossesso.
Ci sono una casa, una strada e due individui,
le fondamenta del semplice plastico hanno le sembianze di un cuneo metallico,
il cui filo è delicatamente in equilibrio su una fune.
Ogni scossone può essere fatale:
si precipita in fretta, nel vuoto
dei secoli, nei secoli.
24 ottobre 2011
San Francisco, Scott McKenzie
Scritto di getto, come insegna Kerouac...
Mentre la stavo ascoltando, sì: ascoltavo la sconfinata beatitudine della sinfonia, dell’aria, di effluvi, d’olezzi provenienti dalle praterie a me adiacenti: oh sì, proprio così, adiacenti a me che navigavo in quel momento nella più arcaica Cadillac, chissà a quanti chilometri di velocità, chissà da quante pianure oltrepassate, soppiantate e declassate ormai dietro di me, come segni del passato, un passato ugualmente sublime perché di tutto un quadro di luci, barlumi, soli rossastri e praterie irruvidite dal grano secco, che comprendeva quello stesso passato d’asfalto grigio, quello stesso presente d’aria infocata sul mio viso, quello stesso futuro che, chissà, sarebbe stato ancora meglio: anzi, lo era, perché poi diveniva presente, ed il presente, come detto, non poteva che essere Eterno. Scott allungò la vocale “a” di San Francisco, nel ritornello, ed io correvo sempre di più, non v’era sosta, né ostacoli, solo strada, liscia, pura, elementare, enorme, luccicante strada. Ed eccolo, al secondo minuto, che strepitava, sì che strepitava: “be sure to were”, ma solo se “vado a San Francisco” incitava, dopo che avevo attraversato orizzonti sbiaditi dal calore… e continuava, continuava a cantare, ed io ero sempre lì come perpetuamente immobile ma in costante movimento verso altri orizzonti, sempre più vividi, sempre più vicini, sempre più miei, sempre più Vita.
Finalmente mi sentivo vivo. Non ero strafatto e neanche ubriaco: ero semplicemente da solo, mentre ascoltavo quella canzone, che al quarantacinquesimo secondo sembrava raggiungere le vette dell’Himalaya e portarmi insieme ad essa, naturalmente: ma successivamente non terminava, perché riascoltandola poi si evinceva la chitarra psichedelica che istigava, anzi invogliava a Stare, ad emigrare dalla vita per rientrare in un’altra cosa che andava, sì, aldilà della vita stessa: era sulla strada, sulla strada c’era la pozione che più di ogni altra cosa svelava l’Essenza per regalartela, per sempre, nella mente e nel cuore, nelle vene dove quindi sgorgava impavida fino a Renderti.
22 settembre 2011
Dopo
c'è il sole.
Dopo l'oceano
c'è la terra.
Dopo la notte
c'è il giorno.
Dopo ci sono
sempre cose belle,
ma perché allora
dopo la stitichezza
c'è la diarrea?
8 giugno 2010
Uno di questi giorni
taglierò tutto l'addome.
Srotolerò le tue interiora
e con esse
ti appenderò a una trave.
Arriveranno cani affamati
che saltando festosi
ti strapperanno a morsi i genitali.
Mentre corvi scesi dall'alto
beccheranno il tuo cranio,
ti caveranno dalle orbite gli occhi.
E delle tue urla, io sorriderò.
22 aprile 2010
Sicilia
Casolari perduti tra montagne di cenere bianca.
.
19 marzo 2010
Polvere
l'ho messa su un foglio
volevo donartela
poi c'ho pensato
mi sono visto triste
a inseguire te
ho bruciato la carta
e i pensieri d'inchiostro
dentro c'ero io
vaga fuliggine nell'aria
la dolce vuota libertà
10 gennaio 2010
Elettromagnetismo
12 dicembre 2009
Muoio
mentre osservo
di un sole calante.
non verrai.
9 novembre 2009
Stupro
l' esile torace
e tarantolate ombre
fluttuose si avvinghiavano
al pube.
Lacrime d'argento
lambivano il volto
brillavano di buio.