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18 gennaio 2011

Mattina

Mi spiace, ma stavolta non me la sento proprio di prendermela col presidente.

E non perchè non mi interessi della sua vita privata, sono una casalinga pettegola e adoro grufolare nelle vite degli altri e se fosse diffuso un video di Berlusconi che si fa frustare da due minorenni marocchine col colbacco e falce e martello in testa me lo godrei mangiando pop-corn. E neppure perchè si possano trovare decine di motivi migliori per accusarlo e mandarlo finalmente a cagare: ogni mezzo è buono, dalla telefonata all'esposivo.

No, il vero motivo per cui mi sento di poter essere addirittura solidale è che, essendo consentito fare sesso con minorenni ed essendo oltretutto assolutamente legale pagare persone per ottenere prestazioni sessuali, contestare il reato di prostituzione minorile ad un uomo che paga Ruby per scoparsela rasenta il farsesco.

Parto dalla pura supposizione, secondo me largamente condivisa anche dall'opposizione, che Ruby abbia visto più cazzi di me che gioco a calcio due volte la settimana e faccio la doccia in ogni occasione con entrambe le squadre per festeggiare il risultato (ma non si sta parlando di me adesso).

E tralasciamo l'odiosa abitudine delle ragazze di considerarsi donne navigate sin dalla tenera età della prima mestruazione, che sembra costringerle per superare l'evidente immaturità dei coetanei dell'altro sesso a trovar rifugio fra le braccia del maggiorenne rappresentante d'istituto, quello rigorosamente più stupido, seguito per i corridoi della scuola da una pletora di 13enni disposte a concedergli le più astruse profondità della propria vulva. E parallelamente costringere i sopracitati coetanei maschi a sprecare i primi anni delle proprie erezioni in maratone onanistiche ai danni di soubrette dello star sistem. Alla luce di tutto questo i criteri per la determinazione della maggiore età sessuale potrebbero essere effettivamente rivisti.

La verità pura e semplice è che la maggior parte degli uomini ha effettivamente pagato per ottenere affetto. E non parlo di sesso con le prostitute, che peraltro costa molto meno del sesso familiare, visto quanto Silvio deve passare a Veronica di alimenti, che nemmeno una squadra di rugby incazzata consumerebbe tutto quel cibo.

Parlo del fatto che a tutti noi è capitato di dover invitare fuori delle giovani, sin dalle quindicenni ai tempi della scuola, offrire loro il gelato o il cinema o la cena, nella speranza che l'evidente scrocco le inducesse a maturare sensi di colpa espiabili con un sano pompino. E molto spesso succede così.

Bando alle ipocrisie: su Facebook c'è un gruppo con 50mila ragazze che sostengono di "considerare un congiuntivo più sexy di un orologio di lusso". A parte la stravaganza del paragone (anche io considero un congiuntivo più sexy di una trave, per esempio), credo che se andassi da loro recitando "ma se io adesso ti chiedessi di farmi un pompino, tu accetteresti?", risulterei ben poco sexy, anche se nell'ultimo periodo ho impiegato ben due congiuntivi. Ma credo parimenti che almeno qualcuna accetterebbe un orologio in dono.

Anche a me non piace, ma è così: il sesso si ottiene tramite una trafila di pratiche burocratiche, meccanismo che sappiamo può essere facilmente oliato dalla conoscenza diretta e dai soldi.

Mi sembra di vedere le vostre facce scandalizzate, le stesse espressioni che le cozze acide ed in evidente carenza di membro virile riservavano a scuola a Claudia, rea di essere troppo bella e troppo disponibile. Con lei quella trafila si saltava a piè pari e per questo era soprannominata "Mattina". Non perchè le sue fattezze suggerissero versi romantici: si trattava del tempo necessario a convincerla a seguirci e condurla in qualche spiaggia deserta, ove giunti ci pensava lei ad illuminarci d'immenso.

Discografia consigliata:
Rapput - Claudio Bisio & Rocco Tanica

12 novembre 2010

Bioparco!

Diciamocelo, la barzelletta di Berlusconi con la bestemmia è un vero e proprio scandalo.

Decisamente migliore la versione col ciclista livornese al santuario di Montenero. Almeno quelle sugli ebrei ed i malati di cancro facevano ridere.

Ovvio, non sarò certo io a scandalizzarmi se il premier bestemmia in visita ufficiale. O se suggerisce ai malati terminali di fare le sabbiature per abituarsi a stare sottoterra. Questa è una preoccupazione che dovrebbe affliggere i malati ed i cattolici. Dove i cattolici sono in realtà un sottoinsieme dell'enorme insieme dei malati psichiatrici. Ma non è questo il punto.

Voglio dire, mi aspettavo che qualcuno si offendesse ed invece è arrivato monsignor Fisichella, che io preferivo nei panni di pilota di Formula1, a spiegarci che la bestemmia va interpretata prima di essere, eventualmente, condannata. Nel dettaglio, ha praticamente sostenuto che in determinati contesti e condizioni d'animo può essere considerata come priva di alcun significato.

In soldoni, se sei tanto incazzato o superficiale da bestemmiare, significa che la tua bestemmia è del tutto irrilevante.

Il comma 22 applicato al moccolo ed all'improperio. Tutti assolti.

Questo suppongo farà schizzare le adesioni al mio corso di bestemmia creativa di prossima apertura.

Sto scherzando. Non mi aspettavo veramente che i cattolici si sentissero offesi solo perché il loro rappresentante offende la loro ragion d'essere. A loro fotte solo del diritto alla vita, che casualmente è un insieme di norme complementari con quelle dei basilari diritti civili. Che il loro premier salga su un palco violentando una vergine mentre lancia insinuazioni sul tariffario della Madonna non importa. Anche perchè fra l'altro pare ormai certo che abbia abbassato i prezzi per abbattere la concorrenza di Arcore.

Allora, memore delle belle filastrocche che ci facevano imparare quando eravamo troppo piccoli per capire che stavano cercando di obnubilare le nostre menti, mi sono premurato di elencare il decalogo del buon cattolico per capire quanto effettivamente questi cari milioni di elettori tengano alle loro posizioni al momento di andare alle urne:

1. Non avrai altro Dio all'infuori di me.
Già qui non sono proprio sicuro che Berlusconi ne sia convinto. A sua parziale discolpa possiamo dire che forse è meno egocentrico di Mourinho.

2. Non nominare il nome di Dio invano.
Usalo quando si sta per votare.

3. Ricordati di santificare le feste.
Tutte le domeniche c'è il Milan.

4. Onore il padre e la madre.
E, soprattutto, il fratello.

5. Non uccidere.
Non voglio querele.

6. Non commettere adulterio.
Se proprio devi, non usare il preservativo.

(sopra, Ruby che canta nel coro degli angeli di Arcore)

7. Non rubare.
Ponzi ponzi popopò.

8. Non dire falsa testimonianza.
Meglio, fallo solo se hai qualche figlio sulla cui testa spergiurare. Altrimenti giura su Dio, che fa audience.

9. Non desiderare la donna d'altri.
Comprala.

(Berlusconi al mercato degli schiavi mentre elogia la competenza di una mulatta)

10. Non desiderare la roba d'altri.
Monopolizza. Non ci sarà altro proprietario al di fuori di te.

Sì, la logica dei cattolici mi ha sempre affascinato.

19 gennaio 2010

Prefe libero!

(immagine tratta dal sito di Prefe)

Che l'informazione sia su internet non è oggetto di discussione. Sul web si può trovare qualsiasi dato l'umanità abbia partorito, per cui quando sostengo che, pur non acquistando quotidiani o accendendo la televisione, so perfettamente cosa accade ritengo di non essere in errore. Ed i blog, a loro volta, consentono talora di analizzare le notizie, conoscerne le sfumature ed, ovviamente, analizzarle e discuterne. Fra i molti di questi strumenti magari banali, ma certamente stimolanti, seguo abitualmente Blog Log III. Il suo autore, Prefe, è un ragazzo in gamba che scrive molto, condendo i suoi post con l'ironia e l'arguzia tipica dei bravi blogger. Fra le sue pagine sono venuto a conoscenza di tale Nicholas Farrell, giornalista inglese che periodicamente ci rallegra con perle di mediocrità pubblicate su Libero, che Prefe analizza per i suoi lettori con minuziosa attenzione e grande allegria. Tuttavia, dopo oltre un anno di questo divertimento, Farrell, accortosi della pubblicità fatta ai suoi pezzi, ha ritenuto di dover parlare della vicenda sul suo giornale, con un articolo che parte dalla prima pagina, nel quale vuole passare per martire demonizzato dai comunisti. Ma Prefe è un blogger come ce ne sono, o potrebbero essere, centinaia e migliaia di altri, ciò detto non per sminuire le sue doti, ma per ricordare che non è un giornalista con un'ampia visibilità. E che per lui deve essere stato curioso trovare il proprio blog citato su Libero come esempio di depravazione della sinistra italiana e della rete.
Farrell incarna perfettamente il prototipo dell'uomo di destra privo di qualsiasi spunto culturale, ma sostanzialmente non cattivo. Sembra credere profondamente a quello che dice e non pare viziato dalla malafede che invece traspare con evidenza dalle parole di gente come Feltri e Facci, per citarne un paio. Al contrario Farrell, persino nei limiti del proprio italiano palesemente sgrammaticato, parzialmente giustificabile data la sua nazionalità, esprime concetti molto chiari nella loro semplicità: sembra di assistere ad una discussione dal barbiere, col tassista o in qualche bar di periferia, in circostanze in cui i problemi si liquidano con massime e frasi fatte, sordità e manifestazioni di assoluta ignoranza.
Farrell trasferisce appunto la politica da bar, farcita di "i neri puzzano e stuprano", "i terroni rubano il lavoro", "le donne non devono lavorare", "la colpa è del comunismo", nel quotidiano con più contributi politici d'Italia e da oltre 100mila copie vendute al giorno, un pò come Biscardi trasferisce in televisione le discussioni da bar sul calcio: c'è chi si esalta guardandolo, immedesimandosi nei suoi interventi tanto inutili quanto sobillatori e nella cagnara di sottofondo, chi lo osserva divertito come si fa coi pagliacci e chi invece, nauseato, si limita a considerarlo un danno per lo sport. E come lui Farrell colleziona, piuttosto che degli ammiratori sinceri, dei fans delle sue grottesche abitudini; diventa, in sostanza, un personaggio popolare di una commedia plautina, goffo, prevedibile e ridicolo.
E difatti, il nostro inglese, non si rende conto che attaccando un blogger qualunque dalla prima pagina del suo giornale e facendolo peraltro con un articolo ulteriormente mediocre ed invitando i suoi lettori a difenderlo dai comunisti, contribuisce a rafforzare l'immagine di sè come di un clown che scrive, probabilmente coadiuvato dal Sangiovese a lui tanto caro, sull'impeto di emozioni non ragionate, senza riflettere inoltre sul rapporto di forze in campo, che lo ridicolizza ulteriormente. E, ne sono certo, continuerà a scrivere altri fantastici articoli senza nessun dubbio sulla bontà delle proprie opinioni.

5 novembre 2009

Quattro parole in croce

Personalmente mi infastidisco ogni volta che guardo un crocifisso. Innanzitutto per la banalizzazione cui è troppo spesso sottoposto, ostentato fra camice sbottonate, gesti apotropaici e pareti che nulla hanno a che vedere con la religione. Trovo volgare l'esposizione in edifici pubblici di un simbolo religioso, a prescindere dalla sua opportunità, e sono francamente sospreso che nessuno trovi inadatta la presenza gratuita di un simbolo in ambienti non di sua competenza o influenza. Qual è il suo ruolo, insomma? Magari un crocifisso a scuola ascolta il dilagare dell'ignoranza, in un tribunale constata l'agonìa della giustizia, alla fermata dell'autobus intercede, mosso a compassione dalla spasmodica attesa degli astanti, in uno stadio si ingrazia le zolle sperando che la sua squadra (che secondo me è nerazzurra, sempre in tema di crocifissioni, ma questa è un'altra storia) possa trarne vantaggio.
Certo, la presenza di un crocifisso in classe non ha mai fatto male a nessuno che non ci abbia tirato una testata contro, anche perchè per tradizione è piuttosto omertoso e non tradisce gli alunni che copiano. Magari mi sbaglio, però anche se non ci fosse nessun crocifisso credo che pochi ne resterebbero mortalmente traumatizzati. Oppure, meglio ancora, proviamo a disegnare delle svastiche sulle pareti di tutte le aule e alla fine dell'anno scolastico vediamo se hanno morso qualcuno o se sono ancora solo otto sbarrette nere disegnate su un muro, al più lievemente sbiadite.
Quello che voglio dire è che un simbolo non è una tradizione, ma un elemento della comunicazione, un'evocazione ed un monito. Sostenere che il crocifisso debba alloggiare sulle nostre pareti pubbliche perchè in Italia ci sono tanti cristiani o perchè la nostra storia è stata fortemente influenzata dal cristianesimo mi sembra un'argomentazione tanto labile quanto opinabile quanto, al contempo, completamente inutile. Ma d'altronde, quando partendo dalla tesi "ci sono un profeta barbuto ed un mondo imperfetto" si arriva all'assunto "il tizio con la barba è nato da una donna vergine e suo padre ha creato ogni cosa ed è infinitamente potente e buono, ed il tizio barbuto e suo padre sono la stessa persona" mi rendo conto che si possa sostenere più o meno qualunque cosa.
Ma la credibilità del pensiero cristiano non c'entra e oltretutto lo ritengo un argomento che ha ben poco motivo di essere discusso. E nemmeno l'apporto del cristianesimo alla nostra nazione dovrebbe avere a che fare con questa questione (e qui invece potrei sostenere senza troppo sforzo la tesi che in qualsiasi momento storico quel simbolo abbia avuto potere sono caduti tutti i concetti di diritto, libertà e sviluppo sociale, ma anche questa, ripeto, è un'altra storia). Mi preme porre l'accento sul valore di quel simbolo; il crocifisso esposto nelle aule non è solo un pezzo di legno intagliato, anche perchè se così fosse non sarebbe di alcun interesse esporlo. Significa che quell'ambiente è cristiano e significa che il cristianesimo è la religione ufficialmente riconosciuta. A me pare talmente evidente che esporre un simbolo sia un modo per esprimere la propria devozione o fede o ammirazione verso quello che il simbolo rappresenta da non aver nemmeno motivo di soffermarmi oltre. Bisogna chiedersi allora perchè lo Stato italiano a differenza di molte altre nazioni europee, le cui radici mi azzarderei a definire cristiane quanto le nostre, sente la necessità di mostrare la propria devozione ad una religione che non è di alcuna rilevanza per l'insegnamento delle scienze e della morale, obiettivo delle scuole.
Tutto questo, soltanto sul piano teorico. In pratica, purtroppo, e questa strumentalizzazione è l'altra causa del mio fastidio per il crocifisso, siamo tutti perfettamente consci che non si tratta soltanto di un simbolo di fede, ma anche della presenza di un'istituzione, di un altro stato la cui storia è intrecciata anche in anni recenti con quella del nostro paese, e che vive delle italiche mucche che riesce a mungere. E marchiare a fuoco con una croce sin dalla tenera età di 6 anni milioni di capi, perfettamente consci che in questo modo il messaggio penetra con molta più semplicità, mi sembra una tradizione ben poco sana da voler conservare.

30 ottobre 2009

Papafobia


Non pensavo di avere fobie particolari, ma dopo aver letto questo articolo di Repubblica mi sono dovuto ricredere. E credo che ogni persona intelligente debba avere un po' paura del Papa, soprattutto se il Papa ha una faccia così...

13 ottobre 2009

Dio la stramaledica!

In giorni come questi sento quanto mai bisogno di una perla di nonno Archirio fatta ad hoc per quel mostro che va sotto il nome di paolabinetti. Oggi ha votato no in parlamento, solidalmente col PdL di cui dovrebbe fare degnamente parte, e in contrasto col PD di cui è inspiegabilmente membro, a una proposta di legge contro l'omofobia, che prevedeva tra l'altro l'introduzione dell'aggravante dell'orientamento sessuale al reato di discriminazione e altri a questo connessi.

Paola Binetti, un soggetto ottuso e retrogrado, oscurantista e ancora vergine a 66 anni, che dorme col cilicio perchè preferisce il dolore fisico al dolore dell'animo che la pervaderebbe se realizzasse di non aver mai avuto un orgasmo non autoprovocato (e si vede dalla cera che ha, mi consenta!) Paola Binetti, numeraria dell'Opus Dei, l'espressione più deteriore del cattolicesimo settario, lontano anni-luce dal Vangelo dell'accoglienza e della salvezza in cui io credo nonostante l'organismo che se ne arroga la proprietà sia retto da prelati infami e omofobi (e finocchi). Paola Binetti, la dimostrazione che coniugare fede e ragione non è cosa da tutti. Paola Binetti, un essere razzista e nazista, gretto e infame. Una che risolve l'omosessualità nella pedofilia, e la sessualità nel peccato di fornicazione. Questi sono i parlamentari del PD, queste le persone che siedono sugli scranni di sinistra a Palazzo Madama. Certo, non tutti i membri del PD sono come Paola Binetti, è vero. C'è anche di peggio! Ci sono quelli che da un anno promettono di cacciarla e puntualmente non lo hanno ancora fatto.

10 settembre 2009

Il diavolo e la quietanza.

Lettera ai moralisti, Il foglio

Già il titolo fa girare i coglioni. Un tempo i moralisti, e per il De mauro lo sono evidentemente ancora, si confondevano con i lettori de IlFoglio; è divertente notare come un moralista discuta sul moralismo equiparandolo ad un peccato marxista, tutto si riconduce a questa moda tanto in vigore negli ultimi tempi di gettare parole a casaccio come "perbenismo", "giustizialismo" o "populismo" per confutare senza argomenti e confondere l'auditorio.

Cordero, Rodotà, Zagrebelsky, per il bene della mia salute psichica rispondete a questa domanda: come potete voi, illustri studiosi e amministratori del diritto, farvi promotori e garanti di un appello per la libertà di stampa e di opinione, spacciando per domande polpette avvelenate?

Dunque, ci sono delle domande che riguardano la vita privata e pubblica e le presunte continue irregolarità legali del nosto presidente del consiglio e queste domande restano senza risposta, che nella considerazione comune si equipara alla più candida ammissione di colpevolezza. La libertà di opinione consente alle persone di ritenere quelle domande spazzatura o attacco a fini politici, la stessa libertà di opinione che mi permette di giudicare tali persone ascrivibili nel girone delle teste di minchia. Qui invece ci si stupisce che chi vede la cosa come me abbia il diritto di trovare le domande pubblicate sul giornale.

Per quanto il mio sguardo su Berlusconi possa essere severo e a momenti fin torvo, sono ancora abbastanza sveglio per accorgermi che quelle di Repubblica non sono domande, ma feroci insulti. Ne sono certo quanto sono certo che esiste Iddio o, perlomeno, la Tour Eiffel.

Ecco, lui dimostra che la sua opinione è quella corretta perchè crede in Dio. Tutto torna.

Intanto il gradimento del premier cresce: i suoi nemici gli vogliono davvero bene!

Questa è un'altra moda ricorrente degli ultimi anni. Ma se davvero tutta questa pubblicità negativa gli facesse bene, come mai son spariti Santoro, Luttazzi, Biagi e Guzzanti e Report, Raiot, Videocracy, ByeBye Berlusconi non sono mai andati in onda? Non gli piace vincere facile?

Questa campagna è pazzesca. E’ come se duecentomila persone tutte insieme a un certo punto decidessero di dire che il sole è la luna.

Beh, io ne conosco milioni che per secoli han deciso che il sole è la terra, vale lo stesso? Insomma, 200.000 persone hanno montato una storia ad hoc per il gusto di farlo. Audio, registrazioni, video, testimonianze e retti alesati non contano nulla.

[...] Attenzione, non si va a posto, gli inquisitori si sentono il diavolo dentro e le pulci addosso.
Sono pronto a tutto contro Berlusconi, perfino a sputtanarlo presso mia zia Erminia, una sua adorante, ma non posso sottoscrivere un documento dove mi si chiede di dire che la pera è una mela. Non ho ancora l’alzheimer né sono così servo da sostenere che l’imperatore nudo – il senso comune – è vestito perché lo garantiscono i tre giuristi. [...] Resto fedele alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948, così a sproposito sbandierata dai tre giuristi. E alla nostra Costituzione, art. 25, se ben ricordo.

Difatti la nostra Costituzione suggerisce l'innocenza fino a prova contraria. Ma sarebbe anche grazioso che l'innocenza fosse palesata, ovvero che le presunte prove di colpevolezza fossero discusse ed eventualmente vengano fatte cadere. Notare come gli inquisitori siano i diavoli (comunisti sott.). Anche qui noto un antistorico scambio di ruoli.
Si trovano poi richiami di farrelliana memoria simili al "sono ateo, quindi il papa ha sempre ragione". Qui nessuno vuole difendere Berlusconi, tuttavia casualmente ogni opinione pare indirizzata a questo scopo, ed anche qui come garanzia della propria buona fede si tirano in ballo i parenti.
Tuttavia, io avrei evitato l'allusione all'imperatore nudo, secondo me l'ha buttata nel mucchio solo per fare confusione.

[...] Mentre scrivo sono già trecentomila, e nomi stimabilissimi, persone ben più intelligenti ed equilibrate di me. E difatti mi sento un po’ strano, un po’ sopra le righe. Mia figlia mi sta guardando mentre scrivo al computer, deve cominciare l’università, nutre ancora delle aspettative sul mio conto.
Quasi quasi sottoscrivo anch’io l’appello, così almeno mi sentirò normale, a posto. Tengo famiglia, firmo, firmo… Un due, un due, un due march! Perdonami figliola, non ce la faccio proprio! Le ho lette quelle dieci domande, le ho lette davvero. L’ultima riassume le precedenti e così suona: “Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?”. Tradotta e sintetizzata: “Signor presidente, ci dica se lei è pazzo”. Oltre che un’offesa è anche una boiata logica, perché come fa un pazzo a capire se è pazzo? Siamo al famoso paradosso del cretese mentitore e il Cavaliere deve essersi davvero trovato in difficoltà. Si sarà chiesto: “Sono pazzo?”. Forse avrà risposto di sì. Poi avrà pensato: “Sono pazzo a farmi questa domanda; ma se sono pazzo, come faccio a farmi domande sagge?”, e così via fino a sprofondare in un sonno molto ingarbugliato… Ecco, cerchiamo di non farlo impazzire davvero, che ha lui la guida dell’Italia, al momento.

Odio quando sui giornali utilizzano il cleuasmo, proprio tipicamente di coloro che non hanno opinioni e si limitano a sostenere supinamente quelle degli altri cercando inoltre di risultare simpatici.
Spettacolare l'impiego della logica finale da parte di uno che l'ha martoriata in tutti i capiversi precedenti e che del resto fa del disprezzo della logica l'arma a sostegno delle proprie convinzioni.

La risposta giusta ovviamente è: “Cari signori, le mie condizioni di salute sono pessime. Quando mi sveglio vedo seduto sul comò Belzebù e ci facciamo una lunga chiacchierata. Poi a colazione cerco di dare un pizzicotto al sedere della cameriera ma mi ritrovo tra le dita lo scettro di Ramses IV’. E’ comprensibile il silenzio del Cavaliere. Se invece in un luciferino moto d’orgoglio un giorno darà la risposta sbagliata, sbottando in un: ‘Signori miei, mi sento benissimo’, in quattrocentomila, tanti nel frattempo saranno diventati, scoppieranno in una risata irrefrenabile per poi proclamare: ‘Non solo sei pazzo ma anche bugiardo e stronzo!’. Alto si leva il fumo dei roghi.

Ancora, gli oppositori politici sono il diavolo e Berlusconi è vittima di un complotto perchè qualsiasi risposta fornisca la sua immagine ne risulterà compromessa. Ma che di solito questo capiti solo quando si è effettivamente compromessi pare sfuggire agli occhi dell'autore.

Credo che le perle de IlFoglio superino persino quelle del Giornale e di Libero, e perlomeno il nome del quotidiano lo avvicina di più agli impieghi da post-defecazione cui andrebbe sempre destinato.