Personalmente mi infastidisco ogni volta che guardo un crocifisso. Innanzitutto per la banalizzazione cui è troppo spesso sottoposto, ostentato fra camice sbottonate, gesti apotropaici e pareti che nulla hanno a che vedere con la religione. Trovo volgare l'esposizione in edifici pubblici di un simbolo religioso, a prescindere dalla sua opportunità, e sono francamente sospreso che nessuno trovi inadatta la presenza gratuita di un simbolo in ambienti non di sua competenza o influenza. Qual è il suo ruolo, insomma? Magari un crocifisso a scuola ascolta il dilagare dell'ignoranza, in un tribunale constata l'agonìa della giustizia, alla fermata dell'autobus intercede, mosso a compassione dalla spasmodica attesa degli astanti, in uno stadio si ingrazia le zolle sperando che la sua squadra (che secondo me è nerazzurra, sempre in tema di crocifissioni, ma questa è un'altra storia) possa trarne vantaggio.
Certo, la presenza di un crocifisso in classe non ha mai fatto male a nessuno che non ci abbia tirato una testata contro, anche perchè per tradizione è piuttosto omertoso e non tradisce gli alunni che copiano. Magari mi sbaglio, però anche se non ci fosse nessun crocifisso credo che pochi ne resterebbero mortalmente traumatizzati. Oppure, meglio ancora, proviamo a disegnare delle svastiche sulle pareti di tutte le aule e alla fine dell'anno scolastico vediamo se hanno morso qualcuno o se sono ancora solo otto sbarrette nere disegnate su un muro, al più lievemente sbiadite.
Quello che voglio dire è che un simbolo non è una tradizione, ma un elemento della comunicazione, un'evocazione ed un monito. Sostenere che il crocifisso debba alloggiare sulle nostre pareti pubbliche perchè in Italia ci sono tanti cristiani o perchè la nostra storia è stata fortemente influenzata dal cristianesimo mi sembra un'argomentazione tanto labile quanto opinabile quanto, al contempo, completamente inutile. Ma d'altronde, quando partendo dalla tesi "ci sono un profeta barbuto ed un mondo imperfetto" si arriva all'assunto "il tizio con la barba è nato da una donna vergine e suo padre ha creato ogni cosa ed è infinitamente potente e buono, ed il tizio barbuto e suo padre sono la stessa persona" mi rendo conto che si possa sostenere più o meno qualunque cosa.
Ma la credibilità del pensiero cristiano non c'entra e oltretutto lo ritengo un argomento che ha ben poco motivo di essere discusso. E nemmeno l'apporto del cristianesimo alla nostra nazione dovrebbe avere a che fare con questa questione (e qui invece potrei sostenere senza troppo sforzo la tesi che in qualsiasi momento storico quel simbolo abbia avuto potere sono caduti tutti i concetti di diritto, libertà e sviluppo sociale, ma anche questa, ripeto, è un'altra storia). Mi preme porre l'accento sul valore di quel simbolo; il crocifisso esposto nelle aule non è solo un pezzo di legno intagliato, anche perchè se così fosse non sarebbe di alcun interesse esporlo. Significa che quell'ambiente è cristiano e significa che il cristianesimo è la religione ufficialmente riconosciuta. A me pare talmente evidente che esporre un simbolo sia un modo per esprimere la propria devozione o fede o ammirazione verso quello che il simbolo rappresenta da non aver nemmeno motivo di soffermarmi oltre. Bisogna chiedersi allora perchè lo Stato italiano a differenza di molte altre nazioni europee, le cui radici mi azzarderei a definire cristiane quanto le nostre, sente la necessità di mostrare la propria devozione ad una religione che non è di alcuna rilevanza per l'insegnamento delle scienze e della morale, obiettivo delle scuole.
Tutto questo, soltanto sul piano teorico. In pratica, purtroppo, e questa strumentalizzazione è l'altra causa del mio fastidio per il crocifisso, siamo tutti perfettamente consci che non si tratta soltanto di un simbolo di fede, ma anche della presenza di un'istituzione, di un altro stato la cui storia è intrecciata anche in anni recenti con quella del nostro paese, e che vive delle italiche mucche che riesce a mungere. E marchiare a fuoco con una croce sin dalla tenera età di 6 anni milioni di capi, perfettamente consci che in questo modo il messaggio penetra con molta più semplicità, mi sembra una tradizione ben poco sana da voler conservare.
Certo, la presenza di un crocifisso in classe non ha mai fatto male a nessuno che non ci abbia tirato una testata contro, anche perchè per tradizione è piuttosto omertoso e non tradisce gli alunni che copiano. Magari mi sbaglio, però anche se non ci fosse nessun crocifisso credo che pochi ne resterebbero mortalmente traumatizzati. Oppure, meglio ancora, proviamo a disegnare delle svastiche sulle pareti di tutte le aule e alla fine dell'anno scolastico vediamo se hanno morso qualcuno o se sono ancora solo otto sbarrette nere disegnate su un muro, al più lievemente sbiadite.
Quello che voglio dire è che un simbolo non è una tradizione, ma un elemento della comunicazione, un'evocazione ed un monito. Sostenere che il crocifisso debba alloggiare sulle nostre pareti pubbliche perchè in Italia ci sono tanti cristiani o perchè la nostra storia è stata fortemente influenzata dal cristianesimo mi sembra un'argomentazione tanto labile quanto opinabile quanto, al contempo, completamente inutile. Ma d'altronde, quando partendo dalla tesi "ci sono un profeta barbuto ed un mondo imperfetto" si arriva all'assunto "il tizio con la barba è nato da una donna vergine e suo padre ha creato ogni cosa ed è infinitamente potente e buono, ed il tizio barbuto e suo padre sono la stessa persona" mi rendo conto che si possa sostenere più o meno qualunque cosa.
Ma la credibilità del pensiero cristiano non c'entra e oltretutto lo ritengo un argomento che ha ben poco motivo di essere discusso. E nemmeno l'apporto del cristianesimo alla nostra nazione dovrebbe avere a che fare con questa questione (e qui invece potrei sostenere senza troppo sforzo la tesi che in qualsiasi momento storico quel simbolo abbia avuto potere sono caduti tutti i concetti di diritto, libertà e sviluppo sociale, ma anche questa, ripeto, è un'altra storia). Mi preme porre l'accento sul valore di quel simbolo; il crocifisso esposto nelle aule non è solo un pezzo di legno intagliato, anche perchè se così fosse non sarebbe di alcun interesse esporlo. Significa che quell'ambiente è cristiano e significa che il cristianesimo è la religione ufficialmente riconosciuta. A me pare talmente evidente che esporre un simbolo sia un modo per esprimere la propria devozione o fede o ammirazione verso quello che il simbolo rappresenta da non aver nemmeno motivo di soffermarmi oltre. Bisogna chiedersi allora perchè lo Stato italiano a differenza di molte altre nazioni europee, le cui radici mi azzarderei a definire cristiane quanto le nostre, sente la necessità di mostrare la propria devozione ad una religione che non è di alcuna rilevanza per l'insegnamento delle scienze e della morale, obiettivo delle scuole.
Tutto questo, soltanto sul piano teorico. In pratica, purtroppo, e questa strumentalizzazione è l'altra causa del mio fastidio per il crocifisso, siamo tutti perfettamente consci che non si tratta soltanto di un simbolo di fede, ma anche della presenza di un'istituzione, di un altro stato la cui storia è intrecciata anche in anni recenti con quella del nostro paese, e che vive delle italiche mucche che riesce a mungere. E marchiare a fuoco con una croce sin dalla tenera età di 6 anni milioni di capi, perfettamente consci che in questo modo il messaggio penetra con molta più semplicità, mi sembra una tradizione ben poco sana da voler conservare.
4 commenti:
A parte i complimenti per l'eleganza con cui hai argomentato il tuo punto di vista, ci tengo a dirti semplicemente che condivido ogni singola parola.
E aggiungo che la religione, qualsiasi essa sia, non è altro che un grande e (purtroppo) efficace strumento di controllo.
So' d'accordo col tizio qua sopra.
"Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola"
Natalia Ginzburg. Sono d'accordo con lei
Amen a te.
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