9 novembre 2009

Diotisalvi..

Nessun errore di battitura, si scrive proprio tutto attaccato; non è un’esclamazione, un augurio o una preghiera: è, ironicamente, una via. Anzi, non una via, LA via, quella della sede centrale della facoltà di ingegneria dell’università di Pisa.
Ironicamente, dicevo: l’ignaro studente che si accinge a varcare per la prima volta il trionfale portone d’ingresso dell’edificio non è forse ancora del tutto conscio della scelta che ha fatto. Si appella alle statistiche di occupazione del post-laurea ben più che a quelle degli indici di dispersione degli iscritti ed entra fiducioso, talvolta spaventato o spocchioso, nel mondo ingegneristico, senza sapere che la sua esistenza verrà brutalmente e radicalmente scossa. Ecco come una facoltà agisce sull’individuo:

L’ingegnere e l’università
Per prima cosa va detto che ingegneri non si nasce, ma si diventa: gran parte degli iscritti adora o preferisce altre materie ma non le ha scelte perchè non adatte a trovare rapidamente lavoro oppure perchè ritenute eccessivamente difficili; e solitamente questi campi di studio sono la matematica e la fisica. Di conseguenza sorge nei loro confronti un sentimento di vergogna ed una sensazione di inferiorità, sopportabile soltanto di fronte alla consapevolezza delle loro future traversie per entrare nel mondo del lavoro; l’ingegnere è infatti più pratico e vicino alle esigenze reali, quindi ricercato, il matematico ed il fisico spaziano nell’aleatoria filosofia dei numeri e delle formule. Coloro che avrebbero preferito avvicinarsi a queste materie trovano difficilmente sopportabili concetti come “arrotondamento” oppure “approssimazione”, ed impazziscono in breve tempo, oppure sono costretti ad adeguarsi.
Nei confronti del resto del mondo universitario non scientifico sussiste invece un sentimento di disprezzo verso percorsi considerati inferiori o facili: un aspirante ingegnere non sarà mai disposto ad accettare la possibilità che lettere, ad esempio, possa essere impegnativo. Gli ingegneri guardano inoltre con sospetto i corsi con nomi lunghi e laboriosi perché tale caratteristica li rende difficilmente catalogabili.

L’ingegnere ed il suo mondo
Statistiche alla mano, oltre il 90% degli iscritti totali in facoltà ingegneristiche sono uomini: ciò comporta inevitabilmente l’abitudine a considerare una massiccia presenza femminile (oltre la metà, diciamo) come un’esperienza onirica o un sintomo di stanchezza. Va inoltre considerato che quelle 7-8 ragazze su 100 si dividono solitamente in due categorie: racchie fino al midollo osseo o fidanzate con un tuo amico. Poi ce ne dovrebbe essere 1 molto carina e misteriosamente libera, ma si trasferisce a Sociologia entro un anno.

L’ingegnere e la conversazione
Qualsiasi argomento di discussione deve riguardare argomenti di studio contingente oppure, per non sembrare sempre attaccati ai libri, oggetti che possono vantare almeno un processore; altrimenti, va scartato. Dunque molto in voga sono i computer, i lettori mp3 ed, ovviamente, le calcolatrici, che devono essere descritte sin nei minimi dettagli. Fra gli sport, al massimo la Formula 1, molto in voga fra gli aerospaziali. Caso a sé stante è l’ironia: l’ingegnere impara presto a formulare barzellette utilizzando formule complicate o concetti lontani dal comune senso del divertimento; ride inoltre con gusto dei matematici, dei fisici e dei filosofi, bersagli fissi di sordide storielle.

L’ingegnere e la politica
La maggioranza degli ingegneri è, o dice di essere, di sinistra, ma non so dare delle motivazioni precise legate alla facoltà: probabilmente si tratta del fatto che votano a sinistra più uomini che donne, più giovani che vecchi e più acculturati che non, il che è valido a prescindere dal tipo di formazione. In generale si può dire che agli ingegneri piace il senso di comunismo del sapere, dato che su quello si fonda la scienza. E poi siamo in Toscana.

L’ingegnere e la religione
Come nel caso precedente, è difficile fare una stima troppo precisa (ricordiamo che Dio non è un processore): tuttavia, molti ingegneri sono atei o agnostici, dato che le prove dell’esistenza di un essere superiore non sono passate al vaglio della scienza. Alcuni, molti dei quali sono matematici e fisici rinnegati, si lanciano nella filosofia della religione, scorgendo entità superiori dietro numeri come π o formule particolarmente goduriose. Possiamo dire che per gli ingegneri Dio non esiste, e se esiste è un ingegnere.

L’ingegnere e l’estetica
Il processo di formazione dell’individuo ingegnere porta anche a delle mutazioni fisiche e dell’abbigliamento. Fra i principali riscontri pratici, ricordiamo la caduta esponenziale dei capelli: al quarto anno, la quasi totalità degli specializzandi può vantare una tigna che rapidamente farà concorrenza a quella di Zidane; inoltre, gli eventuali capelli saranno sempre tenuti corti, privi di acconciature stravaganti o fuori dall’ordinario. Uno stile omogeneo si riscontra anche nel look: vietatissimi i colori sgargianti, gli occhiali da sole e le scarpe da ginnastica, approvati invece maglioni scuri tinta unita, perlopiù grigio-rotolo-della-carta-igienica, e nelle stagioni calde la camicia rigorosamente dentro i pantaloni. Importante: nonostante tali apparenze un vero ingegnere è una persona trasandata che si lava e cambia unicamente per non scendere al di sotto dei limiti della comune decenza.

L’ingegnere e la sessualità
Come detto in precedenza, la femmina è di per sé un’entità sconosciuta: essa va studiata per approfondire la dinamica dei solidi oscillanti e la derivata dei raggi di curvatura. Ogni altro impiego è considerato futile, se non devastante, perché contribuisce ad un aumento di entropia e dunque concorre alla distruzione dell’universo. In generale, l’ingegnere non ha tempo per intrattenere relazioni stabili con il sesso opposto.

L’ingegnere e la vita sociale

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Va bene, ci scrivo qualcosa.
Il vero ingegnere studia indistintamente durante la settimana, ed anzi prima degli esami intensifica i propri ritmi specialmente il sabato; ha quindi paura della vita sociale per due motivi: impiegare del tempo nel divertimento e nelle pubbliche relazioni significa sottrarlo allo studio o al sonno, oppure, molto peggio, si rischia di incorrere in un esemplare del sesso opposto che a sua volta rischia di diventare una fonte di distrazione, introducendo nuovi input. Queste motivazioni sono entrambe riconducibili all’unico timore di sfalsare il proprio ritmo di vita e lavoro.

Segni di distinzione
Oltre al fattore esteriore su cui si è sopra argomentato, un ingegnere è facilmente riconoscibile per molte altre peculiarità: conosce innumerevoli biografie di uomini di scienza, specialmente dei più riprovevoli o folli, farcite di aneddoti sempre diversi e possiede talora un gatto con il nome di uno scienziato (questa non è mia, ma è talmente vera che non può non essere citata). Può non dormire per risolvere un problema, più per dimostrare le proprie capacità che per il risultato in sé (in questo caso si tratta di un matematico). Appare spesso come uno psicopatico, dato che qualunque cosa osservi viene esaminata numericamente, indipendentemente dalle sue implicazioni sulla realtà (“hai sentito di quella ragazza violentata? Assurdo” “Infatti, la dissipazione di energia deve essere stata elevata e non circoscritta all’atto in sè”). Cerca di prendere appunti per quanto più possibile precisi, per ottimizzare il lavoro: questi sono solitamente a matita, dato che la gomma impedisce che le tracce di eventuali errori possano essere visibili. Gira sempre con una calcolatrice a portata di mano, come i preti con la bibbia.

PS: questo intervento è stato scritto per puro fine umoristico ed autoironico, e non ha la pretesa di rappresentare la realtà (perlomeno non in modo tanto romanzato, ma ci siamo vicini). Chiunque dovesse sentirsi offeso da parti di questo testo è probabilmente un aspirante ingegnere non ancora conscio del pozzo in cui è precipitato. Buona fortuna, collega.

[scritto nel Febbraio 2007]

8 commenti:

SCIUSCIA ha detto...

Questo me lo leggo stasera in santa pace, parola. Si annuncia come un "top post".

Gen ha detto...

quindi mi consigli di non diventare un ingegnere? No perchè io non so cosa fare, mi piacerebbe un sacco ingegneria elettronica (che mi hanno detto si fanno i computer). Al massimo vado a vendere patate. Che tristezza, non so cosa fare. Consigliatemi!

Anonimo ha detto...

Posso dire che ho apprezzato molto anche se non sono ingegnere?

Arguzia ha detto...

Hai parlato del mio amico W, di S, di P e di una quantità spropositata di loro amici.
Mi fai paura.
Ma ora non aspetto altro che vederli e percularli a dovere.

Kosmos ha detto...

Se la specifica di progetto di questo post era fare sorridere il committente, il progetto è riuscito benissimo! Posso infatti affermare che almeno il 95% delle affermazioni contenute in questo post sono vere. Di più: lo sono al livello five-nine di affidabilità, cioè con un confidence level del 99.999% (vi bastano +-4sigma di range attorno al valor medio). Tutti i numeri del presente commento sono da intendersi espressi nel consueto sistema numerico posizionale in base 10.

SCIUSCIA ha detto...

Come ingegnere non posso che lodare una così realistica descrizione.

Hugo88 ha detto...

@gennaro: ti rispondo mostrandoti con un'alzata di spalle ed una pacca sulla spalla il commento di kosmos.

a parte tutto, io sto cercando di fare ingegneria senza diventare ingegnere (nell'animo, intendo, il cazzo di foglio di carta torna utile) con risultati scarsi, dato che una buona metà del post la produssi pensando a me stesso (e l'altra metà a kosmos, anche per la faccenda del gatto).

@mrnick: è per quello che hai apprezzato molto. ma ti ringrazio lo stesso

@arguzia: sfotti limitatamente, ad infierire ci pensa la vita. ;)

Anonimo ha detto...

Quanta verità in questo post... E anche se l'ingegneria non è riuscita a trasformarmi in un ingegnere sulla questione capelli ha avuto la meglio, sto lentamente diventando un pelato con le trecce (e pure Kosmos non è messo benissimo... :P). Goditi la tua chioma leonina finchè regge!! :D

PS: per colpa di ingegneria non ho neanche il tempo di leggere o aggiornare il blog, maledizione!