10 novembre 2009

Autobus (Parte 1)

Una volta, credo fosse al secondo anno di liceo, stavo tornando a casa. Era primavera. Quando c'era sole si tornava sempre a piedi, perchè ad aspettare il bus non era cosa, ci voleva troppo. E allora saltavamo la fermata e tornavamo a casa passeggiando. Se poi passava il bus in orario gli dicevamo le parolacce, ma non si bestemmiava. Non lo si fa neanche adesso, si rispettano gli ideali, si rispettano le illusioni. E' la realtà che si scamazza.
Si potrebbe pensare che fossimo degli stupidi, ma seguivamo solo delle convinzioni, non prendere il bus era un modo d'essere alternativi. Oggi c'è solo noia. C'è penuria d'alternativa. Noia.
Così si andava lungo la strada, e c'era il sole. Le macchine andavano piano e riempivano l'aria col loro rumore. Mi ricordo che all'epoca ci stava solo uno che schizzava come un proiettile. Aveva una Mini Cooper (che qui si dice Cupèr) rossa e andava avanti e indietro senza un motivo mentre dallo stereo ascoltava e lasciava ascoltare le canzoni di Raffaello e Alessio. Che io ho sempre pensato due cose di quello lì: o era un imprenditore musicale, che promuoveva i suoi neomelodici, o un camorrista, che solo i camorristi hanno 'sti vizi. Il fatto che quella macchina e quel tizio siano scomparsi oggi mi fa propendere per la seconda.
E percorrevamo questo rettilineo infinito fatto di asfalto, cemento, cocaina e merda, deliziandoci del sole. Ci sono posti di questa città che per non vomitare bisogna solo guardare in alto, nel vuoto siderale. Ed era un giorno in cui parlavamo di un sacco di cose. L'anno scolastico volgeva a termine, iniziavano a delinearsi i quadri finali, si fantasticava già sull'estate. Anche se credo che la nostra discussione vertesse più su qualche altra cosa. Qualcosa di importante, ma che ora non ricordo. Forse un compito. E mentre tornavamo a casa, discutendo del compito, con la colonna sonora di Raffaello, che andava e veniva, era passato un sacco di tempo. Così si erano fatte quasi le due, e noi eravamo ancora per strada e passeggiavamo. Lungo quel rettilineo c'era anche un'altra auto che schizzava, era una Punto Sporting gialla, era la Punto della nostra professoressa di Matematica.
Ci notò. Frenò. Abbassò il finestrino. Mi aspettavo ci offrisse un passaggio, preoccupata dal ritardo dei suoi piccoli alunni. Non lo fece. Ma disse: -Voi ancora qui state?- e iniziò a ridere. Poi alzò il finestrino e schizzò via. Nell'aria Alessio sostituiva Raffaello.

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1 commento:

SCIUSCIA ha detto...

Speriamo ci sia un pornorisvolto tra la prof e gli alunni.