11 marzo 2012
Zahir
17 febbraio 2012
Belen di giorno
Mia madre invece si è messa a battere sul computer credendo che si fosse inceppato.
Mi incuriosisce la gente che ha bisogno di guardare il festival, ma come spaccato della società, è chiaro. Nessuno di loro guarda mai un consiglio dei ministri, eppure anche lì ci sono delle troie inette circondate da unticci vecchi imbalsamati.
E, anche lì, quello che tira le redini è coprofago.
Ma mentre questo freddo pungente metteva in ginocchio l'Italia e quindi io perdevo tempo a scegliere la migliore battuta possibile sui pompini per aprire un post su Alemanno, magari sfruttando anche la mancata convergenza dei suoi occhi per insinuare dubbi sulle sue attività, QdG, o come minchia si chiama adesso, postava il suo semestrale concentrato di sagacia comica con il tempismo di una scossa sismica, soprattutto mentre qualcuno sta praticando il coito interrotto.
Pensateci, statisticamente deve pur essere accaduto: "Terremoto a L'Aquila. 12 nati"
Il solito dissacrante post denso di fine umorismo, come disse qualcuno a proposito dell'umorismo che non c'è; se non aizzasse a pisciare sui calabresi ormai non varrebbe neppure più la pena leggerlo.
Immagino questo viscido non troppo ragazzo che aspetta quella sera ogni 6 mesi in cui non è tenuto per le palle dalla sua donna o non sta aggiornando il suo personale database di youporn per partorire qualche battuta nel suo stile sperando di concupire una troietta 14enne. E tutto questo solo perché mi ha preceduto per una stupida battuta sui pompini. Di Alemanno.
In realtà mi piace QdG, ma ho la sensazione che a lui piaccia essere insultato. E' come quelle che godono gridando "dimmi che sono la tua troia, baby". Sto solo cercando di accontentarlo.
Non so cosa ne pensiate voi, ma credo che per praticare del buon sesso orale occorrano sensibilità e perspicacia: e Alemanno ha l'aria di uno che non saprebbe risolvere un sudoku neppure in codice binario.
Tale personale convinzione è maturata dai racconti svogliati del nostro compagno che riuscì a farsi la bella del liceo; tutti, con molto tatto, gli chiedemmo se, come le premesse estetiche lasciavano intuire, i di lei soffoconi fossero effettivamente memorabili. Lui smentì, probabilmente per sfoggiare un'esperienza che nessuno di noi aveva, dicendo: "Macchè, è troppo stupida, non capisce cosa deve fare". Questo non bastò a liberarla dal suo soprannome storico, "11 settembre": era pratica di doppie penetrazioni.
Insomma, da allora sono felice di credere che ricevere del pessimo sesso orale sia la punizione per i buzzurri cui si appigliano le soubrette dello star-system.
E che perdere 20 minuti con un pessimo video porno sia la giusta punizione per chi guarda il festival di Sanremo.
20 novembre 2011
Zen
io ho un bel taccuino:
export,
che m ispira e mi fa scrivere queste stronzataggini
che comunque servono solo a farmi mangiare il cazzo.
G: Hahaha.
E perché?
C: perché non mi pare servano ad altro,
non credi?
Quindi mi mangio il cazzo.
G: mmm, certe volte la roba vecchia può tornare utile!
Metti che tieni una tra le mani e le dici:
io sono scrittore!
Beh, vuoi dimostrarglielo?
C: Sì, le mostro come uno scrittore sappia mangiarsi bene il cazzo.
hai ragione.
G: Esatto... e poi le dici: visto? Adesso prova tu!
.
19 luglio 2011
Feliciotteri
Insomma, ci sono queste zampe che parlano fra loro: immaginate una minuscola zampa di rana, pronta alla frittura, che chiacchera con delle pantagrueliche zampe d'elefante, ormai decimate dalla moda dell'avorio e da quella degli anni '80. Oppure un silenzioso arto felino che si intrattiene con una zampa di gallina, prima che questa vada ad abbellire il faccino di qualche deflorata donzella.
Parlano fra loro e stringono amicizia, talora sino a decidere di voler restare insieme anche nel mondo animale, incuranti delle esigenze delle povere bestie; pensate all'ontologica inattitudine masturbatoria del tirannosauro o anche a palesi scherzi della natura come l'ornitorinco, vittima di zampe molto poco serie.
Un giorno due di queste zampe, di dimensioni e forme molto diverse fra loro, diciamo una grossa, bassa e tozza e l'altra snella, lunga e affusolata, divenute ormai grandi amiche, decidono di andare in coppia a svolgere il proprio compito. Il risultato fu che si attaccarono al corpo di un uccello, rendendolo una creatura sgraziata, inabile al volo, al decollo e persino alla riproduzione (perchè vorrei vedere voi, accettare di accoppiarvi con un uccello zoppo e patetico). Non starò qui a tediarvi con insulse faccende legate alla selezione naturale: sappiate solo che l'uccello in questione tentò il suicidio dapprima tagliandosi le vene e poi, non riuscendo a trovarle, ingerendo grosse quantità di benzodiazepine.
Così, in punto di morte, vide un vaporoso uccello rosa che gli si avvicinava, ma lo ignorò, credendo che fosse un'allucinazione dovuta al suo abuso di stupefacenti, fin quando l'uccello gli si posò proprio vicino e notò che affondava nel terreno una sola zampa. Allora lo interrogò:
-Come riesci a sopravvivere con una sola zampa? Come riesci a trovare l'equilibrio? Perchè non poni fine alle tue sofferenze anche tu, che sei uno sgorbio tanto quanto lo sono io?
Allora l'altro uccello, che del resto non aveva capito nulla di quell'insieme stridente di versi strascicati di una creatura morente, poso l'altra identica zampa per terra e volò via.
Morale #1: per quanto ci si possa stiracchiare e deformare le proprie caratteristiche si arriva ad un limite. Questo, in meccanica, possiamo nomarlo "punto di rottura".
Morale #2: la cosa figa dei fenicotteri è che sembra abbiano una zampa, invece ne hanno due identiche, che lavorano in simbiosi e separatamente. E trovano l'equilibrio anche su una sola, ed anzi, proprio in quei momenti l'altra, apparentemente indipendente, sta lavorando per il buon funzionamento di tutto l'organismo.
Morale #3: i fenicotteri sono molto kitsch, ma quel colore gli dona.
15 luglio 2011
Sui binari
Mi trovavo con Lei, l’uno di fronte all’altro, nel treno metafora della vita. Correva veloce, quasi come se maree e maree di gente muscolosa e forzuta lo spingessero all’infinito, senza sosta, senza meta, senza sapere, forse, neanche perché andasse in quella direzione, in quel verso e con quale criterio accompagnasse e trasportasse tutti quei personaggi che lo riempivano e che riempivano e che riempiono e che riempiranno la vita, le vite. Correva veloce, di fianco a paesaggi di ogni genere, marittimi, montuosi, collinari, pianeggianti, con alberi, frutti, animali, forse esseri umani. Correva veloce, lasciando poche tracce di sé, probabilmente alcuna, e forse una scia luminosa che biancheggiava l’eterno passato appena serpeggiato e vissuto. Correva veloce perché aveva fretta di arrivare a destinazione, semmai ci fosse, poiché la sua anima intrinseca riteneva necessario terminare tutto e subito, cancellando definitivamente l’inizio e il durante. Correva, ed io osservavo Lei e non il paesaggio, non le montagne ed il verde: era Lei la mia ragione di vita, i suoi occhi ingenui, di fronte a me, lucidi, piccoli come una noce – e teneri, languidi, che osservavano quel giallo e quel rosso e quella moltitudine infinita di colori sulla sua destra che cambiava continuamente aspetto senza alcuna ragione – e poi riscopriva la sua bocca, la colmava di saliva, si toccava il naso, si guardava attorno, dava un’occhiata ai miei occhi spenti ma ancora in grado di scrutare, esaminare ed immaginare e ritornava ad osservare il mondo pieno, limpido ma infinitamente finito di fianco a Lei. La sognavo nuda, proprio in quel preciso istante, nuda e vogliosa di buttarsi sul mio membro e farne ciò che voleva; la immaginavo proprio così, coi capelli scuri come le sue sopracciglia ed i suoi occhi, con le labbra sempre più sottili e sempre più incantevoli, sopra al collo e le scapole odorose e sottili, davanti alla schiena ossuta, piena di pelle rosa e morbida e pronta a subire eterni baci assassini. La immaginavo così com’era, col seno piccolo e ricco di bellezza, col pancino sempre più bianco come la neve e come la pace e come il paradiso. Pensavo che il sesso in quel treno metafora della vita sarebbe potuto essere migliore di qualunque altra cosa; ed al mio fianco un posto vacante, forse perché al mio fianco il posto vacante è presente dalla nascita. Poi di fianco a Lei c’era l’uomo dell’Est, ma italiano, col labbro gonfio, una maglietta rossa che incuteva terrore, jeans, birra, pochi capelli sopra una fronte spaziosa per occhi assonnati ma sensuali. Anche lui aveva fantasie erotiche, forse sulla moglie, sulla madre, sulla sorella, sulla ragazza, o su di Lei – perché la osservava, di tanto in tanto, osservava quella schiena e quelle ossa sporgenti della mia Lei. Chissà a cosa pensava mentre sulla destra mia c’era il tipico uomo ignoto, di cui non saprei descrivere nulla se non il suo aspetto fisico, con barba precisa, alla moda, ed occhi fissi nel nulla per ben due ore. Proprio perché di fronte a lui c’era l’esperta signora che tutti vorrebbero scopare, a telefono con il figlio, forse, o con il parente che avrebbe dovuto prendersi cura del figlio durante la sua assenza; e dopo la telefonata lei che s’insospettiva, ansiosa, forse dopo aver ricevuto notizie sconfortanti, tanto sconfortarti da perturbare la sua psiche colta ed intelligente ma non abbastanza da scacciare ogni male da ogni pensiero. Ma lei manteneva il suo entusiasmo ed il suo essere sensuale, con le spalle di fuori e le ossa ad accompagnare collo e braccia, tanto erotiche e passionali quanto la voglia di scoparla all’infinito. Una donna anziana, non così tanto, le faceva compagnia senza conoscerla, senza sapere neanche il suo nome: era la donna che non guarderesti mai e poi mai, perché tanto inutile quanto grande era la sua bruttezza ed il suo squallore di vita borghese e precisa. Forse anche lei viveva quel treno metafora della vita senza alcun motivo concreto, forse pure lei aveva sassi da togliere dalle scarpe per vivere nuove esperienze in grado di farle dimenticare la miseria e la povertà di trasgressione e di vita e di amore della sua esistenza. Due donne, poi, proprio di fronte a me, dietro la donna matura e ferocemente attraente sulla mia destra: era una bionda, con un seno enorme, ed un neo abbastanza grande accanto ad un altro neo abbastanza piccolo: erano i nei dell’erotismo, quelli che leccheresti mentre distruggi il suo organo primario e mentre palpi le sue mammelle grandi quanto la tua brama di saziare le tue passioni; di fianco, un'altra lei, la sua compagna, amica, ignota, senza se e senza ma, con occhiali scuri che francamente avrei tolto per vedere il viso forse splendido forse inquietante. Passano persone che non hanno significato, s’incamminano lungo i vagoni del treno metafora della vita, passando evanescenti tra le mie brame, le mie considerazioni ed il mio riposo e le mie riflessioni impure e pure. Correva veloce, lungo i binari trucidi e marroni, consumati dalle sue continue corse veloci e lente, ma pur sempre corse. Correva senza pietà, non lasciava scampo per chi volesse scendere perché anche costoro avevano di fronte a sé la fine di quel tragitto lungo e breve, proprio come una vita. Correva mentre qualcuno leggeva, ascoltava musica o sentiva un amico col cellulare, per ingannare il tempo in mille modi diversi e dimenticare il continuo scorrere del treno metafora della vita e del suo eterno correre verso l’oscuro e verso la fine di tutto. Null’altro poteva dare significato a quella corsa scatenata e folle, null’altro, nemmeno le sognate scopate con la donna matura o quella prosperosa, nemmeno le caduche esperienze mondane che si sarebbero potute vivere con esse, nemmeno la ricerca degli sguardi degli altri, dell’uomo dell’Est, dell’uomo ignoto, della donna anziana ed insensata, nemmeno lo scorgere dei loro occhi e scovare le loro profonde anime per poi scoprire di trovare uomini e donne estremamente interessanti, estremamente grandi e più grandi di me. Provvisorie gioie, precari appagamenti sessuali o di altro genere, temporanei ed instabili attimi di felicità nei loro occhi o nel loro sesso. Provvisorie, precarie, temporanee azioni, basse e di poco conto che distraggono me e gli altri dalla corsa pazza e sempre più veloce del treno metafora della vita, fatto di passeggeri colti, disinvolti, ignoranti, belli, brutti, assassini, ladri, mentecatti, bugiardi, ipocriti, entusiasti, bambini, voluttuosi, piccoli perché piccoli davanti a qualcosa che da solo può essere eterno, ben più grande e ben più infinito di loro, piccoli uomini e piccole donne, piccoli davanti a qualcosa che da solo può essere eterno perché corrispondente a Lei, sempre di fronte a me, mentre riflettevo su tutti questi argomenti, mentre mi lasciavo catapultare in tante fantasie, mentre mi lasciavo incantare da simili corbellerie, mentre proprio Lei osservava sempre il paesaggio, i fiumi e i laghi, proprio mentre i suoi occhi in sintonia con la sua mente pensavano che io fossi il suo unico uomo, l’unico ad amarla ora e per sempre, l’unico essere vivente pronto a finire quel percorso nel treno metafora della vita insieme a Lei. Perché scesi da lì, ci tenevamo per mano, come se non fosse successo niente, come se il treno, seppur arrivato e finito e trascorso, avesse concluso tutte le esistenze di quei personaggi fittizi e reali, senza concludere però la nostra storia, la nostra vita, la nostra amalgamazione tra noi stessi e con l’eterna realtà a cui saremo ancorati per sempre. Io e Lei.
28 giugno 2011
Spellare
Nonostante la mia terronaggine manifesta, la mia sottesa resistenza al sole, la mia ostentata sbruffonaggine nel deridere coloro che sono rimasti scottati per un unico pomeriggio di mare, nonostante tutto questo, anche io sto perdendo la pelle come un serpente che fa la muta.
Pensiamo a Pannella, che rinuncia ai suoi tradizionali scioperi della fame adducendo l'evidente motivazione di non riuscire più fisicamente a sopportarli; anche Vasco Rossi ha compreso, sebbene con un ritardo di qualche lustro, che non è in grado di fare rock e di regalare emozioni con l'antica naturalezza. Si fanno da parte, perchè sono due ruderi, perchè si sono accorti di essere meno che morti, ma solo dei fantocci impregnati di patetismo.
Così anche la mia pelle, secca e morta, ma incollata saldamente sulle spalle, s'è lentamente arresa ed inevitabilmente sgretolata per lasciar posto alla pelle nuova già pronta a sostituirla con prepotenza, con freschezza e naturalezza, esattamente così come deve essere.
18 gennaio 2011
Mattina
E non perchè non mi interessi della sua vita privata, sono una casalinga pettegola e adoro grufolare nelle vite degli altri e se fosse diffuso un video di Berlusconi che si fa frustare da due minorenni marocchine col colbacco e falce e martello in testa me lo godrei mangiando pop-corn. E neppure perchè si possano trovare decine di motivi migliori per accusarlo e mandarlo finalmente a cagare: ogni mezzo è buono, dalla telefonata all'esposivo.
No, il vero motivo per cui mi sento di poter essere addirittura solidale è che, essendo consentito fare sesso con minorenni ed essendo oltretutto assolutamente legale pagare persone per ottenere prestazioni sessuali, contestare il reato di prostituzione minorile ad un uomo che paga Ruby per scoparsela rasenta il farsesco.
Parto dalla pura supposizione, secondo me largamente condivisa anche dall'opposizione, che Ruby abbia visto più cazzi di me che gioco a calcio due volte la settimana e faccio la doccia in ogni occasione con entrambe le squadre per festeggiare il risultato (ma non si sta parlando di me adesso).
E tralasciamo l'odiosa abitudine delle ragazze di considerarsi donne navigate sin dalla tenera età della prima mestruazione, che sembra costringerle per superare l'evidente immaturità dei coetanei dell'altro sesso a trovar rifugio fra le braccia del maggiorenne rappresentante d'istituto, quello rigorosamente più stupido, seguito per i corridoi della scuola da una pletora di 13enni disposte a concedergli le più astruse profondità della propria vulva. E parallelamente costringere i sopracitati coetanei maschi a sprecare i primi anni delle proprie erezioni in maratone onanistiche ai danni di soubrette dello star sistem. Alla luce di tutto questo i criteri per la determinazione della maggiore età sessuale potrebbero essere effettivamente rivisti.
La verità pura e semplice è che la maggior parte degli uomini ha effettivamente pagato per ottenere affetto. E non parlo di sesso con le prostitute, che peraltro costa molto meno del sesso familiare, visto quanto Silvio deve passare a Veronica di alimenti, che nemmeno una squadra di rugby incazzata consumerebbe tutto quel cibo.
Parlo del fatto che a tutti noi è capitato di dover invitare fuori delle giovani, sin dalle quindicenni ai tempi della scuola, offrire loro il gelato o il cinema o la cena, nella speranza che l'evidente scrocco le inducesse a maturare sensi di colpa espiabili con un sano pompino. E molto spesso succede così.
Bando alle ipocrisie: su Facebook c'è un gruppo con 50mila ragazze che sostengono di "considerare un congiuntivo più sexy di un orologio di lusso". A parte la stravaganza del paragone (anche io considero un congiuntivo più sexy di una trave, per esempio), credo che se andassi da loro recitando "ma se io adesso ti chiedessi di farmi un pompino, tu accetteresti?", risulterei ben poco sexy, anche se nell'ultimo periodo ho impiegato ben due congiuntivi. Ma credo parimenti che almeno qualcuna accetterebbe un orologio in dono.
Anche a me non piace, ma è così: il sesso si ottiene tramite una trafila di pratiche burocratiche, meccanismo che sappiamo può essere facilmente oliato dalla conoscenza diretta e dai soldi.
Mi sembra di vedere le vostre facce scandalizzate, le stesse espressioni che le cozze acide ed in evidente carenza di membro virile riservavano a scuola a Claudia, rea di essere troppo bella e troppo disponibile. Con lei quella trafila si saltava a piè pari e per questo era soprannominata "Mattina". Non perchè le sue fattezze suggerissero versi romantici: si trattava del tempo necessario a convincerla a seguirci e condurla in qualche spiaggia deserta, ove giunti ci pensava lei ad illuminarci d'immenso.
Discografia consigliata:
Rapput - Claudio Bisio & Rocco Tanica
10 settembre 2010
Il treno ha fischiato

Era trascorso solo un quarto d'ora da quando il treno aveva lasciato l'enorme stazione di Milano, immersa nel grigio del cemento e del cielo, praticamente dello stesso colore. Eppure già filava per campi sterminati, distese variopinte di fiori, prati immensi di erba verdissima interrotti soltanto da qualche albero che bucava la luce del sole nella speranza di offrire un ombroso luogo di ristoro ai passanti.
Ma non c'era nessuno ad osservare tutto questo a parte noi. Soprattutto te, così splendida in quel vestito di seta che lasciava intravedere le tue forme sublimi. E ad un tratto non c'era più il vagone, non c'era più neppure il treno, c'eravamo solo noi due a rincorrerci in silenzio, ma stranamente immobili, e ricordo ancora la tua risata che suonava come un tintinnio, in quel vorticare di emozioni, di luci, di battiti.
Fu allora che, tenendoti per mano, chiusi gli occhi cercando di stampare nella mia memoria ogni profumo, ogni vibrazione di quel momento, immaginando me e te visti dall'esterno, come del resto avevo sempre fatto. Mi sembra ancora di sentire quell'esplosione di emozioni, vampate di caldo, folate di aria fresca che ti scompigliavano i capelli, la sensazione che da un attimo all'altro le nostre labbra si sarebbero toccate.
Mi sfiorasti delicatamente la spalla, ancora non aprii gli occhi nell'attesa di quel magico contatto.
Mi carezzasti il viso con infinita dolcezza ed io strinsi il collo alla ricerca di quell'inebriante mano aggraziata come cristallo trasparente.
Mi sussurrasti all'orecchio parole che non compresi, ma tutto questo non aveva più senso. Non sapevo cosa fare.
Mi chiamasti allora con voce gentile e ferma.
"Scusa..?"
Aprii gli occhi e vidi una splendida ragazza con lunghi e liscissimi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle ed occhi luminosi e sorridenti vestita di un'elegante giacca verde vicinissima a me, che mi fissava in un misto di curiosità e malcelata ilarità. Eri splendida, ma non eri tu.
"Io.. cosa..?"
"Va tutto bene?"
Accanto a me correvano i profili di palazzi tutti uguali, dominati da un cielo con lo stesso animo plumbeo delle strade e delle macchine e delle persone che camminavano a testa bassa. Del prato e del sole non c'era traccia, eppure erano stati così vicini..
"Sì, certo, grazie.. credo, solo.. credo di essermi addormentato"
"Non per colpa di quello, l'ho letto anche io e non sei affatto giustificato"
La ragazza indicava la copia de "L'ombra del vento" che mi aveva accompagnato nel viaggio docilmente appoggiato sul sedile accanto al mio. Mi sentivo quasi in colpa per averlo abbandonato dopo che lui aveva riversato in me la sua anima.
"No, infatti. Stanotte non ho dormito per finirlo ed ecco il risultato"
"Non mi stupisce allora aver impiegato 5 minuti buoni a svegliarti"
"Davvero? Mi spiace, stavo sognando, non mi sono reso conto di niente, sai.."
La ragazza mi fissava sempre più divertita, come se aspettasse un mio passo. Era slanciata, determinata, ironica e bellissima. Fu lei a rompere il silenzio per prima:
"Beh.."
"Sì?"
"Ora che ne pensi di farmi vedere il biglietto?"
"Il biglietto?"
"Sai, quel foglio di carta che ti dà il diritto di dormire su quel sedile. Al giorno d'oggi tutto ha un prezzo"
Solo allora vidi a lato della sua giacchetta verde il tesserino di riconoscimento, con un tipico cognome in -òn che giustificava il suo chiarissimo accento veneto.
"Oh, già, certo.. credevo.. no, ecco, tieni"
"Grazie, tesoro, alla prossima"
Sorridendo si allontanò con un occhiolino furbetto e canticchiando un motivo che non riconobbi. E mi sentii anche io, come il mio libro, vagamente abbandonato, perchè aveva rotto un incantesimo e sembrava che dovesse espiare la sua colpa conducendomi per mano verso un mondo ancora più incantato. Ma non stavo più sognando.
E, mentre mi sembrava di avere ancora addosso il tuo odore e di poter chiudere gli occhi e ritrovarti abbracciata a me su un prato assolato, mi resi conto con violenza che non c'eri, e non eri mai stata. E probabilmente non saresti stata mai.
7 settembre 2010
Il cielo non esiste
4 settembre 2010
Il senso della sensitività
Quando ho detto questa cosa i miei amici hanno iniziato a guardarmi con aria sospetta, come se avessi confessato di essere omosessuale o, peggio, di essere interista. D'altronde anche io resterei scioccato da una tale notizia se non poi opportunamente spiegata.
Io non intendo sensitivo alla Vanna Marchi, che magari finge di prevedere i numeri del lotto, vi legge le carte, vi dice se il vostro partner vi tradisce o vi ama alla follia.
Ed allora cosa diavolo faccio? Buona domanda.
Io "sento" quando sta per succedere qualcosa di particolare nella mia vita. Quando arriva, lo so già. Non sempre so dire se sarà qualcosa di buono o meno, anche se spesso lo intuisco, ma sento quando l'avvenimento è imminente, come una sorta di presagio.
Ad esempio so con buone 12 ore di anticipo quando vedrò o sentirò la mia ex. Se la sogno, il giorno successivo avrò un contatto perlomeno visivo con lei, se invece mi fa male lo stomaco come se avessi una ventosa all'interno, vuol dire che avrò un contatto telefonico con la sopracitata, o semplicemente che ho mangiato troppo pesante. Ormai è assodato, ed il margine di errore è pressocchè nullo (n.d.r. ultima conferma ieri). Poi l'incontro sarà ovviamente ultra-scenico, con diluvio continuo interrotto solo quando la si incontra per poi riprendere piu forte di prima una volta che ci siamo salutati. Come se anche le goccioline d'acqua non volessero perdersi lo spettacolo. Sì, ne vale la pena. Perchè io smetto di essere un essere pensante, mi stampo in viso una maschera fissa degna del miglior carnevale veneziano, e poi passo i 30 min successivi a darmi del coglione. Una volta mi ha addirittura avvicinato un ragazzo e ho rischiato la rissa, visto che credeva l'appellativo fosse per lui. Un'altra volta invece ad avvicinarsi è stata una vecchina che mi chiese: "caro, hai bisogno di qualcosa?" "no, ho bisogno di qualcuno".
Credo inoltre che a volte davanti ad un bicchierino di whiskey con tra le mani un buon sigaro si possano scoprire le piu grandi verità. Già, perchè se a me dovessero chiedere quale sia la condizione migliore per capire il senso della vita, forse consiglierei proprio una bella bevuta tra amici, o meglio da soli, più deprimente ma più introspettivo. Tutti i grandi passi si fanno da soli, senza compagni o intermediari. E ad ogni passo in avanti, si perde per qualche istante l'equilibrio.
CM: "Ho capito di essere diventato adulto proprio stasera, quando ho dovuto condirmi l'insalata da solo in una casa vuota":
Hugo: "E' una frase di una tristezza infinita".
Oppure un viaggio a Malta. Il delirio.
Già, altro che sedute psicanalitiche, un viaggio a Malta ti apre nuovi mondi e prospettive. Dalai Lama? no grazie, Havana e Coyote (due discoteche maltesi). Ma è proprio in quei momenti che si capisce dove si è nella propria vita e dove si va, o perlomeno ci si prova. Sta qua la differenza.
Perchè a me non verrebbe in mente di pensare all'oceano, alla barriera corallina, ai pesci che ti nuotano intorno facendo ghirigori con le loro scie, ai cavallucci marini che ballano il waka waka. Io quando mi rilasso vedo cieli cupi e montagne da scalare, la cui unica flora è una stella alpina solitaria e a cui onestamente sono ghiacciati i coglioni a stare ferma a prendere tutto quel freddo. Forse perchè per me ogni traguardo è solo un intertempo di una corsa piu grande, o forse perchè non sono mai giunto a nessun traguardo.
Provateci su, mettetevi su una bella poltrona. Terzo o quarto superalcolico della serata in mano, una bella cannetta vecchio stampo e riflettete. Siete tipi che sognano delfini felici che mangiano caramelle gommose tra un salto e l'altro, o tigri della Malesya pronte a far saggiare i propri artigli aguzzi?
12 luglio 2010
Ma lo zingaro è un trucco
I film hanno, sempre ed invariabilmente, una trama. Magari sciatta e prevedibile, ma c'è. In un paio d'ore si condensano ragioni sociali, lezioni di vita, espedienti d'amore, esaltazione del coraggio o quant'altro il regista voglia, ma non esiste un film che non abbia niente da dire. Forse la società moderna non è pronta a pagare svariati euro per entrare al cinema e guardare le riprese di una telecamera da città, che osserva il passeggio delle formiche ed il traffico delle auto e immortala incessantemente il nulla, a meno di improbabili eccezioni.
Nei film romantici c'è sempre qualche grande storia, un insieme di battute indimenticabili, emozioni trasmesse, coincidenze svelate e l'esaltazione dell'amore. Sembra che i personaggi abbiano in mano il loro destino e lo stiano tracciando, accelerato, sotto gli occhi di noi spettatori, che ridiamo o sogniamo alle loro spalle.
Il problema è che nella realtà non capita mai nulla del genere. Dunque accade che la vita vera crede davvero che il cinema, popolato da attori fantastici che recitano storie perfette, sia una proiezione in qualche modo veritiera. E così il cinema imita la vita reale che imita il cinema. O, possibilmente, imita la tv che a sua volta imita il cinema che imita la vita reale. In sostanza, la vita reale si imita, passando per vari livelli di squallore.
Ho visto tanti film con partite di poker, ad esempio. Ineluttabilmente, il nostro (perchè in ogni film c'è un nostro) ha in tutte le mani decisive di tutti i film con una partita a poker delle carte che io, in una vita spesa dietro i vecchi dei circoli di mezza Italia, non mi sono mai neppure vagamente sognato.
Scale reali servite, poker che entrano con facilità inverosimile, full, assi e cuori ovunque.
Nella mia vita, ma mi azzarderei a supporre anche in quella di troppi altri, non ci sono scale reali servite. Ci sono due carte in mano, magari un bellissimo A di cuori, che spunta come prima carta, per invogliarti a metterti in gioco, e poi un lurido 2 di fiori che ti guarda con sdegno. Quel due di fiori è la vita vera, e nella vita vera ci sono solo 4 assi in un mazzo di 52 carte. E si gioca in 5, magari, e devi avere la meglio sugli altri, su tutti loro.
Poi per terra ci sono altre 5 carte coperte, che si scoprono lentamente e che hanno già scritto il tuo destino. Magari ci sono gli altri 3 assi, ma non funziona mai così. Bisogna lottare, intuire, capire quando ritirarsi e quando invece affondare il colpo. Bisogna forzare il destino altrui per rendere migliore il proprio. E per vincere bisogna giocare, anche se sono notoriamente un pokerista prudente.
Adesso in mano ho una insolita coppia. Questo fantastico asso di cuori che mi spinge a continuare a vedere, scoprire una, poi due carte. Poi tre, quattro. Andare sino alla fine e puntare un sacco di soldi per cercare qualche altro asso, una corrispondenza meravigliosa ed invincibile.
E quell'insignificante due di fiori che mi farà compagnia sino alla fine, inutile. Anche se uscisse un altro 2, non sarebbe una coppia buona nemmeno con la polenta. E sono sicuro che vedremo qualche bel 2, magari di picche, come sommo sfregio.
Oppure potrei ritirarmi, invece di continuare a spendere tutte le mie fishes in questo gioco al massacro, nella speranza di trovare degli assi che non escono e di vincere una mano impossibile. Una mano talmente impossibile che mi sistemerebbe per tutta la vita. Una mano, purtroppo, solo da film.
Discografia essenziale:
Rimmel - Francesco De Gregori
Hey, that's no way to say goodbye - Leonard Cohen
You can't always get what you want - The Rolling Stones
Get Lucky - Mark Knopfler
30 ottobre 2009
Encomio di Elena
Così mi divertivo con questa, che forse era frivola, forse quando gli accennavo dell' epicureismo neanche mi capiva. Però mi ha fatto togliere tanti sfizi, mi ha fatto felice. In parte la ringrazio.
Ci sono alcuni che ti dicono che fai bene, che non hai pensieri, stai a fare quello che ti pare, la tua mente è sempre sgombra, non sei inquieto, irrequieto. Invidiano il tuo stato. Ti invidiano e non sanno.
Non sanno che quando è così, la noia arriva ancora prima. Non sanno che quando è così, sei troppo libero. Quando finisce con una troia bisogna rendersi conto che è finita. Che è meglio non averci più rapporti, perchè erano troppo aperti, e rischiano di esserlo ancora.
Era una ragazza bellissima. Era frivola. Ma era anche cattiva. Quando ci lasciammo mi confessò che mentre stava con me si vedeva con un altra persona. Si vedeva con un'altra ragazza.
Mi ricordo che piansì tutta la notte, che fumai le mie prime sigarette, che pensai di suicidarmi.
Non riuscivo a darmi pace: potevo fare sesso con due lesbiche, e non m'aveva detto nulla.
*Quando parli con certa gente, salta fuori che poi su certi argomenti son più ignoranti di un prete. Infatti per troia si intende non la prostituta, bensì quella femmina che te la dà senza troppe remore morali e che ingiustamente, per una cultura sessuofoba, viene così volgarmente etichettata.