No, niente, volevo scrivere che fu Dicembre, una volta, e noi si faceva la rivoluzione.
E ricordo che avevamo occupato la piazza bianca, ed era tutta nostra. E ricordo che io, che non ho tanto amore per le folle, le adunate, e la gente che segue altra gente, stavo là, in alto, e parlavo, e mi si ascoltava.
Io ricordo, lo ricordo chiaramente, che c'era quella bionda, che era la madre di qualcuno, e ricordo che io la mandai affanculo. E mi venne un sacco di tristezza, devo dire, perché se la cattiveria si può esprimere in qualche modo sarà il non interessarsi degli altri. Ed ecco, lei era là a fottersene apertamente, e a denigrarci.
Ora, tutto questo mi è ritornato in mente perché dal player è uscita questa canzone.
E tutto questo mi serve semplicemente per dire una cosa. Capita che uno, un giorno, s'alza, va in una scuola e vota al comune. E capita che passando tra orde di vecchie senza denti, di donne incinte in minigonna e disoccupati col rolex al polso e i bigliettini elettorali di camorristi e parenti nella mano, si ponga una questione imprescindibile: ma perché questi, che so' feccia, che so' cattivi, che so' immorali, devono valere quanto me? Ma perché io devo essere solo un numero?
Se qualcuno un giorno dovesse chiedermi, di nuovo, cosa 'sto a fare là, a prendere il freddo, che tanto non cambia niente, io non gli parlerò di idee, di migliorare le cose, di fare la rivoluzione... tanto son solo sogni quelli. Io gli dirò, semplicemente, che io sto là per distinguermi da loro, che sono indifferenti, che sono morti. Io gli dirò che sto là, ad ammalarmi, perché i sogni non si vendono. Io gli dirò che sto là, a morire, perché loro vengano seppelliti insieme a me.
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15 maggio 2011
10 gennaio 2011
La preghiera dell'uomo moderno
Il principale quotidiano sportivo del paese negli ultimi giorni ha sostanzialmente lasciato la parola al presidente del consiglio, affinchè dispensasse consigli e suggerimenti su come costruire una squadra forte imbottendola di giocatori di classe, schierando quattro attaccanti e soprattutto ignorando che non tutti dispongono del suo budget. E non si parla più di gioco, ma di palazzi, di compravendite e di processi.
Tutti i giornali online oggi aprono riportando fedelmente le parole del pontefice sulla persecuzione della fede e la sua lunga dissertazione sulle leggi più o meno opportune al cristianesimo ed ai suoi seguaci.
Secondo Hegel è proprio il giornale la preghiera mattutina dell'uomo moderno. A suo dire ci consente di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico. E se lo sport è dominato da politica di bassa lega e le vicende sociali si riassumono nelle bislacche esigenze di fede di un vecchio tedesco con la gonna ed i suoi proseliti, mi aspetto che i testi sacri parlino di calcio e bel gioco.
Che, a detta di troppi, è effettivamente una alogica, umorale e pretestuosa fede.

Secondo Hegel è proprio il giornale la preghiera mattutina dell'uomo moderno. A suo dire ci consente di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico. E se lo sport è dominato da politica di bassa lega e le vicende sociali si riassumono nelle bislacche esigenze di fede di un vecchio tedesco con la gonna ed i suoi proseliti, mi aspetto che i testi sacri parlino di calcio e bel gioco.
Che, a detta di troppi, è effettivamente una alogica, umorale e pretestuosa fede.

14 dicembre 2010
Canecrazia

Il motivo semplice per cui la democrazia non funziona è che non è in grado di sciogliere un paradosso piuttosto elementare: ovvero, cosa accade se democraticamente la maggioranza decide di rifiutare la democrazia? O se ad esempio la maggioranza stabilisse che devono votare soltanto i biondi, o i bambini, o le parrucchiere?
Il problema di fondo è la confusione di termini, perchè si tende a spacciare per democrazia la volontà, o presunta tale, della superiorità numerica, il che pone un governo eletto con la maggioranza, eventualmente relativa, cioè una minoranza, dei voti nelle condizioni di poter affermare di essere democratico semplicemente perchè ha ricevuto un numero maggiore di X sulle schede. In sostanza, si riduce la scienza politica alla sola necessità di vincere le elezioni.
In quest'ottica, Hitler era garante della democrazia e Mussolini praticamente un esempio fulgido di libertà, eletti entrambi con maggioranze più o meno schiaccianti. Si spaccia per democrazia il diritto di starnazzare la propria opinione, anche quando essa comporti la soppressione dei più elementari diritti civili.
La verità, o almeno la mia verità, è che l'accezione greca del termine può fugare molti dubbi: il governo del popolo presuppone da parte del popolo stesso una reale partecipazione alla vita politica e facoltà decisionale sulle leggi da varare. Quindi potrebbe realmente funzionare se la gente incapace di scegliere, che poi è la maggioranza, avesse il buon gusto di stare a casa invece di apporre X in base a criteri di dubbio gusto. O, utopicamente, si sforzasse di capirci qualcosa.
Invece no, in Italia ci sono 41 milioni di elettori e quasi 30 fra questi hanno difficoltà a comprendere un testo scritto, con le conseguenze che ne derivano. Così il politico, invece di preoccuparsi del benessere del paese, deve indirizzare i propri sforzi migliori per ottenere il consenso popolare. E, se vuole vincere, deve puntare ad un certo target, cui non può evidentemente parlare di politica, ma solo di calcio, spauracchi inventati di sana pianta, televisione, farcendo tutto di frasi fatte e luoghi comuni. Ecco perchè i nostri rappresentanti non sono politici, ma piazzisti, il che spiega anche perchè il premier sia quello più bravo di tutti come piazzista, e non ci sono dubbi.
Quando sento parlare i politici mi sembra di sentire me quando mento spudoratamente ad una ragazza raccontandole ciò che vuole sentirsi dire per andarci a letto un'altra volta anche se non mi sono comportato nel modo che lei avrebbe voluto. E di solito ci riesco, diamine, non le interessa affatto cosa faccia dal momento che sono sufficientemente bravo a riempirla di fandonie. Ci sono due modi per riuscire a truffare la gente intontendola di chiacchere: essere particolarmente abili a raccontare cazzate oppure avere a che fare con un uditorio dotato di pessima memoria o intelligenza. Meglio quando le cose coincidono, potreste anche prenderle apposta il culo senza neppure sentirla protestare nonostante il dolore.
Se la metafora di orwelliana memoria non fosse abusata direi che questo è un mondo di porci cui gettare ghiande e fumo negli occhi. Ma forse questa maggioranza è solo di cani, creature assoggettate e stolide sempre pronte a scodinzolare in cerca di cibo, fedeli sino alla stoltezza, pronti a ricevere bastonate in cambio di un misero tozzo di pane.
Questo è ciò che abbiamo scelto. Vince la canecrazia.
Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la DISUGUAGLIANZA DI VALORE, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.
Tratto da Diario Intimo di Henri-Frederic Amiel , 12 Giugno 1871
Il problema di fondo è la confusione di termini, perchè si tende a spacciare per democrazia la volontà, o presunta tale, della superiorità numerica, il che pone un governo eletto con la maggioranza, eventualmente relativa, cioè una minoranza, dei voti nelle condizioni di poter affermare di essere democratico semplicemente perchè ha ricevuto un numero maggiore di X sulle schede. In sostanza, si riduce la scienza politica alla sola necessità di vincere le elezioni.
In quest'ottica, Hitler era garante della democrazia e Mussolini praticamente un esempio fulgido di libertà, eletti entrambi con maggioranze più o meno schiaccianti. Si spaccia per democrazia il diritto di starnazzare la propria opinione, anche quando essa comporti la soppressione dei più elementari diritti civili.
La verità, o almeno la mia verità, è che l'accezione greca del termine può fugare molti dubbi: il governo del popolo presuppone da parte del popolo stesso una reale partecipazione alla vita politica e facoltà decisionale sulle leggi da varare. Quindi potrebbe realmente funzionare se la gente incapace di scegliere, che poi è la maggioranza, avesse il buon gusto di stare a casa invece di apporre X in base a criteri di dubbio gusto. O, utopicamente, si sforzasse di capirci qualcosa.
Invece no, in Italia ci sono 41 milioni di elettori e quasi 30 fra questi hanno difficoltà a comprendere un testo scritto, con le conseguenze che ne derivano. Così il politico, invece di preoccuparsi del benessere del paese, deve indirizzare i propri sforzi migliori per ottenere il consenso popolare. E, se vuole vincere, deve puntare ad un certo target, cui non può evidentemente parlare di politica, ma solo di calcio, spauracchi inventati di sana pianta, televisione, farcendo tutto di frasi fatte e luoghi comuni. Ecco perchè i nostri rappresentanti non sono politici, ma piazzisti, il che spiega anche perchè il premier sia quello più bravo di tutti come piazzista, e non ci sono dubbi.
Quando sento parlare i politici mi sembra di sentire me quando mento spudoratamente ad una ragazza raccontandole ciò che vuole sentirsi dire per andarci a letto un'altra volta anche se non mi sono comportato nel modo che lei avrebbe voluto. E di solito ci riesco, diamine, non le interessa affatto cosa faccia dal momento che sono sufficientemente bravo a riempirla di fandonie. Ci sono due modi per riuscire a truffare la gente intontendola di chiacchere: essere particolarmente abili a raccontare cazzate oppure avere a che fare con un uditorio dotato di pessima memoria o intelligenza. Meglio quando le cose coincidono, potreste anche prenderle apposta il culo senza neppure sentirla protestare nonostante il dolore.
Se la metafora di orwelliana memoria non fosse abusata direi che questo è un mondo di porci cui gettare ghiande e fumo negli occhi. Ma forse questa maggioranza è solo di cani, creature assoggettate e stolide sempre pronte a scodinzolare in cerca di cibo, fedeli sino alla stoltezza, pronti a ricevere bastonate in cambio di un misero tozzo di pane.
Questo è ciò che abbiamo scelto. Vince la canecrazia.
Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la DISUGUAGLIANZA DI VALORE, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.
Tratto da Diario Intimo di Henri-Frederic Amiel , 12 Giugno 1871
7 luglio 2010
Campagna di sostegno delle Saghe di Onan a favore di Don Aniello Manganiello
Hugo non ha tutti i torti, continuare a parlare dei vizi privati dei politici non ha molto senso, soprattutto se non vi è la possibilità di cambiare le cose. Una volta, un magistrato dell’anti-mafia, Raffaele Cantone, mi disse che per uscire dallo stato d’indecenza in cui versa il paese fosse necessario partire dalle piccole cose, dal proprio centro sociale, perché ogni fenomeno nasce dalla società e va’ dunque estirpato prima che si integri in essa. Stare qui su internet a scrivere e lamentarsi, fidatevi, non serve a un cazzo.
Non ho alcuna intenzione di discutere su cosa sia giusto o sbagliato, su quale sia l’ideale da perseguire. Ho visto nazioni come la Gran Bretagna, fondate sull’incularsi, prosperare, e tizi che gridavano “libertà” in Francia uccidere i propri oppositori.
Non mi interessa minimamente l’ideale socialista di una società equa, la mano invisibile portatrice di progresso predicata dai liberali, né m’importa delle politiche medievali della chiesa o dell’imperialismo statunitense. Tutto ciò che mi interessa è ciò che faccio io per il mondo, e dovrebbe interessare anche voi, visto che amate così tanto leggere lo schifo altrui e sentirvi migliori. In realtà, l’unico modo per essere giusti è avere se stessi come metro di paragone, e migliorarsi.
Di solito, se partecipo a discussioni politiche, amo demolire le convinzioni degli altri partecipanti, sia che siano elettori di sinistra, sia che siano di destra, solo per diletto personale. Ma posso dirvi comunque, che, per la maggior parte, le vere chiaviche siano gli elettori di destra. A sinistra son quasi tutti sognatori, troppo inclini a riporre fiducia in esseri inesistenti.
Non domandate quale sia il mio ideale politico, in realtà non ammiro neanche la democrazia, se mi viene da pensare a chi è concesso il diritto di voto. Io sono per un tipo di società meritocratica, e non citatemi quella cazzata di Young, che vuole prendere per il culo Platone, io parlo di una meritocrazia fondata sui risultati, non sul potenziale intrinseco negli uomini.
Insomma, se volete leggere qualcosa che stimoli le vostre menti a seguire il bene, e a rifuggire il male, non credo sussistano problemi, ma sappiate che io non ho alcuna intenzione di commentare le nuove peripezie dei vostri nemici carissimi, preferisco esporvi idee nuove, cose concrete da poter fare, e storie da imitare o sostenere col denaro, altrimenti col sudore, che un commento o un mi piace su Facebook, il semplice dissociarsi da un comportamento immorale, non servono.
Tutto questo preambolo serviva a introdurvi la storia che sto per raccontare. Dovete sapere che io vivo a Napoli, in periferia, nel quartiere di Miano. E’ un quartiere povero, e il fatto che confini con Secondigliano e Scampia di certo non aiuta. Nel mio quartiere, che è dilaniato da tutti i problemi sociali esistenti da quando ho memoria, e che non ha mai vissuto un periodo florido, per cui si può dire che non abbia conosciuto neanche la crisi (in quanto stato perenne del luogo), anni fa giunse un giovane prete, guardato da molti con sospetto, visto che l’attività preferita del suo predecessore era mangiare prosciutti, e la madre chiesa non è mai piaciuta alle menti dei luminari. Ma della condotta e degli atti compiuti da Don Aniello non si può che parlar bene. Non frequento né l’oratorio né la chiesa, in quanto ateo, ma posso dire di conoscerlo davvero, visto che le 4 mura della cappella non costituiscono affatto un limite per lui, e di poterne tessere soltanto lodi, sotto un profilo squisitamente laico.
E’ un oratore eccelso, una mente lungimirante, un metodico utopista, ma soprattutto ha il coraggio di trasformare in fatti le idee. Molti preti reputano sufficiente, per guadagnarsi il paradiso, predicare il vangelo e dare ossequio ai sacramenti. Aniello ha sempre messo in secondo piano le litanie e le formalità, e si è dedicato, in tutti questi anni, anima e corpo, a cercare riscatto per una terra malata e inguaribile.
Nonostante la sua sia una lotta contro i mulini a vento, nel corso degli anni ha ottenuto risultati concreti, e seppure questo posto non cambierà mai, perché non cambierà, molte persone, molti giovani, saranno in grado di costruirsi un futuro diverso, lontano da logiche irresponsabili e dalla morsa della criminalità, che qui stringe in molti, e non li lascia più.
Raccontarvi di come abbia sputtanato usurai, spacciatori e di tutte le volte che l’hanno massacrato di botte, credo sia inutile. Raccontarvi del concreto aiuto fornito a famiglie dilaniate dalla povertà, del sostegno ai senzatetto, pure. Mi sento invece in dovere di riportare quanto ha fatto per i giovani. Quando ero un ragazzino, i miei, per farmi stare lontano da certe verità, il pomeriggio mi mandavano a fare sport o altre cose in posti lontani. Oggi credo d'essere una brava persona, ma i miei avevano possibilità economiche sconosciute a tanti. Molti miei amici dell'epoca, che al tempo giocavano a calcio tra i vicoli, attualmente spacciano, uno s'è fatto qualche mese per aggressione a pubblico ufficiale. Oggi i ragazzini hanno un campo sportivo vero, un servizio di studio assistito post-scolastico serio, e possono accedere a tutte queste opportunità gratuitamente, sognare un destino diverso e imparare davvero cosa sia giusto, e cosa sia sbagliato, tenendosi lontani da una strada fatta di ignoranza e illegalità, dove v’assicuro non si cresce bene, in nessuna circostanza. Immaginate una pubblicità dell’8‰, ecco, Aniello è tipo quello, anzi, meglio.
Ora, gli alti ranghi ecclesiastici intendono trasferirlo. E’ un personaggio scomodo, che non ha mai avuto peli sulla lingua, in barba alla politica, alla camorra e al Vaticano stesso, per cui conta più il potere che la carità. I camorristi devono tornare a prendere la comunione, in fondo, sono o no molto credenti, e ricchi?
Dunque, se volete davvero sentirvi migliori, sostenete anche voi questo prete, che fare del bene è più nobile che deprecare il male. Non è tollerabile che gli indagati facciano i vescovi e i santi vengano trasferiti.
Se volete sostenere la battaglia di quest’uomo, firmate la petizione:
Se avete intenzione di sostenere attivamente con noi di Onan questa petizione parlatene nei vostri blog, diffondete questa vergogna:
Il link al gruppo di facebook
Il bannerone da mostrare nel proprio sito, blog, firma sui forum.
Aiutatelo, e aiutate gli abitanti di Miano!
21 giugno 2010
Meglio soli che mal accompagnati
Di solito cerco di evitare attività autolesioniste e/o palesemente dannose, tipo fustigarmi, chiudermi le mani nel tostapane acceso, leggere Repubblica. Tuttavia, per quanto abbia cercato di limitare il più possibile la mia passione politica per evitare di incazzarmi furiosamente e passare le mie giornate come un tifoso dell'Inter fino a pochi anni fa, a volte ricado nel vecchio errore e mi ostino a curiosare i siti internet di qualche rivista scandalistica di medio-basso livello di quelle che in Italia scambiamo per organi di informazione (ma è un peccato tutto sommato veniale, visto che non abbiamo termini di paragone atti a discernere). Così mi ritrovo a leggere l'organo ufficioso dell'opposizione, e a parte la solita cronaca nera che il giornalista preferisce rendere in stile soap opera splatter-strappalacrime piuttosto che in forma di obsoleto articolo di giornale (“era una sera come tante, doveva solo tornare dai suoi poveri figli abbandonati dopo una giornata di lavoro, ancora non sapeva come sarebbe stata ESTRUSA IN STRISCIOLINE SOTTILI”), noto qualcosa che attira la mia attenzione più del solito.
A questo punto apro una piccola parentesi: niente su Repubblica attira mai la mia attenzione, niente di niente, a parte Michele Serra. E' scritto come un giornalino scolastico di quinta elementare, le firme prestigiose sono ormai rincoglionite, le iniziative antigovernative sono ridicole ed hanno il solo scopo di soddisfare il target degli anti-berlusconiani da salotto, l'impressione insomma è di un foglio di serie B che abbia cercato di saltare sul carro del vincitore sbagliato, dimostrando peraltro grande incapacità perché scambiare quelli del PD per dei vincitori è semplicemente impossibile.
Ribadito che per me leggere Repubblica piuttosto che ascoltare un discorso di un qualsiasi membro del governo è esattamente vedere da un angolo diverso il fondo dell'abiezione in cui è definitivamente precipitata (o sempre stata) la democrazia italiana, ritorno all'articolo che mi aveva colpito, che non linko solo perché non vorrei che qualcuno mi associasse ad un lettore di Repubblica, seppure occasionale.
“No alla parola compagni” la protesta dei giovani PD
Leggo allibito un articolo in cui un gruppo di giovani che probabilmente si sono diplomati a scuola come me (a culo) e che probabilmente non capiscono una mazza dell'esistenza protestano per l'uso della parola “compagni” come conclusione di un discorso ad un'assemblea del PD.
Cito testualmente:
Per noi "nativi del PD", cioè estranei alla tradizione comunista e a quella democristiana, "le parole compagni, festa dell'Unità, sono concetti che rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro pensare politico e che facciamo fatica ad accettare... questo trapassato non ha noi come destinatari". Luca Candiano, uno dei firmatari (con Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Marino Ceci, ventenni o poco più, giovani Democratici) sostiene che "è un'aria che si respira dall'inizio della segreteria Bersani" e che li fa sentire "fuoriposto", anche se non è una minaccia ad andarsene. Fanno eco Lucio D'Ubaldo, senatore, e Giorgio Merlo: per entrambi, ex PPI, "con i Gifuni (l'oratore incriminato, n.d.r.) di turno il PD si disegna un ruolo di eterna opposizione".
Non capisco perché in Italia si debba per forza essere ipocriti ed avere la faccia come il culo. Ma scusa, questi signori si possono decidere? Rispettano la tradizione, o gli da fastidio la parola “compagni”, che peraltro io uso anche per rivolgermi a occasionali compagnie di innocenti scampagnate senza nessuna allusione staliniana? Se la storia del loro partito non rientra nel loro pensare politico, allora perché dicono di non volersene andare? Chiedo a qualcuno del PD di spiegarmi se queste sono le discussioni con le quali invece si smetterà di avere un “ruolo di eterna opposizione”, e se lo sono gli chiedo anche di spiegarmi da che parte sta lui. Inoltre mi chiedo, se qualcuno ritiene questa cagata così importante da sprecarci tanto tempo e farla finire su un giornale, perché questo qualcuno non pensa di restituire la maledetta tessera? Glielo ha scritto il medico di tesserarsi?
La verità è che il PD non è nato per essere capace di avere un'idea precisa su qualcosa, è nato per inglobare tutto alla “Francia o Spagna purché se magna”. e i giovani son più inconcludenti dei vecchi, con tanti saluti al ricambio generazionale.
(Peraltro, un'idea precisa non permetterebbe di tenere un piede in mille scarpe, pratica secondo loro molto furba; inoltre, quante parole “impronunciabili” potrebbero esserci in un'idea vera? Dopo la crociata-compagni, rischieremo la crociata-salari, la crociata-tetto-fiscale, la crociata-scala-a-pioli, e chissà quante altre).
Sarebbe ora che il PD si sciogliesse e questa gente pensasse a trovarsi un lavoro vero, visto che la sua utilità è pari a zero e che tutti i soldi e i voti che ci buttiamo sono assolutamente sprecati.
A questo punto apro una piccola parentesi: niente su Repubblica attira mai la mia attenzione, niente di niente, a parte Michele Serra. E' scritto come un giornalino scolastico di quinta elementare, le firme prestigiose sono ormai rincoglionite, le iniziative antigovernative sono ridicole ed hanno il solo scopo di soddisfare il target degli anti-berlusconiani da salotto, l'impressione insomma è di un foglio di serie B che abbia cercato di saltare sul carro del vincitore sbagliato, dimostrando peraltro grande incapacità perché scambiare quelli del PD per dei vincitori è semplicemente impossibile.
Ribadito che per me leggere Repubblica piuttosto che ascoltare un discorso di un qualsiasi membro del governo è esattamente vedere da un angolo diverso il fondo dell'abiezione in cui è definitivamente precipitata (o sempre stata) la democrazia italiana, ritorno all'articolo che mi aveva colpito, che non linko solo perché non vorrei che qualcuno mi associasse ad un lettore di Repubblica, seppure occasionale.
“No alla parola compagni” la protesta dei giovani PD
Leggo allibito un articolo in cui un gruppo di giovani che probabilmente si sono diplomati a scuola come me (a culo) e che probabilmente non capiscono una mazza dell'esistenza protestano per l'uso della parola “compagni” come conclusione di un discorso ad un'assemblea del PD.
Cito testualmente:
Per noi "nativi del PD", cioè estranei alla tradizione comunista e a quella democristiana, "le parole compagni, festa dell'Unità, sono concetti che rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro pensare politico e che facciamo fatica ad accettare... questo trapassato non ha noi come destinatari". Luca Candiano, uno dei firmatari (con Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Marino Ceci, ventenni o poco più, giovani Democratici) sostiene che "è un'aria che si respira dall'inizio della segreteria Bersani" e che li fa sentire "fuoriposto", anche se non è una minaccia ad andarsene. Fanno eco Lucio D'Ubaldo, senatore, e Giorgio Merlo: per entrambi, ex PPI, "con i Gifuni (l'oratore incriminato, n.d.r.) di turno il PD si disegna un ruolo di eterna opposizione".
Non capisco perché in Italia si debba per forza essere ipocriti ed avere la faccia come il culo. Ma scusa, questi signori si possono decidere? Rispettano la tradizione, o gli da fastidio la parola “compagni”, che peraltro io uso anche per rivolgermi a occasionali compagnie di innocenti scampagnate senza nessuna allusione staliniana? Se la storia del loro partito non rientra nel loro pensare politico, allora perché dicono di non volersene andare? Chiedo a qualcuno del PD di spiegarmi se queste sono le discussioni con le quali invece si smetterà di avere un “ruolo di eterna opposizione”, e se lo sono gli chiedo anche di spiegarmi da che parte sta lui. Inoltre mi chiedo, se qualcuno ritiene questa cagata così importante da sprecarci tanto tempo e farla finire su un giornale, perché questo qualcuno non pensa di restituire la maledetta tessera? Glielo ha scritto il medico di tesserarsi?
La verità è che il PD non è nato per essere capace di avere un'idea precisa su qualcosa, è nato per inglobare tutto alla “Francia o Spagna purché se magna”. e i giovani son più inconcludenti dei vecchi, con tanti saluti al ricambio generazionale.
(Peraltro, un'idea precisa non permetterebbe di tenere un piede in mille scarpe, pratica secondo loro molto furba; inoltre, quante parole “impronunciabili” potrebbero esserci in un'idea vera? Dopo la crociata-compagni, rischieremo la crociata-salari, la crociata-tetto-fiscale, la crociata-scala-a-pioli, e chissà quante altre).
Sarebbe ora che il PD si sciogliesse e questa gente pensasse a trovarsi un lavoro vero, visto che la sua utilità è pari a zero e che tutti i soldi e i voti che ci buttiamo sono assolutamente sprecati.
6 maggio 2010
Oh, no! C'ho la scajola!
Ma dai, ragazzi, non sarete davvero stupiti per questa faccenda degli appartamenti sottopagati? Voglio dire, è da 15 anni che andiamo dicendo che i berluscones sono cretini o in malafede e ora che abbiamo trovato un caso di uno che incarna entrambe le caratteristiche scoppia 'sto casino?
Che poi Scajola a me non sembrerebbe davvero un pirla, la sua vera condanna è il cognome che si porta, una specie di mix fra la scabbia ed il vaiolo. Ogni volta che lo sento nominare mi immagino un tizio identico a Brunetta ma pieno di pustole rosse.
Beh, il fatto è che non c'è davvero niente di sconvolgente nella faccenda. Se ti pagano l'appartamento e non hai la dignità morale di rifiutare cortesemente la gentilezza ci hai guadagnato una casa, in questo caso bella e di valore. Lo faccio anche io, quando qualcuno vuole offrirmi una birra, accetto e ci guadagno una birra; penso sempre che sia disinteressata, ma in realtà nessuno fa niente per niente. Cercano tutte di farmi ubriacare per portarmi a letto. Ma con la birra, o magari con l'assunzione di più di una, posso tranquillamente fingere di essermene scordato e dare la colpa all'alcool. Convengo con voi che per un vasto appartamento la dimenticanza possa apparire vagamente meno credibile.
Ma il punto è che alla fin fine si tratta di spiccioli. Stiamo parlando di meno di un milione di euro: l'associazione per delinquere comunemente chiamata "Camera dei deputati" costa mille volte tanto. Per restare a Scajola, l'aeroporto di Albenga che sta in piedi esclusivamente per farlo volare agiatamente fino a Roma, rappresenta una voce di spesa parecchio più onerosa.
Il buon Claudio ha, con le dovute proporzioni, applicato lo stesso criterio che adottano tutti nella vita per le altre faccende, quelle ordinarie. Il tabaccaio ti consegna 5 euro di resto in più, li guardi, li intaschi e te ne vai. Il professore ti propone un 28 che spettava ad un tuo omonimo, firmi e te ne vai. La Figc ti assegna uno scudetto che non hai vinto? Te lo cuci sulla maglietta e possibilmente fai anche il gradasso.
Trovi 12 ragazze bellissime a pranzo a casa tua che sembrano fremere dalla voglia di saltarti addosso e succhiartelo? Goditi il tuo harem senza chiedere quale mano le abbia prezzolate per stare lì a concupire un vecchio tignoso con lo scolo. Anzi, bullati per le tue abilità di Don Giovanni.
Quello che davvero mi rende perplesso è la linea difensiva del ministro: ha implicitamente ammesso di essere un cretino, cosa che dovrebbe giustificarlo. Di solito questi commedianti da due soldi si limitano ad alzare polvere, urlare e nascondere le prove, dando a noi radical chic la matematica certezza che si tratta di corrotti. Invece stavolta Scajola s'è alzato in piedi e ha detto: "Ragazzi, non me ne sono accorto che mi pagavano la casa, davvero, sono un cretino".
Ed io sono sul serio sorpreso e confuso: sono arrivato a soprassedere sul fatto che un ministro della Repubblica arrivi a ricevere donazioni che puzzano di tangenti per un milione di euro. Non mi va di chiedermi chi e perchè lo abbia fatto, mi concentro solo sul fatto che hanno cambiato strategia di difesa.
E se lui va a casa facendo la bella figura del dimissionario, con un aeroporto a pochi km da casa ed un appartamento da 200mq al Colosseo ed a me che lo guardo viene da ridere, evidentemente deve essere una strategia che paga.
Che poi Scajola a me non sembrerebbe davvero un pirla, la sua vera condanna è il cognome che si porta, una specie di mix fra la scabbia ed il vaiolo. Ogni volta che lo sento nominare mi immagino un tizio identico a Brunetta ma pieno di pustole rosse.
Beh, il fatto è che non c'è davvero niente di sconvolgente nella faccenda. Se ti pagano l'appartamento e non hai la dignità morale di rifiutare cortesemente la gentilezza ci hai guadagnato una casa, in questo caso bella e di valore. Lo faccio anche io, quando qualcuno vuole offrirmi una birra, accetto e ci guadagno una birra; penso sempre che sia disinteressata, ma in realtà nessuno fa niente per niente. Cercano tutte di farmi ubriacare per portarmi a letto. Ma con la birra, o magari con l'assunzione di più di una, posso tranquillamente fingere di essermene scordato e dare la colpa all'alcool. Convengo con voi che per un vasto appartamento la dimenticanza possa apparire vagamente meno credibile.
Ma il punto è che alla fin fine si tratta di spiccioli. Stiamo parlando di meno di un milione di euro: l'associazione per delinquere comunemente chiamata "Camera dei deputati" costa mille volte tanto. Per restare a Scajola, l'aeroporto di Albenga che sta in piedi esclusivamente per farlo volare agiatamente fino a Roma, rappresenta una voce di spesa parecchio più onerosa.
Il buon Claudio ha, con le dovute proporzioni, applicato lo stesso criterio che adottano tutti nella vita per le altre faccende, quelle ordinarie. Il tabaccaio ti consegna 5 euro di resto in più, li guardi, li intaschi e te ne vai. Il professore ti propone un 28 che spettava ad un tuo omonimo, firmi e te ne vai. La Figc ti assegna uno scudetto che non hai vinto? Te lo cuci sulla maglietta e possibilmente fai anche il gradasso.
Trovi 12 ragazze bellissime a pranzo a casa tua che sembrano fremere dalla voglia di saltarti addosso e succhiartelo? Goditi il tuo harem senza chiedere quale mano le abbia prezzolate per stare lì a concupire un vecchio tignoso con lo scolo. Anzi, bullati per le tue abilità di Don Giovanni.
Quello che davvero mi rende perplesso è la linea difensiva del ministro: ha implicitamente ammesso di essere un cretino, cosa che dovrebbe giustificarlo. Di solito questi commedianti da due soldi si limitano ad alzare polvere, urlare e nascondere le prove, dando a noi radical chic la matematica certezza che si tratta di corrotti. Invece stavolta Scajola s'è alzato in piedi e ha detto: "Ragazzi, non me ne sono accorto che mi pagavano la casa, davvero, sono un cretino".
Ed io sono sul serio sorpreso e confuso: sono arrivato a soprassedere sul fatto che un ministro della Repubblica arrivi a ricevere donazioni che puzzano di tangenti per un milione di euro. Non mi va di chiedermi chi e perchè lo abbia fatto, mi concentro solo sul fatto che hanno cambiato strategia di difesa.
E se lui va a casa facendo la bella figura del dimissionario, con un aeroporto a pochi km da casa ed un appartamento da 200mq al Colosseo ed a me che lo guardo viene da ridere, evidentemente deve essere una strategia che paga.
23 aprile 2010
Voi siate pure Fini, io vi mando a fanculo.

Quello che mi preoccupa davvero del clamore del polverone alzato ieri da Fini alla direzione del Pdl è il clamore stesso. Vedo tanta gente che dice di interessarsi alla politica e che possibilmente si definisce anche di sinistra inneggiare a Fini come fosse il salvatore della patria, la speranza per il futuro; qualcuno per cui parteggiare.
A me viene solamente da pensare che chi combatte dall'interno, o dice di farlo, perchè a me non risultano in questi anni di governo prese di posizione che abbiano effettivamente mutato le sorti di una votazione in parlamento, è già complice.
Dal 1994 sino ad ora Fini è sempre stato alleato di Berlusconi, ne ha appoggiato le battaglie e le vergognose iniziative per la sua persona, ha promulgato delle leggi col suo nome che vanno contro qualsiasi diritto civile e soprattutto ha contribuito a consolidare il consenso del premier facendo confluire l'immagine della destra italiana nel grande partito popolare.
Contemporaneamente a questa unificazione in una destra reazionaria, perchè di questo si tratta e non di altro, il fronte dell'opposizione si spaccava autonomamente. All'inizio, senza promulgare leggi che frenassero Berlusconi ed i conflitti d'interesse ha di fatto dato il definitivo via libera alle infiltrazioni di bassa moralità nel quadro politico. Poi ha cercato di appiattirsi su posizioni di destra, in modo da attirarsi il voto del popolino italiano, giungendo al risultato contrario di perdere piuttosto i consensi dei veri elettori di sinistra e del proletariato. Poi ha accettato e confermato una legge elettorale con premio di maggioranza contraria a qualsiasi buonsenso in un paese che non nasce bipolare: in pratica, ha regalato il dominio assoluto ad una coalizione che non ha neppure la maggioranza relativa.
La strada verso la mediocrità e verso destra continua col PD che riesce a cancellare la sinistra dal parlamento proprio inneggiando a quella sciagurata legge. Solo un anno dopo, l'Italia diventa l'unica nazione a non avere rappresentanti di centrosinistra nel parlamento europeo, ma solo liberali, popolari e nazionalisti.
Tutto questo, legittimata dal voto di quella che mi piace considerare la sinistra del meno peggio.
Ora siamo al passo successivo: l'opposizione è collocata nel partito di maggioranza. In sostanza, il quadro politico italiano è il Pdl e null'altro. E la gente tifa per Fini.
Ecco, siamo arrivati alla condizione in cui la gente di sinistra mostra il suo trasporto verso un fascista storico, attuatore visibile della devastazione in atto nel nostro paese. Questo è peggio dello scegliere il meno peggio. Si tratta di cieca idiozia e di ontologica inadeguatezza alla democrazia. Mangiatevi queste ghiande sporche di letame, non meritate altro.
A me viene solamente da pensare che chi combatte dall'interno, o dice di farlo, perchè a me non risultano in questi anni di governo prese di posizione che abbiano effettivamente mutato le sorti di una votazione in parlamento, è già complice.
Dal 1994 sino ad ora Fini è sempre stato alleato di Berlusconi, ne ha appoggiato le battaglie e le vergognose iniziative per la sua persona, ha promulgato delle leggi col suo nome che vanno contro qualsiasi diritto civile e soprattutto ha contribuito a consolidare il consenso del premier facendo confluire l'immagine della destra italiana nel grande partito popolare.
Contemporaneamente a questa unificazione in una destra reazionaria, perchè di questo si tratta e non di altro, il fronte dell'opposizione si spaccava autonomamente. All'inizio, senza promulgare leggi che frenassero Berlusconi ed i conflitti d'interesse ha di fatto dato il definitivo via libera alle infiltrazioni di bassa moralità nel quadro politico. Poi ha cercato di appiattirsi su posizioni di destra, in modo da attirarsi il voto del popolino italiano, giungendo al risultato contrario di perdere piuttosto i consensi dei veri elettori di sinistra e del proletariato. Poi ha accettato e confermato una legge elettorale con premio di maggioranza contraria a qualsiasi buonsenso in un paese che non nasce bipolare: in pratica, ha regalato il dominio assoluto ad una coalizione che non ha neppure la maggioranza relativa.
La strada verso la mediocrità e verso destra continua col PD che riesce a cancellare la sinistra dal parlamento proprio inneggiando a quella sciagurata legge. Solo un anno dopo, l'Italia diventa l'unica nazione a non avere rappresentanti di centrosinistra nel parlamento europeo, ma solo liberali, popolari e nazionalisti.
Tutto questo, legittimata dal voto di quella che mi piace considerare la sinistra del meno peggio.
Ora siamo al passo successivo: l'opposizione è collocata nel partito di maggioranza. In sostanza, il quadro politico italiano è il Pdl e null'altro. E la gente tifa per Fini.
Ecco, siamo arrivati alla condizione in cui la gente di sinistra mostra il suo trasporto verso un fascista storico, attuatore visibile della devastazione in atto nel nostro paese. Questo è peggio dello scegliere il meno peggio. Si tratta di cieca idiozia e di ontologica inadeguatezza alla democrazia. Mangiatevi queste ghiande sporche di letame, non meritate altro.
1 aprile 2010
Pigs on the Wing
Oggi è l'1 aprile, e l'1 aprile non ho mai voglia di parlare di pesci, a meno di non volerli usare come eufemismo per discutere delle ultime elezioni.
Voglio parlarvi di altro genere di animali, quelli che votano e soprattutto quelli che vengono eletti. Perchè proprio il primo aprile di qualche anno fa, nel 1933, iniziava il boicottaggio verso le attività degli ebrei in Germania, grazie a leggi che garantivano l'impiego nel pubblico servizio ai soli ariani. Niente di stravolgente, come non è neppure rivoluzionario chiudere i kebabari e suggerire le assunzioni nell'istruzione in base al diritto di nascita, regionale, oltre che nazionale. E' solo un piccolo ulteriore passo verso il degrado morale della nostra nazione.
Ma tranquilli, l'Italia non arriverà mai a decimare un popolo; essenzialmente perchè è un paese secondo tradizione così poco decisionista che si limiterà a gonfiare partiti di trogloditi vivendo nel terrore degli stranieri, dei terroni, dei comunisti, causando solo morti passivi, affogati dai barconi e assiderati nei deserti del Senegal, e ghettizazzione de facto.
Guardatevi dal contagio, tenete la testa alta, perchè questi porci sono sopra di voi pronti a schiacciarvi.
If you didn't care what happened to me,
And I didn't care for you,
We would zig zag our way through the boredom and pain
Occasionally glancing up through the rain.
Wondering which of the buggars to blame
And watching for pigs on the wing.
Ma tranquilli, l'Italia non arriverà mai a decimare un popolo; essenzialmente perchè è un paese secondo tradizione così poco decisionista che si limiterà a gonfiare partiti di trogloditi vivendo nel terrore degli stranieri, dei terroni, dei comunisti, causando solo morti passivi, affogati dai barconi e assiderati nei deserti del Senegal, e ghettizazzione de facto.
Guardatevi dal contagio, tenete la testa alta, perchè questi porci sono sopra di voi pronti a schiacciarvi.
If you didn't care what happened to me,
And I didn't care for you,
We would zig zag our way through the boredom and pain
Occasionally glancing up through the rain.
Wondering which of the buggars to blame
And watching for pigs on the wing.
Discografia consigliata:
album "Animals" - Pink Floyd
30 marzo 2010
Medea rossobianconera
Forse come tutti i blogger dovrei fare una piccola analisi del voto di oggi. Credo sia questo che il pubblico si aspetta da me: una piccola palata di merda contro il solido muro eretto dalla mediocrità del mio paese. Ma vedete, stasera, come a seguito di ogni tornata elettorale, mi auspico il ritorno della guerra fredda con corsa agli armamenti annessa e possibilmente ripetuto sgancio di ordigni nucleari sul belpaese. Una presa di posizione che mi sembra sufficientemente chiara, senza dovermi attardare a descrivere quali strumenti di tortura userei sui contadini dell'astigiano.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.
24 marzo 2010
Il Milione
Sono abituato a considerare un milione come il doppio di cinquecentomila, dieci volte centomila o magari mille volte mille! Credo che un numero dovrebbe essere semplicemente una cifra per indicare una quantità n piuttosto che ripetere n volte 1. E' una pratica piuttosto comoda e semplice in definitiva.
Ma ci sono dei numeri che assumono altri significati: il numero 1 è un figo per eccellenza, lo 0 al contrario una cifra che non conta nulla, almeno così dicono. Il 4 è il voto standard di Felipe Melo. Il miliardo il sogno di ricchezza, almeno quando ero piccino, ora i tempi pare siano cambiati. Ma non sono certamente gli unici: 69, 451, 665 (la targa della mia auto).. ed, appunto, questo fantastico milione!
Ma ci sono dei numeri che assumono altri significati: il numero 1 è un figo per eccellenza, lo 0 al contrario una cifra che non conta nulla, almeno così dicono. Il 4 è il voto standard di Felipe Melo. Il miliardo il sogno di ricchezza, almeno quando ero piccino, ora i tempi pare siano cambiati. Ma non sono certamente gli unici: 69, 451, 665 (la targa della mia auto).. ed, appunto, questo fantastico milione!
Sembra che sia l'unica cifra utile per raggiungere uno scopo: a me piacerebbe tanto che un giorno un politico salisse sul palco di una manifestazione affollata e gridasse, atteggiandosi a Dj: "Ehi ragazzi, siete tantissimi! 624.578! Ed avete anche i cappellini tutti uguali! Ora fate un urlo". Mi piacerebbe che Facebook andasse contro questa moda del milione, invece di incoraggiarla: "Scommetto che trovo almeno 425.931 persone cui la cucina inglese fa cagare a spruzzo".
Invece no: siamo sempre un milione. E se non lo siamo, lo diventiamo! Un milione a favore, un milione per, un milione contro. Un milione al concertone, uno alla giornata del silenzio. Altrimenti, a quanto pare, si risulta meno credibili.
Eppure è dall'epoca di Marco Polo che chi usa a ripetizione questa cifra fa la figura del pallonaro; certo, capita quando fra le ricchezze del Gran Kahn ti ostini ad annoverare draghi volanti e città fantastiche di porcellana.
-Dopo aver camminato per un milione di chilometri, vidi una fantastica città fra le montagne, popolata da un milione di uomini. Ed un milione di ippogrifi si aprì dinnanzi a me, indicandomi il sentiero!
-Si, Marco.
-E poi arrivai alle mura e mi offrirono un milione di bellissime e prosperose donne cinesi.
-Ma non erano solo un milione in città?
-Ehm, era una città di sole donne. E anche alte, eh!
-Si, Marco.
-A questo punto, dopo un milione di coiti, si videro giungere un milione di navi, a bordo della più grande delle quali c'era il Gran Kahn, lo strascico del cui vestito era sorretto da un milione di cortigiani.
-Un milione di navi in montagna?
-Ecco.. sono molto aerodinamiche!
-Si, Marco.
A me piacerebbe pensare che un politico possa davvero attirare in piazza un milione di persone: non per urlargli contro e per contestarlo, quello è semplice, ci può riuscire chiunque. Neppure per sostenerlo con bandiere e spillette stampate per l'occasione a spese sue e distribuite come ricordo del viaggio premio. Anche questo non è poi complesso. Ma vorrei vedere un milione di persone che celebrano un rappresentante in maniera del tutto disinteressata.
Invece no: siamo sempre un milione. E se non lo siamo, lo diventiamo! Un milione a favore, un milione per, un milione contro. Un milione al concertone, uno alla giornata del silenzio. Altrimenti, a quanto pare, si risulta meno credibili.
Eppure è dall'epoca di Marco Polo che chi usa a ripetizione questa cifra fa la figura del pallonaro; certo, capita quando fra le ricchezze del Gran Kahn ti ostini ad annoverare draghi volanti e città fantastiche di porcellana.-Dopo aver camminato per un milione di chilometri, vidi una fantastica città fra le montagne, popolata da un milione di uomini. Ed un milione di ippogrifi si aprì dinnanzi a me, indicandomi il sentiero!
-Si, Marco.
-E poi arrivai alle mura e mi offrirono un milione di bellissime e prosperose donne cinesi.
-Ma non erano solo un milione in città?
-Ehm, era una città di sole donne. E anche alte, eh!
-Si, Marco.
-A questo punto, dopo un milione di coiti, si videro giungere un milione di navi, a bordo della più grande delle quali c'era il Gran Kahn, lo strascico del cui vestito era sorretto da un milione di cortigiani.
-Un milione di navi in montagna?
-Ecco.. sono molto aerodinamiche!
-Si, Marco.
A me piacerebbe pensare che un politico possa davvero attirare in piazza un milione di persone: non per urlargli contro e per contestarlo, quello è semplice, ci può riuscire chiunque. Neppure per sostenerlo con bandiere e spillette stampate per l'occasione a spese sue e distribuite come ricordo del viaggio premio. Anche questo non è poi complesso. Ma vorrei vedere un milione di persone che celebrano un rappresentante in maniera del tutto disinteressata.
19 marzo 2010
Una croce sul futuro
Adesso che anche Sgarbi, un uomo sul quale mi riesce persino difficile pensare di poter fare battute più efficaci nel qualificarlo di una qualsiasi sua dichiarazione, si è messo a latrare sulla faccenda del caos Liste mi sento di poterla elevare da simpatica farsa ad assoluta pagliacciata.
In verità io sono del tutto convinto che il Pdl avrebbe dovuto avvalersi del diritto di presentare i propri candidati a Roma, in Lombardia e dovunque volesse. Sì, lo so che "le regole ci sono" e che "prevaricatori fascisti".. sono d'accordo. Ma analizzando la faccenda mi sono chiesto: perchè esistono queste regole per presentare una lista? Ha senso che un partito con 12 milioni di voti distribuiti più o meno uniformemente sul territorio nazionale debba perdere tempo a raccogliere qualche centinaio di firme quando l'evidente significato di queste regole è impedire a tutti i buontemponi perdigiorno di intasare le schede elettorali con scritte quali "ciao mamma" o "w la patata" (che peraltro riscuote grandissimo successo). Con tutto questo ho usato appositamente il condizionale passato: le regole ci sono e fanno schifo. Le avete volute voi, tenetevele senza rompere i coglioni e piazzate i vostri uomini alla RAI, in qualche giornale, rivista di gossip o fateli ausiliari del traffico. Per stavolta, niente poltrone. La legge dovrebbe essere fatta per l'uomo e non viceversa, ma come si fa a stabilire il confine di intervento legittimo (non preventivo, è ovvio, è quello che sto cercando di dire) per rimediare alle assurdità che la legge stessa ha provocato?
Per esempio, supponiamo che tutti i sondaggi diano il candidato di Berlusconi in netto vantaggio rispetto agli avversari e ammettiamo che a seguito di un'astensione-da-bella-giornata particolarmente elevata questo effettivamente non vinca. Le regole della competizione elettorale assegnano seggi e governatore a chi ha preso più voti, ma tutti sanno che effettivamente quell'uomo non ha nè maggioranza nè consenso. Ma è giusto che si insidi, anche se squallido. Il governo potrebbe invalidare l'elezione, appellandosi al diritto di soddisfare il volere dei cittadini. Siete davvero sicuri che una situazione del genere sia davvero così campata in aria, mentre intanto arrivano mail e telefonate in tutta Italia non autorizzate e Casini mi telefona a casa per raccattare il mio voto? Quanto ciò è più corretto che riammettere una lista che ha eluso i termini prescritti dal regolamento?
Insomma, il succo è che le regole fanno schifo come quelli che non si preoccupano di cambiarle. Il problema di fondo è che la democrazia in Italia non funziona, nel senso che il nostro paese è proprio inadatto ad assimilarla. Non so se sia una forma di gestione che non funziona in assoluto o se sia valida solo per posti meno popolosi, o abitati da gente già acculturata e abituata al concetto di "cosa pubblica". Ma di fatto, quando un insieme di elementi non è in possesso di capacità per eleggere i propri rappresentanti con cognizione di causa, questi tenderanno a godere del proprio ruolo disinteressandosi della persone che devono rappresentare. E' fisiologico, dai livelli più alti sino ai rappresentanti di classe o di condominio che si fanno eleggere per farsi belli con le ragazzine ed in più intascano i soldi dei condomini con cui portarle fuori a cena.
Mi piacerebbe che si potesse votare senza grosse, colorate e confusionarie schede elettorali. Vai al seggio con un piccolo foglio bianco e scrivi in stampatello il nome del partito che ti piace, per intero, con nome e cognome di un uomo di quel partito che vorresti eleggere e poi sotto del governatore che preferisci (sì, gli elettori della Lega sarebbero spacciati, l'ho pensato per questo). Niente liste di presentazione o raccolte di firme. Solo un'iscrizione online e l'elenco dei candidati distribuito coi giornali della domenica. Semplice e facile, per tutti quelli che potrebbero avere la voglia di interessarsi di politica almeno per un giorno, senza essere svalutati dai milioni che si ostinano a votare senza riuscire a leggere qualcosa oltre le X che piazzano sui merdosi simboli simili a slogan pubblicitari.
In verità io sono del tutto convinto che il Pdl avrebbe dovuto avvalersi del diritto di presentare i propri candidati a Roma, in Lombardia e dovunque volesse. Sì, lo so che "le regole ci sono" e che "prevaricatori fascisti".. sono d'accordo. Ma analizzando la faccenda mi sono chiesto: perchè esistono queste regole per presentare una lista? Ha senso che un partito con 12 milioni di voti distribuiti più o meno uniformemente sul territorio nazionale debba perdere tempo a raccogliere qualche centinaio di firme quando l'evidente significato di queste regole è impedire a tutti i buontemponi perdigiorno di intasare le schede elettorali con scritte quali "ciao mamma" o "w la patata" (che peraltro riscuote grandissimo successo). Con tutto questo ho usato appositamente il condizionale passato: le regole ci sono e fanno schifo. Le avete volute voi, tenetevele senza rompere i coglioni e piazzate i vostri uomini alla RAI, in qualche giornale, rivista di gossip o fateli ausiliari del traffico. Per stavolta, niente poltrone. La legge dovrebbe essere fatta per l'uomo e non viceversa, ma come si fa a stabilire il confine di intervento legittimo (non preventivo, è ovvio, è quello che sto cercando di dire) per rimediare alle assurdità che la legge stessa ha provocato?
Per esempio, supponiamo che tutti i sondaggi diano il candidato di Berlusconi in netto vantaggio rispetto agli avversari e ammettiamo che a seguito di un'astensione-da-bella-giornata particolarmente elevata questo effettivamente non vinca. Le regole della competizione elettorale assegnano seggi e governatore a chi ha preso più voti, ma tutti sanno che effettivamente quell'uomo non ha nè maggioranza nè consenso. Ma è giusto che si insidi, anche se squallido. Il governo potrebbe invalidare l'elezione, appellandosi al diritto di soddisfare il volere dei cittadini. Siete davvero sicuri che una situazione del genere sia davvero così campata in aria, mentre intanto arrivano mail e telefonate in tutta Italia non autorizzate e Casini mi telefona a casa per raccattare il mio voto? Quanto ciò è più corretto che riammettere una lista che ha eluso i termini prescritti dal regolamento?
Insomma, il succo è che le regole fanno schifo come quelli che non si preoccupano di cambiarle. Il problema di fondo è che la democrazia in Italia non funziona, nel senso che il nostro paese è proprio inadatto ad assimilarla. Non so se sia una forma di gestione che non funziona in assoluto o se sia valida solo per posti meno popolosi, o abitati da gente già acculturata e abituata al concetto di "cosa pubblica". Ma di fatto, quando un insieme di elementi non è in possesso di capacità per eleggere i propri rappresentanti con cognizione di causa, questi tenderanno a godere del proprio ruolo disinteressandosi della persone che devono rappresentare. E' fisiologico, dai livelli più alti sino ai rappresentanti di classe o di condominio che si fanno eleggere per farsi belli con le ragazzine ed in più intascano i soldi dei condomini con cui portarle fuori a cena.
Mi piacerebbe che si potesse votare senza grosse, colorate e confusionarie schede elettorali. Vai al seggio con un piccolo foglio bianco e scrivi in stampatello il nome del partito che ti piace, per intero, con nome e cognome di un uomo di quel partito che vorresti eleggere e poi sotto del governatore che preferisci (sì, gli elettori della Lega sarebbero spacciati, l'ho pensato per questo). Niente liste di presentazione o raccolte di firme. Solo un'iscrizione online e l'elenco dei candidati distribuito coi giornali della domenica. Semplice e facile, per tutti quelli che potrebbero avere la voglia di interessarsi di politica almeno per un giorno, senza essere svalutati dai milioni che si ostinano a votare senza riuscire a leggere qualcosa oltre le X che piazzano sui merdosi simboli simili a slogan pubblicitari.
5 marzo 2010
Silvio's Lists

Diciamocelo, questa faccenda della bocciatura delle liste è niente che più che una simpaticissima farsa. Simpatica perchè rende perfettamente l'idea di quanto il rispetto delle regole sia scaduto in basso, se neppure per garantirsi i posti necessari per mangiare tutti ai danni del paese ci si presenta puntuali a tavola.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.
15 febbraio 2010
Come ti batto col pomodoro
Impossibile per chiunque abbia frequentato Facebook negli ultimi giorni non seguire le sorti della pagina "Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi". Un gruppo di ragazzi di Monza lancia questa sfida tanto simpatica quanto presumibilmente inutile ed in pochi giorni la pagina supera nettamente quella dei sostenitori virtuali del presidente del consiglio.

Mi vengono in mente una serie di considerazioni: certo, anche di battute più o meno scontate, chiaramente. Il pomodoro è più alto del nostro amato premier, ha più capelli in testa anche se pelato ed è molto più liscio senza bisogno di lifting alcuno.
Pensavo piuttosto che è alquanto singolare che un uomo che vanta di avere il 70% di consenso nel paese (nonostante in nessuna elezione abbia mai raggiunto la maggioranza relativa - fra i votanti e men che meno sul totale degli aventi diritto - neppure sommando i voti dei suoi alleati), al quale sono dedicati siti, striscioni, canzoni, libri e preghiere di stuoli di fedeli, ecco, un omuncolo, ma così famoso, pubblicizzato ed onnipresente, faccia fatica a raccogliere consensi online. O, per dirla correttamente, riesca a radunare cifre enormi di persone che sostanzialmente lo detestano senza sforzo alcuno. Il Fatto Quotidiano, giornale interessante, ma modesto e piuttosto ripetitivo (tralasciando lo stile e la grafica tutt'altro che rifiniti) ha una tiratura di 100.000 copie al giorno. La prima manifestazione del tutto popolare, il NoB Day, aiutata dai sindacalisti e dalle opposizioni che da qualche tempo hanno deciso che scendere in piazza è un'attività poco remunerativa per i vertici, contava un milione di partecipanti.

("Mi condisca" - slogan e immagine di Giovanni Guacci)
Una ulteriore considerazione che ritengo interessante è lo sfregio verso le opposizioni. Centinaia di migliaia che si divertono a dare sostegno immaginario ad un pomodoro sono un
segnale chiaro della ragione per cui i partiti di opposizione prendono gran parte dei proprio voti, ovvero per puro spirito di diversificazione dal berlusconismo. Se è vero che Berlusconi potrebbe agilmente riuscire a nominare senatore uno dei propri cavalli abilmente ammaestrati dal mafioso di turno di casa nelle sue scuderie, parimenti qualsiasi candidato premier in opposizione al nano raccoglierebbe milioni di voti per il solo fatto di essere un'alternativa a lui contrapposta. Chiunque. Veltroni, Rutelli, il mio panettiere. Persino un pomodoro, senz'altro più liberamente rosso di troppi finti oppositori, che d'altro canto vanta 20 volte i fan di Bersani, surclassato persino dagli apostoli della Scoccicoddu, vecchia pratica volta a colpire il collo ignudo di ignari amici distratti.Questo è ciò che realmente manca all'opposizione. Un leader a tutto tondo, che piaccia a molti, umile, con le radici sporche di terra e l'animo, non solo la buccia, dichiaratamente rosso.
6 febbraio 2010
Meglio ladri che apostati
A due anni dalle elezioni politiche, posso dire che la mia scelta di non andare a votare ha pagato. E lo dico perchè non mi sono reso complice dell'annientamento della sinistra italiana, che considero ormai cosa fatta, ovvero di quella che io valuto come la strada più efficace per un risanamento sociale e culturale del nostro paese; il rapporto di causa-conseguenza è così fitto ed evidente che non mi premuro di soffermarmi oltre.
Nonostante in due anni il Partito Democratico sia riuscito nel nobile scopo di far cadere l'unico governo non di destra della storia italiana, perdere il controllo politico di regioni, province e comuni, contribuire alla sparizione dei simboli e dei concetti di sinistra nella discussione politica italiana e, forse cosa più grave, sostenere una legge elettorale che delegittima il parlamento e di fatto priva le camere di ogni significato (e mi piace pensare anche che Veltroni abbia gestito il mercato della Juventus negli ultimi due anni), questo resta il secondo partito nazionale.
Che è un altro modo per dire che è il principale partito di opposizione: cioè, tutti quelli che per strada si lamentano di Berlusconi, delle tasse, dei tagli e dei licenziamenti, votano PD, almeno coloro che sostengono sia importante andare a votare per non lasciare l'Italia in mano alla destra.
Questo perchè il PD, in un quadro televisivo della gestione dei voti (dato che ero e resto fermamente convinto che sia la propaganda a stabilire i risultati elettorali: proviamo a dire a reti unificate per tre anni che Rifondazione ha il 20% nei sondaggi, e poi vediamo come va a finire) è l'unica alternativa, ed è il meno peggio. Da parte sua il PD, retto da uomini dalla moralità integra quanto l'imene di Moana Pozzi, tende a destra, cercando di raccogliere i voti dell'elettorato di destra. Cerca di essere viscido, asservito al cristianesimo, razzista e gretto come un partito di centrodestra a vostra scelta. Il risultato è che la gente che si identifica in questo quadro (perchè il problema è che la gente vota a destra non perchè è ignorante, ma perchè fa schifo, e questo non è risolvibile senza l'impiego del napalm su larga scala, augurio che troppi umani tendono a rimproverarmi) preferisce la grettezza più naturale di Pdl e Lega e il PD perde sempre più voti anche a sinistra, di gente che non se la sente di giustificare questo continuo persistere sulla strada del peggioramento; ed in più risulta ridicolo.
Questo nella teoria; in pratica restano solo i fatti, cioè le scelte in funzione dell'ideologia politica. Ed i fatti mi dicono che non ha importanza quale padrone metta il giogo, il lavoro è lo stesso ed il raccolto ci sarà sottratto.
E la civiltà si allontana, scacciata con i forconi da chi l'ha sempre combattuta:

o, non sorprendentemente, temuta da chi voleva farsene unico portavoce:

Risultando, per l'appunto, schifosamente ridicolo.
Che è un altro modo per dire che è il principale partito di opposizione: cioè, tutti quelli che per strada si lamentano di Berlusconi, delle tasse, dei tagli e dei licenziamenti, votano PD, almeno coloro che sostengono sia importante andare a votare per non lasciare l'Italia in mano alla destra.
Questo perchè il PD, in un quadro televisivo della gestione dei voti (dato che ero e resto fermamente convinto che sia la propaganda a stabilire i risultati elettorali: proviamo a dire a reti unificate per tre anni che Rifondazione ha il 20% nei sondaggi, e poi vediamo come va a finire) è l'unica alternativa, ed è il meno peggio. Da parte sua il PD, retto da uomini dalla moralità integra quanto l'imene di Moana Pozzi, tende a destra, cercando di raccogliere i voti dell'elettorato di destra. Cerca di essere viscido, asservito al cristianesimo, razzista e gretto come un partito di centrodestra a vostra scelta. Il risultato è che la gente che si identifica in questo quadro (perchè il problema è che la gente vota a destra non perchè è ignorante, ma perchè fa schifo, e questo non è risolvibile senza l'impiego del napalm su larga scala, augurio che troppi umani tendono a rimproverarmi) preferisce la grettezza più naturale di Pdl e Lega e il PD perde sempre più voti anche a sinistra, di gente che non se la sente di giustificare questo continuo persistere sulla strada del peggioramento; ed in più risulta ridicolo.
Questo nella teoria; in pratica restano solo i fatti, cioè le scelte in funzione dell'ideologia politica. Ed i fatti mi dicono che non ha importanza quale padrone metta il giogo, il lavoro è lo stesso ed il raccolto ci sarà sottratto.
E la civiltà si allontana, scacciata con i forconi da chi l'ha sempre combattuta:

o, non sorprendentemente, temuta da chi voleva farsene unico portavoce:

Risultando, per l'appunto, schifosamente ridicolo.
25 gennaio 2010
Intervista tripla fra sacro e profano
Nei mesi scorsi, in seguito alla sentenza della corte europea sull'opportunità della presenza del crocifisso nelle aule che mi ha dato lo spunto, mi è capitato di riflettere sulla religione e sul troppo spesso vano dialogo fra credenti ed atei. Così ho pensato di stendere una serie di domande sulla connessione fra sacro e profano, ma potrei meglio dire politico, da sottoporre a tre persone che, pur essendo molto simili per molteplici aspetti, incarnano posizioni sostanzialmente diverse e molto rappresentative. Si tratta di giovani che hanno in comune l'amore per la cultura, l'interesse per l'attualità e la politica, la voglia e la capacità di esporre le proprie opinioni: Kosmos, 24, meteora fra i coautori di questo blog, prossimo ingegnere aerospaziale all'università di Pisa; Alessandro, 22, talora apparso come Insignificante passante fra le righe di qualche commento, anch'esso studia aerospaziale al politecnico di Torino; Carlo, 21, di cui fornisco i contatti con la sua approvazione, studia matematica all'università di Ferrara. Altro punto di contatto, l'ultimo prima di passare alle domande e alle rispettive risposte che deelineeranno i personaggi meglio di qualsiasi ulteriore presentazione, la disgrazia di essere miei amici e di godere della mia stima. In virtù di questo e della matrice casereccia del post vi prego di commentare senza scadere nell'offesa personale, ma piuttosto valutando ed eventualmente attaccando le loro risposte.
Le domande possono risultare ripetitive, ma sono state confezionate in modo da cercare di mettere alla prova le loro opinioni e di delineare un quadro chiaro; ammetto che mi sarebbe piaciuto rispondere a molte di esse. Soprattutto, su ciascuna si potrebbero scrivere saggi, ed effettivamente ciò è stato fatto. Ringrazio qiundi loro tre che hanno saputo coniugare chiarezza e capacità riassuntive con risposte molto interessanti e, pregandovi di diffondere questo post che credo meriti visibilità più di tante altre cialtronate, giuro che non vi ammorbo oltre.
Cos'è, secondo la tua opinione, la fede?
Carlo: Prima di dire che cos'è la Fede, diciamo che cosa NON è: non è facile creduloneria e non è la rinuncia alla logica. La Fede è il corrispettivo divino o spirituale della fiducia umana: così come si può avere più o meno fiducia in una persona, si può avere più o meno Fede in Dio. E' la capacità che permette di credere l'invisibile, superando gli ostacoli ai quali la ragione, da sola, non è in grado di dare risposta. Sottolineo, a cui non è in grado di dare risposta, che non significa contraddire la logica bensì semplicemente riconoscerne il limite.
Kosmos: La fede per me è credere che il profeta barbuto era veramente il figlio di Dio! A parte questa battuta, la fede secondo me è credere che nella vita dell’uomo esiste una dimensione trascendente, caratterizzata e giustificata da un ente superiore, eterno, onnipotente e creatore di tutto. Esistono fedi molto diverse tra loro. Per me che sono cristiano il senso della fede è che Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, che mi ha amato al punto da volermi accanto a sé, e ancora di più che Lui si è fatto uomo, sacrificando se stesso perché io accetti di vivere alla sua presenza. E questo ti sconvolge la vita…
Alessandro: La Fede a mio parere è la prima e primitiva risposta che l'uomo ha saputo fornire ai suoi interrogativi su sé stesso e sul mondo che lo circonda. La razza umana ha sempre avuto il bisogno e l'istinto di conoscere, ed ha sempre nutrito paura di ciò che non è in grado di comprendere, in primo luogo la morte. Da qui la necessità di dare un senso attraverso la Fede in un ordine superiore nel quale l'essere umano, in quanto creatura razionale, ha bisogno di credere per catalogare ciò che altrimenti, con gli altri dati a sua disposizione, non sarebbe capace di capire. La Fede è “scendere a patti” con la propria parte irrazionale, concederle qualcosa per addormentare la paura.
Cos'è, secondo la tua opinione, la religione?
Carlo: Molto semplicemente, il tentativo dell'uomo di avvicinarsi a Dio. Da questo punto di vista allora il Cristianesimo non è strettamente una religione, nel senso che non è il tentativo dell'uomo di raggiungere Dio, ma è la rivelazione di Dio stesso all'uomo. Un cristiano non deve fare sforzi sovraumani per trovare Dio, ma "solo" accettare il fatto di essere stato amato per primo, insomma farsi trovare da Lui.
Kosmos: Una definizione potrebbe essere “la dimensione sociale della fede”. Questa definizione ha in sé un potenziale negativo: abbracciare una religione perché fenomeno di massa, per consuetudine, per inerzia, può condurre a manifestazioni deteriori o alimentare strategie politiche di controllo della popolazione. Marx, non senza ragione, definì queste manifestazioni oppio dei popoli (idolatrare certi santi in modo fine a sè stesso, venerare le reliquie, fare voti-ricatti a questo o quel santo, andare a Messa tanto per, il non expedit e in generale le indicazioni di voto più o meno esplicite che le chiese danno ai loro fedeli…). Ma l’essenza della religione non è questa: è vivere come assemblea il comune sentimento di fede.
Alessandro: La Religione è un fenomeno sociale figlio del bisogno di condividere le spiegazioni fornite dalla Fede allo scopo di dargli maggiore autorevolezza. L'ignoto fa meno paura se le nostre spiegazioni per razionalizzarlo sono condivise da molte persone e se sono avallate da individui che per qualche ragione sono ritenuti meritevoli di fiducia, siano essi il padre la madre o altri personaggi considerati degni di rispetto. La necessità di fare gruppo contro l'ignoto da cui la Religione scaturisce è però qualcosa che esula dalla ragione e come tale non è influenzata dalla volontà, e ciò rende la Religione uno strumento - o forse lo strumento principe – per influenzare il comportamento delle moltitudini; sicuramente non è un caso che, salvo eccezioni localizzate negli ultimi secoli, il potere religioso è stato anche sinonimo di potere politico. Anche al giorno d'oggi, la Religione organizzata, abbandonata la pretesa di spiegare i fenomeni della natura (ormai stabilmente patrimonio della Scienza), cerca di prolungare la sua influenza sociale calcando la mano su quello che è sempre stato storicamente il suo territorio, ovvero la capacità di giudicare la morale umana e di stabilire, in base alle proprie dottrine, ciò che è bene e ciò che è male, e questo quasi sempre si traduce in uno sforzo reazionario, per evitare che la società laica, sempre più prosaica e disincantata col passare del tempo, tolga spazio all'assoluto.
Cosa pensi delle Sacre Scritture del cristianesimo?
Carlo: Sono un punto di riferimento fondamentale, uno dei pilastri del cristianesimo (oltre alla tradizione orale e - ma in maniera minore - agli scritti dei Padri della Chiesa). Ritengo possano essere utili anche a un non credente, in particolare i Vangeli, che raccontano la vita di Gesù e i suoi insegnamenti: ama Dio sopra ogni cosa e ama il prossimo come te stesso. E' un principio che, pur declinato in diversa maniera, dovrebbe poter valere per chiunque.
Kosmos: Le Sacre Scritture contengono le verità della fede. Sono ispirate da Dio, e costituiscono il “codice” a cui è bene che il fedele faccia riferimento, con l’aiuto di un sacerdote ma anche in modo personale e libero, durante il cammino. Questo è l’aspetto più importante.
È evidente però che la Bibbia è il risultato di una sedimentazione di ben 72 libri scritti in un arco di tempo immenso. Da qui la presenza di stili diversi tra loro, prescrizioni a volte contraddittorie, affermazioni che a noi oggi fanno rabbrividire. Non ogni singola parola che vi si trova va presa per legge: il libro va letto nel suo complesso come la storia dell’alleanza tra Dio e tutta l’umanità, di cui Israele è il simbolo, un’alleanza che ha per scopo la salvezza degli uomini.
È un testo molto complesso, che ahimè conosco poco. La parte che conosco meglio, e che mi è più cara, è il nuovo testamento, perché contiene la buona notizia, ribaltando l’immagine temibile del Dio di Abramo. I racconti del nuovo testamento (la predicazione di Gesù, la sua passione morte e risurrezione, la nascita della chiesa) sono il nucleo della fede cristiana, molto più dell’antico testamento. Nell’antico testamento, comunque, in mezzo ai libri che parlano di guerra, vendetta e punizioni atroci, impugnati spesso contro i credenti, ci sono anche libri suggestivi e pieni di carisma (Isaia, Osea, il Cantico dei Cantici…); un altro molto bello, che spesso raggiunge note poetiche, è il salterio, cioè il libro dei Salmi. Posso consigliarvene uno? Il 139 (Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra…)
Le Sacre Scritture non raccontano come è nato il cosmo, ma perché. Alla domanda “come?” risponde la scienza, alla domanda “perché?” si risponde sempre in modo metascientifico, cioè con la filosofia o con la fede. Per questo non vedo un contrasto sostanziale tra scienza e fede. La fede fa da supporto alla ragione e la ragione è indispensabile alla fede. C’è stato un contrasto tra scienza e chiesa, e la colpa era della chiesa, ma oggi, con tutti i problemi che pure persistono, per fortuna non è più il Cinquecento o il Seicento.
Alessandro: Un uomo appartenente a un popolo sottomesso, che ogni giorno cerca di ribellarsi e paga col sangue la presenza dell'invasore, cerca di alleviare le sofferenze della povera gente e sopratutto cerca di insegnargli a perdonare ed a porgere l'altra guancia, mettere a tacere l'orgoglio per evitare sofferenze inutili e inconcludenti. Quando la sua influenza rischia di superare quella dei potenti del suo paese, il suo destino è segnato, e come spesso accade in questi casi, viene ucciso barbaramente con un pretesto. Nel frattempo, il cittadino di un grande impero si sente smarrito di fronte a tale enormità e si rifugia sempre di più in sé stesso e nella propria spiritualità. Alcuni uomini ritengono che ciò che tanto è stato ammirato dagli ultimi della Palestina può benissimo adattarsi alle necessità degli ultimi del Mondo Conosciuto. Aiutate dalle contaminazioni con i culti provenienti dalla Persia e dall'Oriente (in primo luogo mitraici, ma non solo), che accrescono la componente simbolica e spirituale e danno alle parole di Gesù una dimensione superiore alla semplice pratica quotidiana, le Sacre Scritture del Cristianesimo si diffondono rapidissimamente, portando un messaggio di speranza nella vita dopo la morte e la rinuncia a sé stessi, e quindi ad una vita migliore, su questa terra.
Cosa pensi del relativismo morale e culturale?
Carlo: Se con relativismo intendiamo quel pensiero filosofico che afferma: "la verità non esiste; quand'anche esistesse, non è conoscibile; quand'anche fosse conoscibile, non è comunicabile", penso che il relativismo sia una delle piaghe più terribili che affligge il nostro mondo. Il relativismo parte da una tesi filosofica che si contraddice da sola: affermare che non esistono verità è, infatti, una pretesa verità. E non è possibile fare alcuna affermazione che non si poggi su di un qualche altro enunciato ritenuto vera fuori da ogni dubbio. A partire da questa tesi filosofica, apparentemente intellettualistica e poco concreta, si è invece sviluppata una mentalità che rifiuta se stessa, che rinuncia ad ogni altro principio che non sia la volontà di autodistruzione, e vuole assurdamente trascinare con sè tutta la cultura che l'ha preceduta.
Kosmos: Penso che esistano delle verità assolute e dei valori assoluti, che rendono l’uomo Uomo. Se le verità di fede possono non essere accolte da tutti, penso fermamente che tutti gli uomini dovrebbero riconoscere dei valori assoluti. E credo che tu sia d’accordo con me visto che tra le domande che mi fai ce n’è una sulla fondazione dell’etica a prescindere da ogni religione.
Alessandro: Credo sia l'unica strada. La morale altro non è che l'istinto di conservazione e miglioramento della specie, e pertanto l'unica misura della morale è la razza umana stessa, e la necessità di renderla migliore e più sana. Non ho altri punti di riferimento che me stesso e il mio simile, so che sono pochissimo rispetto ai grandi punti di riferimento assoluti che molti altri ritengono di avere, tanto più non li posso ignorare.
Credi che, nel laicato cattolico, si possa distinguere fra clericali, anticlericali e non praticanti? Quale ti sembra la posizione necessaria, opportuna o da evitare?
Carlo: L'uso dei termini penso sia fuorviante: per clericali usualmente si intendono quelle persone che hanno la propensione a vedere di buon occhio i sacerdoti; per anticlericali, coloro che propendono per vederli con un pre-giudizio negativo; i non praticanti sono invece coloro che non frequentano i Sacramenti (in particolare la Santa Messa e la Comunione settimanale).
Se si è cattolici, poco ha importanza la prima distinzione, a patto di riconoscere l'altezza del ruolo che un sacerdote riveste. Ha molta importanza invece la seconda, perchè la pratica ai Sacramenti è condizione necessaria per la crescita spirituale di un cristiano.
Kosmos: Oddio, quante etichette! Non saprei, il laicato cattolico è una realtà molto eterogenea. Io ravviso in primo luogo persone che prendono per oro colato tutto quello che viene dalla chiesa: queste probabilmente rientrano nei clericali. Il loro principale difetto è l’avere sospeso il senso critico se ce l’hanno, o il non averne affatto uno. Questo è pericolosissimo, perché, se per un qualche motivo viene dato un comandamento cattivo anziché buono, queste persone lo seguiranno, non sapendo valutare autonomamente. Ci sono poi persone che si professano cattoliche, però non fanno niente di quello che dovrebbero fare se davvero fossero cattoliche (non pregano, non vanno a Messa, non vivono esperienze di comunione e di carità, sono arriviste, emarginano i deboli). Questi a me stanno un po’ sul cazzo, perché con l’etichetta di non-praticanti liquidano un atteggiamento fondamentalmente incoerente, che vorrebbe prendere in giro Dio e gli altri. Se uno crede, pratica. Anche in questo caso però è difficile classificare, perché ci sono molti livelli di “non praticanza”. Ci sono poi persone che criticano la chiesa per partito preso (gli anticlericali). Anche questa posizione lascia il tempo che trova, perché ci sono miriadi di cose lodevoli e ammirabili dentro la chiesa, che sono invisibili solo perché non fanno notizia (e si trovano quasi tutte al livello più basso della gerarchia, quello delle parrocchie diffuse nel territorio): mense per i poveri, oratori, servizi di accoglienza a barboni, drogati, handicappati, raccolte di viveri e medicine per i poveri. Tutte queste posizioni sono da evitare. La posizione opportuna è, se si ha fede in Cristo, viverla nel proprio cuore ma anche nel quotidiano con gli altri, manifestarla apertamente, in un atteggiamento di pluralismo e di tolleranza, mantenendo sempre il senso critico e sforzandosi di essere onesti con se stessi e con gli altri.
Alessandro: Credo che la distinzione sia valida. Cominciando dai clericali, sicuramente difendere a spada tratta un potere precostituito che non è nelle proprie mani è un atto sconsiderato nella migliore delle ipotesi, in quanto richiede una smisurata fiducia in uomini pressoché sconosciuti, malvagio nella peggiore, perché compiuto in nome di un tornaconto personale. Il “non praticante” è una creatura difficile da catalogare nelle Religioni rivelate, che di solito coinvolgono la totale accettazione o il totale rifiuto delle proprie dottrine, credo si possa definire in linea di massima una persona piuttosto debole che non vuole né uscire da un gruppo sociale “comodo”, né fare i conti con ciò che la sua partecipazione ad esso comporta. Quanto all'anticlericale, è la posizione più naturale, sopratutto in un culto come quello Cattolico, nato per dare ai meno abbienti la capacità di sopportare la loro croce quotidiana. L'anticlericale sconta la contraddizione interna del fenomeno Religioso organizzato: tale fenomeno, pur essendo nato per le classi sociali inferiori, vive per sua natura grazie al concetto di “peccato”, ovvero di azione sbagliata che porta a temere il giudizio della divinità e ad affidarsi ai dettami del culto, e pertanto non esiste religione senza un'autorità terrena preposta a condannare gli errori ed indicare la retta via, perché non ci fosse tale condanna nessuno si sentirebbe pressato a far parte di alcuna setta.
Ritieni che sia possibile sviluppare l'etica prescindendo dal cristianesimo o, eventualmente, dalle altre religioni?
Carlo: Etica, letteralmente, significa "relativa al costume", per estensione "abitudine, uso". Qui la intendo come l'insieme di norme che si sviluppano per distunguere ciò che è lecito o giusto da ciò che non è lecito. In quest'ottica è certamente possibile sviluppare un'etica a prescindere da una religione. Però nel cristianesimo l'etica non è semplicemente un insieme di consuetudini convenzionali (come passare con il verde e fermarsi con il rosso), ma richiama invece una natura che è data e non inventata: si dice ad esempio che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal suo concepimento alla morte naturale, e da ciò ne consegue automaticamente che non è lecito uccidere. "Non uccidere" allora non è semplicemente una convenzione data dalla necessità di convivere in una società, ma è anche e soprattutto una declinazione pratica del riconoscere la natura dell'uomo. Ma con il relativismo, se si nega ogni verità ed ogni natura, non è possibile sviluppare un'etica che non sia esclusivamente norma convenzionale, e rispettare queste norme è solo questione di necessità di convivenza e null'altro.
Kosmos: Sì, certo. La più grande conquista delle Scienze Umane nei secoli è stata dimostrare che l’uomo è un essere grande, con un potenziale enorme, e quindi è chiamato ad agire bene. Ci sono persone e movimenti di pensiero, svincolati da ogni religione, che professano la solidarietà, il rispetto, la tolleranza, l’onestà materiale ed intellettuale, e questo è tutto a loro merito.
Alessandro: Credo che sia l'unica cosa possibile, visto che ritengo l'etica religiosa frutto dei tempi e delle interpretazioni più che del messaggio originale in sé (d'altronde quasi sempre ormai antiquato). Al centro dell'universo che noi conosciamo c'è la nostra Terra e gli esseri che la abitano. Tutto il resto è buio, desolato o ignoto. Non si vede perché allo stesso modo la nostra etica non debba essere incentrata sulle nostre necessità e sulla dignità di tutti gli esseri umani piuttosto che sui dettami promulgati da un essere umano solo in nome di un demiurgo che, nonostante l'impegno, in questa enorme vastità noi ancora non scorgiamo.
Cosa pensi delle religioni diverse dal cristianesimo? In che misura le ritieni fallaci?
Carlo: Ciascuna religione ha, in quanto tentativo di avvicinarsi a Dio, un barlume di verità in sè. Personalmente, ho molto rispetto per ogni uomo che ricerca Dio con cuore sincero, sia esso cattolico, protestante, ebreo, musulmano o di una qualsiasi altra religione. Può sembrare una risposta presuntuosa, ma io credo che la Chiesa Cattolica abbia la pienezza della verità, e dunque ogni altra religione è tanto più fallace quanto più si discosta dalla religione cattolica.
Kosmos: Dietro ogni dio c’è Dio. Tutte le religioni, o meglio tutte le fedi, rispondono a quella percezione, a quella chiamata che gli uomini sentono verso il trascendente. Cambiano i rituali, in una certa misura le prescrizioni morali, ma la sostanza è sempre la stessa. Il fondamentalismo, le guerre fatte “in nome di Dio” sono tutti errori la cui colpa è da mettere in conto agli uomini, non a Dio. A nessun Dio. Una religione, qualunque sia, secondo me è fallace solo nel momento in cui esclude qualcuno, nel momento in cui alza barriere anziché cercare di costruire una comunità basata sull’accoglienza.
Alessandro: Alcune delle mie opinioni espresse precedentemente sono valide in generale per le Religioni monoteistiche, altre no. In generale le ritengo fallaci per le stesse ragioni per cui ritengo fallace il Cristianesimo: non ne vedo la necessità, anzi mi crea forte imbarazzo l'idea di dare fiducia a ipotesi di estrema complessità senza nemmeno considerare prima possibilità razionali.
Trovi che alcune ideologie politiche abbiano punti in comune con la tua posizione? Se sì, cosa consideri sbagliato in esse?
Carlo: Più che altro, sono certo di quali ideologie politiche sono incompatibili con la mia visione del mondo. Il discorso ora si può articolare in due rami contigui ma distinti. In quanto cattolico, ci sono alcuni punti programmatici ben precisi sui quali non posso (nè voglio) transigere, cioè i cosiddetti principi non negoziabili: vita, famiglia, educazione. Non sostengo chi mostri disprezzo per il valore della vita umana (attraverso la promozione di aborto o eutanasia, ad esempio), chi non riconosce la famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, come cellula fondamentale della società, eccetera. Chi invece rispetti questi punti può avere il mio appoggio, e qui intervengono pareri puramente personali di preferenze di questa o di quella linea di pensiero, di azione, di coerenza, o di fiducia per quella o quell'altra persona. Ho in simpatia la Lega, sopporto a stento i democristiani centristi, alle ultime elezioni non ho vergogna di dire che nonostante qualche indecisione ho votato PdL.
Kosmos: Io sono cristiano, e ci sono partiti politici cristiani (DC, CDU, Udeur, Unione di centro, e direi anche PD e PdL). Ma non hanno proprio niente in comune con me. Queste ideologie politiche usano la parola “cristiano” per accaparrarsi i voti dei cristiani, ma promuovono politiche che oltre a non piacermi come cittadino, non mi piacciono come credente: spesso discriminano, escludono, giudicano, si alleano col pesce più grosso dando prova di sommo opportunismo. Penso che nessuna ideologia politica debba abbracciare una religione e che nessuna religione debba adottare un’ideologia politica. Lo stato deve essere laico. La politica serve a gestire la cosa pubblica, è una scienza estremamente materiale, la religione invece è spirituale per definizione. Non mi piace per niente che un politico utilizzi la sua fede vera o recitata per farsi propaganda politica. Un credente può essere di sinistra e un ateo di destra. Io sono un cristiano che non sopporta i partiti di centro.
Alessandro: Spesso le mie posizioni politiche (affini al Socialismo e al Marxismo) sono state accostate al Cristianesimo. A parte la stravaganza di un paragone tra un profeta di basso ceto sociale di epoca romana ed un luminare di filosofia ed economia della Germania del diciannovesimo secolo, io ritengo che ciò sia privo di senso, per almeno due ragioni: la prima è perché trovo, senza voler offendere nessuno, che il Cristianesimo sia una “morale per perdenti”, ovvero che la morale del perdono e della sopportazione siano adatte a chi non è in grado o non ha voglia di ottenere di meglio per sé, ma incompatibili – parafrasando Marx – con un movimento volto a sovvertire l'ordine presente ed a mutare le gerarchie della società. La seconda ragione è che nel momento in cui diventa organizzata, lo scopo della religione diventa mantenere il proprio potere ed ottenerne altro, diventando una forza prettamente reazionaria, per cui ovviamente non si sposa con un ideale che mira invece all'abbattimento delle differenze tra gli esseri umani.
Ritieni che una nazione debba promulgare le sue leggi tenendo conto della religione ufficiale o preminente fra i propri abitanti? Ed, in particolare, l'Italia?
Carlo: Nel momento in cui una religione sia diventata parte integrante della cultura, sì. L'idea di un apparato di leggi che sia totalmente slegato e a priori rispetto a ciò che anima il popolo a cui si applica è un'idea a mio avviso ingenua e irrealistica. La legge è fatta per l'uomo, e non viceversa. Uno stato che decidesse di ignorare ogni riferimento trascendente non sarebbe semplicemente imparziale, ma semplicemente ateo. E l'ateismo è una presa di posizione e una scelta. Dunque, la cosiddetta laicità dello stato non si difende facendo sparire i simboli che animano una cultura, o garantendo alle minoranze i diritti che spettano alle maggioranze, bensì garantendo che la cultura e le tradizioni possano operare il loro fondamentale ruolo educativo.
Kosmos: L’Italia è, anzi dovrebbe essere, un paese come gli altri, quindi quello che dirò per gli altri vale anche per il nostro stato. Lo stato deve promulgare leggi laiche, cioè che non rispecchino questa o quella fede, ma lascino a tutti piena libertà di azione, nel rispetto della libertà degli altri. Se uno stato adotta leggi ispirate a una religione, i cittadini di ogni altro credo saranno discriminati; se invece uno stato adotta leggi laiche, ognuno è libero di agire come meglio crede. Io cristiano non praticherò l’eutanasia, tu che vuoi farlo devi essere libero di farlo. Io cristiano mi impegnerò nel sociale per farti capire che l’eutanasia è una cosa sbagliata, e tu potrai darmi retta oppure mandare affanculo, ma è inaccettabile che lo stato ti imponga una religione. Anche perché le religioni non si possono imporre.
Alessandro: Credo che il mio paese abbia bisogno di una nuova Kulturkampf, la Bismarckiana battaglia per affermare con aggressività la superiorità dello Stato sulla Religione. La Religione quasi sempre, e specialmente in Italia, è un potere estraneo allo Stato Italiano, e pertanto tenerne conto nella scrittura delle leggi è una forte limitazione di sovranità che un paese moderno non si può permettere, in questo senso è anzi vitale che i cittadini imparino a sentirsi italiani prima che membri di un qualsiasi culto, in modo da strappare ai ministri del culto quel potere che contendono allo Stato; in riferimento al Cattolicesimo, è importante anche considerare che i principali oppositori all'unità italiana, storicamente, furono Papi, e che i loro successori non hanno lesinato gli sforzi per ricondurre all'ovile la pecorella smarrita “Italia”, ovvero per ridurla all'impotenza nei loro confronti.
Ritieni che sia in corso un'offensiva contro la tua posizione religiosa? Se sì, su che scala?
Carlo: Sì, in maniera molto subdola, spesso non apertamente, ma su scala mondiale: la globalizzazione diffonde rapidamente e in tutto il mondo le cose buone come quelle cattive. Nel momento in cui il fatto stesso di affermare che esiste una verità viene fatto passare per infantile; affermare che questa verità sia conoscibile sembra sciocco; affermare poi che sia comunicabile, e che la Chiesa Cattolica la proclama è fatto scandaloso; ogni volta che queste semplici affermazioni vengono messe a tacere senza possibilità di replica in nome del dubbio perpetuo, allora è in corso un'offensiva contro la mia posizione di fede, ma cosa ancora più grave contro la mia posizione di ragione. Un grande scrittore inglese che visse a cavallo tra l'800 e il 900, Gilbert Keith Chesterton, concludendo il suo libro Eretici, scrive un pezzo che mi sento di riproporre per intero, per sottolineare l'apparente paradosso costituito dal fatto che la forza della ragione e della realtà appare oggi difesa quasi che fosse un credo mistico. Chesterton scrive: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".
Kosmos: No. La sentenza sul crocifisso è stata un evento isolato, non vedo un’offensiva organizzata contro il cristianesimo. Anche perché il cristianesimo è così diffuso e radicato nella popolazione che sarebbe un’impresa vana tentare di estirparlo.
Alessandro: Non saprei dire precisamente se nel mio paese ci sia una crociata contro la mia posizione religiosa, l'ateismo in Italia è sempre stato visto come una cosa tra il ripugnante e il fastidioso, non so se adesso sia più avversato che in altri periodi. Personalmente mi è capitato molte volte di essere considerato senza morale in quanto senza Dio, o passibile ad accettare qualsiasi cosa fino a prestarmi a rituali religiosi a cui non credo completamente semplicemente in quanto “per me fa lo stesso”. Considerare l'ateo come un “eunuco della religione”, come l'elio o un altro gas nobile in una reazione chimica, o ancora peggio un fenomeno da baraccone, è un costume particolarmente amato in Italia, ma se è in corso un'offensiva nel nostro paese è più contro i non clericali in generale che contro gli atei. Chi in misura minore, chi in maggiore, tutti coloro che non sono allineati hanno una morale di serie B.
In che misura la tua fede, o la mancanza di essa, influisce sulla tua quotidianità?
Carlo: E' molto semplice. Se Dio esiste e le descrizioni della Chiesa Cattolica sono corrette; se Gesù ha fatto e ha detto quello che viene raccontato nei Vangeli; se è realmente morto per la salvezza di ogni uomo e donna, per ciascuno di noi; se è risorto, per aprirci la strada alla vera felicità; e se quello che ci chiede è unicamente di affidarci a questo amore, con la promessa che riceveremo non solo la vita eterna, ma anche cento volte in questa; beh, allora credere in Dio è davvero una cosa seria! Per rispondere alla domanda, la Fede influisce sulla mia vita nella misura massima con la quale la lascio influire, e mai abbastanza: è una questione di coerenza e integralità. Guai ai tiepidi e agli indifferenti. E' necessario fare scelte decise, prendere posizioni forti ed essere pronti a mettere in discussione e rendere ragione di queste posizioni tanto più spesso quanto più sono influenti per la propria vita.
Kosmos: Abbastanza, e se io fossi un cristiano migliore dovrebbe influenzarla ancora di più. Se avessi solo l’antico testamento farei fatica a credere. Invece so che Dio mi ama teneramente, che è disposto a perdonarmi e a lasciarmi libero di scegliere anche il male, so che a Dio piacciono le persone semplici e oneste, non i furbi (questa cosa è ganzissima!!!). Senza la fede sarei diventato arrogante e presuntuoso, e probabilmente tenterei ancora di convincere tutti che le mie idee sono le migliori, col carattere che mi ritrovo. Gesù che permette ai soldati di umiliarlo, che si lascia torturare e uccidere, che porge l’altra guancia, che insegna a perdonare un figlio ingrato o una prostituta pentita o un usuraio ravveduto, sono tutti gesti che mi sconvolgono e mi costringono a riflettere, e a non agire come vorrei io, ma secondo quello che so essere il vero bene. Quanto a riuscirci, è un bel dilemma, una provocazione da cogliere giorno per giorno.
Alessandro: Penso di aver trovato un maggiore equilibrio perdendo la Fede, e nel complesso sono sicuro di averci guadagnato. Non amo parlare delle mie posizioni se non mi sono espressamente richieste ed esse non entrano quasi per niente nella mia quotidianità, se non quando sento il bisogno di riflettere sulle implicazioni che gli atti del governo vaticano hanno sulla mia vita, ma in verità è più un fatto politico che religioso.
Ritieni che le tue convinzioni sulla religione debbano assumere un peso rilevante sulle tue opinioni politiche? Se sì, in che misura?
Carlo: Nella misura in cui la propria religione non è semplicemente un fatto privato e trascurabile, sì. Ora, questo non significa imporre a tutti dei precetti religiosi; rabbrividisco al pensiero di uno stato che bandisca il peccato per legge: sarebbe irrealismo puro, dove invece una prospettiva religiosa non deve mai abdicare la realtà. Ma se la prospettiva religiosa è convinta, questa non può non influire sulle scelte anche politiche di un uomo coerente. D'altra parte, si tratta di tre possibilità: o chi crede decide di agire come se Dio non ci fosse, o chi non crede decide di agire come se Dio ci fosse, o ciascuno si comporta coerentemente, senza lamentarsi della posizione dell'altro. "Ut si Deus non daretur" oppure "ut si Deus daretur", per usare le espressioni latine più precise. La storia stessa poi e i grandi totalitarismi del ventesimo secolo ci insegnano che laddove Dio scompare dall'orizzionte umano, anche da quello politico, grandi disastri accadono all'umanità. Pensiamo anche solo al comunismo e al nazional-socialismo: paradossalmente, la matrice che li origina è la stessa, ed è il totale rifiuto del piano trascendente, con la conseguente elevazione di questa o di quella ideologia utopistica, che in quanto tale richiede la distruzione della realtà per potersi innestare sulla tabula rasa. Laddove la natura stessa delle cose parla di Dio, l'unico modo per rifiutare totalmente Dio è porsi a nuovi creatori della natura.
Kosmos: No. La politica riguarda tutta la popolazione, la religione si rivolge ai soli credenti. Quindi come cristiano mi impegno ad agire secondo il Vangelo ma come cittadino mi preoccupo che vengano tutelati tutti. Mi pare di avere anche detto che effettivamente, per non discriminare nessuno, il crocifisso dalle aule debba essere tolto, perché spetta ai cristiani, e non alla repubblica, ricordarmi che credo in Cristo.
Alessandro: Ritengo di no. La superiorità dello Stato, e quindi della politica, rispetto a qualsiasi costume religioso è qualcosa di indubitabile. Ritengo che la politica debba, come ho detto prima, rigettare con violenza le istante religiose e farsi guidare dai bisogni del proprio popolo, anziché da quelli del tempio.
Sei a favore della pena di morte? Motiva la risposta.
Carlo: Sono contrario. Non però perchè rifiuti l'eventualità di principio: in questo caso ci sono due principi che vanno a mio avviso salvati. Da una parte, la dignità irrinunciabile di ogni persona, che è la stessa anche per il condannato a morte. Dall'altra, il diritto alla legittima difesa, che si basa sulla dignità della vita di tutte le altre persone che potrebbero essere minacciate dall'aggressore. Fin dove possa spingersi una difesa per rimanere legittima è argomento controverso; certamente vale il principio che la difesa dev'essere proporzionata all'offesa: sparare in testa ad un aggressore lontano e dotato solo di coltello è certamente sproporzionato, mentre sparargli ad una gamba potrebbe non esserlo. Seguendo queste considerazioni, ritengo che la pena di morte sia una soluzione sproporzionata, dati i mezzi che dispone il nostro mondo civilizzato per rendere inoffensivo un determinato criminale, e dunque una soluzione inaccettabile.
Kosmos: No, sono assolutamente contrario alla pena di morte, per diversi motivi. Moralmente è insostenibile. Nessun uomo deve uccidere nessun uomo, per nessun motivo. Pragmaticamente, i paesi che la adottano hanno tassi di criminalità maggiori dei paesi in cui non c’è, quindi la pena di morte ha ampiamente dimostrato di essere inefficace, oltre che barbara. Per me è sconvolgente e inconcepibile che esistano persone che di lavoro fanno il boia: "che lavoro fai? Ammazzo i condannati a morte." Agghiacciante.
Alessandro: Escludendo la possibilità di una “vita dopo la morte”, è ovvio che ritengo la morte di qualsiasi essere umano una sconfitta, e l'annullamento una punizione eccessiva per qualsiasi reato, anche visto l'enorme sforzo compiuto dalla società per la formazione e la crescita di un individuo, e l'enorme perdita che consegue dunque con la sua morte. Inoltre, spesso nei reati vi è una responsabilità sociale non indifferente: se fossimo capaci di costruire società con meno disparità, avremo anche meno reati e non avremo bisogno di molte condanne.
Cosa pensi del sesso per fini edonistici? E della masturbazione?
Carlo: Sono contrario ad entrambi. Il sesso deve essere a mio avviso vissuto nella pienezza dei suoi elementi: c'è il piacere, certo, ed è un fattore importante; ma c'è anche l'apertura potenziale alla vita e l'elemento di amore che conferiscono la pienezza della dimensione unitiva. Se viene a mancare l'elemento unitivo, il sesso diventa in sostanza masturbazione assistita. Non è più comunicazione, ma consapevole uso dell'altro per il proprio piacere. Anzichè essere un piacere liberante e pieno, diventa una schiavitù, la semplice necessità di soddisfare un prurito. Si trasforma una delle cose più belle di questo mondo (la forma più alta di amore e condivisione che un uomo e una donna possano sperimentare) in una semplice questione di istinto primordiale, in una dinamica di bisogni e soddisfacimenti. Per quanto riguarda la masturbazione, il discorso è simile: è un'azione "gravemente disordinata", che porta un piacere effimero al costo di un utilizzo improprio e incompleto dei propri genitali. Alla fine, provoca più danni che altro. Al giorno d'oggi non è questione facile vivere serenamente la propria castità: ma a mio avviso è uno sforzo che ripaga la sua fatica, non solo in vista di un ipotetico futuro, ma anche in termini di autocontrollo e di esercizio della propria libertà.
Kosmos: Il sesso è parte della natura umana, e fa bene alla salute, è stato assodato. L’esperienza mostra inoltre che chi non scopa non ha una bella cera, soffre di irritabilità, acidume ecc. Secondo me scopare solo per godere, senza sentimenti, è un’attività di cui ci si stanca facilmente, perché è priva dell’elemento essenziale in un rapporto di coppia, che è l’amore, quello che ti fa continuare a essere felice quando l’orgasmo è finito. Ad ogni modo, finché non si usa violenza a nessuno, ognuno faccia come vuole. La masturbazione? Una pratica normalissima, vecchia quanto l’uomo, senza controindicazioni. Ho chiesto più volte ai preti perché la morale cattolica la consideri un peccato, ma le spiegazioni che mi hanno dato mi sono parse tutte al limite dell’inconsistenza. Applicando la morale cristiana, è un peccato più grave mandare a quel paese una persona o parlarne male alle spalle che utilizzarla nelle proprie fantasie mentre ci si fa una sega. Non riesco a vedere tutta questa gran mancanza di rispetto.
Alessandro: Ognuno nel privato è libero di fare quello che vuole, finché non arreca danno ad altri. Per esempio un uomo pubblico è liberissimo di darsi alla prostituzione, purché non finanzi trafficanti nel farlo, non lo faccia coi soldi del contribuente e non riveli segreti di Stato ad occasionali compagne.
Cosa pensi dell'equiparazione totale sul piano giuridico delle coppie omosessuali con quelle eterosessuali? (dai diritti di convivenza all'adozione)
Carlo: Sono contrario. Credo nella famiglia naturale, formata da un uomo e da una donna, come cellula fondamentale e sostanzialmente insostituibile della società, nucleo privilegiato per la crescita di ogni persona dal concepimento al momento di autosufficienza. L'equiparazione, sul piano giuridico, delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, non essendo l'unico possibile strumento per garantire i giusti diritti di ogni persona a prescindere dalle sue tendenze e dai suoi comportamenti sessuali, si situa in una posizione di ideologia. Non essendoci necessità di una tale equiparazione, a fronte di una serie di norme già esistenti o eventualmente migliorabili atte a garantire le richieste lecite (la possibilità di testamento o le visite e i trattamenti in caso di malattia in ospedale, ad esempio), questa pretesa è un aperto attacco all'affermazione della famiglia naturale come cellula prima e privilegiata della società.
Kosmos: Che quando la promulgheranno sarà sempre troppo tardi. Ho qualche perplessità sull’adozione, su tutto il resto mi sembra una cosa talmente ovvia che solo in un paese occupato da un vaticano talebano come il nostro ancora non è stata promulgata. Le coppie omosessuali di fatto oggi sono discriminate dalla legge, e non sono tutelate nemmeno contro le aggressioni di matrice omofoba. Questo perché secondo il vaticano riconoscere loro tali diritti implicherebbe un’ulteriore discriminazione. Non ho mai capito nei confronti di chi.
Alessandro: Credo nella totale equiparazione dei diritti. L'omosessualità esiste anche tra molte specie animali e, riguardo all'adozione, credo che molti bambini crescano circondati da tanti e tali abomini che di sicuro avere un po' di affetto da una coppia omosessuale sia enormemente meglio che vivere abbandonati, o privi di genitori, o perennemente affamati.
Sei favorevole all'aborto? Se sì, con quali vincoli?
Carlo: No, sostengo il diritto alla vita di ogni persona, dal suo concepimento alla morte naturale. La scienza ci dice che nel momento in cui avviene il concepimento, lo spermatozoo e la cellula uovo che si fondono insieme danno luogo ad un qualcosa che, pur essendo generato dai due gameti, è completamente diverso; e che crescerà con il sussidio unicamente di un luogo dove annidarsi (l'utero) e del nutrimento necessario, fino alla nascita.
Se è necessario sostenere la dignità e il diritto alla vita di ogni persona in quanto tale, non si può ignorare la continuità dello sviluppo che porta quella singola cellula a diventare un uomo o una donna formata, ed è necessario quantomeno usare una enorme prudenza: se queste considerazioni sono vere, oltre che ragionevoli, il genocidio che ogni giorno viene silenziosamente perpetrato è immane, e il fatto che le vite soppresse siano piccole e incapaci di alzare la voce non è un buon motivo per ignorare la questione. Troppo spesso leggi profondamente ingiuste e ragionamenti aberranti sono portati avanti sottoponendo all'attenzione pubblica solo i "casi pietosi", la ragazzina stuprata, la donna malata, sbandierando l'aborto come un diritto della donna, e provocando più danni anche alle donne stesse, ad esempio ignorando sistematicamente i disastri della cosiddetta sindrome post-abortiva.
Kosmos: Sono personalmente contrario all’aborto fatto solo perché la gravidanza è indesiderata (esistono pillole e preservativi, non si ammazza una vita incipiente solo perché non è desiderata). Non mi permetto di giudicare invece i casi di gravidanza indotta da stupro o quando sia necessario interrompere la gravidanza per curare la madre che altrimenti morirebbe. In ogni caso sono fermamente convinto che lo stato debba permettere a tutte le donne di abortire, se lo vogliono, perché lo stato deve essere laico e per scongiurare i tentativi di aborto clandestino.
Alessandro: Non credo di potermi definire “favorevole all'aborto”, semmai alla sua legalizzazione, visto che indubbiamente è un diritto della donna, peraltro duramente conquistato, e non penso sia possibile definirsi contrari in occidente nel 2009. E' un dato assodato che un aborto non può essere vietato o imposto, ma è una scelta personale estremamente difficile e dolorosa, per la quale ogni caso è un caso a sé. C'è chi potrebbe volerlo compiere perché ha concepito il nascituro in occasione di una violenza, chi perché non sarebbe in grado di assicurare un avvenire al bambino, chi per i motivi più disparati. Fatto sta che la scelta spetta alla madre e alla famiglia, e che gli unici ad avere il diritto di intervenire oltre ai sunnominati sono i medici competenti che conoscono l'argomento.
Le domande possono risultare ripetitive, ma sono state confezionate in modo da cercare di mettere alla prova le loro opinioni e di delineare un quadro chiaro; ammetto che mi sarebbe piaciuto rispondere a molte di esse. Soprattutto, su ciascuna si potrebbero scrivere saggi, ed effettivamente ciò è stato fatto. Ringrazio qiundi loro tre che hanno saputo coniugare chiarezza e capacità riassuntive con risposte molto interessanti e, pregandovi di diffondere questo post che credo meriti visibilità più di tante altre cialtronate, giuro che non vi ammorbo oltre.
Cos'è, secondo la tua opinione, la fede?
Carlo: Prima di dire che cos'è la Fede, diciamo che cosa NON è: non è facile creduloneria e non è la rinuncia alla logica. La Fede è il corrispettivo divino o spirituale della fiducia umana: così come si può avere più o meno fiducia in una persona, si può avere più o meno Fede in Dio. E' la capacità che permette di credere l'invisibile, superando gli ostacoli ai quali la ragione, da sola, non è in grado di dare risposta. Sottolineo, a cui non è in grado di dare risposta, che non significa contraddire la logica bensì semplicemente riconoscerne il limite.
Kosmos: La fede per me è credere che il profeta barbuto era veramente il figlio di Dio! A parte questa battuta, la fede secondo me è credere che nella vita dell’uomo esiste una dimensione trascendente, caratterizzata e giustificata da un ente superiore, eterno, onnipotente e creatore di tutto. Esistono fedi molto diverse tra loro. Per me che sono cristiano il senso della fede è che Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, che mi ha amato al punto da volermi accanto a sé, e ancora di più che Lui si è fatto uomo, sacrificando se stesso perché io accetti di vivere alla sua presenza. E questo ti sconvolge la vita…
Alessandro: La Fede a mio parere è la prima e primitiva risposta che l'uomo ha saputo fornire ai suoi interrogativi su sé stesso e sul mondo che lo circonda. La razza umana ha sempre avuto il bisogno e l'istinto di conoscere, ed ha sempre nutrito paura di ciò che non è in grado di comprendere, in primo luogo la morte. Da qui la necessità di dare un senso attraverso la Fede in un ordine superiore nel quale l'essere umano, in quanto creatura razionale, ha bisogno di credere per catalogare ciò che altrimenti, con gli altri dati a sua disposizione, non sarebbe capace di capire. La Fede è “scendere a patti” con la propria parte irrazionale, concederle qualcosa per addormentare la paura.
Cos'è, secondo la tua opinione, la religione?
Carlo: Molto semplicemente, il tentativo dell'uomo di avvicinarsi a Dio. Da questo punto di vista allora il Cristianesimo non è strettamente una religione, nel senso che non è il tentativo dell'uomo di raggiungere Dio, ma è la rivelazione di Dio stesso all'uomo. Un cristiano non deve fare sforzi sovraumani per trovare Dio, ma "solo" accettare il fatto di essere stato amato per primo, insomma farsi trovare da Lui.
Kosmos: Una definizione potrebbe essere “la dimensione sociale della fede”. Questa definizione ha in sé un potenziale negativo: abbracciare una religione perché fenomeno di massa, per consuetudine, per inerzia, può condurre a manifestazioni deteriori o alimentare strategie politiche di controllo della popolazione. Marx, non senza ragione, definì queste manifestazioni oppio dei popoli (idolatrare certi santi in modo fine a sè stesso, venerare le reliquie, fare voti-ricatti a questo o quel santo, andare a Messa tanto per, il non expedit e in generale le indicazioni di voto più o meno esplicite che le chiese danno ai loro fedeli…). Ma l’essenza della religione non è questa: è vivere come assemblea il comune sentimento di fede.
Alessandro: La Religione è un fenomeno sociale figlio del bisogno di condividere le spiegazioni fornite dalla Fede allo scopo di dargli maggiore autorevolezza. L'ignoto fa meno paura se le nostre spiegazioni per razionalizzarlo sono condivise da molte persone e se sono avallate da individui che per qualche ragione sono ritenuti meritevoli di fiducia, siano essi il padre la madre o altri personaggi considerati degni di rispetto. La necessità di fare gruppo contro l'ignoto da cui la Religione scaturisce è però qualcosa che esula dalla ragione e come tale non è influenzata dalla volontà, e ciò rende la Religione uno strumento - o forse lo strumento principe – per influenzare il comportamento delle moltitudini; sicuramente non è un caso che, salvo eccezioni localizzate negli ultimi secoli, il potere religioso è stato anche sinonimo di potere politico. Anche al giorno d'oggi, la Religione organizzata, abbandonata la pretesa di spiegare i fenomeni della natura (ormai stabilmente patrimonio della Scienza), cerca di prolungare la sua influenza sociale calcando la mano su quello che è sempre stato storicamente il suo territorio, ovvero la capacità di giudicare la morale umana e di stabilire, in base alle proprie dottrine, ciò che è bene e ciò che è male, e questo quasi sempre si traduce in uno sforzo reazionario, per evitare che la società laica, sempre più prosaica e disincantata col passare del tempo, tolga spazio all'assoluto.
Cosa pensi delle Sacre Scritture del cristianesimo?
Carlo: Sono un punto di riferimento fondamentale, uno dei pilastri del cristianesimo (oltre alla tradizione orale e - ma in maniera minore - agli scritti dei Padri della Chiesa). Ritengo possano essere utili anche a un non credente, in particolare i Vangeli, che raccontano la vita di Gesù e i suoi insegnamenti: ama Dio sopra ogni cosa e ama il prossimo come te stesso. E' un principio che, pur declinato in diversa maniera, dovrebbe poter valere per chiunque.
Kosmos: Le Sacre Scritture contengono le verità della fede. Sono ispirate da Dio, e costituiscono il “codice” a cui è bene che il fedele faccia riferimento, con l’aiuto di un sacerdote ma anche in modo personale e libero, durante il cammino. Questo è l’aspetto più importante.
È evidente però che la Bibbia è il risultato di una sedimentazione di ben 72 libri scritti in un arco di tempo immenso. Da qui la presenza di stili diversi tra loro, prescrizioni a volte contraddittorie, affermazioni che a noi oggi fanno rabbrividire. Non ogni singola parola che vi si trova va presa per legge: il libro va letto nel suo complesso come la storia dell’alleanza tra Dio e tutta l’umanità, di cui Israele è il simbolo, un’alleanza che ha per scopo la salvezza degli uomini.
È un testo molto complesso, che ahimè conosco poco. La parte che conosco meglio, e che mi è più cara, è il nuovo testamento, perché contiene la buona notizia, ribaltando l’immagine temibile del Dio di Abramo. I racconti del nuovo testamento (la predicazione di Gesù, la sua passione morte e risurrezione, la nascita della chiesa) sono il nucleo della fede cristiana, molto più dell’antico testamento. Nell’antico testamento, comunque, in mezzo ai libri che parlano di guerra, vendetta e punizioni atroci, impugnati spesso contro i credenti, ci sono anche libri suggestivi e pieni di carisma (Isaia, Osea, il Cantico dei Cantici…); un altro molto bello, che spesso raggiunge note poetiche, è il salterio, cioè il libro dei Salmi. Posso consigliarvene uno? Il 139 (Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra…)
Le Sacre Scritture non raccontano come è nato il cosmo, ma perché. Alla domanda “come?” risponde la scienza, alla domanda “perché?” si risponde sempre in modo metascientifico, cioè con la filosofia o con la fede. Per questo non vedo un contrasto sostanziale tra scienza e fede. La fede fa da supporto alla ragione e la ragione è indispensabile alla fede. C’è stato un contrasto tra scienza e chiesa, e la colpa era della chiesa, ma oggi, con tutti i problemi che pure persistono, per fortuna non è più il Cinquecento o il Seicento.
Alessandro: Un uomo appartenente a un popolo sottomesso, che ogni giorno cerca di ribellarsi e paga col sangue la presenza dell'invasore, cerca di alleviare le sofferenze della povera gente e sopratutto cerca di insegnargli a perdonare ed a porgere l'altra guancia, mettere a tacere l'orgoglio per evitare sofferenze inutili e inconcludenti. Quando la sua influenza rischia di superare quella dei potenti del suo paese, il suo destino è segnato, e come spesso accade in questi casi, viene ucciso barbaramente con un pretesto. Nel frattempo, il cittadino di un grande impero si sente smarrito di fronte a tale enormità e si rifugia sempre di più in sé stesso e nella propria spiritualità. Alcuni uomini ritengono che ciò che tanto è stato ammirato dagli ultimi della Palestina può benissimo adattarsi alle necessità degli ultimi del Mondo Conosciuto. Aiutate dalle contaminazioni con i culti provenienti dalla Persia e dall'Oriente (in primo luogo mitraici, ma non solo), che accrescono la componente simbolica e spirituale e danno alle parole di Gesù una dimensione superiore alla semplice pratica quotidiana, le Sacre Scritture del Cristianesimo si diffondono rapidissimamente, portando un messaggio di speranza nella vita dopo la morte e la rinuncia a sé stessi, e quindi ad una vita migliore, su questa terra.
Cosa pensi del relativismo morale e culturale?
Carlo: Se con relativismo intendiamo quel pensiero filosofico che afferma: "la verità non esiste; quand'anche esistesse, non è conoscibile; quand'anche fosse conoscibile, non è comunicabile", penso che il relativismo sia una delle piaghe più terribili che affligge il nostro mondo. Il relativismo parte da una tesi filosofica che si contraddice da sola: affermare che non esistono verità è, infatti, una pretesa verità. E non è possibile fare alcuna affermazione che non si poggi su di un qualche altro enunciato ritenuto vera fuori da ogni dubbio. A partire da questa tesi filosofica, apparentemente intellettualistica e poco concreta, si è invece sviluppata una mentalità che rifiuta se stessa, che rinuncia ad ogni altro principio che non sia la volontà di autodistruzione, e vuole assurdamente trascinare con sè tutta la cultura che l'ha preceduta.
Kosmos: Penso che esistano delle verità assolute e dei valori assoluti, che rendono l’uomo Uomo. Se le verità di fede possono non essere accolte da tutti, penso fermamente che tutti gli uomini dovrebbero riconoscere dei valori assoluti. E credo che tu sia d’accordo con me visto che tra le domande che mi fai ce n’è una sulla fondazione dell’etica a prescindere da ogni religione.
Alessandro: Credo sia l'unica strada. La morale altro non è che l'istinto di conservazione e miglioramento della specie, e pertanto l'unica misura della morale è la razza umana stessa, e la necessità di renderla migliore e più sana. Non ho altri punti di riferimento che me stesso e il mio simile, so che sono pochissimo rispetto ai grandi punti di riferimento assoluti che molti altri ritengono di avere, tanto più non li posso ignorare.
Credi che, nel laicato cattolico, si possa distinguere fra clericali, anticlericali e non praticanti? Quale ti sembra la posizione necessaria, opportuna o da evitare?
Carlo: L'uso dei termini penso sia fuorviante: per clericali usualmente si intendono quelle persone che hanno la propensione a vedere di buon occhio i sacerdoti; per anticlericali, coloro che propendono per vederli con un pre-giudizio negativo; i non praticanti sono invece coloro che non frequentano i Sacramenti (in particolare la Santa Messa e la Comunione settimanale).
Se si è cattolici, poco ha importanza la prima distinzione, a patto di riconoscere l'altezza del ruolo che un sacerdote riveste. Ha molta importanza invece la seconda, perchè la pratica ai Sacramenti è condizione necessaria per la crescita spirituale di un cristiano.
Kosmos: Oddio, quante etichette! Non saprei, il laicato cattolico è una realtà molto eterogenea. Io ravviso in primo luogo persone che prendono per oro colato tutto quello che viene dalla chiesa: queste probabilmente rientrano nei clericali. Il loro principale difetto è l’avere sospeso il senso critico se ce l’hanno, o il non averne affatto uno. Questo è pericolosissimo, perché, se per un qualche motivo viene dato un comandamento cattivo anziché buono, queste persone lo seguiranno, non sapendo valutare autonomamente. Ci sono poi persone che si professano cattoliche, però non fanno niente di quello che dovrebbero fare se davvero fossero cattoliche (non pregano, non vanno a Messa, non vivono esperienze di comunione e di carità, sono arriviste, emarginano i deboli). Questi a me stanno un po’ sul cazzo, perché con l’etichetta di non-praticanti liquidano un atteggiamento fondamentalmente incoerente, che vorrebbe prendere in giro Dio e gli altri. Se uno crede, pratica. Anche in questo caso però è difficile classificare, perché ci sono molti livelli di “non praticanza”. Ci sono poi persone che criticano la chiesa per partito preso (gli anticlericali). Anche questa posizione lascia il tempo che trova, perché ci sono miriadi di cose lodevoli e ammirabili dentro la chiesa, che sono invisibili solo perché non fanno notizia (e si trovano quasi tutte al livello più basso della gerarchia, quello delle parrocchie diffuse nel territorio): mense per i poveri, oratori, servizi di accoglienza a barboni, drogati, handicappati, raccolte di viveri e medicine per i poveri. Tutte queste posizioni sono da evitare. La posizione opportuna è, se si ha fede in Cristo, viverla nel proprio cuore ma anche nel quotidiano con gli altri, manifestarla apertamente, in un atteggiamento di pluralismo e di tolleranza, mantenendo sempre il senso critico e sforzandosi di essere onesti con se stessi e con gli altri.
Alessandro: Credo che la distinzione sia valida. Cominciando dai clericali, sicuramente difendere a spada tratta un potere precostituito che non è nelle proprie mani è un atto sconsiderato nella migliore delle ipotesi, in quanto richiede una smisurata fiducia in uomini pressoché sconosciuti, malvagio nella peggiore, perché compiuto in nome di un tornaconto personale. Il “non praticante” è una creatura difficile da catalogare nelle Religioni rivelate, che di solito coinvolgono la totale accettazione o il totale rifiuto delle proprie dottrine, credo si possa definire in linea di massima una persona piuttosto debole che non vuole né uscire da un gruppo sociale “comodo”, né fare i conti con ciò che la sua partecipazione ad esso comporta. Quanto all'anticlericale, è la posizione più naturale, sopratutto in un culto come quello Cattolico, nato per dare ai meno abbienti la capacità di sopportare la loro croce quotidiana. L'anticlericale sconta la contraddizione interna del fenomeno Religioso organizzato: tale fenomeno, pur essendo nato per le classi sociali inferiori, vive per sua natura grazie al concetto di “peccato”, ovvero di azione sbagliata che porta a temere il giudizio della divinità e ad affidarsi ai dettami del culto, e pertanto non esiste religione senza un'autorità terrena preposta a condannare gli errori ed indicare la retta via, perché non ci fosse tale condanna nessuno si sentirebbe pressato a far parte di alcuna setta.
Ritieni che sia possibile sviluppare l'etica prescindendo dal cristianesimo o, eventualmente, dalle altre religioni?
Carlo: Etica, letteralmente, significa "relativa al costume", per estensione "abitudine, uso". Qui la intendo come l'insieme di norme che si sviluppano per distunguere ciò che è lecito o giusto da ciò che non è lecito. In quest'ottica è certamente possibile sviluppare un'etica a prescindere da una religione. Però nel cristianesimo l'etica non è semplicemente un insieme di consuetudini convenzionali (come passare con il verde e fermarsi con il rosso), ma richiama invece una natura che è data e non inventata: si dice ad esempio che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal suo concepimento alla morte naturale, e da ciò ne consegue automaticamente che non è lecito uccidere. "Non uccidere" allora non è semplicemente una convenzione data dalla necessità di convivere in una società, ma è anche e soprattutto una declinazione pratica del riconoscere la natura dell'uomo. Ma con il relativismo, se si nega ogni verità ed ogni natura, non è possibile sviluppare un'etica che non sia esclusivamente norma convenzionale, e rispettare queste norme è solo questione di necessità di convivenza e null'altro.
Kosmos: Sì, certo. La più grande conquista delle Scienze Umane nei secoli è stata dimostrare che l’uomo è un essere grande, con un potenziale enorme, e quindi è chiamato ad agire bene. Ci sono persone e movimenti di pensiero, svincolati da ogni religione, che professano la solidarietà, il rispetto, la tolleranza, l’onestà materiale ed intellettuale, e questo è tutto a loro merito.
Alessandro: Credo che sia l'unica cosa possibile, visto che ritengo l'etica religiosa frutto dei tempi e delle interpretazioni più che del messaggio originale in sé (d'altronde quasi sempre ormai antiquato). Al centro dell'universo che noi conosciamo c'è la nostra Terra e gli esseri che la abitano. Tutto il resto è buio, desolato o ignoto. Non si vede perché allo stesso modo la nostra etica non debba essere incentrata sulle nostre necessità e sulla dignità di tutti gli esseri umani piuttosto che sui dettami promulgati da un essere umano solo in nome di un demiurgo che, nonostante l'impegno, in questa enorme vastità noi ancora non scorgiamo.
Cosa pensi delle religioni diverse dal cristianesimo? In che misura le ritieni fallaci?
Carlo: Ciascuna religione ha, in quanto tentativo di avvicinarsi a Dio, un barlume di verità in sè. Personalmente, ho molto rispetto per ogni uomo che ricerca Dio con cuore sincero, sia esso cattolico, protestante, ebreo, musulmano o di una qualsiasi altra religione. Può sembrare una risposta presuntuosa, ma io credo che la Chiesa Cattolica abbia la pienezza della verità, e dunque ogni altra religione è tanto più fallace quanto più si discosta dalla religione cattolica.
Kosmos: Dietro ogni dio c’è Dio. Tutte le religioni, o meglio tutte le fedi, rispondono a quella percezione, a quella chiamata che gli uomini sentono verso il trascendente. Cambiano i rituali, in una certa misura le prescrizioni morali, ma la sostanza è sempre la stessa. Il fondamentalismo, le guerre fatte “in nome di Dio” sono tutti errori la cui colpa è da mettere in conto agli uomini, non a Dio. A nessun Dio. Una religione, qualunque sia, secondo me è fallace solo nel momento in cui esclude qualcuno, nel momento in cui alza barriere anziché cercare di costruire una comunità basata sull’accoglienza.
Alessandro: Alcune delle mie opinioni espresse precedentemente sono valide in generale per le Religioni monoteistiche, altre no. In generale le ritengo fallaci per le stesse ragioni per cui ritengo fallace il Cristianesimo: non ne vedo la necessità, anzi mi crea forte imbarazzo l'idea di dare fiducia a ipotesi di estrema complessità senza nemmeno considerare prima possibilità razionali.
Trovi che alcune ideologie politiche abbiano punti in comune con la tua posizione? Se sì, cosa consideri sbagliato in esse?
Carlo: Più che altro, sono certo di quali ideologie politiche sono incompatibili con la mia visione del mondo. Il discorso ora si può articolare in due rami contigui ma distinti. In quanto cattolico, ci sono alcuni punti programmatici ben precisi sui quali non posso (nè voglio) transigere, cioè i cosiddetti principi non negoziabili: vita, famiglia, educazione. Non sostengo chi mostri disprezzo per il valore della vita umana (attraverso la promozione di aborto o eutanasia, ad esempio), chi non riconosce la famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, come cellula fondamentale della società, eccetera. Chi invece rispetti questi punti può avere il mio appoggio, e qui intervengono pareri puramente personali di preferenze di questa o di quella linea di pensiero, di azione, di coerenza, o di fiducia per quella o quell'altra persona. Ho in simpatia la Lega, sopporto a stento i democristiani centristi, alle ultime elezioni non ho vergogna di dire che nonostante qualche indecisione ho votato PdL.
Kosmos: Io sono cristiano, e ci sono partiti politici cristiani (DC, CDU, Udeur, Unione di centro, e direi anche PD e PdL). Ma non hanno proprio niente in comune con me. Queste ideologie politiche usano la parola “cristiano” per accaparrarsi i voti dei cristiani, ma promuovono politiche che oltre a non piacermi come cittadino, non mi piacciono come credente: spesso discriminano, escludono, giudicano, si alleano col pesce più grosso dando prova di sommo opportunismo. Penso che nessuna ideologia politica debba abbracciare una religione e che nessuna religione debba adottare un’ideologia politica. Lo stato deve essere laico. La politica serve a gestire la cosa pubblica, è una scienza estremamente materiale, la religione invece è spirituale per definizione. Non mi piace per niente che un politico utilizzi la sua fede vera o recitata per farsi propaganda politica. Un credente può essere di sinistra e un ateo di destra. Io sono un cristiano che non sopporta i partiti di centro.
Alessandro: Spesso le mie posizioni politiche (affini al Socialismo e al Marxismo) sono state accostate al Cristianesimo. A parte la stravaganza di un paragone tra un profeta di basso ceto sociale di epoca romana ed un luminare di filosofia ed economia della Germania del diciannovesimo secolo, io ritengo che ciò sia privo di senso, per almeno due ragioni: la prima è perché trovo, senza voler offendere nessuno, che il Cristianesimo sia una “morale per perdenti”, ovvero che la morale del perdono e della sopportazione siano adatte a chi non è in grado o non ha voglia di ottenere di meglio per sé, ma incompatibili – parafrasando Marx – con un movimento volto a sovvertire l'ordine presente ed a mutare le gerarchie della società. La seconda ragione è che nel momento in cui diventa organizzata, lo scopo della religione diventa mantenere il proprio potere ed ottenerne altro, diventando una forza prettamente reazionaria, per cui ovviamente non si sposa con un ideale che mira invece all'abbattimento delle differenze tra gli esseri umani.
Ritieni che una nazione debba promulgare le sue leggi tenendo conto della religione ufficiale o preminente fra i propri abitanti? Ed, in particolare, l'Italia?
Carlo: Nel momento in cui una religione sia diventata parte integrante della cultura, sì. L'idea di un apparato di leggi che sia totalmente slegato e a priori rispetto a ciò che anima il popolo a cui si applica è un'idea a mio avviso ingenua e irrealistica. La legge è fatta per l'uomo, e non viceversa. Uno stato che decidesse di ignorare ogni riferimento trascendente non sarebbe semplicemente imparziale, ma semplicemente ateo. E l'ateismo è una presa di posizione e una scelta. Dunque, la cosiddetta laicità dello stato non si difende facendo sparire i simboli che animano una cultura, o garantendo alle minoranze i diritti che spettano alle maggioranze, bensì garantendo che la cultura e le tradizioni possano operare il loro fondamentale ruolo educativo.
Kosmos: L’Italia è, anzi dovrebbe essere, un paese come gli altri, quindi quello che dirò per gli altri vale anche per il nostro stato. Lo stato deve promulgare leggi laiche, cioè che non rispecchino questa o quella fede, ma lascino a tutti piena libertà di azione, nel rispetto della libertà degli altri. Se uno stato adotta leggi ispirate a una religione, i cittadini di ogni altro credo saranno discriminati; se invece uno stato adotta leggi laiche, ognuno è libero di agire come meglio crede. Io cristiano non praticherò l’eutanasia, tu che vuoi farlo devi essere libero di farlo. Io cristiano mi impegnerò nel sociale per farti capire che l’eutanasia è una cosa sbagliata, e tu potrai darmi retta oppure mandare affanculo, ma è inaccettabile che lo stato ti imponga una religione. Anche perché le religioni non si possono imporre.
Alessandro: Credo che il mio paese abbia bisogno di una nuova Kulturkampf, la Bismarckiana battaglia per affermare con aggressività la superiorità dello Stato sulla Religione. La Religione quasi sempre, e specialmente in Italia, è un potere estraneo allo Stato Italiano, e pertanto tenerne conto nella scrittura delle leggi è una forte limitazione di sovranità che un paese moderno non si può permettere, in questo senso è anzi vitale che i cittadini imparino a sentirsi italiani prima che membri di un qualsiasi culto, in modo da strappare ai ministri del culto quel potere che contendono allo Stato; in riferimento al Cattolicesimo, è importante anche considerare che i principali oppositori all'unità italiana, storicamente, furono Papi, e che i loro successori non hanno lesinato gli sforzi per ricondurre all'ovile la pecorella smarrita “Italia”, ovvero per ridurla all'impotenza nei loro confronti.
Ritieni che sia in corso un'offensiva contro la tua posizione religiosa? Se sì, su che scala?
Carlo: Sì, in maniera molto subdola, spesso non apertamente, ma su scala mondiale: la globalizzazione diffonde rapidamente e in tutto il mondo le cose buone come quelle cattive. Nel momento in cui il fatto stesso di affermare che esiste una verità viene fatto passare per infantile; affermare che questa verità sia conoscibile sembra sciocco; affermare poi che sia comunicabile, e che la Chiesa Cattolica la proclama è fatto scandaloso; ogni volta che queste semplici affermazioni vengono messe a tacere senza possibilità di replica in nome del dubbio perpetuo, allora è in corso un'offensiva contro la mia posizione di fede, ma cosa ancora più grave contro la mia posizione di ragione. Un grande scrittore inglese che visse a cavallo tra l'800 e il 900, Gilbert Keith Chesterton, concludendo il suo libro Eretici, scrive un pezzo che mi sento di riproporre per intero, per sottolineare l'apparente paradosso costituito dal fatto che la forza della ragione e della realtà appare oggi difesa quasi che fosse un credo mistico. Chesterton scrive: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".
Kosmos: No. La sentenza sul crocifisso è stata un evento isolato, non vedo un’offensiva organizzata contro il cristianesimo. Anche perché il cristianesimo è così diffuso e radicato nella popolazione che sarebbe un’impresa vana tentare di estirparlo.
Alessandro: Non saprei dire precisamente se nel mio paese ci sia una crociata contro la mia posizione religiosa, l'ateismo in Italia è sempre stato visto come una cosa tra il ripugnante e il fastidioso, non so se adesso sia più avversato che in altri periodi. Personalmente mi è capitato molte volte di essere considerato senza morale in quanto senza Dio, o passibile ad accettare qualsiasi cosa fino a prestarmi a rituali religiosi a cui non credo completamente semplicemente in quanto “per me fa lo stesso”. Considerare l'ateo come un “eunuco della religione”, come l'elio o un altro gas nobile in una reazione chimica, o ancora peggio un fenomeno da baraccone, è un costume particolarmente amato in Italia, ma se è in corso un'offensiva nel nostro paese è più contro i non clericali in generale che contro gli atei. Chi in misura minore, chi in maggiore, tutti coloro che non sono allineati hanno una morale di serie B.
In che misura la tua fede, o la mancanza di essa, influisce sulla tua quotidianità?
Carlo: E' molto semplice. Se Dio esiste e le descrizioni della Chiesa Cattolica sono corrette; se Gesù ha fatto e ha detto quello che viene raccontato nei Vangeli; se è realmente morto per la salvezza di ogni uomo e donna, per ciascuno di noi; se è risorto, per aprirci la strada alla vera felicità; e se quello che ci chiede è unicamente di affidarci a questo amore, con la promessa che riceveremo non solo la vita eterna, ma anche cento volte in questa; beh, allora credere in Dio è davvero una cosa seria! Per rispondere alla domanda, la Fede influisce sulla mia vita nella misura massima con la quale la lascio influire, e mai abbastanza: è una questione di coerenza e integralità. Guai ai tiepidi e agli indifferenti. E' necessario fare scelte decise, prendere posizioni forti ed essere pronti a mettere in discussione e rendere ragione di queste posizioni tanto più spesso quanto più sono influenti per la propria vita.
Kosmos: Abbastanza, e se io fossi un cristiano migliore dovrebbe influenzarla ancora di più. Se avessi solo l’antico testamento farei fatica a credere. Invece so che Dio mi ama teneramente, che è disposto a perdonarmi e a lasciarmi libero di scegliere anche il male, so che a Dio piacciono le persone semplici e oneste, non i furbi (questa cosa è ganzissima!!!). Senza la fede sarei diventato arrogante e presuntuoso, e probabilmente tenterei ancora di convincere tutti che le mie idee sono le migliori, col carattere che mi ritrovo. Gesù che permette ai soldati di umiliarlo, che si lascia torturare e uccidere, che porge l’altra guancia, che insegna a perdonare un figlio ingrato o una prostituta pentita o un usuraio ravveduto, sono tutti gesti che mi sconvolgono e mi costringono a riflettere, e a non agire come vorrei io, ma secondo quello che so essere il vero bene. Quanto a riuscirci, è un bel dilemma, una provocazione da cogliere giorno per giorno.
Alessandro: Penso di aver trovato un maggiore equilibrio perdendo la Fede, e nel complesso sono sicuro di averci guadagnato. Non amo parlare delle mie posizioni se non mi sono espressamente richieste ed esse non entrano quasi per niente nella mia quotidianità, se non quando sento il bisogno di riflettere sulle implicazioni che gli atti del governo vaticano hanno sulla mia vita, ma in verità è più un fatto politico che religioso.
Ritieni che le tue convinzioni sulla religione debbano assumere un peso rilevante sulle tue opinioni politiche? Se sì, in che misura?
Carlo: Nella misura in cui la propria religione non è semplicemente un fatto privato e trascurabile, sì. Ora, questo non significa imporre a tutti dei precetti religiosi; rabbrividisco al pensiero di uno stato che bandisca il peccato per legge: sarebbe irrealismo puro, dove invece una prospettiva religiosa non deve mai abdicare la realtà. Ma se la prospettiva religiosa è convinta, questa non può non influire sulle scelte anche politiche di un uomo coerente. D'altra parte, si tratta di tre possibilità: o chi crede decide di agire come se Dio non ci fosse, o chi non crede decide di agire come se Dio ci fosse, o ciascuno si comporta coerentemente, senza lamentarsi della posizione dell'altro. "Ut si Deus non daretur" oppure "ut si Deus daretur", per usare le espressioni latine più precise. La storia stessa poi e i grandi totalitarismi del ventesimo secolo ci insegnano che laddove Dio scompare dall'orizzionte umano, anche da quello politico, grandi disastri accadono all'umanità. Pensiamo anche solo al comunismo e al nazional-socialismo: paradossalmente, la matrice che li origina è la stessa, ed è il totale rifiuto del piano trascendente, con la conseguente elevazione di questa o di quella ideologia utopistica, che in quanto tale richiede la distruzione della realtà per potersi innestare sulla tabula rasa. Laddove la natura stessa delle cose parla di Dio, l'unico modo per rifiutare totalmente Dio è porsi a nuovi creatori della natura.
Kosmos: No. La politica riguarda tutta la popolazione, la religione si rivolge ai soli credenti. Quindi come cristiano mi impegno ad agire secondo il Vangelo ma come cittadino mi preoccupo che vengano tutelati tutti. Mi pare di avere anche detto che effettivamente, per non discriminare nessuno, il crocifisso dalle aule debba essere tolto, perché spetta ai cristiani, e non alla repubblica, ricordarmi che credo in Cristo.
Alessandro: Ritengo di no. La superiorità dello Stato, e quindi della politica, rispetto a qualsiasi costume religioso è qualcosa di indubitabile. Ritengo che la politica debba, come ho detto prima, rigettare con violenza le istante religiose e farsi guidare dai bisogni del proprio popolo, anziché da quelli del tempio.
Sei a favore della pena di morte? Motiva la risposta.
Carlo: Sono contrario. Non però perchè rifiuti l'eventualità di principio: in questo caso ci sono due principi che vanno a mio avviso salvati. Da una parte, la dignità irrinunciabile di ogni persona, che è la stessa anche per il condannato a morte. Dall'altra, il diritto alla legittima difesa, che si basa sulla dignità della vita di tutte le altre persone che potrebbero essere minacciate dall'aggressore. Fin dove possa spingersi una difesa per rimanere legittima è argomento controverso; certamente vale il principio che la difesa dev'essere proporzionata all'offesa: sparare in testa ad un aggressore lontano e dotato solo di coltello è certamente sproporzionato, mentre sparargli ad una gamba potrebbe non esserlo. Seguendo queste considerazioni, ritengo che la pena di morte sia una soluzione sproporzionata, dati i mezzi che dispone il nostro mondo civilizzato per rendere inoffensivo un determinato criminale, e dunque una soluzione inaccettabile.
Kosmos: No, sono assolutamente contrario alla pena di morte, per diversi motivi. Moralmente è insostenibile. Nessun uomo deve uccidere nessun uomo, per nessun motivo. Pragmaticamente, i paesi che la adottano hanno tassi di criminalità maggiori dei paesi in cui non c’è, quindi la pena di morte ha ampiamente dimostrato di essere inefficace, oltre che barbara. Per me è sconvolgente e inconcepibile che esistano persone che di lavoro fanno il boia: "che lavoro fai? Ammazzo i condannati a morte." Agghiacciante.
Alessandro: Escludendo la possibilità di una “vita dopo la morte”, è ovvio che ritengo la morte di qualsiasi essere umano una sconfitta, e l'annullamento una punizione eccessiva per qualsiasi reato, anche visto l'enorme sforzo compiuto dalla società per la formazione e la crescita di un individuo, e l'enorme perdita che consegue dunque con la sua morte. Inoltre, spesso nei reati vi è una responsabilità sociale non indifferente: se fossimo capaci di costruire società con meno disparità, avremo anche meno reati e non avremo bisogno di molte condanne.
Cosa pensi del sesso per fini edonistici? E della masturbazione?
Carlo: Sono contrario ad entrambi. Il sesso deve essere a mio avviso vissuto nella pienezza dei suoi elementi: c'è il piacere, certo, ed è un fattore importante; ma c'è anche l'apertura potenziale alla vita e l'elemento di amore che conferiscono la pienezza della dimensione unitiva. Se viene a mancare l'elemento unitivo, il sesso diventa in sostanza masturbazione assistita. Non è più comunicazione, ma consapevole uso dell'altro per il proprio piacere. Anzichè essere un piacere liberante e pieno, diventa una schiavitù, la semplice necessità di soddisfare un prurito. Si trasforma una delle cose più belle di questo mondo (la forma più alta di amore e condivisione che un uomo e una donna possano sperimentare) in una semplice questione di istinto primordiale, in una dinamica di bisogni e soddisfacimenti. Per quanto riguarda la masturbazione, il discorso è simile: è un'azione "gravemente disordinata", che porta un piacere effimero al costo di un utilizzo improprio e incompleto dei propri genitali. Alla fine, provoca più danni che altro. Al giorno d'oggi non è questione facile vivere serenamente la propria castità: ma a mio avviso è uno sforzo che ripaga la sua fatica, non solo in vista di un ipotetico futuro, ma anche in termini di autocontrollo e di esercizio della propria libertà.
Kosmos: Il sesso è parte della natura umana, e fa bene alla salute, è stato assodato. L’esperienza mostra inoltre che chi non scopa non ha una bella cera, soffre di irritabilità, acidume ecc. Secondo me scopare solo per godere, senza sentimenti, è un’attività di cui ci si stanca facilmente, perché è priva dell’elemento essenziale in un rapporto di coppia, che è l’amore, quello che ti fa continuare a essere felice quando l’orgasmo è finito. Ad ogni modo, finché non si usa violenza a nessuno, ognuno faccia come vuole. La masturbazione? Una pratica normalissima, vecchia quanto l’uomo, senza controindicazioni. Ho chiesto più volte ai preti perché la morale cattolica la consideri un peccato, ma le spiegazioni che mi hanno dato mi sono parse tutte al limite dell’inconsistenza. Applicando la morale cristiana, è un peccato più grave mandare a quel paese una persona o parlarne male alle spalle che utilizzarla nelle proprie fantasie mentre ci si fa una sega. Non riesco a vedere tutta questa gran mancanza di rispetto.
Alessandro: Ognuno nel privato è libero di fare quello che vuole, finché non arreca danno ad altri. Per esempio un uomo pubblico è liberissimo di darsi alla prostituzione, purché non finanzi trafficanti nel farlo, non lo faccia coi soldi del contribuente e non riveli segreti di Stato ad occasionali compagne.
Cosa pensi dell'equiparazione totale sul piano giuridico delle coppie omosessuali con quelle eterosessuali? (dai diritti di convivenza all'adozione)
Carlo: Sono contrario. Credo nella famiglia naturale, formata da un uomo e da una donna, come cellula fondamentale e sostanzialmente insostituibile della società, nucleo privilegiato per la crescita di ogni persona dal concepimento al momento di autosufficienza. L'equiparazione, sul piano giuridico, delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, non essendo l'unico possibile strumento per garantire i giusti diritti di ogni persona a prescindere dalle sue tendenze e dai suoi comportamenti sessuali, si situa in una posizione di ideologia. Non essendoci necessità di una tale equiparazione, a fronte di una serie di norme già esistenti o eventualmente migliorabili atte a garantire le richieste lecite (la possibilità di testamento o le visite e i trattamenti in caso di malattia in ospedale, ad esempio), questa pretesa è un aperto attacco all'affermazione della famiglia naturale come cellula prima e privilegiata della società.
Kosmos: Che quando la promulgheranno sarà sempre troppo tardi. Ho qualche perplessità sull’adozione, su tutto il resto mi sembra una cosa talmente ovvia che solo in un paese occupato da un vaticano talebano come il nostro ancora non è stata promulgata. Le coppie omosessuali di fatto oggi sono discriminate dalla legge, e non sono tutelate nemmeno contro le aggressioni di matrice omofoba. Questo perché secondo il vaticano riconoscere loro tali diritti implicherebbe un’ulteriore discriminazione. Non ho mai capito nei confronti di chi.
Alessandro: Credo nella totale equiparazione dei diritti. L'omosessualità esiste anche tra molte specie animali e, riguardo all'adozione, credo che molti bambini crescano circondati da tanti e tali abomini che di sicuro avere un po' di affetto da una coppia omosessuale sia enormemente meglio che vivere abbandonati, o privi di genitori, o perennemente affamati.
Sei favorevole all'aborto? Se sì, con quali vincoli?
Carlo: No, sostengo il diritto alla vita di ogni persona, dal suo concepimento alla morte naturale. La scienza ci dice che nel momento in cui avviene il concepimento, lo spermatozoo e la cellula uovo che si fondono insieme danno luogo ad un qualcosa che, pur essendo generato dai due gameti, è completamente diverso; e che crescerà con il sussidio unicamente di un luogo dove annidarsi (l'utero) e del nutrimento necessario, fino alla nascita.
Se è necessario sostenere la dignità e il diritto alla vita di ogni persona in quanto tale, non si può ignorare la continuità dello sviluppo che porta quella singola cellula a diventare un uomo o una donna formata, ed è necessario quantomeno usare una enorme prudenza: se queste considerazioni sono vere, oltre che ragionevoli, il genocidio che ogni giorno viene silenziosamente perpetrato è immane, e il fatto che le vite soppresse siano piccole e incapaci di alzare la voce non è un buon motivo per ignorare la questione. Troppo spesso leggi profondamente ingiuste e ragionamenti aberranti sono portati avanti sottoponendo all'attenzione pubblica solo i "casi pietosi", la ragazzina stuprata, la donna malata, sbandierando l'aborto come un diritto della donna, e provocando più danni anche alle donne stesse, ad esempio ignorando sistematicamente i disastri della cosiddetta sindrome post-abortiva.
Kosmos: Sono personalmente contrario all’aborto fatto solo perché la gravidanza è indesiderata (esistono pillole e preservativi, non si ammazza una vita incipiente solo perché non è desiderata). Non mi permetto di giudicare invece i casi di gravidanza indotta da stupro o quando sia necessario interrompere la gravidanza per curare la madre che altrimenti morirebbe. In ogni caso sono fermamente convinto che lo stato debba permettere a tutte le donne di abortire, se lo vogliono, perché lo stato deve essere laico e per scongiurare i tentativi di aborto clandestino.
Alessandro: Non credo di potermi definire “favorevole all'aborto”, semmai alla sua legalizzazione, visto che indubbiamente è un diritto della donna, peraltro duramente conquistato, e non penso sia possibile definirsi contrari in occidente nel 2009. E' un dato assodato che un aborto non può essere vietato o imposto, ma è una scelta personale estremamente difficile e dolorosa, per la quale ogni caso è un caso a sé. C'è chi potrebbe volerlo compiere perché ha concepito il nascituro in occasione di una violenza, chi perché non sarebbe in grado di assicurare un avvenire al bambino, chi per i motivi più disparati. Fatto sta che la scelta spetta alla madre e alla famiglia, e che gli unici ad avere il diritto di intervenire oltre ai sunnominati sono i medici competenti che conoscono l'argomento.
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