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6 gennaio 2011

FantaCazzi

Certi giorni ti svegli e sai che sono giorni schifosi: perché ti alzi troppo presto o troppo tardi, perché hai scordato di comprare qualcosa di importante la sera prima, perché la caldaia è rotta e ti devi fare la doccia con l’acqua gelida. Quando una giornata inizia così, è evidente che è una giornata di merda, e che sarebbe meglio non fare niente di niente. Il problema è che tipicamente in una giornata così c’è il Fantacalcio.

A chi non è mai capitato di cercare su improbabili forum statistiche sulla relazione tra i goal di Quaresma e il tempo atmosferico? Chi non ha mai deciso all’ultimo minuto tra Del Piero e Totti, magari sperando in un attacco di diarrea di Vucinic? Purtroppo l’italica voglia di discutere di pallone - combinata al non avere un cazzo da fare – spinge anche i migliori a perdere tempo e denaro nell’orgoglioso tentativo di legnare gli amici con la propria competenza calcistica, costruendo supersquadre piene di campioni fuori ruolo, con attacchi stellari tipo Pato Ibra Cassano, ma con Sokratis in difesa. Perfino Inzaghi alle volte torna utile al progetto, perfino un nome del piffero come Pinilla diventa argomento di discorsi seri quando si deve decidere se affidare l’attacco a lui o a Floro Flores.

E’ così che oggi, chiaramente prima delle partite, ho deciso di schierare tre quarti della Juventus e la metà più inutile della Fiorentina, con un pizzico di scarti e aborti di altre squadre minori, tra cui l’Inter. Per la verità le avvisaglie si erano già avute un paio di giorni fa, a causa di uno dei miei acquisti più furbi, almeno secondo il mio parere. Ma quanto è fico Mutu sottocosto? Adesso, col senno di poi, posso dire che è fico come un tumore al rene, o se siete troppo impressionabili, come una mano nel culo fino al gomito. Non vorrei sembrare troppo incazzato per la quasi totale impossibilità di schierarlo a causa delle sue continue puttanate, ma credo che in questo momento il mio sogno sia che venga ceduto a qualche squadra africana affinché lo svenda a sua volta a degli schiavisti in Zimbabwe, al grido di “gombra gombra, uomo biango fa bei bombini!”.

Ma non vorrei porre troppo accento sul prepartita, perché è oggi a pranzo che mi sono incazzato sul serio. Andiamo, lo sapete tutti, col Fanta ci si incazza tantissimo. Alzi la mano chi ha fatto, come me, un acquisto ancora più sottocosto di Mutu, ovvero quello della stella di oggi, del capocomico, del Pippo Franco di questo 6 gennaio, del vero e proprio fenomeno di questa giornata di campionato. Come gli scemi come me avranno capito, sto parlando di Felipe Melo. Ci sentivamo furbi fino ad oggi. Ci siamo detti, in settembre, che avrebbe fatto un’annata stratosferica, e che valeva la pena di spendere quel poco che ci avrebbero chiesto. E fino a ieri ci era perfino sembrato di aver ragione: un campione ritrovato, ci sembrava. Meno male che oggi lo abbiamo ritrovato sul serio, sennò stavamo in pensiero. Me lo (melo?) vedo, quello che deve aver pensato. “Un calcio in bocca a questo pirla è quello che ci vuole per iniziare bene la giornata, specialmente dopo una colazione con vodka e abbracci”. E dopo una bella tacchettata sulla gengiva sinistra, finalmente un po’ di soddisfazione. “Va là come brucia eh? Sputi sangue come fosse acqua! E non te l’ho nemmeno data forte come Dio comanda, infedele!” Il tutto sorridendo con aria sorniona.

http://antoniovergara.files.wordpress.com/2009/12/bidone2009_felipe_melo21.jpg?w=407&h=307

Cosa può rovinare il pranzo a un appassionato di pallone, tifoso della Juve, con metà della Vecchia Signora schierato nel Fantacalcio? C’è qualcosa di peggio di Melo che si fa espellere per un atto di crudeltà immotivata, e probabilmente medita anche di mangiare il cartellino come segno di disappunto? Ebbene, c’è di peggio. C’è Quagliarella infortunato, per esempio, sostituibile comodamente da Bojinov, Iaquinta o Mutu, rispettivamente morto, morente e internato. C’è il tuo portiere di fiducia, Storari, che incassa gol come se fossero caramelle. C’è un gol annullato a Chiellini, se proprio vogliamo dirla tutta.

Risultato della domenica? Per quello bisogna aspettare domani, ma un paio di conti si possono già fare. Ovviamente il mio avversario, per aggiungere al danno la beffa suprema, non solo ha Giovinco, ma ha avuto le palle di pagare 1 milione perfino Palladino. A questo punto giunti - ad una prima analisi - sembrerebbe sia il momento di bestemmiare. E invece mi sono trattenuto fino al conto dei punti animato da una flebile speranza: secondo i miei calcoli oggi ho vinto! Certo, a patto che Sanchez riceva 33 come voto secco e che a Marchisio diano 8 alla memoria. Fino a domani posso incrociare le dita, no?

22 giugno 2010

Accorrete, o Maturandi!

Le Saghe di Onan è lieta di presentare in anteprima assoluta le tracce dell'esame di maturità del 2010 che stanno turbando in queste ore le notti di tanti giovani maturandi. Spazio ad autori e tematiche emergenti che soppiantano padri della lingua come Dante, Foscolo e Leopardi. Ma bando alle ciance e veniamo ai titoli:

Tipologia A (analisi di un testo di un autore della letteratura italiana):

A Walter Veltroni

Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato

Commenta la poesia di Sandro Bondi: l'Italia di oggi è divisa da una politica dai toni sempre più accessi, in questo clima di barricata il poeta ci ricorda con il suo breve componimento che è ancora possibile dichiararsi trasversalmente ricchioni. Cosa vuole comunicare l'immagine di madre e figlio? Il rapporto tra i due è più incestuoso o pederasta? Il ritrovamento finale allude ad un ricongiungimento tra i due, noti voltagabbana vicendevoli ai tempi del PCI, o piuttosto ad una sublimazione di una tanto attesa sveltina nel cesso della Camera?


Tipologia B (tematica socio-economica):

Fino a quale età si può considerare legittimo il desiderio di appellarsi ad amici immaginari? Come si concilia questa necessità spirituale con quella pragmatica di penetrare gli sfinteri di giovani fanciulli? Secondo te, è più gradita al Signore la pedofilia, la pletora di reati economici vaticani o, alla luce della Sua reiterata ostinazione nel sottrarsi ad interviste pubbliche, non siamo in grado di comprendere il Suo volere? Commentare se gli ammonimenti del pastore tedesco, assurto a guida e maestro inconfutabile di vita, ci abbiano o no bastevolmente rotto i coglioni.


Tipologia C (tema storico-etnico):

Il grugnito, una forma di comunicazione primitiva eppure sempre attuale. Dai nostri antenati nelle caverne, passando per i gladiatori ed i francesi, fino a sparire dal linguaggio comune in quasi tutt'Italia escluse la Val Trompia e l'Aspromonte, per poi tornare prepotentemente in voga come comunicazione verbale immediata e fuori dagli schemi. Si racconti la sua storia e la sua evoluzione, ricordando correnti culturali e politiche economiche dovute al grugnito. Si portino esempi relativi ai grandi esponenti del suo utilizzo (Bossi, Gattuso, il sindaco di Vergate sul Membro), ricordando le influenze vicendevoli da essi esercitate e l'importanza dei graffiti della Val Camonica nella loro evoluzione.


Tipologia D (tema di attualità inerente ad un dibattito culturale in corso):

La Nazionale di calcio fatica contro squadre provinciali di raccoglitori di banane e allevatori di koala: ma siamo davvero così scarsi? Discutine, eventualmente ponendo l'accento sull'opportunità di pensionamenti anticipati ed in ogni caso suggerendo delle soluzioni praticabili, quali l'espatrio, la nazionalizzazione di Chuck Norris o travestire Gilardino da guardalinee

15 giugno 2010

Scusate, c'è un carpentiere?

[post scritto l'11 Giugno 2009, dopo Italia-Nuova Zelanda 4-3]

Credo che non ci sia nulla di tanto rappresentativo per una nazione come la sua squadra di calcio, questo partendo dall'ovvio presupposto che si faccia un'analisi superficiale e fondata su leggende metropolitane e luoghi comuni. Basti pensare al Brasile, mix di divertimento e samba, alla Germania, dura e compatta e mai arrendevole, alla Francia, snob ma multietnica, all'Inghilterra, saccente (le seghe, avete inventato voi) e dotata più che incisiva. E noi? La nostra nazionale è estrosa, ma difensivista, arruffona e simpatica, svogliata sin quando non viene il momento di fare sul serio. E' un pò come l'italiota che va in vacanza all'estero e fa il caciarone e riesce a stare sulle balle ad ogni popolazione del pianeta, salvo contemporaneamente fottersi poi le loro donne millantando un inglese che non conosce.

Solo l'Italia poteva vincere un mondiale pieno di squadre fortissime e blasonate (1982) ed un altro con mezza rosa in serie B per calciopoli, o arrivare in finale con gente come Del Vecchio e Minotti. La stessa Italia che ha gettato alle ortiche il mondiale in casa o quello del '78, quando oggettivamente c'era poca trippa per gatti.
Ma d'accordo, gli esiti delle grandi manifestazioni sono spesso dettati dal caso, dalla fortuna, da un rigore di troppo, da una doppietta di un difensore che ha fatto 3 gol in carriera, compresi quei 2 in semifinale (ed il terzo peraltro al Milan in contropiede: è più probabile che Messi faccia un gol di testa in finale di Champions o che Gattuso apra una scuola di danza), da un rimbalzo dopo la traversa lontano mezzo metro dalla linea di porta che diventa gol per il fattore campo ed il fuso orario o faccende simili.

Però certe altre cose non hanno scusanti: ora io capisco che l'Italia di ieri sera abbia giocato con dei diciottenni scocciati perchè non possono aprire le discoteche della Versilia dopo un anno di lavoro e che la partita era utile più o meno quanto le primarie del Pdl. Capisco anche l'emicrania da altitudine, perchè chiaramente i nostri avversari che vengono da un arcipelago popolato da kiwi a 12 ore di fuso orario sono avvezzi a qualsiasi condizione climatica ed hanno il Key-Way incorporato. E posso anche capire uno svarione difensivo, un pallone che viene indirizzato in porta da un'aquila di passaggio, uno scivolone o un avversario che ti distrae indicando le tribune e strillando "Toh, Jessica Alba nuda" (si, in italiano). Ma cazzo, prendere tre pere dalla Nuova Zelanda è veramente ridicolo: peraltro dal capocannoniere del campionato di Tonga e da un altro che gioca in una squadra australiana che è stata fondata sei mesi fa e che annovera fra i suoi giocatori un portiere che si chiama Distratten ed il numero 10 Culina, vecchia baldracca del calcio europeo, noto per essere l'unico giocatore al mondo meno incisivo di Morfeo.
Potrei anche giustificare questa bella prestazione, se fosse un evento sporadico, ma il fatto è che la nostra nazionale reagisce sempre così: contro una squadra con dodici palloni d'oro che segna 5 gol a partita e non perde da quando Claudia Kohl non era ancora vergine (cit. riv.) gioca alla morte, non concede un tiro in porta e vince di culo in contropiede, ma senza demeritare. Invece quando si trova davanti una squadra di gente così scarsa che non l'avrebbe comprata neppure il Moratti dei tempi di Vampeta, Sorondo e Gamarra, colleziona inevitabili cattive figure: è storia recente la vittoria contro Cipro al 92° con Buffon migliore in campo, e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare il gol di Ahn, acquistato da Gaucci che lo scambiò per un purosangue e poi lo tenne a Perugia per far piacere ai nipotini che tanto ridevano delle sue imitazioni dei cartoni giapponesi: che giocasse a pallone, era sconosciuto ai più. L'altra Corea, quella del '66 che ha fatto storia, ci trafisse con un dentista che faceva il professore di ginnastica.
Ma certamente la figura di merda più plateale ce l'ha regalata Jacobsen, un giovane carpentiere faroese che è riuscito a segnare due reti all'Italia in altrettante partite, vergognosamente entrambe vinte dall'Italia, nonostante almeno una delle due sia stata chiusa con più di qualche brivido. Ecco, subire gol in maniera reiterata da una nazione che è 1250 volte più piccola di noi, nella quale non esiste il concetto di calcio e per la quale giocano solo magazzinieri, cacciatori di cetacei e spaccalegna non è un'impresa facile. Peraltro ho motivo di ritenere che i giocatori della nazionale nemmeno sapessero in che spicchio di mondo si trovavano al momento della partita. Gran parte neppure sospettava l'esistenza di una nazione con quel nome:
Totti: - Con chi giochiamo stasera?
Lippi: -FarOer, Totti.
Totti: - Io je faròer cucchiaio, invece.

Che poi, pensandoci bene, quanti carpentieri ci possono mai essere alle Far Oer? Immagino scene di panico fra gli ingegneri che tiravan su l'unico palazzo da costruire nelle isole:
-Dove diavolo s'è cacciato Jacobsen?
-C'è l'Italia oggi, capo.
-Disdetta.. cercatemi un altro carpentiere. Se non ne trovate va bene un baleniere. O anche una mezz'ala.

28 febbraio 2010

Scusa ma c'hai rotto il cazzo - 3

La cosa davvero eccezionale non è invero il silenzio-stampa imposto dal presidente dopo una mancata vittoria, come se strapazzare gli avversari in ogni partita sia regola imprescindibile per la regolarità del campionato. Non è neppure che Mourinho reciti la parte per cui è pagato (e tanto, troppo: per nove milioni l'anno io sarei disposto ad allenare il Siena e farlo giocare sempre in 9), ovvero fare il pagliaccio per attirare su di sè quegli avvoltoi dei giornalisti sportivi in modo che non si accorgano di quando la sua squadra gioca male.
Il problema reale è che fin troppi tifosi dell'Inter sono intimamente convinti di essere vittime di non si sa bene quale complotto ordito non si sa bene da chi volto a danneggiare la loro squadra; tanto che nell'ultima partita hanno persino osato espellere dei giocatori nerazzurri.
Insomma, la squadra di cui si ricorda il gol convalidato in fuorigioco più netto (memorabile il commento del telecronista nerazzurro: "Ma perchè protestano? Ah, c'è tutta l'Inter in fuorigioco") della storia del campionato, stessa compagine che deve gran parte del merito del suo cammino in Europa a questo gol, che oltre ad essere particolarmente antiestetico è stato realizzato in fuorigioco con doppia papera del portiere nel recupero di una partita vinta in rimonta (mancava solo che l'arbitro segnasse di testa su angolo e corresse ad abbracciare Mourinho), dopo una partita in cui i suoi giocatori hanno picchiato, protestato, urlato, schernito, applaudito ironicamente arbitro, avversari, pubblico e gente a casa ed il suo allenatore ha dato spettacolo così:



ecco, quella squadra protesta contro le direzioni degli arbitri.
Chi sperava che il vittimismo dell'Inter si fosse dissolto con Calciopoli si è illuso invano. Quello che è davvero successo è che si è trasformata una squadra perdente nei fatti e perdente nell'anima in un'altra vincente in campo. Ma la mentalità è rimasta la stessa: quella di chi non è abituato a contare sulle proprie forze per vincere e che per ogni cosa grida al complotto. E che ancora rivive i fantasmi del passato e trascorre una settimana a lamentarsi per un rigore assegnato ad una squadra settima in classifica attribuendo ad esso poteri taumaturgici imposti dai burattinai del complotto. Come se l'unica differenza fra la Juve attuale e quella di qualche anno fa sia il venir meno degli aiuti arbitrali, senza i quali suppongo che raggiungere 4 finali di Champions in dieci anni non sarebbe stato possibile.
Vale a dire, la stessa competizione nella quale l'Inter non riesce ancora a trasferire l'arroganza conquistata in Italia a furia di gustosi pranzi serviti e cotti a puntino.

(nella foto, la migliore azione dell'Inter in Champions League negli ultimi dieci anni)

11 gennaio 2010

Addio: il mondo è a colori!

Questo è il triste racconto di una storia d'amore, nata molti anni fa in un nebbioso pomeriggio bresciano (in realtà non rimembro se fosse nebbioso, ma conferisce autenticità al ricordo, dato il clima a quelle latitudini). L'ho vista per la prima volta e subito sono rimasto ammaliato dalla grazia dei suoi movimenti, dal suo spiccare alla vista, seppur con quell'apparente discordanza di colori che indossava, ieri come oggi. Già allora sapevo che non avrei potuto desiderare nessun'altra.
Sono cresciuto con lei, cullato dai suoi successi ed anche approfittando della sua grandezza per deridere chi non fosse in grado di comprenderla e di amarla. Ho vissuto alti e bassi che solo le grandi storie d'amore sanno concedere, pianto lacrime intrise di rancore ed amarezza, gioito di perle che ci han fatto sentire invincibili. Ho sofferto nella miseria, restando sinceramente al suo fianco.
Ma adesso non la riconosco più, la mia creatura: non ha solo perso la sua bellezza, quel fascino che esercitava agli occhi del bimbo che può svanire legittimamente con gli anni per lasciare tuttavia posto a nuovi obiettivi; ha smarrito anche il suo stile e la sua eleganza. Conserva la dignità di un vecchio animale ferito, ormai agonizzante: ma, semplicemente, non mi sorprende e non mi emoziona più.
E sono lentamente giunto ad un disinteresse verso le sorti di quella Signora che ho imparato a conoscere e prevedere: non trovo più nulla di quello che aveva fatto luccicare gli occhi del bambino. Non ho speranze in un futuro insieme, non accetto di ridimensionare il nostro rapporto e non tollero oltre questo mix di noia e delusione.
A questo punto, non mi resta che salutarla, prendendo atto che crolla un altro dei capisaldi della mia vita, uno dei più antichi.
Arrivederci, mia vecchia Signora, mi auguro che tu possa e sappia riconquistarmi.


14 settembre 2009

Sull'unicità del pensiero

L'altro giorno, mentre masticavo avidamente la mia bistecca, ero intento ad ascoltare la voce di un commentatore sportivo che narrava l'ultima peripezia occorsa a Raikkonen, al quale sembra che manchi soltanto la scoperta di un nido di topi nel motore ed una banana nel tubo di scappamento, quando va bene, per completare al meglio le sue ultime stagioni espiando probabilmente le colpe non solo dei padri ma anche delle prossime sette generazioni. Bene, in questo contesto ho sentito un rumore esterno provenire dalla stanza, qualcosa di preventivabile ed accademico come un disturbo telefonico o un'imprecazione al Signore in un circolo ARCI. Mi volto verso la fonte del rumore e dopo svariati secondi realizzo che si tratta di mia madre e che il suono era la sua richiesta di un eventuale interesse per l'insalata che teneva in mano. Dopo ulteriori attimi di silenzio in cui il mio cervello si allontanava dalle macumbe finlandesi, annuisco vagamente stordito e prendo la scodella.
A quel punto scoppia la solita discussione sulle capacità maschili di svolgere più attività contemporaneamente, con le consuete frecciate sessiste e le mie risposte fredde e velenose:
-Sempre così voi uomini, non riuscite a fare due cose insieme!
-Mamma, ti faccio notare che sto mangiando ed ascoltando la televisione.
-Io riesco anche a parlare, com'è che tu no?
-Perchè io la televisione la ascolto davvero, non come te che la guardi con occhi vacui fino a farti rimbambire.
-Ancora con questa storia? Io capisco perfettamente tutto quello che dice (Pausa. Ivan Capelli spiega perchè i nuovi deviatori di flusso aiuteranno la Ferrari a gestire i vortici di fondo per aumentare la downforce con una terminologia che abbisogna di due lauree, di cui almeno una in ingegneria aerospaziale, per essere appieno compresa)
-Capisci così bene che finisci per votare Veltroni.
(segue rissa)

In realtà la faccenda non va presa sottogamba: è palese che vi sono delle differenze nelle sfere ricettive e nella comunicazione fra i sessi. Tuttavia, non facendo parte della categoria che può ottenere appagamento sessuale schioccando le dita in una piazza affollata, l'analisi ritengo mi prema non poco.
Una parte del problema si riconduce all'esempio precedente; l'uomo dedica una larga fetta della sua concentrazione ad eventi che per la donna sono di dubbio o nullo interesse. Pertanto, alla seconda o terza attività vitale richiesta (bisogno primario, nutrirsi, ascolto, deambulazione) l'uomo utilizza il multitasking rallentando notevolmente ed in maniera visibile. Il cambio di contesto spaesa l'individuo inducendolo a tagliare o posticipare le attività ritenute secondarie.

Esempio:
Ore 20:43, lui in sala davanti al televisore che trasmette le formazioni della finale di coppa, che vede la di lui squadra del cuore in campo. Lei in cucina, con un vago broncio perchè all'annuncio pomeridiano "Cara, stasera niente cena, c'è la Coppa dei Campioni" credeva che lui l'avrebbe portata in un ristorante giapponese o avesse comperato una coppa di gelato della Sammontana.
(dall'altra stanza) -Caro, che ti preparo per cena?
(suoni di telecronaca in sottofondo) -...
(camminando verso il salone. Lui ha la sciarpa della propria squadra arrotolata in testa a mò di bandana, le ciglia battono una volta al minuto e la bocca è semiaperta come quella di una suora in estasi) -Va bene una minestrina?
(senza distogliere gli occhi dallo schermo) -Certo amore.
-Sicuro? guarda che a te non piace.
(idem) -Si cara.
-Posso prendere la tua carta di credito? ho visto un così bel vestitino!
(idem, la sciarpa gli scivola dientro l'orecchio destro) -Sisi, fai fai..
(mentre suona la musichetta della Champion's) -Sono al terzo mese.
(idem, ma con sguardo sognante) -Bellissimo
Ore 3:27
(destandosi di colpo) -Cazzo hai detto?!?!

Notare come il caso di inceppamento da attività predominante sia quasi sempre dovuto a gare sportive, videogiochi, sfottò con gli amici ed in generale contesti che raramente obbligano ad una conversazione con la donna, sia essa madre, partner o quel che vi pare. Insomma, noi saremo pure dei rincoglioniti, ma voi siete delle grattuge per zebedei e dovreste lasciarci in pace.

Nella vita di tutti i giorni si presenta tuttavia un altro genere di discussione nella quale il maschio fa la figura del farlocco ma per ragioni totalmente diverse. Egli infatti non deve solo ascoltare e parlare, ma soprattutto sforzarsi di interpretare cosa la donna voglia veramente ed abbozzare una risposta adatta.

Esempio:
Coppia passeggia mano nella mano ed incrocia una ragazza fuori concorso, una di quelle che non se la può permettere neppure Tom Cruise o il presidente del consiglio pagandola con un ministero a scelta. Lui, allenato a spostare le pupille solo all'interno dell'iride per non dare segnale di alcun movimento, la scruta celermente senza chinare il capo nè accelerare il battito cardiaco. La coppia continua tranquillamente a passeggiare.
(5 minuti dopo) -L'hai guardata?
Panico! Dire la verità è un suicidio, mentire quindi, ma come? Esitare equivale ad un'ammissione di colpa. Così sgorga un temporeggiante:
-Ma chi?
-Non fare lo stupido, sai benissimo di cosa parlo!
-Non capisco.
-Quella ragazza che è passata prima, che tra l'altro era pure anoressica, con i denti storti ed un pessimo gusto nel vestire. L'hai guardata, vero? (mentre intanto lui alza le sopracciglia e spalanca la bocca pronto a liberare un "che cazzo dici?", subito sedato)
Lui pensa "Lei sa" e capisce che mentire è controproducente e peggiora la situazione. Continua a perdere tempo riflettendo. Chiude la bocca e poi digrigna un decoroso:
-Le ho dato un'occhiata si.
Errore clamoroso, lei adesso ha le prove della vostra colpevolezza. Ma del resto qualsiasi risposta avrebbe comportato la catastrofe:

Variante 1:
-Non l'ho nemmeno notata!
-Certo, le donne nemmeno le guardi, per questo sei così freddo a letto.

Variante 2:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Ma no cara, nessuna è meglio di te. Ma era vestita in modo così stravagante... (alla fine la convince)
-Sai cosa mi dispiace? Non il fatto che tu l'abbia guardata, ma il fatto che tu mi abbia mentito.

Variante 3:
-Le ho dato un'occhiata si.
-E com'era? Meglio di me? Perchè guardi altre donne?
-Beh, è passata davanti, e così insomma.. ma scusa, forse tu non guardi gli uomini per strada?
-Da adesso, eccome se mi guarderò in giro.

Variante 4:
-Si, certo e l'ho guardata a fondo, lei ha due tette che tu te le sogni, ed io con te, ed un fisico mozzafiato. E se critichi ancora il suo modo di vestire ti brucio tutte le borse del mercato, compresa quella verde a pallini viola che ti piace tanto.

Lei potrebbe persino mettersi a dieta.

12 settembre 2009

Meno male che Ringhio c'è!

L'Italia viene rappresentata sulla scena internazionale essenzialmente in due ambiti: grazie ai suoi eminenti politici, che fungono da giullari nei vertici fra capi di stato, e dai suoi sportivi, in particolar modo dalla nazionale di calcio.
Sia l'ambiente politico che quello calcistico sono ottimi spaccati rappresentativi della nostra mentalità caciarona e provinciale. Ma se è vero che i politici li scegliamo noi, e quindi tocca lamentarsi soltanto se i governanti non contano sul nostro voto, la nazionale di calcio è una valvola di sfogo per chiunque.
Nessuno ha torto quando parla di calcio: se la squadra vince, siamo tutti italiani, grandi tifosi, non avevamo mai dubitato dell'allenatore e comunque i nostri suggerimenti avrebbero reso la vittoria più agevole. Se invece la squadra perde, è palese l'ignobile incapacità dell'allenatore.
Quindi un commissario tecnico sa che qualunque sua scelta verrà duramente criticata dalla gran parte della popolazione italiana: che peraltro si esalta con proverbiale ostinazione su alcuni giocatori simbolo dell'italianità più gretta.
Ora, già il fatto che uno come Gattuso, che con la palla fra i piedi si imbarazza quanto una suora con un pene fra le cosce, sia il simbolo della nostra mentalità operaia e gladiatoria è piuttosto emblematico, ma posso pure comprenderlo, in fondo la grinta è sempre un valore aggiunto, se non anche fondamentale. Ma adesso, la nostra italietta esalta Cassano come salvatore della patria, nuovo idolo che da solo può condurre una squadra senza gioco a vittorie travolgenti.
Purtroppo, al di là delle doti tecniche, per vincere un mondiale di calcio e per giocare in una nazionale, squadra che si riunisce una volta ogni 3 mesi per giocare contro squadracce di ammogliati, serve spirito di gruppo, compattezza caratteriale, affidabilità di rendimento ed esperienza internazionale.
Cassano non possiede nessuno di questi elementi: non ha mai fatto gruppo ed anche ora che sembra vivere una nuova giovinezza non ha posizione in campo ed è libero di fare quel che vuole in una squadra che, vinca o perda, non ha nulla da dimostrare. Ha dato prova di essere uno squilibrato praticamente in ogni squadra in cui ha militato, non ha mai vinto nulla nella sua carriera (a parte forse una Supercoppa Italiana contro l'indomabile Fiorentina di Tarozzi e Nuño Gomez, peraltro senza giocare) e non ha mai inciso in nessun palcoscenico internazionale.
Cassano rappresenta appieno l'italiano medio, che difatti contro ogni logica lo preferisce senza riporre fiducia nell'allenatore vivente più titolato, nelle statistiche e nel blocco Juve che, a giudicare dall'offerta, tutt'ora resta l'unico modo che storicamente ha l'Italia per vincere un mondiale (nel 1982 7 titolari, nel 2006 5 titolari).
Il pibe de Bari piace perchè non conosce l'italiano, non ha nessuna ambizione nonostante la sua immensa classe ed è un indisciplinato. Emblema della metà degli italiani che non paga le tasse, che si esalta per le corna e le bandierine rotte a calci, per i seni in tv, i mafiosi in politica ed i cinepanettoni. Modello dei giovanotti pieni di gel in testa, ed intendo dentro, che pensa che calciare un pallone renda praticamente dei latin-lover, come Cassano, che, nonostante la sua efferata e butterata bruttezza, nella sua biografia (che credo non solo non abbia scritto, ma neppure letto) confessa di avere avuto 700 donne, fra cui probabilmente anche la figlia di Lippi, e degli uomini di mondo dalla comprovata esperienza.
Anche questa calcistica idolatria è un segno del decadimento dei costumi: nel 2002 sapevamo ancora apprezzare il bello, la faccia triste e l'espressione concentrata e silenziosa di un campione come Roberto Baggio. Adesso la folla, nella sua mediocrità ed ovina ostinazione, acclama Cassano. E Schifani è presidente del Senato.