L'Italia viene rappresentata sulla scena internazionale essenzialmente in due ambiti: grazie ai suoi eminenti politici, che fungono da giullari nei vertici fra capi di stato, e dai suoi sportivi, in particolar modo dalla nazionale di calcio.
Sia l'ambiente politico che quello calcistico sono ottimi spaccati rappresentativi della nostra mentalità caciarona e provinciale. Ma se è vero che i politici li scegliamo noi, e quindi tocca lamentarsi soltanto se i governanti non contano sul nostro voto, la nazionale di calcio è una valvola di sfogo per chiunque.
Nessuno ha torto quando parla di calcio: se la squadra vince, siamo tutti italiani, grandi tifosi, non avevamo mai dubitato dell'allenatore e comunque i nostri suggerimenti avrebbero reso la vittoria più agevole. Se invece la squadra perde, è palese l'ignobile incapacità dell'allenatore.
Quindi un commissario tecnico sa che qualunque sua scelta verrà duramente criticata dalla gran parte della popolazione italiana: che peraltro si esalta con proverbiale ostinazione su alcuni giocatori simbolo dell'italianità più gretta.
Ora, già il fatto che uno come Gattuso, che con la palla fra i piedi si imbarazza quanto una suora con un pene fra le cosce, sia il simbolo della nostra mentalità operaia e gladiatoria è piuttosto emblematico, ma posso pure comprenderlo, in fondo la grinta è sempre un valore aggiunto, se non anche fondamentale. Ma adesso, la nostra italietta esalta Cassano come salvatore della patria, nuovo idolo che da solo può condurre una squadra senza gioco a vittorie travolgenti.
Purtroppo, al di là delle doti tecniche, per vincere un mondiale di calcio e per giocare in una nazionale, squadra che si riunisce una volta ogni 3 mesi per giocare contro squadracce di ammogliati, serve spirito di gruppo, compattezza caratteriale, affidabilità di rendimento ed esperienza internazionale.
Cassano non possiede nessuno di questi elementi: non ha mai fatto gruppo ed anche ora che sembra vivere una nuova giovinezza non ha posizione in campo ed è libero di fare quel che vuole in una squadra che, vinca o perda, non ha nulla da dimostrare. Ha dato prova di essere uno squilibrato praticamente in ogni squadra in cui ha militato, non ha mai vinto nulla nella sua carriera (a parte forse una Supercoppa Italiana contro l'indomabile Fiorentina di Tarozzi e Nuño Gomez, peraltro senza giocare) e non ha mai inciso in nessun palcoscenico internazionale.
Cassano rappresenta appieno l'italiano medio, che difatti contro ogni logica lo preferisce senza riporre fiducia nell'allenatore vivente più titolato, nelle statistiche e nel blocco Juve che, a giudicare dall'offerta, tutt'ora resta l'unico modo che storicamente ha l'Italia per vincere un mondiale (nel 1982 7 titolari, nel 2006 5 titolari).
Il pibe de Bari piace perchè non conosce l'italiano, non ha nessuna ambizione nonostante la sua immensa classe ed è un indisciplinato. Emblema della metà degli italiani che non paga le tasse, che si esalta per le corna e le bandierine rotte a calci, per i seni in tv, i mafiosi in politica ed i cinepanettoni. Modello dei giovanotti pieni di gel in testa, ed intendo dentro, che pensa che calciare un pallone renda praticamente dei latin-lover, come Cassano, che, nonostante la sua efferata e butterata bruttezza, nella sua biografia (che credo non solo non abbia scritto, ma neppure letto) confessa di avere avuto 700 donne, fra cui probabilmente anche la figlia di Lippi, e degli uomini di mondo dalla comprovata esperienza.
Anche questa calcistica idolatria è un segno del decadimento dei costumi: nel 2002 sapevamo ancora apprezzare il bello, la faccia triste e l'espressione concentrata e silenziosa di un campione come Roberto Baggio. Adesso la folla, nella sua mediocrità ed ovina ostinazione, acclama Cassano. E Schifani è presidente del Senato.
Sia l'ambiente politico che quello calcistico sono ottimi spaccati rappresentativi della nostra mentalità caciarona e provinciale. Ma se è vero che i politici li scegliamo noi, e quindi tocca lamentarsi soltanto se i governanti non contano sul nostro voto, la nazionale di calcio è una valvola di sfogo per chiunque.
Nessuno ha torto quando parla di calcio: se la squadra vince, siamo tutti italiani, grandi tifosi, non avevamo mai dubitato dell'allenatore e comunque i nostri suggerimenti avrebbero reso la vittoria più agevole. Se invece la squadra perde, è palese l'ignobile incapacità dell'allenatore.
Quindi un commissario tecnico sa che qualunque sua scelta verrà duramente criticata dalla gran parte della popolazione italiana: che peraltro si esalta con proverbiale ostinazione su alcuni giocatori simbolo dell'italianità più gretta.
Ora, già il fatto che uno come Gattuso, che con la palla fra i piedi si imbarazza quanto una suora con un pene fra le cosce, sia il simbolo della nostra mentalità operaia e gladiatoria è piuttosto emblematico, ma posso pure comprenderlo, in fondo la grinta è sempre un valore aggiunto, se non anche fondamentale. Ma adesso, la nostra italietta esalta Cassano come salvatore della patria, nuovo idolo che da solo può condurre una squadra senza gioco a vittorie travolgenti.
Purtroppo, al di là delle doti tecniche, per vincere un mondiale di calcio e per giocare in una nazionale, squadra che si riunisce una volta ogni 3 mesi per giocare contro squadracce di ammogliati, serve spirito di gruppo, compattezza caratteriale, affidabilità di rendimento ed esperienza internazionale.
Cassano non possiede nessuno di questi elementi: non ha mai fatto gruppo ed anche ora che sembra vivere una nuova giovinezza non ha posizione in campo ed è libero di fare quel che vuole in una squadra che, vinca o perda, non ha nulla da dimostrare. Ha dato prova di essere uno squilibrato praticamente in ogni squadra in cui ha militato, non ha mai vinto nulla nella sua carriera (a parte forse una Supercoppa Italiana contro l'indomabile Fiorentina di Tarozzi e Nuño Gomez, peraltro senza giocare) e non ha mai inciso in nessun palcoscenico internazionale.
Cassano rappresenta appieno l'italiano medio, che difatti contro ogni logica lo preferisce senza riporre fiducia nell'allenatore vivente più titolato, nelle statistiche e nel blocco Juve che, a giudicare dall'offerta, tutt'ora resta l'unico modo che storicamente ha l'Italia per vincere un mondiale (nel 1982 7 titolari, nel 2006 5 titolari).
Il pibe de Bari piace perchè non conosce l'italiano, non ha nessuna ambizione nonostante la sua immensa classe ed è un indisciplinato. Emblema della metà degli italiani che non paga le tasse, che si esalta per le corna e le bandierine rotte a calci, per i seni in tv, i mafiosi in politica ed i cinepanettoni. Modello dei giovanotti pieni di gel in testa, ed intendo dentro, che pensa che calciare un pallone renda praticamente dei latin-lover, come Cassano, che, nonostante la sua efferata e butterata bruttezza, nella sua biografia (che credo non solo non abbia scritto, ma neppure letto) confessa di avere avuto 700 donne, fra cui probabilmente anche la figlia di Lippi, e degli uomini di mondo dalla comprovata esperienza.
Anche questa calcistica idolatria è un segno del decadimento dei costumi: nel 2002 sapevamo ancora apprezzare il bello, la faccia triste e l'espressione concentrata e silenziosa di un campione come Roberto Baggio. Adesso la folla, nella sua mediocrità ed ovina ostinazione, acclama Cassano. E Schifani è presidente del Senato.
1 commento:
E nemmeno i preti studiano più il latino.
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