21 novembre 2009

Persia

Era piccola, esile, i capelli neri le coprivano gli occhi, corvini, malinconici, soli. Si muoveva tra quei giganti di carne e cercava di essere vista. Voleva fuggire, o morire. Gli altri erano enormi, tozzi, schivi. Il grasso deturpava le loro linee, il volto deforme ricoperto da pustole rossastre pullulanti di liquido denso e appiccicoso, privo di colore. Umori secchi infetidivano le loro membra. Parlavano per ore di come procacciarsi il cibo e sopravvivere agli apostoli.

Le tribù di neoprimitivi erano ormai diffuse in tutto il mondo. Erano figli dei vaganti, uomini poco avvezzi al pensiero che avevano abbandonato le strade delle città, lasciandosi ingannare dalla frenesia dei Satrapi in un utopia di piacere, orgasmo e quiete. Cieli di porpora su fiumi di miele e colline d'oro. Schiavi e concubine dai corpi perfetti tra i fiori di loto. Estasi dei sensi, oblio del pensiero, ebbrezza infinita, sogno.
Il giorno in cui partirono vennero portati in immense strutture. Nei loro corpi furono installati chip di controllo mascherati da comuni lasciapassare. Erano trasmettitori neuronali dell'immaginazione, nanotecnologie proibite create per la cura della schizofrenia, bandite per il loro potere. I satrapi controllavano il pensiero dei vaganti e li conducevano nel deserto del Kavir, qui morivano nel piacere. Era la soluzione definitiva alla crisi economica. Eliminare le classi disagiate e gli inetti. Divenne anche il modo più pratico per eliminare l'opposizione politica. I dissidenti venivano trasformati in marionette, seguaci fedeli dell'impero.
Finché il potere non trasformò i satrapi in viziosi peccatori. La brama di potere di uno di loro spinse il primo sacerdote, autorità suprema, a porre fine al regime. Il risveglio dei controllati portò alla rivolta. Le città bruciavano, i palazzi del potere caddero sotto il fuoco della lucidità. Il mondo acquistava di nuovo l'illusione di una totale libertà mentre si apprestava a porsi sotto la totale guida del clero. Nel deserto i vaganti riacquistarono il senno. Dimenticati dal mondo, divennero rozzi animali, neoprimitivi. Il sacerdote decise di porvi rimedio, eliminandoli.

Le incursioni degli apostoli avevano decimato la tribù.  Odiava quei suoi simili, così diversi da lei, eppure suoi fratelli. Si isolava, si esponeva ai pericoli, pur di stare lontana da loro. Il suo malessere la spingeva al desiderio della morte. Dinanzi ad essa però, non aveva mai fatto altro che fuggire.
Una notte le fiamme si alzarono sul villaggio, urla d'orrore vibravano nell'aria. Si svegliò d'improvviso e dinanzi a lei un uomo. Alto, sottile, nei suoi occhi la quiete, l'ispirazione divina. Era estasiata dalla visione di quel giovane, tanto da dimenticarsi di coprire le sue nudità. Non temeva più la morte, soccombere per mano di quell'angelo sarebbe stata la sua liberazione, la grazia celeste che da tanto attendeva.
Lui la fissò negli occhi, recitò una preghiera cercando di  distogliere il suo pensiero dall'armonia di quel fragile corpo, di non peccare nel desiderio di quel nudo. Poi le rivolse parola, la solita promessa: -Il regno dei cieli ti attende-. Lei non tremava, anzi; lo fissava con occhi che brillavano di speranza.
Estrasse la lama, per la prima volta vedeva una vittima concepire in pieno la sua missione.
Poi nella mente, come un giaguaro che corre, arrivò prepotente il dubbio.

3 commenti:

Doc Gero (o giù di lì) ha detto...

Spettacolo!!!

SCIUSCIA ha detto...

Dio bono, ma l'hai scritto tu?!

GennaroBat ha detto...

Io sono stato solo un mezzo. Il post me l'ha dettato Ahura Mazda mentre ero in trans.

(per evitare fraintendimenti: si, mi stavo inculando un trans)