Hanno detto che era assurdo
tutto quello che avevamo da dire
(la pretesa di cambiare strada,
d’un figlio che abbandona la via del padre,
mette in moto la solita annosa questione:
l’ignoto sarà bene o male?
Tra la risposta di chi non è felice di ciò che sa,
e chi non è infelice di ciò che sa, passa lo scontro
di dieci, cento generazioni).
E ci hanno regalato un libro di risposte,
tutte giuste, approvate da una commissione d’esperti,
colmo di regole da seguire, infallibili, per averla vinta.
Ci hanno regalato un libro da seguire
quando tutto quello che volevamo era partire.
Ci hanno regalato un libro per il successo,
migliaia di pagine debordanti saggezza antica,
e noi volevamo soltanto scriverne una nuova.
3 commenti:
Quel che spesso mi commuove è la giustapposizione dell'aggettivo "nobile" accanto a un "proposito" che mi riguarda. E le tue parole traboccano sangue blu, Gen. Io credo che "la storia" possa essere una risposta esauriente, per quanto laconica, a diversi dilemmi esistenziali e frustate autoinflitte. In questo senso l'analisi razionale e l'innovazione sono non soltanto auspicabili, ma necessarie portatrici di senso. Il tuo post arriva poco dopo la concezione, da parte mia, di un progetto folle e splendido, ed è per questo ancor più sorprendente. Io dubito di riuscire a portarlo a termine. Non perché mi manchino le forze d'avviarlo, la tecnica o il carisma. Quel che temo è che la spinta iniziale si esaurisca, e mi ritrovi nuovamente solo, con un mucchietto di cenere in mano. La gabola non sta nella hybris, insomma, ma nell'inerzia. Non domani, magari neppure tra una settimana, ma tra un mese potrebbe riproporsi il mostro: la tentazione di sprofondare nell'ovattata pressapocaggine, nell'ottusità che permette soddisfazioni a basso dispendio - quel tarlo che sussurra: nettamente meglio una vita da idioti. Se ne vedono tanti, in catene. Certe forzature s'insediano così profondamente nel tessuto morale, che al minimo contatto con uno slancio poetico scattano come pistoni di una serratura, e via, puoi argomentare quanto ti pare, ma è tutto da buttare, tu sei pazzo ed è preferibile starti lontano. Dove si può attingere una forza inestinguibile?
"la tentazione di sprofondare nell'ovattata pressapocaggine, nell'ottusità che permette soddisfazioni a basso dispendio" potrebbe essere superata mettendoci impegno. Impegno, sì, questa terribile parola.
"Dove si può attingere una forza inestinguibile?" - In tutte le persone che credono in te.
Sublime; non per essere lapalissiano, monotono e fazioso, ma Pasolini docet. L'obiettivo dell'omologazione sta anche nel dissolverci, "automizzarci" ed inamidarci: sicché tutte le nostre preziose idee, permangono nel mondo incerto e forse fasullo della potenzialità: idee potenziali, ipotetiche, possibili, belle anche, ma solo idee, perché tanto c'è chi sa stroncarle sul nascere, c'è chi conosce veleni e sinistre tossine contro noi semi - potenziali alberi pomposi, divenuti invece debosciati OGM. "Io non credo nel progresso" diceva PPP, e "nella fattispecie in questo progresso"; ma finirà anche questa parentesi, finirà anche la crisi dell'uomo come entità concreta, un declino umano che loro con prevaricazione osano ed usano chiamare "crisi" in astratto, come quando ammazzano un Mattei o appunto un Pasolini attribuendo il delitto all'astratta ed invisibile "mafia", magari. Finirà, e sempre per merito nostro, of course. Poesia grandiosa, perché sono certo che ogni poesia la quale innesca pensieri e commenti così intensi come quello di Jack, sia una poesia grandiosa :) Buona domenica!
p.s. tra poco pubblicherò anch'io una cosa, vah! :D
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