12 gennaio 2012

Occhi cavi

C'era anche questo sogno, tra i lungamente presagiti.
Il nostro antieroe, il nostro tafano kafkiano,
si riprende rattrappito da un sonno troppo breve,
raggiunge il bagno a tentoni, accende la luce
(la sua prima parola, tra poco ogni pragmatica
verrà distrutta, ogni capriccio smobilitato)
e indaga, con l'ausilio dello specchio,
riguardo quel fastidioso prurito alle palpebre.
Nonostante le labbra riarse, da malato terminale,
la sete che lo consuma incessantemente,
ora sono le palpebre, sul prioritario piedistallo.

"Non puoi più evitare il problema.
Quando hai deciso di voler ammettere,
hai reso irreversibile la situazione."

Le orbite sono cave. Vuote. Buie.
Eppure egli vede!
Si precipita in strada, in cerca d'aiuto.
Corre disperato e veloce, con le mani sugli occhi,
o, per meglio dire, sul nulla che li ha sostituiti.
Non teme per la menomazione, dato che, per l'appunto,
egli vede.
Forse il danno estetico, ma neppure.
Dove ha origine, allora, questa frenesia?
Non ce n'è traccia, nel grande libro.
Egli si dimena come un ossesso.
Ci sono una casa, una strada e due individui,
le fondamenta del semplice plastico hanno le sembianze di un cuneo metallico,
il cui filo è delicatamente in equilibrio su una fune.
Ogni scossone può essere fatale:
si precipita in fretta, nel vuoto
dei secoli, nei secoli.


3 commenti:

Jack ha detto...

Questo pezzo nasce anche in risposta alla citazione "uno a volte si sente incompleto, ed è solo giovane". Io replico: "uno a volte si sente incompleto, e scopre di non avere gli occhi". :/

Anonimo ha detto...

Decisamente inquietante come inaugurazione, ma affascinante. Chissà se si tratta di un sogno (ad occhi chiusi, s'intende) o se è il frutto di una mente inzuppata di un qualche super alcoolico...

PS: probabilmente, se il post avesse avuto un titolo diverso da "Occhi cavi", non l'avrei letto con la stessa curiosità, o forse non l'avrei letto proprio.

maya ha detto...

Eppure qualcosa c'era. O quantomeno c'era stato in una infinità di piccoli momenti di luce.
C'era qualcosa che quegli occhi avevano visto, dei volti che aveva riconosciuto e talvolta, per pochi istanti, sentito anche suoi.
c'era stato un tempo in cui la sua bocca era riarsa dal desiderio di baci, dalla ricerca di vita sulle labbra di una donna.
è irreversibile quando si è deciso che lo sia.
cosa succede invece quando risvegliati dall'incubo buio si scopre che gli occhi non sono cavi, ma il cuore lo è?

si precipita in fretta, nel vuoto dei secoli, nei secoli.