9 luglio 2011

Rape Me

Vorrei esternare sul foglio bianco invece di urlare di rabbia, di gioia, di libertà al vento, vorrei comporre parole sull'amore, sulla vita, sulla felicità, disegnare la cosa più bella mai intarsiata con l'alfabeto e scagliare frasi che restino sullo stomaco, pesanti come sassi, nette come il sibilo di una freccia scoccata che si conficca dritta nell'anima per condividere tutto il malessere e l'incredibile bellezza della mia vita.

Vorrei, ma non ne sono capace. Le intenzioni si scontrano con i miei limiti, sbattono contro la realtà, cercano di aggirarla appigliandosi alla volontà di essere qualcosa di diverso, a quella di soddisfare delle convenzioni sociali e delle convinzioni diffuse. La verità è che nessun proponimento e nessuna risolutezza possono consentire di superare un limite fisico, perchè in definitiva quello che resta, nei fatti, è la fisica che li sostiene e li rende possibili e non l'anima, che nessun esame anatomopatologico ha del resto mai rivelato.

Non ne sono capace perchè non so scrivere, sono al più un goffo compositore di ciarpame; ma se anche le mie velleità fossero supportate da uno stile perfetto ed una fantasia irrefrenabile, dovrei misurarmi con l'altra atavica incapacità, quella di amare: non posso parlare dell'amore, perchè le mie sono solo sbiadite imitazioni del sentimento principe. C'è un'ontologica mancanza di coraggio che mi impedisce di far splendere la mia stella semplicemente pulsando con naturalezza, nei tempi e nei modi che io sento, e non in quelli in cui ci si incanala naturalmente, quelli che servono a giustificare in pubblico la propria essenza; ma a questo in fondo si può porre rimedio, il coraggio si impara, apprendendolo con gratitudine da coloro che ce lo insegnano, ed a me non mancano certo mentori e precettori.

Ciò che invece appare ineluttabilmente immutabile è proprio la naturalezza; per me, l'amore puro e spontaneo è quello che non si palesa, che non esiste, che non si vede: credo di non aver voglia di dire più un solo "ti amo" in tutta la mia vita. Del resto, serve forse a qualcosa usare un termine astratto per esprimere un'astrazione? c'è molta più empatia in uno sguardo, più partecipazione nello scambiarsi un chewin-gum, più trasporto persino in un calcio o un morso.
Per me l'amore è non fare promesse, che tanto le parole son buone al vento, anche se tutte quelle che ho pronunciato sono sempre state vere, nel momento in cui vivevano l'acme del loro significato terreno, sparendo nel nulla dopo la dispersione delle onde sonore.

Per me l'amore è non fare assolutamente nulla di diverso da quanto non farei normalmente, non offrire nulla di più di quanto non farei se non amassi, non rappresentare una compagnia migliore di quanto non sarei in una sera qualsiasi con persone qualsiasi. E' non fare un solo gesto irrazionale, perchè nell'amore, nel mio amore, anche i gesti più istintivi non riescono ad essere immotivabili.

Per me l'amore più puro è semplicemente non amare.

2 commenti:

Gianni P. ha detto...

L'amore è imparare a stare da soli, a non dipendere da nessuno. L'amore è amare se stessi, riflettere su quanto accade, non possedere l'altro, senza dipenderne e senza ridurlo ad oggetto. Ecco perchè si vive in solitudine. Si rapporta con l'altro perchè quando sei troppo felice non vedi l'ora di condividerlo con qualcuno. Solo le persone in grado di essere sole sono capaci di amare.

Gen ha detto...

Mi è venuto in mente solo ora, devi assolutamente leggere qualcosa di pessoa, perchè ti è molto affine.