Mio padre è sempre stato un garantista, con accezione del termine del tutto arbitraria, ma mi piaceva parlare di garantismo di questi tempi senza dover citare un governo criminale. Insomma, pur di tranquillizzare l'interlocutore mente con una certa regolarità, assicurando eventualità che sono da darsi tutt'altro che scontate:
-Tieni, metti questo in valigia.
-Ma papà, è un pianoforte!
-Se lo metti su quel lato ci sta.
-A coda..
-Quando esci ricordati di fare benzina, ma falla (posto a 56km di distanza, giuro) perchè lì costa meno.
-Siamo già in riserva, non ci arriverò mai.
-Ma sono tutti in discesa!
-Papà, c'è scritto "GAME OVER" sul cofano.
Va anche detto che mio padre consuma 3 litri per fare 100km, mentre negli accessi di tirchieria io non riesco a scendere sotto i 5 nemmeno col vento a favore. Certo, forse non otterrebbe queste prestazioni se non si facesse spingere dai passanti, però il succo del discorso è che riesce ad ottenere risultati eccezionali, quindi le sue menzogne sono spesso relative:
-Parcheggia lì.
-Lì dove è appena uscita quella Smart ammaccata come se fosse stata compressa da un pistone su entrambi i lati?
-Sisi, c'è un sacco di posto.
-Forse, e dico forse, entriamo se parcheggio perpendicolare alla carreggiata.
Bene, se ci prova lui compaiono tre metri di strada in più come quando Harry Potter evoca il rifugio segreto che può vedere solo lui e qualche milione di spettatori paganti. Ancora molti miei parenti raccontano di quando nel 1973 riuscì a stipare 6 persone, fra cui quattro giocatori di pallacanestro cecoslovacchi sopra i 2 metri con i rispettivi bagagli, in una vecchia 126. E probabilmente non c'era nemmeno benzina a bordo.
A sua discolpa bisogna in verità aggiungere che mente con convinzione ed assoluta sincerità. La fa per deformazione, non per cattiveria o per abbindolare l'ascoltatore. Chi lo conosce lo sa, e prende le sue previsioni con le pinze: perchè alla fine si tratta di un modo per ingraziarsi il fato, come quando uno scommettitore o un tifoso sfegatato, puntando con sicurezza su una certa squadra, si tranquillizza come se la sua opinione fosse una certezza acquisita. Ecco, probabilmente ho smesso di credere ciecamente a mio padre quando, in un lontano maggio del 1997, affermò con una schiettezza tipica di chi sta puntando a boxe su un incontro truccato: "Stasera il Borussia lo facciamo a strisce", allegando un occhiolino.
Per quanto mio padre riesca a sovvertire le leggi della fisica e talora persino quelle dettate dal buon senso, ci sono dei risultati che non può aspirare a raggiungere. La più grande legge di natura stabilisce che solo le donne possono trovare oggetti sparsi per la casa senza un ordine preciso, e che nessun uomo potrà mai con la forza del pensiero creare dal nulla delle cose che in casa non si trovano. Nemmeno mio padre.
-Papà, ho una partita di risiko domani sera, ne abbiamo uno in casa?
-Sisi, sicuramente. Forse anche due.
-Ma sei sicuro? E' da una vita che non lo uso.
-Certo, ci inciampo sempre. Ora non mi ricordo dove sia (segnale pessimo), ma sono sicuro che ci sia a casa da qualche parte.
-Non per dubitare, ma devo dare la risposta, altrimenti ne dobbiamo cercare un altro.
-Ti dico che li vedo in continuazione. Appena arriviamo a casa te lo prendo.
Stoltamente confermo la mia disponibilità, pensando che piuttosto che ammettere l'errore coi miei amici avrei comprato un risiko nuovo ed avrei passato il pomeriggio ad usurarlo spacciandolo per vecchio.
Una volta a casa, ovviamente, questo gioco non salta fuori. Ed intendiamoci, ha una scatola lunga 70cm, per cui se c'è si vede, a meno che non decida di attaccarsi al soffitto e starmi a guardare per poi riporsi in qualche cassetto mentre io ignaro proseguo le mie ricerche, ma tendo a scartare questa ipotesi perchè nel muoversi avrei sentito il frusciare dei carrarmatini dentro la scatola. Dopo troppo tempo pare evidente che in casa non c'è nessun risiko.
-Pà, vedi che non c'è nulla in casa.
-Impossibile, l'ho visto.
-Ho cercato anche sotto le mattonelle, in casa non c'è.
Mio padre fa le sue ricerche, non trova nulla ed esclama, illuminandosi in volto:
-Ah, ma certo, l'ho riposto nel capanno degli attrezzi per non perderlo. (a suo modo l'aveva curato e preservato, quindi)
Questo capanno è una stanza isolata dal resto della casa, una sorta di grosso sgabuzzino destinato originariamente a custodire gli attrezzi per il giardino e la legna. Mi dirigo verso questa piccola costruzione, mentre fuori inizia a piovere.
Forzo la serratura, ormai logora ed arrugginita, e spingo lentamente la porta di legno, con un cigolare che avrebbe svegliato un orco ubriaco. Metto il naso dentro, e mi sento come l'ultimo umano sopravvissuto agli zombie nei film horror, quello che ad un certo punto entra in una vecchia chiesa buia e piena di ragnatele, dalla quale escono stormi di pipistrelli passando per la finestra più alta, con i vetri semirotti. Succede in tutti questi film. Ecco, appena varcata la soglia sento uno scalpiccio di zampine, battiti d'ali, movimento e confusione; certamente gechi e topi avevano trovato fra l'umidità di quelle pareti un clima confortevole, ma con tutto quel rumore non mi sarei stupito di trovare una famiglia di cinghiali a guardarmi perplessa. Dalla minuscola finestrella con le barre di ferro si intravede un fulmine cadere sulla collina di fronte.
Degludendo avanzo e premo l'interruttore della luce; si accende una lampadina appena ad un filo al centro della stanza, così fioca da non riuscire nemmeno a proiettare le ombre degli oggetti più vicini (un'ascia smussata, una brandina, una famiglia di cinghiali). Sembra di stare in una cella d'isolamento statuniteste degli anni '50, ed in più da nero e comunista.
Comincio a spostare di tutto, e a giudicare dalla polvere pare evidente che non solo mio padre ha mentito, ma che nessuno ha messo piede in quel capanno in questo millennio. A parte ovviamente la famiglia di cinghiali, che dopo un pò mi aiuta a cercare il risiko.
Trovo un grammofono, tegami, pentole e padelle, un'agenda rossa con scritto "P.Borsellino" sopra, una copia dei Diagrammi di Galileo, graffiti rupestri sulle pareti, 33 giri dei Beatles, un tavolo con Elvis, Marilyn, JFK e Lennon che giocano a poker e milioni di altri oggetti.
Il giorno dopo passo da un amico per prendere in prestito il suo risiko.
-Tieni, metti questo in valigia.
-Ma papà, è un pianoforte!
-Se lo metti su quel lato ci sta.
-A coda..
-Quando esci ricordati di fare benzina, ma falla (posto a 56km di distanza, giuro) perchè lì costa meno.
-Siamo già in riserva, non ci arriverò mai.
-Ma sono tutti in discesa!
-Papà, c'è scritto "GAME OVER" sul cofano.
Va anche detto che mio padre consuma 3 litri per fare 100km, mentre negli accessi di tirchieria io non riesco a scendere sotto i 5 nemmeno col vento a favore. Certo, forse non otterrebbe queste prestazioni se non si facesse spingere dai passanti, però il succo del discorso è che riesce ad ottenere risultati eccezionali, quindi le sue menzogne sono spesso relative:
-Parcheggia lì.
-Lì dove è appena uscita quella Smart ammaccata come se fosse stata compressa da un pistone su entrambi i lati?
-Sisi, c'è un sacco di posto.
-Forse, e dico forse, entriamo se parcheggio perpendicolare alla carreggiata.
Bene, se ci prova lui compaiono tre metri di strada in più come quando Harry Potter evoca il rifugio segreto che può vedere solo lui e qualche milione di spettatori paganti. Ancora molti miei parenti raccontano di quando nel 1973 riuscì a stipare 6 persone, fra cui quattro giocatori di pallacanestro cecoslovacchi sopra i 2 metri con i rispettivi bagagli, in una vecchia 126. E probabilmente non c'era nemmeno benzina a bordo.
A sua discolpa bisogna in verità aggiungere che mente con convinzione ed assoluta sincerità. La fa per deformazione, non per cattiveria o per abbindolare l'ascoltatore. Chi lo conosce lo sa, e prende le sue previsioni con le pinze: perchè alla fine si tratta di un modo per ingraziarsi il fato, come quando uno scommettitore o un tifoso sfegatato, puntando con sicurezza su una certa squadra, si tranquillizza come se la sua opinione fosse una certezza acquisita. Ecco, probabilmente ho smesso di credere ciecamente a mio padre quando, in un lontano maggio del 1997, affermò con una schiettezza tipica di chi sta puntando a boxe su un incontro truccato: "Stasera il Borussia lo facciamo a strisce", allegando un occhiolino.
Per quanto mio padre riesca a sovvertire le leggi della fisica e talora persino quelle dettate dal buon senso, ci sono dei risultati che non può aspirare a raggiungere. La più grande legge di natura stabilisce che solo le donne possono trovare oggetti sparsi per la casa senza un ordine preciso, e che nessun uomo potrà mai con la forza del pensiero creare dal nulla delle cose che in casa non si trovano. Nemmeno mio padre.
-Papà, ho una partita di risiko domani sera, ne abbiamo uno in casa?
-Sisi, sicuramente. Forse anche due.
-Ma sei sicuro? E' da una vita che non lo uso.
-Certo, ci inciampo sempre. Ora non mi ricordo dove sia (segnale pessimo), ma sono sicuro che ci sia a casa da qualche parte.
-Non per dubitare, ma devo dare la risposta, altrimenti ne dobbiamo cercare un altro.
-Ti dico che li vedo in continuazione. Appena arriviamo a casa te lo prendo.
Stoltamente confermo la mia disponibilità, pensando che piuttosto che ammettere l'errore coi miei amici avrei comprato un risiko nuovo ed avrei passato il pomeriggio ad usurarlo spacciandolo per vecchio.
Una volta a casa, ovviamente, questo gioco non salta fuori. Ed intendiamoci, ha una scatola lunga 70cm, per cui se c'è si vede, a meno che non decida di attaccarsi al soffitto e starmi a guardare per poi riporsi in qualche cassetto mentre io ignaro proseguo le mie ricerche, ma tendo a scartare questa ipotesi perchè nel muoversi avrei sentito il frusciare dei carrarmatini dentro la scatola. Dopo troppo tempo pare evidente che in casa non c'è nessun risiko.
-Pà, vedi che non c'è nulla in casa.
-Impossibile, l'ho visto.
-Ho cercato anche sotto le mattonelle, in casa non c'è.
Mio padre fa le sue ricerche, non trova nulla ed esclama, illuminandosi in volto:
-Ah, ma certo, l'ho riposto nel capanno degli attrezzi per non perderlo. (a suo modo l'aveva curato e preservato, quindi)
Questo capanno è una stanza isolata dal resto della casa, una sorta di grosso sgabuzzino destinato originariamente a custodire gli attrezzi per il giardino e la legna. Mi dirigo verso questa piccola costruzione, mentre fuori inizia a piovere.
Forzo la serratura, ormai logora ed arrugginita, e spingo lentamente la porta di legno, con un cigolare che avrebbe svegliato un orco ubriaco. Metto il naso dentro, e mi sento come l'ultimo umano sopravvissuto agli zombie nei film horror, quello che ad un certo punto entra in una vecchia chiesa buia e piena di ragnatele, dalla quale escono stormi di pipistrelli passando per la finestra più alta, con i vetri semirotti. Succede in tutti questi film. Ecco, appena varcata la soglia sento uno scalpiccio di zampine, battiti d'ali, movimento e confusione; certamente gechi e topi avevano trovato fra l'umidità di quelle pareti un clima confortevole, ma con tutto quel rumore non mi sarei stupito di trovare una famiglia di cinghiali a guardarmi perplessa. Dalla minuscola finestrella con le barre di ferro si intravede un fulmine cadere sulla collina di fronte.
Degludendo avanzo e premo l'interruttore della luce; si accende una lampadina appena ad un filo al centro della stanza, così fioca da non riuscire nemmeno a proiettare le ombre degli oggetti più vicini (un'ascia smussata, una brandina, una famiglia di cinghiali). Sembra di stare in una cella d'isolamento statuniteste degli anni '50, ed in più da nero e comunista.
Comincio a spostare di tutto, e a giudicare dalla polvere pare evidente che non solo mio padre ha mentito, ma che nessuno ha messo piede in quel capanno in questo millennio. A parte ovviamente la famiglia di cinghiali, che dopo un pò mi aiuta a cercare il risiko.
Trovo un grammofono, tegami, pentole e padelle, un'agenda rossa con scritto "P.Borsellino" sopra, una copia dei Diagrammi di Galileo, graffiti rupestri sulle pareti, 33 giri dei Beatles, un tavolo con Elvis, Marilyn, JFK e Lennon che giocano a poker e milioni di altri oggetti.
Il giorno dopo passo da un amico per prendere in prestito il suo risiko.
2 commenti:
Ahahah..!
Anche mio padre ha la stessa attitudine; il bello è che me l'ha passata, e lo devo dire: nella vit aiuta.
Mia madre vorrebbe invitare a cena la famiglia di cinghiali del capanno di tuo padre. Non ti so dire cosa preveda il menù, so solo che ha preparato un pentolone di salmì...
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