6 ottobre 2009

La domenica del villaggio

Messina, pur col suo quarto di milione di abitanti, può essere definita un villaggio. D'accordo, un grosso villaggio, ma pur sempre un villaggio. Perchè di abitanti del villaggio i suoi cittadini conservano la forma mentis: l'adorazione per la propria cultura e per le tradizioni popolari, specie sfilate di matrice pagana se non persino falloforica riadattate a feste religiose, il gusto per una cucina casereccia e come tale esagerata, una certa diffidenza per i forestieri, dei quali si tende a rimarcare la diversità nei costumi e negli atteggiamenti. Intendiamoci, come tutti i villaggi, Messina non è inospitale, anzi è lieta che le sue bellezze di ogni forma possano essere apprezzate; tuttavia conserva lo scetticismo di fronte al nuovo, semplicemente perchè non vi è ragione che qualcosa o qualcuno di diverso dall'abituale alteri gli equilibri dettati dal canto del gallo del campanile a mezzogiorno e dalla risacca dei mari che la lambiscono. Nutre quindi un disperato bisogno di conoscere e controllare ogni aspetto della comunità; Messina vive del pettegolezzo, tanto che il dialetto peloritano è persino fornito di un verbo per esprimere questo affannoso scambio di informazioni, sdoganandolo dal rischio di classificarlo come morbosa curiosità o maldicenza gratuita. Il cuttigghio diventa arte ed attività comune, perchè tutti si conoscono fra loro ed ogni ghiotta novità o financo supposizione viene accolta con gaudio diventando nel giro di poche ore di pubblico dominio.
I villici, gente semplice abituata a schivare le avversità della vita, sono persone sostanzialmente buone, che vivono coltivando il proprio orticello e meditando su vecchi detti popolari, tramandati dai nonni e recitati rigorosamente e con orgoglio in dialetto locale. Ogni impedimento, o magari ogni tragedia, non ha delle colpe nè delle responsabilità. E' solo un argomento di conversazione o un ennesimo pretesto per lamentarsi contro il fato, il cielo, Dio oppure semplicemente contro sè stessi. Meglio ancora, un'esaltante pubblicità, il quarto d'ora di notorietà televisiva cui persino un abulico villaggio privo di note di merito ha diritto. Ho visto folle eccitate dalle prime pagine sui giornali ed attente prefiche preparare le lacrime di fronte alle telecamere spente. Ho visto l'orgoglio di chi si sente, ed è davvero, isolato dall'Italia e la delusione di chi adora crogiolarsi nell'autocommiserazione circondato dal mare e li ho trovati spaventosamente, inutilmente, simili; ho visto anche la rabbia dei rassegnati coincidere con la rassegnazione degli speranzosi.
Ma soprattutto ho visto una frangia di bucolica memoria crollare, riversando queste antiche limitazioni sulla vita di innocenti conniventi; ed ho visto coloro che guardano il futuro con la nuca specchiarsi in queste pozzanghere di sangue, sapendo forse cosa adesso c'è sepolto sotto, ma senza scorgere il riflesso di ciò che sempre c'è stato dietro.


... è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'acqua e il formarsi di pozze.
(da "Il rosso e il nero", Stendhal)


1 commento:

Anonimo ha detto...

Sai che sono veramente contento, e mi sento quasi fortunato, d'aver letto queste cose che hai scritto.

Quando avvengono fatti come quelli recenti a Messina, la gente inizia a parlare, parlare, parlare...ma non mi riferisco solamente ai giornali o televisione, anche persone tra le mura domestiche o gente che si scambia due parole al supermercato...tutti parlano, come se sapessero tutto, come se fossero al corrente di tutto...ma non sanno in realtà assolutamente niente.

Premesso che, come tu sai, non faccio parte dei sopracitati cialtronazzi (o almeno spero :D), mi ha fatto davvero piacere poter leggere di questi fatti, con gli occhi di qualcuno che le cose non le può ignorare ma conosce la vera realtà della situazione...

E ti dico questo perchè, anche solo qui dalle mie parti, di scempi, pronunciati dai più disparati individui, ne ho sentiti parecchi...e non nascondo di venir abbastanza infastidito di come la gente s'abbandoni alla superficialità delle cose...

Mi dispiace per Messina, per tutte quelle persone coinvolte direttamente, e per chi, come te, osserva da lontano ma sente l'amarezza di queste brutte vicende sulla sua pelle, come se stesse vivendo quei momenti laggiù...e io credo che sei stato portato a scrivere tutto ciò, devi proprio sentirti come immerso in quel fango fino al collo...


Ho parlato troppo, lo so, ti passerò un po' di musica per farmi perdonare u.u

E buonanotte a tutti gli altri!


- il Geck -