7 ottobre 2009

Ma va là?

Il lodo Alfano respinto dalla Consulta, perchè giudicato incostituzionale. Semplicemente, ed in maniera insindacabile; d'altro canto, la lingua italiana non televisiva, quella dotata di qualche parola in più delle 200-300 che si sentono abitualmente sul tubo catodico, è meravigliosamente chiara. Allo stesso modo, gli italiani non televisivi, cioè quei svariati milioni che sono in grado di leggere i testi con capacità non dico critica, ma quantomeno di mera comprensione verbale, accostando il testo della legge alla Costituzione si sono resi conto che sono un pò come due fermioni identici: non posso occupare contemporaneamente lo stesso stato quantico. Di due, uno solo.
Il costituzionalista Alessandro Pace riassume bene le violazioni di questa legge: cade il principio di uguaglianza, si applica per qualsiasi processo (incluso omicidio, per dire, o magari violenza sessuale, che di questi tempi può tornare utile), dilata i tempi dei processi oltre la ragionevolezza, dispone disparità di trattamento fra presidenti ed organismi. Ed infine, nota a margine, serve una legge costituzionale e non ordinaria.
Ovviamente, i campioni del bispensiero all'italiana, ovvero quegli editorialisti con le lingue scartavetrate sulle chiappe del nano di Libero, dedicavano oggi svariati articoli ad Alessandro Pace, rappresentante della procura di Milano, strillando a gran voce del conflitto di interessi del medesimo, in quanto anche legale di De Benedetti. Peccato che sia notizia di ieri che i giudici avessero deciso di non ammettere l'intervento della Procura di Milano, rendendo di fatto l'opinione di Pace nulla ai fini della decisione che è maturata. Chiaramente quella stessa fantastica testata nulla riportava su Mazzella e Napolitano, due dei 15 giudici che invece hanno espresso il loro giudizio, noti per aver cenato con Berlusconi, Alfano e Letta. Evidentemente questo non è stato giudicato un conflitto di interessi, come neppure il fatto che a difendere questa legge dissennata prima della camera di consiglio siano stati Ghedini e Pecorella, legali di Berlusconi e come tali anche deputati. Questo giusto per fugare ogni dubbio sul fatto che il lodo Alfano potesse essere una legge ad personam.
Fantastiche anche le argomentazioni dei due azzeccagarbugli milanesi, cito testualmente: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione e il premier ha una investitura diretta dalla sovranità popolare. Quando si dice "una tesi limpida ed inattaccabile"
Nel ringraziare Ghedini per la sua schiettezza, e nell'ammettere la mia ignoranza sui più elementari rudimenti di diritto costituzionale, credevo che il PresDelCons fosse eletto da deputati e senatori, non con investiture dirette, nè credevo che questo, in ogni caso, gli garantisse di essere al di sopra della legge ed al di sopra degli altri.
E sono serviti due giorni di camera di consiglio per bocciare il lodo. Io ci avrei messo più o meno 28 secondi, inclusa la grassa risata e l'esibizione del dito medio, inframmezzate da un sempreverde "levatevi dai coglioni".

1 commento:

Anonimo ha detto...

"la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione e il premier ha una investitura diretta dalla sovranità popolare"
Fonti attendibili mi informano che dietro tale sillogismo ci sia la mente di Farrell