Sono sufficientemente ubriaco, e la mia mente è aperta, perfetto.
Chiedo anzitempo scusa a Claudio Delicato per molte affinità tra il presente intervento e uno dei suoi ultimi su Ciclofrenia: ogni parallelo è del tutto accidentale. Sorprendente da scoprire, durante la stesura della bozza. Ma veniamo all'intento.
Volevo divulgare ulteriori dettagli, nuovi brandelli. La proficua collaborazione con Radiocicletta (approfitto dell'occasione per augurare un felice battesimo di fuoco a Dario e Gennaro) ha portato un taglio di luce sbilenco, inquietante, lynchano, sull'evoluzione dei miei gusti musicali. Dieci anni fa non mi sarei mai sbilanciato in favore del blues, dell'indie-rock o dello slow-core. Certo, gli unici a possedere convinzioni incrollabili sono gli imbecilli, ma mi preme sottolineare il marchio di fabbrica, piuttosto che le velleità etiche.
Lo stampo è femminile ("Tanto per cambiare!", direte) e il ferro battuto delinea una A, che pur non designa un'adultera: nell'ormai sepolta vicenda, il maggior carico di macchie e colpevoli omissioni grava sul sottoscritto. Era A perché mi surclassava, mi insegnava a star tra la gente (seppur si trattasse di mostri di una élite dalla erre moscia, privi di qualsivoglia aderenza al mondo dove la gente si dissangua e si lapida) e dimostrava una dose non trascurabile d'affetto e premura. Ma non ero un compagno, ero al più un satellite. Sul suo podio giaceva lei sola coi suoi viaggi. Così tutto Bob Dylan, la musica folk, Les Anarchistes e perfino i White Stripes un giorno mi vennero a noia. Lei volò in Germania per dare nuova linfa alla semantica delle altrui fave da un punto di vista statistico molto confuso ed arrabattato, finendo per reperire un carnoso esemplare di salsiccia americana.
Mi chiedo se il suo recente matrimonio abbia assistito alla fioritura di un certo senso di sacrificio, io credo (anzi temo) imprescindibile in un legame vitalizio, o se si tratti di un'arzigogolata sperimentazione legal-emotivo-burocratica. Già detto. Ormai, sono faccende che non mi riguardano. Not my business. I nostri sentieri si sono divisi. Per colpa di un Jack conteso da infatuazioni complementari. Dietro l'angolo, e tuttora lì, la pericolosa, travolgente, inopportuna, amorale ed incredibilmente arrapante K.
Non c'è un gran novero dei suoi lasciti musicali, ma quando attingo ad uno specifico album dei Radiohead mi delizia immaginare che lei faccia lo stesso. Ogni tanto me lo scrive, un "ti penso" o un "mi manchi": tuttavia, dai barbuti numi del dolore ho appreso la sovraumana diffidenza, assieme all'inutilità dei consigli. Così, non mi stupisce neppure la frase:
"Non compio questo gesto, perché so che sarebbe importante."
È una contraddizione in termini, o una velata ammissione di un basso profilo morale, statisticamente molto diffuso nell'universo femminile - anticipo il femminismo oltranzista chiarendo che non si tratta di un pregiudizio, ma di un giudizio a posteriori, per il quale solo una lentissima maturazione ha condotto ad una piena consapevolezza.
Ci sarebbe la bionda, certo. Ma che si accontenti di questa sterile menzione, la cretina. K la sovrasta di spanne nell'oculata tecnica di raggiro. K non è stupida, né maldestra, né prevedibile. Che cosa abbiano da spartire, codeste femmine, con le rispettive facce-di-scimmia, è un interrogativo aperto tanto quanto l'ottimalità del metodo di amplificazione di Vinogradov.
Solo il tempo può testimoniare quanto radicato, e radicale, è un amore, sotto l'ovvia ipotesi che queste cinque lettere possano essere effettivamente caricate di un senso compiuto.
Fatto sta che nel caso di K il desiderio di farmi a pezzi, o tagliuzzarmi con delle forbici affilate, non si è mai spento, mentre per la bionda D è stata sufficiente quella mezz'ora di totale deturpazione di una stanzetta nei pressi del lungarno pisano.
Ci sono poi le persone dissolte, come E. Era molto religiosa, pesantemente malcondizionata. In lei viveva una dolcezza grandiosa, che non ho più ritrovato in alcun essere senziente.
Si è trasferita a Roma e si è laureata. Qualcun altro si è divertito a immergerla nelle tentazioni; indiscrezioni affermano ne sia uscita malconcia. Mi dispiace per davvero, vorrei riabbracciarla. G mi ha imposto di non impicciarmi, ma dato che la disubbidienza è la vita, insisto con la prima persona singolare, e continuo a produrre vani appelli. Potremmo persino arrivare a scindere dottrina e fede, etica e dictat.
Ci sono le persone di cui non parlo per vergogna, come M.
Prendete qualcosa di potenzialmente duraturo, passatelo al tritacarne, quindi al tritacarte. Continuate a catalogare errori, da bravi.
Ci sono le persone con cui ho più-o-meno-accidentalmente copulato, come F ed F. Cui proporrei di replicare l'esperimento, per mere finalità scientifiche.
Ed arriva quel sogno ferocemente osceno. Non si tratta del sogno del maglione e delle VHS, è ben più recente. Sono in macchina con M, c'è anche la sorella, P, stiamo andando a Perugia ad assistere ad una mostra. La giornata procede placidamente; alla sera siamo tutti un po' stanchi e ci fermiamo in un locale a rifocillarci e sbevazzare. C'è un gruppo che suona dal vivo, un pezzo che ricorda "Sun is on my side" dei Gogol Bordello. Mi prodigo in inquietanti rivelazioni (un grande classico, proprio d'una ubriachezza aristocraticamente molesta); il buio cala presto sulla terra e sui nostri sorrisi. Dio, questa è dura da scrivere.
Torniamo in macchina, ma l'autista M è troppo sbronzo per guidare, e si appisola quasi immediatamente. P è su di giri, esuberante come non mai. Mi fa: "Guarda adesso!"
Afferra un braccio di M e lo allontana dal torso, lasciandolo ricadere a piombo. Sì, dorme profondamente. P sbottona la patta dei calzoni del fratello, tira fuori il cazzo.
Insiste: "Guarda!" - e prende a leccare con voluttà e gran tecnica.
M ha dei sussulti, ma non si desta completamente finché il suo membro non affonda ripetutamente nella gola di P. Un attimo, ed M è scosso da un orgasmo quasi esplosivo, che insozza il cruscotto e il viso della sorella, divertita, raggiante.
C'è un cambiamento di abitudini, notificatomi per la prima volta da K,
che evidenzia simultaneamente una maggiore insicurezza ed una acuita necessità di ispezione (più volte M mi ha dato dello sbirro): una forma di feticismo che si concretizza nel fissare insistentemente la bocca dell'interlocutore, piuttosto che gli occhi.
C'è quel che faccio quasi ogni sera: vagabondare, in rete, elemosinando informazioni su ognuna di queste maledette femmine. Mi avranno forse ostracizzato arrivando a comprendere, in un qualche momento d'alta ispirazione, che ero sincero, nella volontà di non arrendermi, lungo il breve corso della mia vita?
Chissà.
Penso alle parole di mia zia che convintamente asserisce:
"Prima o poi il sistema avrà la meglio anche su di te, povero pazzo!"
ma mia zia è femmina, ed ha torto marcio.
3 commenti:
P non sta per Panda, vero?
VERO?!?!
Ho fatto la stessa associazione del pupazzetto sopra.
Secondo me nel pomeriggio viene a ucciderti.
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