22 ottobre 2011

Trasloco

Tra le cose notevoli da fare nella vita, quali andare sul go-kart, fare sesso orale, dormire e lavare il cane, ecco che ne ho trovata una nuova: traslocare. È senza dubbio quella con più prerequisiti, essendo necessarie due case, una in partenza e una in arrivo, escludendo il caso banale che uno voglia traslocare da una casa nella stessa. Ma non finisce qui. Etimologicamente, per traslocare servono degli oggetti da locare. Ovviamente uno di questi oggetti è se stessi, ma considerando trasloco una semplice passeggiata dalla vecchia casa alla nuova casa l'attività perderebbe di interesse, l'accezione diverebbe troppo ampia e ci troveremmo a traslocare sempre, di modo che ognuno di noi potrebbe ragionevolmente dirsi capo di una ditta traslochi di successo. Invece no, il trasloco presuppone una fatica sisifea, sudore e problemi muscolari, stress, bestemmie. Tutto questo, a meno che non abbiate già gravi problemi motori (nel qual caso potete a buon diritto dire che ogni vostro spostamento è un trasloco), vi può essere facilmente procurato da qualche scatola ben piazzata.

Ma mentre l'osservatore superficiale potrebbe credere che la fatica maggiore di un trasloco sia quella muscolare, il veterano sa che il vero scoglio è concettuale. Per prima cosa, se non viviamo a Legolandia ci accorgeremo presto che pochi degli oggetti che possediamo hanno una forma parallelepipedica. Avete presente la spiacevole sensazione di una partita a tetris mal giocata? Ecco, aggiungete la terza dimensione e aumentate la gamma di forme possibili per i pezzi: otterrete una prima approssimazione di quell'inferno geometrico-combinatorio che è un trasloco. È a questo punto che scopriamo una delle grandi verità della vita, cioè che le scatole non servono per proteggere oggetti delicati, menzogna! La scatola serve esattamente a quello che fa, cioè racchiudere oggetti multiformi in un oggetto di una forma più rassicurante e controllabile. Perché non una sfera o una piramide direte? La ragione è che costruire una scatola sferica è molto più difficile, e le piramidi hanno almeno un angolo al vertice troppo acuminato per ispirare fiducia a qualsiasi persona sana di mente. E poi vi sfido a stimare il volume totale occupato dalle vostre fottute scatole non parallelepipede.

Ora che vi siete contesi coi clochard le scatole in avanzo della Coop, o peggio vi siete litigati l'ultima scatola gialla (gialla?) delle Poste Italiane (perché giallo poi?) prima di scoprire (non c'erano altri colori cazzo?) che la frequenza di quel colore (fa davvero schifo) è esattamente nel range giusto (cazzo) per procurarvi un attacco epilettico (imbavagliare l'impiegata delle poste con l'adesivo blu (blu?) antieffrazione) riportandovi così ai bei vecchi tempi in cui solo Super Mario (e chiederle divertito se pratica retrogaming) sapeva procurarvi certe emozioni. Ora che avete le scatole inizia la guerra.

Galvanizzati dall'efficienza concettuale delle vostre scatole, entrate in casa con aria beffarda ostentando una sicurezza ontologica delirante. In poco tempo nel vostro cervello si crea una gerarchia deterministica di categorie e frecce che assegna ad ogni cosa tangibile della vostra dimora un'unica, indiscutibile, classificazione universale ed eterna e la conseguente collocazione nella giusta scatola. A tenervi coi piedi per terra è il campo gravitazionale, che vi ricorda come ogni oggetto che decidete di trasportare ha un costo proporzionale alla sua massa. A questo punto iniziate a interrogarvi sul valore degli oggetti che possedete.

Il concetto stesso di valore è ampiamente mal definito. O meglio, non vi siete mai preoccupati di definirlo esplicitamente. Vi accorgete che ogni cosa che occupa la vostra futura-ex-casa ha guadagnato spazio nella vostra esistenza per cause contingenti in un momento che improvvisamente ricordate e ora, alla luce della vostra vita presente, dovete riesaminare la sentenza di primo grado e decidere se in effetti quel calzino a righe merita, se quel fornello antizanzare vale la pena, se quella tazza con le arance potrebbe anche, se quel koala imbalsamato sarebbe il caso di, se la collezione completa di soldatini in miniatura della seconda guerra mondiale servirebbe a. Oppure se quel cesto di vimini proprio non, se quella foto di lei è meglio che non, se questo foglio che state leggendo... che diavolo è questa roba?

Cestinato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Pivello, si vede che non hai mai caricato in macchina la strumentazione per un concerto. Lì capisci che le scatole servono solo a ingombrare e a impedirti di usare oggetti affusolati o in generale ben incastrabili per riempire i buchi. Ovviamente i borsoni per tenere i cavi fanno eccezione.

Hugo88 ha detto...

sei il solito psicolabile. me ne compiaccio.