Da qualche anno a questa parte il 10 febbraio si parla delle foibe, cosa che a me va benissimo, assunto che conoscere la storia è l'unico modo per dare vigore alla natura antifascista del mio pensiero. Curiosamente, persino i massacri delle foibe sono un tassello di grande peso contro il fascismo e contro l'attuale gestione dello stato italiano. Dico "curiosamente" perchè questa campagna promossa non a caso dal nostro governo, ovvero da una destra reazionaria, non è incentrata sulla memoria storica, bensì sulla semplificazione e sulle frasi fatte: la percezione in Italia del 10 febbraio è una sorta di compensazione della giornata della memoria del 27 gennaio, come dire che sì, è vero che i nazisti sono stati cattivelli, ma guardate i comunisti come sono barbari, insensibili e massacratori. La frase tipica da bar è "i partigiani hanno ammazzato un sacco di persone che avevano la sola colpa di essere italiani". Se poi si chiede di inquadrare il periodo e le ragioni storiche o che cosa significa "foiba" si cade evidentemente in tentativi di negazionismo e minimizzazione.
Il mio obiettivo non è negare la reticenza del PCI, peraltro non inferiore all'ostinazione di ogni governo italiano dal 1946 ad oggi (certamente quindi non comunista) nell'evitare di indagare sulle colpe storiche del nostro paese nei confronti della Jugoslavia, e neppure giustificare omicidi non necessari. E men che meno minimizzare sui morti.
Il concetto è che tutto quanto successo in Jugoslavia ha origini profonde e rientra in giochi di potere che si spostano dal nazionalismo locale, al controllo anglo-americano, all'influenza russa. Parto dal 1920, anno in cui ha inizio l'italianizzazione forzata delle minoranze slave con questo discorso di Mussolini:
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani"
Nel 1941 l'Asse occupa la Jugoslavia, deportando 350.000 prigionieri di guerra, in parte in Germania, ma in larga misura anche negli oltre 200 campi di concentramento sparsi fra l'Italia ed i Balcani in cui morirono oltre 250.000 internati (anche se secondo fonti slave sono almeno il doppio) con tassi di mortalità più alti persino rispetto ai campi nazisti. A questo proposito può essere interessante citare un documentario prodotto dalla BBC, Fascist Legacy, con accurate descrizioni e testimonianze degli eccidi italiani durante la seconda guerra mondiale. Questo filmato è stato acquistato dalla RAI in modo che nessun altro avesse i diritti di trasmetterlo, un po' come il video degli americani che lanciano fosforo bianco in Iraq sulla popolazione. Inutile aggiungere che non è mai stato mandato in onda neppure dalla RAI, ma solo qualche stralcio da La7.
In Jugoslavia si instaura una dittatura ustascia, i cui barbari eccidi e deportazioni sono sostenuti dai generali italiani con l'appoggio del Duce:
"Il mancato rastrellamento di donne, specialmente insegnanti di scuole medie ed elementari, che hanno notoriamente svolto e tuttora svolgono attiva opera di propaganda comunista e di assistenza ai partigiani, ha prodotto cattiva impressione."
"Come avete detto è cominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese ed il prestigio delle forze armate ... Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze ... Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni."
Fra i sostenitori del regime ustascia si annovera anche l'arcivescovo cattolico Stepinac, che sarà prima nel '53 proclamato cardinale da Pio XII e poi nel '98 beatificato da Giovanni Paolo II; contro la dittatura militare prende piede una resistenza interna guidata da Tito ed un'aperta campagna dei partigiani italiani in Friuli, che condannano con processi sommari 600-800 uomini sostenitori del partito fascista o anche semplicemente funzionari del governo. Queste furono le uniche esecuzioni di chiara matrice partigiana: condannare la resistenza italiana in base a questi fatti per me è paragonabile al commemorare le SS ammazzate dagli ebrei nella rivolta del ghetto del '44.
Negli anni successivi nella Jugoslavia si solleva un vespaio, con ulteriori eccidi perlopiù di matrice locale, ai danni di partigiani, italiani, civili, slavi, fascisti. Non conosco abbastanza la storia per poter descrivere accuratamente i fatti: sono però sicuro che è un gran casino. Il totale degli infoibati è una cifra che varia dai 5 agli 11mila morti.
Parliamo le foibe per quello che dovrebbero essere: uno spot, l'ennesimo, qualora fosse necessario, contro la guerra e l'odio razziale, in particolare verso quelli che per 364 giorni ogni anno vengono etichettati come zingari.
Il mio obiettivo non è negare la reticenza del PCI, peraltro non inferiore all'ostinazione di ogni governo italiano dal 1946 ad oggi (certamente quindi non comunista) nell'evitare di indagare sulle colpe storiche del nostro paese nei confronti della Jugoslavia, e neppure giustificare omicidi non necessari. E men che meno minimizzare sui morti.
Il concetto è che tutto quanto successo in Jugoslavia ha origini profonde e rientra in giochi di potere che si spostano dal nazionalismo locale, al controllo anglo-americano, all'influenza russa. Parto dal 1920, anno in cui ha inizio l'italianizzazione forzata delle minoranze slave con questo discorso di Mussolini:
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani"
Nel 1941 l'Asse occupa la Jugoslavia, deportando 350.000 prigionieri di guerra, in parte in Germania, ma in larga misura anche negli oltre 200 campi di concentramento sparsi fra l'Italia ed i Balcani in cui morirono oltre 250.000 internati (anche se secondo fonti slave sono almeno il doppio) con tassi di mortalità più alti persino rispetto ai campi nazisti. A questo proposito può essere interessante citare un documentario prodotto dalla BBC, Fascist Legacy, con accurate descrizioni e testimonianze degli eccidi italiani durante la seconda guerra mondiale. Questo filmato è stato acquistato dalla RAI in modo che nessun altro avesse i diritti di trasmetterlo, un po' come il video degli americani che lanciano fosforo bianco in Iraq sulla popolazione. Inutile aggiungere che non è mai stato mandato in onda neppure dalla RAI, ma solo qualche stralcio da La7.
In Jugoslavia si instaura una dittatura ustascia, i cui barbari eccidi e deportazioni sono sostenuti dai generali italiani con l'appoggio del Duce:
"Il mancato rastrellamento di donne, specialmente insegnanti di scuole medie ed elementari, che hanno notoriamente svolto e tuttora svolgono attiva opera di propaganda comunista e di assistenza ai partigiani, ha prodotto cattiva impressione."
"Come avete detto è cominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese ed il prestigio delle forze armate ... Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze ... Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni."
Fra i sostenitori del regime ustascia si annovera anche l'arcivescovo cattolico Stepinac, che sarà prima nel '53 proclamato cardinale da Pio XII e poi nel '98 beatificato da Giovanni Paolo II; contro la dittatura militare prende piede una resistenza interna guidata da Tito ed un'aperta campagna dei partigiani italiani in Friuli, che condannano con processi sommari 600-800 uomini sostenitori del partito fascista o anche semplicemente funzionari del governo. Queste furono le uniche esecuzioni di chiara matrice partigiana: condannare la resistenza italiana in base a questi fatti per me è paragonabile al commemorare le SS ammazzate dagli ebrei nella rivolta del ghetto del '44.
Negli anni successivi nella Jugoslavia si solleva un vespaio, con ulteriori eccidi perlopiù di matrice locale, ai danni di partigiani, italiani, civili, slavi, fascisti. Non conosco abbastanza la storia per poter descrivere accuratamente i fatti: sono però sicuro che è un gran casino. Il totale degli infoibati è una cifra che varia dai 5 agli 11mila morti.
Parliamo le foibe per quello che dovrebbero essere: uno spot, l'ennesimo, qualora fosse necessario, contro la guerra e l'odio razziale, in particolare verso quelli che per 364 giorni ogni anno vengono etichettati come zingari.
4 commenti:
Il tuo post è un esempio lampante della molta ipocrisia che c'è anche tra le istituzioni italiane. Purtroppo si ricorda solo ciò che fa comodo
Slogan "ufficiale" sulle foibe: "I morti non hanno colore".
Sono io prevenuto, o dire una cosa simile è proprio ciò che da un colore ai morti..?
Credo che tu abbia proprio ragione Sciuscia.
In pratica, forse sarò io che sono prevenuto come te, ma mi pare che "i morti non hanno colore" voglia dire che i comunisti vorrebbero negare ai caduti delle foibe la dignità umana in quanto morti non comunisti, e quindi che i comunisti sono miserabilmente disumani insomma. E' una voluta. volutissima accusa contro chi ha determinate opinioni politiche.
Il solito piatto, insomma.
Hey hugo, m'hai risparmiato pagine di wiki. Volevo informarmi sulla questione ma la tua sintesi mi sta bene, per il resto, anch'io sto bene adesso, anche se non posso scendere giù.
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