26 febbraio 2010

Il velo blu (parte 4)

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Scesero a riva, sulla piccola spiaggia una barchetta abbandonata proteggeva minute e inermi tartarughe. Il fato illuminava il cammino di quegli uomini, quel mezzo non era una casualità. Presero la barca, la casa era a pochi metri di distanza, l'avrebbero raggiunta in breve. La villa maledetta, costruita un secolo prima, era situata in mezzo al mare, su di un alto scoglio, nelle cui insenature si sviluppava un allevamento di murene d'epoca antica. Atroci disgrazie e morte attendevano tutti coloro che l’avessero abitata, così raccontava la voce dei pescatori, così parevano dimostrare inquietanti coincidenze, l'abbandono di quel miracolo d'architettura.
Virgo continuava i suoi deliri sul futuro, sul nuovo ordine da costituire. Carbutto osservò quell'uomo, i suoi comportamenti, per tutti i minuti che separavano loro dalla meta. L'osservazione attenta è madre di ogni deduzione logica. Quel fanatico non poteva essere il discendente degli avi. Bisognava rimediare agli errori compiuti, all'insulso timore da cui era stato colto.
Erano ormai giunti ai piedi della casa.  Arrivare alla villa, ormai in rovina, era quantomai difficoltoso. Virgo chiese aiuto al compagno. Ma egli non poteva lasciargli la verità. L'allevamento di murene incavato nelle rocce divenne matrice di micidiali idee. L'angelo della morte pervase la mente di Carbutto, fantasmi di rapide e necessarie soluzioni permeavano i suoi sensi. Lasciare che il femminello morisse affogato, affondato da chissà quale creatura marina, in un tragico incidente, era un’eventualità possibile. E poi il pensiero divenne azione. Spinse Virgo in acqua.

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