23 gennaio 2010

Tremo al pensiero di vivere con un dollaro al giorno

Volevo parlare di Haiti, ma noto che una settimana dopo il violento sisma la notizia dell'ecatombe non è più troppo interessante rispetto alle molte altre che la sovrastano sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali.
La cosa è perfettamente comprensibile: del resto a nessuno di noi fotte niente di Haiti, se non per quei pochi fortunati che possono permettersi vacanze costose e sono costretti a cambiare itinerario, o magari no, se i cadaveri li seppelliscono in fretta. Lo dico tristemente e forse molti di noi crederanno di non essere indifferenti alla faccenda, ma la realtà dei fatti è piuttosto palese: in Haiti il 54% della popolazione viveva con meno di un dollaro al giorno. Vedete, la tragedia è esattamente questa, il fatto che una nazione sia costretta a soccombere a dei normali e prevedibili fenomeni naturali perchè è troppo povera per opporsi ad essi. In Giappone con un terremoto di magnitudo 7 ci si puliscono il culo. Laggiù nel mar dei Caraibi invece, milioni di disperati. E si finisce per encomiare la generosità e la prontezza della nazione che è causa stessa del disastro. Non c'entra veramente un cazzo il terremoto, Haiti è distrutta perchè la grande macchina colonialista americana l'ha rasa al suolo.
La prima invasione degli USA in Haiti è datata 1915 perchè, pensate che tempi, i neri avevano un pò troppo potere laggiù. Dopo vent'anni di occupazione e con la nazione consegnata ai mulatti, gli americani tolgono il disturbo. Dopo la guerra ed il primo colpo di stato ai danni di un altro presidente nero (toh!) gli USA adottano la solita vecchia tattica del dittatore militare, piazzando un uomo retto dalla violenza e finanziato dal traffico di droga dal 1957 al 1986. A questo punto la popolazione inizia a ribellarsi sulla scia del Sudamerica ed, in un gioco di potere e consenso internazionale non privo di interventi vaticani, gli Stati Uniti ritengono opportuno deporre la dittatura e installare un presidente democratico, Aristide, che favorisca il commercio con l'estero. Tradotto, le multinazionali americane cominciano a mangiare Haiti sfruttando la manodopera locale a basso costo (2/3 $ al giorno). L'idillio dura poco, gli USA finanziano un nuovo golpe militare che, dopo essersi rivelato troppo indipendentista, viene ulteriormente deposto con l'intervento dei marines inviati da Bill Clinton che riportano al potere Aristide. E' il 1994. Nel 1996 Aristide viene sostituito con un suo ministro più compiacente ed alla fine del decennio la popolazione sotto la soglia di povertà supera l'80% del totale, contro il 48% del 1986 ed il debito di Haiti verso l'europa e gli USA, solo in parte ridimensionato dalla sottomissione in occasione di ogni voto dei consigli di sicurezza internazionali, è enorme. Nel 2001 Aristide vince nuovamente le elezioni, ma il golpe del 2004 con marines mandati da Bush nella capitale lo costringe a riparare in esilio. Haiti torna in mano al ministro compiacente, Preval, l'attuale presidente che sta cercando in tutti i modi di tenersi lontano da questo casino.
Adesso gli aiuti americani, criticati persino da Berlusconi e Sarkozy, sono coordinati da Obama, Bush e Clinton, che hanno ritenuto di dover mandare i parà per occupare il palazzo presidenziale prima degli ingegneri che costruiscano dei pozzi per l'acqua. Ecco, il fatto che Obama sia abbronzato non fa di lui un buon uomo, sapete. E' un presidente degli Stati Uniti e come tale persiste nel compiere crimini umanitari con sconcertante frequenza. Un uomo, e mi piange il cuore ad ammetterlo, al cui confronto Berlusconi potrebbe persino meritare un nobel per la pace.
Ecco perchè sostengo che in definitiva non importa a nessuno dei danni del terremoto. Perchè parlarne e mostrare le propria solidarietà è soltanto una maschera per piangere di fronte alla morte e sentirci persone migliori, sparare le solite frasi fatte "laggiù si muore", "noi non abbiamo problemi politici" e "poveri bambini, adottiamoli". Nel peggiore dei casi, un modo per osservare cosa la natura può fare anche nel nostro paese, perchè un terremoto del genere farebbe altrettanti danni sullo stretto di Messina, rappresenta un anello di collegamento con un mondo così lontano, l'unica disgrazia che siamo in grado di comprendere perchè ogni tanto colpisce da vicino anche noi. Io la chiamo "sensibilità da culo che brucia". Il terremoto è soltanto un ottimo, annebbiante, capro espiatorio.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Il terremoto è stato un capro espiatorio pure per noi aquilani, ora dimenticati da tutti. Degli haitiani non ce ne fregava nulla, così come di tanti popoli. Io sento molti razzisti dire 'poveracci quelli di Haiti'. Stiamo raggiungendo proprio il colmo.
Massimo Gramellini ha detto 'se non i fossero la tv ed internet, avremmo saputo del terremoto di Haiti ma non gli avremmo dato grande importanza'. In effetti la tv è un mezzo potentissimo che, se usato bene, può creare fonti interessanti.

SCIUSCIA ha detto...

clap clap

Anonimo ha detto...

@Hugo: ti prego, non mi aderire alla campagna "Silvio per il nobel"!! :)

Hugo88 ha detto...

@Matteo: la vicenda aquilana è del tutto e per tutto simile con due distinguo: il primo è che, data la vicinanza, bastano meno morti perchè la disgrazia faccia notizia.
la seconda è che, data la nazione, diventa un caso politico da strumentalizzare.
ma dell'aquila interessa a ben pochi, temo..

@Bronx: riise premio nobel, neh?

Arguzia ha detto...

Mi associo al "clap clap" di Sciuscia.

E si, Riise nobel ce lo vedo proprio bene.