26 gennaio 2010

Il velo blu (parte 1)

Carbutto leggeva quel manuale da mesi. Nell'ormai lontano autunno, di quell'anno che fu, aveva sognato la vecchia eremita della Solfatara. Ai più, quella vecchia ricordava solo un'antica leggenda di una fattucchiera che durante le notti di plenilunio rapiva bambini e mangiava i loro cervelli. Era ben altro. L'eremita, quella sera, infatti, non scalpellò il cranio del giovane, ormai troppo cresciuto, bensì, inscenando una misteriosa danza cominciò a denudarsi e poi a graffiare le sue flaccide membra, spingendo le unghie sempre più in profondità, fino a squarciare la pelle, a grondare sangue, sangue demoniaco e putrido, che coagulava svelto e poi cadeva, quasi come fosse diventato foglio. La danza diventava sempre più rapida, il sangue scorreva fitto e denso, le mani della strega erano ormai rosse, e sembravano essersi trasformate in artigli, falci fatali e bagnate di morte. Carbutto trattenne il vomito, effluvi di cibo salivano lungo l'esofago, cercò di trattenerli, era rapito da quel marcio spettacolo di decadimento. Il suo interesse superava di gran lunga lo spavento, sapeva che sarebbe cambiato qualcosa, forse sarebbe morto, poteva solo guardare, o almeno, così pensava. La danza era ormai al suo culmine, la strega iniziò a emettere i primi gemiti, piacere e dolore si confondevano nei versi, prese una mano, un artiglio, una falce, o qualunque cosa fosse, e iniziò a frugare nella vagina. Piccoli graffi ancora, poi la parte molla, l'artiglio entrò e umori rossi iniziarono a grondare. Le gambe vecchie e ancora bianche, solo in parte toccate dalla violenza della danza, si tinsero di vermiglio aspetto. Continuava a spingere nella vagina quando urlò. Tolse la mano, s'era fusa, fumo e bruna fuliggine avevano preso il suo posto, la strega pianse lacrime e provò soltanto dolore. L'urlo cambiò tono fino a diventare insostenibile, mentre l'utero cresceva a dismisura. Un'esplosione d'interiora accompagnò l'ultimo grido, Carbutto non riuscì più a trattenere, abbassò la testa e iniziò a vomitare.
Vomitò se stesso, aveva fatto un sogno orribile, adesso era di nuovo in sé. Era calmo, sarebbe andato a bere qualcosa, latte, e tutto sarebbe ritornato come prima, perfetto, avrebbe preso sonno, e il giorno dopo rivisto il suo amore, lei l'avrebbe ascoltato e lui avrebbe dimenticato.
Erano solo condizionali. A terra, dove prima si muoveva la vecchia, c'era un libro. Rosso e antico.

Clicca qui per leggere la seconda parte

4 commenti:

Anonymous ha detto...

Lei non può lasciarmi col fiato sospeso! Apriamo subito quel libro rosso e antico...

Comunque il mio cervello perverso si è permesso di assegnare un volto noto alla vecchia indaffarata con "i piaceri della vita" :P

Eccellente prima parte, il Carbutto non ha mai vissuto situazioni del genere. La Sua è avanguardia. Attendo ansiosamente la seconda!

B.

Doc Gero (o giù di lì) ha detto...

Quando leggo i tuoi racconti le mie idee mi sembrano insulse e intellettualoidi...
Un po' rotten (un po' molto XD) ma parecchio strano questo...
Ps: anche se sono ancora in grande attesa per Persia

SCIUSCIA ha detto...

Il sogno di Carbutto significa che desidera fare sesso col cane. Il cane di sua madre.

essere disgustoso* ha detto...

anche a me capita di vomitare dopo aver dormito. specie quando sogno andreotti che mi fa delle avaces.