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Da mesi si era risolto di riuscire a interpretare quel manuale. Aveva abbandonato tutto, ogni amicizia, ogni connessione all’istituto, ma non gl'importava. Spesso, nelle notti, quando non riusciva a trovar più un senso in quei simboli marroni, però, qualcuno gli mancava.
Ricordava il suo amore, la sua donna. Ella era il pensiero dei suoi giorni e la cura ai suoi mali. Era il principio e la fine delle sue follie. Era la felicità, prima del libro. Il libro ora era la sua vita, e nient'altro poteva frapporsi tra lui e la sua traduzione. Lei non l'aveva capito, e non c'era più ragione per cui dovessero continuare. Il libro era un nuovo inizio, così come recitavano le prime pagine. "Dinanzi la genesi del nuovo, s'infrangano le arcaiche barriere dell'ignoranza. Contro la fulgore della conoscenza, muoiano i falsi idoli della superstizione, corrosi dalla potenza del nuovo equilibrio." L'amore era un fatuo freno al libro, alla verità assoluta, alla certezza totale, alla risposta finale. Il dolore, la mancanza, erano solo duri ostacoli al cambiamento.
Ricordava che pioveva durante quella mattina d'argento. Il vento carezzava i capelli della donna, con gli occhi che celavano a fatica lacrime di gelo, e forse d'amore. Quegli occhi affondavano nella malinconia, e il suo cuore stava per riempirsi di rimpianto. Ma avrebbe lasciato che reliquie metafisiche prendessero il posto della vita. Il grande segreto del libro valeva più di quella sera, e degli occhi. Valeva più di tutto. E lei s'era già arresa, così che salutarsi divenne formale. Nella meccanica di quel gesto, egli osservò la fredda constatazione della fine. Quattro chiacchiere in un bar, nuovi progetti, lo stress del lavoro. Finì così, con un retrogusto di caffè.
All’istituto restava solo un uomo che seguitava a preoccuparsi delle sue condizioni: Virgo, un amante delle antiche fantasie, di quei miti e di quelle leggende di cui, secondo i soci, Carbutto con quel libro s'era infatuato. Virgo coltivava la propria passione in segreto, l'agiatezza che il circolo poteva offrirgli e una smodata timidezza lo costringevano al silenzio. Conscio del manuale, aveva contattato l'espulso già da tempo. S'erano scambiati lievi impressioni sulla cultura degli avi e avevano deciso di condividere il testo. Carbutto non fu restio a concederne una copia, le sue emicranie, frutto di notti insonni, erano ormai una prassi. Quel femminello non poteva esser altro che d'aiuto. Aveva ragione.
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1 commento:
Questo racconto mi intriga sempre di più!
Comunque appena abbiamo possibilità di parlare da vicino, le devo raccontare delle somiglianze che ritrovo tra i personaggi della sua storia e quelli che io credo siano nella realtà...:D
Anche Virgo per me ha una personalità conosciuta...:P
Attendo la terza puntata!
Continua così ;)
B.
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