17 settembre 2009

La grande valorizzatrice

Il vero dramma umano quando muoiono dei soldati italiani è il mio. Mi ci incazzo, il mio fegato secerne bile ed il cervello partorisce foschi pensieri che spaziano da un civile e rassegnato "ma amme che mmè fotte?" ad un più cinicamente insensibile "sei fascistelli non potranno più starnazzare canti fascisti per le strade della mia città, ma il prezzo da pagare sono 2 giorni di titoli di giornale che tolgono spazio a notizie che andrebbero davvero diffuse".
Dal 2002, sono morti 52 militari italiani in missioni all'estero. Circa la metà per incidenti stradali o aerei, errori in fase d'addestramento, fuoco amico o faccende che esulano dai compiti di guerra. 19 a Nassiriya e 6 oggi, in due diversi attentati. Se consideriamo che sono o sono stati impiegati circa 9500 militari ogni anno, in media, la mortalità è di circa 7 su 10000, i 1300 morti l'anno sul lavoro in Italia, quasi tutti compresi negli 8 milioni dei settori primario e secondario, con mortalità annua di 1,6 su 10000, a me non sembrano cifre da capogiro, da indignazione, da cordoglio nazionale.
Non mi sento di chiamarli eroi, ma forse non per la mia insensibilità. Magari davvero non sono eroi. Che coraggio dimostrano dei militari che occupano due nazioni che non influiscono sulla nostra solidità e pace sociale, in missioni unilaterali di matrice statunitense, per un totale di oltre 200.000 morti?
Si chiama "guerra", ed entrare in territori altrui per fini pubblicitari e ritorni economici si chiama "invasione". Questo lo sanno tutti, anche chi ce li spedisce regolarmente.
Il problema vero è che la morte restituisce dignità alle persone, lava ogni loro peccato, ogni loro errore e li etichetta come martiri, ovviamente a prescindere dal fatto che siano soldati, anche se questo aiuta. I morti non si criticano, si rispettano in silenzio ed esaltando le loro gesta passate e dove non vi sono gesta si inventano. La morte innalza baluardi di mediocrità a simboli dell'Italia operaia e solidale, e dove fa notizia non può mai essere banale cronaca. La morte raccontata non ha una causa, ma soltanto un fine, sia esso mostrare la generosa solidarietà di un governo verso i suoi figli o piuttosto vituperare popoli, razze, etnie nel nome di esigenze politiche.
La settimana scorsa è scomparso Mike Bongiorno, un uomo la cui proverbiale ignoranza, nonchè la triste caratteristica di essere sostanzialmente privo di qualsiasi dote, ha contribuito ad affossare la nostra nazione sotto la spinta di un tubo catodico caricato a banalità. Un personaggio che non capiva le domande che poneva quando esse esulavano appena dalle conoscenze elementari o dalla vox populi è diventato il nonno di tutti. Che ha sostenuto Berlusconi dagli albori sulla base della sua posizione lavorativa e che è finito appiedato dal padrone stesso, come accaduto a milioni di italiani, nel loro piccolo e nella loro inutile esistenza, che non finiranno sui rotocalchi. Il rappresentante principe della mediocrità italiana ha svolto il suo ruolo, scomparendo in allegria, dopo averci insegnato che il discernimento critico nel nostro paese non ha prezzo, semplicemente perchè non lo compra nessuno.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

"La morte raccontata non ha una causa, ma soltanto un fine, sia esso mostrare la generosa solidarietà di un governo verso i suoi figli o piuttosto vituperare popoli, razze, etnie nel nome di esigenze politiche."
Parole sante compare!

SCIUSCIA ha detto...

Napolitano ha esaltato le famiglie dei caduti per averli educati al senso di dovere verso la patria.

...ma secondo voi, le loro madri, in questo momento, non tornerebbero volentieri indietro per educarli al calcio o finanche all'alcolismo, pur di averli VIVI?

Hugo88 ha detto...

questo perchè tu nutri la convinzione che le madri dei fascisti siano persone ragionevoli. :)
secondo me sono orgogliose dei loro piccoli eroi e sono felici che i famosi 15 minuti di notorietà televisiva siano arrivati anche per loro.
e continueranno a votare nello stesso modo.

SCIUSCIA ha detto...

Ma non è questione di "fascisti".
Quei ragazzi morto saranno stati bravissime persone, per carità.
Solo che... cazzo, è una guerra. Sì sa che si può morire.

E trovo stucchevoli le parole di elogio di Napolitano.