3 giugno 2010

Le vie dei canti

C'è stato un tempo in cui non sognavo mai. E non intendo dire che non mi ricordavo i sogni che facevo, perchè non è poi vero che nel sonno tutti hanno le loro belle visioni: è che proprio dal momento in cui cominciavo a dormire a quello in cui riaprivo gli occhi il pomeriggio successivo (questione di bioritmi) mi limitavo a vedere un enorme pannello nero. Il cervello si fermava, i pensieri evaporavano e quelle poche ore di sonno pesante come un mattone erano del tutto rigeneranti.

Certo, in realtà sognavo quando ero davvero piccolo. Ricordo che, quando iniziai le elementari, per diversi mesi venivo inseguito nel cortile di casa mia da un enorme quanto inetto tirannosauro e che per sfuggirgli con maggiore probabilità di successo entravo nella nostra macchina, che per l'occasione era gialla e senza tettuccio, e sgommavo con inevitabili partenze a razzo, risultato notevole per un'età nella quale le macchine notoriamente si azionano con una molla e si fermano schiacciandole con un piede, sino alla latteria all'angolo che, secondo il regolamento fra me ed il tirannosauro, era considerato limite invalicabile.

Era sempre lo stesso sogno, uguale in ogni dettaglio, forse per questo lo ricordo ancora perfettamente. Credo di dovere a Spielberg gran parte dei travagli della mia infanzia.

Invece, quando ero ancora più piccolo, in quel confuso dormiveglia che è la fase neonatale, non facevo altro che desiderare di succhiare tette, brama che del resto è tornata prepotentemente di moda alle superiori. E, sin qui, tutto normale.

Gli anni davvero imbarazzanti sono stati quelli successivi: la gente raccontava di sogni fantastici, faceva previsioni o sottili analisi psicologiche e riscontrava nei racconti degli altri similitudini ed analogie. Pare che tutti prima o poi sognino di cadere o scivolare, i miei compagni di classi raccontavano di mirabolanti avventure sessuali, le ragazze di principi venuti in sella ad un cavallo bianco. Io ascoltavo stando in disparte, pensando al mio bel 42" completamente nero che mi attendeva ogni notte.

Finchè una notte, in tempi assai recenti, sono caduto dal letto, ho messo le mani avanti per attutire il colpo e mi sono risvegliato dopo l'urto, ma ancora stabilmente sul mio letto.
Da allora sogno quasi tutte le notti: non voglio raccontarvi le storie e solo in parte perchè cercare di ricordare i sogni è come voler trattenere l'acqua con le mani. Scappa da tutti i pertugi e si resta inequivocabilmente all'asciutto. Però mi ricordo che vivo delle situazioni e che spesso mi sembrano talmente verosimili da sembrare vere.

Non ho ancora deciso se questo cambiamento repentino e radicale mi piaccia davvero. Da un lato riposo peggio, mi sveglio stanco e spesso con la fastidiosa sensazione di aver interrotto qualcosa di molto più bello della realtà. Dall'altro, i sogni sono l'unico espediente per ottenere quanto si desidera ardentemente e realizzare delle speranze inaccessibili, seppur in maniera aleatoria e fugace.

Adesso, pian piano, inizio addirittura a controllare i miei sogni, che del resto altro non sono che prodotti della mente. Non mi servono analisti, so perfettamente cosa voglio e perchè tutto questo compaia in modo ricorrente nelle mie notti. Arriva sempre uno stadio in cui mi rendo conto che si tratta solo di un sogno e, proprio mentre sto affondando nella delusione, il cervello si partiziona e si autoinganna, da una parte lasciando la ragione e la consapevolezza in attesa, dall'altra garantendo la prosecuzione del sogno su binari a me graditi.

Ed è davvero bellissimo autoingannarsi consapevolmente. In fondo, passiamo una larga fetta del nostro tempo dormendo. A me piace riuscire ad essere felice almeno per qualche ora. E' bello immaginare che la felicità semplice e genuina possa essere alla portata di tutti e garantita nient'altro che dalle scelte che facciamo.

Poi apro gli occhi e vedo che niente assomiglia ai mondi creati dalla mia immaginazione. Allora sopravvivo, in attesa di poter sognare di nuovo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

In effetti sognando possiamo fare di tutto. Possiamo suicidarci, scopare, inventare nuovi aggeggi elettronici, vincere l'oscar o il Nobel, etc..