Questa è una triste storia che inizia, così come molti altri racconti di eroiche imprese, nella città eterna.
Il primo dato di fatto è che a Roma ci sono molti piccioni e, probabilmente abbrutiti o piuttosto resi coraggiosi dall'abitudine ad incrociare molta gente di tutti i tipi, i colombi della capitale sono particolarmente coriacei.
La colonia di piccioni di cui andremo narrando si è insediata da tempo immemore sul tetto di un palazzo qualunque del centro della città. I precedenti inquilini avevano cercato di scacciarli facendo ricorso ai metodi più barbari, quali pistole a gas, tiro con arco infuocato e benzina. Ma questi colombi avevano resistito sempre stoicamente ad ogni tentativo di estirparli dalla zona.
Un secondo dato di fatto è che i piccioni tubano, e lo fanno incuranti dei passanti. Non volano via quasi mai, perlopiù, si limitano sempre a saltellare quanto basta per portare le loro insulse penne impregnate di batteri giusto pochi centimetri oltre l'ampiezza di un possibile calcio e poi riprendono a tubare con sommo fastidio.
Nella nostra storia, si accoppiano con inconfondibili versi gutturali sul davanzale della finestra del bagno, infastidendo non soltanto i bravi coinquilini intenti ad espletare le loro funzioni corporali, ma anche la signora del piano di sotto che protesta con foga contro gli escrementi che troppo spesso le appestano il terrazzino. E anche contro quelli dei piccioni.
L'unico ostacolo contro cui i volatili non avevano fatto i conti era costituito dal nuovo coinquilino, che dalla scorsa stagione degli amori cerca metodi per evitare di condividere l'appartamento con quelli che, a ragione, definisce niente più che topi alati.
Così l'anno scorso si è premurato con una certa cura di cestinare il nido che quegli animali sistemavano sul suo terrazzino, aggiungendo così la beffa di eleggere quel luogo a simbolo per la proliferazione dei piccioni. Il nostro li cacciava, ma questi tornavano con insistenza maniacale a depositare quei dannati rametti per allestire il loro nido. Ma se è vero che un piccione è tordo a tempo pieno, l'uomo è solo occasionalmente combattente di piccioni: per gran parte della sua esistenza è un figlio, uno studente, un cazzaro o quant'altro. Da cui si deduce che l'ostinazione dei piccioni è stata alla lunga fruttuosa.
Ma l'uomo è uomo perchè, talora, usa il cervello. Così quest'anno il nuovo coinquilino non si è fatto trovare impreparato. E, dopo aver permesso loro di nidificare indisturbati sul suo terrazzino, ha realizzato e documentato, in anteprima per voi, la tanto agognata vendetta:
La colonia di piccioni di cui andremo narrando si è insediata da tempo immemore sul tetto di un palazzo qualunque del centro della città. I precedenti inquilini avevano cercato di scacciarli facendo ricorso ai metodi più barbari, quali pistole a gas, tiro con arco infuocato e benzina. Ma questi colombi avevano resistito sempre stoicamente ad ogni tentativo di estirparli dalla zona.
Un secondo dato di fatto è che i piccioni tubano, e lo fanno incuranti dei passanti. Non volano via quasi mai, perlopiù, si limitano sempre a saltellare quanto basta per portare le loro insulse penne impregnate di batteri giusto pochi centimetri oltre l'ampiezza di un possibile calcio e poi riprendono a tubare con sommo fastidio.
Nella nostra storia, si accoppiano con inconfondibili versi gutturali sul davanzale della finestra del bagno, infastidendo non soltanto i bravi coinquilini intenti ad espletare le loro funzioni corporali, ma anche la signora del piano di sotto che protesta con foga contro gli escrementi che troppo spesso le appestano il terrazzino. E anche contro quelli dei piccioni.
L'unico ostacolo contro cui i volatili non avevano fatto i conti era costituito dal nuovo coinquilino, che dalla scorsa stagione degli amori cerca metodi per evitare di condividere l'appartamento con quelli che, a ragione, definisce niente più che topi alati.
Così l'anno scorso si è premurato con una certa cura di cestinare il nido che quegli animali sistemavano sul suo terrazzino, aggiungendo così la beffa di eleggere quel luogo a simbolo per la proliferazione dei piccioni. Il nostro li cacciava, ma questi tornavano con insistenza maniacale a depositare quei dannati rametti per allestire il loro nido. Ma se è vero che un piccione è tordo a tempo pieno, l'uomo è solo occasionalmente combattente di piccioni: per gran parte della sua esistenza è un figlio, uno studente, un cazzaro o quant'altro. Da cui si deduce che l'ostinazione dei piccioni è stata alla lunga fruttuosa.
Ma l'uomo è uomo perchè, talora, usa il cervello. Così quest'anno il nuovo coinquilino non si è fatto trovare impreparato. E, dopo aver permesso loro di nidificare indisturbati sul suo terrazzino, ha realizzato e documentato, in anteprima per voi, la tanto agognata vendetta:
Sguardo indagatore:

Perlustrazione di coppia:



Covare pensando di non essere visti:


Covare sapendo di essere visti ma fingendosi oggetti inanimati:


Dannatissimo topo alato sotto forma di uovo

Tristezza finale con ritorno al nido per la ventesima volta senza ritrovare il dannatissimo uovo!


5 commenti:
Ma che cattivo che sei!!!
Anche se i piccioni che tubano, quando magari l'uomo non lo può sempre fare, sono una bella beffa!
non fui io!
mi sono limitato a riportare gli eventi da federe storiografo..
Azz che bastardata. Approvo.
Frittata?
che bastardo
Posta un commento