11 novembre 2011

Dharma annebbiante

Tolti gli occhiali vedevo la verità e almeno non ingenuamente scorgevo ciò che di illusorio si riversava verso i miei occhi in quel momento languidi ma puri e anche con visuale pura del mondo, del cielo stellato e della pallida e fervida Luna e non una visuale ingannevole, non un’essenza ipocrita della natura, perché almeno osservavo le cose come realmente stavano ossia: poco nitide, sbiadite, senza congiunzioni e un filo conduttore e una verità e l’essenza reale ma soprattutto ingannevoli, camaleontiche: apparivano in modi e sembianze diverse e strane e continuamente mutevoli. Gli occhiali invece mi davano l’aria dell’intellettuale borghese savio borioso capace di conoscere l’inesplicabile e di individuarne i concetti più oscuri e misteriosi; ma i concetti oscuri e misteriosi cosa sono? È tutto nella mente, mi ripetevo. Non esiste nulla. Nemmeno l’essenza, forse, e nemmeno la X ignota kantiana e forse nemmeno Kant ed il suo pensiero trascendentale. Con gli occhiali con questi stupidi occhiali m’illudevo di scorgere tutto e m’illudevo di poter andare sempre oltre ciò che ho conosciuto, ho travisato, ho svelato, m’illudevo di esser capace come uomo e come materia di raggiungere non l’infinito di per sé eterno, irraggiungibile, essente o appunto forse inesistente bensì tante cose che propinavano un avvicinamento all’infinito stesso e divenivano in un modo o nell’altro ugualmente soddisfacenti. Senza le lenti era tutta una sfumatura di cose irreali o parzialmente reali quindi verosimili come tutto questo pazzo mondo invisibile ma che noi ci sforziamo a rendere visibile, giustificandone le sembianze, e cadevo dalla mia boria o presunta tale per ritornare coi piedi per terra ed accorgermi di tutta questa inverosimiglianza e parvenza e forse mi sentivo anche inadeguato, debole, indifeso ed incapace di reagire ed escluso in un certo senso dal circostante, e senza lenti, insomma, pareva tutta una storia fiabesca e contorta e insensata ma sicuramente e finalmente realistica senza l’illusione di poter scorgere qualcosa che avrei potuto e voluto approfondire all’infinito. Senza occhiali tornavo al primo passo della conoscenza: ignaro di tutto e voglioso solo di scoprire le apparenze e le materie utili per vivere bene; quindi bramoso di arrancare con le più basse conoscenze, che non avrei di certo reputato tali, accontentandomi di esse, senza sapere di essermi semplicemente accontentato, e vivere solo in funzione di esse incurante di possibili quintessenze celate dietro l’angolo che magari con gli occhiali avrei cercato altresì di scovare (e poi lì sarei diventato pazzo, come in effetti diventai poiché vivevo con gli occhiali e non senza, e dunque la visione delle cose non mi appariva approssimativa ma chiara e tonda e dunque da approfondire, da allargare, da discutere, controbattere e ritornare daccapo con l’approfondimento etc.).

Dio, la morte. La morte e la non-nascita sono le salvezze a cui può (avrebbe potuto, ma non ha potere, eccetto per la morte) aggrapparsi uno come me perché di quelli come me ce ne sono a bizzeffe su questo sporco mondo del cavolo assai diverso dall’Iperuranio platonico (o forse, invece, uguale? Pieno di idee, noi tutti, sembriamo proprio noi idee perfette che cercano di trovarne altre e relazionare con esse, è mai possibile?, no che non è possibile, non siamo perfetti, ma cos’è la perfezione e l’imperfezione? È tutto nella mente, siamo Idee e non lo siamo, l’Iperuranio non esiste oppure lo stiamo vivendo giorno dopo giorno e in realtà non esiste neppure il pensiero d’Iperuranio e non esiste nemmeno Platone); e poi c’è sempre quella storia della fuga la quale presenta sempre peculiarità interessanti e chissà se forse è quella la soluzione per non pensare e quindi non porsi un’idea su tutta questa faccenda aggrovigliata in un guazzabuglio di incertezze e dubbi e irrealtà e pseudo-significati. Insomma, mi giravano i coglioni e soprattutto questi pensieri assurdi per la testa. E tutto questo solo perché per un attimo tolsi gli occhiali e m’accorsi così che la miopia era più seria di quanto pensassi.

2 commenti:

Gen ha detto...

Ma secondo te, se una lo vuole, però tu non vuoi darglielo, e tra l'altro non sai in che modo lei lo voglia, bisogna assecondarla fino a scoprire se dopo averlo preso se ne va oppure vuol restare?

Anonimo ha detto...

Beh sì, bisogna assecondarla, anche perché a parte qualche sperma incustodito non ci perdi nulla.