A volte scrivere è
veramente una rottura di coglioni. Per quanto lo stream of
consciousness sia stato per i
miei ultimi due anni di liceo (quando iniziai a leggere Browning e
Joyce, giusto per mettere due nomi altisonanti per fare i fighi) una
figata paurosa, è tutto ancora troppo levigato, falso, opaco. Mi
piacerebbe avere, installato sotto qualche forma di software o creato
da un'industria di prodotti tecnologici che non sia Apple che,
ahimé!, penso lo faranno prima di tutti gli altri, chiedendoci
l'anima, il polmone sinistro e tre quarti di fegato come prezzo di
lancio, un attrezzo che doveva risultare molto comodo ai protagonisti
del libro che per tre anni(!!!, si: era abbastanza lungo) ha tenuto
occupata la mia voglia di dormire: ne I Sovrani Dello
Spazio c'erano questi enormi
aggeggi chiamati ideofoni usati per registare e codificare ogni onda cerebrale e
pensiero, per poi memorizzarli dentro bobine che potevano
essere riutilizzate per memorizzare dati e/o risultati ottenuti
tramite “pippa mentale”. Una roba simile penso possa essere
paragonata al lavoro di hacking che si faceva nel film Matrix, ma la
mia idea di questi attrezzi è sempre stata un'altra. Immaginate di
riuscire a memorizzare ogni singola cazzata che vi passa per la
testa, ogni commento alla troia che vi taglia la strada o
al vecchio che vi blocca tre ore alle poste....
Lascio
a voi tante altre possibili opzioni. Tanto lo so che vi limitereste a
ricordare scopate epiche per segoni ultragalattici del sabato sera.
Il
problema principale è che a scrivere, di solito, ci si rompe il
cazzo. Spesso, l'errore che fanno i lettori è non immedesimarsi
nello scrittore: provate a immaginare Tolstoj mentre getta le basi di
Anna Karenina o
Guerra e Pace.
Spesso, il lettore medio che si limita a farsi quattro risate sui
blog del cazzo che i loro amici fanno su Windows Live Spaces solo per
pubblicare foto del cazzo scattate su una spiaggia della zona
tirrenica della Calabria; oppure a continuare a farsi i segoni
ultragalattici del sabato sera sulle foto delle loro amiche troie le cui considerazioni a proposito sono “La da a mezzo mondo, e io sto nell'altra metà”
dice: “Ma a Tolstoj chi cazzo gliel'ha fatto fare? Ma non poteva
farsi semplicemente una vita sto disagiato di merda?”
Spesso,
il lettore medio che preferisce farsi le seghe (e nemmeno
ultragalattiche, perché non ne vale la pena: provato personalmente)
sulle scopate da ciclo carolingio di Melissa P. non sa nemmeno che
vita abbia vissuto, il povero Lev. Capirebbe che la scrittura è un
po' come quegli aggeggi infernali che c'erano in quel mattone
gigantesco de I
Sovrani Delle Stelle,
solo materia più grezza. Una vita fatta di parole sudate, sofferte e ricercate, per dare anche un senso, un suono, una immagine anche al più banale dei ricordi che han dato all'autore un qualcosa; un'emozione. Egli cerca in
tutti i modi di essere più cristallino possibile nei suoi viaggi
attraverso le sue malate onde cerebrali, ma deve sempre scontrarsi
con delle turbolenze che capitano una volta su una, ovvero la
probabilità che Marsellus Wallace, ogni volta che vedrete Pulp
Fiction, venga inculato a sangue [SPOILERONE!!!] da Zed.
L'incomprensione altrui.
Qualcun'altro
ha scritto “lo scrittore, che categoria insulsa”. Io rilancio con
“lo scrittore, povero coglione”.
Qualche volta capita che a qualcuno venga la brillante
idea di sbattersene il cazzo, e il risultato è sempre lo stesso: vengono
considerati geni assoluti del loro tempo, dopo non esser stati cagati di striscio
fino a quando il lettore medio che ora sta amorevolmente massaggiando
il pene del trans Desiderio sulla strada che porta alle poste vecchie
di Cosenza avrà un figlio che gli chiederà: “Scusa babbo, a
scuola abbiamo studiato Petronio, posso vedere il Satyricon di
Polidoro?”. Il lettore medio allora dirà al povero ragazzo: “Ora
taci e và a massaggiare il pene a Desiderio: oggi mi ha fatto sudare
sette camice e ancora non è stanco”.
Penso
che così nascano la maggior parte dei serial killer e radical-chic
in Italia.
Il
succo della questione è semplice: Tolstoj aveva le palle per
scrivere Anna
Karenina e
Guerra e Pace,
voi avete solo il culo per Desiderio.
3 commenti:
Gran brutta cosa la "sindrome dell'altra metà"... e comunque vuoi mettere l'ideofono con lo spagnolofono?
A me sembra che la risposta sia già contenuta nella domanda. Se, in piena ottica capitalista, uno si interroga in merito alla fruibilità dei propri prodotti, la carriera più indicata è quella del fruttivendolo, non certo dell'artista. "Scrivere" è un'arte, o una disciplina, o entrambe le cose, che per sussistere necessita di appartenere alla vasta gamma delle opportunità masturbatorie. Questo lo scriveva Madaman. Bei tempi.
Perdonami l'OT, ma volevo avvisarti che mi sono spostato su:
http://puronanovergine.blogspot.com
Ciao
PNV
Posta un commento