Ci sono persone che sono grandi sportivi. Io no. Io non brillo in nessuno sport. O almeno in nessuno sport con la palla.
Il gioco in cui sono più scarso in assoluto è il calcio. Sono così scarso che se tento di fare un dribbling la palla mi fa un tunnel. Una volta volevo fare un cross lunghissimo per far scaturire un' azione magnifica con gol. Perché io sono scarso, però l'intelligenza mi permette di pensare azioni meravigliose. Solo pensare. Era proprio bellissima l'idea e mi sentivo pronto a realizzarla. Per fare un cross lungo bisogna flettersi all'indietro e colpire la palla dal basso, io però mi flessi (o flettei, come preferite) così tanto che caddi all'indietro. Uno dei cattivi prese la palla e segnò un gol.
Dopo questa cosa decisi che dovevo cambiare ruolo e divenni un portiere. Anche a porta ero scarso. Sono così scarso a porta che se tento di prendere la palla mentre è in volo mi scivola ed entra in porta. Una volta arrivava un tiro da lontano, lo stavo parando. A dieci centimetri da me la palla gira dall'altro lato e va in rete. Così ho abbandonato il calcio.
Però non mi scoraggiai, pensai che c'erano tanti sport ancora da praticare. Passai alla pallavolo. Pure li facevo schifo. Sono così scarso a pallavolo che se faccio un bagher la palla va in alto e non scende più. Se tento di fare una battuta la palla resta ferma e ride. Una volta stava arrivando una palla ed era lentissima. Era così lenta che decisi di doverla schiacciare. La schiacciai impetuoso, andò a terra e sgretolò il campo, pensai di essere diventato finalmente fortissimo, avevo fatto un super-punto. Ma era fallo.
Un giorno un folle mi propose di fare rugby e mi insegnò il gioco. Sembrava divertente. Ammazzavo di botte gli avversari e correvo. Poi durante un partita caddi e per rialzarmi feci leva sulla palla e mi si staccò una spalla. Non erano riusciti a farmi male 15 bruti e ci riusciva una palla di pelle di pollo.
Allora capii che il problema non ero io, no io ero un campione, il problema era la palla.
La palla mi odia. Mi odia tanto. Davvero tanto. Per davvero.
30 novembre 2009
27 novembre 2009
Nonno Archirio in: "Ho smesso di fumare"
Dopo una vita passata a fumare un paio di paccheti al giorno di Nazionali senza filtro a ottant'anni nonno Archirio ha cominciato ad accusare problemi di circolazione.
Archirio: Ho smesso di fumare
Bronx: E quelle? (Indicando la stecca di sigarette nel solito angolo, sopra il camino)
Archirio: Quelle non contano, c'hanno il filtro
Archirio: Ho smesso di fumare
Bronx: E quelle? (Indicando la stecca di sigarette nel solito angolo, sopra il camino)
Archirio: Quelle non contano, c'hanno il filtro
26 novembre 2009
Feticismo
-Ma perché mi fai queste cose? Io non capisco, sei offeso? Eppure ogni tanto ti faccio pure i regali. Perché non riesci a fare niente? Giusto la settimana scorsa ti sei fatto l'antivirale, non dovresti avere problemi.- Osserva attonito il compagno di avventure, bloccato da qualcosa di ignoto che lo costringe a giustificarsi sempre con le stesse parole. -Non rispondermi così, mi dici sempre lo stesso da una settimana! Ti ho rimborsato tre mesi fa e ti ho restituito tutti i cd, come hai fatto a perderli? Su, ritorna in te! Ritorna in te!- Il compagno si arrabbia, compie un gesto efferato. -Non chiudermi di nuovo firefox! Sto scrivendo un racconto bellissimo, cosa faranno i lettori del blog? Senza di me non avranno che di leggere. Inizieranno a vagare di nuovo su youporn, qualcuno addirittura aprirà una fattoria su facebook! Non posso permettere che ciò accada. Cosa direbbe Gesù?- Ora il compagno si crogiola del gesto, apre una pagina web. C'è scritto: benvenuti su Facebook. Quel simpaticone di Gesù ha detto: fossi stato masochista, sul crocifisso ora avrei un'erezione enorme. -E che c'azzecca? Voglio dire, youporn pure lo ammetto, ma facebook? C'è tutta gente che condivide le stesse cose. Parla di forza, d'amore, coraggio, speranza, Berlusconi. Almeno ne parlasse bene, io non le capisco. Non è neanche vero che sia possibile carpire i segreti altrui. Solo le foto sono interessanti. Ma di questo fatto abbiamo già parlato. Su, amico mio, torna in te!- Il compagno si chiude nel silenzio, sembra non voler più continuare la conversazione. Il protagonista si lancia in una disperata predica. -Mio Dio ma non ti ricordi di noi, di come stavamo bene insieme? Come puoi dimenticarti così facilmente di questi sette anni? Di quando eri al supermercato? Eri il più bello, il più intelligente, il più ambito. E c'eravamo io e tanti altri. E ti ricordi con quanta difficoltà riuscii ad averti? Mi era bastato vederti e già ti avevo scelto. Era tutto così bello. Quante esperienze. Come fai a dimenticarti di quando insieme masterizzammo il primo CD di Tiziano Ferro? Il lettore fremeva, il mio cuore pulsava di gioia. Stavamo violando regole internazionali. E quando configurammo internet e navigammo insieme su Google alla ricerca dei siti belli con le immagini?- Il compagno resta in silenzio, fermo. Il protagonista cerca di farlo sorridere. -E poi quando spinti da un istinto animale cercavamo le immagini di donne nude, poi le donne nude in video, poi le donne nude che si masturbavano in video, poi le giovani ragazze troie lesbiche, poi le donne mature troie lesbiche, poi le donne mature troie con il compagno del figlio e una lesbica, poi le professoresse troie, poi le studentesse giapponesi con la vagina bagnata da umori vari, poi le gang bang di seducenti donne brasiliane che si prostituivano con stalloni neri dal cazzo grosso. Ti ricordi?- Non funziona, il protagonista tenta di colpire l'amico facendogli capire quanto è necessaria la sua amicizia. -E poi quando mi aiutavi nelle ricerche e correggevi tutti i miei errori? Eri un amico e una guida. Quando iniziai a pensare che le cose zozze che cercavamo su google potevo farle davvero e tu mi donasti MSN? Ero felicissimo.- Il protagonista non riesce più a sostenere il silenzio del compagno, inizia a parlare velocemente, i pensieri sono disordinati, il discorso si fa fitto e malconnesso. Sembra un matto. -Stavamo insieme fino alle 2 di notte chattando con le ochette frivole che pensavano di sapere cose false che noi invece sapevamo davvero perché usavamo Wikipedia e leggevamo il blog di Beppe Grillo. E poi quando litigammo perché le ochette erano brutte mentre nelle foto erano belle e io non chiavavo e c'era you porn e si andava a pugnette e mi incazzavo e allora scesi giù, vissi e non ti chiamai più?- Inizia a piangere, straziato dalla paura di perdere, le sue parole si fanno ancora più vacue e folli. -Ti ricordi di come facemmo pace? Di quando quella troia mi lasciò perché ero calmo e non mi arrabbiavo ed ero calmo e io poi la mandai a fare in culo e lei pianse perché ero una persona cattiva che l'aveva offesa quando poi lei mi aveva lasciato ed io non dovevo essere calmo e allora mi sentivo una merda e sparavo a vanvera cose sceme e mi confidavo con persone che ridono delle cose e sfottono mentre fingono e...- Non ha più fiato, sospira, la voce è strozzata. -tu mi facesti conoscere quel ciccio blues con la barba un po' bianca che è tipo babbo natale con la cazzimma e così capii le cose della vita e la filosofia di qualcosa o qualcuno sulle cose della vita.- Si rende conto dell'agitazione. Si ferma. Accende una sigaretta. Inizia a fumare. Il nervosismo si placa. Rivaluta razionalmente le cose, è di nuovo calmo. -Dai dimmi qualcosa, almeno muoviti!-
Nulla, il compagno resta fisso, immobile. La rabbia sale nel protagonista, la sua mente è un'altalena, dove i pensieri oscillano veloci. Una malsana tentazione si eleva più di tutte, prende corpo, diventa un calcio. Il compagno cade. Il silenzio viene per un attimo interrotto e poi si fa ancora più cupo. E' morto. Cadono le ultime lacrime, sul volto inizia a delinearsi un sadico sorriso.
-Papààà senti chiama il tuo amico che dobbiamo fare un funerale e lui può prendersi i pezzi. Poi conserva i soldini, che a Natale dobbiamo comprare un nuovo computer.-
Questo racconto non è autobiografico, io non leggo Beppe Grillo. E di Tiziano Ferro, i cd, li compro.
Falsi.
Nulla, il compagno resta fisso, immobile. La rabbia sale nel protagonista, la sua mente è un'altalena, dove i pensieri oscillano veloci. Una malsana tentazione si eleva più di tutte, prende corpo, diventa un calcio. Il compagno cade. Il silenzio viene per un attimo interrotto e poi si fa ancora più cupo. E' morto. Cadono le ultime lacrime, sul volto inizia a delinearsi un sadico sorriso.
-Papààà senti chiama il tuo amico che dobbiamo fare un funerale e lui può prendersi i pezzi. Poi conserva i soldini, che a Natale dobbiamo comprare un nuovo computer.-
Questo racconto non è autobiografico, io non leggo Beppe Grillo. E di Tiziano Ferro, i cd, li compro.
Falsi.
24 novembre 2009
Large Ballock Collider
Quell'affare al CERN è ripartito e non è successo un beneamato cazzo di niente. Nessuno buco nero annienta-umanità, almeno non per questa volta. Ma questo è il rischio che si corre nel profetizzare, dato che sappiamo tutti che nessuno possiede la sfera di vetro a parte Maurizio Mosca, che però sta ancora aspettando che il tecnico arrivi a casa a riparagliela e nell'attesa non ne azzecca una nemmeno per sbaglio. Rischio che diventa certezza quando a blaterare sono gli umanoidi, che non hanno la più remota nozione di quello che sarebbe accaduto nelle viscere di Ginevra (o sotto le chiappe degli orologiai, mi fa ridere di più): partiamo dal presupposto che vi sono miliardi di collisioni naturali di energia molto più potenti di quelle previste nel CERN, e che quindi ci vorrebbe oggettivamene un bel buco (è il caso di dirlo) di culo perchè sia proprio l'acceleratore a causare un buco nero inarrestabile. Tuttavia, per rassicurarci, gli scienziati hanno assicurato che i rischi di un tale evento sono "scarsi"; mi sono chiesto che probabilità rappresentasse quello "scarso". Poco meno della metà? Quasi nulle? e se si, quasi nulle quanto?! Pare che l'età media dei ricercatori coinvolti superi di gran lunga la speranza di vita di una tartaruga delle Galapagos, delle quali fra l'altro gli spettabili ricercatori possiedono le rughe e lo stomaco molliccio. Lì mi è sfuggito uno scientifico "oh, cazzaccio!". Poi ho riflettuto che al primo tentativo certamente non avrebbero osato sfruttare ogni potenzialità della macchina e sono andato a letto tranquillo.
Nottetempo ho pensato che d'altronde fra qualche mese faranno qualche esperimento serio ed il problema si riproporrà; prendendo mentalmente nota di acquistare l'indomani una grossa ancora per transatlantici, ho pensato all'eventualità che questa apocalisse da bibbiofilo potesse avere luogo. Cosa accadrebbe?
Laboratorio del CERN, fra 2 settimane:
(chino su un microscopio computerizzato) -Ha visto? l'abbiamo trovato!
(alle sue spalle) -Ma certo che lo vedo, capo! Adesso sappiamo come Dio ci ha creati. E' un risultato eccezionale!Nottetempo ho pensato che d'altronde fra qualche mese faranno qualche esperimento serio ed il problema si riproporrà; prendendo mentalmente nota di acquistare l'indomani una grossa ancora per transatlantici, ho pensato all'eventualità che questa apocalisse da bibbiofilo potesse avere luogo. Cosa accadrebbe?
Laboratorio del CERN, fra 2 settimane:
(chino su un microscopio computerizzato) -Ha visto? l'abbiamo trovato!
(sempre chino) -Lo so, Pignon, ma non è necessario pulire con l'aspirapolvere adesso. Mi risucchia tutte le provette.
(con una bottiglia di spumante in mano e due bicchieri nell'altra) -Ma io sono immobile, professore!
(stizzito, si volta) -Allora che diamine... (un piccolo ano volante gli scompiglia il riporto) oh cazzaccio!
Il giorno dopo il mondo è in preda al panico, anche se molti capi di stato tenteranno di tenere segreta la notizia alle proprie popolazioni; progetto che fallirà miseramente non appena le vanghe dei contadini cinesi nelle risaie, per dirne una, cominceranno a preparare le valigie mangiando cioccolata ed intonando jodler. Gli uomini smetterebbero di dedicarsi alle proprie consuete attività, lavoro, studio, politica. (cazzo ti frega delle torsioni sulle travi a sezione circolare o dell'utilitarismo epicureo se fra 2 anni sarai nella tomba, che peraltro sarà una fossa comune nemmeno troppo spaziosa?) e si preoccuperebbero esclusivamente di vivere al meglio i mesi, o anni, che restano su questo laido pianeta e di affittare un attico in Nuova Zelanda, che pare verrà risucchiata un paio di minuti dopo, il che suppongo possa fare tutta la differenza (metti che Dio ad un certo punto si accorge del casino che abbiamo combinato e ferma tutto mentre il Madagascar ha appena intuppato il buco nero..).
In realtà è una situazione abbastanza affascinante: se in "Indipendence Day" tutti i popoli del mondo collaborarono, in un contesto del genere come minimo Putin batterebbe una mano sulla spalla alla Rice e Obama andrebbe a rimboccare le lenzuola di Fidel. Sarebbe un totale annientamento delle capacità e delle gerarchie sociali, nessuno scriverebbe, comporrebbe, giocherebbe più a calcio, perchè non avrebbe più senso farlo. Niente leggi, nè prigioni. Riscopriremmo la morale, o forse precipiteremmo nella barbarie (perlomeno non cadremmo da molto in alto ed il Papa avrebbe qualcosa da fare).
Personalmente sarebbe un grande sollievo! conoscere la data della propria morte, sapendo che essa coincide con l'apocalisse, mi solleverebbe da annosi problemi (come sostenere l'esame di Impianti industriali, ad esempio, o sforzarmi di fare qualcosa che dia un senso alla mia vita, dato che "dare un senso" significa più o meno comparire su Wikipedia). Un bacio a mia madre, sacco in spalla e via per il mondo a conoscere le reazioni della gente, vedere tutto quello che non ho mai visto e fotografare con la mente, e fare all'amore con donne che vogliono trasmetterti la loro voglia di vivere urlando contro il destino. Insomma, forse sarebbe una manna dal cielo se al CERN facessero casino, mi darebbe la scossa di vivere piuttosto che sopravvivere, e sono certo che non sarei l'unico. E' così che voglio andarmene, dopo essermi tenuto troppo occupato per preoccuparmi della fine, risucchiato mentre raggiungo l'orgasmo, esattamente come sono arrivato.
(con una bottiglia di spumante in mano e due bicchieri nell'altra) -Ma io sono immobile, professore!
(stizzito, si volta) -Allora che diamine... (un piccolo ano volante gli scompiglia il riporto) oh cazzaccio!
Il giorno dopo il mondo è in preda al panico, anche se molti capi di stato tenteranno di tenere segreta la notizia alle proprie popolazioni; progetto che fallirà miseramente non appena le vanghe dei contadini cinesi nelle risaie, per dirne una, cominceranno a preparare le valigie mangiando cioccolata ed intonando jodler. Gli uomini smetterebbero di dedicarsi alle proprie consuete attività, lavoro, studio, politica. (cazzo ti frega delle torsioni sulle travi a sezione circolare o dell'utilitarismo epicureo se fra 2 anni sarai nella tomba, che peraltro sarà una fossa comune nemmeno troppo spaziosa?) e si preoccuperebbero esclusivamente di vivere al meglio i mesi, o anni, che restano su questo laido pianeta e di affittare un attico in Nuova Zelanda, che pare verrà risucchiata un paio di minuti dopo, il che suppongo possa fare tutta la differenza (metti che Dio ad un certo punto si accorge del casino che abbiamo combinato e ferma tutto mentre il Madagascar ha appena intuppato il buco nero..).
In realtà è una situazione abbastanza affascinante: se in "Indipendence Day" tutti i popoli del mondo collaborarono, in un contesto del genere come minimo Putin batterebbe una mano sulla spalla alla Rice e Obama andrebbe a rimboccare le lenzuola di Fidel. Sarebbe un totale annientamento delle capacità e delle gerarchie sociali, nessuno scriverebbe, comporrebbe, giocherebbe più a calcio, perchè non avrebbe più senso farlo. Niente leggi, nè prigioni. Riscopriremmo la morale, o forse precipiteremmo nella barbarie (perlomeno non cadremmo da molto in alto ed il Papa avrebbe qualcosa da fare).
Personalmente sarebbe un grande sollievo! conoscere la data della propria morte, sapendo che essa coincide con l'apocalisse, mi solleverebbe da annosi problemi (come sostenere l'esame di Impianti industriali, ad esempio, o sforzarmi di fare qualcosa che dia un senso alla mia vita, dato che "dare un senso" significa più o meno comparire su Wikipedia). Un bacio a mia madre, sacco in spalla e via per il mondo a conoscere le reazioni della gente, vedere tutto quello che non ho mai visto e fotografare con la mente, e fare all'amore con donne che vogliono trasmetterti la loro voglia di vivere urlando contro il destino. Insomma, forse sarebbe una manna dal cielo se al CERN facessero casino, mi darebbe la scossa di vivere piuttosto che sopravvivere, e sono certo che non sarei l'unico. E' così che voglio andarmene, dopo essermi tenuto troppo occupato per preoccuparmi della fine, risucchiato mentre raggiungo l'orgasmo, esattamente come sono arrivato.
21 novembre 2009
Persia
Era piccola, esile, i capelli neri le coprivano gli occhi, corvini, malinconici, soli. Si muoveva tra quei giganti di carne e cercava di essere vista. Voleva fuggire, o morire. Gli altri erano enormi, tozzi, schivi. Il grasso deturpava le loro linee, il volto deforme ricoperto da pustole rossastre pullulanti di liquido denso e appiccicoso, privo di colore. Umori secchi infetidivano le loro membra. Parlavano per ore di come procacciarsi il cibo e sopravvivere agli apostoli.
Le tribù di neoprimitivi erano ormai diffuse in tutto il mondo. Erano figli dei vaganti, uomini poco avvezzi al pensiero che avevano abbandonato le strade delle città, lasciandosi ingannare dalla frenesia dei Satrapi in un utopia di piacere, orgasmo e quiete. Cieli di porpora su fiumi di miele e colline d'oro. Schiavi e concubine dai corpi perfetti tra i fiori di loto. Estasi dei sensi, oblio del pensiero, ebbrezza infinita, sogno.
Il giorno in cui partirono vennero portati in immense strutture. Nei loro corpi furono installati chip di controllo mascherati da comuni lasciapassare. Erano trasmettitori neuronali dell'immaginazione, nanotecnologie proibite create per la cura della schizofrenia, bandite per il loro potere. I satrapi controllavano il pensiero dei vaganti e li conducevano nel deserto del Kavir, qui morivano nel piacere. Era la soluzione definitiva alla crisi economica. Eliminare le classi disagiate e gli inetti. Divenne anche il modo più pratico per eliminare l'opposizione politica. I dissidenti venivano trasformati in marionette, seguaci fedeli dell'impero.
Finché il potere non trasformò i satrapi in viziosi peccatori. La brama di potere di uno di loro spinse il primo sacerdote, autorità suprema, a porre fine al regime. Il risveglio dei controllati portò alla rivolta. Le città bruciavano, i palazzi del potere caddero sotto il fuoco della lucidità. Il mondo acquistava di nuovo l'illusione di una totale libertà mentre si apprestava a porsi sotto la totale guida del clero. Nel deserto i vaganti riacquistarono il senno. Dimenticati dal mondo, divennero rozzi animali, neoprimitivi. Il sacerdote decise di porvi rimedio, eliminandoli.
Le incursioni degli apostoli avevano decimato la tribù. Odiava quei suoi simili, così diversi da lei, eppure suoi fratelli. Si isolava, si esponeva ai pericoli, pur di stare lontana da loro. Il suo malessere la spingeva al desiderio della morte. Dinanzi ad essa però, non aveva mai fatto altro che fuggire.
Una notte le fiamme si alzarono sul villaggio, urla d'orrore vibravano nell'aria. Si svegliò d'improvviso e dinanzi a lei un uomo. Alto, sottile, nei suoi occhi la quiete, l'ispirazione divina. Era estasiata dalla visione di quel giovane, tanto da dimenticarsi di coprire le sue nudità. Non temeva più la morte, soccombere per mano di quell'angelo sarebbe stata la sua liberazione, la grazia celeste che da tanto attendeva.
Lui la fissò negli occhi, recitò una preghiera cercando di distogliere il suo pensiero dall'armonia di quel fragile corpo, di non peccare nel desiderio di quel nudo. Poi le rivolse parola, la solita promessa: -Il regno dei cieli ti attende-. Lei non tremava, anzi; lo fissava con occhi che brillavano di speranza.
Estrasse la lama, per la prima volta vedeva una vittima concepire in pieno la sua missione.
Poi nella mente, come un giaguaro che corre, arrivò prepotente il dubbio.
Le tribù di neoprimitivi erano ormai diffuse in tutto il mondo. Erano figli dei vaganti, uomini poco avvezzi al pensiero che avevano abbandonato le strade delle città, lasciandosi ingannare dalla frenesia dei Satrapi in un utopia di piacere, orgasmo e quiete. Cieli di porpora su fiumi di miele e colline d'oro. Schiavi e concubine dai corpi perfetti tra i fiori di loto. Estasi dei sensi, oblio del pensiero, ebbrezza infinita, sogno.
Il giorno in cui partirono vennero portati in immense strutture. Nei loro corpi furono installati chip di controllo mascherati da comuni lasciapassare. Erano trasmettitori neuronali dell'immaginazione, nanotecnologie proibite create per la cura della schizofrenia, bandite per il loro potere. I satrapi controllavano il pensiero dei vaganti e li conducevano nel deserto del Kavir, qui morivano nel piacere. Era la soluzione definitiva alla crisi economica. Eliminare le classi disagiate e gli inetti. Divenne anche il modo più pratico per eliminare l'opposizione politica. I dissidenti venivano trasformati in marionette, seguaci fedeli dell'impero.
Finché il potere non trasformò i satrapi in viziosi peccatori. La brama di potere di uno di loro spinse il primo sacerdote, autorità suprema, a porre fine al regime. Il risveglio dei controllati portò alla rivolta. Le città bruciavano, i palazzi del potere caddero sotto il fuoco della lucidità. Il mondo acquistava di nuovo l'illusione di una totale libertà mentre si apprestava a porsi sotto la totale guida del clero. Nel deserto i vaganti riacquistarono il senno. Dimenticati dal mondo, divennero rozzi animali, neoprimitivi. Il sacerdote decise di porvi rimedio, eliminandoli.
Le incursioni degli apostoli avevano decimato la tribù. Odiava quei suoi simili, così diversi da lei, eppure suoi fratelli. Si isolava, si esponeva ai pericoli, pur di stare lontana da loro. Il suo malessere la spingeva al desiderio della morte. Dinanzi ad essa però, non aveva mai fatto altro che fuggire.
Una notte le fiamme si alzarono sul villaggio, urla d'orrore vibravano nell'aria. Si svegliò d'improvviso e dinanzi a lei un uomo. Alto, sottile, nei suoi occhi la quiete, l'ispirazione divina. Era estasiata dalla visione di quel giovane, tanto da dimenticarsi di coprire le sue nudità. Non temeva più la morte, soccombere per mano di quell'angelo sarebbe stata la sua liberazione, la grazia celeste che da tanto attendeva.
Lui la fissò negli occhi, recitò una preghiera cercando di distogliere il suo pensiero dall'armonia di quel fragile corpo, di non peccare nel desiderio di quel nudo. Poi le rivolse parola, la solita promessa: -Il regno dei cieli ti attende-. Lei non tremava, anzi; lo fissava con occhi che brillavano di speranza.
Estrasse la lama, per la prima volta vedeva una vittima concepire in pieno la sua missione.
Poi nella mente, come un giaguaro che corre, arrivò prepotente il dubbio.
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