Sull’isola di Niulakita
governano altissime ed ancestrali palme: alcune di queste ripiegano sul mare un
giorno piatto, l’altro irrequieto; altre sono indifferenti e stanno ritte
tutt’il giorno a contemplare qualche gabbiano errante. Le sabbie che ospitano
generosamente la prosperosa flora sono ocra, ma durante il tramonto si
mimetizzano con l’amaranto del cielo. La quiete dell’isola è disturbata ogni
giorno da alcuni rumori: è il vento, che smuove le fronde e s’abbatte contro i
fusti. A questo lancinante mugolio gli abitanti ci hanno ormai fatto il callo:
scoiattoli e tartarughe si barricano in tane all’aperto, immuni da ogni suono;
lucertole e colibrì si sono alleate ed hanno edificato tuguri di legno e di
paglia; i granchi ei pettirossi preferiscono, invece, essere scalfiti dalle
folate. Ad ogni modo, flora e fauna dell’isola di Niulakita invidiano il preciso
e al contempo semplice sistema dei pesci adiacenti, perché notevolmente
efficace. Un noto esploratore francese, insieme alla sua troupe di palombari,
decise di scandagliare le acque di Niulakita. Giù in profondità, si diceva, è retto
un regno avviluppato in cristalli invisibili nel quale vivono e nuotano pesci
d’ogni razza che coabitano popolando insieme lo stesso territorio.
L’esploratore, con ineffabile calma e sagacia, navigò tra queste acque
trasparenti e rimirò l’ingegnoso sistema di vita e di convivenza dei pesci. Tra
questi figuravano remore, pesci palla, cernie, murene, aragoste, anguille che
si scambiavano ogni giorno i ruoli e reggevano il regno. L’esploratore rimase stupefatto,
ma allo stesso tempo pessimista sulla durevolezza del sistema. Redasse comunque
un rapporto insieme ai colleghi, coi quali si consultò a fondo sulla
terraferma.
Dopo un mese di solitudine e
distensione, l’esploratore ha deciso di ritornare nelle acque.
Il regno dei pesci è rimasto in
piedi: esso è ancora solido, con le aragoste a mo’ di custodi e le anguille
addette al trasporto merci. Ogni supposizione dell’esploratore viene stroncata
dal vacuo silenzio circostante, eterno ed insondabile. Ormai impazzito ed inerme,
ha chiesto a un pesce pulitore la verità e la ricetta di quella perfezione. Ma
non ha ricevuto risposta.
Sull’isola di Niulakita il
silenzio ha disseccato le sabbie ed avvizzito la flora; o meglio, l’esploratore
e la sua troupe sono persuasi che sia così. Ignari dell’inverno imminente.
Hanno abbandonato l’isola che, tuttavia, continua a perdurare. Silente.
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