
Talvolta le riesco a perdonare la sua poca indulgenza, il carattere coriaceo e la popolazione omertosa ai guai e gli sfaceli di chi comanda a testa alta celatamente tra i boschi e i palazzi e le ville, muti, perché loquaci solo le loro azioni meschine, basse, lerce, vili. A volte le perdono l’ignoranza, e la grazia mal gestita o mai gestita e mal distribuita e mal rilevata e gradita e mai sopravvalutata. Ne intravedo visi ombrosi ma anche radiosi e speranzosi o forse illusi. Ne scorgo una varietà d’elementi che la distinguono, la variegano, che mescolano l’orrore alla maestria formando un favoloso mosaico prosperoso ma caduco. Talvolta a Scampia riesco a perdonare la concomitanza tra la sua nascita e la sua morte.
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