Ho visto l’orrore nel volto di qualcuno. Al limite di ogni disillusione, di ogni sconfitta, di ogni paura c’è sempre l’orrore. Ho visto timore. Ho visto delusione. Ho visto cattiveria, rabbia, infamia, sconforto, malvagità, tristezza, dolore. L’orrore. Ogni essere umano che ho visto, nel suo volto scuro ed arrugginito celava orrore. L’orrore è il mix perfetto di ogni forma di male che si possa instaurare nell’animo umano. Qualcuno ha pianto. Qualcuno ride per non piangere. Ma qualcuno non sa neanche cosa sia l’orrore. Ebbene io amo quest’ultimi: io li invidio e potrei seriamente continuare ad invidiarli fino al secondo prima della mia morte. Chiamano questi personaggi bambini. Piccoletti di statura, cicciottelli, con un sorriso da deficienti, una testolina grande quanto un cuore, due mani e due piedi utili solo a costruire giocattoli e correre nei prati. Per strada non riuscirai ad incrociare un sorriso sincero, tra sguardi funesti e labbra raggrinzite. Tutti robot alla ricerca di qualcosa di ignoto, forse utopico, per soddisfare chissà cosa. Tutti attaccati ai soldi, delusi dall’amore, arrabbiati per l’amico, sconcertati dal lavoro, afflitti per il parente, estraniati dal mondo per una malinconia inspiegabile. E poi abbassi la testa e guardi quel piccolo nano che non sa neanche di cosa stiamo parlando. Lui è incantato da quel giocattolo buzzurro, oppure dal lecca-lecca multi - color, o da stronzate che l’essere umano non intende – troppo preso dall’orrore. Sembra che a noi piaccia quest’orrore. Non siamo bravi né vogliosi di cacciarlo via – per sempre. L’orrore è come un seme che diviene pianta fino a diventare albero e prendere il nostro posto. Il bambino non intravede l’orrore, non sa cosa sia e non vuole saperlo. Ride, scherza, gioca, mangia, beve come se la vita fosse tutta lì. Aldilà del suo piccolo grande mondo non c’è niente che possa appagarlo più del dovuto. Vive felice perché non ha bisogno di sapere come si fa. Solo da espressioni ed occhiate riesce a capire cosa vuoi dirgli. Se ne frega dei tuoi problemi, se ne frega degli altri che piangono o si prendono gioco di lui, se ne frega di chi lo invidia, se ne frega della povertà, della ricchezza, del denaro. Quante cavolate.
Con il tempo l’uomo diventa così cinico da far paura anche al buon Dio. La semplicità della vita viene stravolta da eventi inutili, che sembrano diventare inevitabili e disperatamente vitali. Anche ciò che può essere oggettivamente superfluo, per l’uomo diventa un problema. I veri padroni del mondo sono proprio i bambini. Tanti sono i guai sparsi per la terra, insiti in ogni persona, questione e circostanza. E noi ci affanniamo a risolvere tutto, con sudore e lavoro, convinti di poter cambiare qualche cosa. Ma saranno tutti cambiamenti utili quanto un gelato al Polo Nord. Ed appena non riusciamo a ricavare del buono da qualcosa, il nostro viso viene trafitto dall’orrore. Ricordiamoci il passato. Ricordiamoci quando eravamo anche noi piccoli folletti, senza alcuna preoccupazione dell’esistenza, consapevoli che per essere felici bisognava semplicemente vivere. Nessuno può cancellarci dalla mente quei magnifici ricordi e nessuno può impedirci di emularli, o almeno provare a farlo. Forse l’uomo realmente cerca ma non trova la felicità. Forse l’uomo non si rende conto che cercare la felicità non serve – perché può solo condurlo a trovare l’orrore. Qualsiasi cosa noi cercassimo sarebbe “un di più”, un optional, una banalità. Tutto ciò che noi vogliamo, l’abbiamo già. L’abbiamo sempre avuto. Finché da piccoli nani siamo diventati grandi coglioni. Così da ritrovarci ad avere solo l’orrore.
14 commenti:
Parole sante. I bambini sono i frutti dell'amore (non sempre purtroppo), i fanciullini sono i possessori del segreto della felicità
>Ride, scherza, gioca, mangia, beve come se la vita fosse tutta lì.
Sesso, musica e matematica a parte, c'è altro?
>Ma saranno tutti cambiamenti utili quanto un gelato al Polo Nord.
Ora non mi dire che la neve è buona quanto un bel cono al caffè.
E comunque si può essere felici conoscendo e convivendo con l'orrore.
Smt, secondo me il blogger vuole dire proprio questo; bisogna ritornare a fare come i bambini, dunque è necessario ridere, scherzare, giocare, mangiare, bere... con l'aggiunta del sesso, della scienza e di un gran disco di Strauss. Fottersene del resto, invece, che son problemi immaginari. Del resto, esiste anche un detto: "Chi pensa 'a saluta soja... e poi non ricordo :)
(la similitudine col gelato è pessima, quella si)
Non so se orrore sia il termine giusto, ma condivido il senso complessivo. Anch'io penso che cercare la felicità, o anche avere diritto alla felicità (che caspita significa???) siano dei nonsense. Io mi spingo sino a dire che la felicità è un termine da usare con estrema circospezione, un termine troppo ambiguo. Così, non direi che vivere significhi essere felici, ma che la vita sia il fine stesso, anche con gli aspetti di sofferewnza che si porta dietro (dopotutto, anche i bambini soffrono, eh).
Ammetto che la cosa del gelato fa schifo, non sapevo cosa scrivere, era un momento critico della mia vita.
La felicità? Non esiste. E' un'invenzione dell'uomo per porsi un obiettivo, uno scopo nella vita. La felicità è la meta da raggiungere, consciamente ed inconsciamente. Ma è un orizzonte lontano, impossibile. Così, anziché trovare questa ignota ed inesistente felicità, ritroviamo qualcosa di materiale, di puro, di reale, come l'orrore.
Certo, il sesso è sottinteso come parte integrante dell'uomo dopo essere diventati adulti. E' qualche cosa di naturale, sarebbe stata una stronzata scriverlo. Non è un elemento di base, però, come la risata, il gioco, il cibo.
la felicità non esiste? Allora proveremo a essere felici facendone a meno.
Il nuovo Assassin Creed comunque aiuta parecchio.
La felicità è fatta di tanti piccoli momenti, non è uno stato permanente, ed è per questo che ne siamo alla costante ricerca.
In questa ricerca siamo parecchio aiutati ed agevolati dalla presenza del fanciulletto dentro ognuno di noi. Alcuni questo fanciulletto lo rinchiudono in uno stanzino buio nella profondità del loro animo, altri camminano per strada orgogliosamente, mano nella mano con il loro fanciulletto, come se passeggiasse con il proprio figlio.
Eppure la presenza di questo nostro aspetto, dell'incarnazione dell'infanzia e della spensieratezza, non sono indispensabili. C'è chi riesce ad essere felice anche senza questa presenza, ed è chi, come dice Claudio, si pone degli obbiettivi e li usa per crearsi la felicità, quando ci si trova più o meno vicino.
Comunque Emix ha ragione, Assassin's Creed Brotherhood aiuta ad essere felici.
Almeno per un pò.
>La felicità? Non esiste.
Non sono d'accordo. Semplicemente non è un obbiettivo ma uno stato mentale. In un certo senso basta convincersi di esserlo.
Mi hai fatto venire in mente Non è un paese per vecchi. Che per me è un complimentone, eh!
Anche io ho visto l'orrore.
Dopodiché, è arrivato Martin Sheen che doveva ammazzarmi.
Sciuscia, tu sei Marlon Brando???
Per la precisione, sono i suoi primi 74 chili.
Allora, quando sei bambino sei solo impaziente di diventare grande, ti fanno schifo le femmine, vai a catechismo, talvolta ti fai la pipì a letto e ignori totalmente il vantaggio di essere minorenne.
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