22 dicembre 2009

Son soddisfazioni (piccole piccole)

Hanno pubblicato un mio articolo su una rivista locale, chiamata Fuga di notizie. Dato che ci sono io, anche se non v'interessa, anche se forse non collaborerò più (non conosco la redazione, ringrazio il prof. Corbo per la marchetta), dovete abbonarvi.
 Visto che mi hanno tagliato mezzo articolo, che non sapevo neanche quando m'avrebbero pubblicato, che il lavoro è stato svolto a titolo gratuito, e soprattutto che
a Natale siamo tutti più buoni, credo d'avere il diritto a postare la versione integrale del testo su questo blog.

Napoli 25/11/09. I minuti scorrono lenti, l’attesa è snervante. Manca poco alla conferenza che Raffaele Cantone, ex pubblico ministero della Dda napoletana, terrà al liceo polifunzionale di Scampia Elsa Morante. Cantone, negli ultimi anni, è stato uno dei principali attori della lotta alla camorra. Le sue indagini sul clan dei casalesi hanno portato alla condanna all’ergastolo di alcuni tra i più spietati boss della cosca come Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Francesco Bidognetti, meglio noto come Cicciotto ‘e mezzanotte. Nel 2008 ha pubblicato per Mondadori il libro Solo per giustizia, autobiografia in cui ripercorre la sua vita, racconta le indagini compiute, le persone che l’hanno supportato, le angosce di una vita sempre più difficile, tormentata dal grave pericolo della vendetta. Spesso ricorda: i clan non dimenticano i loro nemici.

Cantone però non vuole apparire come un eroe; nel libro si rileva la paura vissuta, il ricorrente desiderio di abbandonare la lotta ai clan, l’inquietudine che accompagnava ogni sua azione. Fobie che lasciano brillare ancora più forti gli ideali di giustizia che l’hanno spinto a continuare. Fobie che ritraggono tutta la sua umanità, rendendo il suo operato ancora più eroico.

L’ex pm è quasi arrivato. Le porte dell’Aula Magna dell’istituto vengono aperte. Gli studenti iniziano a occupare i posti. Mi siedo in fondo, la presenza di una cassa sopra la mia testa mi permetterà di seguire meglio l’incontro. Il magistrato arriva, viene accolto dagli applausi, poi un leggero brusio. Nell’aria si avvertono le conversazioni degli studenti, non tutti conoscono l’uomo che sta per parlare. Altri spiegano ai compagni chi sia, le tematiche del best seller da lui scritto. Il silenzio torna solo quando il preside della scuola, il Professor Carlo Antonelli, apre la conferenza con un discorso di benvenuto.

Alcuni studenti iniziano a porre domande al magistrato. Spesso si tratta solo di curiosità, da alcune emergono problematiche di sicuro interesse. Un ragazzo alto, i capelli rossi, chiede delucidazioni sul ddl sul processo breve, sulle conseguenze di tale norma. Il magistrato non ha dubbi, la sua risposta è certa e articolata. Definisce il processo breve un grave errore, una norma inopportuna e non idonea alle esigenze della giustizia, il cui risultato sarà solo la prescrizione di migliaia di processi, l’impunità di molti, troppi, criminali. Reputa illegittima l’estensione di tale norma ai processi di primo grado, accenna alle connessioni del decreto con le inchieste contro il premier, al conflitto d’interessi.

Gli studenti si accalcano per porre le loro questioni, una ragazza chiede al giudice cosa ne pensi degli attacchi politici alla magistratura, delle indagini sul candidato alla regione del PDL Nicola Cosentino. Anche questa volta la risposta è diretta, senza mezzi termini. Cantone accusa i politici di chiudersi a riccio contro le accuse, di strumentalizzare il normale corso della giustizia, di colorare le toghe a ogni pericolo. Per l’ex pm non esistono colori, ma solo un goffo opportunismo da parte di una classe politica sempre più vicina a un certo tipo di connivenze. L’allusione alla questione Cosentino si fa evidente quando invita la politica a liberarsi di presunte connessioni già prima dell’inizio delle indagini giudiziarie.

Un altro studente si alza in piedi, parla delle connessioni tra stato e mafia, chiede come sia possibile lottare contro il sistema criminale con uno stato chiaramente colluso. Il magistrato non nasconde il problema, richiama alla moralità le istituzioni, vede nel cittadino la soluzione. La criminalità nasce anche dalle abitudini, da modi di fare scorretti, da atteggiamenti prepotenti e illiberali. Il cittadino è il primo nella lotta contro la camorra. Denunciare le irregolarità deve essere una prassi, bisogna, nonostante tutto, avere fiducia nelle istituzioni. Essere consapevoli che la camorra, come ogni fenomeno umano, è destinata a tramontare. Un altro studente si alza in piedi, controbatte alle parole del magistrato. Crede che non sia impossibile sconfiggere la camorra, ma che comunque sia lo stesso stato a non volerla eliminare. La camorra crea posti di lavoro laddove ci sono povertà e ignoranza, sostituisce lo stato dove ce n’è bisogno. Cantone ammette che la mafia, più che essere un antistato, va spesso a convergere con la politica stessa, ma non accetta le conclusioni finali del giovane. La camorra non fa nient’altro che alimentare il degrado  laddove prolifera. Insinua nelle menti la rassegnazione alla barbarie, preclude ogni aspettativa di progresso economico con l’imposizione del pizzo, l’usura. Un imprenditore del nord non verrebbe mai a investire qui, nessuno vuole avere a che fare con la camorra, non credi?

E’ evidente la sfiducia nelle istituzioni da parte dei giovani, il richiamo del pm è forte, ma troppo idealizzato, decido di porgli una domanda, di portare il magistrato a dare corpo alle idee. Scavalco altri studenti con fare ammiccante, c’è un po’ d’emozione. Non nascondo la mia stima nei confronti di questo personaggio. Mi ritrovo di fronte a Cantone. Gli stringo la mano. Inizio a parlare. Do una provocazione, faccio un’analogia. La legge elettorale italiana prevede, alle elezioni parlamentari, la scelta del solo partito. Sono poi i capi dei partiti a selezionare chi siederà ai vari seggi. Ciò ha portato il parlamento a diventare una casta fatta di amici, avvocati, parenti dei potenti che paradossalmente somiglia fin troppo alle logiche della famiglia mafiosa, in cui ad avanzare sono solo i figli e i fidati dei boss. Com’è possibile avere fiducia in una politica che è largamente inquinata dalla criminalità, dal nepotismo, e dall’interesse personale? Segue un applauso. Il giudice si stupisce di un’analisi così attenta (ndr: non è che sia egocentrico, riporto solo gli avvenimenti!). Cantone esprime la necessità di riportare la politica in comunicazione diretta con il cittadino, e il dovere del cittadino stesso di interessarsi della politica. Le mafie si sono introdotte negli apparati statali partendo dalle piccole realtà, dai comuni. Quando si votano i rappresentati comunali sono disponibili le liste con i candidati. Il cittadino serio deve impegnarsi a conoscere chi sta per votare. Solo partendo dalla politica di strada è possibile arrivare a cambiare i vertici. Non possiamo immaginare di azzerare tutto d’un tratto.

Torno a posto. La conferenza è giunta quasi al termine. Alcuni chiedono delucidazioni sul libro, Cantone narra alcuni aneddoti della sua vita. Racconta di quando partecipò al concorso per diventare auditore giudiziario, della presenza di moltissimi figli d’arte, della paura di non riuscire a passare, dei sacrifici compiuti dal padre e della voglia di riscattare il suo paese di origine, Giugliano. Narra di come sia riuscito a portare avanti le indagini senza lasciarsi intimorire dalle minacce dei casalesi, senza curarsi dell’odio dei vicini, intimoriti dal suo coraggio. Di come reputi fondamentale il contatto diretto con i giovani e di quando, in una scuola elementare, un figlio di un boss abbandonò l’aula a seguito di un suo discorso. Storie che tendono a portare a un unico pensiero, al messaggio che Cantone intende lasciare, e con cui si chiude la conferenza. Non aspettate che arrivino salvatori, la lotta alla camorra la fa innanzitutto chi l’ha vista, chi ha pagato la sua presenza sulla pelle. Io sono nato a Giugliano, così come Borsellino e Falcone erano siciliani. La lotta alla mafia dobbiamo farla noi stessi. Siamo noi a dover estirpare per primi i mali della nostra terra. Se aspettiamo l’arrivo degli altri, marcirà tutto.

5 commenti:

Crioclastismo ha detto...

...e di cognome fai pure come il maggiordomo di Zio Paperone. Sì, credo proprio che ti mangerò.

essere disgustoso* ha detto...

piccoli saviano crescono, eheh...
sebbene al sud la mafia debba difendersi dalle infiltrazioni dello stato, complimenti per la pubblicazione!

Doc Gero (o giù di lì) ha detto...

Un primo passo verso una brillante carriera (?)
Visto che sono un polentone prima faticavo a capire come funzionassero mafia e camorra. Da quando ho amici e parenti che mi raccontano quanto sia radicata la "cultura dell'illegalità" mi vengono i brividi a pensare a quanto sia difficile uscirne per chi esige l'onestà e l'anticriminalità. A tutti questi va il mio rispetto e appoggio.

SCIUSCIA ha detto...

Be', complimenti.

GennaroBat ha detto...

@un po' tutti: grazie!

@quello che scrive cose su satira trascendente: mio dio, ora dovrò girare con la rivoltella.