29 dicembre 2009

Stupidi romantici

Ferrovia. Piazza Garibaldi. Cinesi, marocchini e puttane. Potrebbe anche piacermi. Vedere 'sta piazza farebbe bene a molti. Lascia intendere quanto faccia schifo il sistema. In piazza c'è pure una centrale di polizia. Di fianco un mercato di falsi. Il più grande mercato di falsi. L'unico. I neri vendono scarpette Nike, Prada, D&G, Adidas, Louis Vitton a 40 euro. Jeans a 30, magliette a 10, Rolex a 5. Inculano le multinazionali. Però i neri sono solo spacciatori, quelli che vengono arrestati. Dietro c'è qualcun altro, e inculare le multinazionali diventa un pro troppo piccolo. E lo sanno tutti. Ma fa comodo, pure a me fa comodo. Io 300 euro per una Prada non li spendo. E lo so, che è un pro troppo piccolo. Ma cazzo, di fianco c'è una centrale. E tutti i giorni si continua a vendere. Con una centrale.
E' il centro di Napoli: pochi chilometri dal porto, la stazione ferroviaria, un quarto d'ora dall'aeroporto. Il peggio del peggio non è in periferia. Là si dorme e si fugge, o si diventa bestie. Il peggio è dove sgorga il nettare della vita, già sporcato dalla corruzione. Tumori nelle api, e terre rigogliose di nulla restano mute.
E' bello vedere come si sviluppano le cose. Un uomo chiede la carità, due giovani si avvicinano e gli sputano nel bicchiere. Impreca, il vecchio. Ridono, i figli di puttana. Due donne stanno là. I marciapiedi son più vecchi, ma loro ne hanno viste di più. Dentro qualche container, forse son venute così. Il rosso di Mao sostituito dal rosso del sangue. Dal rosso degli aborti. Una Mercedes accosta, ne porta una via. Verrà a piovere, spero per l'altra. O forse le piace. C'andrei vicino, se non fossi un codardo, c'andrei vicino e le direi: " Ti piace scopare con 'sti malati borghesi?". E poi la salverei. Che stronzate che penso, io che salvo qualcuno. La verità è che verrebbe chissà quale altro cinese. Un Bruce Lee qualsiasi e neanche più mia madre mi riconoscerebbe. Che schifo di posto che è questo.
Ci sono pure i comuni, qui in ferrovia. Passano distratti, osservano nascosti, comprano spavaldi, aspettano paurosi, lavorano imbrogli.
Da Napoli nessuno se ne va, nessuno torna. Ci vogliono le pinze per staccarsi dal petto di mammà. Eterni Lucarielli, questo siamo. In ferrovia entrano solo certe persone. Persone che hanno i motivi forti. Entrano i lavoratori, che si fanno 200 chilometri a mattina per i figli che volevano, ancora troppo presto. Quando sono finiti i lavoratori, il sole più alto, entra la gente che mi piace: chi s'è staccato per piacere, per inseguire qualcosa che non è materia. In treno ci sono amori che viaggiano e fremono ore e ore per rivedere il sorriso di una donna. In treno ci sono chitarre che siedono e pensano per trovare la nota, perché il loro genio non muoia in un solo scantinato, in una sola città. In treno ci sono stracci che borbottano e tossiscono perché dei soldi non sanno più che farsene, e rubano alla morte ancora un po' di mondo. E poi ci siamo noi, stupidi romantici, che per bere succo di ricordo ci svegliamo alle 6 di mattina.

9 commenti:

Anonymous ha detto...

Grazie per questi bei pensieri espessi in modo tanto coinvolgente da farmi pensare che per oggi.... anch'io sono napoletana. Un tuo grande conterraneo, Eduardo, in tempi ancora non sospetti diceva "iatevenne!", unico mezzo per sottrarsi a tutto ciò. Buon anno a te,giovane romantico.....

Lipesquisquit ha detto...

Anche tu ti droghi col succo di ricordo?
Io pensavo di rivolgermi a un gruppo di sostegno, se vuoi ci andiamo insieme.

SCIUSCIA ha detto...

Cazzo che pena che mi fate.
A volte penso a certi posti del sud, e il miglior paragone che mi viene è il mondo di Kenshiro (forse sei troppo giovane per conoscerlo?). Credo che non vorrei viverci nemmeno nei panni di uno ricco.

Paese di merda.

Lipesquisquit ha detto...

Nemmeno se fossi il re di Okuto?

SCIUSCIA ha detto...

Si scrive con l'H.

GennaroBat ha detto...

@anonimo: grazie a te. E buon anno nuovo!

@Pao: sarebbe davvero bello se facessimo terapia insieme.

@Sciuscia: Ken il Guerriero, certo che lo conosco. Qui l'hanno trasmesso su una tivù privata (mi pare telenapoli c34) fino a che stavo o alla seconda o alla terza media. Troppo bello quando alla fine si scontra con il fratello Raoul, il mio cartone preferito. Ancora oggi sogno di far saltare teste con la pressione delle dita sui punti vitali.

essere disgustoso* ha detto...

complimenti: un pezzo bellissimo.
riguardo al sud, siamo tutti sud, ormai. è solo questione di tempo.
napoli, semplicemente, è avanti.

Doc Gero (o giù di lì) ha detto...

Però...anche se c'è chi si adegua alla situazione, ho conosciuto molta gente del Sud che ha sviluppato un forte amore/odio per la sua terra da volerla migliorare con tutta sè stessa. Purtroppo, per alcuni vuol dire lasciarla, almeno per qualche tempo...

GennaroBat ha detto...

@Ed: grazie ED. La tua dichiarazione d'avanguardia mi ispira a brevettare un Nphone. Venderebbe un casino.

@Doc: La soluzione è a lungo termine: sta nelle nuove generazioni, bisogna renderle capaci di pensare. Ma un popolo che pensa è un popolo libero. E questo non conviene. La mia Napoli non cambierà mai.