1 dicembre 2009

Il triangolo nei bermuda

C'è qualcosa di sadicamente affascinante nel modo in cui gli oggetti tecnicamente inanimati si dispongono nella maniera più scomoda possibile, di modo che, al momento in cui fra il ciarpame che decora le nostre case si elegge a strumento utile un solo diabolico elemento, quello si trova nel luogo più improbabile, raggiungibile solo con l'aiuto di un machete e del proprio santo di fiducia. Troppo spesso capita di imbattersi in oggetti di cui neppure si conserva la memoria, che attendono fedelmente di essere evocati, oppure di averne sempre fra le scatole degli altri, che previdentemente provvedono a rifugiarsi in angusti cassetti proprio quando ci servono. Magari non si trovano proprio nel momento del bisogno, ma tutti questi oggetti tendono a saltar fuori, prima o poi. Tutti, tranne uno.
Chiunque suoni la chitarra lo sa, ci sbatte la testa e poi impara la lezione, si arrende e si adegua; e per chitarristi non intendo necessariamente gente che suoni Jimi Hendrix con le dita dei piedi e con una benda sugli occhi, ma anche persone come me che iniziano con tre accordi per strimpellare malamente le canzoni di Battisti davanti ad un falò e finiscono con gli stessi tre accordi a canticchiare, sempre malamente, qualche classico del Liga per ammaliare le ragazzette. Lo sappiamo tutti, nello stesso modo: i plettri spariscono.
Approfittando delle loro esigue dimensioni, questi piccoli arnesi di plastica si volatilizzano non appena persi di vista. E' solo una questione di tempo, ma sono destinati a mancare tutti, uno dopo l'altro, per non comparire mai più, anche se una legge fondamentale della fisica spiega che nulla si crea o distrugge, al più qualcosa si trasforma. Posso supporre che si sacrificano per aiutare l'amplificazione della mia chitarra elettrica a disturbare il vicinato, disintegrandosi per diventare energia pura, perchè altrimenti non si spiega. In casa ogni chitarrista perde decine, centinaia, di plettri e non ne ritrova mai neppure uno. Talora ne salta fuori qualcuno senza nome nè volto da posti nei quali non poteva in nessun modo essere stato riposto, come il presepe, il barattolo con i Canestrelli, il pendolo o il bicchiere degli spazzolini, per poi tornare poco dopo nell'oblio degli oggetti perduti.
Chiunque abbia suonato una chitarra per più di 5 minuti, sa che appoggiare il plettro su un qualsiasi piano, magari per pizzicare le corde con le dita o per bere un bicchiere d'acqua o rispondere al telefono, significa con buone probabilità non rivederlo mai più. E' così che i chitarristi imparano a fare gli arpeggi senza guardare la chitarra, per non dover staccare gli occhi dal plettro che innocentemente attende il momento propizio, sia esso uno starnuto o un battito di ciglia protratto troppo a lungo, per fuggire in dimensioni a noi ignote.
Tuttavia, ancora mi viene da piangere nel constatare che questi miei piccoli sadici amici diminuiscono costantemente ed ineluttabilmente. Una volta, in bagno, me ne cadde uno da una tasca interna di un pantaloncino che avevo appena usato per un'intera partita di pallone, pantaloncino che peraltro prima di quel giorno non aveva mai avuto tasche, interne o esterne che fossero. Felice per l'inconsueto ritrovamento mi attardo sotto la doccia per poi uscire e scoprire che nel bagno, chiuso a chiave, ero rimasto da solo. Mi piace immaginarlo mentre si tuffa nelle tubature e festoso finisce nell'Arno, a pizzicare i baffi dei pesci-gatto prima di terminare la sua corsa nell'enormità del mare, alla ricerca di qualche mistero più grosso del suo.


PS. dato che novembre è finito, piove e si parla di chitarre, vi lascio in compagnia di qualcosa che, anche a causa delle continue sparizioni, non sarò mai in grado di emulare.

7 commenti:

Injo ha detto...

Diamine, pensavo di esserne l'unica vittima, invece vengo a scoprire che si tratta di una congiura a livello internazionale.

SCIUSCIA ha detto...

Io che NON suono la chitarra ho due plettri e non li ho mai persi. Tutto torna.

Kosmos ha detto...

Marco, sei uno scrittore brillante!

myheart ha detto...

una volta per non perderli, prima di riporre la chitarra, venivano incastrati tra le corde del manico, vicino al capotasto. prova!

Gen ha detto...

Anche qui son cambiati i commenti! E' per caso una cospirazione anche questa?

Hugo88 ha detto...

@ mheart: lo so, è una soluzione semplice, però si piegano e si indeboliscono, ne ho rotti un paio che tenevo lì, cosa che altrimenti non mi è mai accaduta. ho preso un portaplettri, fino al giorno in cui perderò quello con tutto il contenuto.

@ gennaro: mi sembra più comodo e carino, ma se non vi piace lo ricambio subito ;)

Anonimo ha detto...

@Hugo: Se scopro come è fatto un portaplettri stasera te lo faccio sparire io.

PS: A me piace la nuova grafica. E finalmente internet funziona!!