30 marzo 2010

Medea rossobianconera

Forse come tutti i blogger dovrei fare una piccola analisi del voto di oggi. Credo sia questo che il pubblico si aspetta da me: una piccola palata di merda contro il solido muro eretto dalla mediocrità del mio paese. Ma vedete, stasera, come a seguito di ogni tornata elettorale, mi auspico il ritorno della guerra fredda con corsa agli armamenti annessa e possibilmente ripetuto sgancio di ordigni nucleari sul belpaese. Una presa di posizione che mi sembra sufficientemente chiara, senza dovermi attardare a descrivere quali strumenti di tortura userei sui contadini dell'astigiano.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.

(nella foto, Felipe Melo prega che la sinistra raggiunga il quorum)

24 marzo 2010

Il Milione

Sono abituato a considerare un milione come il doppio di cinquecentomila, dieci volte centomila o magari mille volte mille! Credo che un numero dovrebbe essere semplicemente una cifra per indicare una quantità n piuttosto che ripetere n volte 1. E' una pratica piuttosto comoda e semplice in definitiva.
Ma ci sono dei numeri che assumono altri significati: il numero 1 è un figo per eccellenza, lo 0 al contrario una cifra che non conta nulla, almeno così dicono. Il 4 è il voto standard di Felipe Melo. Il miliardo il sogno di ricchezza, almeno quando ero piccino, ora i tempi pare siano cambiati. Ma non sono certamente gli unici: 69, 451, 665 (la targa della mia auto).. ed, appunto, questo fantastico milione!
Sembra che sia l'unica cifra utile per raggiungere uno scopo: a me piacerebbe tanto che un giorno un politico salisse sul palco di una manifestazione affollata e gridasse, atteggiandosi a Dj: "Ehi ragazzi, siete tantissimi! 624.578! Ed avete anche i cappellini tutti uguali! Ora fate un urlo". Mi piacerebbe che Facebook andasse contro questa moda del milione, invece di incoraggiarla: "Scommetto che trovo almeno 425.931 persone cui la cucina inglese fa cagare a spruzzo".
Invece no: siamo sempre un milione. E se non lo siamo, lo diventiamo! Un milione a favore, un milione per, un milione contro. Un milione al concertone, uno alla giornata del silenzio. Altrimenti, a quanto pare, si risulta meno credibili.

Eppure è dall'epoca di Marco Polo che chi usa a ripetizione questa cifra fa la figura del pallonaro; certo, capita quando fra le ricchezze del Gran Kahn ti ostini ad annoverare draghi volanti e città fantastiche di porcellana.

-Dopo aver camminato per un milione di chilometri, vidi una fantastica città fra le montagne, popolata da un milione di uomini. Ed un milione di ippogrifi si aprì dinnanzi a me, indicandomi il sentiero!
-Si, Marco.
-E poi arrivai alle mura e mi offrirono un milione di bellissime e prosperose donne cinesi.
-Ma non erano solo un milione in città?
-Ehm, era una città di sole donne. E anche alte, eh!
-Si, Marco.
-A questo punto, dopo un milione di coiti, si videro giungere un milione di navi, a bordo della più grande delle quali c'era il Gran Kahn, lo strascico del cui vestito era sorretto da un milione di cortigiani.
-Un milione di navi in montagna?
-Ecco.. sono molto aerodinamiche!
-Si, Marco.

A me piacerebbe pensare che un politico possa davvero attirare in piazza un milione di persone: non per urlargli contro e per contestarlo, quello è semplice, ci può riuscire chiunque. Neppure per sostenerlo con bandiere e spillette stampate per l'occasione a spese sue e distribuite come ricordo del viaggio premio. Anche questo non è poi complesso. Ma vorrei vedere un milione di persone che celebrano un rappresentante in maniera del tutto disinteressata.

19 marzo 2010

Polvere

ho preso la mia anima
l'ho messa su un foglio
volevo donartela
poi c'ho pensato
mi sono visto triste
a inseguire te
ho bruciato la carta
e i pensieri d'inchiostro
dentro c'ero io
vaga fuliggine nell'aria
la dolce vuota libertà

Una croce sul futuro

Adesso che anche Sgarbi, un uomo sul quale mi riesce persino difficile pensare di poter fare battute più efficaci nel qualificarlo di una qualsiasi sua dichiarazione, si è messo a latrare sulla faccenda del caos Liste mi sento di poterla elevare da simpatica farsa ad assoluta pagliacciata.
In verità io sono del tutto convinto che il Pdl avrebbe dovuto avvalersi del diritto di presentare i propri candidati a Roma, in Lombardia e dovunque volesse. Sì, lo so che "le regole ci sono" e che "prevaricatori fascisti".. sono d'accordo. Ma analizzando la faccenda mi sono chiesto: perchè esistono queste regole per presentare una lista? Ha senso che un partito con 12 milioni di voti distribuiti più o meno uniformemente sul territorio nazionale debba perdere tempo a raccogliere qualche centinaio di firme quando l'evidente significato di queste regole è impedire a tutti i buontemponi perdigiorno di intasare le schede elettorali con scritte quali "ciao mamma" o "w la patata" (che peraltro riscuote grandissimo successo). Con tutto questo ho usato appositamente il condizionale passato: le regole ci sono e fanno schifo. Le avete volute voi, tenetevele senza rompere i coglioni e piazzate i vostri uomini alla RAI, in qualche giornale, rivista di gossip o fateli ausiliari del traffico. Per stavolta, niente poltrone. La legge dovrebbe essere fatta per l'uomo e non viceversa, ma come si fa a stabilire il confine di intervento legittimo (non preventivo, è ovvio, è quello che sto cercando di dire) per rimediare alle assurdità che la legge stessa ha provocato?
Per esempio, supponiamo che tutti i sondaggi diano il candidato di Berlusconi in netto vantaggio rispetto agli avversari e ammettiamo che a seguito di un'astensione-da-bella-giornata particolarmente elevata questo effettivamente non vinca. Le regole della competizione elettorale assegnano seggi e governatore a chi ha preso più voti, ma tutti sanno che effettivamente quell'uomo non ha nè maggioranza nè consenso. Ma è giusto che si insidi, anche se squallido. Il governo potrebbe invalidare l'elezione, appellandosi al diritto di soddisfare il volere dei cittadini. Siete davvero sicuri che una situazione del genere sia davvero così campata in aria, mentre intanto arrivano mail e telefonate in tutta Italia non autorizzate e Casini mi telefona a casa per raccattare il mio voto? Quanto ciò è più corretto che riammettere una lista che ha eluso i termini prescritti dal regolamento?
Insomma, il succo è che le regole fanno schifo come quelli che non si preoccupano di cambiarle. Il problema di fondo è che la democrazia in Italia non funziona, nel senso che il nostro paese è proprio inadatto ad assimilarla. Non so se sia una forma di gestione che non funziona in assoluto o se sia valida solo per posti meno popolosi, o abitati da gente già acculturata e abituata al concetto di "cosa pubblica". Ma di fatto, quando un insieme di elementi non è in possesso di capacità per eleggere i propri rappresentanti con cognizione di causa, questi tenderanno a godere del proprio ruolo disinteressandosi della persone che devono rappresentare. E' fisiologico, dai livelli più alti sino ai rappresentanti di classe o di condominio che si fanno eleggere per farsi belli con le ragazzine ed in più intascano i soldi dei condomini con cui portarle fuori a cena.
Mi piacerebbe che si potesse votare senza grosse, colorate e confusionarie schede elettorali. Vai al seggio con un piccolo foglio bianco e scrivi in stampatello il nome del partito che ti piace, per intero, con nome e cognome di un uomo di quel partito che vorresti eleggere e poi sotto del governatore che preferisci (sì, gli elettori della Lega sarebbero spacciati, l'ho pensato per questo). Niente liste di presentazione o raccolte di firme. Solo un'iscrizione online e l'elenco dei candidati distribuito coi giornali della domenica. Semplice e facile, per tutti quelli che potrebbero avere la voglia di interessarsi di politica almeno per un giorno, senza essere svalutati dai milioni che si ostinano a votare senza riuscire a leggere qualcosa oltre le X che piazzano sui merdosi simboli simili a slogan pubblicitari.

17 marzo 2010

Essere coglioni e vivere serenamente

Come definireste uno che appena terminato l'interrogatorio riguardante una inchiesta basata su intercettazioni telefoniche esce dal tribunale e si mette al telefono a spifferare tutto ciò che gli hanno domandato?