Nei mesi scorsi, in seguito alla sentenza della corte europea sull'opportunità della presenza del crocifisso nelle aule che mi ha dato lo spunto, mi è capitato di riflettere sulla religione e sul troppo spesso vano dialogo fra credenti ed atei. Così ho pensato di stendere una serie di domande sulla connessione fra sacro e profano, ma potrei meglio dire politico, da sottoporre a tre persone che, pur essendo molto simili per molteplici aspetti, incarnano posizioni sostanzialmente diverse e molto rappresentative. Si tratta di giovani che hanno in comune l'amore per la cultura, l'interesse per l'attualità e la politica, la voglia e la capacità di esporre le proprie opinioni:
Kosmos, 24, meteora fra i coautori di questo blog, prossimo ingegnere aerospaziale all'università di Pisa;
Alessandro, 22, talora apparso come
Insignificante passante fra le righe di qualche commento, anch'esso studia aerospaziale al politecnico di Torino;
Carlo, 21, di cui fornisco i contatti con la sua approvazione, studia matematica all'università di Ferrara. Altro punto di contatto, l'ultimo prima di passare alle domande e alle rispettive risposte che deelineeranno i personaggi meglio di qualsiasi ulteriore presentazione, la disgrazia di essere miei amici e di godere della mia stima. In virtù di questo e della matrice casereccia del post vi prego di commentare senza scadere nell'offesa personale, ma piuttosto valutando ed eventualmente attaccando le loro risposte.
Le domande possono risultare ripetitive, ma sono state confezionate in modo da cercare di mettere alla prova le loro opinioni e di delineare un quadro chiaro; ammetto che mi sarebbe piaciuto rispondere a molte di esse. Soprattutto, su ciascuna si potrebbero scrivere saggi, ed effettivamente ciò è stato fatto. Ringrazio qiundi loro tre che hanno saputo coniugare chiarezza e capacità riassuntive con risposte molto interessanti e, pregandovi di diffondere questo post che credo meriti visibilità più di tante altre cialtronate, giuro che non vi ammorbo oltre.
Cos'è, secondo la tua opinione, la fede?Carlo: Prima di dire che cos'è la Fede, diciamo che cosa NON è: non è facile creduloneria e non è la rinuncia alla logica. La Fede è il corrispettivo divino o spirituale della fiducia umana: così come si può avere più o meno fiducia in una persona, si può avere più o meno Fede in Dio. E' la capacità che permette di credere l'invisibile, superando gli ostacoli ai quali la ragione, da sola, non è in grado di dare risposta. Sottolineo, a cui non è in grado di dare risposta, che non significa contraddire la logica bensì semplicemente riconoscerne il limite.
Kosmos: La fede per me è credere che il profeta barbuto era veramente il figlio di Dio! A parte questa battuta, la fede secondo me è credere che nella vita dell’uomo esiste una dimensione trascendente, caratterizzata e giustificata da un ente superiore, eterno, onnipotente e creatore di tutto. Esistono fedi molto diverse tra loro. Per me che sono cristiano il senso della fede è che Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, che mi ha amato al punto da volermi accanto a sé, e ancora di più che Lui si è fatto uomo, sacrificando se stesso perché io accetti di vivere alla sua presenza. E questo ti sconvolge la vita…
Alessandro: La Fede a mio parere è la prima e primitiva risposta che l'uomo ha saputo fornire ai suoi interrogativi su sé stesso e sul mondo che lo circonda. La razza umana ha sempre avuto il bisogno e l'istinto di conoscere, ed ha sempre nutrito paura di ciò che non è in grado di comprendere, in primo luogo la morte. Da qui la necessità di dare un senso attraverso la Fede in un ordine superiore nel quale l'essere umano, in quanto creatura razionale, ha bisogno di credere per catalogare ciò che altrimenti, con gli altri dati a sua disposizione, non sarebbe capace di capire. La Fede è “scendere a patti” con la propria parte irrazionale, concederle qualcosa per addormentare la paura.
Cos'è, secondo la tua opinione, la religione?Carlo: Molto semplicemente, il tentativo dell'uomo di avvicinarsi a Dio. Da questo punto di vista allora il Cristianesimo non è strettamente una religione, nel senso che non è il tentativo dell'uomo di raggiungere Dio, ma è la rivelazione di Dio stesso all'uomo. Un cristiano non deve fare sforzi sovraumani per trovare Dio, ma "solo" accettare il fatto di essere stato amato per primo, insomma farsi trovare da Lui.
Kosmos: Una definizione potrebbe essere “la dimensione sociale della fede”. Questa definizione ha in sé un potenziale negativo: abbracciare una religione perché fenomeno di massa, per consuetudine, per inerzia, può condurre a manifestazioni deteriori o alimentare strategie politiche di controllo della popolazione. Marx, non senza ragione, definì queste manifestazioni oppio dei popoli (idolatrare certi santi in modo fine a sè stesso, venerare le reliquie, fare voti-ricatti a questo o quel santo, andare a Messa tanto per, il non expedit e in generale le indicazioni di voto più o meno esplicite che le chiese danno ai loro fedeli…). Ma l’essenza della religione non è questa: è vivere come assemblea il comune sentimento di fede.
Alessandro: La Religione è un fenomeno sociale figlio del bisogno di condividere le spiegazioni fornite dalla Fede allo scopo di dargli maggiore autorevolezza. L'ignoto fa meno paura se le nostre spiegazioni per razionalizzarlo sono condivise da molte persone e se sono avallate da individui che per qualche ragione sono ritenuti meritevoli di fiducia, siano essi il padre la madre o altri personaggi considerati degni di rispetto. La necessità di fare gruppo contro l'ignoto da cui la Religione scaturisce è però qualcosa che esula dalla ragione e come tale non è influenzata dalla volontà, e ciò rende la Religione uno strumento - o forse lo strumento principe – per influenzare il comportamento delle moltitudini; sicuramente non è un caso che, salvo eccezioni localizzate negli ultimi secoli, il potere religioso è stato anche sinonimo di potere politico. Anche al giorno d'oggi, la Religione organizzata, abbandonata la pretesa di spiegare i fenomeni della natura (ormai stabilmente patrimonio della Scienza), cerca di prolungare la sua influenza sociale calcando la mano su quello che è sempre stato storicamente il suo territorio, ovvero la capacità di giudicare la morale umana e di stabilire, in base alle proprie dottrine, ciò che è bene e ciò che è male, e questo quasi sempre si traduce in uno sforzo reazionario, per evitare che la società laica, sempre più prosaica e disincantata col passare del tempo, tolga spazio all'assoluto.
Cosa pensi delle Sacre Scritture del cristianesimo?Carlo: Sono un punto di riferimento fondamentale, uno dei pilastri del cristianesimo (oltre alla tradizione orale e - ma in maniera minore - agli scritti dei Padri della Chiesa). Ritengo possano essere utili anche a un non credente, in particolare i Vangeli, che raccontano la vita di Gesù e i suoi insegnamenti: ama Dio sopra ogni cosa e ama il prossimo come te stesso. E' un principio che, pur declinato in diversa maniera, dovrebbe poter valere per chiunque.
Kosmos: Le Sacre Scritture contengono le verità della fede. Sono ispirate da Dio, e costituiscono il “codice” a cui è bene che il fedele faccia riferimento, con l’aiuto di un sacerdote ma anche in modo personale e libero, durante il cammino. Questo è l’aspetto più importante.
È evidente però che la Bibbia è il risultato di una sedimentazione di ben 72 libri scritti in un arco di tempo immenso. Da qui la presenza di stili diversi tra loro, prescrizioni a volte contraddittorie, affermazioni che a noi oggi fanno rabbrividire. Non ogni singola parola che vi si trova va presa per legge: il libro va letto nel suo complesso come la storia dell’alleanza tra Dio e tutta l’umanità, di cui Israele è il simbolo, un’alleanza che ha per scopo la salvezza degli uomini.
È un testo molto complesso, che ahimè conosco poco. La parte che conosco meglio, e che mi è più cara, è il nuovo testamento, perché contiene la buona notizia, ribaltando l’immagine temibile del Dio di Abramo. I racconti del nuovo testamento (la predicazione di Gesù, la sua passione morte e risurrezione, la nascita della chiesa) sono il nucleo della fede cristiana, molto più dell’antico testamento. Nell’antico testamento, comunque, in mezzo ai libri che parlano di guerra, vendetta e punizioni atroci, impugnati spesso contro i credenti, ci sono anche libri suggestivi e pieni di carisma (Isaia, Osea, il Cantico dei Cantici…); un altro molto bello, che spesso raggiunge note poetiche, è il salterio, cioè il libro dei Salmi. Posso consigliarvene uno? Il 139 (Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra…)
Le Sacre Scritture non raccontano come è nato il cosmo, ma perché. Alla domanda “come?” risponde la scienza, alla domanda “perché?” si risponde sempre in modo metascientifico, cioè con la filosofia o con la fede. Per questo non vedo un contrasto sostanziale tra scienza e fede. La fede fa da supporto alla ragione e la ragione è indispensabile alla fede. C’è stato un contrasto tra scienza e chiesa, e la colpa era della chiesa, ma oggi, con tutti i problemi che pure persistono, per fortuna non è più il Cinquecento o il Seicento.
Alessandro: Un uomo appartenente a un popolo sottomesso, che ogni giorno cerca di ribellarsi e paga col sangue la presenza dell'invasore, cerca di alleviare le sofferenze della povera gente e sopratutto cerca di insegnargli a perdonare ed a porgere l'altra guancia, mettere a tacere l'orgoglio per evitare sofferenze inutili e inconcludenti. Quando la sua influenza rischia di superare quella dei potenti del suo paese, il suo destino è segnato, e come spesso accade in questi casi, viene ucciso barbaramente con un pretesto. Nel frattempo, il cittadino di un grande impero si sente smarrito di fronte a tale enormità e si rifugia sempre di più in sé stesso e nella propria spiritualità. Alcuni uomini ritengono che ciò che tanto è stato ammirato dagli ultimi della Palestina può benissimo adattarsi alle necessità degli ultimi del Mondo Conosciuto. Aiutate dalle contaminazioni con i culti provenienti dalla Persia e dall'Oriente (in primo luogo mitraici, ma non solo), che accrescono la componente simbolica e spirituale e danno alle parole di Gesù una dimensione superiore alla semplice pratica quotidiana, le Sacre Scritture del Cristianesimo si diffondono rapidissimamente, portando un messaggio di speranza nella vita dopo la morte e la rinuncia a sé stessi, e quindi ad una vita migliore, su questa terra.
Cosa pensi del relativismo morale e culturale?Carlo: Se con relativismo intendiamo quel pensiero filosofico che afferma: "la verità non esiste; quand'anche esistesse, non è conoscibile; quand'anche fosse conoscibile, non è comunicabile", penso che il relativismo sia una delle piaghe più terribili che affligge il nostro mondo. Il relativismo parte da una tesi filosofica che si contraddice da sola: affermare che non esistono verità è, infatti, una pretesa verità. E non è possibile fare alcuna affermazione che non si poggi su di un qualche altro enunciato ritenuto vera fuori da ogni dubbio. A partire da questa tesi filosofica, apparentemente intellettualistica e poco concreta, si è invece sviluppata una mentalità che rifiuta se stessa, che rinuncia ad ogni altro principio che non sia la volontà di autodistruzione, e vuole assurdamente trascinare con sè tutta la cultura che l'ha preceduta.
Kosmos: Penso che esistano delle verità assolute e dei valori assoluti, che rendono l’uomo Uomo. Se le verità di fede possono non essere accolte da tutti, penso fermamente che tutti gli uomini dovrebbero riconoscere dei valori assoluti. E credo che tu sia d’accordo con me visto che tra le domande che mi fai ce n’è una sulla fondazione dell’etica a prescindere da ogni religione.
Alessandro: Credo sia l'unica strada. La morale altro non è che l'istinto di conservazione e miglioramento della specie, e pertanto l'unica misura della morale è la razza umana stessa, e la necessità di renderla migliore e più sana. Non ho altri punti di riferimento che me stesso e il mio simile, so che sono pochissimo rispetto ai grandi punti di riferimento assoluti che molti altri ritengono di avere, tanto più non li posso ignorare.
Credi che, nel laicato cattolico, si possa distinguere fra clericali, anticlericali e non praticanti? Quale ti sembra la posizione necessaria, opportuna o da evitare?Carlo: L'uso dei termini penso sia fuorviante: per clericali usualmente si intendono quelle persone che hanno la propensione a vedere di buon occhio i sacerdoti; per anticlericali, coloro che propendono per vederli con un pre-giudizio negativo; i non praticanti sono invece coloro che non frequentano i Sacramenti (in particolare la Santa Messa e la Comunione settimanale).
Se si è cattolici, poco ha importanza la prima distinzione, a patto di riconoscere l'altezza del ruolo che un sacerdote riveste. Ha molta importanza invece la seconda, perchè la pratica ai Sacramenti è condizione necessaria per la crescita spirituale di un cristiano.
Kosmos: Oddio, quante etichette! Non saprei, il laicato cattolico è una realtà molto eterogenea. Io ravviso in primo luogo persone che prendono per oro colato tutto quello che viene dalla chiesa: queste probabilmente rientrano nei clericali. Il loro principale difetto è l’avere sospeso il senso critico se ce l’hanno, o il non averne affatto uno. Questo è pericolosissimo, perché, se per un qualche motivo viene dato un comandamento cattivo anziché buono, queste persone lo seguiranno, non sapendo valutare autonomamente. Ci sono poi persone che si professano cattoliche, però non fanno niente di quello che dovrebbero fare se davvero fossero cattoliche (non pregano, non vanno a Messa, non vivono esperienze di comunione e di carità, sono arriviste, emarginano i deboli). Questi a me stanno un po’ sul cazzo, perché con l’etichetta di non-praticanti liquidano un atteggiamento fondamentalmente incoerente, che vorrebbe prendere in giro Dio e gli altri. Se uno crede, pratica. Anche in questo caso però è difficile classificare, perché ci sono molti livelli di “non praticanza”. Ci sono poi persone che criticano la chiesa per partito preso (gli anticlericali). Anche questa posizione lascia il tempo che trova, perché ci sono miriadi di cose lodevoli e ammirabili dentro la chiesa, che sono invisibili solo perché non fanno notizia (e si trovano quasi tutte al livello più basso della gerarchia, quello delle parrocchie diffuse nel territorio): mense per i poveri, oratori, servizi di accoglienza a barboni, drogati, handicappati, raccolte di viveri e medicine per i poveri. Tutte queste posizioni sono da evitare. La posizione opportuna è, se si ha fede in Cristo, viverla nel proprio cuore ma anche nel quotidiano con gli altri, manifestarla apertamente, in un atteggiamento di pluralismo e di tolleranza, mantenendo sempre il senso critico e sforzandosi di essere onesti con se stessi e con gli altri.
Alessandro: Credo che la distinzione sia valida. Cominciando dai clericali, sicuramente difendere a spada tratta un potere precostituito che non è nelle proprie mani è un atto sconsiderato nella migliore delle ipotesi, in quanto richiede una smisurata fiducia in uomini pressoché sconosciuti, malvagio nella peggiore, perché compiuto in nome di un tornaconto personale. Il “non praticante” è una creatura difficile da catalogare nelle Religioni rivelate, che di solito coinvolgono la totale accettazione o il totale rifiuto delle proprie dottrine, credo si possa definire in linea di massima una persona piuttosto debole che non vuole né uscire da un gruppo sociale “comodo”, né fare i conti con ciò che la sua partecipazione ad esso comporta. Quanto all'anticlericale, è la posizione più naturale, sopratutto in un culto come quello Cattolico, nato per dare ai meno abbienti la capacità di sopportare la loro croce quotidiana. L'anticlericale sconta la contraddizione interna del fenomeno Religioso organizzato: tale fenomeno, pur essendo nato per le classi sociali inferiori, vive per sua natura grazie al concetto di “peccato”, ovvero di azione sbagliata che porta a temere il giudizio della divinità e ad affidarsi ai dettami del culto, e pertanto non esiste religione senza un'autorità terrena preposta a condannare gli errori ed indicare la retta via, perché non ci fosse tale condanna nessuno si sentirebbe pressato a far parte di alcuna setta.
Ritieni che sia possibile sviluppare l'etica prescindendo dal cristianesimo o, eventualmente, dalle altre religioni?Carlo: Etica, letteralmente, significa "relativa al costume", per estensione "abitudine, uso". Qui la intendo come l'insieme di norme che si sviluppano per distunguere ciò che è lecito o giusto da ciò che non è lecito. In quest'ottica è certamente possibile sviluppare un'etica a prescindere da una religione. Però nel cristianesimo l'etica non è semplicemente un insieme di consuetudini convenzionali (come passare con il verde e fermarsi con il rosso), ma richiama invece una natura che è data e non inventata: si dice ad esempio che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal suo concepimento alla morte naturale, e da ciò ne consegue automaticamente che non è lecito uccidere. "Non uccidere" allora non è semplicemente una convenzione data dalla necessità di convivere in una società, ma è anche e soprattutto una declinazione pratica del riconoscere la natura dell'uomo. Ma con il relativismo, se si nega ogni verità ed ogni natura, non è possibile sviluppare un'etica che non sia esclusivamente norma convenzionale, e rispettare queste norme è solo questione di necessità di convivenza e null'altro.
Kosmos: Sì, certo. La più grande conquista delle Scienze Umane nei secoli è stata dimostrare che l’uomo è un essere grande, con un potenziale enorme, e quindi è chiamato ad agire bene. Ci sono persone e movimenti di pensiero, svincolati da ogni religione, che professano la solidarietà, il rispetto, la tolleranza, l’onestà materiale ed intellettuale, e questo è tutto a loro merito.
Alessandro: Credo che sia l'unica cosa possibile, visto che ritengo l'etica religiosa frutto dei tempi e delle interpretazioni più che del messaggio originale in sé (d'altronde quasi sempre ormai antiquato). Al centro dell'universo che noi conosciamo c'è la nostra Terra e gli esseri che la abitano. Tutto il resto è buio, desolato o ignoto. Non si vede perché allo stesso modo la nostra etica non debba essere incentrata sulle nostre necessità e sulla dignità di tutti gli esseri umani piuttosto che sui dettami promulgati da un essere umano solo in nome di un demiurgo che, nonostante l'impegno, in questa enorme vastità noi ancora non scorgiamo.
Cosa pensi delle religioni diverse dal cristianesimo? In che misura le ritieni fallaci?Carlo: Ciascuna religione ha, in quanto tentativo di avvicinarsi a Dio, un barlume di verità in sè. Personalmente, ho molto rispetto per ogni uomo che ricerca Dio con cuore sincero, sia esso cattolico, protestante, ebreo, musulmano o di una qualsiasi altra religione. Può sembrare una risposta presuntuosa, ma io credo che la Chiesa Cattolica abbia la pienezza della verità, e dunque ogni altra religione è tanto più fallace quanto più si discosta dalla religione cattolica.
Kosmos: Dietro ogni dio c’è Dio. Tutte le religioni, o meglio tutte le fedi, rispondono a quella percezione, a quella chiamata che gli uomini sentono verso il trascendente. Cambiano i rituali, in una certa misura le prescrizioni morali, ma la sostanza è sempre la stessa. Il fondamentalismo, le guerre fatte “in nome di Dio” sono tutti errori la cui colpa è da mettere in conto agli uomini, non a Dio. A nessun Dio. Una religione, qualunque sia, secondo me è fallace solo nel momento in cui esclude qualcuno, nel momento in cui alza barriere anziché cercare di costruire una comunità basata sull’accoglienza.
Alessandro: Alcune delle mie opinioni espresse precedentemente sono valide in generale per le Religioni monoteistiche, altre no. In generale le ritengo fallaci per le stesse ragioni per cui ritengo fallace il Cristianesimo: non ne vedo la necessità, anzi mi crea forte imbarazzo l'idea di dare fiducia a ipotesi di estrema complessità senza nemmeno considerare prima possibilità razionali.
Trovi che alcune ideologie politiche abbiano punti in comune con la tua posizione? Se sì, cosa consideri sbagliato in esse?Carlo: Più che altro, sono certo di quali ideologie politiche sono incompatibili con la mia visione del mondo. Il discorso ora si può articolare in due rami contigui ma distinti. In quanto cattolico, ci sono alcuni punti programmatici ben precisi sui quali non posso (nè voglio) transigere, cioè i cosiddetti principi non negoziabili: vita, famiglia, educazione. Non sostengo chi mostri disprezzo per il valore della vita umana (attraverso la promozione di aborto o eutanasia, ad esempio), chi non riconosce la famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, come cellula fondamentale della società, eccetera. Chi invece rispetti questi punti può avere il mio appoggio, e qui intervengono pareri puramente personali di preferenze di questa o di quella linea di pensiero, di azione, di coerenza, o di fiducia per quella o quell'altra persona. Ho in simpatia la Lega, sopporto a stento i democristiani centristi, alle ultime elezioni non ho vergogna di dire che nonostante qualche indecisione ho votato PdL.
Kosmos: Io sono cristiano, e ci sono partiti politici cristiani (DC, CDU, Udeur, Unione di centro, e direi anche PD e PdL). Ma non hanno proprio niente in comune con me. Queste ideologie politiche usano la parola “cristiano” per accaparrarsi i voti dei cristiani, ma promuovono politiche che oltre a non piacermi come cittadino, non mi piacciono come credente: spesso discriminano, escludono, giudicano, si alleano col pesce più grosso dando prova di sommo opportunismo. Penso che nessuna ideologia politica debba abbracciare una religione e che nessuna religione debba adottare un’ideologia politica. Lo stato deve essere laico. La politica serve a gestire la cosa pubblica, è una scienza estremamente materiale, la religione invece è spirituale per definizione. Non mi piace per niente che un politico utilizzi la sua fede vera o recitata per farsi propaganda politica. Un credente può essere di sinistra e un ateo di destra. Io sono un cristiano che non sopporta i partiti di centro. Alessandro: Spesso le mie posizioni politiche (affini al Socialismo e al Marxismo) sono state accostate al Cristianesimo. A parte la stravaganza di un paragone tra un profeta di basso ceto sociale di epoca romana ed un luminare di filosofia ed economia della Germania del diciannovesimo secolo, io ritengo che ciò sia privo di senso, per almeno due ragioni: la prima è perché trovo, senza voler offendere nessuno, che il Cristianesimo sia una “morale per perdenti”, ovvero che la morale del perdono e della sopportazione siano adatte a chi non è in grado o non ha voglia di ottenere di meglio per sé, ma incompatibili – parafrasando Marx – con un movimento volto a sovvertire l'ordine presente ed a mutare le gerarchie della società. La seconda ragione è che nel momento in cui diventa organizzata, lo scopo della religione diventa mantenere il proprio potere ed ottenerne altro, diventando una forza prettamente reazionaria, per cui ovviamente non si sposa con un ideale che mira invece all'abbattimento delle differenze tra gli esseri umani.
Ritieni che una nazione debba promulgare le sue leggi tenendo conto della religione ufficiale o preminente fra i propri abitanti? Ed, in particolare, l'Italia?Carlo: Nel momento in cui una religione sia diventata parte integrante della cultura, sì. L'idea di un apparato di leggi che sia totalmente slegato e a priori rispetto a ciò che anima il popolo a cui si applica è un'idea a mio avviso ingenua e irrealistica. La legge è fatta per l'uomo, e non viceversa. Uno stato che decidesse di ignorare ogni riferimento trascendente non sarebbe semplicemente imparziale, ma semplicemente ateo. E l'ateismo è una presa di posizione e una scelta. Dunque, la cosiddetta laicità dello stato non si difende facendo sparire i simboli che animano una cultura, o garantendo alle minoranze i diritti che spettano alle maggioranze, bensì garantendo che la cultura e le tradizioni possano operare il loro fondamentale ruolo educativo.
Kosmos: L’Italia è, anzi dovrebbe essere, un paese come gli altri, quindi quello che dirò per gli altri vale anche per il nostro stato. Lo stato deve promulgare leggi laiche, cioè che non rispecchino questa o quella fede, ma lascino a tutti piena libertà di azione, nel rispetto della libertà degli altri. Se uno stato adotta leggi ispirate a una religione, i cittadini di ogni altro credo saranno discriminati; se invece uno stato adotta leggi laiche, ognuno è libero di agire come meglio crede. Io cristiano non praticherò l’eutanasia, tu che vuoi farlo devi essere libero di farlo. Io cristiano mi impegnerò nel sociale per farti capire che l’eutanasia è una cosa sbagliata, e tu potrai darmi retta oppure mandare affanculo, ma è inaccettabile che lo stato ti imponga una religione. Anche perché le religioni non si possono imporre.
Alessandro: Credo che il mio paese abbia bisogno di una nuova Kulturkampf, la Bismarckiana battaglia per affermare con aggressività la superiorità dello Stato sulla Religione. La Religione quasi sempre, e specialmente in Italia, è un potere estraneo allo Stato Italiano, e pertanto tenerne conto nella scrittura delle leggi è una forte limitazione di sovranità che un paese moderno non si può permettere, in questo senso è anzi vitale che i cittadini imparino a sentirsi italiani prima che membri di un qualsiasi culto, in modo da strappare ai ministri del culto quel potere che contendono allo Stato; in riferimento al Cattolicesimo, è importante anche considerare che i principali oppositori all'unità italiana, storicamente, furono Papi, e che i loro successori non hanno lesinato gli sforzi per ricondurre all'ovile la pecorella smarrita “Italia”, ovvero per ridurla all'impotenza nei loro confronti.
Ritieni che sia in corso un'offensiva contro la tua posizione religiosa? Se sì, su che scala?Carlo: Sì, in maniera molto subdola, spesso non apertamente, ma su scala mondiale: la globalizzazione diffonde rapidamente e in tutto il mondo le cose buone come quelle cattive. Nel momento in cui il fatto stesso di affermare che esiste una verità viene fatto passare per infantile; affermare che questa verità sia conoscibile sembra sciocco; affermare poi che sia comunicabile, e che la Chiesa Cattolica la proclama è fatto scandaloso; ogni volta che queste semplici affermazioni vengono messe a tacere senza possibilità di replica in nome del dubbio perpetuo, allora è in corso un'offensiva contro la mia posizione di fede, ma cosa ancora più grave contro la mia posizione di ragione. Un grande scrittore inglese che visse a cavallo tra l'800 e il 900, Gilbert Keith Chesterton, concludendo il suo libro
Eretici, scrive un pezzo che mi sento di riproporre per intero, per sottolineare l'apparente paradosso costituito dal fatto che la forza della ragione e della realtà appare oggi difesa quasi che fosse un credo mistico. Chesterton scrive: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".
Kosmos: No. La sentenza sul crocifisso è stata un evento isolato, non vedo un’offensiva organizzata contro il cristianesimo. Anche perché il cristianesimo è così diffuso e radicato nella popolazione che sarebbe un’impresa vana tentare di estirparlo.
Alessandro: Non saprei dire precisamente se nel mio paese ci sia una crociata contro la mia posizione religiosa, l'ateismo in Italia è sempre stato visto come una cosa tra il ripugnante e il fastidioso, non so se adesso sia più avversato che in altri periodi. Personalmente mi è capitato molte volte di essere considerato senza morale in quanto senza Dio, o passibile ad accettare qualsiasi cosa fino a prestarmi a rituali religiosi a cui non credo completamente semplicemente in quanto “per me fa lo stesso”. Considerare l'ateo come un “eunuco della religione”, come l'elio o un altro gas nobile in una reazione chimica, o ancora peggio un fenomeno da baraccone, è un costume particolarmente amato in Italia, ma se è in corso un'offensiva nel nostro paese è più contro i non clericali in generale che contro gli atei. Chi in misura minore, chi in maggiore, tutti coloro che non sono allineati hanno una morale di serie B.
In che misura la tua fede, o la mancanza di essa, influisce sulla tua quotidianità?Carlo: E' molto semplice. Se Dio esiste e le descrizioni della Chiesa Cattolica sono corrette; se Gesù ha fatto e ha detto quello che viene raccontato nei Vangeli; se è realmente morto per la salvezza di ogni uomo e donna, per ciascuno di noi; se è risorto, per aprirci la strada alla vera felicità; e se quello che ci chiede è unicamente di affidarci a questo amore, con la promessa che riceveremo non solo la vita eterna, ma anche cento volte in questa; beh, allora credere in Dio è davvero una cosa seria! Per rispondere alla domanda, la Fede influisce sulla mia vita nella misura massima con la quale la lascio influire, e mai abbastanza: è una questione di coerenza e integralità. Guai ai tiepidi e agli indifferenti. E' necessario fare scelte decise, prendere posizioni forti ed essere pronti a mettere in discussione e rendere ragione di queste posizioni tanto più spesso quanto più sono influenti per la propria vita.Kosmos: Abbastanza, e se io fossi un cristiano migliore dovrebbe influenzarla ancora di più. Se avessi solo l’antico testamento farei fatica a credere. Invece so che Dio mi ama teneramente, che è disposto a perdonarmi e a lasciarmi libero di scegliere anche il male, so che a Dio piacciono le persone semplici e oneste, non i furbi (questa cosa è ganzissima!!!). Senza la fede sarei diventato arrogante e presuntuoso, e probabilmente tenterei ancora di convincere tutti che le mie idee sono le migliori, col carattere che mi ritrovo. Gesù che permette ai soldati di umiliarlo, che si lascia torturare e uccidere, che porge l’altra guancia, che insegna a perdonare un figlio ingrato o una prostituta pentita o un usuraio ravveduto, sono tutti gesti che mi sconvolgono e mi costringono a riflettere, e a non agire come vorrei io, ma secondo quello che so essere il vero bene. Quanto a riuscirci, è un bel dilemma, una provocazione da cogliere giorno per giorno.
Alessandro: Penso di aver trovato un maggiore equilibrio perdendo la Fede, e nel complesso sono sicuro di averci guadagnato. Non amo parlare delle mie posizioni se non mi sono espressamente richieste ed esse non entrano quasi per niente nella mia quotidianità, se non quando sento il bisogno di riflettere sulle implicazioni che gli atti del governo vaticano hanno sulla mia vita, ma in verità è più un fatto politico che religioso.
Ritieni che le tue convinzioni sulla religione debbano assumere un peso rilevante sulle tue opinioni politiche? Se sì, in che misura?Carlo: Nella misura in cui la propria religione non è semplicemente un fatto privato e trascurabile, sì. Ora, questo non significa imporre a tutti dei precetti religiosi; rabbrividisco al pensiero di uno stato che bandisca il peccato per legge: sarebbe irrealismo puro, dove invece una prospettiva religiosa non deve mai abdicare la realtà. Ma se la prospettiva religiosa è convinta, questa non può non influire sulle scelte anche politiche di un uomo coerente. D'altra parte, si tratta di tre possibilità: o chi crede decide di agire come se Dio non ci fosse, o chi non crede decide di agire come se Dio ci fosse, o ciascuno si comporta coerentemente, senza lamentarsi della posizione dell'altro. "Ut si Deus non daretur" oppure "ut si Deus daretur", per usare le espressioni latine più precise. La storia stessa poi e i grandi totalitarismi del ventesimo secolo ci insegnano che laddove Dio scompare dall'orizzionte umano, anche da quello politico, grandi disastri accadono all'umanità. Pensiamo anche solo al comunismo e al nazional-socialismo: paradossalmente, la matrice che li origina è la stessa, ed è il totale rifiuto del piano trascendente, con la conseguente elevazione di questa o di quella ideologia utopistica, che in quanto tale richiede la distruzione della realtà per potersi innestare sulla tabula rasa. Laddove la natura stessa delle cose parla di Dio, l'unico modo per rifiutare totalmente Dio è porsi a nuovi creatori della natura.
Kosmos: No. La politica riguarda tutta la popolazione, la religione si rivolge ai soli credenti. Quindi come cristiano mi impegno ad agire secondo il Vangelo ma come cittadino mi preoccupo che vengano tutelati tutti. Mi pare di avere anche detto che effettivamente, per non discriminare nessuno, il crocifisso dalle aule debba essere tolto, perché spetta ai cristiani, e non alla repubblica, ricordarmi che credo in Cristo.
Alessandro: Ritengo di no. La superiorità dello Stato, e quindi della politica, rispetto a qualsiasi costume religioso è qualcosa di indubitabile. Ritengo che la politica debba, come ho detto prima, rigettare con violenza le istante religiose e farsi guidare dai bisogni del proprio popolo, anziché da quelli del tempio.
Sei a favore della pena di morte? Motiva la risposta.Carlo: Sono contrario. Non però perchè rifiuti l'eventualità di principio: in questo caso ci sono due principi che vanno a mio avviso salvati. Da una parte, la dignità irrinunciabile di ogni persona, che è la stessa anche per il condannato a morte. Dall'altra, il diritto alla legittima difesa, che si basa sulla dignità della vita di tutte le altre persone che potrebbero essere minacciate dall'aggressore. Fin dove possa spingersi una difesa per rimanere legittima è argomento controverso; certamente vale il principio che la difesa dev'essere proporzionata all'offesa: sparare in testa ad un aggressore lontano e dotato solo di coltello è certamente sproporzionato, mentre sparargli ad una gamba potrebbe non esserlo. Seguendo queste considerazioni, ritengo che la pena di morte sia una soluzione sproporzionata, dati i mezzi che dispone il nostro mondo civilizzato per rendere inoffensivo un determinato criminale, e dunque una soluzione inaccettabile.
Kosmos: No, sono assolutamente contrario alla pena di morte, per diversi motivi. Moralmente è insostenibile. Nessun uomo deve uccidere nessun uomo, per nessun motivo. Pragmaticamente, i paesi che la adottano hanno tassi di criminalità maggiori dei paesi in cui non c’è, quindi la pena di morte ha ampiamente dimostrato di essere inefficace, oltre che barbara. Per me è sconvolgente e inconcepibile che esistano persone che di lavoro fanno il boia: "che lavoro fai? Ammazzo i condannati a morte." Agghiacciante.
Alessandro: Escludendo la possibilità di una “vita dopo la morte”, è ovvio che ritengo la morte di qualsiasi essere umano una sconfitta, e l'annullamento una punizione eccessiva per qualsiasi reato, anche visto l'enorme sforzo compiuto dalla società per la formazione e la crescita di un individuo, e l'enorme perdita che consegue dunque con la sua morte. Inoltre, spesso nei reati vi è una responsabilità sociale non indifferente: se fossimo capaci di costruire società con meno disparità, avremo anche meno reati e non avremo bisogno di molte condanne.
Cosa pensi del sesso per fini edonistici? E della masturbazione?Carlo: Sono contrario ad entrambi. Il sesso deve essere a mio avviso vissuto nella pienezza dei suoi elementi: c'è il piacere, certo, ed è un fattore importante; ma c'è anche l'apertura potenziale alla vita e l'elemento di amore che conferiscono la pienezza della dimensione unitiva. Se viene a mancare l'elemento unitivo, il sesso diventa in sostanza masturbazione assistita. Non è più comunicazione, ma consapevole uso dell'altro per il proprio piacere. Anzichè essere un piacere liberante e pieno, diventa una schiavitù, la semplice necessità di soddisfare un prurito. Si trasforma una delle cose più belle di questo mondo (la forma più alta di amore e condivisione che un uomo e una donna possano sperimentare) in una semplice questione di istinto primordiale, in una dinamica di bisogni e soddisfacimenti. Per quanto riguarda la masturbazione, il discorso è simile: è un'azione "gravemente disordinata", che porta un piacere effimero al costo di un utilizzo improprio e incompleto dei propri genitali. Alla fine, provoca più danni che altro. Al giorno d'oggi non è questione facile vivere serenamente la propria castità: ma a mio avviso è uno sforzo che ripaga la sua fatica, non solo in vista di un ipotetico futuro, ma anche in termini di autocontrollo e di esercizio della propria libertà.
Kosmos: Il sesso è parte della natura umana, e fa bene alla salute, è stato assodato. L’esperienza mostra inoltre che chi non scopa non ha una bella cera, soffre di irritabilità, acidume ecc. Secondo me scopare solo per godere, senza sentimenti, è un’attività di cui ci si stanca facilmente, perché è priva dell’elemento essenziale in un rapporto di coppia, che è l’amore, quello che ti fa continuare a essere felice quando l’orgasmo è finito. Ad ogni modo, finché non si usa violenza a nessuno, ognuno faccia come vuole. La masturbazione? Una pratica normalissima, vecchia quanto l’uomo, senza controindicazioni. Ho chiesto più volte ai preti perché la morale cattolica la consideri un peccato, ma le spiegazioni che mi hanno dato mi sono parse tutte al limite dell’inconsistenza. Applicando la morale cristiana, è un peccato più grave mandare a quel paese una persona o parlarne male alle spalle che utilizzarla nelle proprie fantasie mentre ci si fa una sega. Non riesco a vedere tutta questa gran mancanza di rispetto.Alessandro: Ognuno nel privato è libero di fare quello che vuole, finché non arreca danno ad altri. Per esempio un uomo pubblico è liberissimo di darsi alla prostituzione, purché non finanzi trafficanti nel farlo, non lo faccia coi soldi del contribuente e non riveli segreti di Stato ad occasionali compagne.
Cosa pensi dell'equiparazione totale sul piano giuridico delle coppie omosessuali con quelle eterosessuali? (dai diritti di convivenza all'adozione)Carlo: Sono contrario. Credo nella famiglia naturale, formata da un uomo e da una donna, come cellula fondamentale e sostanzialmente insostituibile della società, nucleo privilegiato per la crescita di ogni persona dal concepimento al momento di autosufficienza. L'equiparazione, sul piano giuridico, delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, non essendo l'unico possibile strumento per garantire i giusti diritti di ogni persona a prescindere dalle sue tendenze e dai suoi comportamenti sessuali, si situa in una posizione di ideologia. Non essendoci necessità di una tale equiparazione, a fronte di una serie di norme già esistenti o eventualmente migliorabili atte a garantire le richieste lecite (la possibilità di testamento o le visite e i trattamenti in caso di malattia in ospedale, ad esempio), questa pretesa è un aperto attacco all'affermazione della famiglia naturale come cellula prima e privilegiata della società.
Kosmos: Che quando la promulgheranno sarà sempre troppo tardi. Ho qualche perplessità sull’adozione, su tutto il resto mi sembra una cosa talmente ovvia che solo in un paese occupato da un vaticano talebano come il nostro ancora non è stata promulgata. Le coppie omosessuali di fatto oggi sono discriminate dalla legge, e non sono tutelate nemmeno contro le aggressioni di matrice omofoba. Questo perché secondo il vaticano riconoscere loro tali diritti implicherebbe un’ulteriore discriminazione. Non ho mai capito nei confronti di chi.
Alessandro: Credo nella totale equiparazione dei diritti. L'omosessualità esiste anche tra molte specie animali e, riguardo all'adozione, credo che molti bambini crescano circondati da tanti e tali abomini che di sicuro avere un po' di affetto da una coppia omosessuale sia enormemente meglio che vivere abbandonati, o privi di genitori, o perennemente affamati.
Sei favorevole all'aborto? Se sì, con quali vincoli?Carlo: No, sostengo il diritto alla vita di ogni persona, dal suo concepimento alla morte naturale. La scienza ci dice che nel momento in cui avviene il concepimento, lo spermatozoo e la cellula uovo che si fondono insieme danno luogo ad un qualcosa che, pur essendo generato dai due gameti, è completamente diverso; e che crescerà con il sussidio unicamente di un luogo dove annidarsi (l'utero) e del nutrimento necessario, fino alla nascita.
Se è necessario sostenere la dignità e il diritto alla vita di ogni persona in quanto tale, non si può ignorare la continuità dello sviluppo che porta quella singola cellula a diventare un uomo o una donna formata, ed è necessario quantomeno usare una enorme prudenza: se queste considerazioni sono vere, oltre che ragionevoli, il genocidio che ogni giorno viene silenziosamente perpetrato è immane, e il fatto che le vite soppresse siano piccole e incapaci di alzare la voce non è un buon motivo per ignorare la questione. Troppo spesso leggi profondamente ingiuste e ragionamenti aberranti sono portati avanti sottoponendo all'attenzione pubblica solo i "casi pietosi", la ragazzina stuprata, la donna malata, sbandierando l'aborto come un diritto della donna, e provocando più danni anche alle donne stesse, ad esempio ignorando sistematicamente i disastri della cosiddetta sindrome post-abortiva.
Kosmos: Sono personalmente contrario all’aborto fatto solo perché la gravidanza è indesiderata (esistono pillole e preservativi, non si ammazza una vita incipiente solo perché non è desiderata). Non mi permetto di giudicare invece i casi di gravidanza indotta da stupro o quando sia necessario interrompere la gravidanza per curare la madre che altrimenti morirebbe. In ogni caso sono fermamente convinto che lo stato debba permettere a tutte le donne di abortire, se lo vogliono, perché lo stato deve essere laico e per scongiurare i tentativi di aborto clandestino.
Alessandro: Non credo di potermi definire “favorevole all'aborto”, semmai alla sua legalizzazione, visto che indubbiamente è un diritto della donna, peraltro duramente conquistato, e non penso sia possibile definirsi contrari in occidente nel 2009. E' un dato assodato che un aborto non può essere vietato o imposto, ma è una scelta personale estremamente difficile e dolorosa, per la quale ogni caso è un caso a sé. C'è chi potrebbe volerlo compiere perché ha concepito il nascituro in occasione di una violenza, chi perché non sarebbe in grado di assicurare un avvenire al bambino, chi per i motivi più disparati. Fatto sta che la scelta spetta alla madre e alla famiglia, e che gli unici ad avere il diritto di intervenire oltre ai sunnominati sono i medici competenti che conoscono l'argomento.