11 maggio 2010

Requisiti minimi

Ho un concetto di educazione immenso, sono in grado di dedurre ogni singola regola del vivere civile; avessi tanti soldi e una mentalità reazionaria sarei già diventato un maiale col cilindro, ma io son rispettoso anche di chi sta sotto.
Stamattina m'è successo di sedere di fianco a una persona con l'alito pesante, davvero cattivo. Puzzava così tanto che il tanfo si avvertiva dalla distanza, non ho neanche avuto il coraggio di rivolgergli la parola. Mi sono messo in disparte, ho perso una spiegazione intera (i libri bisogna SEMPRE metterli in cartella, mai risparmiare sul peso, la schiena diventa più forte), ma non riuscivo a resistere. Sarei dovuto uscire a comprare delle Vigorsol per ficcargli tutto il pacchetto in bocca, oppure avrei dovuto indossare una maschera anti-gas e fargli un discorso privato sull'importanza dell'igiene orale. Ma le persone stupide si offendono, non sono in grado di maturare sulle critiche, sbottano e rispondono male, dunque ho lasciato perdere e sono andato lontano, dove l'aria era fresca.
Ora, di discorsi sull'igiene orale credo se ne possan fare tanti: potremmo dire che strofinare i denti con uno spazzolino non è un processo funzionale se la sua durata è direttamente proporzionale al record mondiale di corsa sui 100 metri, categoria uomo; potremmo dire che dopo le 8 ore notturne di sonno, in cui i batteri sono aumentati almeno del 33%, sarebbe utile utilizzare il colluttorio, per ricondurre la fauna orale a livelli tollerabili.
Potremmo dire tante altre cose, ma alla fine, nessuna convince davvero quanto ciò che disse mio padre, quand'ero ancora fanciullo.
Non so dirvi che età avessi, però è una cosa che mi è rimasta nella mente, dell'infanzia ho pochi ricordi, questo è tra i più nitidi.
Eravamo io e papà, e ci stavamo lavando i denti. Io utilizzavo un dentifricio diverso da quello del babbo, era un mentadent con i personaggi disney disegnati sul tubetto, gusto menta delicata. Facevo storie perché la menta non mi piaceva, il dentifricio bruciava, era comunque troppo forte. E papà, che all'epoca era un tipo davvero figo, giovane e con la barba, mi disse che dovevo resistere, che era una fatica da fare, perché avere un alito che profumasse di menta era l'unico requisito, ossia l'unica condizione, per avere una vita sociale soddisfacente, ossia garantirmi tanti amici, amiche e fidanzatine. Mio padre diceva spesso ossia, chiariva ogni concetto e ogni parola difficile subito, cosi che durante tutto il mio iter scolastico passato, e forse dovrei aggiungere anche quello odierno, campai di rendita durante la maggior parte delle interrogazioni per l'utilizzo di un lessico colto e raffinato. Papà mi spiegò che non contava nulla quanto fossi bello, intelligente, o simpatico, bisognava solo avere un buon alito per essere parte del mondo.
Io i denti li lavo sempre.
Perché tu no?

10 maggio 2010

Coraggio, non c'è speranza

Gli spartani dicevano che il coraggio si insegna come si insegna ai fanciulli a leggere.

Ma ci sono varie forme di coraggio, e le persone davvero predisposte ad esso sono assai rare: perchè per avere un buon motivo per mettere da parte la ragione e sfidare il destino bisogna essere in grado di amare.

La forma di coraggio più diffusa è tuttavia quella degli orgogliosi: gente che affronta le avversità contando sulle proprie forze anche se disposta a perdere tutto, conscia di combattere un avversario troppo più forte ed inespugnabile, ma che può essere ferito con le poche armi a disposizione. Ettore che dà l'addio alla moglie prima di inseguire la morte, portando con sè molto achei, ed infine si schianta sull'invincibile Achille; trecento uomini che si schierano contro un esercito immenso e che capitolano solo dopo aver lasciato per terra il sangue di molti nemici; magistrati che prima di saltare in aria tentano di debellare il sistema e decapitare le cupole.

Poi c'è chi non ha neppure le armi, ma soltanto la voglia di combattere. Ed, appunto, il coraggio per farlo. Questi sono folli, persone che si possono eventualmente criticare, considerare del tutto dissennate o scriteriate, utopiche ai limiti della ridicolaggine. Ma, come le mosche che sbattono sul vetro di una stanza chiusa sino a morire, riescono a farsi sentire e disturbare, segnalare la propria presenza pur senza intaccare minimamente le venature di quel vetro.

Perché non c'è coraggio nell'andar via lasciando un mondo distrutto alle spalle; non c'è neppure nel tenersi ai margini delle fiamme mentre tutto brucia; e tutt'altro che coraggiosi sono coloro che restano perchè hanno semplicemente troppa paura per scappare o troppo fastidio al solo pensarci.

E tu, sciocco, illuso, sprovveduto provincialotto, hai ottenuto di saltare sui binari imbottito di tritolo, e null'altro. Ma, per dirla alla spartana, ci educhi al coraggio.

8 maggio 2010

Blocco intestinale

La merda, nonostante le smorfie di diniego dei borghesucci cui dà fastidio persino l'impiego di questa parola, è il tratto distintivo dell'essere umano per eccellenza, insieme all'inizio e alla fine della creatura stessa; ricordo ancora gli studi di biologia per i quali l'essere vivente è tale se nasce, defeca e muore.
Tutti noi abbiamo a che fare con la merda e la produciamo regolarmente. Persino mia madre, che apre la finestra del bagno per due ore ogni volta, come se così il resto del mondo potesse convincersi che lei non ne fa o, piuttosto, che la sua è inodore.

La merda è caratteristica ontologica dell'individuo e della società, nella quale è insita a tutti i livelli. Il nostro compito, come voi sapete benissimo a meno che non siate inglesi, è tenere la merda il più possibile lontana dalle nostre case. Perchè la merda è sinonimo di sporcizia, di cattivo odore, di degrado e squallore. Ed è anche completamente inutile, se non dovete invitare a cena Gianni Morandi.

Sì, lo so che state pensando al concime, ma io non ho mai visto un contadino che invece di spargere il letame dei propri animali, al mattino, dopo la colazione, va per i campi e si cala le braghe. Anche perchè non credo che le mucche soffrano di stitichezza. Ma magari ho viaggiato poco.

Insomma, la società va epurata dalla merda, perchè se essa prende il sopravvento e ci travolge come un'onda la preoccupazione principale non può essere più rimuoverla, bensì limitarsi a tenere il naso fuori dalla marea e a sigillare la bocca. A meno che voi non siate Gianni Morandi.

Va epurata perchè così deve essere, non può essere considerato un diritto spargere merda per le strade e per le case. Anche perchè la merda ci ha davvero sommerso per un bel po' prima che riuscissimo a sconfiggerla e isolarla. Diciamo per un ventennio. E' morta tanta gente soffocata da quella merda, per averla ingerita ed inalata e per averla combattuta. E nessuno deve avere il diritto di infangare, o smerdare, visto il contesto, le nostre città e di manifestare nelle nostre piazze per sostenere la merda; nessuno può contestare il sommo diritto del nostro paese di voler fare a meno della merda.

L'unico diritto che si può concedere alla merda è di rendersi riconoscibile, per aiutarci ad evitarla. Perchè a me la merda fa schifo persino pestarla.

Ps: se non ne avete ancora abbastanza di sentir parlare di merda, vedetevi questo.

6 maggio 2010

Oh, no! C'ho la scajola!

Ma dai, ragazzi, non sarete davvero stupiti per questa faccenda degli appartamenti sottopagati? Voglio dire, è da 15 anni che andiamo dicendo che i berluscones sono cretini o in malafede e ora che abbiamo trovato un caso di uno che incarna entrambe le caratteristiche scoppia 'sto casino?

Che poi Scajola a me non sembrerebbe davvero un pirla, la sua vera condanna è il cognome che si porta, una specie di mix fra la scabbia ed il vaiolo. Ogni volta che lo sento nominare mi immagino un tizio identico a Brunetta ma pieno di pustole rosse.

Beh, il fatto è che non c'è davvero niente di sconvolgente nella faccenda. Se ti pagano l'appartamento e non hai la dignità morale di rifiutare cortesemente la gentilezza ci hai guadagnato una casa, in questo caso bella e di valore. Lo faccio anche io, quando qualcuno vuole offrirmi una birra, accetto e ci guadagno una birra; penso sempre che sia disinteressata, ma in realtà nessuno fa niente per niente. Cercano tutte di farmi ubriacare per portarmi a letto. Ma con la birra, o magari con l'assunzione di più di una, posso tranquillamente fingere di essermene scordato e dare la colpa all'alcool. Convengo con voi che per un vasto appartamento la dimenticanza possa apparire vagamente meno credibile.

Ma il punto è che alla fin fine si tratta di spiccioli. Stiamo parlando di meno di un milione di euro: l'associazione per delinquere comunemente chiamata "Camera dei deputati" costa mille volte tanto. Per restare a Scajola, l'aeroporto di Albenga che sta in piedi esclusivamente per farlo volare agiatamente fino a Roma, rappresenta una voce di spesa parecchio più onerosa.

Il buon Claudio ha, con le dovute proporzioni, applicato lo stesso criterio che adottano tutti nella vita per le altre faccende, quelle ordinarie. Il tabaccaio ti consegna 5 euro di resto in più, li guardi, li intaschi e te ne vai. Il professore ti propone un 28 che spettava ad un tuo omonimo, firmi e te ne vai. La Figc ti assegna uno scudetto che non hai vinto? Te lo cuci sulla maglietta e possibilmente fai anche il gradasso.

Trovi 12 ragazze bellissime a pranzo a casa tua che sembrano fremere dalla voglia di saltarti addosso e succhiartelo? Goditi il tuo harem senza chiedere quale mano le abbia prezzolate per stare lì a concupire un vecchio tignoso con lo scolo. Anzi, bullati per le tue abilità di Don Giovanni.

Quello che davvero mi rende perplesso è la linea difensiva del ministro: ha implicitamente ammesso di essere un cretino, cosa che dovrebbe giustificarlo. Di solito questi commedianti da due soldi si limitano ad alzare polvere, urlare e nascondere le prove, dando a noi radical chic la matematica certezza che si tratta di corrotti. Invece stavolta Scajola s'è alzato in piedi e ha detto: "Ragazzi, non me ne sono accorto che mi pagavano la casa, davvero, sono un cretino".

Ed io sono sul serio sorpreso e confuso: sono arrivato a soprassedere sul fatto che un ministro della Repubblica arrivi a ricevere donazioni che puzzano di tangenti per un milione di euro. Non mi va di chiedermi chi e perchè lo abbia fatto, mi concentro solo sul fatto che hanno cambiato strategia di difesa.
E se lui va a casa facendo la bella figura del dimissionario, con un aeroporto a pochi km da casa ed un appartamento da 200mq al Colosseo ed a me che lo guardo viene da ridere, evidentemente deve essere una strategia che paga.

3 maggio 2010

Divenire indesiderato


Il padre di Eraclito era sempre stato un burlone privo della più basilare forma di buon senso. Del resto, invece di chiamare il proprio figlio maggiore Giovanni o Carlo o Luca, gli ha affibbiato questo nome che lo ha tormentato per tutti gli anni delle scuole elementari.
Eraclito, come tutti i bambini e soprattutto come troppi habitué del tram che mi portava al liceo ogni mattina, era pressocchè refrattario all'acqua. Un giorno d'estate, reduce da un rave party a seguito del concorso Miss Efeso 525 a.C., rientrò a casa recando seco un persistente effluvio di erba fradicia, fanghiglia e Adidas bagnate indossate da tre giorni e lasciate al sole secco dell'estate. Il padre, brandendo un attizzatoio arroventato, lo esortò con grazia a disinfestare le sue membra dalle colonie di coprofagi che si erano già stanziate nelle pieghe delle mutande.
Fu allora che esplose gran parte del pensiero di Eraclito che avrebbe condizionato la filosofia per i secoli a venire:

-Padre, sembra evidente che se io pur mi immergessi nella vasca profumata che tu hai predisposto essa non riuscirebbe a pulirmi come già aveva fatto il mese scorso.
-E' già passato un mese?!
-E altri ne dovranno passare! La vasca è ormai usurata, il bambino è cresciuto, il sogno è svanito e tu sei piacevolmente insensibile alle mie mefitiche esalazioni. Le condizioni non sono le stesse. Tutto cambia, e muterà anche il risultato.
-Eppure io dico che potremmo ancora provare col fiume che scorre qui davanti a rendere la tua compresenza nella mia stessa stanza almeno tollerabile.
-Ma padre, se financo entrassi nel Rio delle Amazzoni il divenire dell'acqua renderebbe impossibile una corretta pulizia. Oltretutto potresti chiederti come mai cito un fiume sudamericano 2000 anni prima della scoperta dell'America, ma del resto, padre, cos'è l'America? Tutto questo rafforza le mie teorie: il fiume non-è e non può essere, specialmente con scappellamento a destra quintana o setta.

Il padre, convinto dalla forza delle argomentazioni del filosofo in erba, seguendo l'esempio della ninfa Teti, madre dell'invincibile Achille, mito per eccellenza passato alla storia per la sua capacità di ascoltare un intero album di Marco Carta anche prima di una lobotomia, prese il figlio dal tallone e lo immerse nelle gelide acque del Caistro per un tempo pari alla durata dell'assolo di Comfortably Numb (che, forse qualche intenditore avra notato, sto ascoltando in loop mentre scrivo tutte queste cazzate), quasi causandone il soffocamento.

Da allora Eraclito si rifiutò categoricamente di avvicinarsi all'acqua e pertanto, dopo molti anni trascorsi nel martirio di una castità non voluta, secondo le fonti più attendibili trovò rifugio (presumibilmente esortato dai suoi concittadini inferociti dal tanfo ammorbante, ma questo non lo troverete nelle storiografie) sui monti dove visse sino alla sua morte. Sempre secondo le stesse fonti, pare che Eraclito morì ricoperto di escrementi e divorato per questo dai suoi cani.

A me piace pensare invece che, preso da un'incontenibile voglia di vivere, si sia recato nottetempo al fiume cantando a squarciagola Whole lotta love finchè le acque in tempesta non lo hanno travolto, accogliendone le ossa sul letto fra i fanghi, secondo la sua teoria: non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.