3 maggio 2010

Divenire indesiderato


Il padre di Eraclito era sempre stato un burlone privo della più basilare forma di buon senso. Del resto, invece di chiamare il proprio figlio maggiore Giovanni o Carlo o Luca, gli ha affibbiato questo nome che lo ha tormentato per tutti gli anni delle scuole elementari.
Eraclito, come tutti i bambini e soprattutto come troppi habitué del tram che mi portava al liceo ogni mattina, era pressocchè refrattario all'acqua. Un giorno d'estate, reduce da un rave party a seguito del concorso Miss Efeso 525 a.C., rientrò a casa recando seco un persistente effluvio di erba fradicia, fanghiglia e Adidas bagnate indossate da tre giorni e lasciate al sole secco dell'estate. Il padre, brandendo un attizzatoio arroventato, lo esortò con grazia a disinfestare le sue membra dalle colonie di coprofagi che si erano già stanziate nelle pieghe delle mutande.
Fu allora che esplose gran parte del pensiero di Eraclito che avrebbe condizionato la filosofia per i secoli a venire:

-Padre, sembra evidente che se io pur mi immergessi nella vasca profumata che tu hai predisposto essa non riuscirebbe a pulirmi come già aveva fatto il mese scorso.
-E' già passato un mese?!
-E altri ne dovranno passare! La vasca è ormai usurata, il bambino è cresciuto, il sogno è svanito e tu sei piacevolmente insensibile alle mie mefitiche esalazioni. Le condizioni non sono le stesse. Tutto cambia, e muterà anche il risultato.
-Eppure io dico che potremmo ancora provare col fiume che scorre qui davanti a rendere la tua compresenza nella mia stessa stanza almeno tollerabile.
-Ma padre, se financo entrassi nel Rio delle Amazzoni il divenire dell'acqua renderebbe impossibile una corretta pulizia. Oltretutto potresti chiederti come mai cito un fiume sudamericano 2000 anni prima della scoperta dell'America, ma del resto, padre, cos'è l'America? Tutto questo rafforza le mie teorie: il fiume non-è e non può essere, specialmente con scappellamento a destra quintana o setta.

Il padre, convinto dalla forza delle argomentazioni del filosofo in erba, seguendo l'esempio della ninfa Teti, madre dell'invincibile Achille, mito per eccellenza passato alla storia per la sua capacità di ascoltare un intero album di Marco Carta anche prima di una lobotomia, prese il figlio dal tallone e lo immerse nelle gelide acque del Caistro per un tempo pari alla durata dell'assolo di Comfortably Numb (che, forse qualche intenditore avra notato, sto ascoltando in loop mentre scrivo tutte queste cazzate), quasi causandone il soffocamento.

Da allora Eraclito si rifiutò categoricamente di avvicinarsi all'acqua e pertanto, dopo molti anni trascorsi nel martirio di una castità non voluta, secondo le fonti più attendibili trovò rifugio (presumibilmente esortato dai suoi concittadini inferociti dal tanfo ammorbante, ma questo non lo troverete nelle storiografie) sui monti dove visse sino alla sua morte. Sempre secondo le stesse fonti, pare che Eraclito morì ricoperto di escrementi e divorato per questo dai suoi cani.

A me piace pensare invece che, preso da un'incontenibile voglia di vivere, si sia recato nottetempo al fiume cantando a squarciagola Whole lotta love finchè le acque in tempesta non lo hanno travolto, accogliendone le ossa sul letto fra i fanghi, secondo la sua teoria: non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.

6 commenti:

Gen ha detto...

Adoro le biografie non autorizzate.

Hugo88 ha detto...

io adoro jimmy page in quella foto! *_*

Anonimo ha detto...

In pratica hai delirato su Eraclito per scrivere un post di omaggio al Rock? Sono ammirato da tanta sega mentale, e il post è fantastico :D:D

Anonimo ha detto...

M'inchino e riverisco la tua fantasia

Hugo88 ha detto...

fantasia, ma fino ad un certo punto.
è morto davvero immerso nella merda di vacca! :D

SCIUSCIA ha detto...

Ottimo, questo mi stimola ad un post su Cecco Angiolieri che ho scritto anni fa.