10 febbraio 2010

10 febbraio

Da qualche anno a questa parte il 10 febbraio si parla delle foibe, cosa che a me va benissimo, assunto che conoscere la storia è l'unico modo per dare vigore alla natura antifascista del mio pensiero. Curiosamente, persino i massacri delle foibe sono un tassello di grande peso contro il fascismo e contro l'attuale gestione dello stato italiano. Dico "curiosamente" perchè questa campagna promossa non a caso dal nostro governo, ovvero da una destra reazionaria, non è incentrata sulla memoria storica, bensì sulla semplificazione e sulle frasi fatte: la percezione in Italia del 10 febbraio è una sorta di compensazione della giornata della memoria del 27 gennaio, come dire che sì, è vero che i nazisti sono stati cattivelli, ma guardate i comunisti come sono barbari, insensibili e massacratori. La frase tipica da bar è "i partigiani hanno ammazzato un sacco di persone che avevano la sola colpa di essere italiani". Se poi si chiede di inquadrare il periodo e le ragioni storiche o che cosa significa "foiba" si cade evidentemente in tentativi di negazionismo e minimizzazione.
Il mio obiettivo non è negare la reticenza del PCI, peraltro non inferiore all'ostinazione di ogni governo italiano dal 1946 ad oggi (certamente quindi non comunista) nell'evitare di indagare sulle colpe storiche del nostro paese nei confronti della Jugoslavia, e neppure giustificare omicidi non necessari. E men che meno minimizzare sui morti.
Il concetto è che tutto quanto successo in Jugoslavia ha origini profonde e rientra in giochi di potere che si spostano dal nazionalismo locale, al controllo anglo-americano, all'influenza russa. Parto dal 1920, anno in cui ha inizio l'italianizzazione forzata delle minoranze slave con questo discorso di Mussolini:
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani"

Nel 1941 l'Asse occupa la Jugoslavia, deportando 350.000 prigionieri di guerra, in parte in Germania, ma in larga misura anche negli oltre 200 campi di concentramento sparsi fra l'Italia ed i Balcani in cui morirono oltre 250.000 internati (anche se secondo fonti slave sono almeno il doppio) con tassi di mortalità più alti persino rispetto ai campi nazisti. A questo proposito può essere interessante citare un documentario prodotto dalla BBC, Fascist Legacy, con accurate descrizioni e testimonianze degli eccidi italiani durante la seconda guerra mondiale. Questo filmato è stato acquistato dalla RAI in modo che nessun altro avesse i diritti di trasmetterlo, un po' come il video degli americani che lanciano fosforo bianco in Iraq sulla popolazione. Inutile aggiungere che non è mai stato mandato in onda neppure dalla RAI, ma solo qualche stralcio da La7.
In Jugoslavia si instaura una dittatura ustascia, i cui barbari eccidi e deportazioni sono sostenuti dai generali italiani con l'appoggio del Duce:
"Il mancato rastrellamento di donne, specialmente insegnanti di scuole medie ed elementari, che hanno notoriamente svolto e tuttora svolgono attiva opera di propaganda comunista e di assistenza ai partigiani, ha prodotto cattiva impressione."
"Come avete detto è cominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese ed il prestigio delle forze armate ... Non vi preoccupate del disagio economico della popolazione. Lo ha voluto! Ne sconti le conseguenze ... Non sarei alieno dal trasferimento di masse di popolazioni."

Fra i sostenitori del regime ustascia si annovera anche l'arcivescovo cattolico Stepinac, che sarà prima nel '53 proclamato cardinale da Pio XII e poi nel '98 beatificato da Giovanni Paolo II; contro la dittatura militare prende piede una resistenza interna guidata da Tito ed un'aperta campagna dei partigiani italiani in Friuli, che condannano con processi sommari 600-800 uomini sostenitori del partito fascista o anche semplicemente funzionari del governo. Queste furono le uniche esecuzioni di chiara matrice partigiana: condannare la resistenza italiana in base a questi fatti per me è paragonabile al commemorare le SS ammazzate dagli ebrei nella rivolta del ghetto del '44.
Negli anni successivi nella Jugoslavia si solleva un vespaio, con ulteriori eccidi perlopiù di matrice locale, ai danni di partigiani, italiani, civili, slavi, fascisti. Non conosco abbastanza la storia per poter descrivere accuratamente i fatti: sono però sicuro che è un gran casino. Il totale degli infoibati è una cifra che varia dai 5 agli 11mila morti.
Parliamo le foibe per quello che dovrebbero essere: uno spot, l'ennesimo, qualora fosse necessario, contro la guerra e l'odio razziale, in particolare verso quelli che per 364 giorni ogni anno vengono etichettati come zingari.

7 febbraio 2010

6 febbraio 2010

Meglio ladri che apostati

A due anni dalle elezioni politiche, posso dire che la mia scelta di non andare a votare ha pagato. E lo dico perchè non mi sono reso complice dell'annientamento della sinistra italiana, che considero ormai cosa fatta, ovvero di quella che io valuto come la strada più efficace per un risanamento sociale e culturale del nostro paese; il rapporto di causa-conseguenza è così fitto ed evidente che non mi premuro di soffermarmi oltre.
Nonostante in due anni il Partito Democratico sia riuscito nel nobile scopo di far cadere l'unico governo non di destra della storia italiana, perdere il controllo politico di regioni, province e comuni, contribuire alla sparizione dei simboli e dei concetti di sinistra nella discussione politica italiana e, forse cosa più grave, sostenere una legge elettorale che delegittima il parlamento e di fatto priva le camere di ogni significato (e mi piace pensare anche che Veltroni abbia gestito il mercato della Juventus negli ultimi due anni), questo resta il secondo partito nazionale.
Che è un altro modo per dire che è il principale partito di opposizione: cioè, tutti quelli che per strada si lamentano di Berlusconi, delle tasse, dei tagli e dei licenziamenti, votano PD, almeno coloro che sostengono sia importante andare a votare per non lasciare l'Italia in mano alla destra.
Questo perchè il PD, in un quadro televisivo della gestione dei voti (dato che ero e resto fermamente convinto che sia la propaganda a stabilire i risultati elettorali: proviamo a dire a reti unificate per tre anni che Rifondazione ha il 20% nei sondaggi, e poi vediamo come va a finire) è l'unica alternativa, ed è il meno peggio. Da parte sua il PD, retto da uomini dalla moralità integra quanto l'imene di Moana Pozzi, tende a destra, cercando di raccogliere i voti dell'elettorato di destra. Cerca di essere viscido, asservito al cristianesimo, razzista e gretto come un partito di centrodestra a vostra scelta. Il risultato è che la gente che si identifica in questo quadro (perchè il problema è che la gente vota a destra non perchè è ignorante, ma perchè fa schifo, e questo non è risolvibile senza l'impiego del napalm su larga scala, augurio che troppi umani tendono a rimproverarmi) preferisce la grettezza più naturale di Pdl e Lega e il PD perde sempre più voti anche a sinistra, di gente che non se la sente di giustificare questo continuo persistere sulla strada del peggioramento; ed in più risulta ridicolo.
Questo nella teoria; in pratica restano solo i fatti, cioè le scelte in funzione dell'ideologia politica. Ed i fatti mi dicono che non ha importanza quale padrone metta il giogo, il lavoro è lo stesso ed il raccolto ci sarà sottratto.
E la civiltà si allontana, scacciata con i forconi da chi l'ha sempre combattuta:



o, non sorprendentemente, temuta da chi voleva farsene unico portavoce:



Risultando, per l'appunto, schifosamente ridicolo.

3 febbraio 2010

Il velo blu (parte 3)

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I due s'incontrarono in un parco di Posillipo, su di un promontorio. La scelta di quel luogo non era casuale, Carbutto lo sapeva. Della Gaiola parlava anche il manuale, c'era un simbolo lì, da qualche parte, c'era la soluzione. Quell'anfratto di costa e mare nascondeva storie e verità ancora nascoste. Vicende dei tempi che furono che spesso sfociano in improbabili miti. Antichi maghi scribi, e forse la stessa eremita, c'erano passati e avevano vissuto in quei luoghi. La bellezza e il mistero, le rovine e le nuove costruzioni, si miscelavano in un paesaggio metafisico, in cui oniriche visioni si contrapponevano ad apotropaiche strutture razionali.
Virgo era visibilmente nervoso, il sudore colava dalla fronte nonostante la temperatura mite, muoveva incessantemente la gamba sinistra, la sua frenetica attesa sembrava protrarsi da lungo tempo. Carbutto colse in quell'atteggiamento un'insostenibile volontà nel rivelare qualcosa, il timido uomo aveva trovato la risposta. Iniziò a correre, la fine delle sue ricerche era ormai vicina, un nuovo corso stava per delinearsi. Una volta vicini Virgo iniziò a parlare. "E' tutto incredibile, c'è un velo blu nella casa maledetta. Un drappo di sete antiche dietro cui si cela il fondamento. Gli antichi comunicavano con il demiurgo, possedevano l'idea! Leggi questo passo, la nuova Atlantide sorgerà quando il discendente dei saggi valicherà il velo. Non erano leggende, il discendente, sono sicuro d'essere io! Mi serve solo il tuo aiuto per raggiungere la casa, poi rivoluzionerò il mondo. Grazie, grazie, grazie!!!" La pazzia aveva  colto quell'uomo, sogni che riteneva vani e superflui, ma per cui aveva vissuto, si paventavano ora come verità incontrovertibili. Il senso della ricerca s'era mostrato e nessuno l'avrebbe fermato. Era uno stolto. Uno stolto fortunato. Carbutto non voleva più dare risposte al mistero di quel libro. Adesso, di fronte a lui, s'apriva una nuova dimensione, che non desiderava varcare. Il dubbio del vano l'aveva attratto in quella insana passione. La nuova conferma era una terribile constatazione, la paura l'indusse ad accettare le condizioni di Virgo. In quel momento scoprì la comodità delle vecchie menzogne, dell'ignoranza, e il brivido del nuovo.

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Panic!

Riconoscere la bellezza non è semplice: occorrono buon gusto e sensibilità, doti rare e spesso compresenti. Si può persino sostenere che il bello non è oggettivo: Clint Eastwood disse che le opinioni sono come le palle, ciascuno ha le sue. Io credo che il bello si possa trovare in buona parte per esclusione: insomma, d'accordo esprimere una preferenza, ma il brutto è palese, non solo esteriore, si dirama fino al midollo e all'anima: una sorta di Kalokagathia al contrario, se volete. E badate che non parlo di bellezza fisica. Mi riferisco dell'arte, sublime espressione della bellezza per l'uomo.
Per apprezzare l'arte occorre conoscerla. Il genio non è sempre pubblicizzato o a portata di mano; spesso anticipa il suo tempo e sopravvive ad esso, nascondendosi nella mediocrità della propria epoca, aspettando la glorificazione del posteri che lo eleveranno a creatura immortale. La sensibilità, l'unico strumento che permette all'arte di emozionarci, si sviluppa, si affina, si perfeziona.
Non pretendo che tutti gli uomini possano avvicinarsi all'arte, ma mi basterebbe sapere che non venga fatto scempio della bellezza, con la troppo comune esaltazione di opere di bassa lega, definite capolavori da stuoli di inesperti.
Eh si, perchè ignorare è prassi, ma millantare conserva un fascino irresistibile. L'arte viene così vissuta dalle folle belanti come isterismo collettivo, non emozione, ma piuttosto tratto distintivo.
E così troviamo una schiera infinita di persone che leggono Moccia, per dirne uno, e trova del tutto naturale che nella propria esistenza si possa sopravvivere con 2-3 libri di un autore che si è premurato di assemblare qualche centinaio di pagine copincollando sms di 14enni mestruate. Schiera che non soltanto disconosce personaggi come Wilde e Dostojevski, ma che ha la presunzione di definire "Ho voglia di te" il romanzo più bello. Qui torniamo precisamente al mio problema, l'esaltazione dell'ignoranza, il considerare attendibile una fonte che non ha i mezzi per esprimere un parere.
Badate che non è un dettaglio da nulla; molte arti si tutelano, non sono accessibili se non da un pubblico che volontariamente voglia avvicinarvisi. La letteratura è parzialmente salva da queste invasioni barbare, che suonano come stupri al buon senso. In fondo nessuno, neppure il suo più strenuo lettore, considera Moccia il miglior scrittore dei cinque continenti.
Ma c'è un'arte che viene assunta perlopiù passivamente: accompagna nei viaggi in macchina, detta i tempi ai programmi televisivi, nobilita i cellulari. La musica diventa pericolosamente una moda. Ed ecco che lo stuolo di pecore cui accennavo prima, quello che non è capace di distinguere un apostrofo da una lacrima, si esalta! Oh si, quasi tutti dicono di ascoltare musica e che, oh!, vivono per questo o quel cantante e cazzo, stasera in disco voglio proprio uscirmene di testa, l'hai visto quello quant'è bello, troppo stile, troppo togo.. ma a quanti viene il dubbio che la propria prediletta sia musica di bassa lega?
Ti fanno sentire un diverso se non sei come loro, perchè tu no, tu non sei alla moda. E nascondono tutto dietro il generico "questione di gusti" per giustificare le proprie scelte, renderle valide, non sottoporle a discussione. Ma cazzo, non sono gusti, semplicemente io ho ragione e tu torto, che parte non è chiara?
Intendiamoci, non mi riferisco ai generi: sono quelle le famose palle di Clint Eastwood! Io, giusto per fare degli esempi, posso eccitarmi sessualmente con un assolo di chitarra o certi spaccati di musica classica, mentre il melodico mi annoia a morte e considero la lirica nulla più che i tentativi di un tenore di scoparsi il soprano, in barba al baritono (questa non mi ricordo chi l'abbia detta). Ma questo è un mio limite che non mi impedisce di riconoscerne la bellezza, di abbracciare l'emozione che sa causare. Perchè conosco la storia di quest'arte, che venero più di qualsiasi altra, e vedo la grandezza di generi anche a me non congeniali. Un Dj che fa ruotare un disco per scagliare compulsivamente tre suoni che non sono nemmeno note ad intervalli di due secondi per trecento volte, non è arte, non è storia. Non dà emozione, dà isteria.
E si finisce per osannare personaggi televisivi più che artisti, con stuoli di ragazzine che impazziscono per dei bellocci, o per Morgan, uno che stupra la storia della musica ad intervalli regolari, spacciandosi per grande pensatore perchè conosce Battiato (non è il solo, ad essere sinceri, sembra quasi che coi CD del buon Franco alleghino una laurea in Filosofia in bianco a giudicare dalla spocchia di troppi suoi estimatori). O per riconsiderare la musica classica grazie ad Allevi, niente più che un grazioso ridisegnatore di accordi.
Credo che questa intolleranza sia solo un'altra forma di misantropia. Per stavolta però la chiudo qui, lasciandovi a chi, almeno un pò, deve pensarla come me.



Burn down the Disco
Hang the blessed Dj
Because the music they constantly play
It says nothing to me about my life.