3 dicembre 2010

Save tonight

La tua immagine che resterà per sempre scolpita nella mia memoria fa a meno dei trucchi e delle parrucche che talora usavi per mascherare gli effetti quotidiani, solo apparentemente meno significativi, della malattia. La tua testa liscia e lucida, così resa dalle devastanti cure cui eri sottoposta, era tuttavia l'emblema della tua forza e della tua dignità; la esibivi con una scioltezza che non ho mai scorto altrove, abituato a considerare sempre vagamente innaturale la mancanza di capelli. Non riesco invece ad immaginarti in altro modo, con la stessa regale imponenza dei faraoni egizi che sfoggiavano la forma perfetta del proprio capo completamente glabro.

Non è certo l'abitudine all'estetica l'unico tratto distintivo della tua malattia: non mi è mai capitato di provare disagio nel parlarne, di doverti compatire per la tua sorte. Al contrario, la esibivi non con lamento, nè con la pretesa di godere di credito verso il destino o verso il prossimo, come sarebbe invece naturale. Sembravi quasi fiera che il tuo corpo riuscisse contemporaneamente a resistere alla violenza delle terapie e del tumore che lui stesso produceva, ne parlavi sempre come se fossi affascinata dalla sfida che sapevi di dover perdere. Ricordo che ho dovuto riflettere a lungo per decidere se stessi ostentando tutta quella determinazione e risolutezza che a tratti sconfinava nella noncuranza.

E' curioso come persone che sono state, a causa del breve lasso di tempo in cui le strade si sono incrociate, poco più che lampi nella nostra vita occupino un posto stabile ed invalicabile nel tempio dell'esperienza personale. E non mi riferisco a sporadici colpi di fulmine o magnetiche attrazioni di un paio d'ore. Parlo della pretesa sciocca e presuntuosa di aver colto l'essenza di una persona pur senza conoscere che le linee guida della sua storia, di essere riuscito ad assorbire gli insegnamenti che era in grado di dare.

Non saprei dire se l'intima consapevolezza che il tempo a tua disposizione era troppo poco abbia in qualche modo amplificato il valore delle nostre conversazioni, ma ritengo di no. Non ho mai considerato una tua opinione più corretta perchè così precaria, nè mi sono risparmiato di contraddirti qualora lo ritenessi opportuno. Però mi hai insegnato, mostrandomelo orrendamente nella pratica, che le opportunità di esprimersi sono assai limitate. E che allora vale davvero la pena sforzarsi di comprendere qualcosa del prossimo, ammesso ovviamente che ci sia qualcosa da carpire, senza dare per scontato che sia per sempre a nostra disposizione.

Ripenso a tutto quello che mi è passato per la mente il giorno del funerale, alla lucidità che mi consentiva di ascoltare le parole vuote del prete e contemporaneamente ricordare le tue, pienissime e roboanti, di un paio di giorni prima, che non si possono raccontare perchè sembrerebbero un impacciato riadattamento cinematografico, ed invece erano tutte vere, studiate con cura sia nei contenuti che nel momento, di cui eri perfettamente consapevole.

Adesso non ho nessuno da consolare esibendo a tratti una leggerezza che sembrava spontanea senza sensi di colpa, perchè sapevo che l'avresti approvata; nè ho qualcuno da cui cercare sostegno, qualcuno che avrei piuttosto dovuto essere io a confortare, piombando egoisticamente nel baratro della rievocazione. Adesso sono libero di pensare a te ogni volta che mi vieni in mente e approfittare, due anni dopo, di quel lampo che sprigiona ancora pura linfa vitale.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Belle parole, mi hai colpito...

Anonimo ha detto...

Come le sarebbe piaciuto quello che hai scritto e sentito. E' vero ha lasciato un segno nei nostri cuori.

Arguzia ha detto...

Vorrei copiare il messaggio che mi lasciasti sul blog alla morte di A, perché tutto il resto sono stronzate.

Mr. Tambourine ha detto...

Estremamente toccante, bravo.

Archimede mancato Pitagorico ha detto...

sono rimasto di stucco

Arturo Folletti ha detto...

E'vero il discorso dei lampi, ci sono persone che riescono a restare impresse anche se le abbiamo appena sfiorate. Sono pochissime, ma ci sono.